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	<title>MenteCritica &#187; Suoni &amp; Musica</title>
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	<description>Non Esistono Questioni di Principio</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 23:37:25 +0000</pubDate>
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		<title>Si Fa Presto a Dire &#8216;Sessantotto&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 09:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[Il Futuro è nei Giovani]]></category>

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		<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[Barak-Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Raramente lo sento parlare di politica. Marco, simpatico ventisettenne, ha sempre avuto altro per la testa. Così sono rimasto sorpreso quando mi ha detto di aver partecipato alla manifestazione organizzata dal PD al Circo Massimo, qualche settimana fa: singolare, per uno come lui. &#8220;Come mai?&#8221; gli chiedo. E lui: &#8220;Per curiosità&#8221;. Appunto: Marco impegnato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raramente lo sento parlare di politica. Marco, simpatico ventisettenne, ha sempre avuto altro per la testa. Così sono rimasto sorpreso quando mi ha detto di aver partecipato alla manifestazione organizzata dal PD al Circo Massimo, qualche settimana fa: singolare, per uno come lui. &#8220;Come mai?&#8221; gli chiedo. E lui: &#8220;Per curiosità&#8221;. Appunto: Marco impegnato in politica proprio non ce lo vedevo. E infatti la sua curiosità, come poi mi ha spiegato, era soprattutto di tipo &#8220;sociologico&#8221;: aveva sentito parlare di un nuovo Sessantotto e voleva provare a starci in mezzo per qualche ora.</p>
<p><span id="more-9275"></span>Ah, il Sessantotto&#8230;. Questo benedetto Sessantotto viene da più parti evocato. Anzi sembra quasi invocato da una parte del paese, quella relegata per altri quattro lunghi anni all&#8217;opposizione.</p>
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<p>Come se il riferirsi ai fatti di quarant&#8217;anni fa fosse una sorta di ultima spiaggia e potesse, solo col suo immaginifico richiamo epico, dare anzitempo una spallata ad un governo che, invece, si dimostra granitico ed arrogante.</p>
<p>Io non credo che le odierne manifestazioni - da quella del PD alle occupazioni anti-Gelmini di molte scuole - possano essere neanche lontanamente apparentate al Sessantotto.</p>
<p>Il perché è presto detto: per ripetere il Sessantotto manca l&#8217;ingrediente fondamentale: gli ideali. Da noi il Sessantotto arrivò sull&#8217;onda lunga delle manifestazioni studentesche americane (Berkeley) che montavano soprattutto in nome del pacifismo contrario all&#8217;intervento americano in Vietnam, con tanto di bandiere USA bruciate in ogni dove. Era il tempo in cui Martin Luther King sognava un mondo senza discriminazioni razziali, e proprio in quell&#8217;anno venne assassinato. Era il tempo in cui Bob Kennedy si avviava a seguire le orme del fratello JFK e portare alla Casa Bianca la sua faccia da bravo ragazzo amante della giustizia, e proprio in quell&#8217;anno venne assassinato. Era l&#8217;anno della Primavera di Praga e di Jan Palach immolatosi per la libertà. Erano gli anni di Che Guevara e del Libretto Rosso di Mao. Erano gli anni del Maggio francese, delle cariche della polizia e della liberalizzazione sessuale, dei movimenti femministi. Erano gli anni delle prime &#8220;pillole&#8221; e delle droghe di massa.</p>
<p>Grande era l&#8217;impatto mediatico di quelle proteste, ma nulla in confronto a quello che avrebbe oggi una simile rivoluzione, con i moderni media a supportarla. Allora non c&#8217;era internet, né YouTube. Neanche si immaginava un PC. La protesta giovanile viaggiava soprattutto sulle ali della musica. Ricordo Bob Dylan, Joan Baez, Janis Joplin. Ricordo la Fender bianca di Jimi Hendrix a Woodstock che trasformava beffardamente l&#8217;inno americano in un urlo disseminato di suoni raccapriccianti che richiamavano le grida disperate degli uccisi sotto i bombardamenti al napalm.</p>
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<p>E in Italia? In Italia si stava esaurendo l&#8217;espansione del Boom economico. Ci accodammo immediatamente a quelle istanze di libertà interpretandole a modo nostro. E così quel che nel resto del mondo aveva prodotto la rivalutazione della pace come &#8220;valore&#8221;, le premesse alla fine di ogni discriminazione, sessuale, razziale o religiosa da noi portò soprattutto  conquiste nel mondo del lavoro (lo Statuto dei lavoratori) ma si protrasse per un altro decennio portando con sé lo stragismo e gli Anni di Piombo.</p>
<p>A sentire confrontare le odierne manifestazioni al Sessantotto viene da sorridere. Manifestare per la pace, per l&#8217;uguaglianza dei popoli ed occupare le scuole contro i tagli della Gelmini all&#8217;università non sono la stessa cosa. E viene difficile accostare <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=PbUtL_0vAJk" target="_blank">&#8220;I have a dream&#8221;</a></strong> di Martin Luther King ai <strong><a href="http://" target="_blank">rimbrotti della Garavaglia</a></strong> (ministro ombra del PD per l&#8217;istruzione) sul maestro unico.</p>
<p>No, niente a che spartire col Sessantotto. Per un nuovo Sessantotto ci vorrebbero rabbia, &#8220;fame&#8221; di giustizia, condivisione di valori per la cui negazione valesse la pena di incazzarsi, di lottare con le unghie e con i denti. Forse per accenderla, questa voglia, ci vorrebbe che venissero calpestati platealmente i diritti fondamentali. Quello al telefonino, per esempio&#8230;  E chissà se anche così basterebbe.</p>
<p>Oggi le nuove generazioni non sono attratte dalla politica. E non so dar loro torto. Quali speranze vengono accese dalla politica nei più giovani? Quale mondo si prospetta loro? Quali valori vengono loro trasmessi? E da quali leader politici?</p>
<p>Il fatto è che un tempo si credeva in qualcosa, si pensava che al modello di civiltà occidentale - che presentava ancora tanti difetti visibili ad occhio nudo - si potesse sostituire qualcos&#8217;altro, qualcosa di più vicino agli ideali di <em>liberté, egalité, fraternité. </em>Sappiamo come è finita.</p>
<p>Ora non si crede più in nulla, perché non si intravedono alternative credibili a quello che passa il convento. Così basta poco, un Obama qualsiasi, a farci sperare che qualcosa di diverso si possa fare. Oggi con Obama gli USA hanno un leader che con la sua sola ascesa, prima ancora di aver compiuto un solo atto politico, sembra aver ridato smalto ad una democrazia ultimamente paurosa e ritratta su se stessa. E almeno un po&#8217; si torna a sperare. Per uno così anch&#8217;io, alla mia età, potrei andare in piazza, darmi da fare, incazzarmi se occorre. Lo farei perché questo semisconosciuto figlio del sogno americano è riuscito con la sua stessa biografia ad incarnare quello spessore umano e politico che rende possibile intravedere la possibilità di un vero cambiamento.</p>
<p>Il nostro miserevole panorama (politico e non solo) ci offre invece solo mezze figure e tutte abbarbicate alle loro miserevoli posizioni di potere. Così no, non è così che &#8220;si può fare&#8221;. Perché per fare il Sessantotto non basta incazzarsi e protestare in piazza, non servono slogan precotti. Occorre lasciar intravedere al di là delle parole una possibilità di cambiamento vero. Io - mi spiace immensamente dirlo - in mezzo a tutte le nostre maleodoranti &#8220;caste&#8221; fatte di corruzione in ogni angolo, di baronie non solo universitarie, di prebende elargite con sotterfugi contabili agli amici degli amici, di evasione fiscale generalizzata (per chi se la può permettere), di posti-chiave nel mondo della finanza, delle imprese, dell&#8217;informazione, della sanità, ecc. attribuiti in base al cognome con cui si è nati, questa possibilità di  cambiamento &#8220;vero&#8221; non riesco proprio a vederla.</p>
<p>Se si vuole davvero &#8220;Salvare l&#8217;Italia&#8221; serve una spinta nuova che coinvolga le coscienze di tutti noi e di ciascuno di noi. Occorre saper vedere oltre il proprio egoismo, saper rinunciare a qualche privilegio, avere la consapevolezza dei propri doveri prima ancora di quella dei propri diritti, sapersi assumere la responsabilità delle proprie azioni. Questo sì, che sarebbe cambiamento vero, quello che non si deve chiedere solo alla classe politica, ma che occorre prima di tutto esigere da se stessi.</p>
<p>Il nuovo Sessantotto, il vento di cambiamento, quello vero, stavolta non dobbiamo aspettarci di trovarlo in piazza. Il nuovo Sessantotto, se c&#8217;è, occorre tirarlo fuori da dentro di noi.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Bogey</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Schermo dei Sogni]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure Humphrey Bogart è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l&#8217;inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Humphrey_Bogart" target="_blank">Humphrey Bogart</a> è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l&#8217;inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le armi, durante la guerra.</p>
<p style="center;"><img class="size-full wp-image-5827 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/humphrey_bogart_by_karsh_library_and_archives_canada.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-5638"></span></p>
<p>Bogart (Bogey per gli amici) è stato un uomo - prima che un attore - di quelli che hanno saputo guadagnarsi l&#8217;ammirazione di milioni di uomini e fatto sognare intere generazioni di donne in tutto il mondo. D&#8217;altronde, se nel 1999 l&#8217;<em>American Film Institute</em> lo ha proclamato <em>la più grande stella maschile di tutti i tempi</em> ci sarà pure un motivo.</p>
<p>Da che cosa è derivato questo straordinario successo? Bella domanda! Come se fosse facile definire una ricetta per il fascino.</p>
<p>Un pezzettino di questo fascino sembra collegato alla sigaretta perennemente accesa, che spesso lasciava pendere dalle labbra. Se così fosse, potrebbe non essere casuale. Stando a <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/spettacoli_e_cultura/star-sigarette/star-sigarette/star-sigarette.html?ref=hpspr1" target="_blank">questa notizia</a>, infatti, parecchi grandi divi di Hollywood erano a busta paga dalle multinazionali del tabacco per propagandarne l&#8217;immagine sullo schermo. Potrebbe non essere il caso di Bogey, però. Almeno, il suo nome non figura accanto a quelli di Gary Cooper, Clark Gable, Spencer Tracy e i molti altri pagati per fumare.</p>
<p>Del resto Bogart non ne avrebbe avuto davvero bisogno: egli sapeva rendere il suo &#8220;personaggio&#8221; sullo schermo un misto di umanità, coraggio e lealtà anche quando interpretava un criminale (si calcola che nei suoi film sia stato giustiziato una ventina di volte) tali da non alienargli le simpatie dello spettatore neanche quando stava dalla parte dei &#8220;cattivi&#8221;.</p>
<p>E con le donne? Beh, con le donne doveva  davvero avere una carta in più: io penso sia dovuto al sapiente mix di distacco e di attenzioni che sapeva destinare loro: un equilibrio difficile da trovare, che è ben sintetizzato in una sua celebre frase: &#8220;Non bisogna mai contraddire una donna. Basta saper aspettare e lo farà da sola&#8221;.</p>
<p>Questo video è la sintesi in pochi minuti di uno dei suoi film più amati, &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casablanca_(film)" target="_blank">Casablanca</a>&#8220;, che lo vede al fianco di una indimenticabile Ingrid Bergman con in sottofondo le note della celeberrima &#8220;As time goes by&#8221;.</p>
<p>Buona visione.</p>
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		<title>Quello del Caffè - Lucio Battisti, 1998-2008</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Tuscano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[anniversari]]></category>

