No One

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Estate

Il sergente ha spalancato il portellone dell’elicottero e nel frastuono del motore tutti escono correndo alla cieca nella nube di polvere sollevata dalle pale. Io ho tardato un attimo per agganciarmi l’elmetto e sono rimasto indietro. Mi tocca fare un salto. Il pilota ha già ridato gas, modificato il collettivo e la macchina sta decollando di nuovo con un rombo furioso.
I biondi hanno imparato che è inutile sparare alla blindatura del motore e concentrano il fuoco sul rotore di coda sperando di fracassare le pale. Quando ci riescono l’elicottero inizia a girare su se stesso, il rotore tocca terra e tutto finisce in gloria. Così è la vita.

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Ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe che segnano il mio ritorno, almeno parziale, all’attività di volontariato sociale di MenteCritica.
Ho incominciato a scrivere sulla rete quasi due anni fa, nel settembre del 2006. Allora la scrittura aveva una forte valenza liberatoria per il prepotente disagio che mi agitava. Poi, quasi inconsciamente, mi sono scoperto il talento della divulgazione e questo, più che le mia mediocre e noiosa vita, mi ha consentito di creare la meravigliosa macchina di MenteCritica.
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Ora che ho smesso di spargere sangue e di bruciare pagine. Ora che parlo solo quando serve e quello che avrei dovuto veramente dire mi è rimasto in gola. Per sempre.

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Farewell

Oggi la strada lungo il mare è spazzata dal vento africano. Quello caldo ed appiccicoso che solleva nuvole di polvere rossa. Quella polvere rossa del deserto che sembra tanto lontano e che invece quasi si intravede al di là di un mare che unisce più che separare.

Anche il cielo  ha colore rossastro e disegna una cupa minaccia di pioggia nell’aria che sa di metallo. Vivere in una città di mare è un continuo atto di devozione alla forza della natura, alla sua devastante potenza ed al genio che trova i suoi colori su una tavolozza infinita.

Ora che siamo sulla soglia della notte, quella notte severa e senza stelle oltre la quale ti sei già avviato, io vorrei avere qualcosa di giusto da dire o qualcosa di bello da scrivere. Invece sto qui a guardare la tua fotografia senza sapere cosa fare.
Avrei voluto dirti grazie. Non l’ho fatto. Non l’ho fatto.

Codacons, e di chi? Non mio di certo, perché dei 500 euro che mi toccherebbero di risarcimento io non ne voglio nemmeno uno. Chi stai difendendo Codacons? Spiegamelo dai. Stai difendendo quelli come Grillo che ora hanno paura che qualcuno li rapisca? O stai difendendo la Marcegaglia e i suo 200000 euri scarsi di reddito? No forse stai difendendo Salvatores che con 28.000 euro all’anno è costretto a fare film di merda per mangiare.

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Unknown Friends

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Questa mattina ha smesso di prendere le medicine. Ha aperto la confezione di capsule ed una ad una le ha tirate fuori dal blister. Ne ha fatto un mucchietto giallo ed appiccicoso e le ha seppellite nel fiume turbolento che scorre nel suo cesso quando preme lo scarico. Poi è stata la volta delle gocce. Prima ha cercato di versarle dal beccuccio poi si è reso conto che ci sarebbe voluta un’ora e ha cercato una forbicina. Con quella ha tolto la capsula e ha svuotato il flacone nel lavandino. Nel bagno si è diffuso un odore dolce e sottile, come quello di una caramella ricoperta di zucchero. Poi si è guardato nello specchio. Ha visto i suoi occhi e le piccole pieghe di pelle che ci sono intorno, ha visto le labbra carnose piegate in giù, ha visto la barba bianca e i capelli cortissimi. Ha visto la fronte alta e le ciglia folte. Ha chiuso gli occhi e ha respirato piano e a lungo.
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Lasciate perdere il governatore. Lui è solo una mia promanazione, un pupazzo nelle mie mani. Fa solo ciò che voglio ed è lì solo perché io l’ho voluto. La Sindaco? Ma l’avete vista? Secondo voi conta qualcosa? E insieme a loro lasciate perdere gli amministratori locali. Migliaia di parassiti che, agitando bandierine colorate, svolgono la loro attività saprofita come vermi nell’humus putrescente che nello stesso tempo è la loro casa, il loro cibo e la loro merda.
Il vero responsabile di questa situazione sono io.
Solo io.
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Lei ha le dita appoggiate sul vetro della finestra. Il respiro crea piccole aree di nebbia vicino al suo viso chiaro. Con gli occhi socchiusi per la luce violenta guarda la metropoli remota che si stende sotto di lei dove uomini dal volto deciso parlano frettolosamente tra loro in una lingua straniera.

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E’ possibile vivere come lampi rapidi e leggeri che guizzano senza nemmeno sfiorarsi in un mare di oscurità infinita.

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