Media Mente Critica

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Quasi vent’anni fa il profetico Beppe Grillo, dal palco del teatro Ariston, durante uno dei tanti Festival di Sanremo, pronunciò la fatidica frase che da’ il titolo a questo post. Grillo si riferiva ai tanti programmi-verità dell’epoca (ben lontani dai cosiddetti reality di oggi), tipo Un Giorno In Pretura, che, pur mostrando episodi reali, per il semplice fatto di comparire in televisione inevitabilmente perdevano di verità, diventavano artificiosi.

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Per fare una cosa del genere, devi essere o un completo idiota o un grande genio. Devo ancora decidere. Perché in fondo il tentativo è di assoluto rispetto: cercare di vincere il pulitzer per la cronaca nera commettendo una serie di omicidi da raccontare su un quotidiano con dovizia di particolari, mentre la legge trova e condanna due innocenti al posto tuo, in un processo che hai seguito e riportato sempre sullo stesso giornale. Da Nobel per la Criminalità. Purtroppo non sei uno sbirro e la realtà non è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Calchi la mano e il buon DNA si presenta come un dolore rettale che lento t’invade l’orgoglio, costringendo i posteri a ricordarti come un grande genio dell’idiozia.

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L’informazione di regime italiana, quella che ha il compito di produrre la morbida ovatta nella quale avvolgere il nostro povero cervello affinché non corra il rischio di rompersi per il troppo stress, ha i suoi grandi cavalli di battaglia.

A Natale i regali, ad agosto l’esodo, in primavera i saldi, in questo periodo l’esame di stato.
Diciamo la verità, sentire ogni anno sempre le stesse cose annoia a morte, ma la faccenda degli esami di stato, in particolare, ha francamente e civilmente rotto le balle.

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Ricordate anche voi l’epoca oscura che afflisse questa nazione durante la cosiddetta “Seconda Repubblica”? Sono passati un bel po’ di anni da allora, anche se, tutto sommato, non tanti quanti se ne potrebbero immaginare guardando l’Italia di oggi e confrontandola con quella dell’epoca. Io ricordo benissimo quegli anni, ed anche il Governo che formalmente segnò la fine della “Seconda Repubblica”; mi riferisco ovviamente al secondo Governo Prodi, quello che tenne le redini della nazione dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008, quello che fu eletto con una maggioranza risicatissima e, secondo alcuni, grazie a presunti brogli elettorali.

Carro Allegorico Prodi

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Ha compiuto ottant’anni lo scorso 19 marzo, Hans Küng. Ma il piglio vivo e alacre con cui affronta la platea dell’Università della Bicocca sgombera subito il campo da equivoci: il primo volume della sua monumentale autobiografia, La mia battaglia per la libertà (Diabasis), non è un punto d’arrivo, e lui non intende “ricapitolare” nulla. “Mettere al centro l’idea di libertà - spiega l’illustre teologo - significa guardare avanti”. La vita, continua Küng, scrive sempre le storie più interessanti. E per questo le vicende che racconta sono vere. Uno scorcio manzoniano in queste parole e, forse, non potrebbe essere altrimenti. Squarci d’una religiosità severa, vissuta con austera passione, ma esigente e mistica.

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Rete4 non ha le pretese di una testata ammiraglia come Canale5 o RAI1 con i loro film in prima visione, i programmi di approfondimento e i grandi show del sabato sera. Né pretende di essere intellettuale come La7 e RAI3 o giovane, sincopata e a la page come Italia1. Rete4 è fiera del suo nullismo, del suo essere sospesa in un non spazio sonnacchioso e atemporale come quello di una foto dove tutti, vivi e morti, sorridono in eterno.

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Come chi mi legge sa, non ho simpatie particolari per una parte politica o per l’altra, al limite delle antipatie: la “destra” è disonesta, bugiarda e priva di senso dello stato - quanto di più lontano esista dalla destra storica, che è l’unica che gradisco - e sbandiera una liberalità che non esercita, mentre la “sinistra” è una farsa, una congerie di fantocci e complici che regge il sacco a chi lo riempie.
Chi mi legge sa che ho le idee abbastanza chiare su come gestire certe questioni, soprattutto sociali, e che sono un tecnico della comunicazione abituato a rilevare quello che allo spettatore casuale del copione chiamato informazione non appare evidente, ma che è lì e fa il suo sporco lavoro.
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Trovo che ci sia un’analogia tra due avvenimenti recenti: la pubblicazione su Internet dei redditi degli italiani ed il caso Schifani-Travaglio. Cos’è successo lo sapete tutti.
Nel primo caso sono stati resi disponibili con un click dati che potevano essere conosciuti da chiunque purché questo chiunque facesse una certa trafila e un po’ più di sforzo per ottenerli. Nel secondo caso, sono state portate all’attenzione di alcuni milioni di telespettatori notizie riguardanti il Presidente del Senato Schifani che erano fino ad allora appannaggio di poche centinaia di lettori di un libro che già le conteneva da tempo e che se ne erano rimaste tranquille (con poche eccezioni) negli scaffali delle librerie.
In entrambe le vicende, informazioni già altrimenti disponibili sono diventati “casi” per l’effetto di amplificazione dei media.

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