		<category><![CDATA[anniversari postumi]]></category>

		<category><![CDATA[emozio]]></category>

		<category><![CDATA[Lucio Battisti]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Lucio, ti scoprii agli inizi degli anni Settanta: io ne avevo sei, o sette. Ma ricordo perfettamente che la tua fu una delle prime, forse la prima (l’altra era Come together dei Beatles) canzone che imparai. Mi aveva colpito soprattutto un verso, per me insolito e buffo: “La mattina c’è chi/mi prepara il caffè…”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Lucio, ti scoprii agli inizi degli anni Settanta: io ne avevo sei, o sette. Ma ricordo perfettamente che la tua fu una delle prime, forse la prima (l’altra era <em>Come together</em> dei Beatles) canzone che imparai. Mi aveva colpito soprattutto un verso, per me insolito e buffo: <em>“La mattina c’è chi/mi prepara il caffè…”.</em> Lo ripetevo tante di quelle volte che tu saresti rimasto, nei miei ricordi, “quello del caffè”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6481 aligncenter" title="lira-battistiana-lucio-battisti_59614" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/lira-battistiana-lucio-battisti_59614.jpg" alt="" width="500" height="304" /></p>
<p><span id="more-6456"></span>Difficile, forse impossibile spiegare i motivi di quella folgorazione. E anche ingiusto. Le emozioni sono emozioni. Di quel periodo conservo la sensazione d’un grande caleidoscopio luminoso: come se un intero mondo, affascinante e inquieto, si muovesse e mi attirasse a sé. E le tue note rendevano più vivido e smagliante questo prisma di luce: sembravano finestre aperte su spazi immensi. Ma di un’immensità che si popolava di volti, di corpi, persino di umili, ordinari oggetti della vita quotidiana. Anche grazie a te ho imparato ad amare.</p>
<p>Eri intimo, non intimista: perciò vicino. Per questo, probabilmente, la tua immagine rimane indelebile.</p>
<p>Non eri bello, né particolarmente originale. C’erano i tuoi celebri ricci, certo: ma quanti ne vedevo in giro, acconciati e abbigliati come te! In TV non comparivano, naturalmente, tuttavia percepivo che quegli strani ragazzi rappresentavano il futuro: e tu con loro.</p>
<p>Non eri bello, ma mi piacevano le fessure dei tuoi occhi, dai quali traspariva una scintilla che rendeva filosofico, socratico il tuo abbacinante sorriso pasoliniano.</p>
<p>Anni dopo giunsi anch’io nell’età dove più forte si fa l’istinto di ribellione. Altri tempi, altri miti, altre lotte. Ciò nonostante, le tue canzoni seguitavano ad accompagnarmi, impercettibilmente, quasi – so che l’espressione non ti sembrerà contraddittoria – in silenzio. Mi ritorni in mente nella spontaneità leggera dei piccoli gesti, nelle confidenze, negli istanti sereni trascorsi con una grande amica che, peraltro, somigliava moltissimo a te!</p>
<p>Mentre sto scrivendo ho sotto gli occhi la tua fotografia più recente, forse l’ultima da vivo. Avevi 54 anni e li dimostravi, ma qualcosa nel tuo sguardo dolente segnalava un’intima, segreta energia. Si trattava, credo, di quell’antica scintilla, che aveva conferito un’espressione ironica, da dio bambino, al tuo volto giovanile e che ora – al contrario – sembrava testimoniare la sopravvivenza, nel tuo animo, di un ragazzo deciso a non crescere. Sincero e schietto fino a far male: <em>“Non voglio più dare emozioni!”</em>; <em>“Le canzoni di ‘quel periodo’… non mi vengono più!”.</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6482 aligncenter" title="lucio_battisti_1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/lucio_battisti_1.jpg" alt="" width="389" height="339" /></p>
<p>Sta probabilmente in questa schiettezza la tua umanità. Almeno non hai barato, ti sei rifiutato di diventare il monumento di te stesso. Né io, né la maggior parte del pubblico ti abbiamo seguito nella discussa fase della sperimentazione, della ricerca. Eppure nessuno ti aveva abbandonato: sapere che c’eri rassicurava, confortava e – lo dico senza retorica – aiutava a sperare.</p>
<p>Avevi torto. sembra paradossale, ma la tua stessa esistenza continuava a emozionarci.<br />
Infatti di te mi manca adesso proprio la fisicità, la presenza discreta, ma vera, che mi ha richiamato, ciclicamente, alla mia dimensione umana.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Immanuel Casto: L&#8217;Arte della Divaricazione</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>harlot</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[denunzia-sociale]]></category>

