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Una Diciottenne: “Votare? No Grazie!”

Io non voto. Avrei tanto voluto farlo, anche perché aspettavo questa possibilità da diciotto anni, ma evidentemente sono stati bravi a rendermi impossibile farlo. Sono stati molto bravi in questo frangente, perché la voglia di far valere questo mio diritto era molto forte… ma adesso è diventato più forte il disgusto. In realtà non so se si può parlare propriamente di disgusto: se lo fosse davvero, probabilmente il mio voto andrebbe a qualcuno. Si tratta più di indifferenza, delusione, stanchezza.

E’ triste che questa stanchezza arrivi così presto, prima ancora di aver ottenuto il mio diritto di cittadina. Vi chiederete dove andremo a finire, se a questa giovane età le persone si sono già stufate, già disilluse, già rammaricate. Forse qualcuno mi appellerà come una di quelle tante persone a cui non gliene frega niente, che non vogliono scegliere. La mia, invece, è proprio una scelta: la scelta di non scegliere.

Io, sinceramente, tra i politici di adesso non vedo distinzioni concrete. Che li apprezzi o che li disprezzi, non ha importanza alcuna (o almeno non per il voto): per me, semplicemente, non fa differenza. Qualcuno si è arrabbiato di fronte alla mia scelta. “E’ un tuo dovere votare! Se non voti, poi, non hai diritto di lamentarti!”, “Pensa che ci sono valanghe di italiani che fanno come te; ed è per colpa loro se adesso siamo in questa situazione!”, oppure ancora, la migliore di tutte: “Ma perché devi far vincere Berlusconi o chi per lui?”

Ora, premesso che votare è un diritto e non un dovere e che nessuno ha diritto a dirmi cosa devo o non devo fare; chi l’ha detto che se io non voto poi non mi posso lamentare? Se io non voto, anzi, ho doppiamente diritto a far sentire il mio dissenso. Un dissenso verso una classe politica che non mi soddisfa e non mi rappresenta, fino a farmi arrivare al punto di rinunciare al mio diritto primario di cittadina. Il mio non è un non-voto, ma è proprio un voto per il nulla… altrimenti non mi prenderei nemmeno la briga di presentarmi ai seggi elettorali. In realtà penso che si dovrebbe dare maggiore importanza alle schede bianche e nulle, sono e saranno sempre sottovalutate.

In secondo luogo, se adesso siamo in questa situazione certo non è per colpa dei non-votanti. E’ colpa dei politici in primis, visto che sono loro che amministrano lo Stato. Sono loro che fanno le leggi, che decidono come organizzare la distribuzione del denaro, che si litigano il Parlamento e il Senato. E sono sempre loro che si prendono (o meglio: che dovrebbero prendersi) le responsabilità, ma che invece sempre più spesso si prendono il denaro e basta. Che colpa avrei io? La colpa di non dare la fiducia ai maggiori ladri dello Stato? Grazie, se questa è la mia colpa me la prendo molto volentieri, e ci metto anche una controfirma. Poi, sinceramente, se si deve proprio dare la colpa a qualcuno che non sia un politico, si desse a chi invece a votare ci va, visto che sono loro che decidono per le sorti del nostro paese. E’ vero o no? I politici vengono eletti dai votanti, non da chi imbratta la schedina per esprimere il suo dissenso. Semmai loro sono quelli che sempre infliggono il male minore.

E con Berlusconi, come la mettiamo? Dovrei votare la sinistra per non avere Berlusconi? E in base a quale criterio? Perché la sinistra è migliore? E chi l’ha detto? Veltroni, Prodi, Di Pietro… e grazie graziella e grazie al ca***! Anche Berlusconi si ritiene migliore, ma questo non basta a rendere reale la sua opinione. Poi la gente dà per scontato che uno debba votare a sinistra, ma perché? Perché la sinistra ha sempre fatto la parte dei “buoni”, di quelli corretti e non corrotti, di quelli gentili ed educati. Ma fare la parte di qualcuno non significa esserlo realmente. Sono tutti corrotti, sono tutti egoisti, sono tutti umani… o forse più precisamente italiani. Tutti a lamentarci della corruzione e delle raccomandazioni… e poi siamo i primi a mettere una buona parola per i nostri amici, parenti, anche solo conoscenti. Siamo i primi a farci corrompere da un ideale e da un partito, che ci rivolgono promesse mai mantenute, che sperano di illuminarci o strumentalizzarci. Sì, strumentalizzarci, e la sinistra è la prima a fare ciò, con la sua persistenza ad andare “contro” a prescindere, nemmeno fosse un adolescente alle prime armi. Che tristezza che mi fa… banalizzare così la politica, distruggerla fino a farla diventare una negazione e basta: “tutto tranne Berlusconi!”. Non ce l’hanno una loro idea, una loro unione, un’alternativa. Vanno semplicemente contro, e basta. Ma come sperano di vincere? Per avere il mio voto mi devono come minimo dare un’alternativa, non solo un’opposizione a qualcuno. Non mi basta che sono contro, voglio di più. Esigo di più.

Abbiamo una sinistra che non è sinistra, una destra che non è destra, una maggioranza che non vuole nessuno e una minoranza che vogliono tutti: il paese dei contro-sensi.
Vedo tanti ragazzi della mia età, poi, fermi su un ideale comunista. Un ideale sorpassato, direi. Non tanto per il fatto che non funziona, ma più perché è un ideale ereditato: votano a sinistra perché lo fanno i genitori, perchè sono stati educati così. Votano a sinistra perché nel loro ambiente lo fanno tutti, e se facessero altrimenti diventerebbero la pecora nera, quelli sempre incompresi, insultati, annientati. Votano a sinistra, per partito preso, puntando al conservatorismo di un ideale che non hanno mai nemmeno conosciuto. Come se votare a destra significasse distruggere una democrazia, essere anti-costituzionali. Solo perché è destra, e perché la destra è legata al fascismo, e il fascismo fa venire in mente le camicie nere e gli stermini razzisti e i grandi dittatori.

