Chi ha Paura del Cacciatore di Aquiloni?
31 gennaio, 2008 di Vittorio Strampelli
Archiviato in Oltre il Confine, Schermo dei Sogni
Amir e Hassan. L’adolescenza e l’amicizia di due giovani, cresciuti come fratelli ma costretti a destini profondamente diversi a causa della loro appartenenza etnica, sullo sfondo di un Afghanistan che si appresta a vivere l’invasione sovietica e il crollo della monarchia, e in cui essere nati pashtun o hazara può segnare la differenza. Tra l’essere ricchi e l’essere poveri, colti o analfabeti, padroni o servitori. Tra l’essere rispettati e l’essere considerati alla stregua di una specie subumana.

Nel cielo azzurro di una Kabul libera da ogni guerra si librano gli sgargianti aquiloni tratteggiati dalla penna di Khaled Hosseini ne Il cacciatore di aquiloni, opera prima dello scrittore afgano emigrato negli Stati Uniti nel 1980. Un libro che ha fatto conoscere nel mondo l’Afghanistan molto più di quanto non riescano a fare quotidiani reportage giornalistici e servizi televisivi. Con immaginifiche descrizioni, crude verità e sentimenti profondi, Hosseini ci guida infatti nelle suggestive atmosfere della Kabul degli anni Settanta, capitale di un Afghanistan ignaro delle nubi che si stavano addensando sul proprio futuro e che ancora oggi non sembrano diradarsi.
Gli oliati ingranaggi dell’industria cinematografica hollywoodiana si sono rapidamente messi a girare di fronte a un best seller che ormai da quasi quattro anni tiene saldamente la vetta delle classifiche di tutto il mondo, e la DreamWorks di Steven Spielberg si è ben presto assicurata i diritti del “Cacciatore” – e del secondo lavoro di Hosseini, intitolato “Mille splendidi soli” – per trarne un film, uscito negli Stati Uniti già il mese scorso e in arrivo in Italia a metà febbraio.
Eppure, ironia della sorte, proprio la pellicola che, ancor più del libro, contribuirà a far conoscere nel mondo l’Afghanistan com’era – prima che sovietici, talebani, Stati Uniti e chi più ne ha, più ne metta, vi posassero gli occhi – proprio in Afghanistan non verrà proiettata.

“Inaccettabili” alcune scene – è il giudizio della Afghan film, la commissione statale responsabile della censura cinematografica – che potrebbero “incitare alla violenza” e alla discriminazione razziale. E’ vero, il libro racconta una scena di violenza: lo stupro dell’umile hazara Hassan perpetrato da un teppista della dominante etnia pashtun. Ed è descritto con parole secche ma tanto potenti da lasciare ben poco spazio all’immaginazione. Ma questo passaggio è anche lo snodo centrale del romanzo, il punto di non ritorno destinato a cambiare per sempre la vita di Amir, colpevole di aver assistito alla tragedia del suo amico senza intervenire, accettando passivamente la gerarchia etnica del suo Paese, e condannato per questo a vivere il resto della propria vita nel rimorso. Un particolare che finisce col mutare radicalmente il senso del messaggio dello stupro, che diviene in questo modo tutto fuorché un incitamento alla violenza e alla discriminazione.
I timori, tuttavia, che anche una piccola scossa possa far crollare la fragile costruzione del governo di Amid Kharzai, che poggia proprio sulla delicata alleanza tra pashtun e hazara, hanno preso il sopravvento: “Certe scene sono discutibili e inaccettabili per alcune persone, e potrebbero provocare reazioni e problemi per il governo e la popolazione”, ha riferito all’agenzia di stampa internazionale Reuters il direttore dell’Afghan Film, Latif Ahmadi.
E’ la vittoria della paura. La paura di al Qaeda ha spinto gli organizzatori della Parigi-Dakar a sospendere la storica gara motoristica. La paura di gesti estremisti di una o dell’altra etnia (in Afghanistan sono cinque solo quelle principali) hanno spinto la censura a bandire “Il cacciatore di aquiloni”. Il diktat della Afghan Film non è infatti che la conclusione delle vive polemiche scatenatesi in vari ambienti islamisti a causa dei temi trattati. Polemiche che hanno costretto i giovanissimi protagonisti afgani della pellicola a riparare all’estero per alcuni mesi, per paura di possibili ritorsioni.
Il bello è che la proibizione ufficiale non riuscirà comunque a impedire la diffusione del film nel parallelo mercato nero dei Dvd pirata, molto più florido del regolare circuito cinematografico: di sale di proiezione, in Afghanistan, ne restano infatti ormai pochissime, poco frequentate e solo nelle grandi città.
Coincidenza: lo scorso anno sono scoppiate numerose proteste dopo la diffusione pirata del film indiano “Kabul Express”, interpretato come anti hazara e anch’esso messo al bando. Solo che, in quel caso, erano gli appartenenti a quell’etnia ad essere rappresentati come brutali teppisti, non il contrario.
MC Inserzione Locale
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