		<category><![CDATA[humour]]></category>

		<category><![CDATA[immanuel-casto]]></category>

		<category><![CDATA[oscurantismo]]></category>

		<category><![CDATA[porn-groove]]></category>

		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ritmo perforante. Un artista a tutto tondo. Uno stile ricercatissimo, ineccepibile, curato sino in profondità, che pesca a piene mani nell&#8217;immaginario collettivo homo ed erotico. Una sfida a bocca aperta, un guanto gettato sulle paffute e benpensanti guance delle italiche genti. Una filosofia che gradevolmente sconvolge, insinuandosi in ogni orifizio intellettuale. Immanuel Casto potrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ritmo perforante. Un artista a tutto tondo. Uno stile ricercatissimo, ineccepibile, curato sino in profondità, che pesca a piene mani nell&#8217;immaginario collettivo homo ed erotico. Una sfida a bocca aperta, un guanto gettato sulle paffute e benpensanti guance delle italiche genti. Una filosofia che gradevolmente sconvolge, insinuandosi in ogni orifizio intellettuale. Immanuel Casto potrebbe essere racchiuso in una frase, tratta dal suo pamphlet seminale <a href="http://www.castoimmanuel.org/?p=53"><em>Divarication</em></a>: &#8220;Feci un’ orgia in cui non mi piaceva nessuno, ma essendo un signore, mi concessi come il galateo imponeva&#8221;. Potrebbe, appunto: ma non è sufficiente. In realtà, il Casto Divo è molto di più.</p>
<p><strong>La mano non mi basta, voglio di più</strong></p>
<p><span id="more-4430"></span>Come <a href="http://www.freddynietzsche.com/2006/02/its_rainin_milk_hallelujah.php">ha scritto</a> Matteo Bordone, &#8220;la musica del Casto Divo funziona, e ti accorgi se ti piace o ti ributta al primo ascolto. Prima, una roba così non esisteva&#8221;. Prima, intendiamo noi, che l&#8217;estrema e virulenta ondata oscurantista si abbattesse sul Belpaese, creando un clima di pseudo-inquisizione in cui sono ammesse tette (rigorosamente siliconate) al vento nelle reclamè, ma in cui le tematiche sessuali sono ricondotte alle nozione di peccato. Per non parlare delle conquiste sociali degli anni Settanta, sistematicamente smantellate e messe in discussione da pretofili atei e da bigotti in calore.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4450 aligncenter" title="immagine-1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/immagine-1.png" alt="" width="425" height="644" /></p>
<p>Una situazione da cui il Vergineo prende nettamente le distanze con la travolgente hit &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=jnYsbtmNMqU">Io la dò</a>&#8220;, in cui viene esaltata la libertà di concedersi senza remore, spassionatamente, scevri da impalcature moraleggianti e pruderie sofistiche di sorta: &#8220;Deborah, la protagonista, è una sorta di martire, di eroina sacrificale. &#8216;Dalla per noi tu che puoi&#8217; dice la canzone. Tu che sei libera da moralismi, tu che sai ciò che vuoi e lo mangi con gusto. [...] Deborah è lo stereotipo del film porno, la tettona che comincia a urlare di piacere quando qualcuno le viene in faccia e che, quando due uomini la fermano per strada e la costringono ad una doppia penetrazione, reagisce con un sorriso.&#8221;</p>
<p>In un certo senso, il Divo è per noi ciò che Deborah è in &#8220;Io la dò&#8221;. Immanuel porta avanti le istanze sociali che noi, popolino impaurito, abbiamo paura solo a nominare. Significativa in tal senso è la strepitosa &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=cXuTcoiar_A">Che bella la cappella</a>&#8220;, in cui si narra il trascendente equivoco che può ingenerare l&#8217;attrazione tra il fedele ed il messo di Cristo in Terra, ovvero il sacerdote. Un liaison dangereuse nata all&#8217;ombra dei rosoni e delle campane di una chiesa, cioè nell&#8217;ambiente sacro per eccellenza, in cui noi siamo costipati, soffocati tra peccato, pentimento e redenzione.</p>
<p>Altro versante inquadra la sfolgorante traccia &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=JpvLfRs3L8o">50 bocca / 100 amore</a>&#8220;, in cui il Vate fa assurgere il viados ed il marchettaro ad archetipi con i quali illuminare l&#8217;oscura &#8220;natura ossimorica dell’individuo nella società postmoderna&#8221;. Una denunzia ottimamente figurata nel relativo video musicale, nel quale la dicotomia interno/esterno ben si attaglia al contrasto che genera il volo che gli uccelli spiccano dai tetti delle costruzioni e l&#8217;angustezza del sotterranei in cui si muovono, emblematicamente danzando, Immanuel e le sue Beat Girls.</p>
<p><strong>Feel the porn groove</strong></p>
<p>Il Vergineo ha definito il suo stile musicale &#8220;porn groove&#8221;, ovvero una alchimistica compenetrazione tra colonne sonore dei film porno, del groove anni &#8216;80 e della house dance anni &#8216;90, senza disdegnare sortite urban chic e glam-hip-porn. Inutile dire che il suddetto stile si fonde alla perfezione con l&#8217;accentuato lirismo delle sue composizioni. Immanuel utilizza una lingua raffinatissima, che schizza fresca rugiada da ogni pertugio, senza ovviamente rinunziare alla sottile ironia che permea tutta la sua Opera.</p>
<p>Prendiamo, ad esempio, l&#8217;opus magnum &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=97WlVRRHk_I">Anal Beat</a>&#8220;. Versi come &#8220;<em>entra e mi fa male / è uno shock intestinale / mi abbandono ad un ritmo ancestrale</em>&#8221; suggeriscono veementemente il misticismo della penetrazione anale, ma al contempo le sottraggono quell&#8217;aurea di indicibilità, rimuovono quella violenta misinterpretazione di cui è sempre stata oggetto. La sofferta &#8220;Bukkake&#8221;, da parte sua, restituisce appunto alla pratica del bukkake, definita magistralmente &#8220;<em>un arte che piove</em>&#8221; le sue nobili origini, degradate da anni di calunnie e disinformazione.</p>
<p>Fondamentale è invece l&#8217;arrembante &#8220;Fist Fucking, ovvero, il sottile e ambiguo fascino del tuo pugno nel mio culo&#8221;, in cui l&#8217;effetto straniante proprio delle canzoni del Divo raggiunge qui la sua massima intensità. Il crescendo anatomico lamentanto nel brano (&#8221;<em>la mano non mi basta / voglio di più</em>&#8221; etc.) cristallizza elegantemente un&#8217;altra massima immanueliana, ovvero: &#8220;Non prendermi sul serio. <em>Preferisco prenderlo sul serio</em>&#8220;. Massima ribadita con grande coraggio e, oseremo dire, con somma dignità in un altra traccia, intitolata appositamente &#8220;Il coraggio dell&#8217;analità&#8221;. Ed in molte altre ancora, quali ad esempio &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=gzYLZS03PVc">Bondage</a>&#8221; e &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=r95mG4Xnkok">Coiti nel buio</a>&#8220;.</p>
<p><strong>Divaricare l&#8217;opinione pubblica</strong></p>
<p>Immanuel Casto non si trova nei negozietti di musica, nè (per ora?) in quelli digitali. Il mainstream è aborrito, tutto si fa alla luce del sole, su Internet. Il Divo è un figlio di Internet, come tutti noi, e forse è questa l&#8217;unica cosa che ci accomuna, o che quantomeno ci fa arrivare più vicini a lui. La scelta è lucidissima, coraggiosa, un&#8217;inno all&#8217;indipendenza: &#8220;Non voglio entrare nel music business. Non nella misura in cui esso possa interferire con le mie scelte artistiche, il che equivale a non aver possibilità alcuna o quasi&#8221;. Altro che Radiohead e Trent Reznor, per anni commensali delle major discografiche, salvo poi, improvvisamente, rimanere fulminati sulla via del commercio in rete; eh no, troppo facile così, signori miei.</p>
<p>Il rapporto che il Principe del Porn Groove ha con il suo pubblico è qualcosa di raro. Rara avis, direbbero i latini. Fuori dal comune. Le sue apparizione pubbliche, di solito vere e proprie epifanie, sono centellinate al massimo: ma non per snobismo. No, tutt&#8217;altro. Come da lui stesso proclamato, infatti, si cerca di evitare tutti quei luoghi in cui non vi sono &#8220;le caratteristiche idonee&#8221; per potersi esprimere. Nonostante questa rigida ratio, il seguito di cui gode il Vate rasenta il culto; tant&#8217;è vero che esistono persino degli adepti, con tutto quello che ne consegue. Fama e gloria, certo. Dipendenza, forse. Tuttavia, non solo questo.</p>
<p>Non è facile, infatti, rimanere trincerati dietro la maschera del Divo, sopportare per intero il gravoso peso della finzione: &#8220;Sento che potrei smettere di essere Immanuel in qualsiasi momento. Lo sforzo continuo di non far crollare l’artificio, la voglia di lasciar scorrere le cose, <em>senza sforzo né violenza</em>, per un attimo.&#8221;</p>
<p>Purtroppo o perfortuna, ciò non è possibile. L&#8217;opera definitiva e necessaria che dev&#8217;essere compiuta dall&#8217;artista è quella di divaricare l&#8217;opinione pubblica e - che ci si creda o meno - è un compito che va preso dannatamente sul serio. O che va preso e basta, quantomeno.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Download di Musica: Produttori vs. Consumatori</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 05:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa Vitolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema del download illegale di musica/film è di nuovo salito alla ribalta, con la decisione di rendere illegali anche i metodi usati per monitorare chi scarica o meno. Devo dire che la notizia mi ha lasciato sorpresa: finalmente un passo avanti! In occasione, ho deciso di dire la mia analizzando un po&#8217; l&#8217;origine della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema del download illegale di musica/film è di nuovo salito alla ribalta, con la decisione di <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/p2p3/illecito-spiare/illecito-spiare.html" target="_blank">rendere illegali anche i metodi usati per monitorare chi scarica o meno</a>. Devo dire che la notizia mi ha lasciato sorpresa: finalmente un passo avanti! In occasione, ho deciso di dire la mia analizzando un po&#8217; l&#8217;origine della &#8220;querelle&#8221;.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-produttori-vs-consumator1.jpg" alt="Sei su MenteCritica" title="Sei su MenteCritica" /></p>
<p><span id="more-3354"></span><br />
Scaricare è facile. Scaricare musica è comodo, anche per chi non è esperto di computer. Due click, si scrive il titolo o l&#8217;autore, un altro paio di click e via! Qualche minuto di attesa e la canzone è pronta per l&#8217;ascolto. Il fenomeno è diventato così diffuso da rimpiazzare per molti il classico acquisto nel negozio. Certo, c&#8217;è sempre chi preferisce un bel CD originale, ma sembrano essere la minoranza. C&#8217;è il rovescio della medaglia: scaricare è reato, ma sembra non importare a nessuno. Non sono servite a molto le minacciose pubblicità trasmesse al cinema prima del film, che con musichette da sparatoria paragonavano un ragazzo che scarica ad un ladro e facevano vedere finestrelle improbabili di &#8220;Download deleted&#8221;. Ma, esattamente, perché è reato?<br />
La risposta è subito pronta: si viola il copyright ricevendo musica &#8220;da altre fonti&#8221; senza averla pagata. Questo dovrebbe mettere fine ad ogni discussione sulla legittimità del p2p: ma quando un reato viene costantemente ignorato, anzi diventa sempre più diffuso (e non certo fra menti criminali o delinquenti) forse ci si deve chiedere se non sia l&#8217;ora di dare una seconda occhiata al problema.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-produttori-vs-consumator2.jpg" alt="Sei su MenteCritica" title="Sei su MenteCritica" /></p>
<p>C&#8217;è anche un altro fatto che induce a riflettere sul &#8220;gioco di interessi&#8221; dietro ad una banale legge sul copyright: i produttori musicali hanno iniziato a vedere i guadagni scendere, e soprattutto hanno capito di non avere più il monopolio sulla vendita di musica. Il prezzo dell&#8217;album non mi piace? Non devo più comprarlo per poterlo ascoltare. Molti dicono &#8220;Se i CD costassero di meno, li comprerei&#8221;. Traduzione: se vuoi che io compri CD, d&#8217;ora in avanti sei tu che metti i prezzi che stanno bene a me. Non si possono più nemmeno appellare alle volontà degli artisti: ce ne sono tantissimi che mollano le case discografiche per proseguire il successo via Internet, e tanti che il successo l&#8217;hanno visto proprio condividendo le loro canzoni su reti p2p.<br />
La cosa non li fa molto contenti. Se in Italia <a href="http://www.mentecritica.net/scaricare-musica-e-illegale/consumo-criticamente/francesco-orsenigo/3293/">Francesco Orsenigo ha giustamente parlato qui </a>di leggi che favoriscono i produttori musicali, e non i consumatori che dovrebbero essere i più tutelati, nelle altri parti non stiamo messi molto meglio. Conoscete la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RIAA" title="wikipedia">RIAA</a>? : è un&#8217;associazione di produttori discografici, che negli USA gode anche di una legislazione speciale che in continuazione si scaglia contro la condivisione di musica. Monitoraggi non sempre legali, continue cause contro ISP, privati o enti, appelli, chiusura di server eMule e chi più ne ha più ne metta. Vi consiglio di leggere la voce su wikipedia per avere un&#8217;idea ancora migliore.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-produttori-vs-consumator.jpg" alt="Sei su MenteCritica" title="Sei su MenteCritica" /></p>
<p>Le conclusioni? La legge che impedisce di controllare gli utenti è sicuramente un passo avanti, e cominciano ad esserci risposte da parte degli utenti stessi, ma finché ci sarà la lotta fra gli interessi dei produttori e quelli dei consumatori non si arriverà da nessuna parte. Il p2p e le altre reti di condivisione hanno portato ormai a un cambiamento nel mercato musicale, ed è troppo tardi per tornare indietro. Non è vero che il ciò distrugge totalmente i produttori: insomma le due cose non devono necessariamente escludersi a vicenda. Se il p2p fosse legalizzato, potrebbero benissimo convivere.<br />
<strong>Voi che ne pensate?</strong></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tarzan fra Lotta e Governo</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bello della Politica]]></category>

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		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Alzetta, quarant&#8217;anni, detto Tarzan, militante di &#8216;Action&#8217; e del centro sociale romano &#8216;Corto circuito&#8217;, con 2099 preferenze è stato il più votato della Sinistra Arcobaleno a Roma e siederà nel consiglio comunale della Capitale comunque vadano le cose al ballottaggio.