Ma io inviterei quelli che definiscono “fascista” Berlusconi a farsi solo qualche giorno degli anni ’20, che io non ho mai vissuto ma che avendoli studiati non mi verrebbe mai di fare paragoni con Berlusconi. Perché ti può stare antipatico, lo puoi ritenere un pessimo politico, un ladro, uno stronzo, un egoista… ma non puoi fare il paragone con il fascismo, nemmeno alla lontana. Non puoi paragonare le leggiucce che si fa per i suoi comodi alle leggi razziali che il fascismo ha portato con sé, non puoi paragonare la sua brama di potere, la sua convinzione di “essere Dio” al regime totalitario dei primi del novecento. Io un paragone del genere non lo sopporto, non posso nemmeno concepirlo. Forse studiare un po’ di storia e far lavorare un po’ il cervello aiuterebbe a non fare un errore madornale come questo.

Poi, quelli che votano a sinistra, sono quelli che ad Annozero si lamentano perché, poverini, i cittadini dell’Aquila “hanno le case tutte uguali, con i balconi tutti uguali, le pentole tutte uguali”. Ma almeno hanno una casa, no? Se preferiscono, possono anche andare in tenda, almeno ognuno se ne fa una diversa, personalizzata. Roba che gli sfollati dell’Irpinia, dopo vent’anni, ancora non ce l’hanno una casa. E allora, è anche vero che adesso si deve pensare al centro storico, alla ricostruzione. Si deve organizzare una commissione che decida come muoversi e non si sta facendo, ridare un’anima alla città. Ma da qui a dire che non si è fatto niente, o a lamentarsi per le case tutte uguali… è ridicolo, davvero ridicolo. Se è questa la sinistra italiana, grazie tante ma io il mio voto me lo tengo per me.

Io non voto, questo turno passo, e non so se e per chi voterò alle prossime elezioni. A queste faccio decidere a chi si sente in grado di scegliere, a chi vede una differenza, a chi è illuminato da una rivelazione. Siccome a me l’una o l’altra non cambia, sceglierà il resto degli italiani:
il mio voto è troppo prezioso per gettarlo via così.

Anna

18 marzo, 2010 di Comandante Nebbia  
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Mi sono fatto male seriamente. E’ per questo che sono meno presente. Mi scuso. Chi si aspetta delle risposte stia tranquillo. Ritornerò.
Stamattina ero all’ospedale a sbrigare una delle mille incombenze che competono ad una persona coinvolta in un incidente. Mi tocca una visita legale.
Ho un ginocchio gonfio, ho preso un colpo alla testa abbastanza forte. Niente che nel passato non mi sia stato impartito con maggiore entusiasmo e vigoria, ma allora avevo vent’anni. Oggi mi è toccato farmi accompagnare.
Ci sono tre persone prima di me. Mi sbrigherò rapidamente, immagino. No. La prima persona entra dopo venti minuti. Prima che esca passano quarantacinque minuti. Non me lo spiego. Più che una visita si tratta di una formalità. Poche domande, un certificato e un arrivederci. Basterebbero pochi minuti. Invece …
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E l’Orchestrina Suona

17 marzo, 2010 di dellefragilicose  
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Mentre il paese affonda dopo essersi spaccato in due su un iceberg gigantesco, mentre la gente affoga perché non riesce a guadagnarsi la vita né col lavoro dipendente né con l’imprenditoria, mentre il fisco strozza chiunque riesca a beccare e se non becca, presume, mentre negli ospedali iniziano a mancare disinfettanti, ovatta e bende, mentre le fabbriche chiudono o si trasferiscono all’estero, mentre le macchine della polizia restano ferme perché non hanno benzina, mentre la gente si suicida(1) perché non sa più che fare, sul ponte del Titanic che sfoggia la bandiera tricolore l’orchestrina continua a suonare e i passeggeri di prima classe ballano e discutono di liste, ispezioni(2), talk show(3), telefonate tra padroni e servi(4)e di parole politicamente corrette(5).
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Note
  1. uno e due []
  2. vedi []
  3. vedi []
  4. vedi []
  5. incredibile []
Fine delle Note

Lo Spettro dell’Articolo 18

E’ notizia di ieri che il Presidente della Repubblica, insieme al “nucleo di valutazione” che lo assiste, starebbe seriamente pensando di rimandare alle camere il ddl 1167-b, approvato in via definitiva e in attesa della firma del capo dello stato per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

[...]questa legge, che il Capo dello Stato ha già visionato sommariamente, suscita in lui forti perplessità. La sta esaminando insieme al “nucleo di valutazione” del Colle, formato da Salvatore Sechi, Donato Marra e Loris D’Ambrosio. Non ha ancora preso una decisione definitiva. Ma, allo stato attuale, sembra intenzionato a non firmare la legge. E a rinviarla al Parlamento con messaggio motivato, per una nuova deliberazione. Secondo i poteri che gli assegna l’articolo 74 della Costituzione e che può attivare anche per provvedimenti non necessariamente inficiati da “vizi palesi” di legittimità costituzionale.[...](1)

L’argomento, almeno per questo sito, è vecchio. Lo abbiamo affrontato qualche mese fa e, più recentemente, abbiamo evidenziato l’insipienza dell’informazione “ufficiale” italiana che si è interessata concretamente del problema solo il giorno precedente l’approvazione definitiva della legge.

In un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi, queste parole:

Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.

il famoso incipit dell’articolo 18(2), suonano come un’ottusa intromissione statalista in un sistema che dovrebbe già prevedere dei meccanismi autogeni di auto regolamentazione. Che significa, infatti, licenziamento per “giusta causa”? Se ho più lavoro, assumo, se ho meno lavoro licenzio, se uno mi è simpatico me lo tengo, se uno mi sta sulle balle lo licenzio. Ecco una lista di giuste cause. E chi viene licenziato, trova un altro lavoro o si mette in proprio a fare l’imprenditore. L’articolo 18 è superfluo.
Questo, ovviamente, in un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi.

