Cesarismo o Democrazia 33


E’ stata sottolineata dai media la frase pronunciata dal presidente della Camera Gianfranco Fini riguardo ai rischi di “Cesarismo” presenti nel Popolo della Libertà per lo straripante potere del suo leader Berlusconi. In effetti non si può proprio dire che quel partito brilli per meccanismi democratici al suo interno (almeno per quanto è possibile vedere dal di fuori). Il tutto sembra muoversi solo in base a decisioni monocratiche, e le scelte dei notabili di partito sembrano fatte per cooptazione, per chiamata diretta da parte dell’Onnipotente (brianzolo, non celeste), proprio per non contrastare, anzi rafforzare ripetendole un po’ a pappagallo ovunque, le decisioni prese dal Leader indiscusso del PdL.

Spostiamoci sull’altro versante. Sono di pochi mesi orsono, risalgono all’ascesa di Veltroni all’incarico di Segretario del PD, i maldipancia del PD sul presunto “cesarismo” dello stesso Walter che pretese (inaudito!) di avere titolo a designare per-so-nal-men-te un terzo dei candidati alle politiche, lasciando gli altri due terzi alle componenti DS e Margherita. E’ invece di qualche giorno fa la notizia che il congresso del Partito Democratico (l’evento in cui i vertici del partito si interrogano sulla linea politica e si sintonizzano coi delegati che rappresentano la base elettorale) si terrà nell’autunno del 2009, mentre il 19 dicembre prossimo le divergenze interne verranno discusse ad una riunione della Direzione del PD. Questo perché da un po’ la leadership di Veltroni è fortemente appannata e perfino Crozza dagli schermi di Ballarò tempo fa si chiedeva quando – con un Congresso – la si potrà rimettere in discussone.

C’è poi la notizia delle dimissioni di Renato Soru, “Governatore” della Regione Sardegna, a seguito della sonora bocciatura (55 voti contro, 21 a favore) di un emendamento fortemente voluto dal Governatore stesso alla legge urbanistica regionale da parte del Consiglio Regionale. Eppure Soru ottenne un mandato pieno dai propri elettori, e noi ci siamo abituati a pensare che i Governatori, come i Sindaci, siano coloro che, nell’ambito delle cariche elettive, proprio per la loro elezione diretta, riescono meglio di tutti ad esercitare i poteri che il mandato attribuisce loro.

Ho accostato queste tre notizie per riflettere un po’ sul concetto di “cesarismo” e su come possa essere facilmente confuso con quello di leadership.

La leadership non si compra al mercato, la si conquista giorno dopo giorno con l’esercizio della propria azione (in questo caso: la propria azione politica). Che anche in politica ci si debba guadagnare la leadership è troppo scontato per doverlo ulteriormente argomentare. Quando si parla di “cesarismo” credo che si intenda l’eccesso di leadership proprio di coloro che esagerano nell’esercizio del potere che viene loro conferito dagli elettori e non sentono il bisogno di altre investiture, di ulteriori consensi per esercitarlo.

Ma è davvero un’esagerazione, oppure dovrebbe essere la normalità?

Una delle espressioni tipiche del leader è “prima ascolto tutti, poi decido io”. E’ più o meno quello che ha ripetuto anche qualche giorno fa Berlusconi. E’ un concetto che non molto tempo fa udii esprimere da Cofferati, il sindaco di Bologna che – anche lui! – venne accusato di un eccesso di decisionismo nel far rispettare la legalità. E’ cesarismo, questo, o è soltanto l’assunzione su di sé della responsabilità delle decisioni connesse al proprio ruolo, delle quali si dovrà poi rendere conto a coloro che ti hanno affidato il mandato?

Io credo che in Italia siamo rimasti scottati dal Fascismo e ancora oltre Sessant’anni dopo la caduta di Mussolini abbiamo una paura fottuta di chi decide, perché temiamo che da un momento all’altro decida anche di… marciare su Roma. In un certo senso, reclamiamo sempre che le decisioni siano prese da chi di dovere, ma poi quando qualcuno le prende davvero ne abbiamo diffidenza, quasi paura.

