Che Fine ha Fatto l’Abolizione delle Province? 33


In Italia esistono 110 province. La lista completa potete vederla a questo link. Si va dai 3.700.424 abitanti della provincia di Roma, distribuiti su 121 comuni, ai 58.389 di Ogliastra (Sardegna) concentrati in  appena 23 comuni. La provincia di Torino è quella che conta più comuni (215), mentre quella di Trieste ne ha solo 6. Bolzano e Foggia le più estese (7.396 e 6.966 Km2 rispettivamente), Prato e Trieste le più piccole (365 e 212 Km2 rispettivamente). 2625 abitanti per Km2 in quella di Napoli, appena 31,3 in quella di Ogliastra.

Impossibile cercare una relazione tra la decisione di istituire una provincia ed uno qualsiasi di questi dati. Semplicemente non c’è. Le province sono, con ogni evidenza, istituite per motivi politici e non pratici o amministrativi. La prova più evidente è il moltiplicarsi di province negli ultimi anni. A fronte della stazionarietà della crescita demografica italiana, del miglioramento dei trasporti, del progresso dei sistemi di comunicazione e dell’aumento del trattamento automatico dei dati, si è avuta una forte dispersione amministrativa in luogo di una concentrazione.

Dal 1992 al 2009 le province sono passate da 95 a 110. Non basta. E’ notizia di ieri che il consiglio provinciale di Vibo Valentia (provincia istituita solo nel 1992 su iniziativa del senatore Antonino Murmura) ha suddiviso il territorio della provincia in cinque circondari. Il circondario è un ente amministrativo intermedio tra provincia e comune. Istituito nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, è stato soppresso nel 1927. Nel 2000, il testo unico degli enti locali lo ha formalmente reintrodotto. Oltre ai cinque creati da Vibo Valentia ci sono i circondari di Torino (Ivrea, Pinerolo, Susa, Lanzo), Venezia (Veneto Orientale), Bologna (Imola), Forlì-Cesena (Cesena), Firenze (Empolese-Valdelsa), Livorno (Val di Cornia), Siena (Val d’Elsa, Chianti Senese, Crete Senesi, Val di Chiana, Val d’Orcia-Amiata, Val di Merse), Reggio Calabria (dello Stretto, della Piana, della Locride).

Le province hanno competenze generiche e di difficile determinazione, spesso in palese sovrapposizione con i comuni e le regioni. Esiste anche un corpo di polizia provinciale. Evidentemente vigili urbani, polizia, carabinieri, polizia forestale, polizia penitenziaria e guardia di finanza non erano sufficienti.
Anche se le funzioni delle province non sono chiarissime, il costo dell’istituzione è di sedici miliardi e mezzo all’anno284 euro a testa, neonati ed immigrati clandestini compresi. Per una famiglia di 4 persone è praticamente uno stipendio all’anno. Infatti, che si tratti quasi di una regione, come nel caso di Torino, o che si tratti di una specie di quartiere cittadino, come Ogliastra, l’apparato politico e burocratico di un ente provincia è praticamente lo stesso.

Che abolire le provincie non sia un’amenità è, anzi era, condiviso da quasi tutte le forze politiche. Almeno a chiacchiere. Il proposito rientrava nei programmi dell’attuale coalizione di governo, con la sola eccezione della Lega, ma nessuna azione in questo senso è stata mai intrapresa. Anzi, il movimento d’opinione che si era creato per sostenere questa ottimizzazione della spesa pubblica si è praticamente disciolto nel nulla.

Il quotidiano Libero ha cancellato la pagina del suo sito dove lanciava una sottoscrizione di firme per la soppressione delle province (riferimento qui). Il sito del comitato promotore è fermo al 9 giugno del 2009. Lo stesso Beppe Grillo ha tolto l’argomento dalla home page del suo sito forse per far posto al bannerino per il salvataggio degli orsacchiotti della luna. La pagina di wikipedia sui costi delle province è stata cancellata il 26 gennaio 2010.
L’ultima traccia ufficiale delle intenzioni della maggioranza è del dello scorso primo aprile. Visto il giorno, le esternazioni di Maroni e di Brunetta suonano un po’ come uno scherzo. “Riforma in sette giorni, via tra 5 anni” . Certo, come no.