Quello sul quale occorre mettersi d’accordo è se la nostra, quella italiana, sia un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi.

Non scrivo da un po’ perché questo è un momento un po’ difficile per la nostra famiglia. La società per cui lavoriamo ha aperto la procedura di licenziamento per 1192 su 1880 e gli animi non sono dei più sereni. Il 22 ottobre mentre aspettavamo ancora di ricevere lo stipendio di agosto (mai arrivato) abbiamo ricevuto invece la lettera di licenziamento. Così per risposta il 28 la sede di Roma è stata occupata così come quella di Pregnana Milanese (Milano) dal 3 novembre.
Si è cercato di arrivare all’attenzione delle istituzioni e dei media con tanta fatica perché mantenere un presidio attivo non è semplice. I primi giorni quasi nulla: Anno Zero ci ha nominato nel mucchio delle aziende in crisi, Ballarò ha filmato due ore il presidio e ha mandato 5 minuti di servizio affogato in un contesto che non è del tutto la nostra realtà. (Noi siamo vittima soprattutto di una cattiva gestione. E non voglio aggiungere altro, ndr). Poi l’occupazione di Milano ci ha portato sul TG3 nazionale. Poi tutto tace.
Ma ecco improvvisamente la botta di fortuna (nella sfortuna): all’ex AD gli parte la brocca e viene a fare un raid all’alba per stanarci dalla SUA sede.
E così siamo su tutti i giornali e in tutti i TG almeno per un paio di giorni.
Ora c’è un continuo pellegrinaggio di giornalisti che scattano, riprendono, intervistano. Sembra quasi un pellegrinaggio (dice una mia collega). Forse anche loro aspettano un miracolo. Come noi. Che continuiamo ad aspettare che venga aperto un tavolo alla Presidenza del Consiglio. Che continuiamo ad aspettare i nostri stipendi.
E intanto continuiamo a gestire questa crisi all’interno delle nostre famiglie. Che sono quelle che rischiano di più, perché si rischia di far ricadere sui familiari le tensioni accumulate.
Edoardo è troppo piccolo per comprendere totalmente i motivi della protesta ma glielo abbiamo spiegato lo stesso. Così quando il fine settimana andiamo insieme al presidio lui in macchina canticchia: «vogliamo i soldini, vogliamo i soldini. Per comprare il gelato …. al cioccolato». Beata ingenuità.(3)

Io credo che si possa concordare abbastanza tranquillamente che la nostra non sia un’economia sana e piripin piripan.

Il paese è in aperta recessione. I nuovi investimenti, se ci sono, vengono attivati in nazioni dove il rapporto tra infrastrutture disponibili e costi sono molto favorevoli all’investitore. Oggi, se una persona perde il lavoro, che sia per giusta causa o no, non ne trova un altro. Statisticamente il dato è praticamente nullo. Fare gli imprenditori, dopo venti anni di lavoro dipendente, è già difficile. Mettersi in competizione con quelli che hanno la produzione in Slovenia, poi, è impossibile.

Certo, si può puntare sull’innovazione e sulla qualità, ma su quante idee rivoluzionarie si può contare al giorno e per quanti produttori di finissimo olio d’oliva premuto a mano c’è spazio?

Inoltre, da tempo, l’uso e l’abuso delle opportunità incontrollate offerte dalla legge Biagi che regolamenta non solo il lavoro flessibile (o precario), ma anche le procedure di esternalizzazione e cessione di ramo d’azienda, hanno offerto una serie di strumenti indiretti, a volte ai limiti della legalità formale, ma perfettamente efficienti per liberarsi di forza lavoro con contratto a tempo indeterminato e sostituirla con servizi erogati da società che impiegano personale “flessibile”.

Il meccanismo è semplice. Si individua un ramo d’azienda sul quale intervenire. Lo si cede ad una società esterna, a volte creata ad hoc e, poco dopo, questa società inizia a dichiarare esuberi, a utilizzare ammortizzatori sociali, licenziare o, come nel caso di Agile-Eutelia, finisce col fallire, privando il personale anche del trattamento di fine rapporto che va a finire nelle insolvenze della società fallita. Nel frattempo, la società cedente inizia ad approvvigionarsi dei servizi del ramo ceduto da una società esterna che, utilizzando manodopera sottopagata, può tenere i costi molto più bassi.

Probabilmente il meccanismo è più complesso ed articolato di quanto descritto, ma in linea di massima funziona così.
Quello che sta avvenendo è che oltre che a spostare altrove la produzione, il nostro paese importa globalizzazione applicando sul proprio suolo condizioni di retribuzione che avrebbero il loro senso in zone più depresse del pianeta.

La difesa dell’articolo 18 è inutile, perché l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è stato aggirato da tempo e quello che rappresentava è morto e sepolto. Requiescat in pace. Il lavoro dipendente in Italia è una falsa promessa alla quale non credere più.

In fondo, è tutto lecito. Secondo alcuni, il fine del capitalismo è il profitto. Quello che c’è da chiedersi e se il profitto vada perseguito a qualsiasi costo. Deteriorare in questo modo il tessuto sociale della nostra nazione è miope. Continuando così, l’Italia rischia di trasformarsi in un deserto dove nessuno potrà permettersi di acquistare le merci prodotte all’estero e dove di servizi non ci sarà più necessità perché la sopravvivenza diventerà l’obiettivo primario.

Una nazione è una specie di campo dove chi produce svolge il ruolo di contadino. Si può rinunciare al massimo profitto, magari alternando le colture, per fare in modo che il terreno si mantenga vivo e produca a lungo. Un altro sistema è quello di applicare una coltura intensiva molto redditizia sfruttando la terra fino a renderla secca, salvo poi spostarsi altrove e cominciare daccapo con un terreno vergine.

Ho paura che sia quello che sta accadendo. Siete d’accordo? Sarebbe interessante saperlo, anche se ho paura che non serva a nulla.

