Storia e Memoria

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Sono quarant’anni, in questi giorni, dalla promulgazione dell’Humanae Vitae. Come accade per tutti i momenti che ti segnano, ricordo perfettamente il luogo in cui mi trovavo quando ne lessi sui giornali e volli conoscere un po’ più a fondo l’enciclica che pretendeva di regolare l’atto d’amore che prelude alla formazione di una vita.

Ne è passato di tempo, da allora.

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Mario Borghezio in una delle sue espressioni più intelligenti

“Le prime medaglie d’oro olimpiche assegnate ad atleti del Nord hanno certamente motivazioni di vario tipo. Nessuno, pero’, sembra avere il coraggio - prosegue Borghezio - di dire la cosa piu’ ovvia ed evidente e cioè che esse dimostrano la superiorità etnica dei padani, anche in questo campo”.

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Non sono in grado di scrivere nulla di Alexandr Solzhenitsyn che non sia già stato scritto ma credo che sia necessario ricordarlo, qui, in queste pagine: a pensarci bene, questo scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1970, potrebbe essere considerato una delle “MentiCritiche” per eccellenza.

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Mancava poco a mezzanotte, quando il primo poliziotto colpì Mark Covell, abbattendo il manganello sulla sua spalla sinistra. Covell fece del suo meglio per gridare in italiano che era un giornalista ma, in pochi secondi, fu circondato da ufficiali della squadra antisommossa che lo colpirono con i loro bastoni. Per un po’ di tempo riuscì a rimanere sui suoi piedi, ma poi una bastonata al ginocchio lo spedì sul marciapiede.

Così comincia l’interessante articolo sulla sanguinosa battaglia di Genova pubblicato il 17/07/2008 dal Guardian in occasione della sentenza al processo sui soprusi e le violenze nella caserma di Bolzaneto. Qui di seguito ne trovate la traduzione completa.
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Radio Radicale sta dando in diretta il congresso di Rifondazione Comunista a Chianciano. In questi giorni mi capita di stare spesso e a lungo in auto e dunque me ne sono sentito un bel po’.

La faccio facile: ci sono cinque mozioni, le principali sono quella di Nichi Vendola (47% del consenso dei delegati, tra cui Bertinotti e Giordano) e di Maurizio Acerbo (40%, firmata anche dall’ex ministro Paolo Ferrero, il più accreditato contendente di Vendola per la segreteria).  Una sintesi può leggersi qui.

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Nell’ormai lontano 2009 la Confederazione Italo-Padana non viveva certo un clima politico dei migliori e, nonostante sedesse tra le grandi potenze internazionali, si trovava al limite del collasso morale oltre che finanziario. Questa crisi costrinse “LeRoi” - questo il titolo deliberato la notte di Natale del 2008 dal Palais du MontCitoire in luogo di “premier”, ritenuto troppo dimesso - a convocare gli Stati Generali.

E’ così che il 5 maggio 2009, la Nobiltà, il Clero ed il Terzo Stato, rispettivamente rappresentati dal duca Luc de Montezemolò, dal cardinale Bagnasquieu e dal deputato Antoine de Pierre, vengono ricevuti a Corte nella prestigiosa residenza di caccia di Macherio.

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Quando si ragiona di Europa Unita si parla spesso di “identità europea”. Ho voluto analizzare un po’ questo concetto, sia mai che serva a capire cos’è e se esista davvero. Ma se cercate una mia risposta a questo interrogativo, passate pure oltre, perché alla fine di questo pezzo leggerete ancora soltanto domande.

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Il Museo del comunismo è in pieno centro a Praga.

Praga, invasione russa, 1968

Pare sia unico al mondo. Sta sopra un McDonald, a lato di un casinò, vende magliette griffate ed ha un bookshop. Aperto nel 2001 o forse nel 2002 da un imprenditore americano titolare di negozi di bagel ebraiche a Praga, è un business in piena regola. Fortemente di parte, un po’ scarno, superficiale e propagandistico. Induce a pensare a quanto si sta bene nel capitalismo mostrando alcuni aspetti aspri e corrosivi del comunismo: propaganda tipica da americano medio. E io, che quasi temevo che mi avrebbero chiesto nome e cognome, all’acquisto del biglietto… Ponf! Schedata! (e adesso chi ci torna, in Italia, mo’ che risorge anche il Berlusca?)

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« Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me »
(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica, 1788)

Immanuel Kant

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Per quanto oggi possa sembrare impossibile, c’è stato un tempo nel quale su “La Repubblica” scriveva Italo Calvino.

Era il 1980 e, pur essendo un anno non remotissimo, la sproporzione tra questa figura ed il telegiornalismo dei redattori di oggi è devastante. Sono passati quasi trent’anni da allora, eppure il quadro raffigurato dal nostro amatissimo scrittore è come se fosse uscito stamattina, ancora odoroso dell’aroma aspro della rotativa.
Questo, nel giorno della celebrazione della nostra Repubblica, suona come triste presagio di immobilismo e decadenza.

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