Ci Siamo Rotti le Ecoballe: Uomini e Topi 16


I Napoletani sono riciclabili oppure vanno smaltiti in discarica? E, una volta trasformati i rompiballe in ecoballe, si possono incenerire o mi squagliano il termovalorizzatore? E, infine, come vanno trattate le ceneri per evitare un disastro ambientale? Si sa, i Napoletani diffondono camorra e inciviltà, e vanno trattati con cautela per evitare il contagio. Sì, perché di contagio si tratta – anzi, di vera e propria pandemia -, anche se pochi sono disposti ad ammetterlo.

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Altrimenti non si spiegherebbe come in grandi città del centro-nord ci sia qualcuno che passa con il rosso, getta le carte per terra o attacca il ciuingam sotto i tavoli al ristorante. Non si spiegherebbe la presenza di bagarini – tutti Napoletani, ovviamente – che vendono la loro pregiata merce senza che nessuno si senta in dovere di denunciarli alla polizia; anzi, pare addirittura che spesso i bagarini facciano il tutto esaurito, con l’evidente complicità di branchi di Napoletani in trasferta che preferiscono il calore di casa del bagarino alla freddezza delle rivendite autorizzate.

Non si spiegherebbe l’infiltrazione – addirittura! – della Camorra in regioni immacolate come la Lombardia, la Toscana, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Sardegna, le Marche e l’Umbria (relazione 1 semestre 2007 della DIA, pagg. 150-158), anche se spesso i camorristi non sono di bocca buona e frequentano i compaesani emigrati, lasciando l’ingrato compito della relazione con la popolazione indigena a Cosa Nostra (pag.69) e alla ‘Ndrangheta (pag.109). E non si creda che questo fenomeno stia affliggendo solo le grandi città. Testimoni degni di fede raccontano di automobili parcheggiate in seconda fila davanti agli uffici postali di ridenti paesini della Val di Susa , oppure di ragazzini che in Val Camonica ascoltano Gigi D’Alessio a tutto volume, sfrecciando con le automobili a tutto gas.

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Si tratta evidentemente delle estreme propaggini dell’incontrollabile diffusione di un virus estremamente robusto con proprietà mimetiche e dotato di un elevatissimo grado di adattamento. Ma perché il Napoletano è così pessimo e, soprattutto, perché non muore mai? La letteratura sull’argomento è assai vasta, e diverse teorie sono state dottamente sviscerate nei bar di tutto l’arco alpino e della dorsale appenninica, ma tutti gli studi portano all’assioma:

il Napoletano, come il maiale nel letame, gli piace essere Napoletano e gode nell’esserlo

seguito a ruota dal corollario:

al Napoletano piace la monnezza e la camorra; altrimenti, perché non le combatte?

Sostanzialmente la genesi della napoletanidutine discende da due fattori, uno genetico e uno ambientale.

I geni. Nel DNA del Napoletano medio sono stati trovati filamenti di pizza e mandolino, una propensione per il bel canto e una scarsa capacità olfattiva – il che spiegherebbe perché sopporta da tempo immemorabile il duo “Bassolino e Iervolino” -, nonché un’infinita capacità di sopportazione.

L’ambiente. È possibile individuare un nesso tra la sovrappopolazione – che nella provincia di Napoli raggiunge una vetta di 14.726 ab./km² a Portici – e l’insorgenza di tratti criminali; in queste condizioni tutti sviluppano abilità competitive quali lo sgomitamento pro salita in autobus, l’andatura contromano, di notte, perché non c’è nessuno e faccio prima, il tenere la casa pulita e le strade vergognosamente sporche. Su quest’ultimo punto pare infatti assodato che dove regna la civiltà – in Svizzera, ad esempio – le case sono assai meno pulite delle strade. Vivere come topi in pochi metri quadri, quindi, in uno al corredo genetico di cui sopra, sviluppa comportamenti paranoico-aggressivi fin dalla più tenera età – come il tastare in continuazione la tasca della giacca con il cellulare anche dopo aver dato quattro mandate alla serratura di casa ed essersi messo a tavola con la famigliola al completo – e produce il virus finale, il Napoletano doc, che è molto prolifico e ha dei geni fin troppo robusti e vitali, tanto che non ha ancora smesso di propagarsi per il globo terracqueo.

Perché al Napoletano piacciono la monnezza e la camorra? Al Napoletano non piace la monnezza, anzi, quando può se ne libera immediatamente: con sacchetti di fortuna o anche senza, con il sole o con la pioggia, il Napoletano scende e la butta sotto casa. Perfetto stakanovista, per lui non esistono orari per la funzione; spesso lo fa alle sette di mattina, andando al lavoro, quando il camion della Nettezza urbana è già passato da ore, ma a volte gli capita anche di depositarla all’orario giusto, alle 21, quando è andato a visitare mammà e poi torna a casa. E non si spaventa quando si trova di fronte a una montagna alta tre metri, anzi, il Napoletano collabora attivamente al superamento di tutti i precedenti record.

Al Napoletano non piace nemmeno la camorra. Non che l’abbia mai vista, nossignore, lui un camorrista vero non l’ha mai nemmeno visto. Ma ricorda molto bene che il papà dell’amichetto del figlio, compagno di scuola in una delle più prestigiose scuole private di Napoli, ha detto al pargolo di conoscere bene suo padre e di sapere dove abitano. Sa che non vuol dire niente, che magari è suggestione, ma è meglio farsi gli affari propri, ché i figli so’ pezze ‘e core ed è meglio non scherzare.

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Adesso però il Napoletano ne ha le palle piene, della monnezza e della camorra. Ha deciso che la sua terra non dovrà essere più la discarica abusiva dei rifiuti tossici di tutta Italia. Ha capito che non può più fidarsi dei politici, locali e nazionali, di destra e di sinistra, che per anni non hanno mai risolto il problema e che sono stati capaci solo di farlo crescere a dismisura, complici dei commissari inetti che niente hanno saputo fare. Ha paura che nemmeno il nuovo commissario, il superpoliziotto, riuscirà a risolverlo, perché tutti hanno paura e perché ci sono troppi interessi a che la situazione rimanga così com’è. Accoglie con dolore e indignazione la mancanza di solidarietà del resto d’Italia, consapevole che il leghismo è penetrato anche nelle migliori coscienze e sorride pensando a un futuro di termovalorizzatori di quartiere perché un giorno le periferie non vorranno la monnezza del centro e il centro si vendicherà imponendo un pedaggio ai non residenti, ma in fondo non riesce davvero a condannarli.Sconsolato bacia i figli, chiude la porta di casa e va al lavoro, recando il solito sacchetto di monnezza indifferenziata. Tanto, adda passa’ ‘a nuttata.

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