Note
  1. La Repubblica 15 marzo 2010 []
  2. vedi il testo integrale qui []
  3. da Il Pazzo e la Santa []
Fine delle Note

Gli Impresentabili

15 marzo, 2010 di Gaspare Serra  
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Formigoni ed Errani: ineleggibili ma candidati. La regola: cosa prevede la legge?

A seguito della legge costituzionale n.1 del 1999 (che introdusse, per le regioni ordinarie, l’elezione diretta dei presidenti di regione), la legge quadro dello Stato n. 165 del 2004 ha fissato alcuni principi generali cui le regioni sarebbero state vincolate nel rinnovare la propria legislazione elettorale.

Tra questi, vi è il principio della non immediata rieleggibilità, allo scadere del secondo mandato, del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (in pratica, un divieto di terzo mandato consecutivo per i governatori).

Due sono i punti più controversi di tale normativa:

I- tale principio è direttamente applicabile (a prescindere dall’emanazione di una conforme legge regionale)?

II- inoltre, lo stesso deve intendersi retroattivo (nel novero dei mandati consecutivi, dunque, devono ricomprendersi anche quelli precedenti l’entrata in vigore della legge n. 165 del 2004)?

Pur essendo vero che il legislatore statale non si è espresso in maniera inequivoca, la risposta comunemente data dal mondo giuridico-accademico è, però, positiva ad entrambi i quesiti.

E’ vero, infatti, che la legge del 2004 rinvia, per la disciplina di dettaglio, alla legislazione regionale (che, colpevolmente, in alcune regioni, tra cui Lombardia ed Emilia Romagna, non è ancora stata emanata), ma i maggiori costituzionalisti si sono espressi in favore della diretta applicabilità del principio su esposto.

Se così non fosse, del resto, si otterrebbe il risultato paradossale di vincolare le regioni solerti (nell’approvare una nuova legislazione regionale) a dare immediata applicazione alla legge dello Stato e di premiare, di contro, le regioni inadempienti (lasciandole libere di violare apertamente un principio fondamentale sancito da una legge dello Stato)!

Gli esperti, inoltre, concordano nel sostenere la retroattività del divieto.

Per far scattare il vincolo del doppio mandato, quindi, occorre tenere conto: non solo dei mandati vigenti (o successivi) al momento dell’entrata in vigore della legge n. 165 del 2004 bensì anche di tutti quelli immediatamente precedenti all’entrata in vigore della legge.

Quando la politica si pone al di sopra delle leggi

Cosa sta avvenendo, invece, in Lombardia ed Emilia Romagna (come per par condicio, la prima roccaforte di Silvio Berlusconi, la seconda storica regione rossa)?

In Lombardia Roberto Formigoni, che governa la regione dal 1995 (ossia da ben 15 anni e tre mandati consecutivi), è ricandidato per la quarta volta successiva alla presidenza della regione. In Emilia Romagna, invece, Vasco Errani, che presiede la regione dal 1999 (ossia da 11 anni), è ricandidato per la terza volta consecutiva.

Tutto questo nel più palese dispregio della legge (che rende ineleggibili entrambi i candidati, come dichiarato da Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale) e nel più comodo silenzio bipartisan da parte degli schieramenti avversi (sembra quasi che il centrodestra e il centrosinistra abbiano siglato un tacito accordo di non belligeranza, avendo interesse comune a non denunciare pubblicamente la questione).

Il problema che ciò solleva riguarda il funzionamento stesso di una democrazia moderna.

Ossia, può il mero consenso elettorale (la sostanza di una democrazia) derogare impunemente alle forme (introdurre deroghe alla legge non previste dalla legge)? E, dunque, legittimare candidature di per sé illegittime?

Questa anomalia si trasforma in paradosso nel caso del Pd, forse l’unico partito in Italia ad avere uno statuto che (all’art. 22) afferma testualmente che gli iscritti al Partito Democratico non possono ricoprire una carica monocratica di governo o far parte di un organo esecutivo collegiale per più di due mandati pieni consecutivi (o per un arco temporale equivalente).

Uno statuto, evidentemente, democratico ma ampiamente violato (visto, tra l’altro, che lo stesso documento stabilisce per i parlamentari del Pd un limite di tre mandati consecutivi, anch’esso vistosamente sottoposto a deroghe impreviste: si veda il caso dell’on. Massimo D’Alema).

In un Paese normale tali candidature avrebbe suscitato una sentita reazione indignata da parte, prima ancora che dei cittadini, degli stessi esponenti dei partiti e dei loro militanti e le leggi dovrebbero prevalere sul mero consenso (o, tanto più, sui sondaggi), poiché espressione di un Parlamento chiamato proprio a dar forma legislativa al consenso liberamente espresso dai cittadini nelle urne

In Italia, invece, le cose funzionano diversamente, prevalendo sia un comune disprezzo per le regole, per le formalità e per i controlli (la deroga è l’unica vera regola, mentre la legalità l’eccezione!), sia una generalizzata esaltazione della funzione auto-legittimante del consenso elettorale, capace di prevalere finanche sulle leggi dello Stato o sulle decisioni della Magistratura (il voto popolare è regolarmente utilizzato come colpo di spugna con cui sanare irregolarità o mascherare misfatti e cattivi costumi!).

La vera anomalia politica italiana, dunque, è il mancato rispetto delle regole, quasi per principio.

E, purtroppo, le recenti peripezie nella presentazione delle liste Polverini nel Lazio e Formigoni in Lombardia (con conseguente decreto salva irregolarità) rappresentano solo l’ennesima ulteriore conferma.

Sì, lo Voglio

14 marzo, 2010 di redazione  
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Martedì 23 marzo 2010 sarà un giorno importante per la storia italiana.

Il 23 Marzo la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità di alcune norme del Codice Civile (Articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis) che, in materia di matrimonio e famiglia, nel riferirsi genericamente a “marito” e “moglie”, discriminano le coppie di persone dello stesso sesso.

È da sottolineare che in Italia non esiste una definizione legale di matrimonio, né un divieto espresso al matrimonio tra persone dello stesso sesso, né la differenza di sesso è esplicitamente richiesta quale condizione per contrarre matrimonio.

