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	<title>MenteCritica &#187; Veri Uomini</title>
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	<description>Non Esistono Questioni di Principio</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 23:37:25 +0000</pubDate>
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		<title>La Speranza si Chiama Obama</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 10:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Bello della Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Oltre il Confine]]></category>

		<category><![CDATA[Veri Uomini]]></category>

		<category><![CDATA[Barak-Obama]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni-presidenziali]]></category>

		<category><![CDATA[stati-uniti]]></category>

		<category><![CDATA[Usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ore 5.45 italiane del 5 novembre 2008
Poco fa McCain ha riconosciuto la sconfitta telefonando ad Obama.
Obama è il 44° Presidente degli USA, ed è stato eletto plebiscitariamente, con un&#8217;affluenza al voto inusuale per quella grande democrazia.
Sono contento per gli Stati Uniti e per il mondo intero.


La novità costituita da Obama alla Casa Bianca non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong>Ore 5.45 italiane del 5 novembre 2008</strong></p>
<p>Poco fa McCain ha riconosciuto la sconfitta telefonando ad Obama.<br />
Obama è il 44° Presidente degli USA, ed è stato eletto plebiscitariamente, con un&#8217;affluenza al voto inusuale per quella grande democrazia.<br />
Sono contento per gli Stati Uniti e per il mondo intero.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-8992 aligncenter" title="barack-obama-capitol" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/barack-obama-capitol.jpg" alt="" width="499" height="624" /></p>
<p><span id="more-8981"></span><br />
La novità costituita da Obama alla Casa Bianca non è solo legata al colore della sua pelle. E&#8217; una festa della modernità, se è vero che Obama ha saputo raggiungere milioni di suoi potenziali sostenitori grazie a mezzi non convenzionali, quali i blog, gli sms, MySpace, ecc.<br />
La sua grande capacità oratoria, la sua prosa immaginifica e coinvolgente ha fatto il resto.<br />
Ora tutto il mondo aspetta la ventata di novità, il &#8220;cambiamento&#8221; dopo la lunga e drammatica gestione Bush, durante la quale il Globo ha espresso tutta la sua potenzialità rabbiosa ed è rimasto invischiato nella più grave crisi finanziaria che si ricordi dal 1929.</p>
<p>Non so se alle grandi aspettative suscitate da Obama seguiranno fatti di pari livello. Ma anche solo facendoci sognare da domani un po&#8217; più di pace, restituendoci un pizzico di speranza pur non nascondendoci le difficoltà, Obama ha già compiuto un piccolo miracolo. Un miracolo fondato sulle parole, una speranza legata al &#8220;sogno&#8221; americano, in cui, se credi in te stesso, nulla ti è precluso. Anche se sei nato povero, anche se sei uno sconosciuto, anche se sei negro.<br />
La Storia ci dirà quali fatti seguiranno.</p>
<p>E mentre aspetto davanti alla TV di sentire il primo discorso di Obama Presidente non posso fare a meno di invidiare una nazione in cui alla prima festa, a Chicago, in una piazza festante ricolma di centinaia di migliaia di persone che aspettano di sentire il proprio leader vittorioso, non si veda sventolare una sola bandiera di partito, ma solo centinaia e centinaia di bandiere a stelle e strisce.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/obama/il-bello-della-politica/fully/8981/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>4 Novembre 1918 - 650.000 Vite Perdute</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 08:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dellefragilicose</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>

		<category><![CDATA[Vere Donne]]></category>

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		<category><![CDATA[anniversari]]></category>

		<category><![CDATA[guerra]]></category>

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		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 26 ottobre scorso è morto l&#8217;ultimo reduce italiano della prima guerra mondiale.
Di quell&#8217;immane tragedia rimangono ormai pochissimi testimoni viventi in tutto il mondo.
Quando si parla di guerra e specialmente della vittoria italiana nella prima guerra mondiale è facile cadere nella retorica patriottarda. Cercherò di non farlo.
Oggi a 90 anni esatti dalla fine di quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 ottobre scorso <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_26/borroni_morto_1dc9ba5e-a3a0-11dd-8d2c-00144f02aabc.shtml" target="_blank">è morto l&#8217;ultimo reduce italiano della prima guerra mondiale</a>.<br />
Di quell&#8217;immane tragedia rimangono ormai <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_26/scheda_reduci_10df5e30-a39f-11dd-8d2c-00144f02aabc.shtml?fr=correlati" target="_blank">pochissimi testimoni viventi in tutto il mondo</a>.</p>
<p><span id="more-8951"></span>Quando si parla di guerra e specialmente della vittoria italiana nella prima guerra mondiale è facile cadere nella retorica patriottarda. Cercherò di non farlo.</p>
<p>Oggi a 90 anni esatti dalla fine di quel conflitto, voglio pensare per un attimo con dolore alle milioni di vite massacrate nel grande tritacarne, ai fanti finiti a bastonate in testa, ai corpi soffocati e combusti dai gas tossici, alle decimazioni, ai ventri squarciati dalle baionette, agli arti staccati dal gelo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/15o.jpg" alt="" width="500" height="292" /></p>
<p>Fa veramente impressione pensare a quante persone inconsapevoli furono coinvolte nell&#8217;inutile tentativo di stabilire un equilibrio di potere in Europa. Equilibrio fragilissimo che dovette essere sconvolto dopo appena vent&#8217;anni.</p>
<p>Fa veramente impressione pensare all&#8217;insensibilità dei governi che, di fronte alla difesa degli interessi industriali e di capitale, non esitarono e non esitano tuttora a sacrificare milioni di esistenze in un terribile confronto di forza.</p>
<p>Fa veramente impressione pensare a mogli, madri e figli che si videro strappate l&#8217;opportunità di vedere i loro uomini diventare vecchi e spegnersi serenamente nei loro letti.</p>
<p>Fa veramente impressione pensare a quegli italiani semplici ed ignoranti, strappati dai loro campi e dalle loro fabbriche per partecipare ad un conflitto che doveva segnare l&#8217;affermazione internazionale dell&#8217;Italia con la scusa della ricomposizione dell&#8217;Unità Nazionale.</p>
<p>Unità Nazionale che oggi, di fronte agli interessi localistici, è diventato un disvalore, un peso, una vergogna. Chissà cosa penserebbero questi vecchi fanti, a cui fu negata la possibilità di vivere e amare, se potessero tornare per un solo giorno e guardare lo scempio che abbiamo fatto del sacrificio che gli fu imposto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/6_grandeguerra.gif" alt="" width="200" height="289" /></p>
<p>Preferisco non pensarci. Ormai, come l&#8217;<a href="http://www.mentecritica.net/otto-settembre/border-zone/dellefragilicose/1346/" target="_blank">8 settembre</a>, questo è un giorno qualunque. La memoria è persa e con essa l&#8217;eredità di consapevolezza che dovrebbe condurre con sé.<br />
Se avete tempo, fermatevi un attimo a pensare. In quella terra arsa è stato versato anche il vostro sangue. Se ne ricordate i nomi, portateli un attimo alla mente. Se non li conoscete, cercateli.<br />
E&#8217; inutile, non serve a nulla, ma non sempre si fa quello che è utile.</p>
<p>A volte si fa anche quello che è solo giusto.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Bogey</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Schermo dei Sogni]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure Humphrey Bogart è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l&#8217;inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Humphrey_Bogart" target="_blank">Humphrey Bogart</a> è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l&#8217;inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le armi, durante la guerra.</p>
<p style="center;"><img class="size-full wp-image-5827 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/humphrey_bogart_by_karsh_library_and_archives_canada.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-5638"></span></p>
<p>Bogart (Bogey per gli amici) è stato un uomo - prima che un attore - di quelli che hanno saputo guadagnarsi l&#8217;ammirazione di milioni di uomini e fatto sognare intere generazioni di donne in tutto il mondo. D&#8217;altronde, se nel 1999 l&#8217;<em>American Film Institute</em> lo ha proclamato <em>la più grande stella maschile di tutti i tempi</em> ci sarà pure un motivo.</p>
<p>Da che cosa è derivato questo straordinario successo? Bella domanda! Come se fosse facile definire una ricetta per il fascino.</p>
<p>Un pezzettino di questo fascino sembra collegato alla sigaretta perennemente accesa, che spesso lasciava pendere dalle labbra. Se così fosse, potrebbe non essere casuale. Stando a <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/spettacoli_e_cultura/star-sigarette/star-sigarette/star-sigarette.html?ref=hpspr1" target="_blank">questa notizia</a>, infatti, parecchi grandi divi di Hollywood erano a busta paga dalle multinazionali del tabacco per propagandarne l&#8217;immagine sullo schermo. Potrebbe non essere il caso di Bogey, però. Almeno, il suo nome non figura accanto a quelli di Gary Cooper, Clark Gable, Spencer Tracy e i molti altri pagati per fumare.</p>
<p>Del resto Bogart non ne avrebbe avuto davvero bisogno: egli sapeva rendere il suo &#8220;personaggio&#8221; sullo schermo un misto di umanità, coraggio e lealtà anche quando interpretava un criminale (si calcola che nei suoi film sia stato giustiziato una ventina di volte) tali da non alienargli le simpatie dello spettatore neanche quando stava dalla parte dei &#8220;cattivi&#8221;.</p>
<p>E con le donne? Beh, con le donne doveva  davvero avere una carta in più: io penso sia dovuto al sapiente mix di distacco e di attenzioni che sapeva destinare loro: un equilibrio difficile da trovare, che è ben sintetizzato in una sua celebre frase: &#8220;Non bisogna mai contraddire una donna. Basta saper aspettare e lo farà da sola&#8221;.</p>
<p>Questo video è la sintesi in pochi minuti di uno dei suoi film più amati, &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casablanca_(film)" target="_blank">Casablanca</a>&#8220;, che lo vede al fianco di una indimenticabile Ingrid Bergman con in sottofondo le note della celeberrima &#8220;As time goes by&#8221;.</p>
<p>Buona visione.</p>
<a href="http://www.mentecritica.net/bogey/schermo-dei-sogni/fully/5638/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a>]]></content:encoded>
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		<title>La Classe Non è Acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Late Night Show]]></category>

