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	<title>MenteCritica &#187; Storia e Memoria</title>
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	<description>Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia</description>
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		<title>L&#8217;equità della manovra e l’irresponsabilità delle opinioni</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Sembra che la libertà d’opinione sia solennemente sancita dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino:      Nul ne doit être inquiété pour ses opinions, même religieuses, pourvu que leur manifestation ne trouble pas l’ordre public établi par la Loi. acceptée par le roi le 5 octobre 1789 Tuttavia il principio di responsabilità, Das [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sembra che la libertà d’opinione sia solennemente sancita dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino:</p>
<p align="right"><em>     Nul ne doit être inquiété pour ses opinions, même religieuses, </em></p>
<p align="right"><em>pourvu que leur manifestation ne trouble pas l’ordre public établi par la Loi. </em><em></em></p>
<p align="right"><em>acceptée par le roi le 5 octobre 1789</em> <em></em></p>
<p>Tuttavia il principio di responsabilità, <em>Das Prinzip Verantwortung</em>, un cardine dell’etica razionalista, prevede che l&#8217;uomo sociale debba ponderare le conseguenze delle sue scelte e dei suoi atti, dunque che debba risponderne, se non ad altri almeno al tribunale del tempo.</p>
<p>In effetti Luigi XVI, malgrado fosse vietato dalla Dichiarazione, fu malamente ghigliottinato di lì a qualche anno: probabilmente si pensò che la sua “opinione” monarchica potesse in qualche modo turbare l’ordine pubblico stabilito dalla legge.</p>
<p>Del resto, se si accetta il principio di responsabilità, che impone all’uomo sociale di valutare le conseguenze delle proprie scelte, perché non si dovrebbe applicarlo anche alle opinioni, ove queste possano produrre conseguenze altrettanto rimarchevoli?</p>
<p><span id="more-22958"></span>Il condizionale è d’obbligo perché, mentre i fatti sono fatti, le opinioni non hanno tutte lo stesso peso. I pareri di Perpetua non convinsero don Abbondio, che pure se ne pentì; <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-in-attesa-della-soluzione-zeta-uscire-con-il-piano-b/informazione/il-bello-della-politica/ilbuonpeppe/22972/" title="Default Italia: In attesa della Soluzione Zeta, Uscire con il piano B" >le opinioni di Monti stanno toccando dolorosamente le nostre tasche</a>, senza che ci sia dato di pararle con altre opinioni. Non nel senso che a noi manchino, ma nel senso che non hanno alcun valore.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/-8JJnEkk150k/Ttp7IiiGQvI/AAAAAAAACo4/duEIuqW6PEM/s400/puntale.jpg" alt="" width="400" height="377" /></p>
<p>Potendo bisognerebbe dunque distinguere le opinioni in funzione delle loro ricadute, che dipendono poco dal merito e molto dalla condizione di chi le sostiene. L’opinione che la proprietà sia un furto ha conseguenze diverse se a sostenerlo è Proudhon, Marx, o il signor Wurst. Così come ha un peso diverso se la Camusso lo dice in piazza San Giovanni davanti a un milione di persone, o al banco del pescivendolo mettendo mano al borsellino per pagargli le vongole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni i sindacati si sono recati da Monti per esporgli la loro opinione su come affrontare la crisi. La loro opinione, ridotta in soldoni, è che si debba mitigare la deindicizzazione delle pensioni e rimodulare l’ICI in funzione dei redditi, ricuperando i quattrini dall’evasione fiscale e dai patrimoni. Evidentemente nell’opinione dei sindacati evadere le tasse e possedere quattrini hanno in comune quell’odore di cacca del diavolo che obbligherebbe chi ne sia portatore non solo a darne conto, ma anche a pagarne pegno. Qualcuno potrebbe obiettare che percepire una pensione bassa non è titolo sufficiente per reclamare solidarietà sociale: molti dei pensionati al minimo non hanno versato un euro di contributi, qualcuno può essere il coniuge di un pensionato ricco, qualcun altro può essere ricco di suo. Mentre alcuni dei pensionati che guadagnano più di 1400 euro/mese, che pagheranno per loro, potrebbero essere in condizioni familiari e patrimoniali assai peggiori. Volendo perseguire fini di giustizia ridistributiva non sarebbe stato meglio legare l’indicizzazione delle pensioni alla situazione familiare? Sì, si potrebbe obiettare, ma molti di quelli che dichiarano un reddito modesto e un patrimonio inesistente, che godrebbero dell’agevolazione, in realtà poi non sono dei poveri ma solo degli evasori.</p>
<p>Forse per questo Monti ha deciso di accordare lo sgravio dell’IMU non per censo <a target="_blank" href="http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/12/i-figli-so-piezz-e-imu.html" >ma per stato di famiglia</a>: 50 euro a figlio, perché i figli non si possono nascondere come i patrimoni. Anche qui tuttavia si potrebbe obiettare che in questo modo si accorderà uno sgravio per ogni figlio al dottor Cazzolopone, che guadagna come dodici pensionati messi insieme. E allo stesso modo, quelli che pagano l’imposta di bollo sul deposito titoli, che è la minipatrimoniale che serve a sgravare l’IMU dei padri di famiglia, potrebbero lamentarsi che, per quelli come loro che hanno fatto le formichine per tutta la vita, è proprio un boccone amaro, tanto valeva spenderli quei soldi invece di risparmiarli.</p>
<p>Tutto questo solo per dire che le opinioni sono tutte discutibili, <a href="http://www.mentecritica.net/monti-i-taxi-e-linvidia-per-gilioli/cuore-di-tenebra/dellefragilicose/22936/" title="Monti, i Taxi e l’Invidia per Gilioli" >moltissime sono inutili</a>; solo poche, quelle di coloro che si trovano nella condizione di poterle imporre, producono effetti, tutti assolutamente criticabili; talvolta agli antipodi delle intenzioni, la chiamano eterogenesi dei fini, senza che nessuno ne abbia mai a rispondere, essendosi stabilito una volta per tutte che le opinioni non paghino pegno. Ovverosia che possano continuare ad essere riproposte a prescindere dai risultati.</p>
<p>Ma in un sistema sociale bene ordinato è conveniente che le opinioni non tengano conto dei risultati, o sarebbe meglio il contrario?</p>
<p>È meglio che la regolazione del sistema sociale sia ad anello chiuso, retro azionato, oppure ad anello aperto, predittivo? Che il valore della variabile in uscita dal sistema, il risultato, agisca modificando il dato di ingresso, l’opinione? Oppure che il valore della variabile manipolabile venga determinato per mezzo di modelli speculativi, a prescindere dal dato di realtà?</p>
<p>Propendono statisticamente per il primo modello le forze politiche di governo, i ricchi, i padri, i pragmatici. Per il secondo le forze politiche che stanno all’opposizione, tanto più quanto minore è la loro probabilità di arrivarci; i poveri, i figli, i sognatori.</p>
<p>Qualcuno è dell’opinione che entrambe le categorie siano necessarie in un contesto sociale bene ordinato, asserendo che l’armonia potrebbe essere a portata di mano solo che si riuscisse a bandire dal sistema gli stupidi.</p>
<p>Che però sono numerosissimi, in continuo aumento.</p>
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		<title>Il Socialismo non si fa in un Paese Solo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per curare la nostra malattia qualcuno propone di tornare al socialismo. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano? Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per curare <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-la-francia-trema/informazione/strange-days/dellefragilicose/22638/" title="Default Italia: La Francia Trema" >la nostra malattia</a> qualcuno propone di tornare al <a href="http://www.mentecritica.net/79-giorni-allapocalisse-il-socialismo-e-la-via/cuore-di-tenebra/eduardo-quercia/21121/" >socialismo</a>. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano?<br />
Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei sulla seconda. Naturalmente mi sentirei molto più tranquillo, per la mia stessa sorte, se i socialisti mi dimostrassero che ho torto.</p>
<p>L’idea base del socialismo si fonda sull’assunto che tra Giustizia e Libertà, dovendo scegliere, si debba premiare la prima. Che non sia ammissibile che un uomo si appropri del plusvalore generato dal pluslavoro di un altro uomo. Di conseguenza che la proprietà privata dei mezzi di produzione vada abolita.<br />
Su questa dorsale etica sono stati elaborati numerosi progetti di convivenza sociale e sono stati compiuti diversi tentativi di dargli pratica attuazione. Nessun andato a buon fine, per i più svariati motivi.</p>
<p><span id="more-22635"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/76674_111525222248903_110531405681618_86680_1743014_n.jpg" alt="" width="544" height="481" /></p>
<p>Per la poca qualità dei progetti, ma soprattutto per la pochezza del materiale umano chiamato a realizzarli, secondo i fautori dell’idea.<br />
Mentre per i contrari le cause non sono negli uomini, ma nell’idea di Giustizia declinata come Uguaglianza; soprattutto nel suo corollario principale secondo cui nessuno deve possedere un capitale con cui organizzare il lavoro di altri uomini, per trarne profitto.</p>
<p>Secondo i favorevoli, l’Uguaglianza dovrebbe portare la pace sulla terra e la felicità tra gli uomini; mentre gli altri l’assimilano all’Entropia nell’accezione termodinamica classica, che è l’indisponibilità dell’energia a produrre lavoro.</p>
<p>L’idea socialista, nella sua lunga vita, oltre che fare da sé, ha provato ad accompagnarsi ad altri lungo la strada che porta al sol dell’avvenir. Due i grandi amori che ne hanno segnato l’esistenza. Il primo verso la borghesia calvinista del Nord, il secondo verso il cattolicesimo ecumenico e pauperista del Sud; le due maggiori elaborazioni etiche dell’Occidente. Dalla prima unione sono venute le socialdemocrazie meritocratiche: <em>Dio premia i meritevoli col successo</em>, <em>ma tutti devono potervi accedere</em>. Dalla seconda il cattocomunismo evangelico e solidale <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-97-giorni-al-fallimento-il-capitale-e-morto-ma-il-mondo-ancora-lo-ignora/cuore-di-tenebra/border-zone/daniela-tuscano/20779/" title="Default Italia: 97 Giorni al Fallimento: Il Capitale è Morto, ma il Mondo Ancora lo Ignora" >delle nostre latitudini</a>: <em>guai a voi, ricchi perché avete già la vostra consolazione</em>, <em>ma se ci mettete i quattrini sarete perdonati.</em></p>
