Una Diciottenne: “Votare? No Grazie!”
19 marzo, 2010 di Gilda
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Io non voto. Avrei tanto voluto farlo, anche perché aspettavo questa possibilità da diciotto anni, ma evidentemente sono stati bravi a rendermi impossibile farlo. Sono stati molto bravi in questo frangente, perché la voglia di far valere questo mio diritto era molto forte… ma adesso è diventato più forte il disgusto. In realtà non so se si può parlare propriamente di disgusto: se lo fosse davvero, probabilmente il mio voto andrebbe a qualcuno. Si tratta più di indifferenza, delusione, stanchezza.
E’ triste che questa stanchezza arrivi così presto, prima ancora di aver ottenuto il mio diritto di cittadina. Vi chiederete dove andremo a finire, se a questa giovane età le persone si sono già stufate, già disilluse, già rammaricate. Forse qualcuno mi appellerà come una di quelle tante persone a cui non gliene frega niente, che non vogliono scegliere. La mia, invece, è proprio una scelta: la scelta di non scegliere.
Io, sinceramente, tra i politici di adesso non vedo distinzioni concrete. Che li apprezzi o che li disprezzi, non ha importanza alcuna (o almeno non per il voto): per me, semplicemente, non fa differenza. Qualcuno si è arrabbiato di fronte alla mia scelta. “E’ un tuo dovere votare! Se non voti, poi, non hai diritto di lamentarti!”, “Pensa che ci sono valanghe di italiani che fanno come te; ed è per colpa loro se adesso siamo in questa situazione!”, oppure ancora, la migliore di tutte: “Ma perché devi far vincere Berlusconi o chi per lui?”

Ora, premesso che votare è un diritto e non un dovere e che nessuno ha diritto a dirmi cosa devo o non devo fare; chi l’ha detto che se io non voto poi non mi posso lamentare? Se io non voto, anzi, ho doppiamente diritto a far sentire il mio dissenso. Un dissenso verso una classe politica che non mi soddisfa e non mi rappresenta, fino a farmi arrivare al punto di rinunciare al mio diritto primario di cittadina. Il mio non è un non-voto, ma è proprio un voto per il nulla… altrimenti non mi prenderei nemmeno la briga di presentarmi ai seggi elettorali. In realtà penso che si dovrebbe dare maggiore importanza alle schede bianche e nulle, sono e saranno sempre sottovalutate.
In secondo luogo, se adesso siamo in questa situazione certo non è per colpa dei non-votanti. E’ colpa dei politici in primis, visto che sono loro che amministrano lo Stato. Sono loro che fanno le leggi, che decidono come organizzare la distribuzione del denaro, che si litigano il Parlamento e il Senato. E sono sempre loro che si prendono (o meglio: che dovrebbero prendersi) le responsabilità, ma che invece sempre più spesso si prendono il denaro e basta. Che colpa avrei io? La colpa di non dare la fiducia ai maggiori ladri dello Stato? Grazie, se questa è la mia colpa me la prendo molto volentieri, e ci metto anche una controfirma. Poi, sinceramente, se si deve proprio dare la colpa a qualcuno che non sia un politico, si desse a chi invece a votare ci va, visto che sono loro che decidono per le sorti del nostro paese. E’ vero o no? I politici vengono eletti dai votanti, non da chi imbratta la schedina per esprimere il suo dissenso. Semmai loro sono quelli che sempre infliggono il male minore.

E con Berlusconi, come la mettiamo? Dovrei votare la sinistra per non avere Berlusconi? E in base a quale criterio? Perché la sinistra è migliore? E chi l’ha detto? Veltroni, Prodi, Di Pietro… e grazie graziella e grazie al ca***! Anche Berlusconi si ritiene migliore, ma questo non basta a rendere reale la sua opinione. Poi la gente dà per scontato che uno debba votare a sinistra, ma perché? Perché la sinistra ha sempre fatto la parte dei “buoni”, di quelli corretti e non corrotti, di quelli gentili ed educati. Ma fare la parte di qualcuno non significa esserlo realmente. Sono tutti corrotti, sono tutti egoisti, sono tutti umani… o forse più precisamente italiani. Tutti a lamentarci della corruzione e delle raccomandazioni… e poi siamo i primi a mettere una buona parola per i nostri amici, parenti, anche solo conoscenti. Siamo i primi a farci corrompere da un ideale e da un partito, che ci rivolgono promesse mai mantenute, che sperano di illuminarci o strumentalizzarci. Sì, strumentalizzarci, e la sinistra è la prima a fare ciò, con la sua persistenza ad andare “contro” a prescindere, nemmeno fosse un adolescente alle prime armi. Che tristezza che mi fa… banalizzare così la politica, distruggerla fino a farla diventare una negazione e basta: “tutto tranne Berlusconi!”. Non ce l’hanno una loro idea, una loro unione, un’alternativa. Vanno semplicemente contro, e basta. Ma come sperano di vincere? Per avere il mio voto mi devono come minimo dare un’alternativa, non solo un’opposizione a qualcuno. Non mi basta che sono contro, voglio di più. Esigo di più.
