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Cavi Sottomarini: Caso, coincidenza, prova

11 febbraio, 2008 - 13:00 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Oltre il Confine




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Circa il 70% della superficie terrestre è coperta dall’acqua; va da sé che sott’acqua avvengano tante cose, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Per esempio, sapevate che il 90% del traffico telematico intercontinentale passa attraverso cavi posati sul fondo marino? Già mi immagino i fondali ricoperti da una selva di cavi intrecciati in cui i pesci cercano a fatica un varco per procurarsi il cibo, ma per fortuna (dei pesci) stiamo parlando solo delle cosiddette “dorsali”, cioè i cavi principali; come il tronco di un grosso albero, che poi si ramifica e si distende per coprire il terreno con la sua ombra. Internet, la telefonia e tanti altri servizi esistono anche grazie a questi cavi. Anche questo articolo probabilmente è passato su questi cavi.

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E quando c’è un guasto? Intanto che si provvede alle riparazioni, il traffico viene reindirizzato lungo altre vie; la struttura della rete è fatta in modo da assicurare il funzionamento anche in caso di guasto. Magari si va un po’ più piano, ma il servizio è garantito.

A fine gennaio uno di questi cavi è stato tranciato al largo dell’Egitto; si diceva fosse stata l’ancora di una nave in difficoltà per il mare agitato, ma le autorità egiziane hanno smentito, spiegando che il tratto di mare attraversato dalle dorsali è “off limits” per le imbarcazioni. Cosa è successo quindi? Non si sa, comunque sono cose che capitano ed è quasi inutile discuterne.
Il giorno successivo un altro cavo, stavolta nella zona del golfo Persico, ha smesso di funzionare. Una coincidenza davvero curiosa: guasti di questo tipo non sono molto frequenti. Ancora più curiosa se si considera che dopo poche ore è saltato un terzo cavo, sempre nel golfo Persico. Cosa sia successo nel golfo Persico è impossibile dirlo; data la quantità di mezzi militari presenti in zona è probabile che qualcuno sappia cosa è capitato a questi cavi, ma sicuramente non verrà a raccontarcelo.
Se due casi fanno una coincidenza, tre fanno una prova: ma una prova di cosa?
Si è saputo poi che i cavi interessati a questi “guasti” sarebbero addirittura cinque. Se tre casi fanno una prova, cosa dobbiamo pensare con cinque? Ad un complotto? E a danno di chi?

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Ho detto che la rete è fatta in modo da resistere a guasti ed interruzioni, ma cinque guasti contemporanei possono mettere in crisi qualsiasi sistema. In effetti i paesi dell’oceano indiano, del medio oriente e alcuni che si affacciano sul Mediterraneo, hanno subito (anzi, subiscono ancora, visto che questi guasti non si riparano in mezz’ora) pesanti rallentamenti nel traffico dati e alcune interruzioni. Con l’eccezione, in negativo, dell’Iran.
L’Iran in questi giorni sembra che sia rimasto completamente isolato per parecchio tempo. Caso, coincidenza, prova o complotto? Oltre al can can delle teorie complottiste (spesso fantasiose), è partito ovviamente anche quello opposto che deve sempre giustificare tutto con la più assoluta normalità; forse in futuro sapremo la verità. Ma andiamo avanti.

In questi giorni in Iran succede un’altra cosa importante, che tuttavia (c’era da scommetterci) i nostri liberissimi organi di stampa stanno ignorando completamente: viene inaugurata la “borsa petrolifera iraniana” con sede sull’isola di Kish, nel golfo Persico. Ma guarda che coincidenza!
Kish è una zona franca, dotata quindi della più ampia libertà di azione, e la novità di questa borsa è che il petrolio non verrà più trattato solo in dollari, ma anche in Euro e altre valute. Prendete un petroliere americano (meglio se impegnato in politica), tagliategli gli zebedei senza anestesia, e non gli avrete fatto male come gliene ha fatto questa notizia.
Non è certo un segreto che la trattazione del petrolio in Euro sia uno dei peggiori incubi dei padroni a stelle e strisce. Perché credete che muoiano dalla voglia di scatenare una guerra contro l’Iran? Se il dollaro non si usa più per pagare il petrolio, cessa di essere la principale moneta di riferimento internazionale, e scompare quindi il principale motivo per cui ancora non viene considerata per quello che è: carta straccia.

