Chi Sbaglia Paghi. Anche se è un Giudice

Repubblica ha pubblicato giorni fa alcuni stralci delle dichiarazioni del sen. Mastella nel corso della sua conferenza stampa del 17 gennaio. C’è una frase che mi ha colpito, quella che fa seguito alle argomentazioni con le quali l’ex ministro se la prende col giudice che ha ha inquisito lui, ha arrestato la moglie ed altri del suo partito e sembra voler dire che l’inchiesta non dimostra alcunchè. La frase è questa: “Ma se per queste cose di cui mi accusano arriva una sentenza di proscioglimento, chi mi ripagherà politicamente?”.

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Una bella domanda. Che richiama un’altra frase pronunciata dallo stesso Mastella nel suo discorso in Parlamento del 16 gennaio scorso, quando disse, rivolto all’ordine giudiziario: «Oggi tocca a me, in precedenza è toccato ad altri, tocca ai cittadini per questo potere straordinario che un ordine, rispetto ad altri ha stabilito per sé». «Mi dimetto perché venga recuperata per lo meno la responsabilità civile dei magistrati…».Ecco, siamo al punto.
Nella cronaca recente dell’amministrazione della giustizia in Italia si contano a decine i casi portati al clamore delle prime pagine dei giornali, gli arresti eccellenti, le gravissime pene richieste ed i processi sommari celebrati su giornali e talk-show, che in moltissimi casi si sono risolti in assoluzioni nei vari gradi del giudizio quando non addirittura in proscioglimenti in istruttoria.
Il caso forse più eclatante è quello della vicenda Andreotti, per la quale sono stati impiegati per anni i carabinieri e la polizia a raccogliere indizi, gli inquirenti a trasformarli in capi di imputazione nonché decine di giudici, avvocati e periti a portare avanti i processi. Sono state spese cifre miliardarie da parte dell’amministrazione giudiziaria per arrivare a cosa? A nulla (o quasi).
Di esempi se ne potrebbero fare tanti altri: non credo sia il caso di dilungarmi.
La domanda che si pone Mastella è la stessa che mi pongo io (e non solo io, per fortuna), ormai da oltre vent’anni: chi risarcisce i cittadini che sono stati sottoposti ad azione giudiziaria senza validi presupposti per i danni che tale azione giudiziaria procura loro?
C’è un noto adagio: “Chi sbaglia, paga”. L’unica eccezione che mi viene in mente è quella del magistrato.
Il magistrato è un dipendente pubblico che esercita una professione serissima e delicatissima, potendo disporre della libertà personale e dei beni dei suoi concittadini. Ebbene, lo sapete cosa succede quando il magistrato sbaglia ed il cittadino vince il ricorso per essere risarcito dei danni cagionati da quell’errore? Succede che paga lo Stato, cioè noi tutti contribuenti, cioè – paradossalmente – perfino colui che è stato danneggiato. Io lo trovo incredibile.

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Nel 1987, quando credevo di più nella politica, mi impegnai a fianco dei Radicali nella promozione del referendum sulla responsabilità civile dei giudici. Quel referendum venne indetto sull’onda emotiva della scandalosa vicenda giudiziaria che vide protagonista il povero Enzo Tortora, inquisito e poi condannato per spaccio di droga sulla base di testimonianze rivelatesi poi del tutto inattendibili. Ebbene, quel referendum venne vinto alla grande, ma quando il Parlamento mise mano alla relativa legge, (la 117 del 1988), ne stravolse il significato: il cittadino ingiustamente perseguito poteva sì essere risarcito, ma non dal magistrato che aveva sbagliato, bensì dallo Stato, salvo poi la possibilità dello Stato di rivalersi sul magistrato stesso, possibilità che mi risulta sia stata invocata in un numero di casi che si conta sulle dita di una mano. E sapete qual’è l’entità massima del rimborso che lo Stato può ottenere dal magistrato che ha sbagliato? Un terzo del suo stipendio. Il che vuol dire che per recuperare un risarcimento - poniamo - di un milione di euro, lo Stato dovrebbe alleggerire la busta paga del magistrato per un’ottantina di anni.

Il risultato di questa “irresponsabilità di fatto” è quello che abbiamo sotto gli occhi: iniziative giudiziarie intraprese con leggerezza, riscontri che non reggono alla prova del processo. Iniziative che sembrano promosse in qualche caso per consumare vendette politiche, in qualche altro per andare in prima pagina. Iniziative che distruggono i cittadini sul piano dell’immagine e li riducono sul lastrico per pagarsi gli avvocati. Alla fine (“a babbo morto”, vista la lentezza dei processi) è già tanto se riesci a recuperare qualche spicciolo, ma non recuperi mai la perduta dignità perché, se non ti chiami Andreotti, quando sei prosciolto od assolto nessun giornale ne parlerà.