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		<description><![CDATA[Chissà quante volte avrete pronunciato anche voi questa frase: &#8220;La classe non è acqua&#8221;. Ma allora, se non è &#8220;acqua&#8221;, vogliamo provare a definirla, questa &#8220;classe&#8221;?
Quell&#8217;alchimia che chiamiamo &#8220;classe&#8221; mi viene più facile da definire se la rapportiamo ad una particolare attitudine espressa ai suoi massimi. Se pensiamo alla &#8220;classe&#8221; di un calciatore, ad esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà quante volte avrete pronunciato anche voi questa frase: &#8220;La classe non è acqua&#8221;. Ma allora, se non è &#8220;acqua&#8221;, vogliamo provare a definirla, questa &#8220;classe&#8221;?</p>
<p><span id="more-5639"></span>Quell&#8217;alchimia che chiamiamo &#8220;classe&#8221; mi viene più facile da definire se la rapportiamo ad una particolare attitudine espressa ai suoi massimi. Se pensiamo alla &#8220;classe&#8221; di un calciatore, ad esempio, ci viene in mente quell&#8217;insieme di visione di gioco e di tocco preciso e rapido della palla che distingue un campione da chi magari è un buon giocatore ma nulla di più.</p>
<p>Nell&#8217;ambito del comportamento siamo propensi a definire &#8220;donna di classe&#8221; o &#8220;uomo di classe&#8221; quei soggetti che si distinguono per una loro dose di fascino innato, per il loro <em>savoir faire</em>, per la loro capacità di essere a proprio agio e mai &#8220;fuori posto&#8221; in ogni situazione. Un mix perfetto di eleganza nei modi, istinto di seduzione, ironia, capacità di apprezzare la bellezza dei particolari, intelligenza, doti che o ce le hai dentro o nessuno te le può insegnare.</p>
<p>Naturalmente ognuno di noi ha i suoi prototipi.</p>
<p>I miei sono due attori che purtroppo non ci sono più da un bel po&#8217; di anni e che, secondo me, ancora oggi non hanno trovato eredi alla loro altezza. Parlo di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Audrey_Hepburn" target="_blank">Audrey Hepburn</a> </strong>(1929-1993) e di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cary_Grant" target="_blank">Cary Grant</a></strong> (1904-1986).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5822 aligncenter" title="charade" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/charade.jpeg" alt="" width="393" height="497" /></p>
<p>Naturalmente mi riferisco a quello che apparivano nelle loro interpretazioni, non saprei dire se con altrettanta classe vivessero la propria vita privata. Forse questa continuità valse più per la Hepburn, impeccabile anche fuori dal set (si dice fosse solo un pelino nevrotica) che per Cary Grant, del quale si ricordano divorzi burrascosi ed anche più di un pettegolezzo sulla sua &#8220;amicizia&#8221; con l&#8217;attore Randolph Scott.</p>
<p>Non credo di essere originale, in questa scelta: sono in compagnia di altri milioni di estimatori di questi due grandi dello schermo. Se mi chiedo &#8220;perché&#8221;, non riesco a dirlo in poche parole.</p>
<p>Loro due sono stati ed in parte sono tuttora modelli di stile, sempre misurati anche nelle loro interpretazioni più fantasiose. Ricordate Cary Grant vestito da donna in &#8220;Ero uno sposo di guerra&#8221;? E la pesante esclamazione della Hepburn in &#8220;My Fair Lady&#8221; all&#8217;indirizzo di un cavallo da corsa un po&#8217; troppo pigro?.</p>
<p>Eleganti in ogni circostanza e non solo nel vestire (che poi è la cosa più semplice e più difficile al tempo stesso) ma anche nei gesti, nelle espressioni del viso, nel modo di camminare&#8230; Fecero insieme un solo film, &#8220;Sciarada&#8221; (1963) diretto da Stanley Donen (nella foto una copertina dedicata a questo film) e secondo me non sono, in quel film, al loro meglio.</p>
<p>Io preferisco ricordare lei in &#8220;Colazione da Tiffany&#8221;, &#8220;Vacanze romane&#8221; e &#8220;Sabrina&#8221; e lui in &#8220;Intrigo internazionale&#8221;, &#8220;Caccia al ladro&#8221; ed &#8220;Operazione sottoveste&#8221;, tutti vecchi film di quelli che, quando li ridanno in tv, non riesci a scollarti dallo schermo anche se li conosci a memoria.</p>
<p>Mi piacerebbe dilungarmi su di loro, ma non credo direi nulla di interessante od originale. Preferisco lasciarvi alla visione di un paio di video. Nel primo ci sono sequenze montate sulle note di &#8220;Moon River&#8221;, il celebre struggente brano interpretato dalla stessa Hepburn in &#8220;Colazione da Tiffany&#8221;.</p>
<a href="http://www.mentecritica.net/la-classe-non-e-acqua/vere-donne/fully/5639/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a>
<p>Il secondo video è una chicca, un singolare montaggio di spezzoni di film famosi di Cary Grant sulla musica di 007, che vede questo grande attore nei panni di un immaginario (ma credibilissimo) interprete del più famoso agente segreto della storia del cinema.</p>
<a href="http://www.mentecritica.net/la-classe-non-e-acqua/vere-donne/fully/5639/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a>
<p>Ah, quante volte ho sognato di essere baciato come fa Grace Kelly con Cary Grant nell&#8217;ultima sequenza (magari senza chiudermi poi la porta in faccia)!</p>
<p>Ho divagato un po&#8217;, me ne scuserete, ma torno subito al tema:<br />
<strong>Voi, come definireste la &#8220;classe&#8221;? </strong><br />
<strong>E quali ne sono, secondo voi, gli odierni prototipi?</strong></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Triste Storia di Borgonovo e la SLA</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>osvitol</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Border Zone]]></category>

		<category><![CDATA[Veri Uomini]]></category>

		<category><![CDATA[disabili]]></category>

		<category><![CDATA[giornali]]></category>

		<category><![CDATA[media-e-comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[percezione]]></category>

		<category><![CDATA[SLA]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande commozione ha suscitato la vicenda di Stefano Borgonovo, ex calciatore di buon livello, colpito dalla grave malattia della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) conosciuta anche con il nome di morbo di LOU GEHRIG.
Colpisce molto il fatto della strana ripetizione di casi analoghi nel mondo del calcio (Signorini, Lombardi,etc) e pare che l’incidenza sui calciatori sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande commozione ha suscitato la vicenda di <a href="http://www.mentecritica.net/esterno-stefano-stephen-sono-in-sala-dattesa/border-zone/cogitoergovomito/6589/" target="_blank">Stefano Borgonovo</a>, ex calciatore di buon livello, colpito dalla grave malattia della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) conosciuta anche con il nome di morbo di LOU GEHRIG.<br />
Colpisce molto il fatto <a href="http://www.mentecritica.net/buon-campionato-a-tutti/cronache-italiane/settantasette/6518/" target="_blank">della strana ripetizione di casi analoghi nel mondo del calcio</a> (Signorini, Lombardi,etc) e pare che l’incidenza sui calciatori sia dieci volte più alta rispetto alla media normale ma non è tanto di questo che volevo parlare.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/borgonovo.jpg" alt="" width="216" height="269" /></p>
<p><span id="more-7983"></span>Tutti i giornali <a href="http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/calcio/200809articoli/16535girata.asp" target="_blank">riportano</a> con dovizia di particolari ed immagini la notizia della partita disputata in omaggio al calciatore Borgonovo e la commozione che ha pervaso il pubblico ed i presenti nel vedere le condizioni purtroppo ormai precarie di salute dell’ex calciatore.</p>
<p>Mi è venuto un senso di profonda tristezza nel constatare, come al solito, quanta retorica e quanta “falsa” partecipazione ci sia stata nel descrivere un avvenimento che di per sé poteva essere positivo e dovrebbe servire da insegnamento.</p>
<p>Viviamo purtroppo in un mondo che sembra sdoppiarsi in due parti come un disco dalle due facciate: lato A e lato B.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/lux.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Nel <strong>lato A</strong> tutto sembra bellissimo: l’immagine patinata che ci danno i giornali e la televisione rappresenta un mondo di beneficenza e solidarietà, dove tutti si commuovono per tutto e trionfano i sentimenti nazional-popolari; un mondo dove i malati, i drogati, gli alcolizzati, gli emarginati, i disoccupati  diventano quasi eroi per un giorno assecondando a turno la vicenda “mediatica” del momento.<br />
Un lato A che rappresenta un immenso caleidoscopio, un recipiente dove tutto viene gettato dentro e rappresenta un prezioso ingrediente di quell’immenso “circo Barnum” che è diventato il nostro mondo sembre più finto e virtuale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/lux2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Il <strong>lato B</strong> rappresenta invece purtroppo la triste realtà quotidiana di tutti i giorni.</p>
<p>Da due anni sono ormai malato di sclerosi multipla ( per fortuna in forma ancora non invalidante al 100%) e ho potuto constatare in maniera sistematica sia la stortura delle varie inefficienze burocratiche, sanitarie, lavorative, assistenziali sia purtroppo l’indifferenza di quella gran parte di mondo che frequenti e conosci (o meglio pensavi di conoscere) sempre più simile ad una società spartana dove il malato, l’invalido, il “diverso” dà solo fastidio ed è diventato un anello scomodo di una catena, un ostacolo da eliminare.</p>]]></content:encoded>
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		<title>La Partita della Vita: da Socrates a Socrate</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 09:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cruman</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Late Night Show]]></category>