A proposito di petrolio, mi viene in mente un particolare poco pubblicizzato. Alla fine del 2000, Saddam Hussein (ve lo ricordate?) aveva deciso di vendere il suo petrolio in Euro invece che in dollari. Sappiamo come è andata a finire. Si tratta senz’altro di un’altra coincidenza; come è solo una coincidenza il fatto che i piani per l’invasione dell’Iraq fossero già pronti prima dell’11 settembre 2001.

Non so a voi, ma a me tutte queste coincidenze preoccupano un po’. Anche per l’Iran i piani di invasione sono pronti da un pezzo, e il governo statunitense non prova neanche a nascondere la sua voglia di metterli in pratica. Evidentemente però c’è qualcuno (Israele? I russi?) che li frena, e questo ci permette di rilassarci di tanto in tanto, che una guerra con l’Iran potrebbe essere devastante a livello globale.
Forse i guasti ai cavi sottomarini sono stati un’azione di boicottaggio: come funziona una borsa senza collegamenti telematici? Oppure semplicemente una prova per future, più incisive, iniziative. Oppure è stato solo un caso. Anzi, cinque.

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Noi cosa possiamo fare per evitare di finire in mezzo alla terza guerra mondiale?
Siamo in campagna elettorale, quindi comportiamoci di conseguenza e chiediamo ai candidati che intenzioni hanno. Al momento i candidati premier sicuri sono tre (Veltroni, Berlusconi e Tabacci), ma altri si aggiungeranno nelle prossime settimane. A questi signori si dovrebbero porre alcune semplici domande.
Lei ritiene che gli USA siano semplicemente un paese amico con cui avere buoni rapporti, oppure un partner preferenziale ed irrinunciabile da supportare anche nelle scelte più difficili ed impopolari?
Lei considera legittimo avviare azioni militari contro paesi non democratici?
Lei ha giudicato opportuna e necessaria l’azione militare intrapresa dall’esercito USA contro l’Iraq nel 2003?

Berlusconi sappiamo come la pensa, visto che ci ha già trascinato in guerra in passato; quanto a Veltroni, pur con i dovuti distinguo, non credo che prenderà troppo le distanze dalle posizioni americane; degli altri vedremo di farci un’idea.
Spero che gli italiani siano abbastanza intelligenti e responsabili da tenersi al largo da chi non risponde con un secco “NO” almeno alle ultime due domande. Non vorrei dover spiegare ai miei figli che il pazzo che ci ha trascinato in un suicidio di massa era stato scelto da noi.


Riferimenti:
Il dollaro minacciato dalla borsa del petrolio iraniana
Cosa succederebbe se l’OPEC passasse all’Euro?
Saddam Hussein
Il medio oriente isolato da Internet
La strana febbre dei cavi sottomarini
Il disinformatico: antibufala

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Comments

11 Risposte a “Cavi Sottomarini: Caso, coincidenza, prova”
  1. nino scrive:

    complimenti ottimo articolo…

  2. Oris scrive:

    Si, ma se l'euro sostituisce il dollaro come minimo ci ritroviamo gli americcani coi mitra anche qui… e io non sono antiamericano.

  3. Neottolemo scrive:

    Gli M16 sarebbero il male minore dal momento che se gli USA decidono di vincere una guerra (velocemente) la fanteria sarebbe quasi d'intralcio. Hanno a disposizione metodiche più pratiche e moderne :)

    C'è da dire che con l'economia in recessione la guerra si è sempre rivelta una soluzione ottimale. Ultimamente si è detto che la guerra fredda sia stata la vera causa del boom economico degli anni '50-'60. Questo a causa della folle corsa al riarmo sostenuta dalle forti commesse statali.