In più, indisciplinati e insofferenti delle regole quali siamo, mal sopportiamo che la democrazia si basi sull’espressione di maggioranze e che coloro che soccombono debbano adeguarsi alle scelte di coloro che quelle maggioranze hanno espresso. Da noi è abbastanza frequente, per esempio, che, quando si arriva negli organismi di partito alla “conta” dei voti, la parte che si ritrova minoritaria cominci a pensare ad una scissione o almeno subisca di malavoglia le decisioni assunte dalla maggioranza, che immediatamente – fateci caso – sono bollate come “arroganti”.

E no, democrazia non vuol dire che le decisioni non debbano essere prese fin quando non si raggiunge il consenso più totale. Democrazia vuol dire che la guida delle organizzazioni su base elettiva (vale per i partiti, vale per i Comuni, vale per le Regioni, vale per il Paese) viene affidata a coloro che sono espressione della maggioranza di quelle organizzazioni. E che costoro, gli eletti, fino a quando dura il loro mandato, operano (o almeno dovrebbero operare) decidendo per quello che ritengono sia più giusto per il meglio dell’intera collettività che rappresentano, compresa quella parte della collettività che non li ha votati.

Io credo che molti dei problemi del nostro Paese derivino da questa distorsione del concetto di democrazia, che taluni concepiscono come ricerca spasmodica della concertazione a tutti i costi, fino a raggiungere l’unanimità dei consensi. Sarà forse per questo che ci ritroviamo così impantanati?


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33 commenti su “Cesarismo o Democrazia

  • francy68

    direi che qui si tocca IL punto fondamentale della forma di governo chiamata democrazia.
    Sono più che convinto che la tirata d’orecchi alle minoranze che pensano subito alle scissioni sia azzeccato, d’altra parte però resta il problema di capire quali limiti le maggioranze debbano accettare per evitare di degenerare in oppressione delle minoranze…tema di difficile accettazione soprattutto per chi si riconosce nel cd centrodestra che sembra convinto che qualsiasi cosa faccia una maggioranza è legittimo già solo per il fatto di promanare da una maggioranza.
    Non dimentichiamo, signori, che gli stati totalitari era proprio da questo principio che muovevano per fare ciò che volevano (il “superiore bene dello stato” era questo: il supposto interesse della maggioranza che doveva prevalere su quello dei singoli…anche quando si trattava di gassare tanti singoli portatori di geni malati [e non sto parlando dello sterminio degli ebrei, bensì del cd. programma di eutanasia, messo in pratica prima e anche contro individui ariani a non sani…]).
    Quindi occhio quando si parla di maggioranza, sennò cosa impedirà a Berlusconi di dire che la maggioranza lo vuole capo del governo a vita e che pertanto non si faranno più elezioni?

    • Fully

      @francy68,
      stai parlando della cosiddetta “dittatura della maggioranza”, vero?
      io mi chiedo perché questo concetto alberghi in pratica solo da noi.
      Ricordo che Kohl in Germania governò per un’intera legislatura con un solo voto di scarto rispetto alla minoranza del Bundestag, prendendo anche decisioni difficili, e nessuno si stracciò le vesti.

      • francy68

        @Fully,
        ho risposto unitamente nella risposta a Salvo…
        aggiungo solo come le decisioni peggiori per la democrazia possano essere le meno difficili…ad esempio non vedo grossi problemi a riformare l’ordinamento giudiziario.
        Se poi l’Italia continuerà ad essere uno stato democratico quando avremo un PM longa manus del governo, che indaga su ciò che fa comodo al governo, nei limiti in cui al governo interessi, lascio a voi giudicarlo…ma non ditemi che questa è democrazia e che devo accettarlo perchè così ha deciso la maggioranza.

        • Fully

          @francy68,
          io dico che anche questa è democrazia :mrgreen:
          Il fatto che una riforma dell’ordinamento giudiziario non costituisca pericolo per la democrazia è dimostrato dal fatto che in molte democrazie avanzate la giustizia funziona nel modo in cui la si vorrebbe riformare anche qui da noi (almeno a quanto apprendo dai giornali).
          E non mi risulta che per questo funzioni peggio che da noi (anche perché non è facile farla funzionare peggio che da noi).