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		<description><![CDATA[È un anno che noi non vedremo mai, almeno non senza aver trovato dove si compilano i moduli per la reincarnazione. È un tempo lontano nel futuro e l&#8217;uomo sopravvive, nonostante l&#8217;uomo.
Sopravvive, ma non serve più a granché.
A onor dell&#8217;abbastanza vero, va detto che un&#8217;evoluzione c&#8217;è stata ed anche di una certa consistenza. Gli atleti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un anno che noi non vedremo mai, almeno non senza aver trovato dove si compilano i moduli per la reincarnazione. È un tempo lontano nel futuro e l&#8217;uomo sopravvive, nonostante l&#8217;uomo.</p>
<p>Sopravvive, ma non serve più a granché.</p>
<p>A onor dell&#8217;abbastanza vero, va detto che un&#8217;evoluzione c&#8217;è stata ed anche di una certa consistenza. Gli atleti corrono i 100 metri ad una velocità tale che le Olimpiadi le trasmettono direttamente in <em>slow motion</em> o si avvertirebbe solo un venticello caldo e sudaticcio (ah, i televisori sono multisensoriali). Gli astisti saltano muniti di paracadute e sui giavellotti viaggiano - per motivi di sicurezza - degli agenti in borghese.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-5260" title="socrates" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/socrates.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-1409"></span>Anche la tecnologia ha esplorato l&#8217;insondabile e quella fastidiosa malattia chiamata “morte” è stata quasi completamente debellata, se si esclude l&#8217;inossidabile tradizione millenaria di spararsi a vicenda. Pratica che comunque non è più considerata reato grave, ma allo stesso livello dell&#8217;abigeato ed è perseguibile solo se la vittima sporge denuncia, altrimenti splafona nel comma “controllo demografico”. Non che ce ne sia un gran bisogno: le persone non si riproducono, un po&#8217; perché i bambini si ostinano ad essere troppo piccoli e un po&#8217; perché il sesso è ormai considerato un atteggiamento da bulletti di periferia.</p>
<p>Nell&#8217;epoca in cui per tutte le domande è stata accesa una risposta, nessuno sa ancora un accidenti sull&#8217;esistenza ed il suo senso intrinseco. La filosofia nelle scuole ha lentamente assunto il ruolo che ha per noi l&#8217;ora di ginnastica: si spia nell&#8217;anima delle compagne di classe più procaci e ci si colpisce con delle clavette per sperimentare il concetto di felicità come cessazione del dolore. Per questo motivo una commissione di saggi che s&#8217;aggira per un peripato dotato di <em>tapis roulant</em> decide di scoprire il senso della vita scomodando i maggiori esponenti del pensiero che la storia ricordi e mettendoli a confronto tra loro&#8230; in una partita di calcio.</p>
<p>Il progetto viene messo in pratica grazie alle tecniche di ingegneria genetica che permettono di clonare <strong>Socrate</strong> (già con la barba) da un capoverso de <em>I dialoghi</em> di <strong>Platone</strong>. I giocatori sono schierati sul campo di gioco, al centro dello stadio <strong>Fabrizio Corona</strong> di Potenza. Arbitra, in giacchetta cremisi, <strong>Dio</strong> in persona, nonostante le vibrate proteste della mezz&#8217;ala <strong>F.W.Nietzsche</strong>, il quale sostiene che un morto non sia in grado di esercitare il libero arbitrio. <strong>Dio</strong> lo ammonisce verbalmente e, già che c&#8217;è, gli rifila un attacco di dermatite seborroica. Guardalinee il <strong>Figlio</strong> e lo <strong>Spirito Santo</strong>. Quarto uomo <strong>Collina</strong>, anche se al <strong>Figlio</strong> la collina evoca ricordi antipatici.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>La partita è da subito aspra e fallosa, motivo per cui il centrocampista <strong>S.Freud</strong> convince il terzino avversario della sua latente omosessualità. Il terzino chiederà poi il cambio per andare a uccidere la madre (di Freud). Tutto d&#8217;un tratto <strong>A. Einstein</strong>, un impiegato tedesco del catasto svizzero, parte in contropiede sulla fascia: giunto a metà campo ha un&#8217;illuminazione sulla curvatura dello spazio e del tempo ed inventa <em>Holly e Benji</em>, un documentario scientifico sulla dilatazione di un traversone dalla destra e sui campi di calcio a schiena d&#8217;asino. Sulla trequarti sgancia un pallone d&#8217;oro a <strong>J.P.Sartre</strong> che ha la possibilità di battere a rete a colpo sicuro. Il fantasista francese però, valuta che passare in vantaggio stabilirebbe un disequilibrio mondiale prodromo di sentimenti di rivalsa e conflitti disumani e appoggia ad un compagno con un angosciante esterno sinistro. L&#8217;allenatore scaglia in aria una borraccia di assenzio ed esclama “che palle l&#8217;esistenzialismo”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5262 aligncenter" title="freud1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/freud1.jpg" alt="" width="498" height="709" /></p>
<p>Il primo tempo si chiude, senza troppe emozioni ma con diverse anime lacerate, dopo un interminabile recupero dovuto al fatto che <strong>H. Kung</strong>, teologo ebreo, ha conversato a lungo con l&#8217;arbitro pretendendo spiegazioni che <strong>Dio</strong> si è rifiutato di concedere. Da segnalare solo un&#8217;azione in cui <strong>Mosè</strong>, ricevuta palla spalle alla porta, ha il problema di girarsi. Intimorito dal venire trasformato in una statua di sale grosso, smista all&#8217;indietro al sopraggiungente <strong>Zenone</strong> che esplode una legnata sbalorditiva che, paradossalmente, non raggiungerà mai la porta.</p>
<p>Comincia il secondo tempo, sempre più agonistico e anche agnostico; del resto, la filosofia non è uno sport per signorine e nonostante <strong>Agostino</strong> con i suoi parastinchi di santo, dopo aver dimostrato l&#8217;esistenza dell&#8217;arbitro, predichi l&#8217;amore spirituale, la partita diventa sempre più una questione di carpenteria metafisica.<br />
<strong>A. Schopenhauer</strong>, lanciato nella sua rappresentazione della fascia destra, viene atterrato barbaramente da un libero <em>dionisiaco</em> che ne gode con sfacciataggine. Steso a terra, la punta tedesca si rende conto come il desiderio provochi tensione interiore. Nello specifico il desiderio di un massaggiatore è di percuotere il libero con il <em>Vecchio Testamento</em>. Ricevute le attenzione della spugnetta ontologica, <strong>Schopenhauer</strong> scopre che la felicità è cessazione della sofferenza e che, come spiegherà molto meglio <strong>Califano</strong>, tutto il resto è noia.</p>
<p>Sul pallone, per battere la punizione divina, si porta <strong>S. Kierkegaard</strong> esclamando “batto io, sono come Maradona”. Il danese (filosofo non canide) realizza (un concetto non un gol) che desiderare essere qualcun altro è <em>la malattia mortale</em> e spira. Si prepara quindi un positivista che grazie al metodo scientifico può affrontare tutte le sfere della conoscenza, quindi anche il pallone. Calcola traiettorie impercettibili e codici di geometrie esistenziali e calcia con la spocchia di un oxfordiano represso. L&#8217;inglese non aveva fatto i conti con il portiere <strong>Socrate</strong> (senza s finale, quello è un chirurgo) che, sapendo di non saper parare, fa capire dove vuole andare a parare e para di fronte allo sbigottimento di <strong>Anasaggora</strong>, che è suo amico ma mica lo capisce tanto bene. <strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-5263" title="socrates_2" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/socrates_2.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Socrate</strong> afferra la sua borraccia e prima di bere ne offre ai compagni che si scherniscono:</p>
<p>- No grazie Socry, non ho proprio sete.</p>
<p>- Ma come! Sei tutto sudato, hai la bocca disidratata dalla retorica scolastica&#8230; Dài, non essere empio</p>
<p>- No no davvero, bevi tu: io ho un po&#8217; di ritenzione&#8230; Grazie, comunque&#8230;</p>
<p>L&#8217;azione si capovolge e un nichilista punta dritto verso la porta avversaria. Il centromediano metodista epicureo si propone sulla sinistra:</p>
<p>Epicureo: “Passa, passa, che voglio provare a fare gol”</p>
<p>Nichilista: “NO!”</p>
<p>Giunto al limite dell&#8217;area il nichilista non si esime dal non evitare di tirare nella direzione opposta a quella dove non c&#8217;è la porta avversaria, creando una leggera confusione tra le fila antagoniste, per quanto esse non esistano anzichenò. Il portiere, un barbiere inglese di nome <strong>Ockham </strong>(titolare del salone &#8220;Rado chi non lo fa da sé&#8221;), blocca il pallone con fare da portinaio e estraendo un rasoio esclama: “Ah regazzì, mo te lo taglio sto pallone” con un vago accento di <em>Cambridge</em>. <strong></strong></p>
<p><strong>Ockham</strong> rimette in gioco servendo <strong>Schopenhauer</strong> che, pensando ad uno scambio, ritorna il pallone al portiere. L&#8217;inglese era però distratto dal dubbio di non aver considerato tutte le possibili soluzioni tattiche facendola un po&#8217; troppo semplice e non vede il pallone che gli rotola di fianco finendo in rete. <strong>Schopenhauer</strong>, di nuovo preda del dolore, argomenta che quell&#8217;autogol esiste nel suo mondo di volontà e rappresentazione e solo lì agisce con tutta la sua ignominia. Decide quindi di togliersi la vita facendo suo un sacramento dello stoicismo che trovava molto <em>sexy</em>, annullando di fatto l&#8217;esistenza stessa di quell&#8217;autogol. Il tedesco però, spinto anche dal desiderio di far insolentire <strong>Seneca</strong>, non valuta il fatto che con quel gesto anche tutto ciò che stava esperendo esparisce, rendendo vano il progetto di ricerca di un senso della vita che prevalga sugli altri.</p>
<p>Solo l&#8217;arbitro rimane e, in un eccesso di iconoclastia, si sfila la maschera mostrando il volto di <strong>Luciano Moggi</strong>. Le cronache sono frammentarie, ma qualcuno giura di aver sentito il quarto uomo esibirsi in una pletora di bestemmie.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Jules &#38; Jane</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bacio della Buonanotte]]></category>