Abbiamo una sinistra che non è sinistra, una destra che non è destra, una maggioranza che non vuole nessuno e una minoranza che vogliono tutti: il paese dei contro-sensi.
Vedo tanti ragazzi della mia età, poi, fermi su un ideale comunista. Un ideale sorpassato, direi. Non tanto per il fatto che non funziona, ma più perché è un ideale ereditato: votano a sinistra perché lo fanno i genitori, perchè sono stati educati così. Votano a sinistra perché nel loro ambiente lo fanno tutti, e se facessero altrimenti diventerebbero la pecora nera, quelli sempre incompresi, insultati, annientati. Votano a sinistra, per partito preso, puntando al conservatorismo di un ideale che non hanno mai nemmeno conosciuto. Come se votare a destra significasse distruggere una democrazia, essere anti-costituzionali. Solo perché è destra, e perché la destra è legata al fascismo, e il fascismo fa venire in mente le camicie nere e gli stermini razzisti e i grandi dittatori.

Ma io inviterei quelli che definiscono “fascista” Berlusconi a farsi solo qualche giorno degli anni ’20, che io non ho mai vissuto ma che avendoli studiati non mi verrebbe mai di fare paragoni con Berlusconi. Perché ti può stare antipatico, lo puoi ritenere un pessimo politico, un ladro, uno stronzo, un egoista… ma non puoi fare il paragone con il fascismo, nemmeno alla lontana. Non puoi paragonare le leggiucce che si fa per i suoi comodi alle leggi razziali che il fascismo ha portato con sé, non puoi paragonare la sua brama di potere, la sua convinzione di “essere Dio” al regime totalitario dei primi del novecento. Io un paragone del genere non lo sopporto, non posso nemmeno concepirlo. Forse studiare un po’ di storia e far lavorare un po’ il cervello aiuterebbe a non fare un errore madornale come questo.
Poi, quelli che votano a sinistra, sono quelli che ad Annozero si lamentano perché, poverini, i cittadini dell’Aquila “hanno le case tutte uguali, con i balconi tutti uguali, le pentole tutte uguali”. Ma almeno hanno una casa, no? Se preferiscono, possono anche andare in tenda, almeno ognuno se ne fa una diversa, personalizzata. Roba che gli sfollati dell’Irpinia, dopo vent’anni, ancora non ce l’hanno una casa. E allora, è anche vero che adesso si deve pensare al centro storico, alla ricostruzione. Si deve organizzare una commissione che decida come muoversi e non si sta facendo, ridare un’anima alla città. Ma da qui a dire che non si è fatto niente, o a lamentarsi per le case tutte uguali… è ridicolo, davvero ridicolo. Se è questa la sinistra italiana, grazie tante ma io il mio voto me lo tengo per me.
Io non voto, questo turno passo, e non so se e per chi voterò alle prossime elezioni. A queste faccio decidere a chi si sente in grado di scegliere, a chi vede una differenza, a chi è illuminato da una rivelazione. Siccome a me l’una o l’altra non cambia, sceglierà il resto degli italiani:
il mio voto è troppo prezioso per gettarlo via così.
La Sigaretta Come un Fallo: Fumare è una Violenza Sessuale?
13 marzo, 2010 di redazione
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Una nuova campagna francese contro il fumo che gioca su un doppiosenso pornografico ha ottenuto un’attenzione largamente superiore a quella prevista dai suoi stessi ideatori. Chi la contesta sostiene che offende il comune senso del pudore e che crea una falsa analogia tra sesso orale e fumo.
La Francia(1) ha vietato da tempo il fumo nei caffè, nei bar e nei ristoranti. Ciò nonostante, secondo l’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, il vizio è ancora in aumento tra i giovani in Francia, cosa che, secondo la l’organizzazione anti fumo Droits des non-fumeurs(2), giustifica pienamente la campagna.
Lo slogan è abbastanza blando: “Fumare è essere schiavi del tabacco”, ma è accompagnato dalla foto di un uomo adulto visto di lato, mentre spinge verso di sé la testa di una ragazza adolescente. Gli occhi della ragazza sono a livello della cintura e guardano verso l’alto con paura. La sigaretta sembra emergere dai pantaloni dell’adulto come un fallo. Due altri annunci mostrano ragazzi nella stessa posizione. L’adulto, in questo caso, indossa giacca e orologio.

