Dalla Crisi Del Cinepanettone Un Nuovo Immaginario?
12 febbraio, 2012 di redazione
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Un benevolo lettore mi ha chiesto, in riferimento alla crisi del Cinepanettone che si è avuta nello scorcio finale del 2011, se ciò potesse rappresentare la crisi di un certo tipo di immaginario collettivo e/o la riproposizione di uno nuovo. La domanda merita una risposta approfondita. Perché è del cinema la facoltà di evocare quegli scenari della fantasia, fatti di immagini, situazioni, personaggi/personalità che incarnino, in maniera più o meno approfondita e coerente; in modi più o meno consapevoli idee collettive “vissute”, su cui si “ritrovino gli spettatori, come testimoni del loro presente storico; di cui facciano propri nei loro comportamenti quotidiani, più o meno conseguentemente, i valori da quelle immagini sottese. Quello che chiamiamo Immaginario collettivo.
Sanremo e Isola dei famosi: Finalmente! E’ Questa la tv Pubblica che Vogliamo!
17 febbraio, 2011 di Zag c
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Ieri dalla Venturi ha telefonato il dg della Rai pubblica. Ma ha subito messo le mani avanti! Io non mi dissocio ne’ dal modo con cui stai conducendo il programma, ne’ dai contenuti . Questa è la tv che voglio!. Non virgoletto perché questo più o meno il succo del discorso. La tv pubblica che vogliamo è L’Isola dei Famosi. La tv che vogliamo è quella in cui ogni argomento politico o di cronaca lo si può commentare o approfondire solo ogni otto giorni, come il pagamento delle pizza fritte a Napoli: “mangi oggi e paghi fra otto giorni”. E non basta! La tv che vogliamo è quella in cui per ogni argomento devono esserci le due tesi contrapposte (e poi perché solo due? e se ve ne sono più di due di tesi quale fra le tante scegliere? Non si capisce!) e addirittura per alcune trasmissioni vi devono essere due conduttori che per cultura (uno studi classici ed uno tecnici…) devono essere diversi e contrapposti.
Anche qui vale l’obiezione della dualità come unicità del contraddittorio. E qualcuno ha obiettato “ma perché tanto casino! Non è meglio dire, e facciamo prima, che trasmissioni di approfondimento e di cronaca politica in una televisione pubblica non ci devono essere?” Gad Lerner si frega le mani. Più va avanti in Rai questa cultura più il mio programma raccoglie ascoltatori! Fanno miglior figura coloro che si arzigogolano in argomentazioni e intrecci dialettici ed ingarbugliati e facciamo prima.
Presto e subito.
Togliamo ogni velo e diciamola la verità Ma dov’è il problema? Perché non dire apertamente, francamente che il modello di tv pubblica è quella rappresentata dal Grande Fratello, da L’isola dei Famosi e sopratutto dall’ evento degli eventi il “Festival di Sanremo!” In fondo la tesi non è “è questo che vuole il pubblico”?
E allora dov’è il problema! Quest’anno poi è al passo con i tempi! Conduce Gianni Morandi che voleva come sigla Faccetta Nera, ma accanto a Bella Ciao! Vi sono poi le veline Belen che alla conferenza stampa non sapeva che milioni di donne e uomini in Italia e in vari paesi del mondo avevano manifestato per la dignità della donna (mentre Luca e Paolo suggerivano sottovoce) accompagnata dalla Canalis (non eccezionale come attrice, conduttrice, come testimonial di spot, ecc ecc ) la quale ha candidamente detto che lei non aveva partecipato e non condivideva la manifestazione. Per lei è giusto che le donne siano trattate e considerate solo come corpo e sopratutto se lo mettono in vendita. Il talento, le capacità intellettive è meglio non averle.