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		<category><![CDATA[Oltre il Confine]]></category>

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		<category><![CDATA[atene]]></category>

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		<description><![CDATA[Jules ed è il signore della foto. Mi viene difficile chiamarlo &#8220;barbone&#8221;. E&#8217; un uomo così dolce e bello. Ed è libero come l&#8217;aria. Ad Atene vive nei pressi di una panchina posta appena fuori della Torre dei Venti. Ha una maglietta con su stampati i primi versi dell&#8217;Odissea, ha una bella barba bianca ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jules ed è il signore della foto. Mi viene difficile chiamarlo &#8220;barbone&#8221;. E&#8217; un uomo così dolce e bello. Ed è libero come l&#8217;aria. Ad Atene vive nei pressi di una panchina posta appena fuori della Torre dei Venti. Ha una maglietta con su stampati i primi versi dell&#8217;Odissea, ha una bella barba bianca ed un volto scolpito. Non credo ricordi esattamente dove è nato, ma non gliene importa un fico secco, sa di essere nato, gli basta e si vede.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6093 aligncenter" title="ede452e69119cb80cd1a493b8505a44d" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/ede452e69119cb80cd1a493b8505a44d.jpeg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p><span id="more-5983"></span></p>
<p>Lui saluta tutti i turisti di passaggio, chiedendo in tutte le lingue del mondo &#8220;Di dove sei? Da dove venite?&#8221;. Non potrete fare a meno di rispondere a quella voce profonda, tristemente allegra. E dalla lingua in cui risponderete lui saprà come deve parlarvi. Credo conosca un po&#8217; tutte le lingue del mondo.</p>
<p>Non chiede nulla. Ha davanti a sé un fazzoletto steso sulla via e una lattina di birra per raccogliere qualche spicciolo. Ma non ve lo chiede. Sarete voi a non poter fare a meno di mettercelo, per ringraziarlo del suo sorriso, di qualche canzone del vostro paese che sussurrerà, e per scacciare dal cuore quell&#8217;invidia di libertà che inevitabilmente vi prende.</p>
<p>Lei si chiama Jane, Lady Jane. E&#8217; la sua gatta. L&#8217;unica gatta davvero &#8220;sua&#8221;. Mi dice: &#8220;Ho 28 gatti e 8 cani, a tutti rimedio qualcosina da mangiare, ma se non ci riesco se ne vanno a cercarla per conto loro. Lady Jane no, lei sta qui con me e dormicchia tutto il giorno (tranne quando la accarezzo un po&#8217;) anche se non trovo da mangiare nulla né per me né per lei&#8221;.</p>
<p>Provo a scattare qualche foto, perché Lady Jane ha degli occhi bellissimi, giallo oro luccicanti, ma li apre solo qualche istante e io non sono mai abbastanza pronto. Allora prendete la foto così com&#8217;è, una bellissima gatta col pelo nero lucido e con gli occhi chiusi: il loro oro dovrete cercare di immaginarlo.</p>
<p>Jules se la bacia e se la accarezza. Non distoglie lo sguardo da lei neanche per ringraziarmi degli spiccioli che gli lascio. Ma subito dopo, mentre mi allontano, lo sento intonare la canzone di Rascel, &#8220;Arrivederci, Roma&#8221;.</p>
<p>E un po&#8217; mi commuovo.<img alt="" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le Olimpiadi che Passarono alla Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio in Asia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>

		<category><![CDATA[Veri Uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono Olimpiadi e Olimpiadi.
Io non conosco un nome dei tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino in questo agosto 2008. Gli atleti mi perdoneranno, non sono un tuttologo e lo sport oramai non lo seguo più e perciò lo conosco poco.
Ma dei nomi di tre atleti, due statunitensi e uno australiano, non me ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono Olimpiadi e Olimpiadi.<br />
Io non conosco un nome dei tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino in questo agosto 2008. Gli atleti mi perdoneranno, non sono un tuttologo e lo sport oramai non lo seguo più e perciò lo conosco poco.<br />
Ma dei nomi di tre atleti, due statunitensi e uno australiano, non me ne dimenticherò mai.<br />
Il tempo non cancella i sentimenti, e i grandi uomini sono immortali.<br />
E dire che io, quel <strong>16 ottobre 1968</strong>, non ero nemmeno nato, e quel podio dei 200 metri dell’ Olimpiade di Città del Messico l’ho visto solo qualche decennio dopo.<br />
<strong>Quella sera del tumultuoso 1968, due velocissimi uomini neri si ribellavano in silenzio, a testa bassa, mostrando un pugno chiuso. </strong><br />
<strong>Il terzo uomo, bianco, si era schierato dalla loro parte</strong>, non aveva calzato il guanto nero del Black Power, ma <strong>alla tuta aveva appiccicato la stessa coccarda che portavano loro, per rivendicare la parità dei diritti degli afroamericani.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6569 aligncenter" title="carlos-smith1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/carlos-smith1.jpg" alt="" width="270" height="388" /></p>
<p><span id="more-6355"></span><br />
<strong>GRANDI UOMINI</strong></p>
<p>Quando scesero dal podio, dopo aver lasciato il mondo di sasso con la loro protesta, quel ragazzo bianco di Melbourne aveva rincarato la dose: <strong>«<em>Credo nei diritti civili</em></strong> - dichiarò con fierezza -. <strong><em>Ogni uomo nasce uguale agli altri e deve essere trattato come tale</em>».</strong> Erano gli anni delle grandi marce, dei grandi ideali, del «We shall over come» cantato sommessamente nei cortei sulle strade dell’ America dove i neri non potevano ancora andare all’ Università. Quel 16 ottobre cadeva <strong>pochi mesi dopo gli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy, paladini e simboli dei diritti umani.</strong><br />
<strong>Pochi giorni prima a Città del Messico c’era stato il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Tlatelolco" target="_blank">Massacro di Tlatelolco</a> con centinaia o forse migliaia di vittime.</strong><br />
<strong>Tommie Smith</strong>, che quella sera aveva portato il primato mondiale dei 200 a 19″83, <strong>e John Carlos praticamente chiusero lì la loro carriera dopo quella protesta davanti a tutto il mondo</strong>. <strong>Perseguitati dai benpensanti che li accusavano di non aver lavato i panni sporchi in famiglia, e isolati nello sport.</strong><br />
Ora per l’ uomo di colore è più facile sostenere le proprie idee, ma Smith, Carlos e l’australiano Peter Norman ebbero il coraggio di farlo quando era rischioso. Disse Carlos di Peter Norman dopo la sua morte: <strong>«<em>Quello che Norman fece fu più grande di ogni impresa sportiva, ci diede solidarietà totale, e con il tempo non è mai indietreggiato, né rinnegato la posizione che tenne</em>».</strong></p>
<p><strong>PICCOLI UOMINI</strong></p>
<p>Anche allora, nel 1968, di fronte a pochi grandi uomini, destinati a divenire immortali, c’erano tanti uomini piccoli piccoli. Uno di questi, il presidente del CIO (anch’esso statunitense), ripetè la solita manfrina: quel gesto sarebbe stato sbagliato, perchè i Giochi Olimpici sono sport, solo sport, e la politica va lasciata fuori.<br />
Un portavoce del CIO disse addirittura che quel gesto era stato “<em>una violenta e deliberata violazione dei principi fondamentali dello spirito olimpico</em>“. Quest’uomo condannò una silenziosa protesta a testa bassa e pugno alzato come violenta, ma non ebbe mai nulla da dire sul Massacro di Tlatelolco o sulla violenza dei bianchi statunitensi contro gli afroamericani.</p>
<p>E’ curioso notare, però, che il presidente del CIO nel 1968 era stato Presidente della Commissione Olimpica degli Stati Uniti alle Olimpiadi di Berlino 1936, quando <strong>non fece nessuna obiezione ai</strong> tanti <strong>saluti nazisti</strong> e fascisti che gli spettatori ebbero il piacere di vedere a quei bellissimi Giochi, svoltisi in maniera <span style="italic;">pressoché perfetta, un pò</span> come quelli di Pechino 2008.<br />
Smith e Carlos furono sospesi dalla squadra olimpica statunitense e furono costretti a lasciare il villaggio olimpico. Cacciati come cani, loro che invece erano uomini.</p>]]></content:encoded>
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		<title>E Queste, Le Boicottiamo o No?</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/e-queste-le-boicottiamo-o-no/informazione/sara/6614/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 06:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 6 settembre si sono inaugurate le paralimpiadi, che sono l&#8217;equivalente dei giochi olimpici per chi ha disabilità fisiche, sensoriali o intellettive. Sono quindi le olimpiadi parallele, infatti il nome deriva dalla fusione di para-(cioè appunto parallele), e olimpiadi.