Marco de la Fuente, vice presidente della BDDP & Fils, la società pubblicitaria che ha creato la campagna, ha detto che gli annunci non sono stati progettati “per piacere o per scioccare la gente, ma per indurre un cambiamento, per riportare in evidenza un fatto di cui non si parla abbastanza e che minaccia i giovani.”.
Secondo l’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, tra il 2004 e il 2007 e il 2008 e il 2009, la percentuale di fumatori tra i quattordicenni francesi è salita dal 5 all’8 per cento: tra i sedicenni dal 14 al 18 per cento. Un quarto dei diciottenni fuma ogni giorno.
Il signor de la Fuente ha dichiarato: “Prima si inizia a fumare e maggiore è la dipendenza, ma i giovani pensano di essere invincibili. A loro piace flirtare con il pericolo.” Ha poi aggiunto che i giovani vedono il fumo come un simbolo di emancipazione, un passaggio verso l’età adulta e un atto “trasgressivo “. Gli annunci, ha detto, cercano di convincerli che il fumo è “un atto di ingenuità e di sottomissione.” Ha continuato: “Non possiamo essere tiepidi su questo argomento, dobbiamo colpire duramente. Stiamo lavorando contro anni di mito, basato sul cinema e le star hollywoodiane, e lottiamo con zero euro”.
La reazione sul sito web della Droits des fumeurs non è stata univoca. Ad esempio, un commento recita:”La campagna banalizza gli abusi sessuali – peggio ancora, implica senso di colpa da parte dell’abusato”.
Florence Montreynaud, presidente di La Meute des Chiennes de Garde(3) che si oppone al simbolismo di violenza sessuale nei film e nella pubblicità, ha definito l’annuncio “insopportabile” e ha detto “ciò che più sconvolge è la banalizzazione della violenza sessuale “.
Montreynaud ha affermato di essere una femminista e membro di lunga data di Droits des Non-fumeurs. “Ma è terribile rappresentare in pubblico questo tipo di immagine limitata alla pornografia”, ha aggiunto. “Sono costernata. Si tratta di mancanza di fantasia. Quando le persone non hanno idee usano corpi femminili.”
Nadine Morano, segretario di stato per la famiglia, nel corso di un’intervista a Radio Monte Carlo, ha affermato che è sua intenzione arrestare la campagna avendo trovato il simbolismo intollerabile. “Si può tentare di scioccare parlando di fumo, non mi dà fastidio, ma ci sono altri modi per impostare una campagna”.

Il presidente della Droits des non-fumeurs, Gérard Audureau, ha detto che la campagna è stata avviata dopo che un campione di studenti delle scuole superiori a cui era stata mostrata l’aveva accolta favorevolmente. Per diciotto anni, ha detto, “ne abbiamo parlato gentilmente, riferendoci all’aspetto sanitario dei danni polmonari, ma i giovani si sentono invincibili, immortali.” Il quotidiano Le Parisien riferisce una sua affermazione: “Utilizzare il sesso è un modo per ottenere la loro attenzione. E se è necessario scioccarli, sciocchiamoli. ”
Bertrand Dautzenberg, presidente dell’Ufficio francese per la prevenzione del fumo, ha messo in dubbio la validità della campagna. Secondo Le Parisien, avrebbe affermato: “Questa campagna spaventa gli adulti, non i ragazzi.”
Traduzione ed adattamento dell’articolo di Steven Erlanger
French Ad Shocks, but Will It Stop Young Smokers?
pubblicato sul New York Times del 24 febbraio 2010
NoteFine delle NoteNon Mandate i Figli all’Università. Imparateli Mariuoli
12 marzo, 2010 di Comandante Nebbia
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Non mandate i figli all’università. Insegnategli a fare i ladri. E’ questo l’originale slogan con il quale i dipendenti dell’Informatica Telecomitalia, in procinto di intraprendere il tempestoso viaggio di una cessione di ramo d’azienda, aprono un volantino con il quale cercano di far conoscere il loro comprensibile timore per una procedura che, in Italia, è diventata un modo trasversale ed indiretto per ridurre drasticamente il personale. Cosa piuttosto evidente anche se si nasconde dietro il disputabile italiano di termini dal sinistro eufemismo quali “efficientamento“. (Il correttore automatico è praticamente andato in tilt su questa parola. Ho dovuto far ripartire il computer).
