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Chi è Proprietario della mia Vita?

21 giugno, 2007 - 9:00 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti




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folie.jpgIo! oppure no? Ogni giorno mangio, bevo e dormo per allungare la permanenza in questo luogo. Età permettendo, siamo noi che lavoriamo per sostenerci, siamo sempre noi, grazie forse al libero arbitrio e alle facoltà intellettive, a compiere scelte delle quali siamo responsabili.




Il peso dell’esistenza grava sulle spalle di ognuno di noi; noia, responsabilità e dolore. Tutto per un qualcosa che spacciano per libertà, per essere padroni di noi stessi e non cani al guinzaglio. Ma se si abbassa lo sguardo possiamo vedere un filo legato al collare. Lo lasciano lungo per illuderci sul nostro controllo e potere, quel filo che non permette di abbracciare quella che in alcune situazioni può divenire la più dolce delle amiche: la signora in nero munita di falce.
Il paradosso è che per quanto riguarda l’eutanasia attiva conviene essere cane; per l’animale domestico è consentita e moralmente accettata l’iniezione di sonno eterno, che evita sofferenze inutili, mentre per l’umano malato incurabile o terminale è illegale.
Una delle differenze fra le due situazioni è data dal pass per il paradiso, poiché l’uomo è un suicida. Ma, per chi come me, conduce una vita da “infedele”, un peccato in meno non evita la dannazione eterna.

hypnos-thanatos.jpg

La dolce morte secondo i credenti non è ammissibile perché peccato. Fino al momento del trapasso dovrebbe essere la giustizia umana e non quella divina a deliberare su ciò che è lecito. Inoltre, a cosa serve la nozione di peccato se non si ha la possibilità di sceglierlo? Per come siamo messi ora, il libero arbitrio possiamo buttarlo nel cesso. O forse si preoccupano del medico che infila l’ago, dell’assassino? Fortunatamente ne esistono molti che sarebbero pronti ad accollarsi questa responsabilità se non venissero accusati di omicidio volontario.
Altra obiezione all’eutanasia volontaria è la funzione del medico che dovrebbe curare e non accorciare la vita del proprio paziente. Ma se la guarigione non è possibile o altamente improbabile, non dovrebbe essere chi sente il proprio corpo disintegrarsi a decidere? Chi si strazia nel vedere i propri cari rinunciare alla propria esistenza per immergersi nella quotidianità dell’assistenza per anni? Bisognerebbe pensare maggiormente alla qualità della vita, non alla quantità, se è pura sopravvivenza.
La volontà di morire è difficilmente accettabile per i cari di chi l’esprime. Umanamente si spera che l’amato ci viva accanto il più a lungo possibile, ma una volta appurato il suo desiderio, dovrebbe essere disponibile l’aiuto di specialisti e di gruppi di sostegno.
Chiunque nel momento della malattia dovrebbe avere la possibilità di scegliere la strada che lo porterà alla tomba, prendere l’ultima inesorabile decisione; il sentiero lungo e tortuoso, zeppo di aghi, tubi e palliativi, oppure la scorciatoia breve ed indolore. L’arrivo è il medesimo.
Nel momento della sofferenza pretendo di essere io la padrona della mia vita e che, almeno negli ultimi istanti, il guinzaglio venga gettato.

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Comments

13 Risposte a “Chi è Proprietario della mia Vita?”
  1. Atena scrive:

    Come ho già scritto a commento dell'articolo sul testamento biologico, sono totalmente d'accordo.

    Siamo già costretti a subire circostanze dolorose sulle quali non abbiamo alcun controllo (o quasi). Non vorrei mai che altri decidessero al mio posto anche dei tempi e dei modi della MIA morte!

  2. Silent Enigma scrive:

    Da applausi. Davvero, questo blog è altamente illuminato

  3. micelan scrive:

    Per come la vedo io è difficilissimo parlare di eutanasia, soprattutto per i non addetti ai lavori (parlo dei medici, che tutto sommato nel caso in questione sono i più competenti sul lato tecnico..).

    Ora mi chiedo.. se neanche loro, con la loro competenza, riescono ad avere una linea di pensiero unanime, come posso io pretendere di riuscire a capire la discriminazione fra le sorti proposte innanzi a un ammalato?

    .. senza parlare degli aspetti giuridici e legali del caso..

    Tutto sommato mi sa che non sia proprio così facile! Non si può non prendere in considerazione le difficoltà che inevtabilmente sorgono dalle questioni non puramente etiche della questione. E d'altro canto, come negare l'impossibilità di prescindere dalle questioni tecniche e scientifiche quando si parla di etica(in questo caso in particolare)?

    Personalmente io ci andrei con i piedi di piombo..

  4. MenteCritica scrive:

    E andiamoci con i piedi di piombo.

    Io dico che è necessario che ognuno di noi, in vita e cosciente, esprima chiaramente le sue volontà delineando le situazioni e le azioni da intraprendere.

    In assenza di queste esplicite indicazioni, vengono applicate tutte le cure prescritte dal protocollo medico. Punto.

    Fino a quando una persona è in grado di decidere ed in presenza di diagnosi chiare, va aiutata a morire dignitosamente.