Comunque, chi aveva creduto veramente al fatto che i partiti potessero rinunciare a 110 poltrone da presidente e a qualche migliaio di posti tra assessori e consiglieri provinciali, senza contare l’immenso bacino di clientele coltivabile attraverso le assunzioni nelle amministrazioni provinciali?

Sedici miliardi all’anno in più da gestire non sono noccioline. Infatti, nella seduta del 13 ottobre scorso, la discussione in parlamento sulla legge costituzionale per l’abolizione delle province presentata dall’IDV, viene rinviata sine die con il voto congiunto di PD, Lega e PDL.

E’ da notare che la finanziaria 2010 aveva imposto una riduzione del 20% del numero di assessori e consiglieri tra province e comuni, praticamente 35.000 poltrone in meno (in Italia l’industria “Politica” dà lavoro a circa 400.000 addetti tra eletti e funzionari di partito. E’, in assoluto, l’azienda con il maggior numero di lavoratori.  In Italia ci sono circa 100.000 carabinieri. Se si dovesse venire alle mani, il rapporto è di uno a quattro). La norma, però, ha vissuto solo 12 giorni perché il 13 gennaio è già stata rinviata al prossimo anno dal decreto legge denominato “INTERVENTI URGENTI CONCERNENTI ENTI LOCALI E REGIONI“, che, all’art. 1 c. 3, dispone:

“Le disposizioni di cui ai commi 184, 185 e 186 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 2011 ai singoli enti per i quali ha luogo il rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo”.

Ovviamente, fino al 2011, c’è sempre tempo per un’altra dilazione o per una definitiva soppressione. Vogliamo scommettere?

In ultimo, ritengo utile citare la risposta che la candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha dato ad un lettore del suo blog quando le è stato chiesto cosa ne pensava dell’abolizione delle provincie.

Il tema non fa parte delle competenze di un Presidente di Regione, ma voglio dire la mia comunque. Sono contraria all’abolizione. Sarebbe una misura demagogica e inutile. In ogni nazione esistono enti intermedi tra la regione e i comuni, cui sono affidati compiti di coordinamento territoriale. Naturalmente bisogna evitare sovrapposizioni tra le diverse competenze, snellire gli apparati e non rimpolparli continuamente, combattere le clientele. Ma è certo che vi sono temi che richiedono un intervento sovracomunale e non possono essere affidati direttamente alla regione.

Simpatico esercizio di equilibrismo semantico. Probabilmente è vero che esistono enti amministrativi intermedi nelle varie nazioni del mondo, anche se si dimentica che le contee americane e i circondari rurali tedeschi, per esempio, sono suddivisioni di stati federali che non possono essere paragonati alle nostre regioni le cui competenze sono esclusivamente amministrative.

In Francia, le 22 regioni sono suddivise in 100 dipartimenti. Tuttavia, le competenze regionali francesi sono molto limitate ed essenzialmente concentrate su istruzione e i trasporti pubblici. La confusione di competenze e la duplicazione di ruoli (si veda solo il caso della polizia provinciale) sono un’esclusiva quasi tutta italiana.

In quanto alla demagogia, sedici miliardi di euro all’anno sono una cifra piuttosto interessante. Probabilmente, l’abolizione dell’istituto non consentirebbe di risparmiarla integralmente, ma in un’ottica di riduzione della spesa pubblica  il problema andrebbe seriamente preso in considerazione, ma si sa, queste sono preoccupazioni per paesi in crisi, non certo per una nazione prospera come la nostra.