Io credo che sia tempo che quel referendum trovi una trascrizione legislativa più coerente.
Io credo che sia tempo che anche nella magistratura chi sbaglia paghi in prima persona. Esattamente come tutti noi.

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—–
Per chi volesse saperne di più sulle motivazioni di fondo e sul clima politico dell’epoca intorno al referendum del 1987 segnalo questa intervista a Mauro Mellini, uno degli “ideatori”, con Pannella ed altri, di quella consultazione popolare.
Per chi volesse apprezzare meglio la possibilità di convivenza tra l’indipendenza della magistratura e la responsabilità del magistrato segnalo invece questa nota.
Segnalo infine che per la modifica della legge 117/1988 in senso conforme al referendum del 1987 esiste già questo disegno di legge di iniziativa popolare redatto dai Radicali Italiani (file pdf).

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La frase è questa:
“Ma se per queste cose di cui mi accusano arriva una sentenza di proscioglimento, chi mi ripagherà politicamente?”.
Una bella domanda.

scusa ma allora se vale per tutti, dobbiamo o smettere di indagare (per assurdo) o abolire quantomeno la custodia cautelare. (è l’arresto della mogliettina che ha scatenato tutto, no?)
sei disposto ad abolire la custodia cautelare? sai quando viene disposta? sai che grado di discrezionalità ha un giudice nell’emettere il provvedimento? non parlo di custodia in carcere, per quella bisogna veramente ammazzare qualcuno, o essere extracomunitari, o tossicodipendenti.
dissento totalmente.
Se mastella si dimette perché è indagato vuol dire che ha la coda di paglia, dal momento che la mia e di tanti altri opinione è che la persona sottoposta ad indagini può stare tranquillamente al suo posto di dipendente o dirigente pubblico finché non viene emesso un rinvio a giudizio, perché affrontare un processo è leggermente più grave che essere indagati. A quel punto può benissimo incacchiarsi e piangere come un berlusconi qualunque.

Nella cronaca recente dell’amministrazione della giustizia in Italia si contano decine di casi portati al clamore delle prime pagine dei giornali, arresti eccellenti, gravissime pene richieste e processi sommari celebrati su giornali e talk-show, che in moltissimi casi si sono risolti in assoluzioni nei vari gradi del giudizio quando non addirittura in proscioglimenti in istruttoria.

premesso che l’istruttoria non esiste più dal 1988, la mia domanda è: e allora?!? se vespa fa i processi in tv, se i giornalisti fanno clamore, se gente eccellente commette reati, se la legge (la legge, non i giudici) infligge pene draconiane (che poi [u]non è vero[/u], ma questo è un altro discorso), è colpa della magistratura??? ma siamo pazzi? vuoi dirmi che la colpa dei processi-talk show è della magistratura? non è per caso degli avvocati e/o degli imputati che hanno capito che conta di più un’assoluzione in tv di una scondanna in tribunale? hai letto bene, scondanna (grazie jp). Anzi, quando i vari forleodemagistris vanno a sbandierare il lavoro di mesi in tv, pur comprendendo che effettivamente il loro lavoro è ostacolato a causa dei nominativi indagati, la mia sensazione è che finiscano col sembrare sceriffi di stocazzo, e non mi piace. Vedremo come finisce con loro…

Il caso forse più eclatante è quello della vicenda Andreotti, per la quale sono state impiegati per anni le forze dell’ordine a raccogliere indizi e gli inquirenti a trasformarle in accuse e decine di giudici, avvocati e periti a portare avanti i procedimenti, sono state spese cifre miliardarie da parte dell’amministrazione giudiziaria per arrivare al nulla (o quasi).

mi limito a ricordare che il reato di andreotti (collusione con la mafia accertata in sede di giudizio definitivo fino almeno al 1980) è prescritto.
pre-scrit-to. Non è mica un giudice che decide se un reato è soggetto a prescrizione oppure no, ma ancora una volta - manco a dirlo - la legge. chi è che fa le leggi? ecco.