<p>In entrambe le unioni il <a href="http://www.mentecritica.net/abolizione-dellarticolo-18-in-bilico-tra-tecnica-ed-umanismo/informazione/democrazia-e-diritti/eduardo-quercia/22139/" >socialismo</a> ha dovuto sacrificare la sua idea base, secondo cui la proprietà dei mezzi di produzione è reato, sperando che l’Uguaglianza, pur se mutilata, bastasse per raggiungere la felicità. Se non proprio l’Uguaglianza piena, che non è di questo mondo, in attesa dell’uomo nuovo, una minore Disuguaglianza.<br />
I risultati, pur tra luci e ombre, non sono stati negativi, anzi, ma il ventre socialista nel frattempo è diventato sterile: perché?</p>
<p>Forse perché neppure il socialismo è eterno, specialmente se nessuno gli fa manutenzione?<br />
Pensato in un contesto industriale in forte sviluppo, in paesi economicamente egemoni rispetto al pianeta, per dare risposte ai bisogni della classe operaia che vi aveva un ruolo fortissimo cui non corrispondeva un’adeguata rappresentanza politica e sociale, non ci si deve meravigliare che ora balbetti, chiamato a dare risposte in un contesto rovesciato.</p>
<p>Perché oggi il quadro economico-produttivo è esattamente rovesciato.</p>
<p>Il lavoro salariato non abita più qui, ma <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-57-giorni-al-fallimento-lingua-in-bocca-con-pechino/meccanica-delle-cose/chiamiamola-economia/dellefragilicose/21436/" >in Cina e in India</a>. Da questa parte del mondo il sistema industriale fordiano ha lasciato il posto a una miriade di iniziative diffuse, cui corrisponde una miriade di interessi di difficile rappresentazione. Per coglierne la portata basta riguardarsi qualche vecchio filmato di uno dei tanti scioperi, a Milano: gli striscioni, rigorosamente rossi, sono in rappresentanza di Alfa Romeo, Innocenti, Ansaldo, Falk, Autobianchi, Montecatini, Breda &#8230;  Tutte fabbriche che non esistono più. Che peso possono avere un sindacato, un partito, un progetto politico, che continuano a chiedere le stesse cose non potendo mettere sul piatto della bilancia altro che la voce esangue dei superstiti? In condizioni simili neppure Napoleone, reduce dalla campagna di Russia, poté molto più di nulla. Possono politicamente qualcosa il Leonka, l’Onda, gli Indignados, i black bloc? Gli unici che potrebbero, dato il numero, sono i pensionati, peccato che nel sistema produttivo contino un po’ meno di zero.</p>
<p>Il problema dei nostri giorni, nel nostro paese, non è di come mantenere la pace sociale senza della quale i profitti correrebbero rischi gravissimi, ma di come salvare il barcollante sistema produttivo dall’attacco che gli viene dall’oriente e dai paesi emergenti. Cioè di come salvare il posto di lavoro.<br />
Cosa deve fare un partito che abbia posto a sua stella polare l’Uguaglianza, ove il contesto muti? Deve mutare il suo progetto oppure l’Uguaglianza resta la stessa in qualsiasi contesto? L’Uguaglianza è un valore assoluto, o relativo?</p>
<p>Di solito chiede Uguaglianza chi ha di meno, per avere di più. Che tuttavia non è l’unico modo per essere uguali, ce n’è anche un secondo, che è quello di costringere chi gode di privilegi a rinunciarvi. La prima Uguaglianza impone costi crescenti al sistema, la seconda si realizza a costi calanti. La prima si può praticare in tempi di crescita. Nel tempo della decrescita non si può praticare che la seconda.</p>
<p>La richiesta di Uguaglianza a costi crescenti può avere buon esito in un sistema economico chiuso, ma può fallire in un sistema più ampio.<br />
Sia perché gli ultimi del sistema chiuso possono diventare penultimi, o terzultimi, nel sistema più grande, quindi essere inopinatamente chiamati a dare, anziché a ricevere.</p>
<p>Sia perché nella guerra che segue qualsiasi domanda di ridistribuzione della ricchezza, coloro che dovrebbero dare, i padroni, per dirla con una brutta parola che tuttavia rende bene l’idea, ove un sistema allargato e differenziato gli consenta di scegliere tra una classe operaia remissiva e di bocca buona e una scafata e recalcitrante, a parità di contenuti, sceglieranno naturalmente la prima.</p>
<p>Che si fa in questi casi?</p>
<p>Un progetto politico che voglia puntare sull’Uguaglianza può fare solo due cose: la prima, stimolare <a href="http://www.mentecritica.net/la-strage-silenziosa-dei-lavoratori-cinesi/informazione/oltre-il-confine/vittorio-strampelli/2730/" >gli operai dei paesi in via di sviluppo</a> a chiedere di più; la seconda, salvare i posti di lavoro degli operai dei paesi in decrescita, forzando il sistema a tagliare le spese improduttive e i privilegi che lo penalizzano.</p>
<p>Possibilmente le due cose insieme. Perché se gli operai dei paesi in via di sviluppo non crescono in fretta, i loro omologhi dei paesi in decrescita fanno in tempo a morire di fame. Perché il socialismo non si può fare in un paese solo, come diceva Trotsky.</p>
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		<title>Nostalgia e Rabbia: Una Classe Dirigente di M.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 15:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eduardo Quercia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Come si dice à Urzulina?&#8221; Urzulina allargò le lunghe gambe con la pacata naturalezza delle donne anziane e prese a fissare la linea d’ombra sul muro bianco che delimitava il lungo cortile in quell’ultimo scorcio d’estate. Dietro di lei il carro contadino che tutta la famiglia utilizzava per andare e tornare dalla campagna sembrava riposarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Come si dice à Urzulina?&#8221;</strong></p>
<p>Urzulina allargò le lunghe gambe con la pacata naturalezza delle donne anziane e prese a fissare la linea d’ombra sul muro bianco che delimitava il lungo cortile in quell’ultimo scorcio d’estate. Dietro di lei il carro contadino che tutta la famiglia utilizzava per andare e tornare dalla campagna sembrava riposarsi adagiato con la parte posteriore a terra e le stanghe proiettate verso l’alto, quasi a replicare la simmetria delle corna del bue che le abitava di giorno. Lentamente un piccolo rivolo giallastro si fece strada col favore di una leggera pendenza, aggirò il piccolo cumulo di sterco e si dileguò nella sentina. Avevo tre o quattro anni, ma mi furono sufficienti per convincermi che Urzulina non indossava le mutande.</p>
<p>Questa scoperta dovette evidentemente colpirmi significativamente, giacché quando mi spingo il più indietro possibile con la memoria è una delle prime e più nitide immagini che mi torna alla mente. Capisco che non è uno sport praticato dai giovani, ma quando si ha la sensazione che la clessidra si stia necessariamente svuotando si tenta con inconscia malizia di accrescere il tempo passato. E’ uno sport dolcissimo quello della nostalgia da praticare in perfetta solitudine, perché a coinvolgere, fosse anche le persone più care, si rischia inesorabilmente di scivolare nel patetico. Diceva Oscar Wilde che la sigaretta è il tipo perfetto del perfetto piacere: è squisita e lascia insoddisfatti. Ecco, la nostalgia procura il piacere della sigaretta e ne incorpora anche la straordinaria caratteristica della facile reiterazione.<span id="more-21600"></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://2.bp.blogspot.com/_-8xz3LRIKHM/SIiNEySow_I/AAAAAAAAABE/4N30Wv6hAy8/s400/scugnizzi.jpg" alt="" width="400" height="369" /></p>
<p>Urzulina (certo all’anagrafe era segnata come Orsola, ma non ho nessuna voglia di sfregiare la versione dialettale del nome che l’accompagnò per tutta la vita) era un donnone vestito di nero con i capelli raccolti dietro la nuca in un poderoso tuppo (dal francese tupet) di colore giallo cipolla. Non ricordo i tratti del viso, ma cosa molto più importante, ricordo che in fondo alla tasca del perenne grembiule conservava delle caramelline alla liquirizia del re sole o, più raramente, delle piccole giuggiole (chiamavamo queste pasticche ricoperte di zucchero dal sapore e colore variabile <em>sciù sciù</em>, espressione che ancora oggi nel dialetto napoletano indica qualcosa, anche in senso metaforico, di deliziosamente dolce, tanto da mandare in brodo di giuggiole).</p>
<p>Urzulina si faceva i fatti suoi e, contrariamente a <em>Rosetta à studiosa</em> (titolo acquisito honoris causa per essersi misteriosamente impossessata in gioventù della licenza di scuola elementare) non si lamentava mai del chiasso che facevamo noi bambini. Al contrario, la domenica e le altre feste comandate, non mancava mai di chiamarci a raccolta (piccirì, venite accà) e con spontanea ed ingenua solennità pescava in fondo alla tasca del grembiule una caramellina alla volta: ognuno afferrava il suo trofeo e si allontanava rapidamente, giacché non era neanche pensabile tentare d’ingannare Urzulina, fingendo, nella confusione, di non essere stati già beneficiati.</p>
<p>La nostra contadina credo si contentasse della nostra gioia e non fosse interessata ai ringraziamenti: in qualche modo, a nostra volta, lo percepivamo e non sprecavamo gl’insegnamenti dei genitori. Però, quando qualcuno di loro era casualmente presente alla distribuzione, non c’era possibilità che non scattasse un severo: “Come si dice a Urzulina?” e via la litania dei “grazie”, “grazie”. Perché allora l’educazione (diminutivo di buona educazione) era, specialmente per le famiglie della piccola borghesia, una sorta di precetto pasquale o, per dirla in modo più profano, una vera ossessione. Lo studio, indiscutibilmente prima di tutto, ma subito dopo l’educazione erano ritenute condizioni indispensabili per avviare i figli su quei migliori traguardi sociali che sembravano inscritti nei tempi.</p>
<p>Ad esser sincero, ancora oggi mi pare che la buona educazione sia quanto meno preferibile a modi inurbani, per cui ho motivo di ringraziare quella generazione in via di definitiva estinzione. Va detto a questo proposito che l’educazione aveva come corollario il rispetto, persino reverenziale, da portare innanzitutto verso le donne e gli anziani, ma da estendere per definizione ovvia a tutti quelli che occupavano un posto più elevato nella scala sociale o che anche incidentalmente si trovassero in un qualsiasi ruolo di preordinazione o di responsabilità. Si cominciava naturalmente dal maestro che comminava spalmante (bacchettate generosamente dispensate sul palmo della mano, appunto) a chi macchiava il foglio d’inchiostro (per me, più che la penicillina, è la biro la più grande invenzione del secolo scorso).</p>