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La Sigaretta Come un Fallo: Fumare è una Violenza Sessuale?

Una nuova campagna francese contro il fumo che gioca su un doppiosenso pornografico ha ottenuto un’attenzione largamente superiore a quella prevista dai suoi stessi ideatori. Chi la contesta sostiene che offende il comune senso del pudore e che crea una falsa analogia tra sesso orale e fumo.

La Francia(1) ha vietato da tempo il fumo nei caffè, nei bar e nei ristoranti. Ciò nonostante, secondo l’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, il vizio è ancora in aumento tra i giovani in Francia, cosa che, secondo la l’organizzazione anti fumo Droits des non-fumeurs(2), giustifica pienamente la campagna.

Lo slogan è abbastanza blando: “Fumare è essere schiavi del tabacco”, ma è accompagnato dalla foto di un uomo adulto visto di lato, mentre spinge verso di sé la testa di una ragazza adolescente. Gli occhi della ragazza sono a livello della cintura e guardano verso l’alto con paura. La sigaretta sembra emergere dai pantaloni dell’adulto come un fallo. Due altri annunci mostrano ragazzi nella stessa posizione. L’adulto, in questo caso, indossa giacca e orologio.

Marco de la Fuente, vice presidente della BDDP & Fils, la società pubblicitaria che ha creato la campagna, ha detto che gli annunci non sono stati progettati “per piacere o per scioccare la gente, ma per indurre un cambiamento, per riportare in evidenza un fatto di cui non si parla abbastanza e che minaccia i giovani.”.

Secondo l’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, tra il 2004 e il 2007 e il 2008 e il 2009, la percentuale di fumatori tra i quattordicenni francesi è salita dal 5 all’8 per cento: tra i sedicenni dal 14 al 18 per cento. Un quarto dei diciottenni fuma ogni giorno.

Il signor de la Fuente ha dichiarato: “Prima si inizia a fumare e maggiore è la dipendenza, ma i giovani pensano di essere invincibili. A loro piace flirtare con il pericolo.” Ha poi aggiunto che i giovani vedono il fumo come un simbolo di emancipazione, un passaggio verso l’età adulta e un atto “trasgressivo “. Gli annunci, ha detto, cercano di convincerli che il fumo è “un atto di ingenuità e di sottomissione.” Ha continuato: “Non possiamo essere tiepidi su questo argomento, dobbiamo colpire duramente. Stiamo lavorando contro anni di mito, basato sul cinema e le star hollywoodiane, e lottiamo con zero euro”.

La reazione sul sito web della Droits des fumeurs non è stata univoca. Ad esempio, un commento recita:”La campagna banalizza gli abusi sessuali – peggio ancora, implica senso di colpa da parte dell’abusato”.

Florence Montreynaud, presidente di La Meute des Chiennes de Garde(3) che si oppone al simbolismo di violenza sessuale nei film e nella pubblicità, ha definito l’annuncio “insopportabile” e ha detto “ciò che più sconvolge è la banalizzazione della violenza sessuale “.

Montreynaud ha affermato di essere una femminista e membro di lunga data di Droits des Non-fumeurs. “Ma è terribile rappresentare in pubblico questo tipo di immagine limitata alla pornografia”, ha aggiunto. “Sono costernata. Si tratta di mancanza di fantasia. Quando le persone non hanno idee usano corpi femminili.”

Nadine Morano, segretario di stato per la famiglia, nel corso di un’intervista a Radio Monte Carlo, ha affermato che è sua intenzione arrestare la campagna avendo trovato il simbolismo intollerabile. “Si può tentare di scioccare parlando di fumo, non mi dà fastidio, ma ci sono altri modi per impostare una campagna”.

Il presidente della Droits des non-fumeurs, Gérard Audureau, ha detto che la campagna è stata avviata dopo che un campione di studenti delle scuole superiori a cui era stata mostrata l’aveva accolta favorevolmente. Per diciotto anni, ha detto, “ne abbiamo parlato gentilmente, riferendoci all’aspetto sanitario dei danni polmonari, ma i giovani si sentono invincibili, immortali.” Il quotidiano Le Parisien riferisce una sua affermazione: “Utilizzare il sesso è un modo per ottenere la loro attenzione. E se è necessario scioccarli, sciocchiamoli. ”

Bertrand Dautzenberg, presidente dell’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, ha messo in dubbio la validità della campagna. Secondo Le Parisien, avrebbe affermato: “Questa campagna spaventa gli adulti, non i ragazzi.”

Traduzione ed adattamento dell’articolo di Steven Erlanger

French Ad Shocks, but Will It Stop Young Smokers?

pubblicato sul New York Times del 24 febbraio 2010

Note
  1. come l’Italia N.d.T. []
  2. diritti dei non fumatori []
  3. la Muta dei Cani da Guardia []
Fine delle Note

Non Mandate i Figli all’Università. Imparateli Mariuoli

12 marzo, 2010 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, latest

Non mandate i figli all’università. Insegnategli a fare i ladri. E’ questo l’originale slogan con il quale i dipendenti dell’Informatica Telecomitalia, in procinto di intraprendere il tempestoso viaggio di una cessione di ramo d’azienda, aprono un volantino con il quale cercano di far conoscere il loro comprensibile timore per una procedura che, in Italia, è diventata un modo trasversale ed indiretto per ridurre drasticamente il personale. Cosa piuttosto evidente anche se si nasconde dietro il disputabile italiano di termini dal sinistro eufemismo quali “efficientamento“. (Il correttore automatico è praticamente andato in tilt su questa parola. Ho dovuto far ripartire il computer).

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1096

11 marzo, 2010 di dellefragilicose  
Archiviato in Cuore di Tenebra, MenteCritica, latest

L’11 marzo del 2007 usciva il primo pezzo di MenteCritica. Da allora sono passati 1096 giorni. 1096. Li sento tutti, dal primo all’ultimo, su queste vecchie ossa.
Il progetto era nato per dare un indirizzo collettivo e razionale ad una specie di violento delirio solitario al quale mi ero abbandonato per sfuggire alla tentazione di ripristinare antichi costumi e ridare forma letale alla mia rabbia.