Il magistrato è un dipendente pubblico che esercita un’azione delicatissima, potendo disporre della libertà personale e dei beni dei suoi concittadini.

questo è valido forse per la magistratura di sorveglianza (libertà personale), che però interviene quando un ordine di carcerazione (lasciamo perdere arresti domiciliari e altri provvedimenti di custrodia cautelare o misure di sicurezza) è GIA’ stato emesso da un gip/gup. Affermare che un gip dispone della libertà personale e dei beni altrui mi sembra quantomeno azzardato, essendo queste disposizioni dettagliatamente regolate dal codice di rito e leggi successive.
Scusa fully ma da come la metti sembra che uno decida per simpatia o antipatia. Spesso, si hanno le mani legate. La decisione di quel gup piemontese di non arrestare dei più che provati spacciatori perché sarebbero finiti dentro pochi giorni grazie all’indulto? è da condannare anche questa? io quella volta ho apprezzato il coraggio di un magistrato che ha evidenziato come la legge imponga loro scelte che in tutta coscienza non si sentono di adottare, ma che devono fare.

nonostante tutto, di un 2043 per i magistrati sono disposto a parlare: solo a condizione che il caso sia palesemente clamoroso. E poi, chi paga: la Procura della Repubblica che fa le indagini e sostiene l’accusa in dibattimento oppure il Tribunale /Corte d’Assise/Giudice di Pace che emette le sentenze? E i giudici d’Appello? e i giudici di Cassazione? Pure loro? quali i reati per i quali si “perde la dignità” e dunque per quali imputazioni “sbagliate”? ci sono imputazioni più sbagliate di altre? come in quella fattoria in cui c’erano animali più uguali di altri?

[Rispondi a questo commento]

Come ha già detto Silent, ANDREOTTI E’ STATO RICONOSCIUTO COLPEVOLE in tutti i gradi di giudizio, per cui non c’è alcuna assoluzione nei suoi confronti. Poichè però il reato nel frattempo si è prescritto non gli può più essere assegnata alcuna pena.
Questo è veramente un caso emblematico, perchè è nello stesso identico modo che tanti politici l’hanno fatta franca: con la prescrizione. Chi ha mezzi (soldi, protezioni e avvocati), grazie ad una legislazione allucinante, riesce a tirarla talmente per le lunghe che alla fine, anche se risulta colpevole non subisce alcuna condanna.
Ma la legislazione non la fanno i magistrati, la fa il parlamento. Cioè (come in questi casi) gli stessi imputati.
Allora sarebbe almeno opportuno, prima di affrontare i difetti della magistratura (che sicuramente ne ha diversi) di rivedere le leggi che regolano il sistema giustizia.
E, soprattutto, smetterla di vedere la magistratura come il grande male di questo paese.

[Rispondi a questo commento]

@SE
Accipicchia! Pare proprio che il mio pezzo abbia sollecitato il tuo interesse!

Ma - colpa mia sicuramente non essermi espresso meglio - non era mia intenzione dare addosso alla magistratura quando fa il suo mestiere con serietà. Ben vengano tutti i provvedimenti previsti dai vari codici, ci mancherebbe! Non è di questo che parlo, né mi sognerei mai di addebitare alla magistratura alcuna responsabilità legislativa (fin lì ci arrivo da solo!).

Il dubbio che cerco di instillare è che non sempre la magistratura faccia le cose con la serietà che la delicatezza dei poteri richiede e che - nei soli casi in cui non lo fa - una eventuale negligenza sarebbe scoraggiata se a pagare fosse il magistrato negligente.
Ho citato il caso clamoroso di Tortora: lì bastava verificare con maggiore attenzione e ci si sarebbe accorti che tutto nasceva da un banale caso di omonimia.
Per motivi banalmente analoghi, essere molto somigliante ad un rapinatore, un onesto cittadino palermitano, tale Antonino Di Caccamo, si fece, tempo fa, 21 mesi di carcere.
Se ne potrebbero citare molti altri, mi fermo qui…
Il caso di Andreotti, è vero, è un caso a parte. Le risultanze favorevoli al senatore a vita dipendono in parte da prescrizione. Sta di fatto, però, che la seconda parte del processo, quella che partiva dal famoso “bacio” a Totò Riina, quella era basata su illazioni.

Ma, per venire al nodo del ragionamento, ammettiamo per assurdo che io mi sbagli, che sia solo una mia impressione la relativa inconsistenza di alcune istruttorie.
Allora a maggior ragione non vedo dove sia il problema: la magistratura opera sempre seriamente quindi saranno rarissimi tra i magistrati i casi di dolo o colpa grave. Benissimo! Quando ciò si verifica - dico io - che sia il magistrato che ha sbagliato a pagare, non lo Stato, cioè noi.