Vicende Vissute. Una Partita Iva Racconta
8 marzo, 2010 di Marechiaro
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Ciao! Sono una partita iva, evasore per definizione, single, nel senso di felicemente ditta individuale. Sono stata una società anch’io, fino al 1995, quando ho rilevato i debiti e i crediti e liquidato la quota all’ex socio. Avevo mille problemi e poco tempo e quindi affidai la contabilità alla consulente. A novembre del ‘98 arrivò una bella comunicazione: c’era a mia disposizione il credito Iva della società.
Nell’agenda del ‘99 che può andare benissimo quest’anno, al posto di marcare le entrate e le uscite scrivevo:
Donne
7 marzo, 2010 di Cinzia De Monte
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Donne. Tu non puoi nemmeno immaginare quante storie si imparano semplicemente prestando attenzione ai discorsi tra donne alla fermata dell’autobus.
Le modelle incastrate nel loro corpo magrissimo che insieme è prigione e libertà, perché ingrassare di un chilo significa dover accettare un lavoro al call center a 1000 km da casa.
Le impiegate inchiodate alla scrivania a far un lavoro inutile, mentre a casa il bambino sta con una baby sitter scocciata perché non può avere bambini ed odia quelli delle altre, ma deve occuparsene perché la madre separata non può mantenerla all’università, dove lei volentieri rinuncerebbe ad andare, preferendo un futuro da velina, ma non può nemmeno sognare di fare la velina, perché da sempre le hanno insegnato che le veline sono immonde, ed invece loro sono quelle che hanno meno colpa di tutte, la colpa e di chi le spoglia in televisione perché c’è qualcuno che le guarda.
L’Inganno della Democrazia Italiana: Libertà Sociale
1 marzo, 2010 di doxaliber
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Su Mentecritica abbiamo parlato spesso di libertà. In effetti basta effettuare una veloce ricerca per ottenere diversi articoli che in qualche modo trattano questo argomento. Io stesso qualche tempo fa scrissi un pezzo che, in sostanza, era un atto d’accusa contro coloro che abusano della parola libertà, svilendone il significato.
La libertà è senza ombra di dubbio un diritto a cui nessuno vorrebbe mai rinunciare, tuttavia la domanda che dovremmo davvero porci è: siamo davvero liberi? Quand’è che un uomo può dirsi libero? Abbiamo discusso spesso di libertà di satira, libertà di stampa, libertà di opinione, cercando di giungere ad opinioni condivise su quali sono i limiti oltre i quali la nostra libertà diventa un ostacolo per gli altri. Tuttavia una cosa è certa, tutti questi tipi di libertà sono succedanei alla libertà più importante di tutte: la libertà sociale.
Magica Neve
13 febbraio, 2010 di Gilda
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Roma 12-2-2010
Stamattina, andando a scuola, quando all’altezza dell’Ara Pacis ho iniziato a veder cadere fiocchi bianchi dal cielo, la prima cosa che ho pensato è stata che era un’allucinazione. Neve? A Roma? Quando mai! Ricordo di racconti dell’inverno ’85-86… ma io, all’epoca, non ero nemmeno nei programmi dei miei genitori!
Insomma, vedevo fiocchi bianchi a mano a mano sempre più grandi, più corposi… camminavo beata in mezzo a quel bianco, un sorriso ebete sulla faccia, gli occhi che si muovevano a divorare ogni più piccolo cristallo di neve.
Anatema Contro i Gay: la Posta in Gioco
12 febbraio, 2010 di Daniela Tuscano
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Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito a un’escalation di anatemi antigay da parte di alti prelati della Chiesa cattolica. La miccia è stata accesa da mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Di fronte alla proposta di una regolamentazione delle coppie di fatto avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, ha preso carta e penna per scrivere una lettera dai toni apocalittici e perentori (“Dio vi giudicherà, anche se non credete”) tra cui spicca la frase: “E’ ingiusto trattare in modo uguale i diversi”.
Lo stesso Caffarra, rigido censore dei “sodomiti”, che però, a quanto risulta, non ha mosso un dito (anzi…), per difendere una bambina dagli assalti d’un confratello pedofilo. Stesso comportamento tenuto dal vescovo ausiliario mons. Vecchi, anch’egli distintosi varie volte, in passato, per i suoi strali contro i gay, accusati nientemeno che di alimentare la violenza . Pochi giorni dopo il card. Lozano Barragan, già famigerato per aver dato dell’assassino a Beppino Englaro e per la sua somma indifferenza verso i veri crocifissi della Terra (immigrati, disoccupati ecc.), ha creduto di doverci ricordare, scomodando nientemeno che san Paolo, che “omosessuali e trans non entreranno nel regno di Dio“.