Tarzan deve la popolarità che gli ha garantito l&#8217;elezione alla sua principale iniziativa politica: l&#8217;occupazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Alzetta, quarant&#8217;anni, detto Tarzan, militante di <a href="http://www.actiondiritti.com/">&#8216;Action&#8217;</a> e del centro sociale romano <a href="http://joomtest.circuito.info/">&#8216;Corto circuito&#8217;</a>, con 2099 preferenze è stato il più votato della Sinistra Arcobaleno a Roma e siederà nel consiglio comunale della Capitale comunque vadano le cose al ballottaggio.</p>
<p style="text-align: right"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/tarzan.jpg" alt="tarzan.jpg" /></p>
<p><span id="more-3791"></span>Tarzan deve la popolarità che gli ha garantito l&#8217;elezione alla sua principale iniziativa politica: l&#8217;occupazione di case.<br />
Sul <a href="http://www.actiondiritti.com/download/manifesto1.jpg">manifesto</a> che ha fatto stampare per la sua campagna elettorale sta scritto: &#8220;Occupare le case è un reato? Ma Tarzan lo fa!&#8221;. Bisogna ammettere che ha avuto intùito e sagacia nello sfruttare il suo nomignolo (che - a quanto si vocifera - si riferirebbe alla sua agilità nell&#8217;arrampicarsi lungo le facciate dei palazzi per entrare negli appartamenti) per trasformare una vecchia canzoncina di Nino Manfredi in una specie di inno alla &#8216;disobbedienza&#8217;. Il motivetto utilizzato da questo novello Robin Hood immobiliare è diventato un tormentone, al punto da assurgere a suoneria di molti cellulari <em>de bborgata</em>.</p>
<p align="center"><a href="http://www.mentecritica.net/tarzan-fra-lotta-e-governo/il-bello-della-politica/fully/3791/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Ieri sera, a Matrix, nel corso dell&#8217;ultimo duello televisivo prima del voto, sollecitato proprio sull&#8217;argomento, Rutelli si è impegnato in caso di vittoria a combattere ogni illegalità. Ergo, se Rutelli vincerà e manterrà l&#8217;impegno, con le sue occupazioni Tarzan dovrà starsene buono.<br />
Verrebbe anche da chiedersi cosa accadrà dei centri sociali (come quello dello stesso Tarzan) creati occupando proprietà comunali o private.<br />
Ve lo immaginate un Rutelli-sceriffo (in versione Cofferatiana per intenderci) che manda la forza pubblica a sgomberare questi immobili a suon di manganellate?<br />
Io sinceramente no. Ma ammettiamo che lo faccia: a quel punto si porrà un bel dilemma per l&#8217;eroe degli sfrattati: il Tarzan <em>de noantri</em> si opporrà allo sgombero urlando nel megafono in cima alle barricate innalzate contro le forze dell&#8217;ordine, oppure se ne resterà seduto in Consiglio Comunale a governare la città?</p>
<p>A volte la politica è bizzarra: stai a vedere che per continuare a fare Tarzan, Andrea Alzetta dovrà tifare per Alemanno.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Scaricare Musica é illegale, ma è Illegale anche Controllare chi lo Fa!</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/scaricare-musica-e-illegale/consumo-criticamente/francesco-orsenigo/3293/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 12:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Orsenigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; di stamane la notizia che il Garante della Privacy ha dichiarato illegale monitorare la rete per scoprire chi scambia file utilizzando i sistemi peer to peer come Emule o Kazaa.  Questa decisione mette fine ad una pratica liberticida ed illegale che, in nome della difesa di interessi privati, comprometteva il diritto alla discrezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small>E&#8217; di stamane la notizia che il Garante della Privacy <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/p2p3/illecito-spiare/illecito-spiare.html" target="_blank">ha dichiarato illegale</a> monitorare la rete per scoprire chi scambia file utilizzando i sistemi <em>peer to peer</em> come Emule o Kazaa.  Questa decisione mette fine ad una pratica liberticida ed illegale che, in nome della difesa di interessi privati, comprometteva il diritto alla discrezione di chiunque, non solo di coloro che utilizzano il <em>peer to peer</em> per fini illegali. Questo episodio rappresenta un buon esempio di quando <a href="http://www.mentecritica.net/intervista-video-a-mordechai-vanunu-il-sottile-confine-tra-sicurezza-e-liberta/oltre-il-confine/redazione/3215/">sicurezza e libertà entrano in contrasto</a>. Per questa volta sembrerebbe sia andata bene. Sembrerebbe. (<strong>N.d.R.</strong>)</small></p>
<p>Se stai leggendo questo articolo, è probabile che scarichi anche musica da circuiti peer-to-peer come Kazaa, Bittorrent, eMule.<br />
Scaricare musica è illegale ed è sbagliato farlo.<br />
Ma allora <em>perché</em> cosí tanta gente lo fa lo stesso?</p>
<p style="text-align: right">&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/emule_01.png" alt="emule_01.png" /></p>
<p><span id="more-3293"></span><br />
Approssimativamente il <a href="http://arstechnica.com/news.ars/post/20070731-unauthorized-music-downloading-hits-record-levels-in-uk.html">43%</a> delle persone connesse a internet scaricano musica illegalmente.<br />
E servirebbero migliaia di euro per riempire in modo <em>legale</em> un iPod.<br />
Ogni tanto qualcuno viene beccato, ma invece di essere punito come giustamente merita, deve <a href="http://management.silicon.com/government/0,39024677,39156000,00.htm">pagare</a> anche per tutti gli altri.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/090907_peertopeer_500.jpg" alt="090907_peertopeer_500.jpg" /></p>
<p>Il 43% delle persone è TANTO&#8230;<br />
Se votassero su questo, probabilmente legalizzerebbero il file sharing, fosse anche solo per evitare le migliaia di euro di multa.<br />
D&#8217;altronde, questo è il principio della democrazia: l&#8217;interesse di molti prevale su quello di pochi.</p>
<p>Ma allora perché il file sharing è ancora illegale?<br />
Ovviamente, perché danneggia gli artisti, e quindi indirettamente anche gli interessi di quel 43% di persone.<br />
Ma è davvero così?<br />
Ci sono buone ragioni, per pensare che non lo sia: a ben vedere, raramente gli artisti riescono a <a href="http://www2.piratpartiet.se/referenser/courtney_love_does_the_math">tirare avanti</a> con le <a href="http://www.dnaindia.com/report.asp?newsid=1148586">vendite dei CD</a>  nei negozi.</p>
<p>E poi perché mai tutti questi artisti starebbero cercando altri sistemi?</p>
<ul>
<li><a href="http://www.jamendo.com/">Jamendo</a></li>
<li><a href="http://arts.guardian.co.uk/features/story/0,11710,1599974,00.html">Have the Arctic Monkeys changed the music business?</a></li>
<li><a href="http://eden.yourguide.com.au/printerFriendlyPage.asp?story_id=1055602">Nails frontman urges fans to steal music </a></li>
<li><a href="http://gondwanaland.com/mlog/2008/03/04/nin-ghosts/">MIN US$750k for NIN</a></li>
<li><a href="http://www.time.com/time/arts/article/0,8599,1666973,00.html">Radiohead Says: Pay What You Want</a></li>
</ul>
<p>Le grandi case produttrici lamentano perdite enormi a causa del file sharing.<br />
Ma questo è normalissimo: il libero mercato distrugge le aziende obsolete.<br />
Se la musica può essere distribuita a costo zero ad un audience infinito, gli intermediari semplicemente diventano inutili.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/money1.jpg" alt="money1.jpg" /></p>
<p>E allora perché sono ancora qui?<br />
Di sicuro      <a href="http://www.nypost.com/seven/02272008/business/infringement__99428.htm">non perché</a>     hanno a cuore     <a href="http://www.hollywoodreporter.com/hr/content_display/music/news/e3i29ce7ca58f3334d03346ad2dcaa23e21">gli artisti</a>.</p>
<p>Sono paranoico a pensare che le pressioni dei grandi produttori sui nostri politici stiano andando un po&#8217; troppo oltre?<br />
Davvero, se il 43% delle persone hanno ottime ragioni per volere il file sharing, perché è ancora illegale?</p>
<p>Perché le leggi, invece che diventare più permissive, vengono inasprite?<br />
Perché le leggi, invece che proteggere il semplice cittadino, proteggono gli interessi dei grandi produttori?<br />
Dobbiamo fermare loro prima che loro     <a href="http://arstechnica.com/news.ars/post/20071002-sony-bmgs-chief-anti-piracy-lawyer-copying-music-you-own-is-stealing.html">fermino noi</a>.</p>
<p>La prossima volta che compriamo della musica, chiediamoci dove vanno i nostri soldi.<br />
Chiediamoci se vanno a sostenere la musica e gli artisti che la fanno o se in realtà va ai produttori e a qualche nome famoso.<br />
Chiediamoci se i nostri soldi vengono usati per pagare avvocati e &#8220;oliare&#8221; i nostri rappresentanti contro i nostri interessi.</p>
<p>Chiediamoci se ci sono altri modi per godersi la musica:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.mahalo.com/How_to_Download_Free_Music">Mahalo: How to Download Free Music</a></li>
<li><a href="http://www.redferret.net/pmwiki/pmwiki.php">1 Million Free and Legal Music Tracks</a></li>
<li><a href="http://www.last100.com/2007/08/17/10-sites-for-free-legal-music/">10 sites for free legal music</a></li>
</ul>
<p>Chiediamoci se vale la pena di cambiare.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2007-10-09_2035491.jpg" alt="2007-10-09_2035491.jpg" /></p>
<p><strong>Note:<br />
</strong></p>
<ul>
<li>Questo é l&#8217;adattamento per MenteCritica di un testo che ho preparato in inglese e che voglio far girare a breve.</li>
<li> La libera circolazione della musica tocca tutti da vicino, in modo concreto e tangibile, e quindi mi sembra un buon modo per avvicinare più persone alla questione più ampia della libera circolazione delle informazioni, dell&#8217;indipendenza dai media di massa, della privacy e della trasparenza.</li>
</ul>
<p align="right"><em>Francesco Orsenigo</em></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Siamo Fuori dall&#8217;Europa. Perché Sanremo è Sanremo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 06:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Oltre il Confine]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

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		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[E per fortuna anche questo Festival di Sanremo è andato. Non voglio parlare di questo come fanno tutti. Voglio raccontarvi di un altro festival. Un festival che è tra i programmi più longevi della televisione andando in onda dal 1956 regolarmente ogni anno. Uno degli eventi non sportivi più visto al mondo con un audience [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E per fortuna anche questo Festival di Sanremo è andato. Non voglio parlare di questo come fanno tutti. Voglio raccontarvi di un altro festival. Un festival che è tra i programmi più longevi della televisione andando in onda dal 1956 regolarmente ogni anno. Uno degli eventi non sportivi più visto al mondo con un audience minima di 100 milioni di telespettatori fino ad un massimo di 600 milioni. All&#8217;edizione di quest&#8217;anno parteciperanno 43 cantanti in rappresentanza di altrettanti Stati. Ma l&#8217;Italia non ci sarà.</p>
<p style="text-align: right"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/mik.jpg" alt="mik.jpg" /></p>
<p><span id="more-3189"></span><br />
Ci sarà tutto il resto dell&#8217;Unione Europea, la Russia e altre repubbliche ex sovietiche, tutta la ex Jugoslavia, la Turchia e Israele.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dm-map-eurovision-song-cont.jpg" alt="Image by dM" title="Sei su MenteCritica" /></p>
<p>Qualche anno fa ho trascorso del tempo in Irlanda per lavoro e ho scoperto questo &#8220;Sanremo&#8221; europeo. Terribile, in verità. La musica è pessima, la scenografia trash ma&#8230; c&#8217;era grande attesa e nell&#8217;albergo in cui lavoravo ognuno tifava il suo cantante&#8230; (<a href="http://www.eurovision.tv/tag/expand/San%20Marino?id=199">ogni nazione invia un rappresentante</a>).<br />
Sto parlando dell&#8217;Eurovision Song Contest, una competizione canora che si tiene ogni anno e a cui partecipano i membri attivi dell <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/European_Broadcasting_Union">EBU</a>. Questo EBU è &#8220;un ente radiotelevisivo, fondato il 12 febbraio 1950, da 23 radio-televisioni nazionali di stati dell&#8217;Europa e del bacino del Mar Mediterraneo&#8221;. Questo ente ha prodotto per anni anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_senza_frontiere">Giochi senza Frontiere</a>.</p>
<p>Tutti i miei colleghi, che venivano da ogni angolo dell&#8217;Europa e non solo, non potevano credere che noi italiani non avessimo mai visto l&#8217;Eurovision. L&#8217;altra italiana che era con me, piccata, rispose: &#8220;Da noi c&#8217;è il festival di Sanremo&#8221;.<br />
Beati noi.<br />
&#8230;</p>
<p>Mi è tornato in mente oggi. Mi chiedo perché in Italia non lo conosce nessuno? Perché non partecipiamo? Perché i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jalisse#Un_altro_Eurofestival.3F">Jalisse</a>, vincitori di Sanremo nel 1997, sono costretti a &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jalisse#Un_altro_Eurofestival.3F">rappresentare San Marino</a>? Perché snobbare l&#8217;unico festival vinto da Toto Cutugno?</p>
<p>Direte voi: meglio così. E forse avete ragione.<br />
Però se vi dico: qual&#8217;è l&#8217;inno dell&#8217;Europa unita? Voi cosa fischiettate?<br />
Io questo:</p>
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<p>E non mi importa se è il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marc-Antoine_Charpentier#Te_Deum_H.146_in_re_maggiore_per_soli.2C_coro_ed_orchestra">Te Deum</a> per di più di un compositore francese!  Sono pronto a riconoscere le radici cristiane dell&#8217;Europa se necessario.</p>
<p>Ridatemi l&#8217;eurovisione, ridatemi giochi senza frontiere.<br />
Negli anni &#8216;50, pochissimo tempo dopo una guerra terribile e fratricida, tramite la tv e la musica si pensò di poter unire i popoli. Utopia forse, però un bel pensiero.<br />
Quest&#8217;anno l&#8217; Eurofestival (come lo chiamiamo con sufficienza noi italiani) si terrà a Belgrado. Il regolamento prevede che la nazione che vince ospita la competizione l&#8217;anno seguente. Lo scorso anno ha vinto questa canzone della serba Marija Serifovic - &#8220;Molitva&#8221;:</p>
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<p>Pensare che quest&#8217;anno gli unici stati non rappresentati saranno l&#8217;Italia, la Città del Vaticano, il Kossovo e il Liechtenstein non è terribile?</p>
<p>Per fortuna grazie ad Internet, e non certo grazie a Mamma Rai, possiamo recuperare il tempo perduto godendoci questa carrellata dei vincitori di questi 50 anni di Eurovision.<br />
Una storia europea che abbiamo contribuito a fondare ma di cui non facciamo più parte.<br />
Perché Sanremo è Sanremo!</p>
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<p>ps<br />
Nel 1984 ci abbiamo mandato questi due:</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Perché San Remo è a San Remo! E Tenco è al cimitero</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/perche-san-remo-e-a-san-remo-e-tenco-e-al-cimitero/cronache-italiane/buscialacroce/3138/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 17:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buscialacroce</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Oltre le Righe]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[depressione]]></category>

