Sul Web

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mani che tirano le filaQual è stata la notizia politica più dibattuta su internet ieri? Semplice, la risposta data da Berlusconi ad una ragazza precaria che gli chiedeva come fosse possibile, per una giovane coppia, farsi una famiglia senza un lavoro stabile. Quanto detto da Berlusconi credo lo conosciate tutti, l’ex premier ha invitato la ragazza a sposarsi un miliardario, perché con il sorriso che si ritrova se lo può certamente permettere.

Una risposta che ci indigna, vero?
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E’ di stamane la notizia che il Garante della Privacy ha dichiarato illegale monitorare la rete per scoprire chi scambia file utilizzando i sistemi peer to peer come Emule o Kazaa. Questa decisione mette fine ad una pratica liberticida ed illegale che, in nome della difesa di interessi privati, comprometteva il diritto alla discrezione di chiunque, non solo di coloro che utilizzano il peer to peer per fini illegali. Questo episodio rappresenta un buon esempio di quando sicurezza e libertà entrano in contrasto. Per questa volta sembrerebbe sia andata bene. Sembrerebbe. (N.d.R.)

Se stai leggendo questo articolo, è probabile che scarichi anche musica da circuiti peer-to-peer come Kazaa, Bittorrent, eMule.
Scaricare musica è illegale ed è sbagliato farlo.
Ma allora perché cosí tanta gente lo fa lo stesso?

 

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Nel 1954, quando l’energia nucleare era ancora ai suoi inizi, Lewis Strauss, allora Presidente della Commissione per l’Energia Atomica, affermò che il mondo stava per entrare in un’epoca in cui la produzione di energia elettrica sarebbe stata “too cheap to meter”, ovvero così a buon mercato che non sarebbe nemmeno valsa la pena farla pagare agli utenti. A quel tempo la costruzione di reattori nucleari era in grande espansione ed il momento di entusiasmo aveva spinto Lewis Strauss a rilasciare una dichiarazione che, alla fine, risultò un po’ troppo avventata.

Ma cosa sarebbe successo se l’energia elettrica fosse diventata davvero così diffusa e così economica da risultare virtualmente gratuita per tutta la popolazione?
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Ricorderete anche voi i fatti.
Ci fu, nell’autunno scorso, una vera e propria sollevazione a favore del GIP di Milano, Clementina Forleo. La Forleo era arrivata alla ribalta per aver chiesto alla Camera l’autorizzazione ad utilizzare intercettazioni telefoniche tra i parlamentari DS (ora PD) D’Alema, Fassino e Latorre ed il presidente Unipol, Consorte, in relazione al tentativo di questi di dare la scalata alla BNL, una delle maggiori banche italiane.
Apriti cielo! Politica, affari, magistratura… un mix esplosivo, e povero colui (o colei) che ci capita in mezzo….

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La nostra provocazione web è stata, probabilmente, la più eclatante dell’anno. Questo, forse, anche perché siamo appena a febbraio.La faccenda è tanto più sconvolgente perché a lanciarla non è stata la solita blogstar con il suo esercito di lacchè web promoter e non è partita dal Grillone nazionale con il solito tam tam mediatico che accompagna ogni suo borborigmo post prandiale. Dalle pagine di una sussiegosa e francamente antipatica MenteCritica, nota più che altro per il suo malcelato snobismo intellettuale (è understatement), l’amaro messaggio goliardico si è sparso autonomamente a macchia d’olio su centinaia di siti senza che nessuno dei famigerati aggregatori o qualche organo di stampa ne amplificasse l’efficacia. Sul disappunto provato di fronte alle dimensioni di cotanta adesione spontanea ci siamo già espressi, inutile ripetersi. Vi invitiamo solo a riflettere sul fatto che non è necessario essere fra i nominati del concorso per Z (zeta?) Blog o in home page di qualche semaforo web perché ciò che avete da dire sia letto.
In ogni caso, fra tante entusiastiche adesioni, ci sono state anche un bel po’ di critiche severe. Molti, non approfittando del fatto che noi veramente siamo aperti a tutte le opinioni espresse civilmente, hanno preferito criticarci sulle loro pagine. Altri, come l’autore dell’intervento che vi proponiamo, in un’ottica più produttiva di dialogo civile, hanno pensato di chiederci di pubblicare la loro opinione. E’ per questo che titoliamo questo pezzo “Invadeteci è Stata una Gran Cazzata“. In realtà il gentile signore che ci ha inviato la sua garbata opinione ha titolato diversamente. La frase che da il titolo a questa nota, invece, serve per dare rappresentanza ad una diversa tipologia di critica che non vale la pena di proporvi perché non offre spunti di discussione, ma solo qualche penosa riflessione sul metodo dialettico che la televisione spazzatura ha copiosamente elargito al web.

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Delle volte le cose vanno in modo tale che anche scoprire che la propria opinione è condivisa da altri, induce un’inesplicabile amarezza. Il provocatorio appello che abbiamo lanciato ieri all’Unione Europea perché allestisca un allegro esercito ed invada pacificamente la penisola ha avuto una risonanza che è andata ben oltre le nostre aspettative. Sono arrivati centinaia di messaggi e adesioni via web.
Questo da una parte ci conferma il fatto che il nostro lavoro è letto e vagliato con attenzione, dall’altra ci trasmette la sensazione che il disagio che proviamo è condiviso da moltissime persone. Troppe.
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Non ci sarebbe bisogno di scrivere una ennesima risposta alla moratoria sull’aborto e soprattutto alla adesione entusiastica e cieca (letteralmente, lo dice lui) di Mario Adinolfi. Anche perché Galatea ha scritto un post cui sembra un peccato aggiungere soltanto una virgola (e nullo, seguito da altri, nei commenti giustamente ha invocato il silenzio).
Ma io non resisto dal commentare una espressione, diciamo una scelta stilistica, una figuretta retorica, insomma un passaggio formale e non il contenuto del post di Adinolfi (Mario, meglio specificare) che già ieri mi aveva suscitato qualche perplessità (diciamo così).
La parte incriminata è quella finale, l’epilogo, la stoccata finale del grande retore.
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Google controlla le vostre mail, i vostri video, il vostro calendario, le vostre ricerche… E se controllasse la vostra vita?

un racconto di Cory Doctorow

Datemi due righe scritte dall’uomo più onesto, e io vi troverò di che impiccarlo.

Cardinale Richelieu

Su di voi non sappiamo abbastanza.

Eric Schmidt, CEO di Google

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orco.jpgLa storia: una ragazzina di 14 anni, triste e un po’ complessata, conosce via chat un ragazzo di 16 anni, bello, simpatico e cordiale. I due chiacchierano on line. Lei si sente compresa, corteggiata, felice. Dopo qualche tempo, all’improvviso, lui inizia ad offenderla. La chiama grassa, le dice che è una puttana, che fa schifo. Lei si impicca. Il bello che lui non esiste, è un pupazzo inventato da due adulti per scoprire i segreti della bambina e poi colpirla nell’intimo.
No, non è l’ennesima trama hollywoodiana. E’ solo l’ennesima maledetta notizia.
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iosenzate.gifIn fondo, anche un post di analisi dei blog è uno stereotipo: chi non ha scritto (e se non l’ha fatto, credetemi sulla parola, prima o poi lo farà) un post o almeno un commento su “Che cos’è un blog. A che serve un blog.”?
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