<p>E si correva a perdifiato quando, giocando a pallone nello spazio antistante una casa in costruzione, si scorgeva da lontano la sagoma tarchiata di <em>don Michele à guardia</em>, l’unico vigile urbano che aveva il pallino di sequestrare e bucare per direttissima i palloni dei ragazzi. Si può dire stronzo? E allora voglio dirlo con tutto il cuore (anche a nome di più generazioni di ragazzi del mio paese): don Michele à guardia era uno stronzo; di più, era uno stronzo col don, ma veniva rispettato da noi tutti perché rappresentava l’Autorità e l’autorità ci sembrava che avesse sempre ragione.</p>
<p>Siamo cresciuti così, a pane e rispetto, verso tutti, ma anche con la malsana idea (è questo il guaio) che chi occupava qualche posto di responsabilità nella società doveva avere dei meriti, per quanto a prima vista non si evidenziassero affatto. Col tempo ho capito che si trattava di un’ingenuità imperdonabile, ma la cosa che più mi addolora è il timore di aver contribuito naturalmente ad infondere questa visione ai miei figli. Non mi resta che sperare in un loro ravvedimento operoso, ma non riesco a sfuggire al sospetto che nella mancata capacità di reazione delle giovani generazioni allo scippo violento dei loro sacrosanti diritti sia, in qualche modo, da ricondurre alla colpa di un’educazione troppo rispettosa.</p>
<p><strong>La Classe Dirigente</strong></p>
<p>Perché questo Paese <a href="http://www.mentecritica.net/no-non-e-pasolini-la-telefonata-berlusconi-lavitola/informazione/cronache-italiane/comandante-nebbia/21475/" title="No, Non è Pasolini: La telefonata Berlusconi Lavitola" >è retto da una classe dirigente infame</a> (e questo è chiaro a tutti) ma anche <a href="http://www.mentecritica.net/ora-tocca-ai-politici-gay-omofobi-italiani-un-popolo-di-onanisti/informazione/cronache-italiane/fma/21581/" title="Ora Tocca ai Politici Gay Omofobi: Italiani, Un Popolo di Onanisti" >inetta e dequalificata</a>. Bella scoperta: un Paese che ha sostituito, con grande passione, la raccomandazione al merito, perché mai dovrebbe vantare una classe dirigente qualificata? E perché mai dovremmo avere medici qualificati a capo dei reparti ospedalieri, se la loro carriera si è sviluppata in funzione della fedeltà al politico di turno? E non è lo stesso per i professori universitari, per i gradi più alti delle Forze armate, per i ruoli chiave dei Ministeri, per i vertici delle banche o delle municipalizzate, per la stessa magistratura e per tutto, ma proprio tutto il resto?</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.mondonews24.com/wp-content/uploads/Berlusconi-Bossi-Tremonti-federalismo-610x380.jpg" alt="" width="549" height="342" /></p>
<p>E’ una classe dirigente di merda (questa parola si può usare, sono sicuro: è stata sdoganata ai massimi livelli), ma, gira e rigira, la responsabilità principale finisce sempre sulla classe politica, che, tanto per essere chiari, è una classe politica di merda, liquida e puzzolente (quasi quanto i media prezzolati che le tengono bordone, fiduciosi che prima o poi il padrone ne premierà la fedeltà gettando loro qualche osso, magari con po’ di polpa attaccata). Farò un paio di esempi, ma non ho intenzione di parlare di Berlusconi (pace all’anima sua).</p>
<p>Prendiamo Bossi. Posso indulgere ad una autocitazione? Qualche tempo fa l<a href="http://www.mentecritica.net/oltre-il-patriottismo-di-una-sera-federalismo-fiscale-e-unita-ditalia/informazione/cronache-italiane/eduardo-quercia/19741/" >’ho definito buzzurro parzialmente alfabetizzato</a> e da allora non mi è stata data la benché minima occasione di pentirmi. Se penso che il tentativo di salvare il Paese passa, volenti o nolenti, da quello che gli suggeriscono nei momenti topici le sue competenze e valutazioni economiche, mi vengono i brividi (perdonate la banalità dell’espressione). Non è dato sapere a quali principi economici ami far riferimento, ma non è dato sapere neppure se attribuisca all’economia un qualche interesse. Da quando compare in televisione (anche quando non erano necessari i sottotitoli come per un film armeno proiettato in lingua originale) non gli ho mai sentito dire in argomento nulla che non fosse una stucchevole banalità.</p>
<p>Ovviamente, si potrebbe continuare all’infinito e senza sforzo, ma non ne vale la pena. Una cosa su Tremonti, però, non riesco a tenermela in corpo. Per anni si è accreditato presso l’opinione pubblica (con ampi e variegati riconoscimenti) come un vero genio: economista, filosofo, giurista, sociologo. Negli ultimi tempi sono sempre di più quelli che sostengono che non è affatto vero che avesse previsto con netto anticipo l’addensarsi della crisi dell’Occidente, ma che addirittura l’avesse colta in ritardo rispetto ai colleghi di altri Paesi. Non vorrei prendere posizione (non ne ho assolutamente l’autorità, né la competenza) eppure sono tormentato da una domanda: ma era necessaria la mente di un genio per capire che il collaboratore più vicino stava vendendo al miglior offerente tutti i crediti e le funzioni che egli stesso gli aveva affidato, sputtanandolo peggio di una Ruby qualsiasi? Ci voleva un genio o bastava uno appena normale? Azzardo? Milanese a Urzulina non l’avrebbe fregata, col cazzo che la fregava.</p>
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		<title>Apologo dei Conti di Rampogna</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 09:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fma</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Il conte Peppino viveva con la vecchia balia in quattro povere stanze, le uniche dotate di tetto, a ridosso del mastio duecentesco che da una modesta altura dominava il corso delle risorgive. Il suo antenato Giovannino, uomo d’arme, cadetto dei conti di Rampogna, intorno alla metà del tredicesimo secolo, passando dai Duchi d’Austria al servizio del Patriarca di Aquileia, aveva ottenuto in feudo per sé e per i propri discendenti i paesi di Torre e di Brugnato.</p>
<p class="MsoNormal">Peppino sulla carta era ancora il signore di Torre e di Brugnato, ma siccome gli abitanti dei due paesi avevano cessato da tempo immemorabile di corrispondergli canoni, tassi, gabelle, decime, censi e pascolatici, s’era ridotto a vivere col crescione che la balia traeva dalle acque, peraltro limpidissime, del fiume, accompagnandolo con qualche uovo che veniva dal pollaio. Quel pezzetto di fiume e quel pollaio, sistemato sulla sommità del muro di scarpa per tenerlo fuori dalla portata dei malintenzionati, era ciò che restava, quando io ero ragazzo, del feudo dei Rampogna.</p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-21110"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/de/7/77/Schulenburg-Wappen.png" alt="" width="540" height="654" /></p>
<p class="MsoNormal">Noi ragazzi, uscendo di chiesa, gli davamo la baia: “<em>Sior conte, co le braghe onte, col capel de paia: conte canaia!”, </em>schiamazzavamo prima sciamare in tutte le direzione come uno stormo di passeri.</p>
<p class="MsoNormal">Nessuno di noi fu mai rinchiuso nelle segrete del castello per questo, cosa che sicuramente sarebbe avvenuta, e magari di peggio, se lo avessimo fatto col conte Giovannino. Cosa che non avremmo mai osato fare, beninteso.</p>
<p class="MsoNormal">Ecco, mi pare che quando si parla di diritti e di democrazia si fatichi a capire che si parla di grandezze relative: <em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif';">panta rei</span></em><span class="st"> os potamòs</span>. Che non si tratta solo di una questione etica, ma anche economica. Che si parla sì di valori, ma anche di palanche. Che non si può fare i conti, nel senso di nobiluomini, con le pezze al culo.</p>
<p class="MsoNormal">La questione pare facile, ma sarà l’elemento dirimente del nostro prossimo futuro: siamo in grado di capire che<a href="http://www.mentecritica.net/il-default-delloccidente-83-giorni-allapocalisse/cuore-di-tenebra/grp/21051/" title="Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse" > non ci sarà più concesso di avere ciò che avevamo</a>, limitandoci a fare ciò che facevamo? Saremo in grado di reagire in maniera positiva?</p>
<p class="MsoNormal">A suo tempo si era posta la stessa questione ai conti di Rampogna che purtroppo, per loro, non seppero farsene una ragione e reagirono nel modo sbagliato.</p>
<p class="MsoNormal">Quando dalla moltitudine dei servi della gleba cominciarono a spuntare i primi competitor, mercanti, sensali, gastaldi, borghesia minuta, che cercavano nella terra un rifugio sicuro per i guadagni dei loro traffici, i conti furono ben lieti di cedergliela. E quando quelli organizzarono e incrementarono la produzione agricola introducendo nuove forme di lavoro, nuove varietà e nuovi metodi, producendo patate e grano a prezzi più bassi, non scesero a competere con loro, ma preferirono cedergliene dell’altra, sperando in quel modo di potersi conservare il diritto a fare i conti anche per l’avvenire, come se nulla fosse accaduto.</p>
<p class="MsoNormal">Pare che una delle soluzioni caldeggiate in questo momento per salvare la finanza pubblica, sia la cessione del patrimonio dello stato: e poi?</p>
<p class="MsoNormal">Perché è certo che la cessione degli immobili dello stato, trecento miliardi si dice, che all’atto pratico diventerebbero meno della metà considerando i pescecani che gli girerebbero attorno, non risolverebbe i nostri problemi senza un piano di investimenti adeguato, cioè di un progetto importante perché non stiamo parlando di bruscolini, del quale naturalmente non c’è neppure l’ombra.</p>
<p class="MsoNormal">I conti di Rampogna spesero il ricavato della vendita delle terre per mantenere il loro stato, maritare le figlie, conservare la servitù, cambiare la carrozza, pagare i vizi del capofamiglia che amava prendere la cioccolata a letto, alzarsi tardi e fare qualche capatina al casinò. Pressappoco il nostro stesso programma.</p>
<p class="MsoNormal">Mentre avrebbero dovuto alzarsi presto, lavorare sodo, mangiare di meno (ne avrebbero tratto gran giovamento per la gotta), ammodernare i poderi investendoci i quattrini ricavati, controllare più da vicino i fattori e i gastaldi.</p>
<p class="MsoNormal">Ma non gli parve “giusto” abdicare al diritto di fare i conti, mettendosi allo stesso livello dei propri servi. Purtroppo, per loro, da quella parte si arrivava solo al conte Peppino.</p>
