C’era una Volta…
5 febbraio, 2008 di ilBuonPeppe
Archiviato in Cronache Italiane, Leggere
Franco Marini ha rimesso il mandato. Anche a me viene da rimettere. Non ce l’ha fatto a mettere d’accordo i vari interessi in gioco. Neanche io riesco a mettere d’accordo il mio stare in Italia con l’esigenza di vivere in un paese civile. Non sarà mica che io e Marini abbiamo qualcosa in comune?
Mi sento un po’ depresso, quindi mi prendo un bel libro di favole che mi rilasso.
C’era una volta…

C’era una volta un paese un po’ strano, abitato da santi, poeti e navigatori. Peccato che di santi non se ne vedeva in giro da parecchio tempo, di poesia non fregava niente a nessuno, e per navigare… ci voleva una nave, ma erano pochi quelli che potevano permettersela.
La cosa più strana di questo paese è che da cinquant’anni si trovava dentro la pancia di una balena, una balena bianca. Tanto tempo passato in una pancia maleodorante avevano convinto quella povera gente che fosse giunto il momento di uscire e di rifarsi una vita; la via per uscire la indicò uno tizio che parlava una lingua strana che nessuno capiva. I cittadini commossi gli dissero grazie, poi lo mandarono a cagare.

Nel disorientamento della nuova situazione, si presentò un pifferaio che cominciò a ripetere, fino allo sfinimento, che in quei cinquant’anni erano stati rinchiusi in una prigione da una strana razza di esseri, chiamati comunisti; tutti ricordavano solo la balena, ma lui imperterrito continuò con questa litania fino a convincere tanta brava gente che i comunisti li avevano rovinati e, peggio ancora, erano ancora lì pronti a rinchiuderli nuovamente in galera per portarsi via quel poco che gli restava. Potenza del marketing…
Così, il pifferaio salì al trono per liberare il paese da quel terribile pericolo; ma durò poco, perché dei loschi figuri vestiti di verde decisero che ne avevano abbastanza. Così, dopo un breve interregno, che ebbe per protagonista un rospo in cerca (inutilmente) del bacio che doveva trasformarlo in un principe, si presentò un tale con le guance cadenti, tante belle promesse e una serenità da fare invidia ad un eremita: sembrava Gongolo.

Con Gongolo avvenne un fatto strano: i comunisti (almeno così si facevano chiamare) che prima di allora non erano mai entrati a palazzo, ora facevano parte della corte. Verrebbe quasi da pensare che il pifferaio a furia di strillare “al lupo, al lupo”, abbia fatto davvero arrivare il lupo. Anche Gongolo però durò poco, a causa di un navigatore che, stanco della bonaccia, lo rinchiuse in una torre d’avorio.
Quindi fu il navigatore a prendere il timone, fino a quando, con la nave infestata dai topi, anche lui si dovette fare da parte.
E fu così che, dopo cinque anni passati a strillare sotto il palazzo reale, il ritorno trionfale del pifferaio catapultò i cittadini direttamente nel paese dei balocchi. Che suoni! Che colori! La fantasia al potere! Un sogno che presto si trasformò in incubo, con il pifferaio e la sua banda impegnati a farsi gli affari propri, mentre i poveri cittadini si trasformavano progressivamente in somari. Quasi quasi era meglio la pancia della balena.
Un grande saggio con la penna aveva previsto che questo supplizio sarebbe durato cinque anni, e così fu. E pensare che aveva anche indicato il modo per evitarlo…

