Che Bella la Pubblicità!
17 aprile, 2007 di freedom
Archiviato in Consumo CriticaMente
Un’ azienda deve far conoscere il proprio prodotto e deve fare in modo che la percentuale di persone, anzi di potenziali consumatori, sia la più alta possibile. Il problema è che, come detto prima, le aziende vedono le persone esclusivamente come potenziali consumatori. Il loro obiettivo è vendere prodotti e servizi in modo tale da ricavare un guadagno. Senza una particolare etica, le aziende sono delle macchine che hanno il compito di accumulare capitale. Adesso non voglio entrare nel merito di questo. Non voglio esprimere una posizione del tipo “mi sembra giusto o no”. Mi voglio soffermare sul mezzo che utilizzano per far conoscere i loro prodotti: la pubblicità.
Ormai siamo tutti abituati a vedere pubblicità ovunque. Basta guardare la tv, ascoltare la radio, fruire dei media in generale o anche delle nuove forme di comunicazione, come Internet. Fin qua nulla di strano. La pubblicità è l’anima del commercio. Tramite questo strumento il venditore cerca di far leva sui bisogni del consumatore, siano essi veri o indotti.
I bisogni indotti sono tali in quanto la pubblicità presenta una realtà alternativa che diventa il desiderio del consumatore. Quindi il compito della pubblicità non è più quello di presentare il prodotto esaltandone le caratteristiche, ma è quello di creare un concetto, un’idea, uno scenario per contestualizzare il proprio prodotto. Pensiamo a quale è l’immagine della realtà presentata dalla pubblicità. A mio avviso un’immagine paradossale e caricaturale dalla vita, una serie abnorme di stereotipi e luoghi comuni.
Un tema ricorrente nelle pubblicità è quello della famiglia. Il padre bellissimo, età media tra i venticinque e i trenta anni, si alza la mattina per andare a lavorare. Si rade, guarda la moglie anche lei bellissima e rigorosamente in abiti succinti, va a fare colazione e si mette a fare a gara con la moglie per vedere chi arriva primo per mangiarsi mezza scatola di cereali contenenti fibre e vitamine a b c d e chi più ne ha più ne metta. Il tutto inzuppato nel latte che, grazie ai miracoli di non so quale scienza, contiene delle molecole solitamente presenti nei pesci. Dopo di che si prepara per andare a lavoro. Prende la 24 ore e parte con il suo SUV nuovo fiammante. Percorre strade deserte senza traffico e si gode il bellissimo panorama. Arriva in ufficio e saluta i colleghi, tutti più o meno della stessa età. Quando è in riunione con i suoi colleghi c’è chi fa i disegnini sul notes e chi gioca come un cretino con il collega. Tanto se li scoprono non gli dicono niente. Dopo aver lavorato 4 ore al giorno per 6.000 euro al mese, con i quali mantiene moglie figli villone e SUV, logicamente torna a casa e ha tutto il pomeriggio libero per occuparsi della moglie, dei figli e del giardino. La sera si esce. Si lasciano i figli con la baby sitter. Però, questa volta, si prende la macchina buona. Una bella berlina e si va al ristorante al cinema a teatro. Non si fa i conti sul prezzo del cinema, quello del ristorante e quello del teatro, tanto c’è la carta di credito.
Poi c’è la moglie. Sempre una bellissima ragazza. Solitamente circa 5 anni in meno del marito. Anche lei lavora, ma riesce lo stesso a pulire la casa, portare i figli a scuola, in palestra, a calcetto e a preparare pranzo e cena. Questo grazie a vari vasetti contenenti strani intrugli con le solite vitamine abcde che la tengono in forze e gli danno quella vitalità necessaria per affrontare la giornata. Lei è molto attenta alla linea. Per questo prende regolarmente delle pillole che si attaccano al grasso impedendo al corpo di assimilarle e, per qualche strano motivo, è fissata con i problemi intestinali. Quindi, dopo aver fatto colazione a base di fibre, durante la giornata beve ettolitri di acqua minerale che non ti gonfia la pancia perché è l’acqua che elimina l’acqua. Poi si depura. Lo fanno anche le suore che poi vanno a fare plin plin.