La Cina si è preparata alla grande, da quando sono finiti i giochi si sono subito rimboccati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 6 settembre si sono inaugurate le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_paralimpici" target="_blank">paralimpiadi</a>, che sono l&#8217;equivalente dei giochi olimpici per chi ha disabilità fisiche, sensoriali o intellettive. Sono quindi le olimpiadi parallele, infatti il nome deriva dalla fusione di para-(cioè appunto parallele), e olimpiadi.</p>
<p style="text-align: right;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/oscar-pistorius-thumb.jpg" alt="" width="119" height="277" /></p>
<p><span id="more-6614"></span><br />
La Cina si è preparata alla grande, da quando sono finiti i giochi si sono subito rimboccati le maniche per accogliere i disabili nella città, per eliminare le barriere architettoniche. A mio avviso ancora una volta hanno stupito, <a href="http://www.mentecritica.net/non-date-mai-del-mangiacane-ad-un-cinese-neanche-per-scherzare-potrebbe-offendersi/oltre-il-confine/buscialacroce/4279/" target="_blank">dopo la </a><a href="http://pinguino-&lt;br &gt;&lt;/a&gt; sportivo.blogspot.com/2008/05/attenzione-ai-rapporti-coi-&lt;br /&gt; disabili.html">gaffe sui disabili apparsa nel manuale per i volontari</a> hanno dimostrato che vogliono sembrare perfetti ancora una volta. Non hanno &#8220;tirato a campare&#8221;, ma si sono subito rimessi in gioco.<br />
I lavori sono comunque resi difficoltosi dalla struttura architettonica di Pechino, che ad esempio ha i marciapiedi alti o le scale ripide, ma sembra che si stiano veramente impegnando anche per trasformare le strutture gigantesche che hanno ospitato le gare olimpiche.</p>
<p>In questi giochi gli atleti paralimpici gareggeranno in 21 discipline: tiro con l&#8217;arco, atletica, boccia, ciclismo, equitazione, calcio a 5, calcio a 7, goalball, judo, sollevamento pesi, canottaggio, vela, tiro a segno, nuoto, tennis tavolo, pallavolo sitting, basket in carrozzina, rugby in carrozzina, scherma in carrozzina, tennis in carrozzina. Per i nostri colori, sono a Pechino 84 atleti, più i 6 atleti guida e 2 riserve, che prenderanno parte a 12 competizioni: atletica, canottaggio, ciclismo, judo, nuoto, scherma in carrozzina, sport equestri, tennis in carrozzina, tennistavolo, tiro a segno, tiro con l&#8217;arco, vela. Sarà una grande festa con 4000 atleti di 150 nazioni, <a href="//pinguino-sportivo.blogspot.com/2008/05/e-cambiato-tutto- non-cambiato-niente.html&quot;&gt;" target="_blank">dal famoso </a><a href="//pinguino-sportivo.blogspot.com/2008/05/e-cambiato-tutto- non-cambiato-niente.html&quot;&gt;" target="_blank">Pistorius</a> ai meno conosciuti.</p>
<p>Queste paralimpiadi serviranno anche ai cinesi per capire che i disabili sono persone assolutamente normali come le altre (concetto che purtroppo in certi ambienti non è facilmente condiviso neanche da noi), che non hanno emozioni strane o modi di fare &#8220;scontrosi&#8221;. Ci sono testimonianze di atleti che dicono che tante persone li fissano e li &#8220;rincorrono&#8221;, addirittura c&#8217;è stato un tamponamento perché un ragazzo continuava a fissare un&#8217;atleta. Quindi certo la popolazione va ancora &#8220;istruita&#8221;, è un processo lungo che certo non darà tutti i suoi frutti entro poche settimane, ma speriamo che il cammino prosegua perché sono 80 milioni i disabili in Cina.</p>
<p>La copertura televisiva sarà ahimè scarsa: infatti la RAI ha speso quasi tutte le risorse per Pechino 2008, e adesso ha anche sborsato i diritti calcistici quindi è un po&#8217; in bolletta. Motivo per cui la programmazione prevede 4 ore al giorno su raisport più (canale 227 del satellite), che penso sarà visibile anche in <a href="http://&lt;br &gt;&lt;/a&gt; pechino2008.rai.it/">streaming</a>, mentre sulla tv generalista il tutto sarà concentrato in mezz&#8217;ora al giorno.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6627 aligncenter" title="funiulele_beijing08" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/funiulele_beijing08.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Riprenderà per l&#8217;occasione anche <strong>sportabilia</strong>, a mio avviso l&#8217;unica trasmissione sportiva degna di tale nome perché durante l&#8217;anno il sabato pomeriggio parlano di molti sport, col motto &#8220;sport e stadi senza barriere&#8221;. Poi ci sarà un canale su <a href="http://www.youtube.com/&lt;br &gt;&lt;/a&gt; ParalympicSportTV">youtube</a>, che speriamo metta qualche pezza alle lacune rai. Secondo me la nostra tv di stato ha perso un&#8217;occasione, tra le nazioni europee siamo tra i paesi che garantiranno meno attenzioni a questa manifestazione grandiosa, è importante far vedere le paraolimpiadi sia per tutti i disabili che non possono andare, sia per quelli che non praticano sport e avrebbero così l&#8217;occasione di scoprirne qualcuno che li soddisfa, sia per i &#8220;normodotati&#8221;, perché ancora nel nostro paese la discriminazione c&#8217;è.</p>
<p>E c&#8217;è anche a livello di barriere architettoniche, ci sono le norme per costruire i nuovi edifici con questi criteri ma ahimè quasi tutti gli edifici costruiti in epoca antecedente non li rispettano.</p>
<p>Ma veniamo al punto: queste olimpiadi acquistano valori importantissimi, quasi eroici, secondo me questi sono più che atleti, molti sono grandi persone che hanno saputo riorganizzare la loro vita, o comunque ne hanno avuto la possibilità, ci sono purtroppo disabilità gravi che non permettono la pratica di attività fisica. In più c&#8217;è l&#8217;occasione dell&#8217;integrazione (in realtà la barbarie è che ancora non è sempre tangibile).</p>
<p>Però&#8230; c&#8217;è un però: le paralimpiadi sono sempre in Cina, ci sarà sempre il marketing imperante ( i cinesi hanno convertito pure quello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/XIII_Giochi_Paralimpici_estivi#Mascotte" target="_blank">con la mascotte paralimpica</a>),  sempre lo stesso motto,  sempre la dittatura e i problemi in Tibet.</p>
<p>Allora, dite un po&#8217;: cosa è più importante? <em>Queste</em> olimpiadi le boicottiamo o no?</p>]]></content:encoded>
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		<title>Papillon, Insegnami a Evadere da Questa Sedia: l&#8217;Arte di Non Arrendersi Mai</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buscialacroce</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono sempre rimasto affascinato da Papillon, un grande successo cinematografico del 1973 con Steve McQueen e Dustin Hoffman, così ho deciso di approfondire l&#8217;argomento.
Chiedendo a san google - come dice la mia amica Adele -  ho scoperto che Papillon non era un personaggio inventato: la sua storia è la storia vera dell&#8217;autore del libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre rimasto affascinato da <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Papillon_(film)" target="_blank">Papillon</a></strong>, un grande successo cinematografico del 1973 con Steve McQueen e Dustin Hoffman, così ho deciso di approfondire l&#8217;argomento.</p>
<p>Chiedendo a san google - come dice la mia amica Adele -  ho scoperto che Papillon non era un personaggio inventato: la sua storia è la storia vera dell&#8217;autore del libro autobiografico da cui fu tratto il film: Henri Charrière. Il suo nomignolo, <em>Papillon</em>, era nato per via di una farfalla tatuata e sulle sue disavventure scrisse due libri, ingiustamente dimenticati, &#8220;Papillon„ e &#8220;Banco„.</p>
<p style="text-align:right"><img class="alignnone size-full wp-image-4364" title="papillon" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/papillon.jpg" alt="" width="468" height="336" /></p>
<p><span id="more-4276"></span></p>
<p>Nel 1931, all&#8217;età di venticinque anni, il protagonista venne condannato ai lavori forzati per un omicidio che molto probabilmente non aveva neanche commesso. Spedito al bagno penale - forse la parola giusta è <em>lager</em> - nella Guyana Francese, visto che non aveva più nulla da perdere, in tredici anni tentò la fuga ben nove volte. La voglia di tornare in Francia per vendicarsi di chi l&#8217;aveva condannato gli fece sopportare abusi pesantissimi. Una volta, ripreso dopo un tentativo di fuga, fu rinchiuso per due anni nell&#8217;Isola Reale in una cella larga un metro e mezzo per quattro, praticamente al buio, con pochissimo cibo, con l&#8217;obbligo del silenzio, guardato a vista. E, come se non bastasse, con un caldo boia e in compagnia di tanti insettacci pericolosi, come un centopiedi che se ti pizzica fa un male tremendo e ti fa venire la febbre altissima.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4278" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/henry-charrier.jpg" alt="" width="293" height="346" /></p>
<p>Dopo tredici anni di tentate evasioni, alcune dai risvolti drammatici, la fortuna gli diede una mano: a bordo di due sacchi di canapa pieni di noci di cocco scappò dalla minuscola isola del Diavolo. Dopo giri assurdi, da Georgetown, capitale dell&#8217;odierna Guyana allora sotto dominio inglese, prese il mare con altri evasi per poi sbarcare in Venezuela. Poiché c&#8217;era la guerra, chi tentava l&#8217;evasione, se ripreso, veniva condannato a morte; per giustificare la condanna i francesi dicevano che chi evadeva lo faceva per tornare in Francia per combattere con Petàin, nemico di De Gaulle e amico dei nazisti.</p>
<p>Nelle sue rocambolesche fughe fu più volte aiutato dalle tribù indigene e dalle popolazioni locali. Per otto mesi rimase con la tribù dei <a href="http://www.everyculture.com/wc/Tajikistan-to-Zimbabwe/Guajiros.html">Guajiros</a> considerati da tutti come dei selvaggi tagliagola. I Guajiros non avevano certo una civiltà evoluta come quella francese, ma non avevano alcun pregiudizio verso gli altri. Quindi, vedendo che Papillion - considerato in Francia un rifiuto della società - con loro si comportava benissimo, lo accettarono come uno di loro: tanto che, se avesse voluto, sarebbe potuto restare li per sempre.</p>
<p>Nell&#8217;ultima fuga insieme a due evasi arrivò stremato in Venezuela; alcuni pescatori si presero cura di loro finché non si ripresero, poi fu arrestato e dopo un anno circa finalmente tornò ad essere un uomo libero. Nel libro, l&#8217;autore fa dire a quei pescatori una frase meravigliosa: <em>Un uomo non è mai perduto. Qualsiasi cosa abbia commesso, ad un certo momento della sua vita c&#8217;è sempre la possibilità di recuperarlo e di farne un uomo buono e utile alla comunità.</em></p>
<p style="text-align:right"><img class="alignnone size-full wp-image-4277" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/henry-charrier-book.jpg" alt="" width="220" height="349" /></p>
<p>Henry Charrière, in mezzo a tutto l&#8217;orrore creato dalla civiltà occidentale, non ha mai perso la sua umanità e ha cercato di aiutare chi era più sfortunato di lui. Racconta così di un detenuto colpito da emiplegia:</p>
<p><em>Dalle guardie e dai reclusi è soprannominato Piccolino. Viene trattato bene e riceve scrupolosamente il rancio, tre volte al giorno, e delle sigarette. I suoi occhi azzurri vivono intensamente e il suo sguardo non è sempre triste. Se guarda qualcuno che gli va, le sue pupille brillano di gioia. Capisce tutto quanto gli si dice, ma non può parlare né scrivere: il suo braccio destro paralizzato non glielo permette, e alla mano sinistra gli manca il pollice e due dita. Questo relitto rimane per ore incollato al filo spinato, in attesa che io passi con la verdura, perché è questa la strada che faccio per recarmi alla mensa degli ufficiali. Quindi, tutte le mattine, quando porto la mia verdura, mi fermo per parlare con Piccolino. </em></p>
<p><em>Appoggiato ai fili di ferro spinato, mi guarda con i suoi begli occhi azzurri pieni di vita in un corpo quasi morto. Gli dico delle parole cortesi e lui con la testa o le palpebre mi fa capire che ha colto tutta la mia conversazione. La sua povera faccia paralizzata s&#8217;illumina un momento, e i suoi occhi brillano volendo esprimere chissà quante cose. Gli porto sempre qualcosa di buono: un&#8217;insalata di pomodori, lattuga o cetrioli già preparati con salsa all&#8217;aceto, o un piccolo melone, o un pesce cotto sulle braci. Non ha fame, perché il cibo è abbondante al bagno penale venezolano, ma sono cose che variano il menu ufficiale. Qualche sigaretta completa sempre i miei piccoli regali. È diventata un&#8217;abitudine fissa, questa visita breve a Piccolino, al punto che i soldati e i carcerati lo chiamano il figlio di Papillon.</em></p>
<p>Alla fine Papillon ha capito che era finito in quel girone dantesco anche per colpa sua: se non si fosse messo a fare il ladro forse la sua vita sarebbe stata diversa. E&#8217; per questo che ha rinunciato alla sua vendetta. C&#8217;è da dire però che i detenuti, anche se colpevoli di delitti orrendi, non devono essere trattati peggio delle bestie come accade ancora oggi a Guantanamo.</p>
<p style="text-align:center"><img class="alignnone size-full wp-image-4363" title="acthoffmanpapillon" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/acthoffmanpapillon.jpg" alt="" width="400" height="287" /></p>
<p>Se volete sapere di più su Henry Charrière cercate i suoi due libri e, leggendoli, sicuramente imparerete qualcosa di buono.</p>
<p>Perché vi parlo di Papillion? Semplice. Perché anch&#8217;io, come lui, <a href="http://www.mentecritica.net/confessioni-di-un-disabile-di-merda-2-chi-non-muore-campa/oltre-le-righe/buscialacroce/3980/" target="_blank">sono costretto a lottare contro una cosa più grande di me</a> e, anche se difficilmente ne uscirò vincitore, non mi arrenderò. Tanto non ho nulla da perdere: così spero anch&#8217;io che un giorno possa evadere dalla mia isola del Diavolo.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Lui Ti Vuole Così</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 06:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Qual&#8217;è oggi, per un uomo degli Anni Duemila, la Donna Ideale?

