Ci Siamo Rotti le Ecoballe: Questione di Educazione

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Ci Siamo Rotti le Ecoballe: Questione di Educazione" è stato scritto da redazione

In risposta a questo appello, riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di una nostra cortese lettrice.

Caro Direttore,
di questioni tecniche in materia di smaltimento rifiuti me ne intendo molto meno di Lei, ed alle Sue puntuali domande non posso che rispondere con un po’ di buon senso. Il problema dei rifiuti accumulati in Campania è grande come l’oceano: un insieme di tante goccioline accumulate nel tempo che si possono trasformare in uno tzunami. Ma anche lo tzunami prima di avventarsi contro di noi invia dei segnali. Sta all’uomo interpretarli. Non voglio occuparmi delle tonnellate di rifiuti industriali convogliati nel sud Italia grazie alla spregiudicatezza di mascalzoni di ogni latitudine, ma della spazzatura prodotta dalla gente comune.

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Lo tzunami immondizia non ci è piovuto in blocco dal cielo tutto di un botto.
Prima degli Amministratori locali dalla mentalità truffaldina, dei Commissari straordinari chiamati a mettere ordine, delle Forse Armate che intervengono con i bulldozer, c’è il comportamento dei singoli, che con la loro produzione giornaliera di rifiuti si devono sentire responsabili ed impegnati a salvaguardare il territorio.
I rifiuti devono essere separati senza se e senza ma. Se ciò non viene fatto è inutile strepitare per lo scandalo degli accumuli. Prima ci si comporta in modo civile e poi si sbraita se i propri diritti non vengono rispettati. Nelle nostre strade e campagne viene abbandonato di tutto.

A casa nostra la raccolta differenziata era qualcosa di ovvio: l’acqua di cottura della pasta si dava al pastore per le capre, gli scarti di cucina al contadino per gli animali, le scatolette (poche per la verità) allo straccivendolo in cambio di qualche soldino, la carta si bruciava nella stufa, le bottiglie di vetro si restituivano, persino i gusci delle uova venivano dati agli animali: non rimaneva praticamente alcuno scarto.
Non pretendo che tutti abbiano questa forma mentis, ma considero un dovere morale, oltre che civile impegnarsi a rispettare l’ambiente. La raccolta differenziata è il primo passo verso questa consapevolezza.

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Inoltre, non sono affatto d’accordo che la monnezza venga trasportata in giro per l’Italia o peggio per l’Europa solo perché gli utenti non vogliono gli impianti di smaltimento vicino a casa loro. Sarebbe come dire che a me fa senso avere un wc in casa perché la mia cacca puzza, e quindi vado a farla in casa d’altri.
Ogni regione, comune, città o distretto deve avere il proprio impianto di smaltimento: anche questo può contribuire a formarsi una coscienza civica.
Dopodiché mi auguro che la Comunità Europea provveda a:

  1. creare dei simboli unificati indicanti il tipo di smaltimento
  2. far obbligo di riportare detti simboli su ogni confezione
  3. unificare i contenitori per lo smaltimento: colore, dimensione, scritte, simboli, ecc.
  4. imporre ai comuni un servizio di controllo nelle zone dei cassonetti, per scoraggiare i pigri e gli incivili che non praticano la raccolta differenziata
  5. ripristinare nelle scuole, a partire dalle elementari se non dalle materne, l’ora di educazione civica, per insegnare alle generazioni future il rispetto per ciò che li circonda.

E’ dal basso che questi provvedimenti devono essere applicati e siamo noi a doverci attivare in tal senso.
Tornando infine alla Sua regione, con tutto il rispetto ed affetto che nutro per Napoli e dintorni, credo che una certa responsabilità per questo disastro ce l’abbia anche Eduardo, il quale – per consolare i concittadini che ad una incerta ricchezza mobile opponevano una eterna miseria stabile – recitava “tanta monnezza, tanta ricchezza”… e si sa che a Napoli Eduardo, per autorevolezza e devozione, sta secondo solo a San Gennaro…. (o a Di Gennaro?).

Lavinia

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