D’altra parte, qualcuno può spiegarmi perché se faccio - ad esempio - il medico e cagiono la grave menomazione di un paziente a causa della mia negligenza devo pagare di persona in sede civile, e se invece sono un magistrato che ha messo in custodia cautelare un innocente per qualche mese per non aver attentamente valutato i profili di responsabilità non debba pagare allo stesso modo?

Sul “chi paga?” non avrei dubbi. Come già succede in altri campi, paga solidalmente tutta la “filiera” della magistratura che ha determinato l’errore, nei vari gradi di giudizio, ove occorra.

[Rispondi a questo commento]

@Peppe
Credo di aver già risposto in parte alle tue osservazioni qui sopra.
Concordo con te sull’opportunità di rivedere le leggi che regolano il sistema giustizia, di cui quella che ho trattato fa parte, a mio avviso, a tutti gli effetti.

Non penso che la magistratura sia il grande male di questo paese.
Il nostro paese purtroppo ne ha anche tantissimi altri, e chi viene da queste parti credo lo faccia con lo spirito di dare una mano a risolverli facendone crescere la conoscenza.
Oggi ho pensato di sottoporre alla vostra attenzione questo.
Ci sono state e ci saranno - mi auguro - altre occasioni per parlare degli altri.

[Rispondi a questo commento]

> Sta di fatto, però, che la seconda parte del processo, quella che partiva dal famoso “bacio” a Totò Riina, quella era basata su illazioni.

Non è vero. Se si arriva ad un processo del genere, vuol dire che l’impianto probatorio è imponente. Per quanto riguarda le contestazioni mosse ad andreotti dopo il 1980, non si è riuscito a dimostrare l’appartenenza all’associazione mafiosa (non il concorso esterno: l’appartenenza organica), ma si è riuscito a dimostrare comunque la persistente ambiguità dei rapporti che il prescritto continuava a tenere con gli amici degli amici.

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Sono contento di leggere le tue precisazioni, perchè francamente il pezzo sembrava decisamente critico verso la magistratura, seguendo uno schema ormai tristemente noto per cui bisogna attaccare i giudici a qualunque costo.
Chiarito questo, sul principio “chi sbaglia paga” sono assolutamente d’accordo; figurati che il programma politico che ho pubblicato sul mio sito (e che qui qualcuno aveva anche letto) parte proprio dal principio di responsabilità.
Occorre però fare una precisazione. Se una persona viene accusata e poi risulta innocente, la responsabilità della magistratura va sanzionata solo se è dimostrata una loro negligenza; altrimenti ci ritroveremmo con i giudici che rinunciano a perseguire tutti i crimini appena appena incerti. Non credi?

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Ho l’impressione che si “annaspi” un po’ fra il fritto misto dell’informazione deformata e i luoghi comuni sulla Giustizia made in Mastella.
A onor di cronaca, il processo Andreotti non ha portato all’assoluzione. Provando a sintetizzare le motivazioni della sentenza (1.500 pagine) si può dire che Andreotti è stato ritenuto colpevole di condotta, consapevole e deliberata, con tornaconto personale concretizzabile in appoggi elettorali in cambio di aiuti in favore dell’organizzazione mafiosa siciliana.
Fino al 1980 i reati non possono che essere ascritti nella forma di associazione a delinquere. Infatti il comma 416 bis (l’associazione mafiosa) è stato introdotto successivamente alla contestazione dei fatti. Per i reati contestati dal 1980 in poi, l’assoluzione è dovuta a insufficienza di prove. Per quelli precedentemente imputati, vi era prescrizione.

Parlando come mangiamo: Andreotti è un mafioso ma ce lo dobbiamo tenere. Non vi sono errori dei magistrati, semmai la Politica ha “conservato” senza naftalina tempi fondamentali di procedimento, aggiustando qua e là le leggi. Perché è pur sempre vero il detto: oggi a te, domani a me. E, come se non bastasse, dopo le ultime elezioni Giulio Andreotti è stato anche nominato per la carica a Presidente della Repubblica italiana. Sempre dalla Politica.
E questo è il rapporto Politica-Magistratura. De Magistris, docet.

Le dimissioni di Mastella mi fanno ridere.
Fatte per essere ricusate. Se gli italiani sono ancora al punto di bersi tutti i beveroni preparati da questi disonesti e indignotosi rappresentanti coatti, allora ci meritiamo tutto questo.

