Ciao Ciao Unicredit 4


A me, questa cosa dell’Unicredit puzza sempre di più.
Il Corriere la piazza in prima pagina col titolone, ma da la colpa a quel cornuto cattivo dello spread che, indifferente al fatto che ora c’è Monti e che è andato pure da Fazio e Vespa, insiste a stare a 530, quota che ad agosto, quando si è scatenata la bufera, veniva considerata da fallimento conclamato e che ora sembra normale. Come quelli a cui hanno tagliato una gamba e non si ricordano nemmeno più cosa volesse dire averne due.

Repubblica, invece, l’ennesimo crollo del principale istituto di credito italiano probabilmente coinvolto nel crack ungherese lo trascura. Apre col Papa, come l’osservatore romano, e piazza la notiziola sotto quella dell’intervista in ginocchio che Fazio ha fatto a Monti nell’intervallo tra una leccata di culo e l’altra (all’uopo, se ne legga la dettagliata fenomenologia).
E’ anche bello il titolo, “Spread in calo” dice La Repubblica, poi sotto si legge “dopo essere salito a 531”. Nemmeno la Pravda dei tempi di d’oro era arrivata a questo livello di perfezione, ma si sa, ai russi manca l’esperienza bizantina anche se ci hanno provato adottandone la religione.

Iio se avessi quattrini in Unicredit incomincerei a pensare che il mondo è vario, che ci sono tante alternative, che cambiare è bello. E ve lo dice uno che su una banca del gruppo si fa versare lo stipendio. Insomma, un innamorato deluso e un tantino preoccupato. Voi fate un po’ quello che credete, al limite fottetevi (e questa, è una dedica alla mia amichetta S. che è tanto intelligente da capire che si può dimostrare affetto anche con la parola “fottiti” opportunamente declinata e contestualizzata).

Nel frattempo, osservare con distaccato disprezzo l’azione disinformativa della stampa italiana ed in particolare dell’indecente “La Repubblica”. Fenomeno sul quale, appena trovo un attimo di tempo e mi passa l’effetto delle ultime medicine per colpa delle quali scrivo al ritmo di una battuta ogni dieci secondi e, di tanto in tanto, ricevo la visita dell’arcangelo Gabriele, ho intenzione di pubblicare un interessante reportage che tanto racconta sui servi, le loro lingue depilanti e i loro culi lubrificati al politetrafluoroetilene, pronti ad accogliere siluri di dimensioni inusitate e di cui si favoleggia addirittura su un pianeta in orbita attorno ad Aldebaran dove prenderlo in culo per servilismo è religione ufficiale.


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