		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>

		<category><![CDATA[festival-di-sanremo]]></category>

		<category><![CDATA[Luigi-Tenco]]></category>

		<category><![CDATA[Mia-Martini]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt&#8217;altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda &#8220;Io tu e le rose&#8221; in finale e ad una commissione che seleziona &#8220;La rivoluzione&#8221;. Spero che serva a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt&#8217;altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda &#8220;Io tu e le rose&#8221; in finale e ad una commissione che seleziona &#8220;La rivoluzione&#8221;. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi</em>&#8221;<br />
( fonte <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Tenco#La_tragica_morte">Wikipedia</a> )</p>
<p><span id="more-3138"></span><br />
Il 27 gennaio del 1967, in una dependance dell&#8217;Hotel Savoy di San Remo, con queste parole scritte su un foglio veniva trovato il cadavere di Luigi Tenco e mentre riparte il noioso carrozzone sanremese io che sono un gran bastardo vengo con questa mia a dirvi, addirvi tutta una parola, cosa ne penso!</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/tenco02jt2.jpg" alt="tenco02jt2.jpg" /></p>
<p>Prima di tutto vorrei dire che a San Remo di musica non è che ne capiscano più di tanto. Basti pensare che nel 1982 Vasco Rossi con &#8220;Vado al Massimo&#8221; si classificò ultimo preceduto da Zucchero. Poi nel 1983, tanto per cambiare, Vasco arrivò penultimo. Avevano capito tutto eh!! Zucchero e Vasco insieme avranno venduto qualcosa come 15 - 20.000.000 di dischi.<br />
Ora torniamo sul pezzo: Mi direte Luigi Tenco era una persona triste e depressa, si è sparato e fine della partita. Questo probabilmente è vero, ma è anche vero che  i &#8220;signori&#8221; di San Remo gli hanno assestato il colpo di grazia.<br />
La prima versione presentata al festival di San Remo del 1967 di &#8220;<em>Ciao Amore Ciao</em>&#8220;, scartata poi in seguito, aveva un testo ritenuto di protesta contro l&#8217;intervento americano nella guerra del Vietnam e ve ne riporto il testo:&#8221;<em>La solita strada, bianca come il sale il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno se piove o c&#8217;è il sole,<br />
per saper se domani si vive o si muore e un bel giorno dire basta e andare via.<br />
Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.<br />
Andare via lontano a cercare un altro mondo dire addio al cortile, andarsene sognando.<br />
E poi mille strade grigie come il fumo in un mondo di luci sentirsi nessuno.<br />
Saltare cent&#8217;anni in un giorno solo, dai carri dei campi agli aerei nel cielo.<br />
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.<br />
Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.<br />
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto e non avere un soldo nemmeno per tornare.<br />
Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.</em>&#8221;</p>
<p>( <a href="http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?id=88〈=it">fonte</a> )</p>
<p>Ora questo testo non fu accettato, Tenco accettò di cambiarlo per poter partecipare al festival e la canzone divenne così:</p>
<p>&#8220;<em>Li vidi passare vicino al mio campo ero un ragazzino stavo lì a giocare<br />
Erano trecento<br />
ciao amore ciao amore ciao amore ciao Ciao amore ciao amore<br />
ciao amore ciao ciao amore ciao amore ciao amore ciao<br />
Avrei dato la vita per essere con loro dicevano domani domani torneranno<br />
Aspettai domani per giorni e per giorni col sole nei campi e poi con la neve<br />
Chiedevo alla gente quando torneranno la gente piangeva senza dirmi niente<br />
E da solo io cantavo in mezzo ai prati ciao amore ciao amore ciao amore ciao<br />
Ma una sera ad un tratto chiusi gli occhi e capii e quella notte in sogno io li vidi tornare<br />
Ciao amore ciao amore ciao amore ciao ciao amore ciao amore ciao amore ciao<br />
ciao amore ciao amore ciao amore ciao</em>&#8221;</p>
<p>Come saprete tutti la canzone di Tenco sarà eliminata prima delle finali da canzoni &#8220;<em>scomode</em>&#8221; e ricche di contenuto come &#8220;<em>Io Tu e le Rose</em>&#8220;, facendogli capire che qualsiasi cosa avesse fatto per gente come lui non c&#8217;era posto.<br />
Miei cari giudici musicali e discografici, Luigi Tenco e anche Mia Martini, la cantante italiana con la voce più bella e potente accusata per assurdo di portare sfiga, li avrete per sempre sulla coscienza.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/5122005214859.jpg" alt="5122005214859.jpg" /></p>
<p>P.S. Ora quando sento le canzoni della Martini nelle pubblicità, dal più profondo del mio cuore mi esce un enorme fanculo.<br />
Quando ce vo ce vo, dopo che uno è morto vi ricordate di lui? Quando era vivo dove eravate a coglier funghi forse?</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La Globalizzazione Secondo DFC</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/la-globalizzazione-secondo-dfc/chiamiamola-economia/redazione/1172/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 12:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Accademia DFC]]></category>

		<category><![CDATA[Chiamiamola Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Meccanica delle Cose]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi tutti ne parlano, ma sappiamo veramente cos&#8217;è? La definizione di Wikipedia vi annoia? Proviamo con qualcosa di alternativo. Una magica lezione dell&#8217;accademia DFC.
L’altra sera, giusto per cambiare, non avevo un beneamato cacchio da fare. Avrei potuto attingere alla mia fornita libreria, giocare a scacchi da solo, studiare, risolvere un po’ di equazioni diofantine, iniziare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi tutti ne parlano, ma sappiamo veramente cos&#8217;è? La <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Globalizzazione">definizione di Wikipedia</a></strong> vi annoia? Proviamo con qualcosa di alternativo. Una magica lezione dell&#8217;accademia DFC.</p>
<p><span id="more-1172"></span>L’altra sera, giusto per cambiare, non avevo un beneamato cacchio da fare. Avrei potuto attingere alla mia fornita libreria, giocare a scacchi da solo, studiare, risolvere un po’ di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diofanto_di_Alessandria#Equazioni_diofantee"><strong>equazioni diofantine</strong></a>, iniziare un quadro o, al limite, uscire a sbirciare con sguardo lubrico la ciccia che, copiosa, si aggira per strada. Invece, come al solito, ho voluto fare la scelta alternativa, <strong>ho guardato la televisione</strong>. Su quello schifo di satellite che l’avevo fatto per i film, ma adesso ci pensa il <strong><a href="http://dellefragilicose.blogsome.com/go.php?http://www.emule.it/guida_emule/default.asp" target="_blank">ciucciariello</a></strong> e quasi quasi me lo levo, c’era <a href="http://abc.go.com/primetime/xtremehome/index.html"><strong>uno di quei programmi</strong></a> dove, con una scusa, mandano la gente in gita in posti tipo Giovi Piegolelle, nel frattempo <strong>arriva una ruspa</strong> e gli abbatte la casa. A pelle non mi sembra una cosa fatta bene. Vabbé che nella maggior parte dei casi più che delle abitazioni sembrano tane, vabbé che i mobili sembrano l’esposizione di un robivecchi, pero’ uno magari ha un pupazzo ricordo del primo amore, la poltrona della buonanima di papà, la Madonnina comprata a Pompei. Niente, questi arrivano e scassano tutto. Se capitasse a me mi farei un’overdose di antidepressivi, come Superpippo con le noccioline e li ridurrei come la carne macinata. In ogni caso, dopo lo sfascio, in genere la casa la ricostruiscono, con delle stanze assurde, con le cascate che scendono dai muri, le luci da bordello e i colori che ti fanno rimpiangere di non essere daltonico. Roba che l’architetto deve essere stato Platinette o qualche amico suo. In questo programma mettono anche le stoviglie nuove e i soprammobili. Ed è qui che casca l’asino. <img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/150px-emule.jpg" alt="150px-emule.jpg" title="150px-emule.jpg" align="right" />Attenzione, il ciucciariello di cui in figura non centra niente. Lui <strong><u>non casca mai</u></strong>, altro che <a href="http://dellefragilicose.blogsome.com/go.php?http://punto-informatico.it/p.aspx?i=55089" target="_blank">certi compagnucci suoi fighetti</a> che hanno fatto la fine delle botte a muro. Ecco, ho perso il filo, ah sì, i soprammobili e le stoviglie. Questa casa che stavano rifacendo si trova dall’altra parte del mondo, a Los Angeles, proprio vicino alla case degli attoroni americani, eppure i soprammobili e le stoviglie sono gli stessi di casa mia che, invece, si trova a Bucodelculopoli.<br />
Stoviglie e soprammobili a casa mia, sono il lascito di una delle principesse che ha cercato di riportarmi alla normalità e che, dopo un po’ di tempo, si è resa conto che non era possibile (leggi: <em>non ne valeva la pena</em>). Non sono state acquistate a Los Angeles, ma nel corso di una pallosissima spedizione in un grande magazzino dalla forma di grosso scatolone blu, che si trova vicino Bucodelculopoli e che lei, nel suo inglese perfetto da nordeuropea, chiamava <strong><em>AIKIA</em></strong>.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/ikea.jpg" alt="ikea.jpg" /></p>
<p>Quindi la classe media di tutto il mondo, sia essa di Taiwan, di Los Angeles, di Mosca, di Città del Capo o di Bucodelculopoli, ha gli stessi piatti grigi o blu, la stessa spazzola per lavastoviglie, gli stessi vasi trasparenti con la sabbia e le pietre colorate dentro, gli stessi quadri alle pareti con le spiagge, i fiori, i tramonti.<br />
<img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/pravda.jpg" alt="pravda.jpg" title="pravda.jpg" align="left" hspace="6" /> Karl Marx,la buonanima di Lenin e Mao Zedong saranno soddisfatti. Finalmente il loro sogno di una società dove gli uomini siano completamente parificati e’ stato realizzato. Tutti con gli stessi vasi, tutti con le stesse magliette col coccodrillo, tutti con gli stessi occhiali da sole, tutti con le stesse scarpe della Vittoria (<em><strong>questa la capiscono solo i più bravi di voi e <u>vi sfido a spiegarla nei commenti</u></strong></em>) e tutti a farsi fregare riccamente da chi fa produrre questa immondizia nello Zambesi, sfruttando chi la fa, e poi ce la porta fino in casa spacciandola per prodotto d&#8217;elite. Nella figura Lenin che legge soddisfatto l’ultimo catalogo <strong>AIKIA</strong>.</p>
<p>Se poi la spiegazione non vi è bastata, vi invito a pensare ad un ebreo italiano che si scuote al ritmo di questo bel video dove un <a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Azad"><strong>cantante iraniano</strong></a> canta in tedesco e russo gran <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_rap"><strong>pezzo rap</strong></a> di un <a href="http://www.seryoga.ru/index.php?id=4&amp;L=1"><strong>gruppo ucraino</strong></a>.</p>
<p align="center"><a href="http://www.mentecritica.net/la-globalizzazione-secondo-dfc/chiamiamola-economia/redazione/1172/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Comunque veramente un bel pezzo. Sentite quest&#8217;altro:</p>
<p align="center"><a href="http://www.mentecritica.net/la-globalizzazione-secondo-dfc/chiamiamola-economia/redazione/1172/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><em>Eta moi gangsta rap, eta moi gangsta rap &#8230; </em></p>
<p>Il russo è splendido per il rap. Non i tutti i maiali vengono per cuocere (bevuto troppo).</p>
<p>A chi interessa il gruppo si chiama Серёга (una delle traslitterazioni è Seryoga). No, non mi hanno pagato e non sono amici miei.</p>
<p>Nel frattempo un saluto a chi arriverà su MC con la chiave Seryoga.</p>
<p><em>Привет всем русскоязычным навигаторам попавшим на наш сайт ища Серёгу! Ваши комментарии приветствуются!</em></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>De André, l&#8217;Anima Salva</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/de-andre-lanima-salva/suoni-musica/daniela-tuscano/2668/</link>
		<comments>http://www.mentecritica.net/de-andre-lanima-salva/suoni-musica/daniela-tuscano/2668/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 18:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Tuscano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[anniversari]]></category>