  • maria

    “Democrazia vuol dire che la guida delle organizzazioni su base elettiva (vale per i partiti, vale per i Comuni, vale per le Regioni, vale per il Paese) viene affidata a coloro che sono espressione della maggioranza di quelle organizzazioni. E che costoro, gli eletti, fino a quando dura il loro mandato, operano (o almeno dovrebbero operare) decidendo per quello che ritengono sia più giusto per il meglio dell’intera collettività che rappresentano, compresa quella parte della collettività che non li ha votati.”
    verissimo, come è pure vero che il sistema politico italiano prevede l’elezione di una “maggioranza” e di una “minoranza”, il cui scopo precipuo sarebbe, per l’appunto, promuovere il bene della collettività. Ma quando l’idea di questo “bene” non coincide affatto tra l’una e l’altra parte (e si arriva a situazioni in cui tutti i provvedimenti presi o proposti dall’altra parte vengono ignorati – quando non demonizzati – sulla base di un giudizio “politico” e non di valore dei provvedimenti in sè al fine del “meglio per la collettività”), qualche dubbio dovrebbe iniziare a sorgere. A me, ad esempio, sorge il dubbio che spesso il bene della collettività sia l’ultima cosa di cui molti politici si interessano.
    E inoltre, che la definizione di tale “bene” -come fa notare anche francy nel commento qui sopra- sia estremamente opinabile
    un saluto
    maria

    • Fully

      @maria,
      ma è proprio perché non tutti abbiamo la stessa idea di cosa sia “il bene della nazione” che ci riconosciamo in partiti politici distinti.
      sai cos’è che – a pensarci bene – abbiamo di diverso da altre democrazie? che non abbiamo una larga base condivisa di ciò che costituisce il bene del Paese. In altri termini, le “ricette” che i vari partiti portano avanti divergono talmente tanto che ogni volta che si cambia governo la tendenza è quella di ribaltare le cose fatte dal precedente.

      • maria

        @Fully,
        .. in altre parole, manca il senso comune del bene comune.. è anche vero che spesso in Italia, tra i non-politici ma talvolta anche tra i politici, la politica è vista/vissuta quasi alla stregua del tifo calcistico, senza un minimo di ragionamento, un’analisi critica dei problemi, gongolando per le “sconfitte” altrui senza nememno rendersi conto che molte volte la sconfitta è di tutti (lo dico perché mi è capitato spesso di sentire parlare in questi termini di questioni che io invece considero estremamente serie… ma forse è un problema mio, il prendere le cose sul serio ;-P)
        Sul tema del “bene comune” sarebbe interessante discutere in modo ben più approfondito, anche facendo un raffronto con situazioni estere… e poi c’è di mezzo anche il fattore temporale, cioè: questo B.C. muta di valore se considerato nel tempo? e poi, è possibile valutare una scala di valore delle cose anche a lungo termine? (per fare un esempio, la ritrosia del Governo in carica a sottoscrivere il pacchetto europeo sul clima può portare vantaggi alla collettività sul breve-brevissimo termine, ma secondo me risulta piuttosto deleteria se valutata in uno scenario diverso da quello dell'”emergenza”… ecco, in questo caso quale dei due “scenari” è più attento al bene comune? anche qui, il discordo sarebbe lungo…)
        ciao

      • Luciano Ardoino

        @Fully,

        non siamo abituati alla meritocrazia per cultura cattolica. Mentre in quella anglosassone avviene notoriamente l’opposto a causa della religiosità protestante che ne ricerca i veri valori costruttivi e futuri.

  • Salvo

    Qui concordo con Fully, chi ha la maggioranza governa e basta. Per quanto Berlusconi mi stia sulle scatole lo hanno votato gli italiani e con la maggioranza che ha deve prendere le decisioni assumendosene ovviamente le responsabilità senza tirare in ballo qualsiasi cosa lo abbia ostacolato. Alle prossime elezioni poi gli sarà presentato il conto.