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		<title>Storie di Re e di Anarchia: La Suscettibilità della Real Casa</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 13:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Storie Italiane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Real casa Savoia con un comunicato ha mostrato il suo disappunto per l&#8217;uscita del film su Passanante, l&#8217;anarchico lucano che ferì Umberto 1 nel 1878 e per questo venne seppellito in carcere in condizioni disumane fino alla sua morte avvenuta nel 1910(1); eccone uno stralcio: &#8220;Com’è possibile presentare in quel modo chi desidera uccidere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Real casa Savoia <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.ilquotidianoweb.it/it/basilicata/potenza_passannante_casa_savoia_polemica_2011.html" >con un comunicato</a></noindex> ha mostrato il suo disappunto per l&#8217;uscita del film su Passanante, l&#8217;anarchico lucano che ferì Umberto 1 nel 1878 e per questo venne seppellito in carcere in condizioni disumane fino alla sua morte avvenuta nel 1910<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/storie-di-re-e-di-anarchia-la-suscettibilita-della-real-casa/informazione/cronache-italiane/storie-italiane/20447/#footnote_0_20447"  id="identifier_0_20447" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" se ne legga la terribile storia su wikipedia ">1</a>)</sup>; eccone uno stralcio:</p>
<blockquote><p>&#8220;Com’è possibile presentare in quel modo chi desidera uccidere un essere umano? Quale messaggio si vuole far passare? E’ stato giusto, per carità cristiana, agire affinché ai resti del criminale venisse data adeguata sepoltura. E le condizioni di reclusione del Passanante non furono certamente umane, anche se in linea con gli standard europei del tempo per un reato così grave. Ma è aberrante definire “idealista” o “eroe” un aspirante assassino. Nessun ideale giustifica un tentativo d’omicidio ed ogni idea che ammette l’omicidio è criminale.&#8221;<br />
<span id="more-20447"></span></p></blockquote>
<p><img class="aligncenter" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/58/Giovanni_passannante.jpg" alt="" width="318" height="486" /></p>
<p>Forse a &#8220;casa Savoia&#8221; si sono dimenticati che il babbino di Umberto era il responsabile della repressione contro il popolo dell&#8217;Italia del Sud che nel decennio seguente l&#8217;unità produsse <strong>un milione di morti</strong>. E il signor Umberto ereditando il titolo ne ha ereditato anche la responsabilità storica e politica non sconfessando al suo insediamento il criminale operato del padre. Se l&#8217;avesse fatto sicuramente il Passanante se ne sarebbe rimasto a Salvia di Lucania e non si sarebbe sacrificato per dare l&#8217;Esempio agli uomini.</p>
<p>Il vero criminale <em>in pectore</em> era proprio il signor Umberto che qualche anno dopo ridurrà l&#8217;Italia alla fame e<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Protesta_dello_stomaco" > sarà il responsabile delle cannonate del suo generale</a></noindex> &#8211; altro bel criminale, Bava Beccaris &#8211; contro il popolo che manifestava per il pane <strong>(oltre trecento morti e cinquecento feriti)</strong>, che lui premiò (di seguito il real testo)<em><br />
</em></p>
<blockquote><p>&#8220;Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal Ministro della Guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di motu proprio la croce di Grand&#8217;Ufficiale dell&#8217;Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria.Umberto&#8221;</p></blockquote>
<p>Ma di criminali è piena casa Savoia &#8211; perché si agitano tanto?, è Storia -, Sciaboletta sdogana Mussolini, firma le leggi razziali e poi scappa, non è un criminale? E il figliolo assassino del signor Umberto 2 (Savoia Vittorio Emanuele, tessera della P2 n. 1621) che <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_24/video-vittorio-emanuele_734c0698-4007-11e0-9e6f-a362a9c0857e.shtml" >uccide a fucilate Dirk Hamer</a></noindex>, non è un criminale?</p>
<p>Farebbero bene ad avere il pudore di tacere e a farsi seppellire dall&#8217;ignominia della Storia; come avrebbe fatto bene a non esagerare Ulderico Pesce. Va bene uno spettacolo per mettere in luce il dramma del Passanante, va bene <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Savoia_di_Lucania" >restituire a Salvia di Lucania</a></noindex> il suo nome, va bene togliere i Savoia dal Pantheon, ma non sono assolutamente d&#8217;accordo col suo buonismo che ha preteso la sepoltura del teschio. Che invece doveva restare dov&#8217;era, al Museo Criminale, a eterna dimostrazione di cosa è capace il Potere.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dal nostro lettore Archibald</em></p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_20447" class="footnote"> se ne legga la terribile storia <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Passannante" >su wikipedia</a></noindex> </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Novantatre Primavere</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 07:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi ritrovo di nuovo in questa casa di riposo, da anni il solito odore pungente di minestrone e pasta scotta, saluto le infermiere che mi squadrano come fossi un divo del cinema e salgo con mio padre al secondo solito piano, anzi no, primo piano, da ieri l’altro.<br />
Da qualche mese non vedevo la nonna, di solito fa tutto papà, poi ormai non mi riconosce più, 93 primavere e un alzheimer che domina la mente trasformano un <em>Caro Manu</em> in un freddo <em>buongiorno.</em></p>
<p><em><span id="more-20201"></span></em></p>
<div id="attachment_20202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://fav.me/d3bwiq6" ><img class="size-full wp-image-20202" title="oldness_by_qawsedrfqq-d3bwiq6" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/04/oldness_by_qawsedrfqq-d3bwiq6.jpg" alt="" width="590" height="396" /></a></noindex><p class="wp-caption-text">di qawsedrfqq</p></div>
<p>Forse sono le ultime ore per lei, che sembra una vecchia fata di cartapesta, una candela che ha ormai finito la cera, anche se il fuoco brucerebbe ancora, testardo e insolente, come si faceva una volta.<br />
Le dico in dialetto <em>‘dai nona che fen en giro en piassa’ </em>(dai nonna che facciamo un giro in piazza).<br />
Lei allunga una mano stanca verso la mia e mi sorprende: ‘<em>nde vut che vaga, portame nel’adese che son stuffa’</em> (dove vuoi che vada, portami nell’Adige che sono stanca). E mentre mi osserva con quegli occhi di vetro mi sembra di capire veramente <a href="http://www.mentecritica.net/uno-sguardo-al-cielo/leggere/oltre-le-righe/ob1kenobi/18818/" >il senso del gesto di Monicelli</a>, che se solo potessi portarla al fiume per soffiare su quel fuoco che brucia…</p>
<p>Esco un secondo in corridoio e trovo Mauro, 84 anni, sedia a rotelle, brontola e bestemmia contro non so cosa. Bestemmia come una volta intendo, che ti vien da ridere da star male e così mi metto con lui per un po’ <em>a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.</em>(( Fabrizio De Andrè &#8211; La città vecchia ))</p>
<p>Ma sono sempre nel mio guscio di cancro, che quando c’è qualcosa che lo turba si rintana dentro e che tutto vada alla malora; e torno ai miei 11 anni, quando il nonno si ammalò e nel giro di 6 mesi, ciao. Che schifo, passai dall’essere una sola cosa con lui al vederlo come uno diverso, tanto dall’aver paura di starci un po’ insieme, mentre pian piano la malattia soffiava sul suo fuoco. Se ne andò e io non lo salutai, non ci parlai, non gli strinsi la mano e ne avrei avuto tutto il tempo, per mesi. Un rimorso che porterò con me nell’infinito.</p>
<p>Una anziana signora col bastone passa in corridoio e mi saluta sorridendo, come si faceva una volta anche per la strada, un’altra usanza persa nel tempo.<br />
Prima di andare, forse per l’ultima volta, esco dal mio guscio e le prendo la mano, le do un bacio vicino alla bocca e una carezza sulla guancia, le dico <em>‘in gamba, nonna’</em> .<br />
Fuori, mi sento quasi più leggero, nella prima brezza di un’ennesima primavera.</p>
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		<title>G8? No Bunga Bunga</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 16:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianalessio Ridolfi Pacifici</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità della loro persona e della loro intimità. Sono state maltrattate, sbeffeggiate, costrette a spogliarsi, perquisite corporalmente, fotografati tutti i vestiti, sequestrati tutti i soldi, le carte di credito, i gioielli, i telefoni e i computer. Sono state portate in questura, alcune senza neppure poter chiamare un avvocato e tenute lì dalle otto di mattina fino alle otto di sera senza mangiare e senza poter avere alcun contatto con l&#8217;esterno. Trattate, dunque, come criminali in una pericolosa operazione antimafia.</p>
<p>Una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto che non può rimanere senza una adeguata <strong>reazione</strong>.</p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-19/testo-videomessaggio-berlusconi-194519.shtml?uuid=AafRJD1C" >fonte</a></noindex></p></blockquote>
<p>Leggendo o ascoltando queste parole cariche di disappunto e dignità civile, il cuore freme di sdegno perché l&#8217;immagine che compare alla mente è quella delle violenze perpetrate dalle forze dell&#8217;ordine nei confronti di centinaia di manifestanti pacifici, mentre il black bloc scorrazzavano indisturbati mettendo a ferro e fuoco Genova durante il G8 del 2001. La famosa &#8220;macelleria messicana&#8221; che rimane una ferita insanabile della democrazia italiana. Per chi si fosse perso la cosa o l&#8217;avesse rimossa dalla memoria, sarebbe utile un ripasso sui fatti della scuola Diaz (su <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova#L.27assalto_alla_scuola_Diaz" >wikipedia</a></noindex>) e di quelli della caserma Bolzaneto (<a href="http://www.mentecritica.net/una-vergogna-per-litalia-il-sole-su-bolzaneto/leggere/oltre-le-righe/gg/3415/" >a questo link</a>).</p>
<p><span id="more-19212"></span>Invece no. Berlusconi non ha usato queste parole nel 2001, quando da presidente del consiglio ha avallato l&#8217;operato infame di quelli che, fra polizia, carabinieri e guardia di finanza, hanno abusato delle loro prerogative per far assaggiare all&#8217;Italia un pizzico di spezia cilena sempre pronta ad uscire dalla dispensa del potere. Berlusconi ha usato queste parole per le sue <em>puttane tristi</em> e i suoi lenoni. Protagoniste ed organizzatori delle notti del bunga bunga per vendicare i quali, in diretta, la parola &#8220;<strong>reazione</strong>&#8221; non gli è parsa sufficiente, al punto di sentire la necessità di convertirla in &#8220;<strong>punizione</strong>&#8220;.</p>