    Ora il panorama è simile: la Russia si è riproposta come alternativa all'egemonia americana ed ha lanciato un massiccio programma di riarmo. Gli USA hanno agito di conseguenza inasprendo i rapporti.

    La differenza rispetto a 60 anni fa sta nel fatto che l'America è molto cambiata ed ora sembra far intravedere un suo declino. Probabilmente non avrà la forza per imporsi con decisione nei nuovi assetti.

    In sostanza la palla potrebbe passare all'Europa, Europa che ha un piccolo problema: la maggior parte dei paesi che la compongono è tenuta per le palle da Putin in un modo o nell'altro.

    In pratica ci risiamo, M16 o AK-47?

    Che palle la geopolitca…

  4. Francesco Orsenigo scrive:

    Hai *PROVATO* a collegarti a qualche sito iraniano o ti sei semplicemente fidato di quello che si diceva in giro?

    Da quanto ne so io la maggior parte dei siti iraniani era perfettamente accessibile, almeno secondo questo commento da slashdot http://it.slashdot.org/comments.pl?sid=444028&amp…

    Anche Wired é scettico http://blog.wired.com/27bstroke6/2008/02/who-cut-…

    Per il resto l'articolo dice molte cose condivisibili.

    Domandone.

    Ma IO sono andato a controllare se i siti iraniani sono effettivamente raggiungibili o no?

    No, non l'ho fatto.

    Ma non mi sono preso neppure la responasbilitá di scrivere un articolo.

  5. Adetrax scrive:

    Interrompere le comunicazioni digitali (Internet, telefoniche, ecc.) di un paese significa ormai rallentarlo se non addirittura paralizzarlo e questa e' una mossa strategica se si intende occuparlo, non vorrei che queste interruzioni fossero prove preparatorie.

    E' vero che esiste anche l'Internet via satellite, ma e' molto lenta e con capacita' limitata, senza contare che potrebbe essere facilmente bloccata e/o dedicata al solo traffico militare.

    La produzione statunitense di petrolio e' in continuo calo da decenni e non copre le necessita' interne, quindi, visto anche il cronico disavanzo economico generato negli ultimi 7 anni, le riserve petrolifere altrui assumono sempre maggiore attrattiva per i finanzieri USA che vogliono arricchirsi ed evitare un mini-crack finanziario.

    Le guerre hanno arricchito selezionati gruppi imprenditoriali privati che sono stati pagati con denaro pubblico sottratto alle necessita' sociali, gruppi che ora non vogliono rendere evidenti le loro sottrazioni all'opinione pubblica e stanno cercando di alzare la posta in gioco facendo pagare il debito al popolo comune che vive con 1500 – 3000 dollari al mese.

    Quando circa un mese fa Bush tenne una conferenza davanti ai produttori arabi di petrolio e disse che il petrolio a 100 dollari era troppo caro e che il prezzo "doveva" scendere, mi impressionarono le facce smarrite e costernate degli ascoltatori per quello che sembrava piu' un ordine che non un mero quanto illusorio auspicio.

    L'ho scritto piu' volte, ho sempre piu' l'impressione che gruppi di filo-nazisti abbiano ritrovato in America un ambiente ideale per riprodursi e affinare le loro modalita' di gestione del potere, ci sono troppe coincidenze e similitudini; adesso vogliono giustiziare i presunti responsabili / mandanti degli attentati dell'11 settembre e magari dire che il "lavoro" non e' finito e che bisogna collegare l'Iraq con l'Afghanistan.

    Il vero problema pero' e' che ora si gioca con le particelle atomiche e le loro devastanti conseguenze a livello globale.

  6. daniele scrive:

    Complimenti per l'articolo, non conoscevo il tuo blog.. Aggiunto ai feed ;-)

  7. Peppe Dantini scrive:

    @Francesco

    No, non ho controllato personalmente se i siti iraniani fossero o meno raggiungibili; e neanche ho detto che non lo fossero. Ho detto che "sembrava" fossero isolati, che "forse" lo erano, e che "forse" era un complotto. O forse no. Io non lo so, e forse non lo saprò mai.

