Cento Milioni di Stelle
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Europa Centro Meridionale, 1263 miglia a Nord Ovest della Striscia di Gaza
Non chiedete il mio nome. Non chiedete nemmeno quello di mio fratello. Ormai siamo polvere. E anche gli occhi che hanno pianto la nostra dipartita si sono chiusi da tempo. Quest’uomo e i suoi amici sono giunti nella nostra città a bordo dei carri con la stella di Davide. Ridevano e scherzavano tra di loro come fossero i padroni. Ditemi, cosa avremmo potuto fare? Con quale coraggio avremmo potuto continuare a camminare a testa alta per le strade? Come avremmo conservato il rispetto delle nostre donne? Abbiamo preso le nostre armi e siamo corsi a cacciarli.

Io ho visto gli occhi di quest’uomo. Li ho visti mentre portava la cartuccia in canna. Li ho visti mentre alzava il fucile. Li ho visti mentre sparava. E la paura che ho visto nei suoi occhi, è stato il sipario calato sulla mia vita.
Non chiedetemi cosa ha fatto quest’uomo di tutte le pallottole che gli hanno affidato. Io conosco il destino solo di due. Sono quelle che io e mio fratello ci portiamo nel cuore.
Quelle pallottole ci hanno condotto qui dove ci troviamo adesso. E qui è freddo e buio. Ma noi, noi abbiamo trovato la strada che conduce indietro. Quando ce ne viene il capriccio, torniamo nei sogni di quest’uomo e ci facciamo uccidere di nuovo. E ci piace ascoltare i suoi gemiti, e ci piace ascoltare le sue grida, perché la nostra morte è stata una e le sue notti saranno tante.
Come sarebbe stato bello se non ci fossimo mai incontrati. Nostra madre non avrebbe dovuto comprare due sudari bianchi, noi avremmo avuto i nostri figli e cullato tra le braccia i nostri nipoti. Lui avrebbe avuto le sue notti, che da allora e per sempre appartengono a noi.
Uvalde – Texas, 7559 miglia a Ovest di Karbala
Juan è appena tornato dall’Irak. Lui è un capitano, pilota di Apache. Mi racconta cose vaghe, tutti e due sapiamo che non può parlare, ma ha lo sguardo disperso. Porta una Glok in tasca anche se si trova in mezzo alla sua famiglia. Si agita quando uno dei 20 bambini che ci circondano fa esplodere un palloncino. La sua ragazza lo ha lasciato mentre “difendeva” il suo paese per un anno a 8000 miglia di distanza.
Non importa, lui è uno dei tanti sacrificabili che vengono pagati molto bene per uccidere e, se serve, morire. Suo padre è stato in Vietnam. E’ tornato a casa tanti anni fa ed è un caro amico anche lui. Il figlio ce l’ha fatta, ma non è lo stesso di quando l’ho incontrato subito dopo la Bosnia. La sua gioventù invece non ce l’ha fatta. Ha 32 anni, una vita davanti, ma i suoi i pensieri e i suoi occhi sono quelli di un vecchio.
Un punto imprecisato 8 miglia a Sud di Lashgar Gah, provincia di Helmand, Afghanistan

Il mio nome è Jamal. Non so esattamente perché mi chiami così. Una volta l’ho chiesto a mia madre. Lei disse che non lo ricordava, ma mentre lo diceva si toccava i capelli, come tutte le volte che mentiva.
Sono nato e cresciuto nella valle guardando i Simpson in televisione e mangiando pollo fritto del Kentucky. Mio padre era dentro e dentro è morto. Di polmonite mi disse mia madre mentre si toccava i capelli. L’ho visto poche volte. Lui mi chiamava figliolo e io guardavo la sua enorme bocca senza denti. Glieli avevano rotti i suoi compagni di cella appena arrivato in modo da farglielo succhiare senza correre il rischio che mordesse. Questo non ne lo disse lui. L’ho capito più tardi da solo.
Prima di prendere la polmonite mi scrisse una lettera. Era spessa e pesante e aveva uno strano odore di muffa. Io stavo guardando una replica del Principe di Bel Air mangiando pane bianco e burro di noccioline. La misi nel cassetto dove tenevo le mie cose, tra le pagine di un vecchio Ghost Rider e la dimenticai. Ne ne ricordai qualche anno dopo, ma ormai mio padre era morto e io non leggevo più i fumetti.