    • francy68

      @Salvo e Fully,
      quello che dite è corretto, ma solo nel limite in cui ognuno rispetta i propri limiti…una maggioranza non ha il diritto di far qualsiasi cosa, esistono dei principi che non si possono tangere se non al prezzo di uscire da un sistema democratico per entrare in uno totalitario; non dimentichiamo mai per favore che in germania il nazismo prese il potere in maniera assolutamente democratica…dopodicchè -in pochi mesi, con poche leggi ad hoc- si trasformo in stato totalitario sempre operando coi mezzi messi a disposizione dalla democrazia.
      E qui da noi, oggi, sta succedendo la stessa identica cosa.

      • Fully

        @francy68,
        la risposta istituzionale a quello che tu sostieni è la Costituzione. Secondo me chi governa dovrebbe poterlo fare nella piena autonomia e responsabilità, purché resti nei limiti della Carta.
        Come saprai, anche la Costituzione può essere modificata (art.138) ma per farlo occorre raggiungere un consenso parlamentare molto più ampio del “normale” 50% +1. E’ questo il contrappeso (unitamente al ruolo del Capo dello Stato) che saggiamente i nostri Padri Costituenti intesero inserire nella Legge per eccellenza proprio per evitare la “dittatura della maggioranza”.
        E poi ricordiamoci sempre che una legge può essere abrogata per iniziativa popolare attraverso i referendum.

  • Salvo

    Allora rispondo sia a Maria che a Francy, in Italia non vedo un sistema totalitario che sta nascendo. Per le decisioni che vengono cancellate dai governi successivi sono perfettamente d’accordo ma ciò non potrebbe derivare dal fatto che i nostri politici oltre ad essere mediocri debbano far convivere diverse anime? Infatti per le modifiche forti io sono sempre per una sorta di democrazia diretta, ma per le scelte quotidiane che un governo deve fare non deve fregarsene della minoranza (anche se poi come si dice da me sono tutt mazz e cucchiai :d, insomma se la intendono ben bene). Le idee sul presidenzialismo eccetera dovrebbero essere poste sotto scelta referendaria dei cittadini invece, ma lì vince la maggioranza.

    • francy68

      @Salvo,
      ripeto che avrei il massimo rispetto per il principio che la maggioranza deve poter governare, prendendosi le relative responsabilità…

      solo che:
      1- la cd. responsabilità politica in italia non esiste
      2- alcune cose non si possono e non si devono fare comunque, e (scusate) me ne strafotto di quanto sia grande l’ipotetica maggioranza che le vuole fare.

      • Salvo

        @francy68,

        Secondo me la responsabilità non esiste anche per la troppa concertazione che si fa.

        Quali sarebbero queste cose che in Italia non possono essere fatte? E se ci fosse un referendum ed il 99% delle persone direbbero che vanno fatte perchè scusami la loro opinione varrebbe meno della tua?

        • francy68

          @Salvo,
          infatti come dissi nel mio primo post, questo articolo di Fully centra IL problema della democrazia.

          rispondo alla tua peraltro sacrosanta domanda con un’altra domanda:

          in germania negli anni 30 e 40 successe quello che sappiamo, con l’assoluto assenso della maggioranza, non erano il 99% ma tranquillo che ebrei, malati di mente, slavi, omosessuali e zingari non piacevano alla maggioranza…
          la mia domanda è: è giusto o no porre limiti a ciò che si può fare col consenso popolare?

          quanto alle cose che non si dovrebbero fare in Italia:
          -la riforma della giustizia che crea dei PM organi del governo
          -lo svuotamento delle casse statali per arricchire gli amici del capo, i cd. “capitani coraggiosi” della cai
          -l’emanazione di una legge che sancisce a chiare lettere che Berlusconi non è un cittadino come gli altri, in quanto sciolto dalla legge
          -l’emanazione di una legge che sancisce a chiare lettere che i ministri non sono cittadini come gli altri in quanto sciolti dalla legge
          -l’emanazione di una legge che punisce qualcuno più di qualcun altro, solo perchè qualcuno è immigrato e l’altro no
          -l’emanazione di una legge che pretende di schedare gli appartenenti ad una certa etnia, solo perchè considerati a priori tutti dei delinquenti

          devo continuare?
          by the way, le ultime 4 leggi nella germania hitleriana c’erano.