		<category><![CDATA[fabrizio-de-andré]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Fabrizio De André ci ha lasciati con una sensazione di levità, di dolcezza, di gentilezza. Di famiglia. Perché Fabrizio era la famiglia.
La sua certamente, innanzi tutto. Così presente, e nello stesso tempo così discreta. Così, direi, patriarcale. Con Fabrizio De André non occorrevano molte parole, bastava uno sguardo, un sorriso, un cenno.

 Il resto era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fabrizio De André <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9" target="_blank">ci ha lasciati</a> con una sensazione di levità, di dolcezza, di gentilezza. Di famiglia. Perché Fabrizio era la famiglia.<br />
La sua certamente, innanzi tutto. Così presente, e nello stesso tempo così discreta. Così, direi, patriarcale. Con Fabrizio De André non occorrevano molte parole, bastava uno sguardo, un sorriso, un cenno.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/anime_salve.jpg" alt="anime_salve.jpg" /></p>
<p><span id="more-2668"></span> Il resto era tutto lì, nella secolare saggezza genovese, nei labirinti di una città arcana, obliqua, imprendibile, nel sontuoso (e talora scostante) scarlatto dei palazzi patrizi come nei recessi dei carruggi. Era lì che il giovane Fabrizio fuggiva, o forse si rifugiava, per cogliere il senso vero della vita. E lo trovava fra le pieghe graziose di una ragazzina di strada, nell&#8217;allegria insensata di una pazza, nel sorriso storto di un mendicante. Gente nuda. E la gente nuda, si sa, non ha confini né nazione, è apolide per sua natura. Perché è universale, umanità nella sua scaturigine, primavera di creazione. Dappertutto sempre uguale, dappertutto diversa, respinta come diversa. Quanto doveva sembrare limitante, a De André, la gente &#8220;perbene&#8221;. Poco interessante. Inutile. Di loro non c&#8217;era nulla da dire perché nulla manifestavano. Erano, al più, voci, o meglio, dicerie. Suoni senza eco inghiottiti dal vento salmastro. A De André, invece, interessavano i corpi, e il suo compito era quello di tradurre in musica - la più ineffabile delle arti - il linguaggio inarticolato ma vivo di quella gente nuda.</p>
<p>Non per nulla uno dei suoi capolavori (e il disco da me preferito) era &#8220;La buona novella&#8221;. Il paesaggio immoto e senza tempo della Palestina non poteva costituire sfondo migliore per dipingere la sua umanità nuda, scarnificata come il Forese dantesco.</p>
<p>&#8220;<em>Non voglio pensarti figlio di Dio, ma figlio degli uomini, fratello anche mio</em>&#8220;, è il verso che conclude il suo lavoro. Un incontro che, in apparenza, non avviene. De André, alla fine del viaggio, non incontra Cristo. Ma gli basta Gesù: &#8220;<em>Non voglio pensarti figlio di Dio</em>&#8220;, perché non sei, non ti voglio lontano da questa umanità nuda. Non sei che l&#8217;umanità vera, perfetta perché dolente, ingenua, maltrattata, umiliata, sciocca. Sciocca e ingenua come solo i profeti, e i bambini, sanno essere.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/deadre.jpg" alt="deadre.jpg" /></p>
<p>Cosa importa se l&#8217;uomo Gesù ha sbagliato? Ciò che conta è che ci sia stato, qui, su questa terra. E che questa terra lo abbia partorito, questo è già, comunque, motivo di speranza, ed è uno sguardo sull&#8217;infinito, consapevole o meno che sia.</p>
<p>Tanto più inconsapevole quanto più vero. L&#8217;unica certezza, per De André, era la vita stessa, il respiro, il soffio. In questa sua attenzione, in questo profondo rispetto per l&#8217;individuo terreno si trovano i germi della spiritualità. Attraverso i &#8220;suoi&#8221; poveri, il borghese De André ha compiuto un cammino a ritroso alle origini di sé. Si è denudato con loro. Sapeva ascoltare, De André. Ecco perché i suoi dischi uscivano con parsimonia, quella parsimonia ligure che sembra scontrosità ed è invece solo meditazione. Fabrizio era così profondamente genovese, ma anche tanto saggiamente zen. Così sensualmente persiano. Così stupito e fiducioso come un bimbo.</p>
<p>Ci ha lasciati con un disco, Anime salve. Ancora una volta gli amatissimi &#8220;poveri&#8221;, tra cui spicca la transessuale Princesa. Ancora una volta, dantesco. Il cammino di De André si è concluso perché, come Dante, ha avuto il privilegio di percorrere da vivo non l&#8217;Inferno, che per Fabrizio non esiste, ma quel Purgatorio che, nella sua intimità, è il regno della speranza, di quelle anime elette (&#8221;O ben finiti, spiriti già eletti&#8221;, Purg. III) in attesa del definitivo ritorno a casa.</p>
<p>Ecco perché De André era famiglia. Perché è stato veramente il padre (soprattutto), il fratello, l&#8217;amico, l&#8217;amante di tutti e di ognuno. E a tutti e a ognuno si è donato con la sua nudità di uomo e di poeta.</p>
<p>Fabrizio De André era il cantore del già e non ancora, l&#8217;unico modo di assaporare l&#8217;eternità concesso a noi mortali. L&#8217;amore, invece, è inesprimibile. Fabrizio non aveva più bisogno di sperare. La speranza termina quando sopraggiunge l&#8217;amore. E l&#8217;amore non ha più bisogno di parole né di musica, perché basta a sé stesso.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Signore Dimenticato</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 18:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Leggere]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<category><![CDATA[filosofia]]></category>

		<category><![CDATA[fisica]]></category>

		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Valeriy ha dodici dita per ogni mano. Eppure a guardarlo nessuno noterebbe nulla di strano. Anche osservando con pazienza ed attenzione le sue  mani consumate dal tempo e dall&#8217;incuria, non si potrebbero contare più di cinque dita secche e curve come vecchi artigli.
 
