I Napoletani sono riciclabili oppure vanno smaltiti in discarica? E, una volta trasformati i rompiballe in ecoballe, si possono incenerire o mi squagliano il termovalorizzatore? E, infine, come vanno trattate le ceneri per evitare un disastro ambientale? Si sa, i Napoletani diffondono camorra e inciviltà, e vanno trattati con cautela per evitare il contagio. Sì, perché di contagio si tratta - anzi, di vera e propria pandemia -, anche se pochi sono disposti ad ammetterlo.

Altrimenti non si spiegherebbe come in grandi città del centro-nord ci sia qualcuno che passa con il rosso, getta le carte per terra o attacca il ciuingam sotto i tavoli al ristorante. Non si spiegherebbe la presenza di bagarini - tutti Napoletani, ovviamente - che vendono la loro pregiata merce senza che nessuno si senta in dovere di denunciarli alla polizia; anzi, pare addirittura che spesso i bagarini facciano il tutto esaurito, con l’evidente complicità di branchi di Napoletani in trasferta che preferiscono il calore di casa del bagarino alla freddezza delle rivendite autorizzate.
Non si spiegherebbe l’infiltrazione - addirittura! - della Camorra in regioni immacolate come la Lombardia, la Toscana, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Sardegna, le Marche e l’Umbria (relazione 1 semestre 2007 della DIA, pagg. 150-158), anche se spesso i camorristi non sono di bocca buona e frequentano i compaesani emigrati, lasciando l’ingrato compito della relazione con la popolazione indigena a Cosa Nostra (pag.69) e alla ‘Ndrangheta (pag.109). E non si creda che questo fenomeno stia affliggendo solo le grandi città. Testimoni degni di fede raccontano di automobili parcheggiate in seconda fila davanti agli uffici postali di ridenti paesini della Val di Susa , oppure di ragazzini che in Val Camonica ascoltano Gigi D’Alessio a tutto volume, sfrecciando con le automobili a tutto gas.

Si tratta evidentemente delle estreme propaggini dell’incontrollabile diffusione di un virus estremamente robusto con proprietà mimetiche e dotato di un elevatissimo grado di adattamento. Ma perché il Napoletano è così pessimo e, soprattutto, perché non muore mai? La letteratura sull’argomento è assai vasta, e diverse teorie sono state dottamente sviscerate nei bar di tutto l’arco alpino e della dorsale appenninica, ma tutti gli studi portano all’assioma:
il Napoletano, come il maiale nel letame, gli piace essere Napoletano e gode nell’esserlo
seguito a ruota dal corollario:
al Napoletano piace la monnezza e la camorra; altrimenti, perché non le combatte?
Sostanzialmente la genesi della napoletanidutine discende da due fattori, uno genetico e uno ambientale.
I geni. Nel DNA del Napoletano medio sono stati trovati filamenti di pizza e mandolino, una propensione per il bel canto e una scarsa capacità olfattiva - il che spiegherebbe perché sopporta da tempo immemorabile il duo “Bassolino e Iervolino” -, nonché un’infinita capacità di sopportazione.
L’ambiente. È possibile individuare un nesso tra la sovrappopolazione - che nella provincia di Napoli raggiunge una vetta di 14.726 ab./km² a Portici - e l’insorgenza di tratti criminali; in queste condizioni tutti sviluppano abilità competitive quali lo sgomitamento pro salita in autobus, l’andatura contromano, di notte, perché non c’è nessuno e faccio prima, il tenere la casa pulita e le strade vergognosamente sporche. Su quest’ultimo punto pare infatti assodato che dove regna la civiltà - in Svizzera, ad esempio - le case sono assai meno pulite delle strade. Vivere come topi in pochi metri quadri, quindi, in uno al corredo genetico di cui sopra, sviluppa comportamenti paranoico-aggressivi fin dalla più tenera età - come il tastare in continuazione la tasca della giacca con il cellulare anche dopo aver dato quattro mandate alla serratura di casa ed essersi messo a tavola con la famigliola al completo - e produce il virus finale, il Napoletano doc, che è molto prolifico e ha dei geni fin troppo robusti e vitali, tanto che non ha ancora smesso di propagarsi per il globo terracqueo.