Dal punto di vista della socialità, MenteCritica è stata un fallimento, inutile negarlo. Su queste pagine ha scritto il meglio della rete, veri e propri artisti il cui ego si è dimostrato, quasi sempre, direttamente proporzionale al grande talento(1). Le persone le cui potenti qualità espressive sono accompagnate da una sincera e disinteressata passione civile non sono tantissime, spesso non hanno molto tempo a disposizione e, probabilmente, hanno già partecipato a progetti collettivi ricavandone un’impressione deludente.

Prima che queste pagine, che per merito o fortuna avevano raggiunto la ribalta nazionale, si trasformassero in una sorta di passerella espositiva, ho dovuto prendere delle decisioni che sono costate molto a me e a MenteCritica. Ormai è fatta, alla via così.

Da un punto di vista personale, invece, MenteCritica è stato uno strumento straordinario per la mia crescita intellettuale. Non c’è stato uno di questi 1096 giorni nel quale io non abbia dedicato un po’ di tempo a questo sito.

Volente o nolente ho dovuto conoscere persone, ascoltare storie difficili, leggere, studiare, approfondire centinaia di argomenti nei campi più disparati: politica, economia, lavoro, diritti, salute, scienza, arte. Ho dovuto cercare riferimenti, fonti, verificare informazioni e scovarle nei meandri più nascosti della rete.

Lentamente, MenteCritica ha assunto il ruolo di un vero e proprio percorso di studio che ha fatto di me una persona più completa avendo unito alla preesistente esperienza e alla competenza accademica la formazione necessaria a rendermi un cittadino critico e consapevole.

Col passare degli anni mi sono accorto che intorno a me la percezione del tempo è radicalmente cambiata. L’esperienza di un uomo comune che oggi ha settant’anni è praticamente inutile. Per la maggior parte della sua vita non ha potuto nemmeno immaginare la rete informativa planetaria, la telefonia personale e la pervasiva potenza del calcolo automatico. Nello stesso tempo quanti di noi pianterebbero degli alberi e li curerebbero per tutta la vita sapendo che i primi frutti potranno essere colti solo dai propri nipoti?
Sembra che in questo Paese si sia persa la percezione della profondità temporale dell’esistenza e che passato e futuro siano collassati in un unico, eterno presente.  I giorni si succedono come fotogrammi di una pellicola sulla quale si imprime una sola ed unica data, oggi. Nessun ricordo di ciò che è stato, nel bene e nel male, e nessun programma per ciò che sarà.
L’esperienza mi ha insegnato che ciascuno di noi si sente eletto nei confronti del destino. Sono gli altri a perdere il lavoro, gli altri ad andare in ospedale, gli altri a scontrarsi con la cieca ferocia del caso, gli altri a morire. E’ come se si avesse l’assurda certezza che certe cose a noi non possono succedere e che, quando verrà il nostro turno, proprio per noi sarà fatta un’eccezione. La realtà è che se solo per un attimo smettessimo di guardare il film, ci accorgeremmo che a noi è già successo e che sicuramente accadrà ancora di trovarci di fronte a cose che non siamo in grado di affrontare e che ci espongono alla mercè di una comunità sociale che non esiste più.
La verità fondamentale è che da soli non siamo nulla. Nessuno di noi, nemmeno il più ricco o il più forte, può fare a meno degli altri e la degenerazione del paese in cui si vive diventa la corruzione e la consumazione del nostro stesso corpo e della nostra stessa vita.
Le ragioni per le quali la comunità nella quale siamo nati si è dispersa sono tante. Il mondo, come già detto, è diventato diverso. Le culture e i popoli tendono a confrontarsi e nessuno può pretendere che tutto sia uguale a quello che si vede in “Poveri ma Belli”.  Però, la mia impressione è che in questo processo la nostra identità sia andata perduta e questo non consentirà mai nessuna integrazione perchè se una cultura non esiste più, non può integrarsi con le altre, può solo disperdersi ed essere dimenticata. Per sempre.
La prova è che il confronto civile delle idee non esiste più. La rissa e le urla hanno sostituito il dibattito e l’esposizione degli argomenti in televisione e sulla stampa. Il nostro Paese si è trasformato in un unico immenso stadio dove gruppi di ultrà si scontrano tra loro per motivi incomprensibili e dove la violenza cieca e brutale è l’unico strumento di confronto.
E’ per questo che io e i miei amici abbiamo voluto MenteCritica. Io conosco il mio passato. Non tutto quello che ho scritto mi piace e sono sicuro che avrei potuto trovare modi miglior per dire quello che penso, ma l’ho scritto ed ho accettato il confronto civile con tutti. Gridare in televisione o litigare allo stadio vuol dire dimenticare ciò che è stato e precipitarsi nel futuro come farfalle impazzite. Se esiste una soluzione al nostro problema non è a Roma. Il nostro futuro, la pace nella quale vivranno i nostri bambini sono scritti nel cuore di ciascuno di noi. Ognuno ne possiede un pezzetto e litigare e rifiutare il confronto vuol dire rinunciare a quel pezzo di verità.  Su MenteCritica diciamoci tutto, ma diciamocelo in modo da capirci.  Le regole sono semplici, leggetele. La squadra per la quale tifate non ci interessa, le vostre opinioni personali sì.
E parliamo, solo per un attimo, del futuro. Ho titolato questo editoriale “Cronache Crepuscolari”. Uno dei miei desideri più grandi sarebbe che, trascorso il tempo necessario, ne potessi scrivere un altro riferendomi, questa volta, alla luce della nascita del giorno che ha lo splendido colore del principio.
E se questo non sarà, speriamo che il destino sia clemente con ognuno di noi.