Per come la vedo io, la donna ideale di oggi è sempre quella che si sognava ai tempi di mio padre e di mio nonno, con solo pochi aggiornamenti legati al mutare dei tempi.

L&#8217;uomo vuole ancora una seconda mamma per sè, un&#8217;eccellente madre per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qual&#8217;è oggi, per un uomo degli Anni Duemila, la Donna Ideale?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/sharon_stone.jpg" alt="" /></p>
<p>Per come la vedo io, la donna ideale di oggi è sempre quella che si sognava ai tempi di mio padre e di mio nonno, con solo pochi aggiornamenti legati al mutare dei tempi.</p>
<p><span id="more-5660"></span></p>
<p>L&#8217;uomo vuole ancora una seconda mamma per sè, un&#8217;eccellente madre per i suoi figli, un&#8217;amante appassionata, un&#8217;amica che lo sappia ascoltare e sostenere nei suoi momenti grigi. E in più una efficiente casalinga e (quasi dimenticavo!) che abbia anche un buon lavoro che le permetta di contribuire al bilancio familiare.</p>
<p>Quando lui torna a casa dal lavoro mugugnando &#8220;Che schifo di giornata&#8230;&#8221; la vuole trovare radiosa, sorridente e fresca di bagnoschiuma profumato (magari dopo che lei ha sgobbato tutta la giornata tra il suo lavoro, la casa, le bollette, i figli e la cucina). Pronta, prontissima, ad assecondare i suoi appetiti di ogni genere quando ne ha, o a lasciarlo in pace se ha voglia di isolarsi.</p>
<p>Deve essere una donna brillante, che sappia tenere allegra la compagnia quando lui invita i suoi amici a cena, e sparire immediatamente (ma non prima di aver servito il caffè) quando gli amici si siedono per il poker o a vedere la partita.</p>
<p>Lei invece deve avere amiche poco invadenti, anzi sarebbe meglio non ne avesse affatto (se non fosse che qualche amica può servire per liberarsi ogni tanto di lei).</p>
<p>La donna ideale deve avere un buon livello culturale, mai comunque superiore a quello di lui. E deve seguire gli studi dei figli (lui lavora, no?) e quindi, che si attrezzi per essere un&#8217;educatrice da fare invidia alla Montessori. Ah, poi deve essere un&#8217;economista da premio Nobel: non deve &#8220;sperperare&#8221; per tirare avanti la casa, pur acquistando sempre cose di qualità.</p>
<p>Deve essere pure una cuoca da leccarsi i baffi, ma non con i soliti piatti precotti: no a casa &#8220;sua&#8221; Lui vuol mangiare ogni giorno come in un ristorante a 4 forchette (come lo aveva abituato la mamma, o la nonna, o la zia&#8230;).</p>
<p>Lei deve mantenersi in forma, conservare la stessa bellezza dei vent&#8217;anni anche quando di anni ne ha oltre il doppio (ma, per carità, senza spendere un centesimo in quelle cose inutili tipo parrucchiere, massaggi, trucco, creme, &#8230;). Poco importa che lui nel frattempo abbia messo su chili e chili di ciccia, solo in minima parte compensati dalla caduta dei capelli.</p>
<p>Non deve mai aspettarsi da lui un pensiero affettuoso. Già è tanto se, con tutto quello che ha da fare, lui si ricorda di un fiore per l&#8217;anniversario (ammesso che si ricordi l&#8217;anniversario..). E quando lei si dispiace per questo? Ma va là&#8230;  lei pensa a queste sciocchezze da femminuccia solo perché non ha niente di importante a cui pensare, l&#8217;&#8230;.EGOISTA (!!!).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5819 aligncenter" title="hug" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/hug.jpg" alt="" width="470" height="313" /></p>
<p>Cosa dite? Che il vostro Lui non è così che vi vuole?<br />
Allora consideratevi fortunate: forse non ve ne rendete conto, ma avete pescato il jolly&#8230;.</p>]]></content:encoded>
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		<title>In ricordo di Alexandr Solzhenitsyn</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 06:03:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Caffè Amaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono in grado di scrivere nulla di Alexandr Solzhenitsyn che non sia già stato scritto ma credo che sia necessario ricordarlo, qui, in queste pagine: a pensarci bene, questo scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1970, potrebbe essere considerato una delle &#8220;MentiCritiche&#8221; per eccellenza.