Perché al Napoletano piacciono la monnezza e la camorra? Al Napoletano non piace la monnezza, anzi, quando può se ne libera immediatamente: con sacchetti di fortuna o anche senza, con il sole o con la pioggia, il Napoletano scende e la butta sotto casa. Perfetto stakanovista, per lui non esistono orari per la funzione; spesso lo fa alle sette di mattina, andando al lavoro, quando il camion della Nettezza urbana è già passato da ore, ma a volte gli capita anche di depositarla all’orario giusto, alle 21, quando è andato a visitare mammà e poi torna a casa. E non si spaventa quando si trova di fronte a una montagna alta tre metri, anzi, il Napoletano collabora attivamente al superamento di tutti i precedenti record.
Al Napoletano non piace nemmeno la camorra. Non che l’abbia mai vista, nossignore, lui un camorrista vero non l’ha mai nemmeno visto. Ma ricorda molto bene che il papà dell’amichetto del figlio, compagno di scuola in una delle più prestigiose scuole private di Napoli, ha detto al pargolo di conoscere bene suo padre e di sapere dove abitano. Sa che non vuol dire niente, che magari è suggestione, ma è meglio farsi gli affari propri, ché i figli so’ pezze ‘e core ed è meglio non scherzare.

Adesso però il Napoletano ne ha le palle piene, della monnezza e della camorra. Ha deciso che la sua terra non dovrà essere più la discarica abusiva dei rifiuti tossici di tutta Italia. Ha capito che non può più fidarsi dei politici, locali e nazionali, di destra e di sinistra, che per anni non hanno mai risolto il problema e che sono stati capaci solo di farlo crescere a dismisura, complici dei commissari inetti che niente hanno saputo fare. Ha paura che nemmeno il nuovo commissario, il superpoliziotto, riuscirà a risolverlo, perché tutti hanno paura e perché ci sono troppi interessi a che la situazione rimanga così com’è. Accoglie con dolore e indignazione la mancanza di solidarietà del resto d’Italia, consapevole che il leghismo è penetrato anche nelle migliori coscienze e sorride pensando a un futuro di termovalorizzatori di quartiere perché un giorno le periferie non vorranno la monnezza del centro e il centro si vendicherà imponendo un pedaggio ai non residenti, ma in fondo non riesce davvero a condannarli.Sconsolato bacia i figli, chiude la porta di casa e va al lavoro, recando il solito sacchetto di monnezza indifferenziata. Tanto, adda passa’ ‘a nuttata.
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Tag: bassolino, campania, ecologia, malapolitica, pregiudizi, razzismo, riciclaggio, rifiuti, servizi-pubblici
Cima
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30 Gennaio, 2008 a 16:53
Alex
ti conosco te mascherina: non ti allontani da Asti (ma nemmeno da Tarvisio), e riempi tutti quei bei secchielli gialli verdi bianchi e neri tutti in fila sul balcone e poi te li godi per una settimana e poi arriva con la tuta di carta bianca e guanti il camionista del mulino bianco e ti scarica e cambia i sacchetti e tu gli dai un gingerino della Coop con i salatini.
Vergognati, per una volta vai a Dusseldorf, Stoccarda, Vienna… e scracca per terra davanti alla haus di quel nano priapista di Volfgando Amadeo e esci fuori dalle mutande la bandiera italiana e urla: sono un italianno, un italiano vero! lì non te lo chiedono se sei napoletano: perché lì lo sei!
scusa a muro come stiamo? lo fanno sotto Firenze o no?
io li amo, ma perchè sradicarli dal loro territorio, potrebbero soffrirne. Povere bestie.
Alex il genovese.
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30 Gennaio, 2008 a 18:48
Neottolemo
Per me il muro anche solo intorno a casa tua andrebbe bene. Risparmiamo anche mattoni…
Scusa MC, non resistevo.
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30 Gennaio, 2008 a 18:49
mc
prego
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30 Gennaio, 2008 a 19:54
GG
Aderisco alla campagna e appeno posso meto il banner!
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30 Gennaio, 2008 a 21:55
Cima
Ci sarebbero i sacchetti del muro intorno a casa mia…
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30 Gennaio, 2008 a 22:07
Nicola Andrucci
segnalo questo post del Passatore, sulle alternative agli inceneritori:
Come risolvere il problema dei rifiuti senza discariche ed inceneritori
http://www.ilpassatore.it/2008/01/30/come-risolvere-il-problema-dei-rifiuti-senza-discariche-ed-inceneritori/
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31 Gennaio, 2008 a 8:44
SacerNaos
Veramente una Cima!