Sono queste le parole con le quali tre anni fa ho inaugurato queste pagine. Rileggendole mi rendo conto che la speranza è stata mal riposta. Il destino non è stato clemente. La rete offre grandi opportunità, ma gli italiani della rete sono afflitti dalla stessa mediocre litigiosità di quelli della televisione dei quali, ben lungi da distinguersi, finiscono per scimmiottare, in maniera dilettantesca, parole, atteggiamenti e slogan.

Anche per questo, oggi vivo più solo di allora, in un paese peggiore che  non credo si possa più cambiare solo con le parole. Sono di tre anni più vecchio, il lavoro va male, anzi malissimo e dello splendido colore del principio non c’è traccia perché al crepuscolo è seguita, come c’era da attendersi, la notte.

Mi rimane la consolazione di non dovermi contentare delle sole mani nude. Ho quel che serve per rendere la vita difficile a chi toccherà venire a prendermi e lo so usare bene.
Non me ne andrò in silenzio nella notte.

Questo è sicuro, maledettamente sicuro.

Note
  1. Escluderei me. Il mio ego prevale largamente sul talento, non tanto per dimensione dell’ego, quanto per scarsità di talento []
Fine delle Note

Abbecedario Italiano

10 marzo, 2010 di redazione  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Prepara i tuoi bambini al loro futuro di cittadini italiani con l’abbecedario di MenteCritica. Per ogni lettera, una parolina ed un disegno che servono per imprimere nella mente dei bimbi il concetto associandolo alla letterina. Stampa l’abbecedario e fai colorare le figurine.
Buon divertimento bambini e dite grazie a mamma e papà per avervi procurato un gioco così bello ed un futuro così splendente.

Non adatto ai bambini di età inferiore a tre anni.

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Lo Status Quo: Quando L’eccezione Si Fa Regola

L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta una lacuna evidente: mentre l’art. 62 del T.U.E.L.(1) obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale, la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali(2).

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Note
  1. Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali []
  2. oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche []
Fine delle Note

Aboliamo le Elezioni: la Buffoneria Sintomo di Regime

L’arroganza, l’ignoranza, la superficialità, la buffoneria, che è dimostrazione autentica che il sistema è diventato regime, ergo: antidemocratico, hanno prodotto l’esclusione delle liste da presentare per le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia.

A Roma, non sono state presentate nei tempi previsti dalla legge. Evidentemente, la predisposizione delle liste elettorali nel centro-destra dev’essere stata un’operazione particolarmente complessa. Sarà rimasta esclusa qualche zoccola, qualche cognato, qualche pluri-indagato e la documentazione rifatta più volte sotto, sopra, è giunta in ritardo in Tribunale.

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Vicende Vissute. Una Partita Iva Racconta

Ciao! Sono una partita iva, evasore per definizione, single, nel senso di felicemente ditta individuale.  Sono stata una società anch’io, fino al 1995, quando  ho rilevato  i debiti e i crediti e liquidato la quota all’ex socio.   Avevo mille problemi e poco tempo e quindi affidai la contabilità alla consulente. A novembre del ‘98 arrivò una bella comunicazione: c’era a mia disposizione il credito Iva della società.
Nell’agenda del ‘99 che può andare benissimo quest’anno, al posto di marcare le entrate e le uscite scrivevo:

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Donne

Donne. Tu non puoi nemmeno immaginare quante storie si imparano semplicemente prestando attenzione ai discorsi tra donne alla fermata dell’autobus.

Le modelle incastrate nel loro corpo magrissimo che insieme è prigione e libertà, perché ingrassare di un chilo significa dover accettare un lavoro al call center a 1000 km da casa.

Le impiegate inchiodate alla scrivania a far un lavoro inutile, mentre a casa il bambino sta con una baby sitter scocciata perché non può avere bambini ed odia quelli delle altre, ma deve occuparsene perché la madre separata non può mantenerla all’università, dove lei volentieri rinuncerebbe ad andare, preferendo un futuro da velina, ma non può nemmeno sognare di fare la velina, perché da sempre le hanno insegnato che le veline sono immonde, ed invece loro sono quelle che hanno meno colpa di tutte, la colpa e di chi le spoglia in televisione perché c’è qualcuno che le guarda.

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Decreto Interpretativo: I Prossimi in Programma

Decreto Interpretativo sulle sentenze passate in giudicato
Il Consiglio dei Ministri, riunito in seduta plenaria e presieduto da S.E. Dr. Silvio Berlusconi, all’unanimità dispone quanto segue: interpretando opportunamente le norme vigenti si deduce che una sentenza di colpevolezza la cui pena non possa essere comminata perché il reato è caduto in prescrizione va interpretata e, di conseguenza, definita “assoluzione”.

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Decreto Interpretativo: Le Regole Fatte in Sartoria

Tira tardi il Consiglio dei ministri, per varare in 35′ un decreto interpretativo che dà il via libera alla candidatura di Formigoni in Lombardia e alla lista del Pdl nel Lazio. [...]
In sostanza si prevede che nel valutare i termini di presentazione delle liste ci si basi anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si possa dimostrare di essere stati presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo punto prevede che possano ricorrere al Tar le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al Tar solo dopo il voto. Il quarto punto precisa che queste norme si applicano alle prossime elezioni. I primi due punti dovrebbero permettere di aggirare le irregolarità per la lista Pdl nel Lazio e per quella Formigoni in Lombardia.
La traduzione pratica? La fa il responsabile del Pdl laziale: “Possiamo dimostrare di essere stati presenti in Tribunale, dunque lunedì ripresentiamo le liste”. Parla il ministro Maroni. “Queste approvate sono norme interpretative. Non c’è nessuna modifica della legge elettorale, nessuna modifica delle procedure in corso, nessuna riapertura dei termini”, dice Maroni nella conferenza stampa, di fatto sottolineando che non è stata presa in considerazione l’ipotesi di una proroga dei termini della presentazione delle liste, già scartata ieri dopo l’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio.
“Le norme vigenti non sono modificate – spiega il titolare del Viminale – ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l’interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. E’ lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no”. [...]