Ma il momento più bello per le donne della pubblicità è nei giorni del ciclo, perché in quel periodo del mese possono sfogarsi. Grazie agli ultimi ritrovati dell’industria medica-intimo-idraulica, possono fare tutto quello che prima non hanno mai fatto. Tipo saltare col paracadute o andare in bicicletta. Per il resto, la moglie pubblicitaria è molto dolce e nei ritagli di tempo inforna biscotti per il suo maritino tornato stanco dal lavoro.
Infine ci sono i figli. Circa 5/10 anni in meno dei loro genitori. Si alzano la mattina grazie alla chiamata amorevole della madre oppure grazie alla fragranza della loro colazione preferita. Colazione a base di cereali ricoperti di cioccolato che sono buoni e fanno crescere sani e forti. Poi vanno a scuola. Non studiano mai, ma vanno benissimo, forse per via delle vitamine abcde contenute nella colazione nonché nella loro merendina preferita. Già ad un anno conoscono l’alfabeto, sempre per via delle vitamine, i cui nomi hanno imparato a memoria. Tornati da scuola si prestano a fare numerose attività extra scolastiche quali palestra, calcetto, musica, karate e, se rimane tempo, aiutano la mamma nelle faccende domestiche.
Questa è la famiglia del mulino bianco che ci è presentata nella pubblicità. Il concetto trasmesso è che “anche tu puoi avere una vita perfetta, basta che compri i nostri prodotti“. Peccato che la vita vera sia tutt’altra cosa. Famiglie che non arrivano alla fine del mese, con i genitori che non possono stare tutto il tempo che vogliono con i loro figli perché devono lavorare giornate intere per mantenerli. Trovare casa è difficilissimo e ci si sposa sempre più tardi. Ci sono i problemi, alcuni piccoli altri più grossi. Questa è la realtà e chi si occupa di pubblicità lo sa. Il consumatore per svolgere suo compito deve avere un desiderio spesso indotto. Come posso migliorare il mio stile di vita? La risposta ce la danno i pubblicitari.
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bellissimo articolo
Complimenti, davvero un bell’articolo!
Anche io ho parlato di pubblicità qualche tempo fa, notando qualcosa di simile, ma il tuo è davvero tutt’altra cosa: bravo!
complimenti freedom, ma ti sei dimenticato l’anello del piacere che ancora non ho capito cos’è.
interessante punto di vista, fresco e razionale.
mi induce peraltro una riflessione su questo feedback che si crea nelle vite dei commerciali, intenti a cercare di venderti un prodotto (non loro spesso) e comunque vittime del loro essere consumatori (pertanto bersagli di altri pubblicitari)
Articolo carino. Dalle tue pagine vorrei far partire la mia iniziativa per ridare dignità alla grammatica italiana. Mi spiego, ormai tutti usano indistintamente “gli”, anche quando ci si riferisce al genere femminile (anche tu non ti sottrai a questo errore). Questo avviene sia nella forma parlata che scritta. Per favore: se si parla di una lei si deve usare “le”, vi prego, come dicevano Aldo, Giovanni e Giacomo “la grammatica è importante”:)
grazie a tutti troppo buoni
@marco il buono: si effettivamente me ne sono dimenticato il che è grave
@dalse: quindi se ho capito bene tu ti riferisci hai commerciali che vendono un prodotto e che al loro volta sono intenti a comprare altri prodotti per soddisfare i loro bisogni, si, siamo tutti abituati a vedere il commerciante nell’intento di vendere ma non pensiamo mai che anche lui è un consumatore come tutti gli altri
volevo ringraziare mente critica per avermi ospitato in questo luogo di luce
Oi bellissimo articolo, ma noto, come marco il buono, che hai descritto tutta la giornata tranne la notte, durante la quale i figli hanno sempre tosse/raffreddore che passa all’istante con un solo cucchiaio di sciroppo e non si fa minimamente fatica a farli riaddormentare!
@giulietto: e vero hai ragione, la grammatica è importante
ps. grazie ancora a mente critica per aver corretto il post
@giorgia: e vero! basta uno sciroppo e passa tutto (a volte grazie anche ad una strana aura fosforescente che attraversa il corpo) e tutto passa in un act
Per non dimenticare la mamma che non si incazza mai quando i figli arrivano a casa infangati come maiali e le sporcano il pavimento appena tirato a lucido. Anzi sorride e dice: “che inguaribili monelli!”