Veri Uomini

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Grande commozione ha suscitato la vicenda di Stefano Borgonovo, ex calciatore di buon livello, colpito dalla grave malattia della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) conosciuta anche con il nome di morbo di LOU GEHRIG.
Colpisce molto il fatto della strana ripetizione di casi analoghi nel mondo del calcio (Signorini, Lombardi,etc) e pare che l’incidenza sui calciatori sia dieci volte più alta rispetto alla media normale ma non è tanto di questo che volevo parlare.

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È un anno che noi non vedremo mai, almeno non senza aver trovato dove si compilano i moduli per la reincarnazione. È un tempo lontano nel futuro e l’uomo sopravvive, nonostante l’uomo.

Sopravvive, ma non serve più a granché.

A onor dell’abbastanza vero, va detto che un’evoluzione c’è stata ed anche di una certa consistenza. Gli atleti corrono i 100 metri ad una velocità tale che le Olimpiadi le trasmettono direttamente in slow motion o si avvertirebbe solo un venticello caldo e sudaticcio (ah, i televisori sono multisensoriali). Gli astisti saltano muniti di paracadute e sui giavellotti viaggiano - per motivi di sicurezza - degli agenti in borghese.

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Jules ed è il signore della foto. Mi viene difficile chiamarlo “barbone”. E’ un uomo così dolce e bello. Ed è libero come l’aria. Ad Atene vive nei pressi di una panchina posta appena fuori della Torre dei Venti. Ha una maglietta con su stampati i primi versi dell’Odissea, ha una bella barba bianca ed un volto scolpito. Non credo ricordi esattamente dove è nato, ma non gliene importa un fico secco, sa di essere nato, gli basta e si vede.

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Ci sono Olimpiadi e Olimpiadi.
Io non conosco un nome dei tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino in questo agosto 2008. Gli atleti mi perdoneranno, non sono un tuttologo e lo sport oramai non lo seguo più e perciò lo conosco poco.
Ma dei nomi di tre atleti, due statunitensi e uno australiano, non me ne dimenticherò mai.
Il tempo non cancella i sentimenti, e i grandi uomini sono immortali.
E dire che io, quel 16 ottobre 1968, non ero nemmeno nato, e quel podio dei 200 metri dell’ Olimpiade di Città del Messico l’ho visto solo qualche decennio dopo.
Quella sera del tumultuoso 1968, due velocissimi uomini neri si ribellavano in silenzio, a testa bassa, mostrando un pugno chiuso.
Il terzo uomo, bianco, si era schierato dalla loro parte, non aveva calzato il guanto nero del Black Power, ma alla tuta aveva appiccicato la stessa coccarda che portavano loro, per rivendicare la parità dei diritti degli afroamericani.

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Sabato 6 settembre si sono inaugurate le paralimpiadi, che sono l’equivalente dei giochi olimpici per chi ha disabilità fisiche, sensoriali o intellettive. Sono quindi le olimpiadi parallele, infatti il nome deriva dalla fusione di para-(cioè appunto parallele), e olimpiadi.

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Sono sempre rimasto affascinato da Papillon, un grande successo cinematografico del 1973 con Steve McQueen e Dustin Hoffman, così ho deciso di approfondire l’argomento.

Chiedendo a san google - come dice la mia amica Adele - ho scoperto che Papillon non era un personaggio inventato: la sua storia è la storia vera dell’autore del libro autobiografico da cui fu tratto il film: Henri Charrière. Il suo nomignolo, Papillon, era nato per via di una farfalla tatuata e sulle sue disavventure scrisse due libri, ingiustamente dimenticati, “Papillon„ e “Banco„.

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Qual’è oggi, per un uomo degli Anni Duemila, la Donna Ideale?

Per come la vedo io, la donna ideale di oggi è sempre quella che si sognava ai tempi di mio padre e di mio nonno, con solo pochi aggiornamenti legati al mutare dei tempi.

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Non sono in grado di scrivere nulla di Alexandr Solzhenitsyn che non sia già stato scritto ma credo che sia necessario ricordarlo, qui, in queste pagine: a pensarci bene, questo scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1970, potrebbe essere considerato una delle “MentiCritiche” per eccellenza.

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Non so se anche a voi fosse sfuggito, come era sfuggito a me. Parlo del fatto che mostrare un po’ delle proprie mutande in pubblico possa costare qualche mese di prigione e una multa. E’ quello che succede a Flint, nel Michigan (USA) (ma non se ne parla solo lì) dove il nuovo capo della polizia, tale Mr. Dicks, ha stabilito il divieto di andarsene in giro con i pantaloni a vita (troppo) bassa.

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In un lodo (*) non riesco proprio a trovare nulla di male, e facendo quattro salti su google e sui vari motori di ricerca mi convinco sempre di più di ciò che penso. Infatti, cos’è un lodo? Un premio, un complimento, un vantaggio…. Tutte accezioni positive: quindi è una cosa giusta!
In un Paese perfetto, con un PIL perfetto, con un debito pubblico perfetto, con un numero di morti sul lavoro perfetto, con un numero di rom perfetto, con un numero di precari perfetto, il lodo Alfano sarebbe la legge giusta al momento giusto.
Premiare con un lodo le più alte cariche dello Stato, dei dipendenti pubblici, delle persone elette dal popolo che godano della stima e del rispetto di tutti i cittadini significherebbe grande maturità civica e grande rispetto per le istituzioni.
Parliamoci chiaro: se sono lì è perché - detta in soldoni - tu in teoria dovresti fidarti di loro, dovresti essere orgoglioso di essere rappresentato da loro e ti dovresti rispecchiare facilmente in loro e nelle loro idee. E invece, obiettivamente, il problema sono proprio loro.

Anzi no: è lui.

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