Eppure le altre quattordici dita esistono eccome. Lo sanno benissimo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valeriy ha dodici dita per ogni mano. Eppure a guardarlo nessuno noterebbe nulla di strano. Anche osservando con pazienza ed attenzione le sue  mani consumate dal tempo e dall&#8217;incuria, non si potrebbero contare più di cinque dita secche e curve come vecchi artigli.</p>
<p align="center"><span id="more-1106"></span> <a href="http://www.mentecritica.net/il-signore-dimenticato/suoni-musica/comandante-nebbia/1106/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Eppure le altre quattordici dita esistono eccome. Lo sanno benissimo un cane ed un bambino che, una volta,  hanno avuto la fortuna di ascoltarlo a bocca aperta mentre suonava una stupefacente esecuzione delle variazioni Goldberg alla tastiera di un pianoforte semidistrutto abbandonato nelle oscure cavità di magazzino di periferia.</p>
<p>Valeriy è un Signore Dimenticato e le sue quattordici dita in più sono leggerissime increspature sulla curvatura dello spazio. E&#8217; per questo che nessuno le vede. E&#8217; per questo che suona benissimo Bach anche su un pianoforte scordato.</p>
<p>Ora è fermo sul ciglio di un incrocio affollato della sua antica città. Le cupole dorate dei campanili delle chiese che circondano la piazza sono offuscate da una foschia sottile. Nel cielo volteggiano i gabbiani. Delusi dal poco cibo trovato sulle rive ghiacciate della Moscova, attendono che i camion della spazzatura si allontanino per ripulire fino in fondo i bidoni semi vuoti.</p>
<p>Automobili e persone si contendo convulsamente lo spazio. Il rumore è continuo ed ininterrotto. Non c&#8217;è un solo istante di silenzio. Nemmeno il tempo necessario ad uno schiocco di dita.  Tutti sanno esattamente dove andare. Gli occhi sono rivolti in basso o perduti in una direzione sconosciuta. Valeriy osserva la scena lentamente. Gli occhi socchiusi e la fronte corrugata fanno il suo viso estraneo e vecchio.</p>
<p>Una giovane donna trova il tempo di distogliere la sua attenzione dalla telefonata che sta facendo e punta i suoi occhi azzurri sul corpo esile e sui vestiti stracciati del barbone. Il suo viso ha un&#8217;espressione di disprezzo che si trasforma in paura quando vede Valeriy aprire improvvisamente le braccia e tendere le dita come se fossero artigli conficcati nel tessuto stesso del tempo.</p>
<p>Ed è allora che la leggera stoffa che scorre trascinando le nostre vite, si increspa ed, infine, si arresta. La donna, la gente, le macchine e persino un uccello nel pieno di un ampio volteggio si immobilizzano come figurine immerse in un cubo di cristallo.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/gabbiano.jpg" alt="gabbiano.jpg" /></p>
<p>Il silenzio è assoluto. Valeriy sente sotto le sue dita la pressione crescente della stoffa che cerca di riprendere il suo corso, ma la trattiene ancora per godersi quel lungo non-attimo di pace assoluta in quel non-tempo dove solo lui e pochi altri possono entrare.</p>
<p>Ora può guardare le persone e le cose che lo circondano con la massima attenzione. Nel non-spazio del non-tempo, ciascuno espone la propria vita come se fosse una sottile linea scintillante che circonda il corpo. Nei punti che la compongono si può leggere ciò che è stato ed intuire ciò che sarà.<br />
Anche gli occhi hanno una luce diversa. Liberati dalla pesante cortina del presente e scevri delle preoccupazioni del futuro, gli occhi degli adulti diventano di nuovo quelli enormi dei bambini dove ricompare la gioa, la fiducia e la speranza.</p>
<p>Ora la pressione è diventata fortissima, il tessuto vuole riprendere a scorrere e le dita non riescono più a trattenerlo. Valeriy, anche se è un Signore Dimenticato, sa che il suo potere non è totale. Per un ultimo non-secondo si gode il silenzio assoluto ed il gelo profondo che pervade la scena e poi lascia andare. Le sue ventiquattro dita liberano il tessuto che, dopo una brevissima esitazione, riprende a scorrere.</p>
<p>La donna vede il vecchio straccione richiudere le braccia e capisce che ha solo cercato di impressionarla. Allora distoglie lo sguardo e fa un giro largo per evitare di passargli vicino. Si accorge, con fastidio, che nonostante non sia così freddo, ha le ciglia e il naso ghiacciato. Valeriy si avvia verso la stazione della metropolitana. <a href="http://www.mentecritica.net/uninvited/leggere/comandante-nebbia/2187/"><strong>Lui</strong></a> ha uno splendido pianoforte e più volte gli ha detto che adora ascoltarlo mentre suona Bach.</p>
<p>Noi rimaniamo sulla strada di questa città straniera e remotissima. Ci chiediamo se quello a cui abbiamo assistito sia l&#8217;ennesima allucinazione di qualcuno che ha troppo bevuto nella sua vita o uno prodigio straordinario di cui eravamo completamente all&#8217;oscuro e che ci apre un nuovo universo di cui non immaginavamo l&#8217;esistenza.</p>
<p>E&#8217; proprio questa la linea impercettibile che separa la disperata e rassegnata consapevolezza dal fascino magico di una realtà che nessuno può giurare di aver compreso appieno. Conviene camminare lungo questa linea e non passarla mai. A meno che non si decida di eliminare ogni incertezza e di entrare nella camera larga.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Pierangelo Bertoli: il Poeta</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 10:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spes74</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>

		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[ecologia]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[Pierangelo-Bertoli]]></category>

		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché l&#8217;ho definito il Poeta? Perché secondo me non c&#8217;è definizione più calzante. Quella è stata la sua &#8220;vera essenza&#8221; e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte. Pierangelo Bertoli nacque a Sassuolo nel 1942, terra notoriamente &#8220;fertile&#8221; in quanto a cantautori di un certo livello. Da bambino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/bertoli2.jpg" title="bertoli2.jpg" alt="bertoli2.jpg" align="left" hspace="6" />Perché l&#8217;ho definito il Poeta? Perché secondo me non c&#8217;è definizione più calzante. Quella è stata la sua &#8220;vera essenza&#8221; e continua ad esserlo anche a distanza di anni, esattamente cinque oggi, dalla sua morte. <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierangelo_Bertoli">Pierangelo Bertoli</a></strong> nacque a Sassuolo nel 1942, terra notoriamente &#8220;fertile&#8221; in quanto a cantautori di un certo livello. Da bambino fu colpito dalla poliomenite che gli compromise per sempre l&#8217;uso delle gambe, costringendolo a vivere e a muoversi su una sedia a rotelle; tutto questo, però, non gli ha impedito di dedicarsi con tanta passione alla musica: ci ha regalato dei veri e propri capolavori.<span id="more-1656"></span><br />
Personalmente ne ho sentito parlare la prima volta poco più di venti anni fa, quando frequentavo ancora le scuole medie, grazie ad un professore di lettere molto anticonformista. Ne sono rimasta ammaliata. Stavamo preparando il presepe per uno di quei concorsi che si fanno tra scuole della stessa provincia e il caro professore ebbe una bellissima idea: il <strong>presepe ecologico</strong>. In pratica utilizzammo tutto materiale riciclato per rappresentare le frasi più significative del capolavoro assoluto, a mio avviso, di Pierangelo Bertoli: <strong><a href="http://angolotesti.leonardo.it/P/testi_canzoni_pierangelo_bertoli_3505/testo_canzone_eppure_soffia_314634.html">&#8220;Eppure Soffia&#8221;</a></strong>. Vincemmo &#8220;soltanto&#8221; il secondo premio, battuti dal più classico presepe con pastori, pecorelle e fiume con l&#8217;acqua vera che scorre! Poco male, almeno per me: iniziai ad <strong><a href="http://www.mentecritica.net/eppure-il-vento-soffia-ancora/il-pianeta-che-ride/spes74/573/">acquisire il senso civico</a></strong> che tutti i professori dovrebbero insegnare ai propri alunni, oltre naturalmente ad aver imparato ad apprezzare un Grande della nostra musica.</p>
<p>&#8220;Eppure Soffia&#8221; mi commuove e mi colpisce ancora, a distanza di anni, per la sua forza e la sua attualità, nonostante si tratti di un brano del 1976. Frasi come &#8220;<em>E l&#8217;acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi, la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi, uccelli che volano a stento malati di morte, il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte</em>&#8220;, oppure &#8220;<em>un&#8217;isola intera ha trovato nel mare una tomba, il falso progresso ha voluto provare una bomba, poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita, invece le porta la morte perché è radioattiva</em>&#8221; e ancora <em>&#8220;Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha dato il suo putrido segno all&#8217;istinto bestiale, ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario, e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario&#8221;</em> le trovo terribilmente profetiche e di una sensibilità enorme. Perché stiamo parlando di una persona molto sensibile, sul piano civile e verso i più deboli.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/wheelchair.gif" alt="wheelchair.gif" /></p>
<p>Un altro brano profondamente significativo è sicuramente <strong><a href="http://angolotesti.leonardo.it/P/testi_canzoni_pierangelo_bertoli_3505/testo_canzone_a_muso_duro_314619.html">&#8220;A Muso Duro&#8221;</a></strong>, una riflessione in chiave autobiografica sul ruolo civile del cantautore.<br />
Ho cercato un po&#8217; in rete qualche bella biografia del Poeta ma, quasi a voler rispettare l&#8217;aspetto schivo e mai sotto i riflettori che ha caratterizzato la sua vita, non ho trovato milioni di pagine (come succede generalmente per starlette varie). A parte il tributo del suo <strong><a href="http://www.bertolifansclub.org/">fanclub ufficiale</a></strong>, mi hanno colpita alcune frasi della sua biografia pubblicate su <strong><a href="http://biografie.leonardo.it/biografia.htm?BioID=331&amp;biografia=Pierangelo+Bertoli">Leonardo</a></strong>. Le riporto perchè le trovo significative.</p>
<p><em>Il 1991 si apre per Bertoli con una decisione coraggiosa: quella di prendere parte al Festival di Sanremo (vi è poi tornato anche nel 1992), una manifestazione per molti versi lontanissima dalla linea ideologica ed artistica che ha sempre guidato l&#8217;attività del cantautore, <strong>contrario alla progressiva esaltazione degli aspetti edonistici che la musica commerciale andava sempre più assumendo</strong>. In quell&#8217;occasione, invece, l&#8217;obiettivo di Bertoli era ben preciso: far conoscere dal palcoscenico più popolare della canzone italiana un brano inusuale e suggestivo, &#8220;Disamparados (Spunta la luna dal monte)&#8221;, presentandolo insieme al gruppo sardo dei Tazenda, in un&#8217;ottica di recupero delle tradizioni folcloristiche ed etniche in un momento in cui questo tipo di discorso artistico non era ancora diventato banalmente di moda. [...] <strong>era spesso impegnato in iniziative di solidarietà e beneficenza</strong>. [...] Aveva fama di essere un uomo duro e scontroso, invece era solo un cantante sensibile che <strong>concedeva poco al vittimismo e molto al rigore delle scelte esistenziali</strong>. Combattivo e battagliero, <strong>incapace di qualunque ipocrisia</strong> [...]<br />
</em></p>
<p>Parole molto belle, usate per ricordare un Poeta scomparso. Ma forse non c&#8217;è bisogno: la Poesia, quella vera, non muore mai.</p>
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		<title>Ricordi Musicali: Cliff Burton</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 12:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Oltre le Righe]]></category>

		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[Clifford-Burton]]></category>

