Schermo dei Sogni

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alba_parietti.jpgAntefatto. Sabato notte credo di aver visto due tra i peggiori film mai realizzati da mente malata umana: “Il macellaio” con Alba Parietti e “Hostel” di Eli Roth. Devo ancora stabilire, essendomi appena ripresa dal trauma, quale dei due fosse l’horror.
Nonostante l’ambientazione da bassa macelleria di entrambi non mi so decidere se fosse peggio la faccia del macellaio che si trombava la Parietti, la faccia della Parietti nel mentre il macellaio la trombava o l’occhio sforbiciato della giapponesina in quella specie di Abu Ghraib mitteleuropea spacciata per idea originale dal protegé di Tarantino (Quentin, questa me la paghi).

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stanleykubrick.jpgC’è un appuntamento importante martedì prossimo 25 settembre alle 22,30 su La7. A trentacinque anni dalla sua uscita dovrebbe, spiegherò tra un attimo il perché del condizionale, andare in onda in tv per la prima volta in chiaro Arancia Meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick.
Dovrebbe perché sento già scaldare i motori dei vari MOIGE, delle associazioni per la difesa del delicato palato del telespettatore, dei bambini nottambuli, dei ggiovani che immediatamente dopo uscirebbero ad imitare le imprese di Alex e dei suoi drughi con tanto di bombetta e anfibi.
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Storie di vita in bianco e nero, a scacchi, condite da caffè e sigarette… Continua a leggere »

Old Boy

Come una gazzella che fugge dal cacciatore, come un uccello che si libera dalla gabbia, libera te stesso
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Il cinema vive e si nutre di sogno, specialmente se racconta una storia, ambientata in un mondo fantastico di pezza e cartone, sul modo in cui i sogni influenzano una relazione tra due persone, e su come la relazione a sua volta influenzi i loro sogni.
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cinema.jpgSai quando ho detto che questa macchina è a prova di morte? Beh, non era una bugia, questa macchina è a prova di morte al cento per cento. Ma la cosa vale solo per chi è seduto al mio posto
Stuntman Mike

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stanley_kubrick.jpg

Lietta Tornabuoni, illustre critica cinematografica, scriveva “ il cinema è l’espressione naturale del sogno”, pensiero suggestivo che per me significa la possibilità, per ciascuno di noi, di immergersi completamente in una narrazione a cavallo tra la vita reale e la creazione personale, quale è, appunto, il sogno.
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toto.jpgIl 15 di aprile del 1967, moriva a Roma Totò. Sì lo so aveva anche un nome lunghissimo che ne evidenziava una nobiltà acquisita a 35 anni a prezzo di un vitalizio concesso ad un nobile decaduto, ma io e quelli della mia generazione, questo nome lo abbiamo appreso solo da grandi, perchè la prima magia di quest’uomo era avere un nome così particolare, specialmente per chi, come lui, era circondato esclusivamente da vari Giggino, Totonno, Carminuccio, Ngiulill’ e accudito da donne che si chiamavano Nennella, Nanuzza e Titina.
Subito dopo il nome, che da antesignano della comunicazione, aveva scelto semplice, breve ed indimenticabile, veniva la fisicità. Una fisicità che si conclamava in un volto che nasceva già caricatura ed in un corpo disarticolato e perfettamente gestito che faceva di lui un burattino umano con mezzo secolo di anticipo su Michael Jackson e la sua moonwalk.
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