Lei è un esempio su misura! D’altro canto si sa. le donne belle non hanno e non devono avere cervello! Di Paolo e Luca sorvolo. Mercenari nel mondo dello spettacolo, ma bravi perché appunto sanno interpretare con piena convinzione tutti i ruoli da quelli più impegnati dal punto di vista culturale a quelli più impegnativi del culturame nazional-popolare. Alcuni si sono ribellati a questo ciarpame (). ma è poca cosa! La tv che noi vogliamo è questa. E poi ci stupiamo del degrado civile, morale, politico in cui ci troviamo! Diciamo che i politici sono altro rispetto alla maggioranza degli italiani?
O ne sono lo specchio, il riflesso del paese?
, il botta e risposta di Masi e Aldo Grasso sulla telefonata all’Isola dei Famosi
Masi
Ho già espresso in più occasioni la stima e il rispetto che nutro nei confronti di Aldo Grasso, ma questa volta sono in totale disaccordo con il suo commento sull’Isola dei famosi. Non perché mi riguarda personalmente, ma perché – a mio avviso – è ingiustificatamente miope. La telefonata che ho fatto in diretta a Simona Ventura, peraltro durata meno di un minuto, è stata dettata da due motivi:
1) da una ovvia cortesia aziendale sollecitata in questo caso, nella mia visione, da una serie di attacchi ingiusti e faziosi ricevuti a priori dalla conduttrice del programma per le scelte fatte,
2) per evidenziare le procedure della Rai in tema di trasparenza del televoto; tema particolarmente delicato, in quanto al centro di polemiche anche per quanto riguarda il Festival di Sanremo; il mio intervento si era reso infatti obbligatorio – e sottolineo obbligatorio – da un provvedimento dell’Autorità Antitrust comunicatoci formalmente pochi minuti prima dell’inizio della trasmissione e chiaramente evidenziato dalle agenzie di stampa nella stessa serata e il giorno successivo.Mi consenta poi due considerazioni finali. La prima è che non credo che l’episodio in sé meriti particolare attenzione, ma se lo si fa forse sarebbe stato meglio vedere la questione nella sua interezza. La seconda è che le mie letture giovanili (cito solo per esempio e per pura passione personale il Conrad di «Lord Jim», il Mishima di «Confessioni di una maschera» e un pò tutto Dostoevskij) mi hanno insegnato, quando si è convinti e in buona fede, a metterci la faccia anche per sostenere qualcosa molto lontano dalle proprie radici culturali e professionali. Anzi forse proprio per questo. So che non è molto politically correct ma tant’è…
Mauro Masi (direttore generale Rai)
La risposta di Aldo Grasso
Gentile dottor Masi, spero che lei si renda conto che, grazie alla sua telefonata, L’isola dei famosi è la prima trasmissione a ricevere in diretta la benedizione della direzione generale. Il servizio pubblico non aveva altri programmi da indicare come modello virtuoso? (a.g.)
Monicelli: In Morte d’un Eretico
30 novembre, 2010 di Daniela Tuscano
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La carnosità e la carnalità. La risata, anzi, la risataccia, sapida, polposa, sgangherata. E secca. Secca, sì, affilata, tagliente e schioccante come frusta. Due opposti che si fondevano, nella maschera cisposa di Mario Monicelli. Un italiano aristocratico. Ribelle con una causa. Umanista. Umanesimo “minoritario”? Andiamoci piano. Monicelli discende direttamente dalle costole di Donatello, di Verrocchio e, ovviamente, di Machiavelli. Ma, sotto alcuni aspetti, traluce in lui qualche eco dell’Adriano di Yourcenar, non quello degli ellenistici languori, certo, ma il lucido intellettuale senza dio, il camminatore di sterrati solatii, solo, spettrale, dinoccolato ma umile. Che a quell’humus, a quella terra, torna, perché questo è il suo unico destino, e se ne riappropria e se ne ricongiunge. Non il superuomo che si fa divino, ma l’uomo snudato, che ci conficca lì, sgomberandoci d’illusioni consolatorie e meschine. Che ci rinfaccia la nostra solitudine immensa, e lo fa con la sgarbatezza rude dell’amore autentico, privo d’alibi. E l’amore sempre ferisce.