		<category><![CDATA[Heavy-Metal]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo articolo sarebbe più corretto retrodatarlo di un annetto in quanto il ventennale di questo triste anniversario cadeva proprio il 27 settembre dello scorso anno. Ma noi a quel tempo non c’eravamo ancora quindi adeguiamoci alle circostanze.
Per chi non segue l’Heavy Metal considerandolo superficialmente semplice rumore leggendo quest’articolo gli rimarrà soltanto la triste vicenda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/disco1.jpg" title="disco1.jpg" alt="disco1.jpg" align="left" />Questo articolo sarebbe più corretto retrodatarlo di un annetto in quanto il ventennale di questo triste anniversario cadeva proprio il 27 settembre dello scorso anno. Ma noi a quel tempo non c’eravamo ancora quindi adeguiamoci alle circostanze.</p>
<p><span id="more-1498"></span>Per chi non segue l’Heavy Metal considerandolo superficialmente semplice rumore leggendo quest’articolo gli rimarrà soltanto la triste vicenda di un uomo, ma per chi come me lo vive soprattutto dal lato musicale ed emozionale rimane anche il ricordo di un musicista che con le sue note trasmetteva il senso stesso della sua esistenza: la passione per la musica.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cliff_Burton" title="Cliff Burton">Clifford Lee Burton</a> è stato semplicemente il bassista dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Metallica">Metallica</a>, ma ad un’analisi più stretta è stato il simbolo di un certo modo di fare musica che con il tempo lo stesso gruppo ha dimenticato.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/burton13.jpg" alt="burton13.jpg" /></p>
<p>Con loro ha inciso 3 album, i primi 3 album della loro carriera contribuendo in maniera fondamentale (soprattutto in fase live) a definirne le sonorità portanti e a creare un nuovo genere di musica estrema (il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thrash_metal">Thrash Metal</a>)  insieme ad altri gruppi della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/San_Francisco_Bay_Area">Bay Area di San Francisco</a>.</p>
<p>Siamo agli inizi degli anni &#8216;80 e al tempo i Metallica erano poco più che ragazzini (le loro età si aggiravano intorno ai vent’anni) e si prestavano a dare sfogo, tramite un progressivo appesantimento delle matrici del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NWOBHM">Heavy Metal britannico</a>, alle ansie giovanili tipiche delle zone “depresse” dell’underground americano come appunto, la periferia di San Francisco.</p>
<p>Il genere fu molto seguito e portò immediatamente il gruppo ad un successo di vendite seguito inevitabilmente dall’ingresso nel marchingegno dello show business. Nel giro di 3 anni il gruppo si ritrova al top con un trittico di album da annali della storia del Rock.</p>
<p>21 anni fa il tour bus dei Metallica esce di strada durante una tournee in Svezia e Cliff muore sul colpo cosa che come molte rock star lo proietta nel mito.</p>
<p>Non si sa molto del suo carattere tranne, forse, quello che lui trasmetteva <a href="http://it.youtube.com/results?search_type=search_videos&amp;search_query=cliff+burton&amp;search_sort=relevance&amp;search_category=0&amp;page=">nei suoi assoli in fase live</a>.</p>
<p>Il suo modo unico di suonare il basso emana tutt&#8217;ora una passione che non si può non cogliere e un’interiorità che si propagava, talvolta <a href="http://it.youtube.com/watch?v=aOzYh1VdLcI">anche malinconicamente</a> , attraverso la violenza delle sue 4 corde.</p>
<p>Dopo la sua morte i Metallica hanno pubblicato un ultimo grande album (naturalmente con un nuovo bassista) dedicandolo all’amico scomparso, dopodiché, a mio avviso, hanno fatto solo canzonette. Stritolati dallo show business (ricorderete forse la <a href="http://chartitalia.blogspot.com/2006/01/il-club-degli-avidi-metallica.html">vicenda Napster</a>) hanno abbandonato progressivamente il contatto con il pubblico trasformandosi in burattini delle case discografiche, quelle che scelgono cosa tu debba ascoltare e fino a quando, snaturando il senso stesso di quel tipo di musica che con Cliff avevano aiutato a nascere.</p>
<p>Cliff non è stato quindi solo il primo bassista dei Metallica, ma è il simbolo di un genere e di un nuovo modo di concepire e fare musica, mettendoci anima e sudore, nonché di una band che probabilmente è morta con lui.</p>
<p align="center"><a href="http://www.mentecritica.net/ricordi-musicali-cliff-burton/oltre-le-righe/emanuele/1498/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lou Reed (Parco della Pellerina - Torino, 11 luglio 2007)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 10:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Joe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Suoni &amp; Musica]]></category>

		<category><![CDATA[lou-reed]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Lou Reed (classe 1942) sale sul palco con la sua chitarra cromata appesa al collo e guarda il pubblico. Il suo faccione alla Ranxerox per un attimo ha un&#8217;aria un po&#8217; stupita e un po&#8217; intontita, come se non si aspettasse di vedere nessuno lì fuori.
Il suo Berlin Tour (in cui per la prima volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mentecritica.net/lou-reed/suoni-musica/serpiko/1107/"><strong>Lou Reed</strong></a> (classe 1942) sale sul palco con la sua chitarra cromata appesa al collo e guarda il pubblico. Il suo faccione alla Ranxerox per un attimo ha un&#8217;aria un po&#8217; stupita e un po&#8217; intontita, come se non si aspettasse di vedere nessuno lì fuori.</p>
<p><span id="more-1244"></span>Il suo Berlin Tour (in cui per la prima volta viene riproposto integralmente il disco “Berlin”, del 1973) è arrivato nei teatri europei e si trova a passare anche per il Parco della Pellerina a Torino, al TRAFFIC TORINO FREE FESTIVAL.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/lou_reed_narrowweb__300x3160.jpg" alt="lou_reed_narrowweb__300×3160.jpg" /></p>
<p>Incamminandoci verso il palco subito la prima sorpresa: un foglio di carta appeso a un tendone ci indica la direzione dell&#8217;ingresso su invito&#8230; ma non era un concerto gratis? La seconda sorpresa arriva subito dopo: la quasi totalità dell&#8217;area antistante il palco è recintata da transenne e cosparsa di sedie di plastica rossa. Qualche centinaio di persone si accalcano in un angolo in corrispondenza di una banda di omoni con l&#8217;auricolare che esce dalla T-shirt. Piano piano fanno entrare la gente nel recinto attraverso una breccia&#8230; Forse riusciamo ad entrare? Beh, per una volta la fortuna ci assiste, siamo tra gli ultimi a poter entrare, dietro di noi ancora decine di persone. Ma anche dentro il recinto è dura trovare una sedia&#8230; le guardie di cui sopra si premurano di ricordarci che o troviamo posto a sedere o saremo accompagnati fuori prima dell&#8217;inizio dello spettacolo&#8230; con un po&#8217; di culo riusciamo a trovare una sedia qui e una sedia là.</p>
<p>Il clima però è teso: la ragazza che arriva sul palco presentando la serata e annunciando l&#8217;arrivo sul palco di Lou Reed viene fischiata e insultata solo perché ci sono problemi audio e la voce va e viene. In compenso lei si difende facendo il dito al pubblico, che viene inquadrato e ingrandito sul megascreen. Fa appena in tempo ad andarsene che una 50ina di ragazzi che stavano seduti da bravi bambini sulle sedie si alzano e si lanciano sotto il palco. Basta questo per scatenare la folla che comincia a scavalcare le transenne (per la verità alte poco più di un metro) e invadere tutte le zone tra i blocchi di sedie. In compenso i 5 poliziotti presenti in platea si affrettano ad allontanarsi in direzione opposta alla provenienza degli invasori.</p>
<p>Non resta che lanciarsi nella mischia sotto il palco! La telecamera del megascreen inquadra una ragazza che brandisce con orgoglio un cartello con scritto &#8220;Riservato Regione Piemonte&#8221; e il pubblico esplode in una ovazione.</p>
<p align="center">ANARCHIAAAAAAAAAA!</p>
<p>Dopo circa una mezzora di <em>empasse</em>, con un costante afflusso di gente che scavalcava transenne e nastri rossi, si riaffaccia la ragazza:&#8221;Non aspettavamo così tanta gente, ci spiace per chi aveva il posto a sedere, ma questo è un FREE MUSIC FESTIVAL!&#8221;. Altra ovazione dal pubblico, che nel frattempo ha riempito il più piccolo pertugio tra le sedie ed è accalcato in un’ampia distesa che arriva fin sotto al palco.</p>
<p>L&#8217;incidente diplomatico è ufficialmente risolto!!!</p>
<p>Il Vecchio Ranxerox arriva sul palco e fissa il pubblico, probabilmente più fitto di quello che ha affollato le platee del Berlin Tour fino ad oggi; il manico della sua chitarra cromata è saldamente stretto nel pugno della mano sinistra e, mentre fissa il pubblico, con il pugno della mano destra schiaccia una zanzara che si è appoggiata sul suo avambraccio sinistro. La mente mi va inevitabilmente alla copertina di “The Man From Utopia”, dove un Ranxerox - Zappa stritola la chitarra brandendo uno schiacciamosche durante il concerto (infestato dalle zanzare) a Milano al Parco Redecesio del 1982.</p>
<p>E poco ci manca che anche la chitarra del Vecchio Ranxerox - Reed vada in frantumi tra le sua mani. Lou suona la chitarra come un cavallo, se avesse tra le mani soltanto un manico di scopa l&#8217;effetto finale sarebbe molto simile. Ma il pubblico lo osanna ugualmente per i suoi &#8220;assoli&#8221; perché sul palco c&#8217;è il Rock in persona, la Leggenda imbeve gli alberi della Pellerina e ricade per terra goccia a goccia dalle loro foglie, facendo tremare il suolo.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/lou-reed-website.jpg" alt="lou-reed-website.jpg" /></p>
<p>In uno dei suoi tentativi goffi di dirigere la band il Vecchio cerca di interrompere l&#8217;assolo del chitarrista facendogli segno di smettere, ma siccome questi continua imperterrito Lou sbrana un accordaccio stonato a metà manico, un rigurgito distorto della durata di un minuto che raggiunge lo scopo di far smettere l&#8217;assolo del chitarrista e, dato che ci siamo, gli procura anche un&#8217;ovazione del pubblico. WOO WOO WOO Baby WOO WOO.</p>
<p>La band è eterogenea, inedita ed efficacissima: batteria, basso, chitarra, contrabbasso, tastiere, una corista, più un coro di 12 bambini e adolescenti, 4 ottoni e 3 archi.</p>
<p>Alle loro spalle un vero divano appeso sottosopra e un telo colorato su cui vengono proiettate immagini a commento dei brani.</p>
<p>I musicisti sono affiatatissimi e si continuano a scambiare sguardi di intesa. I brani sono arrangiati in maniera eccellente, molti sono di gran lunga superiori qui che nella versione originale del disco del 1973. Forse solo “Sad Song”, l’ultima traccia di “Berlin”, diventa talmente lungo e ripetitivo da risultare un pochino noioso&#8230;</p>
<p>Ma l&#8217;atmosfera che si respira è da pelle d&#8217;oca e tutto il concerto è da brividi lungo la schiena.</p>
<p>Terminato anche l&#8217;ultimo brano il vecchio Lou guarda verso il pubblico e per la prima volta gli si rivolge direttamente, dicendo:&#8221;Ah, eccovi lì!&#8221; La bolla di sapone è scoppiata e lo spettacolo è finito. Lou presenta i musicisti, alcuni dei quali gli si avvicinano e lo abbracciano, come se fosse l&#8217;addio alla fine di un lungo viaggio. Sipario.</p>
<p>Ma mentre sul sipario bianco viene proiettata una spiaggia al tramonto, con le onde del mare che si infrangono sulla battigia, i tecnici riportano fuori le chitarre&#8230; “Berlin” è finito, ma la serata continua, il sacro è terminato ed è il momento del profano: Lou intona alcuni dei suoi più grandi successi, da “Sweet Jane” a “Walk on the Wild Side” passando per “Satellite of Love”.</p>]]></content:encoded>
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