Chi comanda a questo mondo? [I]

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Siamo sempre più numerosi a chiederci: “Chi comanda a questo mondo?”

Nessun interpellato, ad oggi, è stato in grado di darci una risposta soddisfacente. Anche perché quelli che ci premono sono i nomi, e i cognomi, e magari anche gli indirizzi.

Qualcosa, per lo meno, l’abbiamo assodato: il potere non passa di mano in mano a chi assume una carica pubblica. Non funziona così. E’ del tutto fuori strada chi pensa che i vari presidenti di questo o quel Paese decidano qualcosa. Il potere, quello vero, è stato accumulato e trasmesso per secoli, millenni, di generazione in generazione, di padre in figlio, gelosamente, a prezzo di compromessi, intrighi, tradimenti, riti, omicidi, faide e chi più ne ha più ne metta. Una fatica boia, va ammesso. Il potere non è roba che si concede ogni quattro o cinque anni a persone fotogeniche e di lingua sciolta.

Purtroppo ci hanno cresciuto male e quando ci chiediamo: “Chi comanda a questo mondo?” d’istinto tendiamo a guardare verso l’alto, verso le cime delle piramidi di cartone messeci in testa da secoli di pessima istruzione ed affilata propaganda. La lista nera che ne segue è sempre più o meno la stessa:

 

. Obama, presidente degli Stati Uniti d’Ammerica

 

 

. Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU

 

 

 

 

. Putin… Vladimir Putin, presidente della Russia

 

 

 

 

. Hu Jintao, ma solo quello che fa il presidente della Cina

 

 

 

 

Negli ultimi anni sono salite alla ribalta le nuove stars dell’economia:

 

. Mario Draghi, presidente della BCE

. Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve

. Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale

 

Le varianti mistiche sono per un pubblico di nicchia ma non passano mai di moda:

 

. il Papa

. il Papa Nero

. Satana incarnato (se non coincide con uno dei primi due, o con entrambi)

 

E via discorrendo. Chi si è fossilizzato su queste liste è proprio fuori strada, specie quelli che si attengono alla prima. Tutti i caratteristi elencati non hanno potere. Hanno una carica. Una carica che rivestono perché sono dei devoti yesmen di qualcun altro.

Facciamo un passo indietro e consideriamo la figura del presidente degli Stati Uniti nella storia recente, F. D. Roosevelt ad esempio. Agli occhi dell’ortolano di Vercelli, il presidente degli USA in piena seconda guerra mondiale appariva di gran lunga l’uomo più potente del mondo ed ogni bomba che pioveva sulla testa ne era una conferma. In generale, i presidenti americani del passato rivestono il ruolo di “uomini più potenti del mondo” nell’immaginario delle ingenue generazioni che ci hanno preceduto. Amati o odiati secondo i punti di vista, si dava per scontato che potessero dire no a chiunque: a mezzo mondo (prologo), ai tedeschi (I° atto), ai russi (II° atto), ai cinesi (III° atto) persino a rischio di provocare, prima che si chiudesse il sipario, una Terza – tanto attesa – Guerra Mondiale (epilogo). Chi, in un’osteria di Casalpusterlengo, avrebbe negato che Roosevelt fosse un uomo dai poteri quasi illimitati? Chi, di tutti i cittadini di Pieve Emanuele, avrebbe avuto l’ardire di rivolgergli la parola? Per l’uomo della strada, soggetto alla paura ed al fascino del male, le cose stavano così. E stettero così anche dopo Roosevelt. Quella che il presidente degli Stati Uniti fosse un carismatico superuomo irraggiungibile, il “padrone” del mondo, era una convinzione quasi universalmente diffusa fino a qualche tempo fa, nonostante la faccia da ragioniere di Truman e la comparsata di Kennedy.

Oggi, dopo un triennio con un nero bighellone alla Casa Bianca, anche la gente comune ci sta arrivando che quello lì non può essere l’uomo più potente del mondo. Se Obama è stato messo lì, ciò è stato fatto anche allo scopo di depotenziare – ed in ultimo delegittimare – la figura del politico come decisore nell’immaginario collettivo, occidentale e non solo. Un o’ò come Prepuzio Mussoloni da noi.

Ed io, incidentalmente, mi vedo impossibilitato a non contribuire a tale fine corroborando in ciò la tesi che il nostro destino comune è già scritto, alla faccia di tutta la buona volontà che possiamo metterci.

Fuori dai denti… Obama, ad una cert’ora della sera, si siede su una poltroncina accanto a un lume e qualcuno gli passa il copione per il ciak successivo. Lui se lo legge, memorizza e il giorno dopo, ripete.

 

Continua…

 

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