Attenzione: Il plurale di provincia è province, senza la “i”, ma non è sempre stato così.  Nella Costituzione, infatti, il plurale utilizzato è “provincie“. Per adattarlo alla moderna grafia sarebbe necessaria una revisione degli articoli. Si legga all’uopo l’interessante nota a questo link.
Comunque, se durante la lettura di questo post trovate un “provincie“, trattasi di banale errore ortografico e non di dotta citazione latina (N.d.A.).


33 commenti su “Che Fine ha Fatto l’Abolizione delle Province?

  • doxaliber

    Le province sono probabilmente apparati inutili. Tuttavia, oltre all’apparato politico, bisogna considerare anche i lavoratori di questi enti. Credo le voci di costo maggiori siano proprio negli stipendi dei dipendenti. Si tratta di costi che sarebbero semplicemente trasferiti tra Regione e Comune.

    Mi sorprende intanto questo concorso emanato dal Comune di Napoli. 534 unità non sono poche, c’era carenza di personale prima oppure ci sono stati tantissimi pensionamenti anticipati? Credo che lo Stato ed i suoi ministeri non emanino un concorso per 534 unità da secoli ormai.

  • Marista

    Al proposito sono rimasta meravigliata della affermazione della Bonino al momento di aprire la campagna elettorale, ha affermato di aver intenzione, una volta eletta, di collaborare con tutte le realtà presenti sul territorio, dalle Associazoni, ai Comuni, alle Provincie, rimarcando di aver bisogno dell’apporto di tutti, ognuno è utile. Sicuramente su radio radicale c’è la registrazone del suo intervento, ammetto di esserci rimasta male.

    • doxaliber

      Non mi è chiara quale sia la contestazione a Bonino. Per il riferimento alla provincia? Mi sembra logico non ignorare enti che comunque esistono e svolgono un ruolo, anche nel caso non si sia d’accordo sull’esistenza di tali enti.

  • Marista

    Ribadisco che ci sono rimasta male a sentire che la Bonino ha tenuto a precisare che avrebbe collaborato con “tutti i nominati” Comuni, cittadini, Province ed Associazioni, specificando che l’apporto di tutti è utile “nessuno è inutile”, credo che siano parole giustissime, come non essere d’accordo? Io seguo i radicali da decenni, seguo Emma Bonino, anche se non sono precisamente una sua fan, ma ne apprezzo le molte qualità, e so bene che difficilmente pronuncia una parola che sia una, così per caso, e mi sono fatta l’idea che la sua linea rispetto alla abolizione delle Province sia la stessa della Polverini, e ci son rimasta male, ho interpretato quello che ha detto come una affermazione di totale riconoscimento dell’esistente e della utilità dell’esistente, Provincia compresa.

    L’accenno al sito della radio radicale lo ho fatto poprio perchè di una impressione personale stavo scrivendo, forse spiegandomi male. Chi fosse interessato ad approfondire, se lo va a sentire e si fa una sua idea personale

  • fma

    Credo che alla lunga il meccanismo sia sempre lo stesso.
    Se tu sei nella posizione di poter fregare 10 centesimi a ognuno dei tuoi concittadini e quindi, potendo contare su sei milioni di euro, di ridistribuire 200 stipendi da trentamila euro annui cadauno a chi vuoi tu, puoi stare sicuro che i tuoi concittadini, ove tu sappia appena indorargliela, non ti odieranno per dieci centesimi e tu potrai contare su 200 fedelissimi, pronti a prostituirsi per te. Ove tu sia puntuale con i pagamenti, si capisce.
    Credo che il core businnes della politica, come s’intende da noi, per ora, sia tutto qua.
    Per cambiare le cose bisogna imparare a badare ai dieci centesimi.
    All’inizio dell’anno il mio barista ha aumentato il caffè di dieci centesimi e io ho cambiato bar.
    Da parte della politica sono sempre in attesa di un partito che arrivi a fiutare la miniera d’oro, secondo me, su cui potrebbe mettere le mani se uscisse dalla logica perversa che ho detto prima.
    Devo però dire, a onore del vero, che il bar dove andavo prima é sempre discretamente frequentato.
    Perché gli italiani non badano ai dieci centesimi e i baristi lo sanno.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      è esatto.
      stupisce però che un meccanismo così evidente non generi un logico disappunto.
      il problema è di chi paga le tasse. a quanto pare questi soggetti non fanno opinione in italia. forse sono troppo pochi.

