Non c’è il lavoro, non ci sono i soldi. Ma sarà vero? 43


Iniziamo con un paio di ragionamenti – ultra semplificati – sull’immigrazione per arrivare ad una questione che riguarda tutti.
Com’è noto, ci sono due modi di affrontare la questione dell’immigrazione. Il primo, seguito finora, è quello di trattare gli immigrati come potenziali delinquenti (legge Bossi-Fini), ostacolandone l’inserimento regolare nella società, costringendoli alla clandestinità e regalandoli come manovalanza alla criminalità organizzata. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il secondo è quello che fa perno sulla pratica dell’integrazione e (ciò che non guasta) della solidarietà. E cioè assicurare pari diritti e doveri degli immigrati rispetto agli italiani in modo da permetterne l’inserimento regolare nella società e nel mercato del lavoro e quindi anche la possibilità di avere una casa e una vita dignitosa. Usando così preziose risorse umane per lo sviluppo e l’arricchimento di tutta la società.

Casa e lavoro? Già sento gli schiamazzi sull’invasione, sulla perdita dell’identità nazionale, sull’islamizzazione. E anche i ragionamenti, apparentemente di buon senso, sui soldi e sul lavoro che non ci sono neanche per gli italiani.
Lasciando gli xenofobi di ogni variante, da quelli in tuta mimetica a quelli in doppio petto, ai loro fantasmi di purezza italica, vediamo invece i ragionamenti di chi in buona fede parla di soldi e di lavoro che non ci sono.

Primo: il lavoro non c’è. Neanche per gli italiani, figuriamoci per gli immigrati. Falso. Il lavoro ci sarebbe per tutti se solo si cambiassero le scelte politiche. Pensiamo solo a quanti posti di lavoro, e per giunta socialmente utili, si creerebbero nella manutenzione del territorio che frana ad ogni acquazzone o nella ristrutturazione delle scuole pubbliche che cadono a pezzi o nel campo della cultura (il degrado di Pompei, un esempio per tutti) di cui l’Italia è capitale mondiale. Per limitare il discorso al solo dato economico, e cioè senza contare le perdite di vite umane, meno frane e inondazioni significano un grandissimo risparmio per la collettività, e la cura e qualificazione del nostro patrimonio paesaggistico e dei nostri immensi giacimenti culturali porterebbero ad un positivo aumento del turismo estero. Non ci vuole una laurea in economia per capirlo. Come esempio eclatante dell’ignoranza e dell’incompetenza dei nostri governanti resterà nella storia la famigerata frase dell’ex ministro Tremonti che ebbe a dire che con la cultura non si mangia.

Secondo: i soldi non ci sono. Falso anche questo. Bisognerebbe evitare spese folli come il Tav e il Ponte sullo Stretto, non solo inutili ma anche inquinanti e nocivi per l’ambiente; bisognerebbe tagliare le spese militari a partire dalla rinuncia all’acquisto degli F35, e rinunciare alle missioni armate all’estero (che ci stiamo a fare in Afganistan?); bisognerebbe far pagare un po’ di tasse ai ricchi facendo la patrimoniale e mettere un tetto su stipendi e pensioni d’oro scandalosamente alti; bisognerebbe condurre una seria lotta all’evasione fiscale che ogni anno dissangua la casse dello stato per centinaia di miliardi; bisognerebbe evitare di regalare soldi alle banche o costringerle a fare credito alle piccole imprese. Bisognerebbe farla finita con le politiche di austerità che stanno ammazzando le economie dei paesi europei più deboli, Italia compresa, come dice anche Hollande che non è certo un rivoluzionario.

E allora, cosa ci impedisce di andare a prendere i soldi dove ci sono, e con questi soldi creare lavoro? Certo non possiamo aspettarci che ci venga in soccorso l’iniziativa dei singoli investitori privati, in tutt’altre faccende affaccendati e con una visione limitata alle ragioni immediate del proprio portafoglio. Ci vorrebbe un governo con la G maiuscola che la faccia finita con la subalternità all’ideologia liberista che ci sta mandando tutti in malora. Un governo con le palle che si ponga un semplice obiettivo: quello di difendere la collettività nazionale, quella pensata da Occupy Wall Street (noi siamo il 99%, voi l’1%). Né più, né meno. Ma questo verrebbe dire la fine delle larghe intese. Chi fra i tremebondi sostenitori del governo Letta avrà tanto ardire?


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43 commenti su “Non c’è il lavoro, non ci sono i soldi. Ma sarà vero?

  • Doxaliber

    Ti correggo:

    Ma questo verrebbe dire la fine delle larghe intese

    No, varrebbe la fine del Governo. Perché nessuno dei due partiti ha a cuore gli interessi della nazione.

  • ilBuonPeppe

    Condivido tutto e aggiungo un aspetto.
    Sull’immigrazione occorre senz’altro puntare all’integrazione, ma questo ovviamente è un agire a posteriori, cioè quando il problema si è già manifestato. Il problema va prevenuto aiutando gli stranieri a casa loro (naturalmente nei modi utili a loro, non secondo le nostre esigenze di farci belli). Questo non perché non li vogliamo qui, ma per spezzare quela catena che, partendo dalla disperazione, produce in cascata una serie di altri problemi. Chi è stato costretto ad emigrare (anche se all’interno del proprio paese) sa quanto la cosa sia dolorosa.