E poco più di un’ora dopo il suo varo, il presidente della Repubblica ha emanato il decreto legge salva-liste. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera al decreto una volta verificato che il testo – spiega il Quirinale – corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.(1)

Questo è uno dei casi nei quali alla cronaca c’è poco da aggiungere. Probabilmente la questione della presentazione delle liste non è un incidente democratico, ma solo la dimostrazione dell’arroganza e della sicumera con la quale la classe politica italiana, quella responsabile della fesseria e quella che ora sbraita, trattano la legge e le regole democratiche.

Elettore Italiano in mentre esercita il suo diritto

Silvio Berlusconi afferma «Abbiamo dato un’interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto». E se l’interpretazione è quella di Berlusconi, possiamo stare tranquilli. L’ordine, la legge ed il diritto italiano sono in cassaforte.  Non si segnalano dichiarazioni del “poliziotto buono” , Gianfranco Fini. In certi casi è meglio tacere.

Ho il sospetto che questa novità del decreto interpretativo sarà una piacevole ricorrenza nei prossimi mesi. Mi accusi di una cosa? Non hai capito bene la legge, vieni qui che te la interpreto io. Questo candidato ha ricevuto meno voti in questa regione? Non ha compreso appieno la volontà degli elettori, aspetta un attimo che te la interpreto io.

Con Berlusconi che ci fa da interprete non abbiamo più bisogno di vedere o di ascoltare. Possiamo chiudere occhi e orecchie, spegnere il residuo di cervello che è sopravvissuto alla sua televisione e porci docilmente proni, perché, per chi non lo avesse capito, a Berlusconi non è la nostra faccia che interessa.

Un paio di domande la riservo ai miei connazionali che sostengono questo stato di cose col loro voto, perché ce ne sono e ce ne sono tanti.
Cari connazionali, non sembra anche a voi che per vincere una partita stiamo distruggendo il gioco? Cosa rimarrà a voi e a noi dopo che Berlusconi volerà, sazio, in cielo?

Note
  1. fonte []
Fine delle Note

Crisi Economica: Lacrime, Sudore e Sangue, ma non per Tutti

La mia competenza di economia è minima. Non potrei sostenere un discorso serio. Mi limito a chiacchierare come se fossi al bar a prendere un caffè con gli amici. Perdonatemi.
Iniziamo con un racconto, reale.

X ha poco più di cinquant’anni. Suo padre, un contadino lucano si trasferì a Napoli negli anni cinquanta per combattere l’estrema indigenza nella quale versava la sua famiglia. Nella città trovò un lavoro fisso ed ebbe sei figli. Il papà di X, poi, sì ammalò gravemente, perse il lavoro e la famiglia fu sostenuta dalla madre che faceva la sarta. Ciò nonostante, X oggi ha due figli che studiano, è un bravo musicista, ha una importante laurea tecnica ed un lavoro dignitoso equamente retribuito.
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Madrid si Chiede: Dove Va l’Italia?

Ai primi di febbraio, i magistrati di Firenze hanno scoperto una rete di favori economici e sessuali ascrivibili ai vertici della Protezione Civile, una delle poche istituzioni che ancora godevano di prestigio nell’Italia di Berlusconi. Non è stato l’unico delle ultime settimane. Infatti, la procura anti-mafia di Roma ha ordinato l’arresto per riciclaggio di denaro di 56 persone, alcune con responsabilità di pubblico ufficiale. Nell’ambito di queste indagini è emerso, infine, che uno dei senatori del partito del Primo Ministro, Nicola Di Girolamo, è stato eletto in modo fraudolento, con l’aiuto della mafia.
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Arbitrato Al Posto del Giudice: In Pericolo l’Articolo 18

Giunge oggi, in colpevole ritardo, l’attenzione dell’informazione mainstream(1) sul disegno di legge 1167-B di cui ci siamo occupati su MenteCritica oltre due mesi fa in un articolo dal titolo colorito, ma molto esplicativo: Sotto, Sotto, Mentre Parli del Complotto, Io ti Fotto l’Articolo 18.

Il quotidiano on line che ne parla è La Repubblica, che apre la sua edizione web proprio con questa notizia, anteponendola addirittura alla vuota quanto insipida querelle sulla presentazione delle liste PDL nel Lazio e nella Lombardia.

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Note
  1. definizione []
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Liste PDL Escluse in Lazio e Lombardia: A Londra se ne Ride

3 marzo, 2010 di redazione  
Archiviato in Oltre il Confine, Rassegna Stampa, latest

Silvio Berlusconi sfoga la sua furia contro i “dilettanti e gli idioti” che lo circondano, dopo che il suo partito è stato escluso ieri da due delle più importanti elezioni regionali di questo mese per non aver presentato le liste elettorali in tempo. A meno di uno sblocco in appello, Il Popolo della Libertà (PdL), partito del Primo Ministro, non sarà in grado di partecipare alle elezioni nel Lazio, la regione intorno Roma, e in Lombardia, il prato di casa Berlusconi, a causa di ciò che i media descrivono come una “commedia degli errori” .

Le elezioni sono state viste come un test sulla popolarità in declino di Berlusconi, tra scandali sessuali e le accuse sempre maggiori di corruzione. Nel Lazio, Alfredo Milioni, un funzionario del PdL, non ha rispettato il termine per la consegna della lista di partito, prima presentandosi troppo presto e poi troppo tardi. Arrivato presso l’ufficio elettorale con mezz’ora di anticipo, se ne è poi allontanato e ritornato 15 minuti dopo la scadenza ultima di mezzogiorno. Il signor Milioni ha offerto una serie di spiegazioni per la disavventura: secondo alcune si è allontanato per un panino. Secondo altre, era andato a controllare la figlia in attesa in macchina, che “era febbricitante”. Secondo un’ultima versione era andato a recuperare i documenti elettorali mancanti. Altre voci riportano che il partito ha superato il termine di consegna a causa di dispute interne sulle persone da presentare.

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