    Non a caso, tra i riferimenti in fondo all'articolo, ho inserito anche il link ad un articolo di Paolo Attivissimo che contesta sia la teoria del complotto sia l'isolamento iraniano.

    Quello che invece ho detto, e credo di averlo fatto in maniera chiara, è che le coincidenze sono troppe, che non credo che siano solo "incidenti", e che il bersaglio è facilmente individuabile. Questa è solo la mia opinione. Opinione che non necessita di un blocco totale per sostenere che l'Iran è nel mirino degli USA; potrebbe essere stata solo una dimostrazione, oppure un attacco non riuscito, per quello che ne sappiamo.

    Kish, la borsa petrolifera iraniana, il petrolio in euro, le paure americane, i piani di guerra, eccetera: questi invece sono "fatti". Fatti che, se anche i guasti fossero veramente solo dei normali incidenti, non cambierebbero affatto, come non cambierebbero le preoccupazioni intorno a questi argomenti.

  8. Francesco Orsenigo scrive:

    @Peppe Dantini

    Io alla fine ho controllato =)

    Sono tutti su (ne ho controllati una decina eh!)

    Secondo wired (che non e' esattamente pro-Bush…), c'e' un cavo si "rompe" ogni 3 giorni dove per "rompere" si intende "danneggiare", quindi le coincidenze non sono cosi' tante: semplicemente ci siamo accorti di quanto spesso si danneggiano questi cavi.

    Lo scrivere "sembra" senza preoccuparsi di controllare e' una porcata che fanno i giornali, e in questo caso ci voleva davvero niente per farlo… Uno dei problemi della nostra societa' e' che accettiamo quello che ci viene detto senza sporcarci le mani, senza controllare, e' vero e basta, come una specie di "dissonanza cognitiva" positiva.

    Inoltre ti ho scritto che il tuo articolo dice cose molto condivisibili.

    L'euro sta facendo cagare in mano gli USA, specialmente quando si comincia ad usarlo per il petrolio.

    E sono sicuro che l'apertura nuova borsa petrolifera iraniana ha accelerato i piani USA per l'attacco, anche se penso che gli USA sarebbero davvero idioti a fare una cosa simile.

    La storia di Saddam attaccato perche' vuole passare all'euro e' molto, molto plausibile, ma non ho trovato nessuna conferma autorevole o affidabile della cosa (se hai qualcosa, passa! Fanno sempre comodo dei buoni link!)

    Mescolare informazioni solide (la borsa iraniana) con informazioni un po' traballanti (cavi tranciati per "mandare un messaggio" all'Iran) non fa bene al messaggio che vuoi trasmettere.

    Vedo un sacco di pirla che vanno alla guerra perche' si fidano delle cazzate che gli vengono dette, non voglio essere come loro, non voglio fidarmi di quello che mi viene detto solo perche' si adatta facilmente a quello che penso gia'.

  9. Doxaliber scrive:

    Internet Traffic Report non è una fonte affidabile per controllare se un'intera nazione è offline, in realtà non esiste una reale possibilità di effettuare controlli, la struttura di internet è realizzata in modo che se un collegamento è interrotto i dati cercano di percorrere vie diverse, magari più lunghe.

    L'isolamento dell'Iran probabilmente non è stato totale. In ogni caso i cavi si rompono, ma che si rompano cinque cavi tutti destinati ai collegamenti in una determinata area del mondo è davvero molto più difficile. Naturalmente nessuno ammetterà mai che il taglio dei cavi è stata un'azione volontaria, come d'altro canto nessuno potrà mai dimostrare che non si sia effettivamente trattato di una sfortunata serie di coincidenze. Questa è una di quelle notizie che rimarranno avvolte nel "mistero", ma secondo me era giusto raccontare la vicenda e di conseguenza è quasi naturale provare a trarre le proprie conclusioni e/o supposizioni.

  10. ilBuonPeppe scrive:

    Su Punto informatico c'è un articolo che riporta i primi commenti della squadra incaricata di riparare i cavi.

    Quello che dicono è che se uno dei guasti è sicuramente un caso, per gli altri quattro esistono forti dubbi.

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