Solzhenitsyn è stato l&#8217;uomo che ha avuto il coraggio umano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono in grado di scrivere nulla di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Sol%C5%BEenicyn" target="_blank">Alexandr Solzhenitsyn</a> che non sia già stato scritto ma credo che sia necessario ricordarlo, qui, in queste pagine: a pensarci bene, questo scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1970, potrebbe essere considerato una delle &#8220;MentiCritiche&#8221; per eccellenza.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-5467" title="solgeimage" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/solgeimage.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-5456"></span></p>
<p>Solzhenitsyn è stato l&#8217;uomo che ha avuto il coraggio umano e la passione civile di denunciare al mondo <a href="http://www.romacivica.net/ANPIROMA/DEPORTAZIONE/deportazionealtri2.htm" target="_blank">gli orrori dei gulag sovietici</a> e raccontarne la crudele quotidianità quando ancora l&#8217;URSS era l&#8217;URSS e il KGB poteva rintracciarti in ogni angolo del pianeta.</p>
<p>Era parecchio tempo che non ne sentivo più parlare, anzi, per la verità, credevo fosse già morto. <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200808articoli/35413girata.asp" target="_blank">La notizia della sua scomparsa, ieri</a>, mi ha colto quindi di sorpresa ed ha fatto in modo che la mia mente tornasse, come in un <em>flash-back</em>, a quelle immagini dei primi reportage trapelati oltre la<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cortina_di_ferro" target="_blank"> Cortina di Ferro</a> ormai sbiadite nella memoria.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5468 aligncenter" title="gulag" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/gulag.jpg" alt="" width="499" height="368" /></p>
<p>Come sembra lontano quel mondo, e come sembra strano oggi ricordare che solo pochi anni fa a due passi da noi la realtà di interi popoli fosse tanto diversa.</p>
<p>Era difficile, per un ragazzo quale ero io in quegli anni, comprendere che c&#8217;era chi, alla mia stessa età, era costretto a <a href="http://www.mentecritica.net/per-nondimenticare-la-primavera-di-praga/informazione/la-donna-cannone/4282/" target="_blank">lottare duramente fino ad immolarsi</a> per ottenere quelle stesse libertà spicciole (scegliere di leggere un giornale piuttosto che un altro, allontanarsi dalla propria città o uscire dal proprio Paese per una vacanza, manifestare il proprio pensiero in una piazza,&#8230;) di cui per me era naturale godere sin dalla nascita.</p>
<p>Era difficile anche perché non c&#8217;era, all&#8217;epoca, una consapevolezza diffusa né un giudizio unanime su quelle realtà. Tanto che mi sorpresi non poco quando, anni fa, <a href="http://www.ossimoro.it/p44.htm#384" target="_blank">Walter Veltroni (più o meno mio coetaneo) scrisse</a> di essere stato in quegli anni idealmente contro i carri armati russi a Praga, senza però avvertire la contraddizione della sua militanza nel PCI, allora principale partito filosovietico dell&#8217;Occidente.</p>
<p>Con &#8220;Arcipelago Gulag&#8221; Solzhenitsyn ebbe l&#8217;intuizione, la forza, il coraggio di squarciare un velo oltre il quale anche chi non aveva mai osato guardare poteva finalmente vedere, purché ne avesse davvero la voglia e - starei per dire - ne sentisse l&#8217;intima necessità.</p>
<p>Non ho altro da aggiungere: solo un deferente ricordo.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>USA: Dove l&#8217;Oscenità Dipende dai Centimetri</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 14:00:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non so se anche a voi fosse sfuggito, come era sfuggito a me. Parlo del fatto che mostrare un po&#8217; delle proprie mutande in pubblico possa costare qualche mese di prigione e una multa. E&#8217; quello che succede a Flint, nel Michigan (USA) (ma non se ne parla solo lì) dove il nuovo capo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se anche a voi fosse sfuggito, come era sfuggito a me. Parlo del fatto che <a href="http://shine.yahoo.com/channel/beauty/fashion-crimes-for-real-flint-mi-police-to-start-arresting-people-with-saggy-pants-we-feel-confused-sad-perhaps-scared-205945/" target="_blank">mostrare un po&#8217; delle proprie mutande in pubblico</a> possa costare qualche mese di prigione e una multa. E&#8217; quello che succede a <a href="http://www.flinttownshippolice.org/index.cfm/MenuItemID/73/MenuGroup/Home.htm" target="_blank">Flint, nel Michigan</a> (USA) (<a href="http://www.palmbeachpost.com/politics/content/local_news/epaper/2008/03/11/0311rivcharter.html" target="_blank">ma non</a> se ne<a href="http://www.dallasnews.com/sharedcontent/dws/news/politics/local/stories/DN-saggypants_04met.ART.North.Edition1.42ba9b6.html" target="_blank"> parla solo lì</a>) dove il nuovo capo della polizia, tale Mr. Dicks, ha stabilito il divieto di andarsene in giro con i pantaloni a vita (troppo) bassa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-5078" title="10-04-2007nmc_04saggypantsnewg4f28eq1f1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/10-04-2007nmc_04saggypantsnewg4f28eq1f1.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-4959"></span></p>
<p>Si chiamano &#8220;saggy pants&#8221; (oddio, non sapevo neanche questo!) ed è una moda molto in voga fra gli adolescenti. Introdotta alcuni anni fa dagli artisti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_rap" target="_blank">Rap e Hip Hop</a>, come spesso succede, questa moda trasgressiva del &#8220;calarsi le braghe&#8221; ha ormai contagiato anche il mondo degli adulti. E naturalmente, proprio per questo, sta&#8230;. passando di moda.</p>
<p>Molti li trovano scomodi, altri li trovano indecenti, altri li adorano e non potrebbero farne a meno. Amati, odiati e ora condannati: a Flint è in vigore un regolamento (con tanto di illustrazioni) che fissa l&#8217;altezza minima della linea di cintura dei pantaloni rispetto all&#8217;inizio della biancheria intima o dei glutei. Oltre quell&#8217;altezza si paga pegno: da tre mesi a un anno di galera e 500$ di multa: una specie di scala della ‘decenza’ per cui oltre un certo limite dalla semplice &#8220;condotta disordinata&#8221; si passa all&#8217;&#8221;oscenità&#8221;.</p>
<p>Ma a Flint possono stare tranquilli: la regola vale solo per gli uomini. Quelli di loro che &#8220;osassero&#8221; saranno puniti, sì, ma in compenso tutti potranno tranquillamente continuare ad apprezzare un <em>sexy tanga</em> che spunta dai pantaloni di una dolce fanciulla: quello no, che non turba l’ordine costituito.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-5079" title="996106tanga-e-jeans-posters" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/996106tanga-e-jeans-posters.jpg" alt="" width="299" height="450" /></p>
<p>Credo che se Mr.Dicks facesse un&#8217;ispezione dalle nostre parti gli verrebbe un colpo! Io in giro vedo ben più di bordini di slip o di boxer! E&#8217; all&#8217;ordine del giorno ammirare costantemente più o meno gradevoli attaccature dello &#8230; spartichiappe posteriore e poter constatare di persona il grado di depilazione al pube di svariate donzelle! Sono pronto a scommettere che Mr. Dicks non ci penserebbe due volte ad estendere la pena all&#8217;ergastolo.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Lodo Alfano: Sarebbe Cosa Buona e Giusta Se&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CogitoergoVomito</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè Amaro]]></category>

		<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Schermo dei Sogni]]></category>