          • Salvo

            @francy68,

            Allora non si deve nemmeno parlare di governo democratico o democrazia diretta.
            Quindi i cittadini non possono nemmeno scegliere il cappio con cui impiccarsi?
            1 punto) Nei concetti della democrazia che noi conosciamo i tre poteri DEBBONO essere separati. Se uno la cambia non è più una cosa democratica.
            2 punto) Gli aiuti di Stato (perchè questo sono) imho dovrebbero essere posti sotto tutela referendaria (e calcola che la Fiat non sarebbe stata così mangiapane a tradimento). Se poi gli Italiani continueranno a tifare per la compagnia di bandiera è giusto che paghino.
            3 e 4 punto) Io su questo sono in disaccordo ma ripeto se la maggioranza degli italiani è d’accordo su referendum non posso farci niente al massimo lasciare questo paesaccio.
            5 e 6 punto) Vorrei leggere le leggi. Sul 6 vorrei magari capire come si riconoscono gli apolidi.

          • francy68

            @Salvo,
            “Quindi i cittadini non possono nemmeno scegliere il cappio con cui impiccarsi?”
            direi proprio di no, anche perchè puoi star certo che sceglieranno di impiccare qualcuno della minoranza…

            Sull’ 1 e sul 2 mi sembra che siamo d’accordo, e siamo d’accordo, quindi, nel non valutare come democratici queste norme e questi comportamenti

            anche sul 3 e 4 siamo d’accordo, soprattutto sul fatto che se potessi anch’io lascerei questo paesaccio (peraltro, questo è esattamente l’atteggiamento lamentato da Fully nel suo post…)

            5 e 6, qui sono stato troppo criptico, non si parlava di apolidi, bensì dei 2 provvedimenti con cui ha iniziato la sua corsa questo fantastico governo:
            -il provvedimento che stabilisce l’aggravante per chi è immigrato clandestino: un mostro giuridico, l’ordinamento penale ti punisce di più non perchè hai fatto qualcosa di più grave ma perchè sei immigrato clandestino…sostituisci immigrato clandestino con ebreo o zingaro e vedrai che non c’è alcuna differenza con la germania nazista.

            -il provvedimento che pretendeva di schedare dalla nascita tutti gli zingari…qui non c’è nemmeno da sostiuire zingari con qualcosa; aggiungici solo gli ebrei et voilà nuovo salto temporale alla germania dei ruggenti anni 30.

            Fra l’altro, anche se piuttosto integrato e di buona famiglia, io sono meridionale…non vorrei un giorno scoprire che hanno deciso che chi ha ascendenze sotto il Po deve essere espulso dalla Padania (entità che non esiste, ma dove comunque vivo).
            Qui la storia si sta ripetendo in maniera un po’ troppo precisa, ragazzi, e il fatto di sapere come è andata a finire la prima volta non mi tranquillizza per nulla…

          • Salvo

            @francy68,

            Li hanno schedati gli zingari? Era questo che volevo sapere. Non se Maroni ne avesse parlato. Per l’immigrato clandestino siccome non ho letto la legge ma solo le due campane diverse su una proposta non posso espormi. Comunque lasciami dire che se tu sei clandestino in un paese commetti un reato. Se non sono state leggi potrei pensare che fossero fumo negli occhi delle persone. Io sono meridionale ed abito in un ridente paesino :D, della provincia di Napoli e ti dico che siamo amati noi terroni da quando mio padre faceva il militare e ti parlo di 40 anni fa, quindi non ci cacceranno dalla sacra Padania solo perchè molti di noi gli servono perchè contrariamente a quanto si dice noi lavoriamo.
            Comunque io solo col primo punto sono d’accordo nel non valutarlo democratico ma il secondo se il popolo e non Silvio vuole avere dei mangiapane a tradimento che se li tenga.

