Ci fosse uno più pazzo di me 7


Chiedo scusa, sorrido. “La Fornero dice che sarà un autunno caldo”. L’ho appena letto su un quotidiano on line. Vi ricordate? Una volta chi minacciava l’autunno caldo erano i sindacati, gli operai incazzati, gli studenti … altri tempi, verrebbe da dire. Roba da vecchi, da nostalgici comunisti che a nessuno verrà in mente di accusare di mangiare i bambini.

Al massimo ci diranno che se “tornano” al governo i comunisti – proprio come se ci fossero già stati – aboliranno la proprietà privata. E ora mi verrebbe da parlarne dell’abolizione della proprietà privata, ma se lo facessi mi prendereste per matta, perché in realtà nessun comunista ha mai inteso “proprietà privata” qualcosa che fosse del singolo cittadino (l’auto, la casa, il conto in banca), ma la proprietà del capitalismo, derivato spesso dallo sfruttamento del singolo operaio. In realtà era tutto un po’ più complesso di così, ma servirebbe approfondire?

Mi sento vecchia, eppure sorrido. Ci stanno privando della proprietà, e lo fanno con eleganza, usando quei termini nuovi che vanno a sostituire quelli vetusti, proprio come prevedeva la propaganda berlusconiana, con l’ordine di “svecchiare”. Hanno approvato la “spending rewiev”, per esempio, e a sentirla raccontare dai telegiornali, questa legge è indolore: tagli necessari e risparmi sui ministeri. Uno a sentire si sente rassicurato tanto da allentare la stretta delle mutande di lamiera che usa a protezione. Quindi mi domando se sia giusto ricordare a chi ha la bontà di leggere, che “taglio ai ministeri” significa “taglio dei servizi per il cittadino”.

Unico tasto dolente, dicono: la sanità. Bisogna tagliare i posti letto, e le regioni con i deficit maggiori, saranno autorizzate a imporre l’aumento dell’addizionale IRPEF, fin dal prossimo anno. Poi il cronista sorridente dice che “per fortuna è slittato l’aumento dell’IVA”. Non è possibile non sorridere, fosse anche solo per cedere alla stanchezza e allo sfinimento. Hanno anche dato mandato ai telegiornali di spiegare bene ai cittadini quanto costino, per esempio, le intercettazioni ambientali svolte durante le indagini per mafia e corruzione, di modo che sia possibile accontentare quella parte di parlamento mafioso che si tenta di salvare.

Oltre il danno la beffa. Sarà proprio questo manipolo di fascisti, criminali e capitalisti a privare il popolo della proprietà. Si perde il lavoro, il diritto alla salute, all’istruzione, alla casa, all’esistenza decorosa. Quel che resta di questa farsa politica si ricostruisce una verginità ergendosi a paladini del sacrificio, annunciando “piani antidebito”, perché gli indebitati, comunque, restiamo noi e le prossime due o tre generazioni.

Ci fosse uno che domani, pazzo più di me, dicesse: “Ho un piano: statalizziamo le industrie, la sanità, i servizi – tutti – estromettendo la criminalità dal paese e dalle istituzioni, aboliamo le scuole private e organizziamo un sistema scolastico a cui tutti abbiano non il diritto ma l’obbligo di accedere, investiamo nella cultura, nella scienza, nelle arti …

… Sto esagerando, mi sa …


Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

7 commenti su “Ci fosse uno più pazzo di me

  • Ferdinando

    “Ho un piano: statalizziamo le industrie, la sanità, i servizi – tutti –(…..)
    … Sto esagerando, mi sa …”
    No, stai dicendo fesserie, è diverso. Logica a parte che è palese, ma l’esempio dell’ URSS non vi è bastata? Secondo te se uno non ha la possibilità di crescere è il lavoro gli viene garantito, che interesse ha a svolgerlo bene? Già l’itaGLIa è lassiva e menefreghista abbastanza così, figuriamoci in un regime sovietico….

  • Gilda

    “Ho un piano: statalizziamo le industrie, la sanità, i servizi – tutti – estromettendo la criminalità dal paese e dalle istituzioni, aboliamo le scuole private e organizziamo un sistema scolastico a cui tutti abbiano non il diritto ma l’obbligo di accedere, investiamo nella cultura, nella scienza, nelle arti …

    troppo complicato. a questo punto è più semplice occupare i posti di lavoro e gestirli a livello locale. Non sono d’accordo sullla scuola dell’obligo, tanto più che potrebbe diventare facilmente un culto. Parola che, vicino a scuola, non sta per niente bene. E poi perchè UN sistema? e se è quello sbagliato?
    Voglio dire che se in italia i servizi non funzionano (e non funzionano da anni) non credo sia possibile riformare il sistema e pretendere che funzioni. Dal mio punto di vista, bisognerebbe ripartire dalle singole località e dalle singole aziende, ma questo significa che il cambiamente si dovrebbe fare a livello individuale più che statale e nella vita reale più che legale. possiamo anche rimanere a parlare di comunismo e statalizzazioni, ma ho la sensazione che abbiano poco a che fare con il disastro italiano. in italia neanche le piccole cose funzionano, perchè dovrebbe funzionare il resto?

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