Chi deve decidere sugli F35? 52


Il ministro della difesa Mario Mauro, ex Forza Italia, ex montiano, ciellino da sempre, bigotto per vocazione, ha detto che gli F35 sono “strumenti di pace” e che per “amare la pace, bisogna armare la pace”. Lasciando perdere l’involontario umorismo di queste parole, va detto che Mauro non ha inventato niente di nuovo. Ha semplicemente tradotto in italiano il vecchio motto latino dei governanti romani dell’antichità:”Si vis pacem, para bellum”. Esempio insuperato di capovolgimento della realtà per imporre alla popolazione una cultura di massa e quindi un consenso il più largo possibile a sempre nuove guerre. Da allora, però, un po’ di strada si è fatta e, grazie ai movimenti pacifisti di tutto il mondo, si è affermato in larga parte della società un nuovo senso comune basato su: “Se vuoi la pace, prepara la pace”. Mauro, in numerosa compagnia con tutti i governi occidentali e i loro alleati, vorrebbe farci tornare indietro.

Per rimanere al livello delle argomentazioni di Mauro, gli suggeriamo altre spericolate e spudorate definizioni. L’eroina come “strumento di riscatto sociale”, lo sfruttamento della prostituzione come “strumento di liberazione della donna”, i Cie come “luoghi di protezione dei migranti”, ecc. E per finire magari anche “Arbeit macht frei”, cioè il lavoro (schiavistico) rende liberi (copyright Adolf Hitler all’ingresso di Auschwitz).
Ma, per venire al nocciolo della questione, chi dovrà dire l’ultima parola sugli F35? Il governo? Il presidente della Repubblica? Il consiglio Supremo (ohibò) della difesa, cioè la casta dei generali? Siamo estremisti se diciamo nessuno di questi, ma il Parlamento, cioè il potere legislativo, secondo la Costituzione? E se pensiamo che sia un attentato alla democrazia della repubblica parlamentare italiana il fatto che Napolitano (che sta andando di male in peggio), Letta (che non sta andando da nessuna parte) e i generali (ma chi li ha eletti?) dicano che su questa questione il Parlamento non deve interferire?

Che poi la questione non è solo quella di buttare al vento 13 o 14 miliardi (solo per iniziare) in strumenti di morte quando non si vogliono trovare i soldi per disoccupati, precari, esodati, ecc. Esautorare il Parlamento dalla decisione sugli F35, cioè da una fondamentale decisione in materia economica e di strategia militare, è un altro passo verso quella repubblica presidenziale che tanto piace ai sostenitori del governo. Repubblica presidenziale che concentra tutti i poteri nelle mani del vertice dello stato riducendo il Parlamento, cioè l’istituzione elettiva di base e fondamentale, ad un ruolo assolutamente subordinato e ininfluente. La domanda è: “Fino a che punto siamo ancora una repubblica parlamentare?”.


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