Chi credete di essere? 65


Ciascuno di noi possiede le medesime caratteristiche: abbiamo tutti un’intelligenza (più o meno sviluppata), una coerenza (più o meno ferrea) e un’onestà (più o meno cristallina), così come abbiamo tutti un’altezza, un peso e un colore degli occhi. Siamo fatti di decine e decine di caratteristiche “sociali” (coraggio, riflessività, prontezza di spirito, adattabilità, socialità, generosità) distribuite, ovviamente, in maniera diversissima fra gli individui. E poiché queste caratteristiche sono innumerevoli, è facile trovare qualcuno somigliante a noi (con diverse caratteristiche declinate nello stesso modo, per quantità e qualità) ma quasi impossibile trovare qualcuno identico (che mostri la medesima declinazione in ciascuna caratteristica, lo stesso coraggio, la stessa intelligenza, la stessa creatività…).

Naturalmente moltissimi fra noi hanno qualche caratteristica in cui eccellono e qualcun’altra in cui sono pessimi. Così qualcuno potrebbe essere, per esempio, un vigliacco ma intelligente. Un creativo ma violento. Un caritatevole ma ottuso. Se siete dei coraggiosi, e considerate questa la vostra migliore qualità, disprezzerete il vigliacco e non darete importanza alla sua intelligenza, anche se vi potrebbe essere utile. Se siete parte di una comunità di artisti, la riprovazione sul collega tanto creativo che picchia la moglie sarà minima, perché amerete le sue opere.

Tendiamo insomma a giudicare gli altri semplificandone la personalità nell’ambito di poche caratteristiche che ci sembrano importanti (probabilmente perché simili a quelle che crediamo nostre), e non dando importanza alle altre.

Trasferiamo tutto questo nella vita sociale e nella sfera politica: se siete del PDL siete un nemico a prescindere, perché siete di destra, un liberale meritocratico, favorite le diseguaglianze… se poi dite delle cose sensate su un qualche argomento (perché siete competenti e motivati su un tema) non le prendo neppure in considerazione perché vi ho etichettati come “nemici”. Traslate l’esempio al M5S, al PD o a quel che vi pare. Noi etichettiamo le persone sulla base di pochi elementi, e trascuriamo tutti gli altri come se le persone non fossero in realtà complesse, sfaccettate, molteplici. Trascuriamo insomma il fatto che avere una o più caratteristiche per noi negative non significa averle tutte negative, e anzi ce ne potrebbero essere alcune fortemente positive.

Nel clima di guerra fredda civile in Italia abbiamo acutizzato ed esasperato la divisione fra noi sulla base di poche caratteristiche, poche e stereotipate, e ci priviamo di ogni mezzo per cogliere invece gli elementi positivi che pure convivono in quegli stessi “nemici”. Nel PDLlino io vedo il subalterno di Berlusconi; nel grillino l’ottuso archiviatore di scontrini; nel PDino il confuso e ondivago “traditore” delle promesse elettorali. Ma molti di costoro (non dico “tutti”, no, non lo dico) vivono una complessità di valori, idee, proposte, slanci, molti dei quali possono in realtà convergere coi nostri.

Oltre la guerra fredda civile in Italia. Io trovo esasperante, stupido, inaccettabile il continuo riproporre questi cliché sterili basati sulla riduzione delle caratteristiche. Un solo esempio: I politici sono TUTTI ladri. Tutti? Qualcuno, indubbiamente troppi, e forse qualcuno non è ladro ma ha consentito ad altri di esserlo. Ma posso dire che non credo affatto che siano “tutti” ladri? No, non è solo un modo di dire. É un modo sciocco e rozzo per generalizzare un’etichetta negativa, stigmatizzare, annullare un avversario (qui, ovviamente, la kasta) sulla base di una caratteristica letta in maniera generalizzata e manichea. Chi non sa distinguere, articolare l’analisi e proporre argomenti, è un nemico della democrazia. Se non sai distinguere generalizzi, semplifichi, diventi parte del problema. Se non sai vedere la complessità e l’ambiguità e la quantità di sfaccettature in ogni individuo, a partire da te stesso, e continui a distinguere il mondo in buoni (te e chi la pensa come te) e cattivi (tutti gli altri, a partire da “loro”), sei solo un omologato, funzionale al sistema. Semmai un omologato rivoluzionario (così tu puoi credere) tanto indignato di fronte alle evidenze dell’ingiustizia, in così tanta, e rumorosa, compagnia. Ma resti funzionale al sistema che credi di volere abbattere perché non sai analizzare, distinguere, interpretare. E quindi, di conseguenza, proporre, costruire, giudicare.

Il grande riassunto che include le puntate precedenti. Di queste cose parlo da un po’ qui, grazie all’ospitalità di MenteCritica:

  • del linguaggio stereotipato che non serve a niente tranne che a consolarci ho parlato QUI e anche QUI; questo linguaggio dell’indignazione in poltrona, che ripropone cliché vuoti, parla a comunità circoscritte di “indignati” (negli esempi che ho riportato) e politicamente è sterile;
  • della necessità di spogliarci delle ideologie, delle retoriche (del linguaggio e dell’azione) e considerare con maggiore freddezza la realtà ne ho parlato QUI; per me questo testo è una personale pietra miliare, mi piacerebbe molto voi lo leggeste perché è la base per capire appieno il post qui sopra;
  • il “manifesto” anti-omologazione infine, un po’ la conclusione del post segnalato al punto precedente, lo trovate QUI.

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