Vere Donne

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E’ da diverso tempo ormai che ho abbandonato certe posizioni intransigenti da “bianco o nero”. Il tempo, le esperienze mi hanno insegnato che il mettersi nei panni degli altri fa comprendere molti più elementi di una situazione, invece che schierarsi graniticamente su di un pensiero. Perché questa introduzione, a mo’ di excusatio non petita? Perché l’argomento che vado a trattare ben si presta a ferree prese di posizione, a frasi come “ah, se fossi in lei io…”. Nulla è così facile come sembra.

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Carfagna inadatta al Ministero, come si blatera in questi giorni? Fate vobis. Io scrissi il seguente articolo l’8 maggio. Senza falsa modestia, non si potrà dire che non sia stata preveggente.
“Sarà quer che sarà, armanco è bello”
: questo l’immediato commento del popolo romano all’elezione di Pio IX (1846). E vorrei fermarmi qui. In fondo l’ironia su Mara Carfagna, neo-Ministro delle Pari Opportunità (niente “popò” dimenoché…) del Berlusconi IV, riesce fin troppo facile e anche fastidiosa. I blog rigurgitano di sue foto nude - tentazione alla quale anch’io cederò - con toni che oscillano dal finto-scandalizzato voyeuristico, allo sconsolato, all’indignato, e chi più ne ha più ne metta. La Carfagna come simbolo della decadenza del Paese.

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Vi siete accorti di come la potente lobby gay ci stia martellando?
Ci sono gay ovunque, a Sanremo, sull’Isola dei Famosi, sui giornali si parla di stilisti gay che evadono le tasse, gay governatori di una regione italiana, sindaci gay; il fatto che questa potentissima lobby non abbia ancora ottenuto nessun risultato e nessun diritto forse significa che non sia poi così potente, ma è meglio sottacere questa scomoda considerazione.
Il fatto più grave è che nella casa del Grande Fratello ci sia un… boh? come si definisce quella cosa?
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Continuo a pensare che sia più facile portare George W. Bush all’impeachment piuttosto che Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti. Non so ma la vedo dura e non è questione di Obama.

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Tra i più divertenti momenti di contorno di questa campagna elettorale, un posto d’onore spetta a quella scena in cui un’anonima sostenitrice di John McCain, rivolgendosi al suo candidato di riferimento, domanda: “How do we beat the Bitch?”, come si batte la Stronza?
Da quell’istante, in tutti i programmi televisivi, dai Letterman e Leno shows in giù, è stato un fiorire di battute tendenti a descrivere Hillary Clinton senza nominarla: “The rhymes with rich is back”, “It rhymes with witch”… e via dicendo.

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Samantha Power non è una donna qualunque.
Ha studiato a Yale e ad Harvard. Ha scritto articoli per The Economist, New Republic, Time. Ha vinto il Premio Pulitzer. Insegna alla J.F.Kennedy School of Government di Harvard.
A prescindere da quelle che possono essere le opinioni personali, le si riconoscono qualità intellettuali non comuni.

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Anche se volevamo fare gli originali parlando di voi in un tempo diverso da quello convenzionale, alla fine abbiamo ceduto e siamo ricaduti nel banale. Ci perdonerete, perché voi sapete come trattarci. Noi, invece, stiamo ancora imparando.

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Quando non c’era ancora il Grande Fratello, bisognava arrangiarsi con i veri artisti. Il nostro Paese non ha memoria e senza memoria viene meno il futuro.

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(un video di nannarella.splinder.com)

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