Comunque si veda che la nostra Vetta non conosce vermanete Napoli: a Napoli noi ci divertiamo veramente, è una goduria: una volta a settimana scendiamo tutti di casa vestiti da Pulcinella e alcuni suonano il mandolino, altri mangiano gli spaghetti che hanno nella tasca della giacca sdrucita o pizze margherite che il fido pizzaiolo ci regala, e poi cantiamo O’ sole mio e tante altre belle canzoni e infine ci rotoliamo nei cumuli di munnezza e camorra perchè a noi piace tra un film di Totò e una commedia di Edoardo sorridere perchè deve passare la nottata, l’amore non è bello se non è litigarello.
Ma come si fa a pensare che a Napoli si sta male: a noi piace accoltellarci a vicenda, rapinarci, sputarci addosso l’un l’altro, mostrare il culo ai potenti di turno, amiamo Achille Lauro, Maradona e Masaniello allo stesso modo.
E poi abbiamo avuto tanti artisti, eh non sai neanche tu quanti…
Invito il nostro Everest a venire a Napoli ma senza Rolex mi raccomando…
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31 Gennaio, 2008 a 9:01
Cima
Come vedi, io mi diverto un mondo…
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31 Gennaio, 2008 a 9:18
SacerNaos
Ma no, tu devi venire a Napoli, qui sì che ci si diverte un mondo: la domenica prima di andare a mangiare il ragù di mammà andiamo a giocare le “bollette” di calcio alla SNAI (ma quando c’erano le scommesse clandestine era tutta un’altra cosa), dopo mangiato rimaniamo a tavola fino a tardi mangiando noci e noccioline, e poi la sera ce ne andiamo da casa di mammà (non toccarmi mammà, eh!) e torniamo a casa nostra in auto ovviamente non rispettando i semafori (perchè se uno rispetta i semafori è proprio un coglione, mio caro Vetta) e così noi qui ci divertiamo un mondo: ci sorpassiamo con le macchine, parcheggiamo in seconda (ma io che sono il più meglio di Napoli anche in terza fila la parcheggio, Vetta qui ci si diverte un mondo! Devi venire)
E poi la munnezza ma quanto è bella e divertente la munnezza!
A Napoli si vive meglio…
Che bello stare a Napoli
Vetta ci devi venire…
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31 Gennaio, 2008 a 9:42
Cima
Hai dimenticato la “guantiera” di paste, ma per il resto ti vedo preparato.
Quando vuoi, un bel caffè te lo offro volentieri.
Te l’ho già detto: io a Napoli, da 45 anni, mi diverto un casino.
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31 Gennaio, 2008 a 10:04
SacerNaos
Anch’io (purtroppo) non sai quanto…
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31 Gennaio, 2008 a 10:43
Neottolemo
Allora Troisi aveva proprio ragione, non c’è niente da fare.
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31 Gennaio, 2008 a 15:49
Lameduck
Bentornato Messer Cima, quanto ci siete mancato!
x SacerNaos
Tu vivrai pure a Napoli ma se hai già perso così tanto il senso dell’ironia da non farti capire un pezzo come questo (eh lo so, la satira è ostica nello Stivale, ultimamente), insomma guaglio’, sei messo male.
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31 Gennaio, 2008 a 21:36
Cima
@ Neottolemo: ci vorranno forse eoni, ma le cose cambieranno, ci sarà una nuova inversione di rotta.
Forse mi illudo, ma trent’anni fa credevo che le cose stessero andando meglio; oggi la volgarità dilagante, di cui i media sono un irresistibile megafono, qui prende una piega decisamente peggiore che altrove. C’è un imbarbarimento generale, una fuga da una realtà che appare agli occhi dei ragazzi una vera merda, e i politici che esprimiamo non fanno altro che rafforzare questa convinzione. ma forse sto solo diventando vecchio.
@ Lameduck: ciao, sorellina! È colpa dei gentili modi del burbero mc se sono tornato a sporcare il web con le mie putanades. Prenditela con lui…
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1 Febbraio, 2008 a 9:28
InAmbienTe
Aderisco e faccio i complimenti a Cima. Purtroppo non c’è niente da dire, solo un napoletano può capire un altro napoletano!
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2 Febbraio, 2008 a 17:23
Carmelo
Aderisco con piacere. E bentornato, Cima!
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