Lo rivedo avvolto in un cappuccio rosso, d’un rosso pontormiano, e mi rimanda a un’altra immagine a me nota: l’Autocamaldolese del romano Walter Lazzaro, il pittore dei silenzi sospesi, della vita che si umanizza nell’oggetto. Ma l’occhio di Monicelli è ridarello, alchemico, pazzo; quel suo ritratto è bestemmia, l’ultima burla alla mistica truffaldina. Pochi giorni fa manifestava contro i tagli alla cultura; e ieri s’è gettato nel vuoto, da una finestra, scegliendo, per sopprimersi, la maniera più vorticosa, straniante, diremmo: urlata, fottuta. Mi par di vedere quel volo, negli stessi occhi allucinati e folli, nell’ellisse sghemba d’un Pinocchio rimasto ligneo, quindi estraneo a codici e regole. Un estremo grido d’anarchia e d’amoralità. Monicelli ha voluto lanciarci la sua sfida suprema, martire di quella laicità che in Italia non ha mai avuto dimora. E per l’assenza della quale siamo privi di religione, e pervasi di clericalismo.

L’abbiamo sfregiato noi Monicelli. Noi, nella vigilia di Natali dolciastri, spumeggianti di rotondità vuote, e l’abbiamo appiattato là, su quel volgare cortile d’ospedale, disusato, distrutto. Ne abbiamo scardinato l’anima, perché non la potevamo contenere. La morte di Monicelli ci asciuga delle ideologie senza cuore. Ma non ce ne accorgeremo. E proseguiremo a vegetare, in quest’Italia incollata alla sua plebea atemporalità.
Una Donna Normale
7 giugno, 2010 di Daniela Tuscano
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Il ricordo è nitido e fulminante. Anno 1973, su tutte le locandine svetta Malizia, con una procace ragazza su una scala a pioli, sorpresa nell’attimo in cui scopre un reggicalze nero e, più sotto o più oltre…
Era lei, Laura Antonelli. E lui era Alessandro Momo: il giovanotto sedotto che avrebbe girato con la sensuale attrice istriana un altro film dal titolo ammiccante: Peccato veniale. Laura Antonelli era una bella pesca dagli occhi rinascimentali. Avrebbe fatto la gioia dei pittori pompieri di fine secolo.

Nulla di complicato e di decadente in lei. Era nata a Pola, ma restava così floreale, squisita, italiana fin nelle rotondità del seno generoso e florido. Succosa, la classica figlia-madre-amante. Anche di Alessandro Momo, suo partner nel film che la lanciò, ho un ricordo abbacinato: come la sua carriera.
Il NeoNeorealismo
16 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
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Anni fa, a raccontare la società italiana nelle sue meschinità, ma anche nella grandezza d’animo dei singoli è stato il cinema. Prima il neorealismo con le indimenticabili scene di “Ladri di Biciclette” , “Bellissima”, “Il Ferroviere” e tanti altri titoli. Poi la commedia all’italiana. “I soliti ignoti”, “Una vita difficile” e “Divorzio all’italiana”, solo per fare qualche esempio, hanno disegnato un quadro vivido ed indimenticabile degli italiani del dopoguerra e del boom economico. Tanto di cappello, ancora oggi, a chi fu capace di tanto. Poi il cinema italiano è diventato quello che è. A parte inevitabili e lodevoli eccezioni, ci si è ridotti a parlare di Moccia e Muccino come fenomeni culturali. Amen.

Il Grande Reality Tre Anni Dopo
23 novembre, 2009 di Comandante Nebbia
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Dopo il successo dell’iniziativa che ha portato all’arresto di , grazie anche alla diffusione in rete del filmato dell’episodio, sembra che , la cosa stia diventando una simpatica moda.
Vi invito alla visione di questo video diffuso dalla questura di Varese:
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Sette Anime
1 febbraio, 2009 di Fabrizio Gentilini
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Sabato sera mia moglie ed io siamo stati al cinema, dopo diverso tempo. E’ salita da noi la signora del secondo piano per stare con i bimbi, e noi… via.
Sapete: mia moglie è una donna, e come molte donne non pensa che a volte un uomo possa avere gusti diversi. Quelli degli uomini, più che gusti, sono … devianze, e quindi non soggette alle consuete regole di tolleranza. Diciamo che gli uomini in genere sono esseri che vanno rieducati. Per cui mi aveva lasciato due possibilità: Come Dio comanda oppure Sette anime.
In pratica come scegliere tra un pugno allo stomaco ed un fiume di lacrime.
Abbiamo scelto il fiume di lacrime.