  • Gunnar

    Vorrei, sommessamente ovvio, dissentire. Non si tratta di contestare la sostanza del discorso. E’ vero che le Province potrebbero essere facilmente assorbite dalle Regioni. Ma ci sarebbe un buco da riempire in qualche modo, in altri termini ci sarebbero delle persone che dovrebbero comunque fare le cose che le Province fanno. Ciò che si eliminerebbe non è una struttura ma solo l’apparato politico che lo governa: parlamentino, commissioni, consiglieri, e tutta la pletora dei “clientes” che vi ruotano intorno. Indubbiamente sarebbe un bel risparmio.
    D’accordo anche sul fatto che esistono province davvero impresentabili e del tutto clienteelari, microstrutture costruite apposta per piazzare parenti e amici, insomma un modo per costruire un elettorato controllato.
    Ma, ed ecco i dubbi, chi farà le cose che solo le strutture porviniciali ora fanno. Chi appronterà un piano di controllo idrografico con validità triennale per il reticolo delle acque del territorio? E chi si occuperà del controllo rurale delle aree a bosco e a brughiera (ce ne sono ancora sapete)? E chi avrà cura di controllare le aziende di turismo, e le officine che rilasciano il bollino blu, e che rilascerà le autorizzazioni al trasporto dei rifiuti, e alla gestione dei rifiuti e all’apertura delle cave, e al controllo dell’attività venatoria e piscatoria? E chi si occuperà delle strade intercomunali, e di quelle statali non più statali ma di compartimenti regionali e che molte regioni hanno delegato alle province? E chi si occuperà del demanio delle acque interne e dei fiumi e dei canali d’irrigazione? E chi gestirà il settore della formazione degli adulti, della terza età, dei disabili? Chi controllerà le strutture stabili di una gran quantità di scuole secondarie e di istituti i cui apparati amministrativi sono direttamente dipendenti dalle province? E chi ancora interverrà sugli sversamenti di idrocarburi, sul controllo delle aziende produttrici di rifiuti e sulla gestione dei trasporti di ADR (rifiuti e merci pericolose su strada)?
    Ecco. Non mi aspetto risposte ma le cose stanno proprio così. Inoltre e per chiudere, la “polizia provinciale” ha il compito di controllare tutte le attività prima elencate e altre ancora. Fa tutto ciò che non fanno altri corpi di polizia ma soprattutto controlla il settore ambiente e la gestione dei rifiuti. Forse che lo fa qualcun altro? Ah già c’è il NOE (nucleo ecologico dei carabinieri) ma esso agisce su grandi crimini, e poi finisce sui giornali con il formidabile apparato propagandistico di cui dispongono, anzi quelli prima fanno le indagini, poi organizzano la conferenza stampa e solo dopo fanno l’operazione conclusiva così hanno già tutto pronto per la TV.
    Gli operatori di polizia provinciale sono poliziotti a tutti gli effetti, vero. Ma fanno un lavoro oscuro e ben poco riconosciuto. Un dato per tutti. Nella sola Lombardia la polizia provinciale ha denunciato più di duemila soggetti per gestione illecita di rifiuti e in alcuni casi si trattava di soggetti piuttosto pericolosi aderenti alla criminalità organizzata.
    Aboliamole pure le province ma direi di farlo con intelligenza.

    • fma

      Poffarbacco!
      Al cospetto d’una simile mole di lavoro sedici miliardi e mezzo (di euri, all’anno), diventano bruscolini!