    In Italia esistono pochissime residenze specializzate nel rendere più dolce l'agonia di un malato senza speranza. Si chiamano hospice e per un esempio si può vedere questo. Il fatto che non se ne parli e che non si sappia molto è indicativo della mentalità corrente che preferisce ignorare la morte e considerarla avulsa dalla vita. Il che, in un paese di cattolici che dovrebbero considerare la morte solo un passaggio, è veramente singolare.

  5. alba scrive:

    @micelan. Mi rendo conto di quanto sia delicato e problematico l'argomento, soprattutto in ambito giuridico, ed é per questo che ho volutamente taciuto tale aspetto, ma credo sia necessario in primis affrontare i problemi di fondo, abbattere quegli ostacoli che rendono impossibile la discussione sugli aspetti logistici e pratici.

  6. Giorgia scrive:

    Oi secondo me il problema principale dell'eutanasia è la definizione di "vita"..

    C'è chi riesce a vivere nelle peggiori condizioni, chi invece decide di togliersi la vita per un voto basso (ovvio che poi ci saranno altri fattori che portano ad un simile gesto, ma passatemela per buona!)..

    Il problema è proprio qui: nessuno può definire il senso di una vita che non è la sua.

    In casi come quello di Welby, dovrebbe essere (in teoria) tutto più facile.. lui era cosciente, ed aveva deciso quella strada.. non vedo perchè uno che non crede debba sottostare ai voleri della Chiesa!

    In altri casi, invece, credo che la questione sia un pò più delicata.

    Certo sarebbe più facile fare, come ad esempio per la donazione degli organi, una schedina firmata da ognuno in cui si dice "in casi simili, vorrei che..", ma non credo che sarebbe facile decidere le condizioni in cui si stacca la spina.. dopo quanto tempo vi fareste staccare la spina? Con quali referti medici?

  7. Vortexmind scrive:

    La questione è molto semplice: i credenti professino liberamente il loro credo, ma non rompano i coglioni agli altri!

    E scusate l'espressione ma davvero non ne trovo un'altra. Nel senso: esprimano pure il loro dissenso verso certe pratiche, ma da qui a forzare le cose con ostruzionismo in Parlamento per impedire che si arrivi a una legislazione che garantisca la libertà dell'individuo ce ne passa.

    La mia proposta è molto semplice: una volta raggiunta la maggiore età, si obbliga ogni cittadino italiano a esplicitare la propria volontà sia in materia di donazione organi, sia in materia di interruzione di cure nei casi di malattie irreversibili o che creino condizioni di vita insopportabili. In mancanza di tale dichiarazione, si tenga un approccio cautelativo ovvero si applichino tutte le cure possibili e umanamente tollerabili.

    Ripeto quello che ho già detto: ognuno è padrone della sua vita e non esiste che cose così personali vengano decise da un prete, un politico o da chiunque altro. Se voglio chiedere consiglio su questo tema, lo faccio con i miei cari o con i miei amici, insomma con le persone di fiducia, ma poi la scelta deve rimanere a me.

  8. tusaichi scrive:

    quasi d'accordo con vortex.

    unico punto: io vorrei che queste cose le decidesse un politico.

    uno vero, eletto veramente, con vere capacità.

    vera utopia.

  9. Atena scrive:

    La domanda che pone Giorgia è la più concreta e difficile.

    Stabilire un limite è sempre complicato, nel caso dell'eutanasia a maggior ragione. Per questo ci sarebbe bisogno di uomini di scienza, ben più esperti di ciascuno di noi "profani", che si impegnassero a fissare i paletti. Anche con il rischio di commettere qualche errore – errare è umano; ma cominciando finalmente ad affrontare l'argomento concretamente.

    Io, per me stessa, ho le idee abbastanza chiare: e devo solo augurarmi, visto che dubito che l'eutanasia sarà legge in Italia nel tempo della mia aspettativa di vita, di conservare sufficiente lucidità e mobilità per strapparmeli da sola i fili che dovessero legarmi ad una vita ormai non più degna di questo nome.

  10. micelan scrive:

    Ba.. non ho capito il perchè si dia la colpa ai credenti per l'impossibilità dell'eutanasia. La Chiesa ha espresso il suo parere, e secodo me ha l'obbligo di farlo. Poi ci sono un sacco di persone non credenti che credono che l'eutanasia sia sbagliata.

    Persone che ragionano sotto il profilo scientifico, e che magari vedono un paziente in coma da anni risvegliarsi e vivere meglio di prima..

    Persone che in prima persona non possono sapere il dolore effettivo della morte indotta!

    Non buttiamo il discorso su questioni da bar.. è un po delicato per quanto mi riguarda!

  11. Silent@home scrive:

    /Scassacazzi mode ON/

    casomai omicidio del consenziente, non omicidio volontario ;-)

    Pene previste leggermente differenti, e con leggermente intendo ampiamente.

    /Scassacazzi mode OFF/

  12. RELATIVISTA ULTRACONVINTO ( L'INCUBO DI NAZINGER ) scrive:

    OOOH! MA BASTA CO’ STA STRONZATA! LASCIAMO DECIDERE AL DIRETTO INTERESSATO COSA FARE DELLA SUA VITA ATTRAVERSO IL TESTAMENTO BIOLOGICO!

    • O-ren Ishii scrive:

      Ciao Relativista convinto, tu sarai pure l’incubo di Ratzy, ma se non vuoi che io diventi il tuo cerca di darti una calmata quando commenti qui. E fatti aggiustare la tastiera che ti si è bloccato il tasto delle maiuscole.

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