Inoltre, Fully, vorrei capire cosa proponi per “aggiustare” il tiro. Mi pare di capire: un magistrato segue un procedimento, si arriva al proscioglimento e lui perde il posto e risarcisce a proprie spese il “malcapitato”. Ma bene! E dimmi un po’ tu chi sarà quel coglione che si prenderà la briga di fare indagini, di approfondire, di cercare la verità? È chiaro che ai politici questo vada bene, ma che un cittadino vi veda una soluzione è sintomatico di un paese che è molto più ammalato di quanto appaia.

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Allora. Prima di tutto, il caso Andreotti. Ammetto che non abbia io scelto un esempio felice, per sostenere la mia tesi, vista la complessità del processo e i suoi risvolti. Ma, prima di buttarlo nel cestino in quanto evidentemente fuorviante rispetto alle mie argomentazioni, faccio sommessamente notare che una insufficienza di prove, per un giudizio durato anni e costato miliardi in investigazioni non mi pare un gran successo della magistratura inquirente.

Ciò detto, torniamo al punto.

@Peppe
E’ del tutto evidente: la responsabilità della magistratura va sanzionata solo se è dimostrata la negligenza (dolo o colpa grave) esattamente come succede per ogni altro funzionario pubblico.

@Assu.
Premesso che il riconoscimento di responsabilità non comporta per i dipendenti pubblici (tutti gli altri) la “perdita del posto”, bensì il solo risarcimento del danno, vengo alla tua domanda.
Tu chiedi: “Chi sarà quel coglione che si prenderà la briga di fare indagini, di approfondire, di cercare la verità?” La mia risposta è: il magistrato che vuole e sa fare il proprio lavoro e che si impegna per guadagnarsi lo stipendio. Se un chirurgo toracico seguisse lo stesso ragionamento non dovrebbe operare più appena c’è il rischio di qualche complicanza? Staremmo freschi! No, il chirurgo si fa un’assicurazione e ci sta pure attento, perché se sbaglia troppe volte poi nessuna compagnia lo assicura più.

A titolo informativo segnalo che la responsabilità civile dei magistrati è una realtà nella stragrande maggioranza dei paesi europei.

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E’ giusto pensare che chi sbaglia paga, ma in questo frangente trovo innanzitutto che non sia vero che gli unici che sbagliano e rimangono impuniti sono i magistrati. Se così fosse saremmo un paese migliore! In più penso che soprattutto in questo periodo i magistrati vadano sostenuti, credo che il dover applicare leggi non condivise sia un problema, credo che indagare per anni per poi dover applicare l’indulto sia scocciante, che aver la scorta sia un peso enorme più che altro per i sensi di colpa nei confronti della famiglia, credo che è normale che esista e venga riconosciuta l’assoluzione!
E’ come se il cittadino che fa un’ecografia e risultasse sano non dovesse pagare perchè inutile.
Si può invece lavorare sulla spettacolarizzazione dei processi, che avviene all’inizio -soprattutto se ci va di mezzo un cittadino comune-, o alla fine del processo -se l’imputato è famoso/politicante ed è stato assolto o prescritto-. Lavorare su questo significa come al solito cercare di evitare la solita gara tra gli editori a chi ce l’ha più lungo.
Poi sicuramente anche tra i magistrati ci sono i disonesti, però francamente non si può fare di tutta un’erba un fascio, soprattutto quando la domanda “e se il magistrato sbaglia chi paga?” se la pone Mastella! ; D
Comunque è dalle medie che mi chiedo com’è possibile che i poteri legislativo e giudiziario siano separati se il potere legislativo fa le leggi per amministrare il potere giudiziario! E’ un conflitto d’interessi nella Costituzione?
La cosa funziona bene negli stati con forte senso civico e tranquillità (vedi altri paesi europei), ma dove questi valori vacillano non funziona più, il che significa che la democrazia non è un sistema sufficientemente intelligente perchè scavalcabile da qualsiasi persona con scarsa etica civile.

[Rispondi a questo commento]

Sarà una cosa lunga, scusate.

D’altra parte, qualcuno può spiegarmi perché se faccio - ad esempio - il medico e cagiono la grave menomazione di un paziente a causa della mia negligenza devo pagare di persona in sede civile, e se invece sono un magistrato che ha messo in custodia cautelare un innocente per qualche mese per non aver attentamente valutato i profili di responsabilità non debba pagare allo stesso modo?