Ho avuto la mia prima donna ed ucciso il mio primo uomo nello stesso anno. Non ricordo bene cosa accadde prima, ma mi sembra che fosse la puttana . L’uomo lo trovammo in tre. Era un vecchio negro ubriaco che tornava a casa parlando a vanvera. Lo prendemmo per le braccia e lo portammo dietro il garage della sesta. Lì lo prendemmo a calci e lo colpimmo in testa con le sbarre che usavamo per forzare i furgoni. Gli altri gli presero i soldi e l’orologio. A me toccò la sottile catena che portava al collo. Quando mi chinai per toglierla, lui mi afferrò la mano e iniziò a piangere. Io ebbi paura. Presi il coltello e glielo affondai nel petto. Ricordo che la carne non fece nessuna resistenza, ma quando spezzai l’osso fece uno strano rumore. Lui smise subito di piangere.
Mi sono drogato ed ho bevuto senza risparmio. Ho visto la gente fare le cose più incredibili per quello che vendevo. Quando ho capito che pagare i poliziotti non bastava e che le cose si stavano mettendo male per me, ho pensato di venire qui. Un paio d’anni, mi sono detto, la paga è schifosa, ma due anni da marine serviranno per farmi dimenticare e poi è un posto dove la gente è più nera di me.
Sono stati due anni buoni. Molto. Qui ho fatto cose che non pensavo fosse possibile fare. Ho deciso di vita e di morte e mi sono finalmente sentito qualcuno. Non so niente di questa gente, non so niente della loro lingua e delle loro abitudini. So solo come metterli in riga e, quando serve, ucciderli.
Alla fine è arrivata questa notte e la pallottola che mi ha sfondato il petto.
Ora giaccio steso e con le braccia aperte. Mentre sento il sangue sfuggire, il mio corpo diventa freddo come il deserto che mi circonda. Non posso muovermi e l’unica cosa che posso guardare è il cielo scuro che mi sovrasta. Non c’è luna, non ci sono nuvole. Sopra di me, ed è la prima volta che le vedo, ci sono cento milioni di stelle.

Il racconto texano è una testimonianza reale narrata da . Il racconto afghano è frutto di immaginazione. Il resto sono incubi e, come tali, non esistono.
Cento Milioni di Stelle è di redazione

Due storia una più toccante dell'altra (lo so, l'aggettivo non è molto adatto, ma non mi viene in mente di meglio
).
Buon anno, con la speranza che presto diventino solo incubi o fantasie ma non ancora realtà.
Alla faccia dei cazzotti.
Incubi terribilmente reali
*due storie
Ho fatto un errore, scusate
Queste storie esistono, altroché no.
Minchia.
CENTO MILIARDI DI VITE
Ricordo da bambino quando i miei genitori uscivano a caccia prima dell’alba per gli appostamenti e tornavano la sera stanchi spesso a mani vuote e qualche volta anche feriti. Con i mie fratelli e la nonna venivamo chiusi dentro e grandi e pesanti lastre ci proteggevano. Una flebile luce entrava dall’alto illuminando quel tanto che ci permetteva di distinguere le nostre figure. Passavamo il tempo ascoltando i racconti della nonna e
giocando con i sassolini e le conchiglie in silenzio per paura che da fuori ci potessero sentire.
Al loro arrivo c’era sempre festa e un’atmosfera di serenità e di sicurezza che durava fino alla vigilia della nuova partenza.
Il Grande desiderio di mio padre, che pagò caro, era poter uscire senza andare incontro a pericoli, di comunicare con gli altri e vivere insieme uniti in grande armonia.
Il più idoneo, diceva, sarebbe stato scelto dalla comunità per un lustro e avrebbe provveduto con la forza che gli veniva dalla sua autorità a proteggerci tutti.
E per questa sua follia fu fatto a pezzi e mangiato da tutti i maschi del villaggio.
Ora, dopo tante vittime, sono il capo villaggio.
Un vecchio di dodici lustri che rischia la vita a propagandare l’unione di tutti i villaggi non per scegliere il capo dei capi, ma il capo di tutte le tribù.
***
Sono stanco oggi ma sereno.
Mi affaccio dalla finestra e guardo giù. Puntini che si muovono lentamente in tutte la direzioni e migliaia di veicoli fermi a guisa di paiette luccicanti di un tessuto a piedipull dell’immenso posteggio dell’Obama city, sede del Governo Globale del Mondo.
Fra poco meno di dieci minuti mi lancerò nel vuoto dal settecento quarantacinquesimo piano. Ho regolato il telecomando a dodici secondi. Ho un po’ di fretta perché debbo fare una capatina da mio figlio a Milano prima di essere a casa a Siracusa puntuale come sempre per cena.