Altri cinque anni passarono, Gongolo si era nel frattempo liberato dalla sua torre d’avorio, e così il popolo decise di rimetterlo sul trono: un regno all’insegna della serietà. Serietà che, tanto per cambiare, non durò molto. Il rospo, che ancora non aveva trovato la sua principessa, per ingannare il tempo si mise d’accordo con alcuni cortigiani, e cacciò Gongolo dal trono. Voleva andarci lui, ma aveva fatto i conti senza il pifferaio.
Ora il pifferaio conta di riprendersi il trono per poter rimandare tutti nel paese dei balocchi, mentre lui fa la bella vita. I cittadini ancora non si sono liberati completamente del pelo d’asino, che rischiano di beccarsi un’altra volta questo supplizio. Le loro misere speranze sono legate ad uno straniero che parla, parla, parla… senza dire assolutamente niente.
Davvero la situazione è drammatica, ma questo popolo ne ha viste talmente tante che ormai non ha più paura di niente; ha imparato ad arrangiarsi in qualunque frangente, incuranti di quello che succede intorno, di chi siede sul trono, e di tutti i profeti di sventura.
Di una cosa può essere sicuro questo popolo: che, come nelle migliori tradizioni, vivrà per sempre… cornuto e mazziato.
…azz! Ma proprio una favola moralista mi dovevo beccare?
Scusate, vado a vomitare…
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vengo anch’io sigh…
No, tu no.
Comunque manca il dettaglio che il pifferaio, ormai stanco e malato, e` costretto a ripresentarsi e a fingersi giovane e bello, a causa di brutti orchi cattivi che gli hanno dato tanti soldi e ora vogliono sempre piu` ritorno in cambio di potere e soldi.
A me non viene da vomitare. Sono arrabbiato e, per certi versi, molto deluso. Ma ho lo stomaco forte, sono pronto per i tempi oscuri e abituato alle più dure battaglie. Quindi consiglio un antiemetico per scongiurare certi disturbi…
La favola del BuonPeppe è una storia vera, accaduta in un Paese dell’Europa mediterranea chiamato Italia. Eppure c’è qualcosa che non torna. Manca qualcosa; qualcosa che il BuonPeppe non dice.
Prima della galera cetacea, infatti, ci fu una gravissima epidemia, che durò circa vent’anni e che che si concluse con un’immane strage. Era il “morbo nero”, che alcuni epidemiologi hanno chiamato “Fascismo”. Nata in Italia dalla magia (nera!) praticata per paura ed egoismo dalla borghesia e dal padronato, fu propagata da un piccolo untore assetato di potere, tale Benito da Predappio, contornato da un’accolita di disturbati mentali travestiti da artisti e assetati di sangue. Fu una malattia assai grave che si manifestò con accessi febbrili violentissimi ed episodi emorragici. Non furono però i corpi ad esserne maggiormente colpiti. Fu piuttosto la psiche. La malattia fascista – spacciata da quel Benito e dai suoi amici come cura – tramutò le persone in vermi striscianti, ne ingabbiò le volontà e finì per rendere tutti tristemente conformisti. Gli ammalati sembravano volere tutti le stesse cose, obbedivano prontamente ai medesimi ordini, si raccoglievano in massa al medesimo potente segnale acustico, si vestivano – ma solo i più gravi – sempre di nero.
Soltanto in pochi, pochissimi, rimasero immuni dal morbo, meno ancora ne guarirono, moltissimi altri ne furono uccisi.
La malattia poi dilagò e aggredì non più soltanto le persone, ma anche lo Stato e la sua organizzazione sociale; Benito fece sì che le porte del potere si spalancassero per gli assassini e per i ladri (non che prima non ce ne fossero: è che col morbo nero divennero maggioranza); il furto e l’accaparramento ingordo divennero regola, senza cura né redenzione possibile. Il morbo nero era, si è poi scoperto, una malattia cronica, che non passa più. Ci fu una remissione, è vero, dell’epidemia: accadde tra il 1944 e il ‘45: alcuni immuni, raggruppati per bande in montagna (l’aria era più salubre?) rischiarono la pelle per eliminare il morbo, e giunsero persino a uccidere l’untore. Sembrarono riuscire nell’intento, ma pochissimi anni dopo tutti s’accorsero che il morbo nero era diventato ancora più forte, ma aveva cambiato colore.
Quindi è questo che manca al racconto del BuonPeppe.
Il veleno che cambia faccia e colore, cambia stile e persino comportamento virale. Un solo aspetto non cambia mai: il morbo tramuta gli uomini in servi, fa dire “baciamo le mani a voscienza!”, fa gridare “agli ordini!” battendo i tacchi. È la malattia che ci fa illudere dai lustrini, lusingare dalle paillettes e irretire dalle ballerine in Tv. È il morbo che ci fa desiderare soltanto il denaro e invidiare i tycoon…
È questo il morbo, mai curato, che oggi fa venire da vomitare a tanti. Ma, se ci riuscirono quei pochi, sulle montagne, saremo ben in grado di riprovarci anche noi, o no?
SL
Forse è meglio che interpelli un medico bravo,veramente bravo.
edited:
battuta un po’ vecchia e che non fa più ridere da 10 o 15 anni.
manca solo: va a lavorare
in più non mi sembra che tu abbia criticato il merito, ma la persona.
banned forever
torna quando hai qualcosa più interessante da dire
per gli altri
lasciate perdere.
mc
E’ iniziata la campagna elettorale….
io prometto più apocatastasi per tutti!!
@franco:
il medico siamo noi, diversi e uguali, ma non disposti a dire ancora una volta “sì” come per un destino già scritto. Siamo liberi di aderire alle proposte, di rifiutarle, di portarne avanti di nuove (o anche vecchie). Basta con questo fatalismo “che tanto l’è tutto da rifare” di bartaliana memoria. Se c’è qualcosa da cambiare, la si indichi, la si descriva e analizzi, si facciano proposte diverse, si passi all’azione politica. Sporcandosi le mani, perdendo il tempo in riunioni, comitati, raccolte di firme, organizzazione di eventi e di incontri. Scrivere? Sì. Parlarsi? Sì. Incontrarsi? Sì. E’ il veleno del “morbo nero” che ancora scorre nelle nostre vene che ci impedisce di immaginare un Paese più giusto e più “normale”.
Finisco con un ricordo di 21 anni fa, che mi piace condividere con tutti i partecipanti al “dibattito”.
Estate 1987. Ero a Copenaghen, nella piazza sulla quale s’affaccia il palazzo del Parlamento (l’antico castello di Christansborg). Una manifestazione di protesta affollava la piazza: gente arrabbiata, cartelli, striscioni, vocio… Una mia amica danese che aveva vissuto in Italia per qualche tempo, Løne, attira la mia attenzione verso un uomo di mezza età che, in bicicletta e suonando a più non posso il campanello, chiede a gran voce di passare. Io le chiedo perché mai mi dovrei interessare a quel tipo, e lei mi risponde: “Ma quello è il ministro dell’agricoltura!”.
Bene: perché noi non possiamo avere un Paese (o anche soltanto un ministro) così?
SL
be’ non vorrei sembrare troppo banale (del resto io sostengo la supremazia delle civiltà nordiche ormai da tempo), ma la risposta alla tua domanda è perchè qui non ci sono danesi, ma un sacco di italiani.
@cruman
sei tautologico e non affronti il problema, anche se la battuta sull’ “apocatastasi per tutti” mi ha divertito
SL
anche se? cioè mi è concesso essere un po’ tautologico perchè ti ho divertito? idolo! come un giullare!
il problema l’ho affrontato un sacchetto di volte ma per ora sorvolo sulla tua colpa di non seguire mc dal tempo che merita! evoluzione cultura e educazione. rivoluzione personale (come direbbe mc) e di prossimità, in misura relazionata alle risorse. su questa strada diventeremo tutti biondi alti e un po’ depressi, ma non si può avere tutto.