All’uscita del cinema, stranamente, invece di sentirmi incazzato come un’ape e tirare giù tutti i santi, ero in un sereno stato di accettazione di ciò che avevo appena visto, mentre lei si sentiva sprofondata nella depressione più cupa (ironia della sorte).
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Niente Oscar a Gomorra, Colpa di Daniele Piombi
31 gennaio, 2009 di MrWolf
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L’ufficio stampa di certe case di produzione cinematografica e di alcuni scrittori particolarmente graditi al sistema informativo nazionale meriterebbe un premio speciale per la capacità di inventare storie che è un vero piacere leggere.
Leggendo questo articolo del si apprende che il film “Gomorra”, tratto dal libro “Gomorra”, scritto da Roberto Saviano, non sarebbe stato ammesso fra i candidati all’Oscar per il miglior film straniero a causa dell’ennesimo complotto.
Nonostante, almeno secondo quanto pensano regista e scrittore, Gomorra sia un film bellissimo e meritevole di ogni premio, sarebbe stato escluso dalla competizione perché la , la potentissima organizzazione che ogni anno decide del successo o del fallimento di centinaia di produzioni miliardarie, ha una vertenza legale in corso con Daniele Piombi per l’utilizzo improprio del termine Oscar in relazione ad un premio televisivo (sic).
Blade Runner Final Cut-zata
25 gennaio, 2009 di buscialacroce
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Alcune sere fa ho visto la versione final cut di , il signor Ridley Scott dice che è la versione migliore, ma secondo me sbaglia. .. Philip K. Dick perdonali perché non sanno cosa hanno fatto!
A mio modo di vedere la versione migliore è la prima, quella del 1982 con la voce narrante, la final cut sembra quasi un altro film e di bello rimane soltanto la mitica scena di , Roy Batty nel film, sotto la pioggia.
Visto che il film Blade Runner mi piaceva tantissimo mi sono informato sull’argomento ed ho scoperto il suo scrittore geniale, il dimenticato .

Nella trasposizione dal libro “” alla pellicola cinematografica sono sparite delle parti fondamentali.
Nel film non si capisce benissimo che sulla terra sono rimasti solo i più disgraziati definiti da Dick “cervelli di gallina” e cacciatori di androidi tipo Deckard, Harrison Ford, mentre i più ricchi se ne sono andati su altri pianeti.
Nel libro Deckard è sposato con una rincoglionita da tv e dal sistema che simula le emozioni, mentre nel film non vi è traccia di tutto ciò.
Il messaggio che Dick voleva lasciare era molto più profondo di quello che un semplice film di fantascienza può far passare.

Io da disabile sono stato sempre dalla parte degli androidi, i diversi, perché nel film gli umani pensano che solo loro hanno il diritto di provare sentimenti, tipo amare qualcuno e gli androidi che si ribellano devono essere ritirati (eliminati).
Se fossi un regista farei un film con il libro di Philip K. Dick, un precursore di Matrix, come spesso capita i geni non vengono mai capiti in vita e una volta morti gli altri si prendono la gloria e la fama, che avrebbero meritato persone tipo Dick.
Solo leggendo i libri di Philip K. Dick potrete capire il suo genio e non fatevi ingannare, la fantascienza non è letteratura di serie b è solo un mezzo per criticare questo mondo che, se continuiamo così diventerà inquinato, invivibile, senza animali reali proprio come Dick ha scritto.
« Io ne ho viste, cose, che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. » (Roy Batty da Blade Runner)
Queste parole non sono di Dick però mi piacciono lo stesso.
il vostro critico cinematografico Son Scassacazzi
…
2 gennaio, 2009 di redazione
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…
Nulla attorno: né suoni né luci.
Nessun orientamento, nessun pensiero, gli occhi aperti come chiusi, buio e silenzio.
Posizione eretta nella muraglia scura e inafferrabile d’aria immobile e indecifrabile.
Sorpresa.
Né vista e né udito in un’oscurità silenziosa, nessun segno di luce, nessun barlume; l’ipotesi
verosimile del coma e l’insolita speranza di uno stato comatoso più rassicurante del buio senza
spiegazione, senza vie d’uscita, senza vie di entrata.