<p>Punizione che, viceversa, per gli autori delle violenze di Genova, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Processi_e_decisioni_giudiziarie_sul_G8_di_Genova" >non è mai arrivata</a></noindex>.</p>
<p>Si ringrazia l&#8217;amico <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.doxaliber.it/" >Doxaliber</a></noindex> per aver notato la tetra similitudine e per la delicata citazione di Marquez.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/g8.jpg" alt="" width="450" height="328" /></p>
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		<title>Italiani, la Ricreazione è Finita</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 08:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fma</dc:creator>
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<p class="MsoNormal">Se un costume prende piede, anche e soprattutto quand’è negativo, bisognerebbe prenderne atto e domandarsi come sia potuto accadere, piuttosto che lamentarsene.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Un vezzo, quello di lamentarsi, che ha sempre goduto e gode tuttora di larga fortuna nel nostro paese. Una larga parte di italiani, stranamente più tra il ceto medio che tra i poveracci, che pure ne avrebbero più motivi, è convinta d’essere costretta a vivere tra degli zotici che pensano solo al proprio interesse; l’altra parte tra degli scansafatiche buoni solo ad avanzare diritti. Non è raro sentire uno che dice all’altro:</p>
<p class="MsoNoSpacing">- Te lo dico io, viviamo in mezzo a dei cialtroni. Ogni giorno è peggio.-</p>
<p class="MsoNoSpacing">Vederli scuotere la testa e salutarsi sollevati, quasi fosse un motivo di conforto.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Ma esiste veramente questo epocale degrado che ci starebbe sommergendo? O piuttosto nel nostro patrimonio culturale non vi è una storica inclinazione a scovare per ogni disincanto una causa e un capro espiatorio altri da sé?</p>
<p class="MsoNoSpacing"><span id="more-19148"></span>Su cosa si regge la convinzione secondo cui sarebbero i comportamenti altrui, delle altre classi e delle altre consorterie, le cause della nostra condizione attuale, non brillantissima?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Lasciamo stare le spiegazioni sociologiche, quasi sempre costruite a posteriori, adattando i fatti alle teorie piuttosto che queste a quelli; buone a chiudere la porta quando i buoi sono scappati; spesso complicate da una grandine di parole che le fa più simili a un’esibizione letteraria che a un lavoro scientifico.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Io non trovo gli italiani così peggiorati. Forse perché non mi sono mai aspettato da essi ciò che non mi avrebbero potuto dare. <span>È</span> vero, accadono fatti che ieri non accadevano, ma probabilmente non accadevano solo perché non ce n’erano le condizioni.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-19158 aligncenter" title="78511717" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/01/78511717.jpg" alt="bianca balti - Italia" width="480" height="632" /></p>
<p class="MsoNoSpacing">Dicono che stiamo diventando razzisti.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Mica vero. Lo eravamo già. Al mio paese eravamo perfettamente convinti che quelli del paese vicino fossero dei solenni buzzurri e dunque non si dovevano permettere di guardare le nostre ragazze. Mentre noi, se guardavamo le loro, gli facevamo un favore. I due paesi erano divisi da una brughiera e da una modesta differenza nel modo di pronunciare le vocali e di troncare le parole. Trovo normale che un rimescolamento di genti e di culture come quello che stiamo vivendo crei problemi. Mi stupirei del contrario.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Dicono che stiamo diventando poco solidali.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Non mi pare. Non ho mai visto tante associazioni di soccorso ai meno fortunati come oggi, malgrado cinquant’anni di fregature e frustrazioni assortite. Se mai dovrebbe stupire, anche se è molto bello, che la gente continui a dare, quasi fosse un dovere, senza pretendere di sapere dove i suoi quattrini andranno a finire.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Dicono che siamo diventati qualunquisti. Che la politica non è mai caduta così in basso, che metà del paese vota per Berlusconi, grandissimo puttaniere al cospetto di Dio. Una cosa di cui vergognarsi. Vero. Ma facevo la stessa obiezione a mio padre, reo ai miei occhi di non essersi scrollato di dosso il Mascellone .</p>
<p class="MsoNoSpacing">Dicono che non amiamo la cultura, che leggiamo robaccia, che guardiamo la televisione. Come si fa a dire di no. <span>È</span> vero anche questo. Ma va pure detto, per completezza d’informazione, che gli italiani di una volta la televisione non la guardavano perché non ce l’avevano, che la robaccia la leggevano eccome, sia pure solo quelli che sapevano leggere; che i musei, le mostre, i concerti non sono mai stati frequentati come adesso; anche perché fa tendenza, anche perché c’è una maggiore disponibilità economica, certo, però è così.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Dicono che siamo machisti. Può darsi, ma di strada ne abbiamo fatta tanta da allora, a sentire ciò che dice Luigi Meneghello in “Libera nos a malo”: “ <em>La cura dei bachi da seta era uno di quei lavori supplementari che s&#8217;affidavano principalmente alle donne, perché non restassero in ozio: avevano solo da partorire fino a una dozzina di figli, da allevarne mezza dozzina, da cucinare per tutti, lavare, stirare, spazzare, rifare i letti, vuotare i vasi, lavare i pias</em><em>tti, cucire, rattoppare, rammendare, badare alle galline, curare i malati, pregare per il marito, andare in chie</em><em>a e baruffare un po&#8217; con le vicine. Come riuscissero ad andare anche in filanda non ho mai capito.</em>”</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/02/13_de_biasi_-_gli_italiani_si_voltano.jpg" alt="" width="585" height="391" /></p>
<p class="MsoNoSpacing">Ma allora, se gli italiani di oggi non sono peggiori di quel</p>
<p class="MsoNoSpacing">li di ieri, perché ha preso così piede l’uso di lagnarsi gli uni degli altri, sempre e per qualsiasi cosa?</p>
<p class="MsoNoSpacing">La causa non è una sola, tuttavia, sicuramente, scaricare le colpe gli uni sugli altri, quelli di sinistra su quelli di destra che non hanno senso civico e approccio sociale, quelli di destra su quelli di sinistra che non hanno senso di responsabilità e capacità di intrapresa, aiuta a non affrontare i problemi. E i problemi tanto meno si affrontano quanto più paiono grandi per le proprie forze e, di solito, paiono tanto più grandi quanto meno si crede in sé stessi. Legittimo il sospetto che lo sport nazionale del lamento affondi le sue radici in un calo dell’autostima nazionale e nelle crescenti difficoltà dell’ora; che non sia altro che un inconscio artificio di rimozione dei problemi veri.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Se prima ho detto che non ho percepito un peggioramento oggettivo degli italiani, ora devo dire che l’aumento delle difficoltà esterne e il calo dell’autostima, quelli li vado percependo, eccome.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Cinquant’anni fa gli operai credevano fermamente in sé stessi e nel proprio destino, anzi, grondavano letteralmente di coscienza di classe.</p>
<p class="MsoNoSpacing"><span>- Sun un operari, minga un <em>barlafùs</em><sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/italiani-la-ricreazione-e-finita/informazione/democrazia-e-diritti/fma/19148/#footnote_0_19148"  id="identifier_0_19148" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" Soggetto cui non si pu&ograve; prestare fede ">1</a>)</sup><span><span class="MsoEndnoteReference"><span><span class="MsoEndnoteReference"><span> </span></span></span></span> &#8211; si sentiva dire orgogliosamente sui tram di Milano.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/02/foto89bis.jpg" alt="" width="560" height="400" /></p>
<p class="MsoNoSpacing">E la faccenda non riguardava solo gli operai. Anche i maestri pensavano d’avere una missione e naturalmente i sacerdoti, le madri e i padri di famiglia e persino i ragionieri, difficile da immaginare, ma i ragionieri ci tenevano alla loro partita doppia. Poi, un po’ per volta, chi per non parere sprovveduto, chi per continuare a essere amato, chi perché così fan tutti, tutti abbiamo abdicato a qualcosa della nostra identità, dunque del nostro ruolo. Naturalmente perché ce l’ha consentito la benevolenza dei tempi, quel nostro essere per somma di circostanze parte dell’ombelico del mondo. Anche se a qualcuno, come sempre, non gliel’hanno detto e non ne ha potuto godere.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Ora  pare che la ricreazione sia finita. Che a Mirafiori tale Marchionne abbia suonato la campanella e gli operai siano dovuti rientrare. Non c’era altra soluzione. Qualcuno lo ha chiamato ricatto, dimenticando che sarà così anche nell’ora della nostra morte. Ci sono momenti, nella vita, in cui le cose sono più forti di noi e non c’è scelta.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Ora la cosa da fare è di non lasciarli soli. Sarebbe profondamente osceno se chi sta fuori pensasse di cavarsela con le chiacchiere, di fraterna solidarietà per gli uni, di vibrante biasimo per l’altro. Oltre che osceno, sarebbe pure ridicolo e di breve respiro.</p>
<p class="MsoNoSpacing">D’ora in poi saranno sempre più numerosi quelli che dovranno rientrare dalla ricreazione e non ci si dovrà stupire se pretenderanno di non essere soli a tirare la carretta. Com’è giusto. Perché un po’ per ciascuno non fa male a nessuno. Ciascuno secondo le proprie possibilità. Non sta scritto da nessuna parte che la giustizia sociale non si realizzi facendo tutti un passo avanti, piuttosto che continuando a tirare il culo indietro.</p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_19148" class="footnote"> </span>Soggetto cui non si può prestare fede </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Giuseppe Verdi  1813/1901: Un Secolo di Storia d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 15:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Garaventa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può parlare della storia politica e culturale d&#8217;Italia senza evocare il volto altero del grande vecchio: con  la sua barba bianca. serio, ma con gli occhi brillanti ed ammiccanti, già vecchio, sembra osservare con attenzione i mutamenti  della  sua amata  Italia.  Quella  patria  che,  appena  nata,  1o  fece  senatore  a vita  e che non dovrebbe mai  scordare ciò che Verdi  ha fatto  per lei.</p>