  • F.Maria Arouet

    E’ noto come la Democrazia, in particolare la democrazia legata alla moderno stato liberale, sia l’espressione di un concetto filosofico assolutamente lacunoso.
    Uno dei paradossi più spesso sottolineati é che se la maggioranza fosse per l’abolizione della democrazia questa cesserebbe per ciò stesso di esistere, così come d’altro canto cesserebbe di essere democrazia se una minoranza si opponesse a questa decisione.
    Dunque la democrazia é una forma di governo che non può esistere.
    Il che non le impedisce di essere il sistema di governo più diffuso, e se é vero che non c’é una democrazia uguale all’altra, le cause sono da ricercare non tanto nelle differenze “progettuali”, quanto nella qualità dei sudditi.
    Perché alla fine è la qualità dei sudditi a fare la qualità della democrazia.
    E’ evidente che il problema posto da Fully non esisterebbe, ove ci trovassimo davanti a una maggioranza rispettosa delle opinioni degli oppositori e questi a loro volta fossero incorruttibili e ben decisi a far valere i diritti che lo stato democratico, attraverso i suoi organi istituzionali, garantisce loro.
    Nel nostro caso le domande sono due:
    Come può fare la Democrazia per impedire che il signor B. possa acquisire con altri mezzi che non siano la forza delle idee il consenso plebiscitario della sua parte?
    Come può fare la Democrazia affinché l’Opposizione si doti di leader che non sia soltanto l’espressione del minor danno per le due anime che la compongono?

    • Fully

      @F.Maria Arouet,
      come già ho scritto in una risposta precedente, i limiti allo strapotere della maggioranza che ci siamo dati, come Nazione, sono quelli sanciti dalla Carta Costituzionale.
      Semmai potremmo argomentare a lungo se questa Carta Costituzionale sia davvero rispettata, oggi.
      L’iniziativa (satirica, ma non tanto) di Doxaliber sul “riscrivere la costituzione” tenendo conto della situazione reale proprio questo voleva segnalare.
      Se è così, però, la domanda sorge spontanea: chi è il garante della Costituzione?

      • F.Maria Arouet

        @Fully,
        il popolo, ove ne abbia le capacità.
        Se ne è sprovvisto la piantina della Democrazia non ha ragione di essere (può essere un governo di popolo senza il popolo?) e dunque crescono le repubbliche delle banane.

        • marcoilbuono

          @F.Maria Arouet, daccordissimo.
          In Italia non si ragiona come se fosse la germania o la francia, quelli sono paesi normali, noi politicamente non abbiamo nulla di normale.
          In tailandia, hanno bloccato gli aeroporti e il paese intero perchè da alcuni anni un imprenditore corrotto cerca di vincere le elezioni, e anche se ci riesce la democrazia del popolo non permette che corrotti vadano al potere. I leader della fazione sconfitta vanno ad elezioni interne per continuare ad occupare quella poltrona, vedi segolene.

  • Chiara di Notte - Klára

    Democrazia vuol dire che la guida delle organizzazioni su base elettiva (vale per i partiti, vale per i Comuni, vale per le Regioni, vale per il Paese) viene affidata a coloro che sono espressione della maggioranza di quelle organizzazioni. E che costoro, gli eletti, fino a quando dura il loro mandato, operano (o almeno dovrebbero operare) decidendo per quello che ritengono sia più giusto per il meglio dell’intera collettività che rappresentano, compresa quella parte della collettività che non li ha votati.

    Come il lodo alfano? 🙄

    Come la destrutturazione della scuola?

    Come i debiti alitalia a carico di tutti ed i crediti agli amici? 🙄

    Come il presidenzialismo? 🙄

    Come la modifica della costituzione? 🙄

    Come i soldi alle banche (fra cui la Mediolanum)? 🙄

    Ah gia’… dimenticavo la social card. 😎

    • Salvo

      @Chiara di Notte – Klára,

      Qua parlo per me e faccio capire perchè Silvio mi sta sulle scatole.
      Appunto queste sono le cose che dovrebbe decidere la maggioranza del popolo. Certo se poi parafrasando Silvio sono coglioni e nelle scelte importanti votano contro i loro interessi un po’ coglioni lo sono.
      L’unico problema sono i soldi alle banche imho se sti strozzini non hanno soldi ci muoiono tutti uno di seguito all’altro.

