Difficilmente ascolto o guardo programmi su Internet o sull’informatica. Giudico il web uno strumento per veicolare e raccogliere le informazioni e lo uso con la stessa spensierata inconsapevolezza con il quale uso l’automobile. Non leggo riviste di motori perché mi annoiano e i weblog che parlano solo di weblog o di web in generale mi annoiano ancora di più.
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Esattamente 10 anni fa, il 15 Settembre 1997, due studenti di Stanford : Larry Page e Sergey Brin, registravano il dominio “google.com”, che poco meno di un anno dopo, l’8 settembre ‘98 sarebbe diventata una società (Inc.) a tutti gli effetti.

“Cosa succederebbe se i blog di tutto il mondo si attivassero contemporaneamente per il medesimo scopo?”
I miei redattori sono più efficienti dei crawler del signor Google che costantemente perlustrano la rete per compilare l’elenco universale di tutto lo scibile umano. In redazione arrivano continue segnalazioni. A volte sono proposte per articoli, altre volte approfondimenti. Spesso cose curiose. Ultimamente, con preoccupante frequenza, si sono moltiplicate le segnalazioni assurde, giusto per utilizzare un cortese eufemismo.
In aperta violazione all’ossessione compulsiva che mi porta a riempire i miei articoli di nomi, link e di immagini, questo pezzo in particolare non farà nomi, non conterrà link e sarà completamente privo di immagini.
Oggi non sapevo proprio come scrivere questo post, per fortuna con un’abile ricerca Google mi ha teso una mano. E mi ha stirato il polso. Capirete che con un polso dolorante scrivere un intero post è un lavoraccio. Così mi sono affidato alla nuova tecnologia. Va la, una cosa eccezionale. Ho riaperto Google ed ho scritto una semplice frase “Come faccio a scrivere un post che riguarda Google con un polso stirato?”. Un secondo e Google mi aveva fornito bello e pronto il post che state leggendo. Va la, una cosa fenomenale, nemmeno un po’ di sforzo.
Sony ci prova ancora: illeggibili alcuni DVD
Gli ultimi videodischi dell’azienda rivelano pesanti incompatibilità con i nuovi player. Ci mette lo zampino la nuova protezione da copia che, almeno per il momento, Sony non sembra disponibile a rimuovere
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In italiano significa, più o meno, trovare una tomba. Lo so che detta così questa cosa fa un po’ impressione ma si tratta di un sito che ho trovato casualmente, navigando in rete senza una meta precisa: Find A Grave - Millions of Cemetery Records.
E’ innegabile che Google si sia affermato negli ultimi anni come una delle principali porte di accesso alla Rete. La sua interfaccia sobria e minimalista, le sue inserzioni pubblicitarie infilate un po’ ovunque ma mai invadenti, i suoi servizi che aumentano ad ogni giorno che passa (per una lista in-completa clicca qui) hanno contribuito a fare di questo a prima vista scarno motore di ricerca il punto di riferimento del Web. Continua a leggere »

Arcistufo di trascorrere i miei viaggi in auto cercando di ascoltare qualcosa che non fosse “LA PARANZA!” (Ma vi rendete conto..) o Tiziano Ferro (bellissimo ma c’è altro?), ho finalmente scoperto che
Attenzione, questo articolo è già stato aggregato ad OKNotizie dall’autore.
Sul caso del noto portalaccio italiota tanto si è detto, e tanto si dirà nei prossimi giorni. Personalmente mi sono limitato a far osservare alcune strane coincidenze, che però non hanno sollevato le critiche che in qualsiasi paese civile sarebbero state più che ovvie. Ma che volete, in Italia siamo tutti presi a parlare di costumi sessuali, e le cose veramente inquietanti passano facilmente sotto silenzio.
Ad ogni modo, più che del portalaccio in se, ritengo sia particolarmente interessante ragionare sulla ormai nota iniziativa nata “dal basso” con il dichiarato obiettivo di “Riprogettare Italia.it“, ossia Ritalia.
Sarebbe questa la data nella quale, secondo il professor Roberto Dondero del dipartimento di Computer Science dell’Università di Princeton, se non si porrà una limitazione all’immissione di contenuti sul web, a prescindere dalle tecnologie utilizzate per la trasmissione dei dati, si raggiungerà la totale saturazione della banda disponibile per il traffico internet.
I risultati dello studio sono stati pubblicati nel corso di un seminario tenuto dallo staff del professor Dondero a Quantico, in Virginia, presso la sede dell’accademia del Federal Bureau of Investigation quattro giorni fa.
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Il caso: Ieri sera 





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