<p>Già dal 1842, da quando le note del <em>Nabucco </em>erano risuonate alla Scala di Milano. l&#8217;Italia, quella dei carbonari. quella che aspettava di allontanare gli usurpatori, aveva capito di  avere  in  Verdi  un  grande  alleato e,  da  quel  giorno,  il   musicista  era  diventato  la bandiera della rivoluzione, entrando pian  piano nel cuore di tutti: cosi, nelle piazze si cantava  il  &#8221;Va pensiero&#8221;  e  sui  muri  si  scriveva  &#8220;Viva  V.E.R.D.I.&#8221; per  significare  &#8220;Viva Vittorio Emanuele Re D&#8217;Italia&#8221;. D&#8217;altra parte, Verdi. uomo pragmatico e sanguigno. musicista e contadino, non poteva non appassionarsi alla vita politica del  suo tempo cosi animata e vitale. Eccolo quindi partire &#8220;con l&#8217;elmo in testa&#8221;, come diranno molti suoi detrattori, e dedicarsi anima e corpo a storie guerresche ove, tra i clamori della lotta, s&#8217;odono i lamenti degli oppressi: ecco,  dopo <em>Nabucco, I Lombardi, Emani, Giovanna</em> <em> D&#8217;Arco, Attila</em></p>
<p><span id="more-18782"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-18783   aligncenter" title="giuseppe-verdi_73956" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/11/giuseppe-verdi_73956.jpg" alt="" width="590" height="400" /></p>
<p>Ma, ormai, la metà del secolo è  alle porte e l&#8217;Italia si avvia a grandi passi verso l&#8217;unità e non ha più bisogno di un vate: Verdi può, finalmente,  dedicarsi solo alla sua musica. al suo teatro,  quello intimo, che scava nei , personaggi e porta sulle scene i grandi drammi interiori. Nasce la la grande trilogia popolare che prende forma con <em>Rigoletto</em>, si consolida con   <em>Il trovatore</em>, per  esplodere con <em>La Traviata</em>, che, suscitando grande scalpore,  per la prima volta nella storia del melodramma,porterà sulle scene un dramma contemporaneo.</p>
<p>Da qui  in avanti,  fu  un susseguirsi di capolavori: da <em>La forza del destino</em> a <em>Aida</em>, passando  per <em>Don Carlos</em>. da <em>Simon  Boccanegra</em> a <em>Otello</em>. Tutto senza mai dimenticare ciò  che accadeva  intorno a lui  mutava col passare degli anni .  Egli ascolta  le  novità wagneriane, ascolta  i  veristi, ascolta coloro  che  vogliono spodestarlo e  risponde  con  una sola opera:<em> Falstaff</em>.  Alla bella età di 80 anni, dopo 5 anni di silenzio, il bussetano risponde con quello che può essere definito la summa di un secolo di musica, l&#8217;opera in cui convergono tulle le novità del secolo, mediate, però dalla grande scuola italiana e dalla mente di  un genio.</p>
<p>Questi, e molti altri, sono i motivi per i quali Verdi è entrato nella vita di tutti gli italiani. anche   di   quelli   che   non   hanno   mai   ascoltato   un&#8217;opera,   e  tutti,   senza accorgercene citiamo le parole dei  suoi  personaggi,  persino  nel  linguaggio di  tutti  i  giorni: &#8220;Libiamo ne lieti calici&#8221;.&#8221; festeggia la traviata Violetta, &#8220;Vendetta, tremenda vendetta&#8221; giura Rigoletto,  &#8220;Ritorna vincitor&#8221; mormora Aida, &#8220;La donna è mobile&#8221;  sbeffeggia il Duca di Mantova e potremmo continuare ancora,  citando personaggi. brani, versi  ma,  forse, esiste un  modo più veloce per scoprire quanto c&#8217;è di  Verdi,  in noi: analizzare il DNA di un italiano qualunque. Sicuramente Ii c&#8217;è un pezzetto di &#8220;Va pensiero&#8221;.</p>
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		<title>Cucitrici di Camicie Rosse</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 10:06:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La ricerca pittorica in Italia a metà dell’ottocento avvenne per opera di un gruppo di artisti, Lega, Signorini, Fattori, Borrani, Abbati, Cecioni, per nominarne alcuni, che volse la propria attenzione alle emozioni che la realtà muoveva attorno a loro. Questi artisti avevano una formazione severa e incontrandosi al Caffè Michelangelo di Firenze, stavano “componendo” un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca pittorica in Italia a metà dell’ottocento avvenne per opera di un gruppo di artisti, Lega, Signorini, Fattori, Borrani, Abbati, Cecioni, per nominarne alcuni, che volse la propria attenzione alle emozioni che la realtà muoveva attorno a loro. Questi artisti avevano una formazione severa e incontrandosi al Caffè Michelangelo di Firenze, stavano “componendo” un percorso comune finalizzato al rinnovamento della ricerca nell’arte.</p>
<p>Fattori scrive: &#8220;Cos’era la macchia? Era la solidità dei corpi di fronte alla luce&#8221; (Alfredo Aleardi: “Sullo ingegno” Atti della reale Accademia di Belle Arti. Venezia).</p>
<p>Adriano Cecioni afferma in “Scritti e ricordi”  che &#8220;l’artista non deve ispirarsi né a scuole filosofiche né ad accademie. La sua opera deve essere la riproduzione delle sue emozioni personali create dall’ambiente in cui vive.&#8221; (Firenze, Tipografia Domenicani 1905 pag. 295)</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-18510 aligncenter" title="Odoardo Borrani - Via San Leonardo" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/11/Odoardo-Borrani-Via-San-Leonardo.jpg" alt="" width="587" height="427" /></p>
<p><span id="more-18233"></span></p>
<p>Giorgio Vasari definiva la pratica del “macchiare” attribuita a Tiziano, come lo stato intermedio di esecuzione pittorica; nel 1856, Telemaco Signorini, in un suo soggiorno a Venezia, fa propria la certezza che la “macchia” possa rendere la realtà in modo efficace per trasporre sulla tela ciò che l’occhio “ingordo” di luce e colore conquista: il vero.</p>
<p>È così che si fonda un colloquio certo tra natura e realtà quotidiana. I giovani pittori del Caffè Michelangelo teorizzano la propria ricerca rifiutando le accademie proponenti bellezze ideali e modelli ormai statici e lontani dalla realtà contingente.</p>
<p>Ma la pratica della macchia sarà sottolineata in senso negativo nel 1862 da un anonimo recensore, che definì la ricerca di questi artisti una “tecnica sbrigativa”, coniando per loro il termine “macchiaioli” che rimarrà nella storia, certo non tenendo in alcun conto la potenzialità espressiva ed essenziale che quegli artisti celebravano con l’antiretorica e con la quale, guardando al vero, su quelle tele suggellavano l’alleanza, il vincolo tra arte e vita quotidiana, permettendo la nascita del “paesaggio domestico”.</p>
<p>Questo modo di vivere l’arte fu rivoluzionario come i tempi che si stavano vivendo e in molte opere leggiamo quale fosse la dolorosa commozione e autentica partecipazione di quegli artisti alle vicende risorgimentali.</p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Odoardo_Borrani" >Odoardo Borrani</a></noindex> ci offre un’opera profondamente rivelatrice di queste caratteristiche introducendoci nella casa, nella stanza delle “Cucitrici di camicie rosse” del 1863.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/11/Borrani1.gif" ><img class="alignnone size-full wp-image-18508" title="borrani-cucitrici" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/11/borrani-cucitrici.jpg" alt="" width="460" height="567" /></a></p>
<p style="text-align: center;">click per allargare l&#8217;immagine</p>
<p>Il fascino di quest’opera è definito dall’intimità della narrazione e dai simboli che devono essere letti in funzione della storia. L’artista ci introduce in un inno al risorgimento nella casa, nella stanza dove lavorano le “cucitrici”: sulla consolle Biedermeier, arredamento austriaco come la sedia, la pendola segna le 7,15 per le donne che cuciono lana rossa con agili dita. Il loro lavoro è come la preghiera del mattino, è il loro “rito” di partecipazione alle vicende risorgimentali.</p>
<p>Ancora sulla consolle, una conchiglia, simbolo di rinascita; un’alzata di cristallo adorna di rose, simbolo d’amore; e altre rose in un vaso, aperte, mature, come il tempo della storia.</p>
<p>Come Flaubert in “Madame Bovary” sottolinea una complessa realtà ideale e materiale nella sua prosa, così Borrani traduce in immagine la molteplice realtà di quegli anni. Il rigore della prosa dello scrittore è simile alla ricerca dei Macchiaioli, e ci meraviglia l’elemento a forma di freccia che sostiene la tenda descritto nella stanza della protagonista di Flaubert, che, qui come simbolo di guerra e immagine di un elemento di lotta, ritroviamo a sostegno della tenda di delicata mussola bianca posta a cupola di luce nell’opera di Borrani.</p>
<p>Alla parete cerulea il ritratto color seppia di Garibaldi, al di sopra un “capriccio romano”: evidentissimi riferimenti alla storia risorgimentale assieme ai colori della bandiera italiana che immediatamente vengono incontro all’osservatore.</p>
<p>La scena è vivace: è arrivata un’amica, la vediamo di spalle. Sì, è appena arrivata, lo intuiamo dalla postura: ha poggiato la sua cappa( l’artista lascia intravedere la foggia a <em>pellegrina </em>in pesante tessuto blu); si è appena seduta sulla poltrona di velluto verde cucito a mano (lo capiamo dai punti sottili); cattura l’attenzione delle due donne a sinistra (riferisce certamente delle novità); la sua gonna, o meglio, il fruscio della seta del suo abito, si “poggia” sulla diagonale della composizione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La donna a destra è, invece, totalmente presa dal proprio lavoro. Interessante è notare il contrasto di colore tra la pellegrina di velluto blu e il giacchino ocra chiaro a falde corte che sottolineano la vita sottile della donna; contrasto subito sapientemente raccordato dalla passamaneria di velluto blu che profila la manica di ampio taglio appena arricciata sulla spalla che scende morbida e abbondante. Le dita della donna spingono l’ago nella lana rossa e tutt’e due le mani sono parallele al tavolo coperto da una tovaglia verde di cotone pesante, dove sono descritti con meticolosità gli strumenti di cucito.</p>
<p>L’artista non trascura nessun dettaglio e ci narra, con meticolosità quasi fiamminga, del costume dell’epoca, della moda, delle acconciature, e riporta i canoni e il gusto del tempo: i capelli sono lisci e composti in una scriminatura centrale che li divide in due bande laterali che scendono a raccogliersi concentrandosi in piccole crocchie sulla nuca poi fermate da nastri di <em>taffetas</em> di seta a quadri azzurri per l’ospite e di leggerissima mussola arancio nella donna che cuce.</p>