L’auto personalizzata si avvia verso l’aerostazione e dopo pochi di secondi supera la velocità di crociera programmata per cinquecentoventi chilometri orari.
Un quarto d’ora dopo decollo dall’aeroporto di Auronville. Come sempre la velocità è quasi al massimo e ho appena trentaquattro minuti esatti par riposarmi.
Faccio un bilancio della mia vita.
Entrato per concorso trentaquattro anni fa (23,200 concorrenti per 25000 posti) dopo appena sette mesi ero già al cinquantaduesimo piano. La laurea dottore in utroque mi ha consentito una carriera più rapida. Dai servizi socio-sanitari dei primi cinquantadue piani sono arrivato oggi quasi alla metà della “piramide” il cui vertice è al livello millecinquecentoquarantasei a 5.200 metri. Sono arrivato l’anno scorso al piano milletrecentotrenta a ritirare personalmente dalle mani di uno dei venticinque Vice Presidenti del Mondo la promozione che mi ha portato a dirigere i dodici piani del settore “servizi estremi del mondo”.
Tra gli interventi di oggi due in particolare mi hanno coinvolto emotivamente nelle decisioni.
Una donna in coma da parecchi anni, mi ricorda un caso analogo tanto tempo fa sempre in Italia, è deceduta improvvisamente e io ne ho disposto l’autopsia.
Per un terremoto del 9,7 gradi della scala Richter annunziato per le prime ore del giorno sulla faglia di sant’Andrea e puntualmente avvenuto, non ho previsto alcun intervento estremo per la fiducia negli avanzatissimi sistemi di sicurezza raggiunti. Qualche ricovero per piccole contusioni, molto spavento dei 34 milioni di residenti e tanta mia immotivata emozione.
Fra sette mesi finalmente salirò in cima al più alto grattacielo della terra e sarò ricevuto da LUI personalmente, in forma ufficiosa nel suo giardino pensile. Niente encomi, pergamene, discorsi. Solo una stretta di mano e una busta con le mie spettanze.
Il prossimo anno si eleggerà il nuovo Presidente. Qualcuno vuole candidarmi tra i settanta Consiglieri della terra.
*****
Niente guerre, né pestilenze. Niente ricchi e né poveri. Niente gravi malattie, né fame.
Niente incidenti, né feriti. Il cancro un lontano ricordo. Niente omicidi, né ladri. Le carceri sono vuote.
L’universo non ha più segreti per l’uomo ed il microcosmo ci riserva continue scoperte. L’ultima: l’essenza vitale.
Per non parlare della tecnologia. Non ci sono più cellulari, né monitor, né palmari né televisioni, né internet. Tutto in piccole compresse che hanno sostituito la vecchia farmacologia per dar vita a sostanze che interagendo con le nostre sinapsi ci permettono di comunicare a distanza, di vedere in uno schermo virtuale proiettati attraverso i nostri occhi immagini e suoni che la nostra mente richiama da qualunque punto della terra.
Un piccolissimo dato in controtendenza: aumenta la depressione.
*****
Ed io Michelangelo mi trovo ora a cavallo tra l’uomo delle caverne e l’uomo del futuro.
Il primo l’archetipo delle mie paure, il secondo il miraggio di un limbo opaco e senza gloria.
E so che non mi è dato scegliere, mentre vado incontro a mille di esperienze che ineluttabilmente mi porteranno alla maturità e quindi all’evoluzione.
Ma so anche che la verità ….. è sempre oltre.
Un altro incubo in lontananza…noi uomini nn sappiamo vivere senza.
Schifo, disgusto e rabbia.
La testimonianza di quanto poco valga una vita.
O BA MA
zero – cerchio – vocale
Il nome Ba-Ma in iraniano vuol dire STA CON NOI.
Resta il simbolo O,
che può essere: ZERO, CERCHIO, oppure VOCALE.
Se è zero nega lo sta con noi e quindi sta altrove.
Se è cerchio vuole rafforzare in senso ecumenico il noi, cioè sta con tutti.
Se è vocale è un rafforzativo dello sta con noi.
PROGETTO GLOBALIZZAZIONE TOTALE: Aspettando il Presidente degli Stati Uniti d’America
OBAMA IL PROFETA DI DIO
(Dal diario di Bruno: “Conversazione con me stesso” le cui risposte, furono dettate, sosteneva, da una “intelligenza” che, per sua ammissione, si autodefiniva “K”.)