Sul “chi paga?” non avrei dubbi. Come già succede in altri campi, paga solidalmente tutta la “filiera” della magistratura che ha determinato l’errore, nei vari gradi di giudizio, ove occorra.

Cerco di andare con ordine:
-medico: se il medico per negligenza cagiona morte/gravi lesioni/medie lesioni/ecc… risponderà (ammettiamo per un attimo che le prove ci siano e siano schiaccianti, e che il medico non abbia operato in stato di ebbrezza, restiamo sul semplice) a titolo di colpa - mai di dolo, jp mi correggerà se sbaglio, perché il paziente firma il permesso ad operare - in sede penale per “lesioni”, “lesioni aggravate”, “omicidio colposo”, ecc… tutti titoli di reato non illeciti civili. La rifondazione al paziente o alla famiglia di un corrispettivo a titolo di risarcimento sarebbe applicata in sede di esecuzione della sentenza, come effetto civile della condanna.

tornando al nostro gip/gup, diversamente dal medico, ha una probabilità di disporre custodie arbitrarie pressoché nulla. Una finanche superficiale lettura delle disposizioni di cui agli artt. 132 e 133 c.p. e 274 e 275 c.p.p. dovrebbe dare l’idea che se si emettono ordini di custodia cautelare c’è un cazzo di motivo.
Te lo dico perché ogni provvedimento di questo tipo da parte dell’autorità giudiziaria ha l’obbligo di motivazione. Non riesco proprio a pensare come faccia un giudice ad argomentare una scelta arbitraria. In questo caso comunque, credo che gli strumenti esistenti siano sufficienti a scongiurare possibilità del genere. Non fosse altro che esiste il principio secondo cui in dubbio, pro reo.

Mi preme portare all’attenzione di tutti la nota tratta dal sito dei radicali, scritta oltre vent’anni fa.

Il magistrato che con una flagrante, macroscopica violazione della legge ha procurato un danno ingiusto al cittadino deve potere essere chiamato a rispondere del suo operato ed essere giudicato da un suo collega, da un altro magistrato.

io dico che anche una minima violazione della legge deve portare a conseguenze, scusate! se ci sono gli estremi gli strumenti ci sono già!

Facciamo degli esempi.
-Un magistrato fa arrestare una donna accusandola di complicità nelle attività criminali del marito. Solo dopo mesi di carcere si scopre che la donna è nubile, non si è mai sposata.
-Un magistrato emette un mandato di cattura per un omicidio commesso in un carcere dieci anni prima. L’accusato è arrestato. Solo dopo mesi si scopre che ha ventidue anni, cioè ne aveva dodici all’epoca dei fatti, non poteva essere in carcere.
-O ancora: un magistrato non scarcera un imputato allo scadere dei termini di carcerazione preventiva: o fa arrestare un cittadino per un reato per il quale il mandato di cattura non è previsto dalla legge; oppure fa scattare le manette e tiene in carcere decine di persone colpevoli soltanto di avere lo stesso nome delle persone incriminate, senza effettuare alcuna verifica, oppure emette una sentenza di condanna fondata su prove e fatti inesistenti e non risultanti agli atti.
Si dirà: «Ma questi sono casi abnormi, rari». Purtroppo, al contrario, sono casi con tanto di nome e cognome, accaduti nel nostro Paese

Fuori questi nomi, e sarò in prima fila a chiedere la testa del magistrato :-)

Soprattutto per l’ultimo esempio della sentenza. Secondo me qui i radicali ci hanno marciato molto, non è nemmeno lontanamente possibile emettere sentenze immotivate. Questo mi fa dubitare molto della buona fede di queste affermazioni del 1987 (avevo 4 anni, mi sia concesso il beneficio del dubbio). Questa nota parte dal presupposto che il magistrato vìoli la legge. Che problema c’è? L’unico che può violare anche arbitrariamente la legge sul suolo italiano senza per questo poter essere perseguito in nessun caso, è il papa. (non è una battuta)
—-
Passiamo al “chi paga”:

Fully, tu dici tutta la filiera in solido: ma se l’errore è determinato da negligenza dell’agente di polizia giudiziaria (di cui il pm dispone nelle inagini)? pure loro? non riesco a capire come si riesca a farla così semplice.

Quali le ipotesi di reato “sbagliate” per le quali dovrebbe pagare il giudice invece?
già gli articoli che ho ricordato sopra ci offrono una scrematura notevole, ne facciamo ancora? Facciamo che il 416 ci entra e il 575 no? oppure il contrario? e perchè non il 625, dato che pressoché tutti i furti a cui riesco a pensare sono “aggravati”?
forse mi impunto troppo, ma proprio non capisco.