      Chi appronterà un piano di controllo idrografico con validità triennale per il reticolo delle acque del territorio?

      Al solo pensiero mi si accoppona la pelle.
      Vuoi vedere che le acque, oggi così a modo, davanti all’abolizione delle province se n’andrebbero ognuna per i fatti propri, esondando come gli pare e piace?
      :mrgreen:

      • Gunnar

        Va bene un po’ di sana ironia. La prendo così.
        Purtroppo è esattamente così che le cose stanno. E non c’è molto da aggiungere se non che sarebbe opportuno andare in giro per gli uffici provinciali a fare un po’ di indagini per rendersene conto. Almeno in Lombardia, nel Veneto, in Emilia Romagna e in Toscana è esattamente così che le cose stanno. Di altre province non parlo non ho dati sufficienti.

        • fma

          Il problema, secondo me, non verte intorno alla domanda se le province svolgano una qualche funzione utile, oppure no. Quanto intorno all’altra domanda: se il rendimento della macchina provinciale, così com’è, sia accettabile, oppure no. E, ove si ricada nel secondo caso, se la macchina sia emendabile con una qualche modifica che ne preservi comunque l’impianto, o se sia meglio rompere e rifare.
          In questo secondo caso basterebbe riassegnare le funzioni utili svolte dalle province (poche a mio parere) a enti già esistenti (comuni, regioni), o a enti tecnici creati ad hoc, che magari già esistevano (vedi ANCC).
          Per una valutazione, certamente non di parte, sui flussi finanziari delle province vedi: http://www.upinet.it/upinet/contr_edit.bfr

        • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

          Gunnar
          mi risulta che tu sia persona informata dei fatti. La tua opinione, di conseguenza, va tenuta nel debito conto.
          Quel che manca, però, è una considerazione sul rapporto costo/servizi che, nel caso delle province, è probabilmente da verificare.

          Non è possibile continuare a pensare che si possa risparmiare nell’amministrazione pubblica senza ottimizzare.

    • Giacomo

      Non occorre istituire un ulteriore corpo di polizia per fare quanto descrivi. Basterebbe potenziare quelli già esistenti, forestale compresa. E non occorrono normative provinciali per far sì che le cose funzionino: la giurisprudenza nazionale è più che sufficiente.

  • Giacomo

    La Polizia Provinciale…da quando anche loro si sono armati di laser ed autovelox sulle strade statali oltre alla Polstrada ed ai Carabinieri occorre prestare attenzione anche alle loro pattuglie.

    Ecco cosa fa la Polizia Provinciale! (e come campa…)

  • Gunnar

    Non ci siamo, o forse, meglio, male mi sono espresso.
    Chi dice che deve esserci per forza la polizia provinciale? La Provincia non legifera. Non ne ha il potere. Può solo controllare che le leggi statali e regionali vengano rispettate. Il piano idrografico è uno strumento che può essere usato bene o male. La polizia provinciale è uno strumento che può essere usato bene o male. Se gli amministratori e coloro che ad essi danno direttive (i politici di turno) impiegano male le risorse e dispongono indirizzi operativi balordi (come utilizzare gli operatori della Pol Prov per fare controlli sulle strade è un problema di mal costume politico e gestionale. Come mandare gli ingegneri elettronici a fare i controlli sulle utenze domestiche degli impianti elettrici. La forestale, non è in grado di fare quelle cose perché il ministero da cui dipende non glielo consente e la loro legge di riferimento risale agli inizi del secolo scorso.
    Nessun forestale e nessun poliziotto farà mai un controllo sulla gestione dei rifiuti, sul loro trasporto ecc.. Credimi pure, so molto bene di cosa parlo.
    In ogni caso ripeto, aboliamo pure le Province tanto un buco in più o in meno è la sostanza che conta.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      la frammentazione delle competenze fra i corpi di polizia in Italia è un problema serissimo.
      l’impossibilità di centralizzare il lavoro di indagine e la sovrapposizione delle competenze non aiuta né sul piano ambientale né nella lotta al crimine.
      non è solo un problema della polizia provinciale.