……. Omissis …….
L’uomo può scongiurare l’immane catastrofe della fine del mondo?
Il destino degli incarnati non è la estinzione totale della razza. Se ciò avviene è per sola colpa degli stessi incarnati. Una condotta meritevole salverebbe l’umanità. L’Altissimo attende, ma fino ad oggi l’uomo non si e migliorato pur nella civiltà, che anzi la stessa lo ha danneggiato maggiormente allontanandolo sempre di più dalla realtà divina.
……. Omissis ……. Allora siamo condannati? Lo siete nella misura della vostra libertà.
……. Omissis ……. Mi hai detto dello spirito di Dante e della sua missione. Ma dimmi, sarà l’unico tra i grandi che abbiamo già conosciuto a tornare sulla terra per migliorare gli uomini?
Molti oltre lui torneranno. Qualcuno è già tornato e presto rivelerà il suo ingegno.
Puoi dirmi chi è ?
Ancora non posso dire, ma avrà la pelle scura e scongiurerà una guerra. Questo mi e dato rivelarti ora.
Sarà questo il suo merito?
Egli porrà fine alla piaga del razzismo e ad altre stoltezze ancora. Sarà grande pensatore e Profeta di Dio.
Nella sua precedente incarnazione sulla terra aveva la pelle bianca? Quale era la sua nazionalità e quale il suo tempo?
Egli fu figlio di una razza superiore, ma una razza in armi.
Ebbe ingegno, ma fu senza Dio.
E di ciò ha reso conto appieno in un’altra incarnazione dove ha scontato la propria impurità da primitivo tra i primitivi, fino a che non gli fu concesso di migliorare sé e gli altri.
Ora è tra di voi ma presto emergerà come è suo destino.
……. Omissis ……. Capisco. Ma dimmi, a proposito di quella profezia che riguarda il nero di domani, non potresti dirmi il nome?
So perché lo chiedi, e ciò non ti rende merito.
Tuttavia sappi che avrà i nomi della perfezione e tra essi ABRAMO.
Egli comanderà nella giustizia e nell’amore e subirà il martirio degli eletti.
Come Cristo, è questo che vuoi dire? Sarà il nuovo Cristo?
Non sei nel vero. Cristo è unico, come tu sei unico. ……. Omissis …….
P.S. La religiosità del pensiero dell’intelligenza K non è ascrivibile alla dottrina della chiesa cattolica cristiana.
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Il Prof.Elio Tocco, Presidente dell’I.M.S.U. Istituto Mediterraneo Studi Universitari e docente del Dipartimento di Studi Ebraici e Islamici (Parco Ibn Hamdis) da me interpellato sul significato dei nomi BARAK, HUSSEJN, OBAMA, dall’etimologia delle parole alle significazioni simboliche e bibliche ha così risposto:
Baruch è il participio passato maschile singolare del verbo ebraico Barach (benedire), quindi ha il significato di “benedetto” e corrisponde dunque al nostro Benedetto.
Barach, bendire, è un infinito che, pronunciato da un non ebreo può diventare Barak.
Hassan o Hussein derivano dal nome arabo Hassan o Hussein che significano di bell’aspetto e di buone maniere.
Quanto a Obama in qualche modo mi sono convinto che per qualche via, che non conosco, è il termine ABRAMO che si è trasformato in OBAMA, quindi, in questo momento, è attraverso il probabile significato di Abramo che ci si può avvicinare al senso di OBAMA ( che può essere dovuto a traduzione, pronuncia, cambio di lingua etc) ovvio che è una specie di piccola conclusione assolutamente provvisoria.
Teniamo presente che i più antichi nomi dei Patriarchi, dopo decine di secoli, hanno perduto il loro significato originario, e vengono letti dal redattore biblico in senso popolare l’etimologia, dunque, del nome Abramo ha chiaro riflesso nel patto con Dio, padre generoso. Il nome teoforico è composto di Ab “padre” e ram, in antico babilonese ramu “amore”: (Dio Padre è amore). “E Dio mutò, per il suo amore, il nome di Abramo in Abraham”. E mancava quest’altro invincibile enigma per gli esegeti rimasti senza parola. Ma la divina benignità aveva scandito la sua promessa: “Tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni”. Abraham nella sua lingua si risolve in Ab “padre” e il babilonese raham, rahum “progenitore”, “propagatore”.
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Le ricerche sulla parola OBAMA e sull’Uomo OBAMA continuano ed invito lettori a collaborare.