Anche perché quando ad esempio un magistrato scarcera un albanese che ha investito 4 ragazzini perché non ci sono i presupposti per una custodia cautelare in carcere, sono tutti pronti a prenderlo per il collo.
Adesso vogliamo punirli anche quando ci fanno contenti?
Sono molto perplesso, se non si è capito :mrgreen:

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@Sara, che si chiede:
com’è possibile che i poteri legislativo e giudiziario siano separati se il potere legislativo fa le leggi per amministrare il potere giudiziario! E’ un conflitto d’interessi nella Costituzione?

risposta sintetica: NO

risposta elaborata: no, MA… :-D

[Rispondi a questo commento]

@Sara
“E’ giusto pensare che chi sbaglia paga”… Già mi basterebbe questo.
“trovo innanzitutto che non sia vero che gli unici che sbagliano e rimangono impuniti sono i magistrati”… Mi spiace insistere, ma è proprio così: tutti gli altri pubblici dipendenti sono direttamente responsabili dei loro errori se commessi con dolo o colpa grave.
Il “conflitto di interessi costituzionale” che tu rilevi sarebbe un tema interessante da approfondire. Dico la mia, lasciando ad altri più ferrati di me un’interpretazione più accurata. A prima vista, che il magistrato sia soggetto “solo alle leggi” sembrerebbe porlo, di fatto, in posizione subordinata rispetto al potere legislativo. Però il nostro sistema pone costituzionalmente un contrappeso alla dominanza del potere legislativo quando ne sottopone l’operato al vaglio della Corte Costituzionale (oltre che del Presidente della Repubblica, ma sappiamo che quest’ultimo è un vaglio abbastanza facilmente eludibile).

@SE
Non mi pare, in punta di logica, che quello che tu sostieni sia in contrasto con quanto sostengo io.
Tu - così mi pare - minimizzi la probabilità di errore visto che il cpp è così chiaro e di immediata, generalizzata e cristallina applicazione.
E sia, ammettiamo che di errori per dolo o colpa grave del magistrato se ne facciano nello 0,01 per cento dei procedimenti (d’altronde ho citato alcuni casi concreti di errori, mica delle ipotesi).
Me la concedi questa possibilità? Si? Allora procediamo. Io sostengo che in questi casi chi ha sbagliato per dolo o colpa grave nella filiera del giudizio debba risponderne, come chiunque altro. Punto.
Come succede nel caso del medico che tu citi: il corrispettivo concesso al paziente o alla famiglia come corollario della condanna del medico in sede penale scaturisce proprio dal principio di responsabilità personale del professionista. E’ lui (o la sua assicurazione) che paga, non lo Stato.

Sul “chi paga”. Secondo me la filiera delle responsabilità parte dal pm in quanto è colui che dispone le indagini e ne ha la regia, quindi la responsabilità; quando non è convinto dell’operato della polizia giudiziaria può sempre disporre altre indagini.

[Rispondi a questo commento]

non capisco.
se la responsabilità è personale come fai ad incolpare di un errore tutta la filiera? allora non è più “personale”.

ma andiamo avanti, abbiamo superato il primo scoglio.

ti porto questo esempio, diametralmente opposto al tuo.
renato squillante è condannato in appello a 7 anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari. bene.
la cassazione il 30/11/2006 dice che il processo non poteva nemmeno iniziare per incompetenza territoriale della procura di milano: sentenze annullate.
ora, questa è una colpa grave, se ho capito bene la terminologia che usi.
chi è che paga in un caso simile? ti offro qualche opzione, dimmi o no se sono tutte valide, secondo me sì.
-procura di milano, per aver iniziato un procedimento di cui non era competente (e vorrei vedere chi poteva esserlo, dato che squillante lavorava a roma e non poteva essere giudicato dal tribunale presso cui lavorava).
-tribunale di milano, I grado, per aver condannato un imputato a 8 anni di reclusione mentre si scopre in cassazione che la sentenza è annullata. (Nota grande come una casa: vige il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva)
-tribunale di milano, corte d’appello, per aver condannato l’imputato a 7 anni mentre si scopre in cassazione che la sentenza è annullata.
-corte di cassazione, sezione Y penale, per aver assolto degli imputati palesemente colpevoli dei reati ascritti loro, i quali però - dato che la cassazione non giudica del merito ma della legittimità - sono da “assolvere” perché il tribunali che li ha giudicati non era competente

che fai, tiri un dado e decidi? licenzi tutti quanti? e come li sostituisci se li licenzi tutti? e che fine fa la responsabilità personale?

