Media Mente Critica

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Rete4 non ha le pretese di una testata ammiraglia come Canale5 o RAI1 con i loro film in prima visione, i programmi di approfondimento e i grandi show del sabato sera. Né pretende di essere intellettuale come La7 e RAI3 o giovane, sincopata e a la page come Italia1. Rete4 è fiera del suo nullismo, del suo essere sospesa in un non spazio sonnacchioso e atemporale come quello di una foto dove tutti, vivi e morti, sorridono in eterno.

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Come chi mi legge sa, non ho simpatie particolari per una parte politica o per l’altra, al limite delle antipatie: la “destra” è disonesta, bugiarda e priva di senso dello stato - quanto di più lontano esista dalla destra storica, che è l’unica che gradisco - e sbandiera una liberalità che non esercita, mentre la “sinistra” è una farsa, una congerie di fantocci e complici che regge il sacco a chi lo riempie.
Chi mi legge sa che ho le idee abbastanza chiare su come gestire certe questioni, soprattutto sociali, e che sono un tecnico della comunicazione abituato a rilevare quello che allo spettatore casuale del copione chiamato informazione non appare evidente, ma che è lì e fa il suo sporco lavoro.
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Trovo che ci sia un’analogia tra due avvenimenti recenti: la pubblicazione su Internet dei redditi degli italiani ed il caso Schifani-Travaglio. Cos’è successo lo sapete tutti.
Nel primo caso sono stati resi disponibili con un click dati che potevano essere conosciuti da chiunque purché questo chiunque facesse una certa trafila e un po’ più di sforzo per ottenerli. Nel secondo caso, sono state portate all’attenzione di alcuni milioni di telespettatori notizie riguardanti il Presidente del Senato Schifani che erano fino ad allora appannaggio di poche centinaia di lettori di un libro che già le conteneva da tempo e che se ne erano rimaste tranquille (con poche eccezioni) negli scaffali delle librerie.
In entrambe le vicende, informazioni già altrimenti disponibili sono diventati “casi” per l’effetto di amplificazione dei media.

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E’ difficile fare a meno di notare l’attenzione mediatica che si è concentrata intorno a Roberto Saviano nelle ultime settimane. Proprio quelle che hanno preceduto la presentazione del film tratto dal suo libro.

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Molti hanno l’impressione che la Spagna, in questi giorni, abbia attaccato a tradimento l’Italia. Una specie di Pearl Harbour mediatica che ha colto di sorpresa la nostra flotta alla fonda nel porto di Taranto.
In realtà le schermaglie sono iniziate prima. Forse il primo colpo l’ha sparato proprio il Silvione nazionale con quella specie di arma impropria che è la sua linguaccia impertinente.

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Nel corso della videochat con il Corriere, fra le varie gaffe, Berlusconi sentenzia il secondo editto bulgaro: «Michele Santoro fa ancora un uso criminale della televisione». Non dissimile il parere del presidente della Rai, Petruccioli, nella nota letta nei TG:

«Ieri sera (trasmissione Anno Zero, 1° maggio, n.d.r.) Michele Santoro ha di nuovo messo il Servizio Pubblico Radiotelevisivo a disposizione di Beppe Grillo; il quale dagli schermi della Rai ha rivolto insulti inconcepibili e privi di qualunque giustificazione al Presidente della Repubblica, oltreché ad una personalità universalmente stimata come il Professor Umberto Veronesi. Il danno, l’umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili per la mia funzione e personalmente ne faccio ammenda e prendo impegno nell’ambito delle mie responsabilità a fare tutto il possibile per impedire che qualcosa del genere possa ripetersi».

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Allora non mi ero sbagliato, è proprio vero, avevo sentito bene, l’antiberlusconismo è nuovamente vocabolo usato ed abusato, una moda che ritorna in auge con energia rinnovata e con rinato furore. Anche oggi l’ho sentito pronunciare dozzine di volte da parte di giornalisti, politici, opinionisti vari.

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Fabio Fazio è buono e ci tiene a farlo sapere. Sorride sempre, ha il collo della camicia slacciato, porta quelle sottili cravatte anni 80 e, da come è conciato, ci si aspetterebbe che sotto la giacca abbia la camicia fuori dai pantaloni.
Tutti i suoi ospiti sono “eccezionali”. Le domande che Fazio fa sono congegnate per consentire all’ospite di mettere in mostra arguzia, bellezza, generosità, grande carriera internazionale. Ogni ospite ha un prodotto da vendere. Un libro, un film, un tour, la sua vita. E Fazio, mielosamente, ne decanta le virtù, ne mostra la copertina, ne incoraggia la fruizione in una profusione di glucosio puro che, per essere sostenuta senza andare in coma diabetico, richiede un’overdose di insulina.

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Il problema del download illegale di musica/film è di nuovo salito alla ribalta, con la decisione di rendere illegali anche i metodi usati per monitorare chi scarica o meno. Devo dire che la notizia mi ha lasciato sorpresa: finalmente un passo avanti! In occasione, ho deciso di dire la mia analizzando un po’ l’origine della “querelle”.

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A volte capita che alcuni libri (o fumetti, in questo caso) non vengano più ripubblicati e che si riescano a trovare solamente in qualche mercatino dell’usato. Un gran peccato, in realtà, perché di fronte alla miriade di libri inutili che vengono dati alle stampe ultimamente (Moccia docet), si potrebbe recuperare alcune perle del passato prossimo.

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