<p>Le due donne a sinistra indossano una cuffia prevalentemente, portata in ambiente domestico, qui elaborata con nastri di <em>taffetas</em> plissettato a sottolineare l’ovale del viso, perché risulti candido e composto, così come si vuole per la donna della nuova borghesia, la carnagione bianchissima a rivelare un discreto senso del pudore.</p>
<p>Questa composizione appare quale prezioso e delicato involucro di una realtà pervasa di commozione corale per gli avvenimenti che stavano cambiando la storia d’Italia. La data del dipinto, però, ci riporta alla delusione dei democratici italiani: l’opera è intrisa di poesia composta da illusioni, speranze perdute e sentimento di commosso affetto per le vittime coinvolte in quelle vicende drammatiche; è attraverso la narrazione del quotidiano che Borrani celebra l’assoluto connubio tra Arte e Storia, in una dimensione che, lontana dalla retorica, celebra la solennità del vero.</p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>La moda come problema d’immagine è sempre stato nella storia, e negli anni  50 e 60 dell’ottocento costrinse la donna a indossare busti che stringevano il torace per rendere il punto vita quasi inesistente, al fine di mostrare una figura femminile esile e con un volto il cui  pallore era  esaltato dal trucco con polvere di riso.</p>
<p>Strette in busti listati con stecche di balena, le donne soffrivano spesso di svenimenti causati dalla morsa al torace che non permetteva loro di sollevare il diaframma per una completa ossigenazione.</p>
<p>Nelle sale da ballo, nei luoghi affollati, o in qualunque situazione in cui vi era la necessità di un maggior apporto di ossigeno, accadeva spesso che le signore perdessero i sensi… in realtà molto poco romanticamente!</p>
<p>Si ha testimonianza di un “incidente” incorso ad una giovane donna, che morì misteriosamente durante un ballo. La famiglia volle indagarne le cause: alcune stecche del busto spezzatesi le avevano trafitto i polmoni provocando una emorragia interna.</p>
<p>Altrettanto disagio era presente a tavola, dove le eleganti e raffinate dame più che mangiare assaggiavano il cibo: in realtà non avrebbero potuto ingerirne quantità maggiori.</p>
<p>Già all’età di otto &#8211; nove anni le bambine venivano sottoposte a autentiche torture dalle loro madri, affinché fosse “impostato” da subito il “vitino” voluto dalla moda: le povere creature venivano fatte sdraiare a terra, e la madre teneva un piede pressato sulla spina dorsale stringendo fino all’inverosimile i lacci del busto, limitando movimenti e impedendone altri, provocando danni alla respirazione, alla spina dorsale, agli organi interni e difficoltà ai fini della maternità; ma pur di seguire la moda le ragazze digiunavano e prendevano sostanze per dimagrire: la moda le accompagnava così all’anoressia, alla tisi, alla morte.</p>
<p>Nel 1851 l’americana Amelia Bloomer, sostenitrice dei diritti delle donne, fu la prima a pronunciare  un grido d’allarme contro la barbara costrizione che la moda imponeva con questo tipo di abbigliamento, e, anche se confortata dal giudizio di alcuni medici, fu derisa dalla società e accusata di sconvolgerne le basi. Le donne stesse, mal recependo questa denuncia che, se accolta, le avrebbe rese “più libere”, vissero la cosa come un attacco alle loro vanità.</p>
<p>E noi, ad oggi, come ci poniamo di fronte alle mode? Siamo veramente liberi di dire  di no alle assurdità che spesso ci vengono proposte-imposte dai mass media, dalle case di moda che ci impongono magliette cortissime e pantaloni molto al di sotto del giro vita  lasciando al freddo parti vitali del nostro fisico, scarpe slacciate che non ci sostengono nel passo provocando problemi alla spina dorsale e “profumi nuovi” di “grande stile” ma artificiali che spesso conducono a allergie e al tumore della pelle?</p>
<p style="text-align: right;">Dal nostro lettore<strong> Riccardo Taliani</strong></p>
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		<title>Banner per l&#8217;Unità d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Garaventa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Ieri, mi è venuta l&#8217;idea di mettere, nel blog, un banner che ricordasse il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: la ricerca è stata lunga e, purtroppo vana. Nel siti governativi, il 150° non viene neppure menzionato, la ricorrenza trova spazio su siti regionali (p.e. a questo link ) sia per pubblicizzare vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Riceviamo e volentieri pubblichiamo:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ieri, mi è venuta l&#8217;idea di mettere, nel blog, un banner che ricordasse il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: la ricerca è stata lunga e, purtroppo vana. Nel siti governativi, il 150° non viene neppure menzionato, la ricorrenza trova spazio su siti regionali (p.e. <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://lazioincomune.eu/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=766" >a questo link</a></noindex> ) sia per pubblicizzare vari eventi sia per riproporre le solite polemiche, trite e ritrite. Finalmente, dopo lunga e perigliosa navigazione, trovo il sito dedicato e, in patriottica predisposizione d&#8217;animo, certa che non possa mancare, cerco l&#8217;agognato banner&#8230;. Niente! Scopro invece che il bellissimo logo, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://eworkshop.senatoperiragazzi.it/post/18/150-anni-dell-unita-d-italia" >presente nel sito</a></noindex>, è strettamente vincolato da incomprensibili divieti che limitano il suo utilizzo, in manifestazioni pubbliche, a una lunga e dettagliata procedura.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="size-full wp-image-18421 aligncenter" title="logo_big" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/10/logo_big.jpg" alt="" width="466" height="443" />Desisto ma, ripensandoci, mi dico:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">&lt; Questa è la festa di un paese, di un popolo, di noi tutti e se noi vogliamo unirci a questi festeggiamenti, sventolando una bandiera o applicando un banner sui nostri siti, non saranno certo quattro scartoffie, o le rimostranze isteriche e avvinazzate di qualche politico a farci desistere&gt;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In men che non si dica, ho preparato il banner, che rimanda <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.italiaunita150.it/home.aspx" >al sito istituzionale</a></noindex>:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.italiaunita150.it/home.aspx"><br />
<img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4145/5092886898_4f8751dd11_t.jpg" border="0" alt="" width="100" height="95" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Questo e il codice per inserirlo nel vostro spazio web:</p>

<div class="wp_syntax"><table><tr><td class="line_numbers"><pre>1
2
</pre></td><td class="code"><pre class="html" style="font-family:monospace;">&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.italiaunita150.it/home.aspx&quot;&gt;&lt;/a&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.italiaunita150.it/home.aspx&quot;&gt;&lt;img class=&quot;aligncenter&quot; src=&quot;http://farm5.static.flickr.com/4145/5092886898_4f8751dd11_t.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;100&quot; height=&quot;95&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</pre></td></tr></table></div>

<p style="margin-bottom: 0cm;">Credo che questa piccolo omaggio al nostro paese e alla sua unità possa essere un segnale e un ammonimento per tutti quelli che, oggi più che mai, vogliono ridurci al silenzio le coscienze e il pensiero.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://principessasulpisello.wordpress.com/2010/10/18/banner-per-lunita-ditalia/"><br />
</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://principessasulpisello.wordpress.com/2010/10/18/banner-per-lunita-ditalia/" >Articolo originale qui</a></noindex></p>
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		<title>Cosa Hanno in Comune Winston Churchill e Walter Veltroni?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 08:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[« Anche se ampi territori d&#8217;Europa e molti antichi e famosi stati sono caduti o stanno per cadere nelle grinfie della Gestapo e sotto le odiose norme dell&#8217;apparato nazista, noi non demorderemo né verremo meno. Noi procederemo fino alla fine. Noi combatteremo in Francia, noi combatteremo sui mari e sugli oceani, noi combatteremo con crescente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>« Anche se ampi territori d&#8217;Europa e molti antichi e famosi stati sono caduti o stanno per cadere nelle grinfie della Gestapo e sotto le odiose norme dell&#8217;apparato nazista, noi non demorderemo né verremo meno. Noi procederemo fino alla fine. Noi combatteremo in Francia, noi combatteremo sui mari e sugli oceani, noi combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell&#8217;aria. Noi difenderemo la nostra Isola, a qualunque costo. Noi combatteremo sulle spiagge, noi combatteremo nei luoghi di sbarco, noi combatteremo sui campi e sulle strade, noi combatteremo sulle colline; noi non ci arrenderemo mai; e anche se, cosa che io al momento non credo [si avveri], quest&#8217;Isola o una gran parte di essa venisse sottomessa ed affamata, allora il nostro Impero d&#8217;oltremare, armato e difeso dalla Flotta Britannica, continuerà la battaglia finché, quando Dio vorrà, il Nuovo Mondo, con tutta la sua potenza e la sua forza, verrà a soccorrere ed a liberare il Vecchio»<br />
<a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Winston_Churchill#Citazioni_di_Winston_Churchill"><br />
Winston Churchill 4 giugno 1940 </a></p>
<p>«Siamo stati gli italiani che andavano a Firenze per salvare le persone e i libri dall&#8217;alluvione. Era l&#8217;Italia dei ragazzi del 1966, in fondo figli dei ragazzi del 1945. Eravamo un paese generoso, altruista, solidale. Oggi siamo il paese di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dov&#8217;è stata assassinata una ragazza di quindici anni, o di quelli che si scansano di fronte a una donna colpita a morte nella metropolitana di Roma. È accaduto sul serio questo passaggio? O questo passaggio è nel racconto dell&#8217;Italia? Il paese si è trasformato davvero, o si è trasformato il modo in cui viene descritto, narrato, in cui si selezionano le cose importanti?».</p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_23/veltroni-aldo-cazzullo_3c269b3e-deae-11df-99d6-00144f02aabc.shtml" >Walter Veltroni 23 ottobre 2010</a></noindex></p>