		<category><![CDATA[Strange Days]]></category>

		<category><![CDATA[Veri Uomini]]></category>

		<category><![CDATA[giovanni-falcone]]></category>

		<category><![CDATA[immunità]]></category>

		<category><![CDATA[lodo alfano]]></category>

		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>

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		<description><![CDATA[In un lodo (*) non riesco proprio a trovare nulla di male, e facendo quattro salti su google e sui vari motori di ricerca mi convinco sempre di più di ciò che penso. Infatti, cos&#8217;è un lodo? Un premio, un complimento, un vantaggio&#8230;. Tutte accezioni positive: quindi è una cosa giusta!
In un Paese perfetto, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un<strong> lodo</strong> <strong>(*)</strong> non riesco proprio a trovare nulla di male, e facendo quattro salti su <em>google</em> e sui vari motori di ricerca mi convinco sempre di più di ciò che penso. Infatti, cos&#8217;è un lodo? Un premio, un complimento, un vantaggio&#8230;. Tutte accezioni positive: quindi è una cosa giusta!<br />
In un Paese <strong>perfetto</strong>, con un PIL <strong>perfetto</strong>, con un debito pubblico <strong>perfetto</strong>, con un numero di morti sul lavoro <strong>perfetto</strong>, con un numero di rom <strong>perfetto</strong>, con un numero di precari<strong> perfetto</strong>, il lodo Alfano sarebbe la legge giusta al momento giusto.<br />
Premiare con un lodo le più alte cariche dello Stato, dei dipendenti pubblici, delle persone elette dal popolo che godano della stima e del rispetto di tutti i cittadini significherebbe grande maturità civica e grande rispetto per le istituzioni.<br />
Parliamoci chiaro: se sono lì è perché - detta in soldoni - tu in teoria dovresti fidarti di <strong>loro</strong>, dovresti essere orgoglioso di essere rappresentato da <strong>loro</strong> e ti dovresti rispecchiare facilmente in <strong>loro</strong> e nelle <strong>loro</strong> idee. E invece, obiettivamente, il problema sono proprio<strong> loro</strong>.</p>
<p>Anzi no: è <strong>lui</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4551" title="002_big" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/002_big.jpg" alt="" width="215" height="265" /></p>
<p><span id="more-4547"></span></p>
<p>E&#8217; lui, Berlusconi, l&#8217;unico di coloro che rivestono le più alte cariche pubbliche che ha richiesto &#8217;sto benedetto lodo insistentemente: il perché l&#8217;ha chiesto basta chiederlo alla magistratura.</p>
<p>L&#8217;immunità del proprio <em>premier</em>,  il suo essere più uguale degli altri - compreso me - in un paese con un minimo di meritocrazia, a prescindere dalla Costituzione, dovrebbe essere non tanto un suo diritto ma un orgoglio di tutti i cittadini, una di quelle cose delle quali ognuno di noi dovrebbe e potrebbe addirittura vantarsi: &#8220;Mi fido a tal punto del mio <em>premier</em>, che se l&#8217;è meritata&#8221;. Ma il dato di fatto è che la realtà e il contesto nel quale viviamo sono più prossime alla nausea che al &#8220;premio per merito&#8221;.<br />
A leggere delle ultime intercettazioni, sembra che il lodo Alfano, più che concedergli un&#8217;immunità, gli stia quasi concedendo più libertà: più libertà per telefonare, per piazzare più veline, per <em>inciuciare</em> di più&#8230;</p>
<p>Provo a chiudere per un attimo gli occhi e ad immaginare lo Stato dei miei sogni. Ecco, io, ad esempio, ad uno come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone" target="_blank">Giovanni Falcone</a> (se fosse ancora vivo) concederei non solo l&#8217;immunità ma anche le copie delle chiavi della mia auto e di casa mia.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4552" title="giovanni_falcone" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/giovanni_falcone.jpg" alt="" /></p>
<p>Vabbè questo era un esempio impossibile. Ma se provo ad aprire gli occhi e ad immaginare qualcosa di più realistico, io, ad esempio, anche ad uno come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Saviano" target="_blank">Roberto Saviano</a>, uno che è stato condannato a morte dal clan dei Casalesi, io anche a lui darei l&#8217;immunità. Cosi, per rappresentare la stima che prova nei suoi confronti lo Stato in cui vive, per il quale rischia la vita tutti i giorni e per dimostrargli la mia gratitudine per tutti gli arresti eccellenti che sono avvenuti grazie al suo libro ed ai suoi articoli.<br />
Ogni gesto, ogni gratitudine, ogni premio al quale corrisponda una giusta causa dovrebbe essere sempre accolto con piacere, da <em>tutti</em>.<br />
Anzi, ripensandoci, ad uno come Saviano non darei le copie delle chiavi della mia auto, gli darei direttamente la mia auto: per scappare da questo Paese irriconoscente e anche perché vorrei evitare di potergliele donare dopo solo nei sogni, quelle chiavi. Come per Falcone.</p>
<p><strong>(*) </strong><small><strong>N.d.R.</strong> Vi proponiamo questo pezzo in cui troviamo spunti interessanti anche se l&#8217;autore sembra partire da una definizione impropria, forse confondendo il termine &#8220;<em>lodo</em>&#8221; con &#8220;<em>lode</em>&#8221; , e comunque ignorando - almeno apparentemente- che in ambito giuridico tale termine si riferisce ad una decisione scritta presa collegialmente ed immediatamente efficace (lodo arbitrale). A quanto ne sappiamo, trasferito in ambito parlamentare, il termine &#8220;<em>lodo</em>&#8221;  viene usato per indicare una legge di stesura particolarmente semplice, perlopiù di iniziativa di un singolo parlamentare di rango istituzionale più elevato (es.: ministro, capogruppo) che dovrebbe (<em>dovrebbe</em>) trovare ampia condivisione politica e che, in quanto tale, non passa in commissione ma viene discussa direttamente in aula.<br />
Se abbiamo travisato le intenzioni dell&#8217;autore, saremo lieti di ospitare la sua replica.</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fannulloni nel Pubblico Impiego: Ha Ragione il Ministro?</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 04:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bello della Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[Veri Uomini]]></category>

		<category><![CDATA[Brunetta]]></category>

		<category><![CDATA[costi della politica]]></category>

		<category><![CDATA[fannulloni]]></category>

		<category><![CDATA[pubblico impiego]]></category>

		<category><![CDATA[raccomandati]]></category>

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		<description><![CDATA[Quis custodiet ipsos custodes?
Giovenale
Appena insediatosi, il nuovo ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ha lanciato minacciosi strali contro gli impiegati degli innumerevoli uffici in cui la burocrazia complica la vita degli Italiani. Si vogliono rendere più veloci e snelle le tante pratiche che costringono i cittadini di questo glorioso Paese ad interminabili file e ricorrenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Quis custodiet ipsos custodes?<br />
Giovenale</em></p>
<p>Appena insediatosi, il nuovo ministro della funzione pubblica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Brunetta" target="_blank">Renato Brunetta</a> ha lanciato <a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/statali-sciopero/brunetta-programma/brunetta-programma.html" target="_blank">minacciosi strali</a> contro gli impiegati degli innumerevoli uffici in cui la burocrazia complica la vita degli Italiani. Si vogliono rendere più veloci e snelle le tante pratiche che costringono i cittadini di questo glorioso Paese ad interminabili file e ricorrenti incazzature. Per riuscire in questa ciclopica impresa, l&#8217;intraprendente componente del Governo vuole innanzitutto colpire i <a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/statali-sciopero/trucchi-cassazione/trucchi-cassazione.html" target="_blank"><em>fannulloni</em></a>.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><span id="more-4275"></span></p>
<p>Ma chi sono i fannulloni? E se il ministro azzeccasse la definizione e riuscisse a scovarli e ad epurarli, quanti lavoratori resterebbero nei tanti già poco efficienti uffici pubblici? Pur condividendo la necessità di una riforma della macchina burocratica per rendere più moderno e meno complicato il mestiere di bravi ed onesti cittadini, dobbiamo sottolineare il sapore propagandistico delle affermazioni di un cittadino che, seppur investito recentemente di un alto incarico, tuttavia, per aver vissuto un po’ di anni in questo Paese, ha sicuramente accumulato esperienze determinanti per sapere che il non facile compito che si appresta ad affrontare non produrrà comunque gli effetti desiderati.</p>
<p>Perché? Innanzi tutto perché i fannulloni non stanno solo da una parte e non vanno cercati solo in alcuni apparati dello Stato. Per essere più chiari: i colleghi del ministro eletti in Parlamento ed i loro costosi codazzi, poiché vengono remunerati con denaro pubblico, possono essere annoverati fra i destinatari dei minacciosi strali? Sapremo mai quanti assenteisti (o fannulloni, se si preferisce chiamarli così) ci sono tra di loro? E vorrà il ministro intervenire su tutti quegli altri “mantenuti” dallo Stato - pagati  coi soldi di tanti  lavoratori e onesti contribuenti - sui quali la politica cala il sipario ogni volta che qualcuno prova a denunciarne inutilità e costi e, così facendo, consente all’omertà e allo spreco di continuare a regnare per anni in attesa delle successive - sempre inascoltate - grida allo scandalo?  Glielo consentiranno quei suoi colleghi insensibili agli sprechi e alla necessità di trasparenza?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.agoramagazine.it/agora/local/cache-vignettes/L322xH180/portaborse-fafc6.jpg" alt="portaborse" width="322" height="180" /></p>
<p>Occorre poi fare una gerarchia anche nella casta dei fannulloni, poiché bisognerebbe individuare e colpire per primi quei fannulloni che occupano la posizione di “capo”. Quei dirigenti, cioè, che molto spesso arrivano in posti di responsabilità per designazione politica piuttosto che per meriti e capacità e che compromettono il buon funzionamento dell’ufficio rendendo inutile, lento o errato, il lavoro di tanti buoni impiegati che, a causa di colpe non loro, potrebbero essere sommariamente inclusi tra i fannulloni.<br />
Occorre ancora capire perché in uffici dove c’è molto da fare ci sono pochi impiegati che non riescono a smaltire tutte le pratiche loro affidate - e quindi rischiano di passare per fannulloni pur facendo più del loro dovere - e perché, viceversa, in uffici con poco lavoro ci sono così tanti impiegati che, per non disturbarsi troppo a vicenda, sono &#8220;costretti&#8221; a spostarsi al bar o in luoghi dove si possa fumare in pace. Non saranno per caso questi, i posti più ambiti da quei parassiti che si trascinano intorno al mondo della politica?</p>
<p>E che dire poi di quegli uffici nei quali il numero dei dirigenti è superiore a quello degli impiegati? Né possiamo certamente dimenticare inoltre i “fannulloni realizzati”, quelli cioè che passano mesi o anni a disperarsi, a elemosinare un posto sicuro - non importa di che tipo - e quando alla fine ci riescono, magari in cambio di una manciata di voti, si autogratificano affermando con gioia: “Ho trovato un lavoro magnifico: non si fa niente!”. Purtroppo anche questa è una cultura radicata e difficile da correggere. E intanto la spesa pubblica continua a lievitare e certamente non solo per colpa dei fannulloni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.renatobrunetta.it/img/renatobrunetta.png" alt="" width="226" height="226" /></p>
<p>Auguriamo al ministro di riuscire a fare quello che ha proclamato e di migliorare la macchina dello Stato, purché eviti ingiuste persecuzioni e definizioni. E ci auguriamo anche che renda giustizia a quei tanti bravi ed efficienti impiegati pubblici umiliati dall’arroganza e dall’inettitudine dei “fannulloni raccomandati”.</p>
<p style="text-align: right;">dal nostro lettore  <a href="http://pensieriparolecuore.blogspot.com/">CuorePensante</a></p>]]></content:encoded>
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