  • ilBuonPeppe

    Vedo un certo numero di commenti che parlano di fuffa, luoghi comuni e altre amenità.
    Bravi, continuate a sostenere quelli che non vogliono cambiare niente, difendete le scelte folli di chi ci ha portato a questo punto.
    Le ipotesi scritte qui non sono certo sufficienti a tirarci fuoi dalla crisi, ma sono operazioni necessarie, possibili e con effetti positivi. Non basta, ma da qualche parte si dovrà pur cominciare.
    Per parte mia aggiungo che un tema fondamentale dal quale è possibile recuperare un mucchio di soldi è quello dei trattati europei: tirandoci fuori dal MES e dalle altre gabbie, recupereremmo parecchie decine di miliardi.

    • fma

      Luoghi comuni:
      a) Quelli cattivi non amano gli immigrati e li gettano tra le braccia della malavita organizzata
      b) Quelli buoni amano gli immigrati e si adoprano per il loro inserimento. (Attento tu, che non mi sembri buonissimo, proponendo di lasciarli a casa loro, per il loro stesso bene.)
      c) Il lavoro è solo un discorso di volontà politica. Basta fare manutenzione al territorio, ristrutturare le scuole pubbliche, coltivare i giacimenti culturali, puntellare Pompei.
      d) Mancano i soldi: palle! Basta bloccare la Tav, fermare gli F35, soprassedere sul ponte di Messina, che fa pure bene all’ambiente, mettere la patrimoniale, plafonare gli stipendi dei ricchi e tagliare le pensioni d’oro.
      e) Cosa ci impedisce di andare a prendere i soldi dove ci sono e creare lavoro?
      f) Basterebbe un governo con la G maiuscola, che la facesse finita con la subalternità all’ideologia liberista e instaurasse la dittatura del proletariato.

      • ilBuonPeppe

        a) Che l’attuale gestione dell’immigrazione favorisca la malavita organizzata mi pare innegabile (poi chi non vuole vedere…) e non mi sembra una buona cosa.
        b) Qui la posizione dell’autore è effettivamente traballante: bene l’integrazione ma non è che accogliendo tutti indiscriminatamente si fa del bene. Quanto alla mia posizione invece, premesso che non ci tengo ad essere buono, ribadisco che la soluzione “generalmente” migliore è che ognuno possa stare bene a casa sua. Se mi dicessero che per migliorare la mia situazione dovrei emigrare in Francia, forse lo farei, ma non ne sarei entusiasta.
        c) Sì, il lavoro è prima di tutto (non “solo”) una questione di volontà politica. Infatti da quando governi e parlamenti hanno cominciato a sposare le teorie liberiste le cose sono cambiate. In peggio. E certo non bastano quelle cose scritte sopra, ma possono aiutare, e parecchio.
        d) Anche qui, come ho scritto, non “basta” recuperare quei soldi destinati ad opere assurde, ma sicuramente aiuta, e parecchio.
        e) Cosa ce lo impedisce? Le scelte politiche, appunto. Vedi alla lettera C.
        f) Non mi pare che qualcuno abbia parlato di dittatura del proletariato (questo è un vecchio giochetto sul quale ci siamo già scontrati), e comunque non sarebbe l’unica alternativa alla situazione attuale. Ma capisco che è difficile ipotizzare più di due soluzioni per chi è avvezzo alle dicotomie.

        Caro Francoise, effettivamente qui ci sono parecchi luoghi comuni. I tuoi.

  • alessio

    – come la biodiversità naturale, la diversità culturale è un bene che va tutelato…
    – non basta il lavoro per tutti, se ogni nuovo posto di lavoro viene occupato da un nuovo immigrato, non ci sarà mai eccesso di domanda di lavoro e i salari non saliranno mai…
    – 150 anni di storia d’Italia ci insegna che l’emigrazione ha fatto solo danni, fuga di competenza, inoltre è una sorta di valvola di sfogo che impedisce la “rivoluzione” contro lo status quo.
    – l’unici che ci guadagno sono i “padroni” dei paesi d’arrivo.
    Non so tu ma io voglio UN MONDO DI TURISTI NON DI MIGRANTI

  • Vittorio Mori

    Sì, è vero. I soldi non ci sono più, per tenere lo stesso livello di vita sprecona anni ’80’90. Si deve tirare la cinghia, fare la dieta, più poveri ma più belli (forse). Se non compri gli F35 poi magari non ti comprano più il vino o ti fanno qualche altro tipo di ostracismo, negli USA. E’ la globalizzazione, baby, Se vuoi far parte del gruppone, devi prostituirti un pochino, c’è poco da fare. La TAV: stessa cosa. Se vuoi fare a meno di queste cose, bisogna imparare a tirare la cinghia a morte, altro che apericene in Duomo.

    • Adriana

      @Vittorio Mori
      A me pare che ci impoveriamo se continuiamo a fare ciò che altri ci impongono, dagli aerei alla linea Tav ( per far arrivare con un’ora di anticipo una bottiglia di Porto da Lisbona a Mosca???? e con quale costo sulle tasche dei contribuenti, cioè mie e credo anche tue?) e, soprattutto, al mantenere la moneta unica, vulgo euro, cioè il cambio fisso, che ha squilibrato aree valutarie diverse, come Europa settentrionale ed Europa meridionale, a danno della seconda, of course, come sempre più palesemente sta accadendo. E, a prescindere: il danno è continuare ad eseguire, con la volontà e complicità di nostri governanti eletti da noi, quanto ci ordinano questo e quello, in Europa e fuori.
      Se dobbiamo ridurrre, come non credo, il nostro tenore di vita non acquistando schifezze, può darsi che riusciamo ad elevarlo, anche nel senso della salute e dell’ambiente, con quanto si risparmia all’estero e si investe all’interno – proprio non acquistando schifezze.

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