<p>Risposta</p>
<p style="text-align: center;">una</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">W</span></strong></h1>
]]></content:encoded>
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		<title>La Telefonata alla Nonna</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 20:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Storie Italiane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anni 50. Se state bravi domenica andiamo a telefonare alla nonna. E noi, due fratelli ed una sorella, attendavamo con ansia la domenica, che finalmente arrivava. Vestiti da festa, il pomeriggio ci avviavamo verso gli uffici della allora compagnia telefonica di cui neanche ricordo il nome. Seduti sulle sedie del salone di attesa ad ogni chiamata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anni 50.<br />
Se state bravi domenica andiamo a telefonare alla nonna.<br />
E noi, due fratelli ed una sorella, attendavamo con ansia la domenica, che finalmente arrivava. Vestiti da festa, il pomeriggio ci avviavamo verso gli uffici della allora compagnia telefonica di cui neanche ricordo il nome.<br />
Seduti sulle sedie del salone di attesa ad ogni chiamata il nostro cuore cominciava a battere forte.<br />
Siracusa alla cabina due&#8230;.Milano alla tre&#8230;e gente che si precipitava alla cabina assegnata.</p>
<p>Per fortuna le cabine erano insonorizzate, ma non abbastanza. Perché a quei tempi tutti erano convinti che se la telefonata era lontana, bisognava gridare.<br />
Finalmente,&#8230;Torino alla 4!!<br />
Emozionati ci precipitavamo in cabina. La mamma prendeva la cornetta.<br />
Prooontoooo!  Si si, come stai?&#8230;sisi, bene. Tutti beneeeee&#8230;.Si, aspetta che ti passo  xxxx&#8230;<br />
XXX Prontoooo, ciao nonnaaaa, come staiii? (sempre urlando)  Si&#8230;.si&#8230;a scuola vado bene&#8230;.(anche se era sull&#8217;orlo di una bocciatura). Si&#8230;.aspetta che ti passo yyyy&#8230;<br />
YYYY (Vedi xxx) si..si&#8230;ciao&#8230;ti passo zzz&#8230;<br />
ZZZ Si&#8230;ciao nonna. Sai che abbiamo un gattino? Si&#8230;.sii&#8230;come stai?  Va bene&#8230;ti passo la mamma.<br />
Prontoooo! Si&#8230;.va bene domani ti scrivo&#8230;.;si&#8230;Mi raccomando&#8230;.Vabene&#8230;ciao&#8230;.Si&#8230;ciao&#8230;.si&#8230;ciao&#8230;<br />
E finalmente agganciava.</p>
<p>Si usciva dalla cabina rossi ed accaldati, oltre che emozionati per aver parlato con la nonna lontana, e meravigliati di come la tecnica fosse avanzata in quei tempi.<br />
E la mamma passava alla cassa.</p>
<p>Si commentava&#8230;.Sembrava proprio vicina eh?<br />
E si tornava per la strada inondata dal sole di una domenica di agosto.<br />
Mamma, il gelato.<br />
Eh no, abbiamo speso parecchio per telefonare alla nonna. Niente gelato.<br />
Ma noi eravamo felici, perché avevamo parlato con la nonna lontana.</p>
<p style="text-align: right;">dal nostro affezionato e a noi caro lettore <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.francobonifacio-taurus.blogspot.com/" ><em>Franco B.</em></a></noindex></p>
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		<title>Un Rikordo dell&#8217;Emerito</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 12:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
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		<description><![CDATA[Si usa ricordare chi muore. E di solito si usa farlo con molta ipocrisia, ricordando solo le cose buone, inventandole se non ce ne sono. Francesco Cossiga è morto. Io voglio ricordare quello che disse in un&#8217;intervista di un paio di anni fa. Più di tanti coccodrilli rivela il personaggio per quello che è stato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si usa ricordare chi muore. E di solito si usa farlo con molta  ipocrisia, ricordando solo le cose buone, inventandole se non ce ne  sono.<br />
Francesco Cossiga è morto. Io voglio ricordare quello che disse in <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/081023/jmsra.tif" >un&#8217;intervista di un paio di anni fa</a></noindex>. Più di tanti coccodrilli rivela il personaggio per quello che è stato.</p>
<p><span id="more-18261"></span>“Maroni dovrebbe fare <strong>quel che feci io</strong> quand&#8217;ero ministro dell&#8217;interno.<br />
In  primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a  cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito.<br />
[Gli universitari] lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con <strong>agenti provocatori pronti a tutto</strong>,  e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i  negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.<br />
Dopo  di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle  ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.<br />
Nel senso che <strong>le forze dell&#8217;ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale</strong>.  Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in  libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.<br />
Soprattutto  i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si  rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono  insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un  atteggiamento criminale!<br />
<strong>Questa è la ricetta democratica</strong>: spegnere la fiamma prima che divampi l&#8217;incendio.&#8221;</p>
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		<title>Anniversario della Morte di Moro. 9 Maggio: Un Giorno Inutile</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore di Tenebra]]></category>
		<category><![CDATA[latest]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e Memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 maggio di trentuno anni fa veniva ucciso Aldo Moro. Il suo cadavere, abbandonato nel baule di una Renault 4, venne ritrovato a pochi passi dalle sedi dei due più grandi partiti di allora: la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano. E&#8217; probabilmente per questo motivo che il nostro Presidente Giorgio Napolitano ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio di trentuno anni fa veniva ucciso Aldo Moro. Il suo cadavere, abbandonato nel baule di una Renault 4, venne ritrovato a pochi passi dalle sedi dei due più grandi partiti di allora: la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano.</p>
<p>E&#8217; probabilmente per questo motivo che il nostro Presidente Giorgio Napolitano ha deciso di istituire il 9 maggio un giorno <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://gazzette.comune.jesi.an.it/2007/103/1.htm" >&#8220;Giorno della memoria&#8221; dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice</a></noindex>.</p>
<p><span id="more-13825"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/02/1-blind-eye.jpg" alt="" width="560" height="400" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Questo è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l&#8217;Italia da tempo doveva alle vittime del terrorismo. E&#8217; il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana che l&#8217;Italia sempre deve alle loro famiglie. Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in anni tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere&#8221;.</p></blockquote>
<p><small><br />
dal testo del <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=1246" >discorso del Presidente</a></noindex> pronunciato il 9 maggio 2008.<br />
</small></p>
<p>Devo ammettere che come cittadino rimango perplesso di fronte a questa data e a queste parole.<br />
Prima di tutto il giorno è &#8220;dedicato alle vittime del terrorismo e delle <strong>stragi di tale matrice</strong>&#8220;. Ma perché è stato necessario specificare quel &#8220;di tale matrice&#8221;? Forse ci sono state nella storia repubblicana delle stragi di matrice non terroristica? Qualche strage, magari, è stata organizzata da organi dello stato?<br />
Quando ricorderemo, per esempio, le vittime <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Cermis" >della strage del Cermis</a></noindex>, venti persone uccise dalla stupidità e non dal terrorismo?<br />
Ringrazio anticipatamente il Presidente per le spiegazioni che ci vorrà fornire.</p>
<p>Il secondo motivo per il quale la data non mi piace è che i giorni della memoria, a mio parere, sono opportuni per quegli eventi sui quali la Storia ha tirato le somme e che il Tempo, ormai, ha definito in tutti gli aspetti che era possibile definire.<br />
In questo caso, pacificata la mente con una plausibile spiegazione dei fatti, è possibile concentrarsi sull&#8217;immenso dolore che perdite tragiche come quelle imposte dalla violenza provocano su chi rimane a ricordare. Di fronte all&#8217;eccidio, infatti, la prima reazione deve essere la ricomposizione della Giustizia e solo poi, nell&#8217;intimo, l&#8217;elaborazione del lutto e dell&#8217;insegnamento che esso impone.</p>
<p>Nel caso delle <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Stragi_commesse_in_Italia" >stragi repubblicane</a></noindex>, a mio parere, nessun fatto è stato spiegato chiaramente e la Giustizia non ha mai imposto la sua pace.<br />
I morti di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/Bologna">Bologna</a>, quelli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_dell%27Italicus" >dell&#8217;Italicus</a></noindex>, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_Fontana" >quelli di Milano</a></noindex> e <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Piazza_della_Loggia" >quelli di Brescia</a></noindex>, solo per ricordare gli eventi più famigerati, giacciono dimenticati da chi avrebbe dovuto porre il sigillo della Legge sulla loro dipartita.</p>
<p>Seppellire definitivamente sotto una commemorazione questi fatti è un atto di rassegnazione che non posso condividere come cittadino e, soprattutto, come uomo.<br />
E&#8217; per questo che il 9 maggio per me rimane un giorno come tanti in attesa che, finalmente, qualcuno comprenda che non è con il mieloso allitterarsi delle commoventi celebrazioni che si costruisce una nazione, ma con la certezza che essa è rifugio di pace, solidarietà, giustizia e legge per tutti coloro che ne fanno parte.</p>
<p>articolo originale del 7 maggio 2009</p>
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