  • Gunnar

    Sia fma che cn argomentano fin troppo bene e non sono da mettere in discussione le loro tesi né per il contenuto né per la finalità implicita la quale soltanto un decerebrato potrebbe mettere in discussione.
    Ottimizzare. Va bene. Ma il vero nocciolo è al vertice e non alla base. Le Province, come le comunità montane e altre facezie simili, sono la base, sono le istituzioni povere, sono i luoghi in cui si fanno le cose che in alto nessuno ama fare.
    CIò che in fondo avevo desiderio di sottolineare è proprio questo fatto. Gli organi centrali (direzioni, settori e uffici della pubblica amministrazione nonché apparati di controllo e di vigilanza avrebbero infinite possibilità di decentrare uffici di delegare compiti e localizzarli sul territorio.
    Questo si che consentirebbe di abolire province e altri innumerevoli enti la cui utilità istituzionale è a dir poco dubbia.
    E fin qui nulla da eccepire.
    Fatto è, tuttavia, che “delegare a funzionari e responsabili di servizio compiti amministrativi secondo una rete di canali e di funzioni in modo tale che grado dopo grado ci sia una catena di responsabilità oggettiva comporterebbe l’abolizione non solo di province e altre amenità ma la rinuncia al serbatoio di voti controllabili.
    E, nel frattempo, mentre si scatenerebbe la guerra civile, le cose andrebbero in malora.
    La scelta di tenere le Province è solo il male minore rispetto a ciò che realmente accadrebbe in loro essenza.
    Esistono alcuni settori (leggasi dirigenti e funzionari) della Pubblica amministrazione, e per alcune regioni di cui ho già detto, ne sono personalmente testimone, che lavorano proprio nel senso di scorporare fette di potere assumendo come riferimento non solo il puro risparmio (che per la spesa pubblica sarebbe già cosa buona e giusta) ma anche creare una rete di deleghe utilizzabili dalle persone che già lavorano e conoscono i problemi ma non possono decidere e tanto meno scegliere le politiche più utili. Possono suggerire, indirizzare, lavorare ai fianchi, insomma, con enorme dispendio di energie e grande sacrificio personale non riconosciuto e ancor meno retribuito. Lo fanno perché si rendono conto che alla lunga saranno in molti a dover pagare la miopia dei gran commis e dei super burocrati al servizio di governanti corrotti e stolti e assistiti da legulei partigiani e strapagati.
    Si tratta di pochissimi partigiani del buon senso oltre che di professionisti (interni alla pubblica amministrazione) onesti che si sono messi in testa la strana idea che le cose possano cambiare in meglio.
    Un saluto

    • Giacomo

      “E, nel frattempo, mentre si scatenerebbe la guerra civile, le cose andrebbero in malora.”

      Dubito fortemente che nel nostro paese possa scatenarsi un conflitto del genere…non è accaduto per episodi ben più gravi figuriamoci per quanto temi.

      Nel frattempo, sono freschissimo da un lavoro condotto proprio presso la sede della Provincia di Roma negli uffici di via delle Tre Cannelle…meglio di me ha fatto solo Paolo Villaggio nel commentare quanto ho visto in tre giorni che ho passato là dentro…Ci saranno sicuramente “partigiani” e “seri professionisti” anche nella PA ma finora in tanti anni che la frequento da esterno non ne ho visti.

      Comunque sia ormai i libri di Stella e Rizzo saranno relegati negli scaffali dedicati alla fantascienza 🙂

  • Enzo Baganzani

    Pacato dibattito ed interessanti commenti pro e contro questo chiacchierato ente dello Stato, spicca, comune in tutti, l’elevato costo dell’ente ed il ruolo talvolta improprio (clientelismo) nella sua gestione…perche’ non iniziare con una operazione chirurgica su queste due croniche patologie?

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