[Rispondi a questo commento]

N.B. x Fully: il principio di resposabilità personale che fa rifondere al medico, e non alla struttura sanitaria dove opera, il risarcimento, è un principio di diritto penale generale. E’ per effetto di questa responsabilità penale personale che il pagamento spetta a lui (accettando che tutto sia dimostrato pienamente), e non all’ospedale=stato, non il contrario.

Altrimenti, la via più facile per avere risarcimenti da errori sanitari che non siano ascrivibili a titoli di reato (ma a volte anche per questi) è rivolgersi alla struttura sanitaria (lo Stato, nientepopodimeno che!).
Questa valuterà poi se rivalersi sul patrimonio del suo dipendente o interrompere il rapporto di lavoro, ma non sui presupposti del danno creato allo spazientito paziente, che è di competenza di un tribunale civile (lo dev’essere per forza, perché i reati sono perseguiti chiunque li commetta tranne il papa) quanto piuttosto sul danno economico/d’immagine/quellochevuoi creato alla struttura sanitaria stessa.
Sono due procedimenti distinti e non consequenziali uno all’altro.

[Rispondi a questo commento]

@SE
Sul primo punto: “se la responsabilità è personale come fai ad incolpare di un errore tutta la filiera? allora non è più “personale”.
Non ho detto questo. Ho detto “la filiera parte dal PM…” il che vuol dire che la responsabilità (se c’è, ovvio) va ricercata in ciascuno dei singoli che hanno sbagliato, personalmente. Non vuol dire che se ha sbagliato il PM (il primo della filiera) allora vengono responsabilizzati automaticamente tutti gli altri. Guarda che è una cosa che accade regolarmente nella pubblica amministrazione!!! (fidati).

Sul quiz, secondo me la risposta giusta è una sola: la procura di Milano, per aver iniziato un procedimento sul quale non era competente (e lo avrebbe dovuto sapere dall’inizio, anzi lo sapeva, il che rende la colpa “grave”. Ma lì ci fu una sorta di “pervicacia” legata ad aspetti extragiudiziari sui quali sarebbe troppo lungo tornare). Come saprai, il magistrato viene giudicato da un suo collega che opera da un’altra parte. Se non ricordo male (vado a memoria) sui magistrati di Roma è competente la procura di Perugia.

Sul terzo argomento continuo purtroppo essere in disaccordo con te: il principio (parlo del principio, non della procedura) che sovrintende a tutto è proprio quello della responsabilità civile personale.

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quella che tu chiami responsabilità civile personale è extracontrattuale.

se la filiera parte dal pm si dovrebbe, a rigor di logica, anche fermare lì, perché gli errori susseguenti (sentenze annullate, condanne inflitte, custodie cautelari, spese processuali e…perché no, lo stress causato) sono da imputare ad un errore altrui.

allora, lo portiamo a casa questo accordo? :-D
solo i pm e i responsabili del rinvio a giudizio, ok?

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un appunto fully.

non era il collegio inquirente ad essere incompetente, ma quello giudicante. lo so che per te non fa differenza, ma ce n’è eccome e mi sono accorto solo ora.

alla luce di questo, adatta la domanda di cui sopra

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@SE
Ma sì, portiamolo a casa, questo accordo.. :-)
Grazie di questo mini-dibattito, che mi ha consentito di argomentare meglio il mio pensiero e - spero - di riportare un pizzico di attenzione su un problema che sento molto.

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AGGIORNAMENTO dell’ultim’ora.
Ieri Nicola Mancino, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (per chi lo avesse dimenticato, il presidente del CSM è il Presidente della Repubblica) in un’occasione solenne (inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Napoli) ha affermato che è stato un errore aver adottato il provvedimento della custodia cautelare nei confronti della moglie di Mastella.
Il sen. D’Ambrosio (ex capo del pool “Mani Pulite”) aveva affermato qualcosa di simile tre giorni fa.
Ecco qui che - a giudizio di eminenti personaggi del mondo della Giustizia - ci troviamo di fronte ad un errore di un magistrato, nella fattispecie il procuratore-capo della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Ora sono proprio curioso di vedere se e come quel magistrato sarà chiamato a rispondere del proprio errore.

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