Bogey
26 ottobre, 2008 di Fully
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Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l’inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le armi, durante la guerra.

La Classe Non è Acqua
19 ottobre, 2008 di Fully
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Chissà quante volte avrete pronunciato anche voi questa frase: “La classe non è acqua”. Ma allora, se non è “acqua”, vogliamo provare a definirla, questa “classe”?
Un Popolo di Coglioni
17 agosto, 2008 di Fully
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“In Italia non c’è un’opinione pubblica”
a margine (si dice così in intellettualese?) della presentazione di una sua retrospettiva al Festival cinematografico di Locarno.
Ho letto solo ieri sera tardi questa dichiarazione ed istintivamente mi è venuto di darmi una grattatina sul cranio (è quel finto prurito che in me segnala un momentaneo disagio).

Lodo Alfano: Sarebbe Cosa Buona e Giusta Se…
11 luglio, 2008 di CogitoergoVomito
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In un lodo (*) non riesco proprio a trovare nulla di male, e facendo quattro salti su google e sui vari motori di ricerca mi convinco sempre di più di ciò che penso. Infatti, cos’è un lodo? Un premio, un complimento, un vantaggio…. Tutte accezioni positive: quindi è una cosa giusta!
In un Paese perfetto, con un PIL perfetto, con un debito pubblico perfetto, con un numero di morti sul lavoro perfetto, con un numero di rom perfetto, con un numero di precari perfetto, il lodo Alfano sarebbe la legge giusta al momento giusto.
Premiare con un lodo le più alte cariche dello Stato, dei dipendenti pubblici, delle persone elette dal popolo che godano della stima e del rispetto di tutti i cittadini significherebbe grande maturità civica e grande rispetto per le istituzioni.
Parliamoci chiaro: se sono lì è perché – detta in soldoni – tu in teoria dovresti fidarti di loro, dovresti essere orgoglioso di essere rappresentato da loro e ti dovresti rispecchiare facilmente in loro e nelle loro idee. E invece, obiettivamente, il problema sono proprio loro.
Anzi no: è lui.

Il Divo: La Fisionomia Del Potere
4 giugno, 2008 di harlot
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“Col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili”
Osip Mandel’štam
C’è un uomo, ripiegato sulla scrivania. Spilloni gli circondano la testa, rimedi cinesi che affiorano dalla penombra come lunghi ed affilati puntelli per arginare l’emicrania. Quell’uomo è Andreotti. Questo film è Il Divo. Quell’emicrania è il potere.
Uno Shampoo nella Savana (In Ricordo di Sidney Pollack)
29 maggio, 2008 di Lexi Amberson
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Non ho visto They Shoot Horses, Don’t They?. I cavalli e la danza sono due tra le mie più grandi passioni. Associarle in qualche modo alla disperazione e all’idea della morte mi riesce incomprensibile, come leggere un ideogramma cinese. So che alla fine Jane Fonda si ammazza. Purtroppo solo nella finzione cinematografica.

Nel Nome del Padre
19 marzo, 2008 di diabolicomarco
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Gerry è il protagonista di una storia che difficilmente riusciamo ad immaginare ambientata in Europa, con attori europei. Un attentato terroristico che causa la morte di 5 persone e ne ferisce gravemente 65. L’opinione pubblica che esercita una forte pressione sul governo. Il governo a sua volta preme sulla polizia affinché giustizia sia fatta, e in fretta. Quattro giovani vengono ingiustamente accusati e costretti, sotto tortura, a firmare una confessione. Vengono condannati all’ergastolo. Guerra tra religioni, terrorismo, restrizioni della libertà. Gli ingredienti ci sono tutti. Questa è una storia dalla quale avremmo potuto imparare molto. L’attentato avvenne nel 1975. I quattro di Guilford vennero rilasciati nel 1989. Le scuse arrivarono per bocca di Tony Blair solo nel 2005.