      • Salvo

        @Chiara di Notte – Klára,

        Ah ovviamente esclusa la scuola al post di prima che non avevo letto.

        Io penso che un governo debba occuparsi di gestire i nostri soldi (le tasse) per cercare di fornirci servizi atti qad accrescere la nostra ricchezza materiale (ergo investimenti in ricerca) e spirituale. Solo questo deve fare, insomma istruzione, sanità, sviluppo, esteri e sicurezza. Per le forme di governo deve scegliere il popolo come per gli aiuti di Stato.

  • Luciano Ardoino

    meritocrazia, cesarismo, leccatocrazia e chi più ne ha più ne metta.
    Da qualsiasi parte tu la possa mettere (dx. o sx.) è uno schifo completo!
    Il fatto peggiore che tutti sappiamo e spesso subiamo ma nessuno crede di poter fare qualcosa contro questi poteri politici perchè a loro volta coinvolti.

  • paolo

    Democrazia significa portare avanti una decisione condivisa dalla maggioranza. E questa maggioranza non è una porzione stabile della popolazione, ma una situazione dinamica e che cambia a seconda dell’argomento in discussione.

    Quindi se un leader decide di portare avanti una cosa impopolare, semplicemente non si è in una situazione di democrazia ossia di “potere del popolo”, ma di potere di una fetta minoritaria, ossia delle elite politiche che ritengono di sapere meglio dei cittadini ciò che è meglio per i cittadini.

    In Svizzera, California e Baviera una decisione impopolare verrebbe messa subito a referendum e non essendoci quorum o molto basso come in Baviera, sarebbero i cittadini, per davvero, ad avere l’ultima parola. Per questo ad esempio in Svizzera si ha realmente la democrazia consociativa. Prima di fare una legge si deve raggiungere un accordo tra tutte le parti sociali, partitiche, economiche e associative, altrimenti c’è il forte rischio che una di essa faccia poi appello al verdetto diretto del popolo con i referendum opzionali oppure con le iniziative. E il governo è composto da maggioranze molto larghe che vanno dall’80% al 67% dei deputati eletti. In uno stato con forti strumenti di democrazia diretta non si può governare con maggioranze risicate.

    E con una informazione libera, non sovvenzionata dallo stato e non proprietà di partiti politici, i cittadini sono informati adeguatamente.

    In Italia siamo lontani da tutto questo. Ma visto che siamo esseri umani in tutto simili agli Svizzeri, ai Californiani e ai Bavaresi, abbiamo anche noi qualche speranza…

    Paolo

    • Luciano Ardoino

      tutto perfettamente giusto!
      Ma veramente hai qualche speranza con questi galantuomini?
      E sapresti dirmi almeno il nome di uno di questi che possa veramente parlare di democrazia?

      luciano ardoino

      • paolo

        la democrazia diretta potrà funzionare solo quando sarà richiesta da una buona parte della popolazione.

        La democrazia diretta non può essere portata avanti da leader, a meno che questi lo siano contro le loro intenzioni. Non ho esempi attuali di simili leader.

        I leader tendono ad agire per arrivare al potere o se già ce l’hanno per conservarlo. La democrazia diretta dà potere ai cittadini e quindi lo toglie ai leader. Le due cose non si conciliano, o per lo meno finora io non ho trovato esempi.

        • Luciano Ardoino

          in Italia sicuramente no ma se vai con la mente agli stati uniti negli anni addietro ecco che ti appariranno varie persone che nei tempi del merito hanno dimostrato che questo è raggiungibile unicamente con la democrazia.
          In questo caso la democrazia ha dato si potere ai cittadini ma mantenendolo ed ampliandolo al leader.

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