Anno nuovo, mondo vecchio: all’indomani della vittoria di Nichi Vendola alle (inutilmente) sofferte primarie del Pd, mons. Babini, vescovo di Pistoia, ha rincarato la dose, invocando addirittura la scomunica latae sententiae. Dopo aver premesso di “provare ribrezzo a parlare di queste cose” e di considerare “aberrante” la pratica omosessuale, ha dichiarato che “dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. All’omosessuale dichiarato e conclamato non va data mai la comunione”.
Non è forse ozioso sapere cosa pensa Sua Eminenza dell’Islam (“una religione violenta ed anticristiana e che distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso.. L’Islam è unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni islamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall’Islam, prima di essere colonizzati”: nemmeno Fallaci e Calderoli avrebbero saputo dir meglio), e soprattutto della recente visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma: “Il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza è arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori [la definizione, come ognuno ricorderà, è di Giovanni Paolo II]. Meglio, lo sono stati sino all’arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull’albero dell’ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa è nata da Cristo e non dagli ebrei”.

Qualche giorno fa, stessa musica ancora dalla Toscana, per bocca dell’arcivescovo emerito di Grosseto, mons. Scatizzi: niente comunione ai gay “conclamati” (come una malattia contagiosa?), perché “l’omosessualità è un disordine”. E, contemporaneamente, il Vaticano ha ammonito il governo: guai a finanziare campagne contro l’omofobia (altrimenti potrebbe sgretolarsi l’alleanza d’acciaio che pure i due soggetti hanno siglato).
E’ finita? No; sebbene non intendiamo addentrarci nelle sordide secche del caso Boffo, il bruciante intervento di don Farinella basta e avanza – notiamo come, per diffamare qualcuno, sia Feltri, sia il Vaticano non trovino di peggio che dargli dell’omosessuale. Non dell’assassino, del mafioso, del corrotto; tutto può essere perdonato, tranne l’omosessualità, naturalmente se “conclamata” (giacché, se nascosta, non infastidisce nessuno, non dà scandalo, soprattutto non se ne parla; quindi, il problema non esiste).
La Chiesa cattolica italiana, attualmente, si trova a esser governata da simili pastori. Non si vuol generalizzare, sia chiaro; resta il fatto che si tratta di personaggi potenti, influenti e molto attivi sui mass-media. Anziani “lefebvrizzati”, che nemmeno si accorgono di rasentare il ridicolo quando distinguono gli ebrei dall’ebreo Gesù; vecchi e arcigni custodi d’un inesistente Ordine Costituito, che invocano l’apartheid dei “diversi”; sepolcri imbiancati, teologicamente balbuzienti, i quali, sulla scorta dei fondamentalisti islamici che millantano di disprezzare, decontestualizzano Paolo dimostrando una paurosa ignoranza e superficialità sui testi sacri. Gli esegeti più autorevoli (anche in campo cattolico) da tempo ormai hanno ammesso, senza tema di smentite, che san Paolo non poteva certo riferirsi agli omosessuali come li conosciamo oggi, visto che ai suoi tempi la parola non esisteva nemmeno, per non parlare dei trans, che non mi risulta frequentassero i sacri palazzi nel primo secolo dopo Cristo. A parte che Paolo non può esser sbrigato in due maldestre righe, un dimenticato Yves Congar definì chiaramente grave errore “modernizzare un testo che aveva per contesto il paganesimo antico”. Paolo alludeva non agli omosessuali strutturali, ma a eterosessuali che, per vizio e/o curiosità, si abbandonavano a pratiche diverse da quelle con una donna/uomo senza esservi costretti (ed era il caso di taluni circoli intellettuali pagani, ma non solo, visto che Dante punisce tra i “sodomiti” esclusivamente “cherci e litterati di gran fama”, lasciando intendere che si trattava di una perversione riguardante le annoiate classi ricche).

Che poi Paolo disapprovasse anche l’omosessualità come tale, quando l’avesse conosciuta, è con ogni probabilità vero; come è vero che non tutte le rivendicazioni degli omosessuali sono moralmente accettabili; ma il discorso meriterebbe ben altro approfondimento e siamo noi a provare ribrezzo, e dolore, a dover ribadire queste ovvietà ai principi della Chiesa.
Lozano (e i suoi illustri confratelli) fingono pure di dimenticare sia il documento del ‘75 Persona humana, che già adombrava l’idea di un’omosessualità per dir così innata (oggi si sta tornando a considerarla vizio o malattia da guarire; le pubblicazioni cattoliche dànno molto spazio alle cosiddette “teorie riparative”, miranti a “convertire” gli omosessuali in eterosessuali), sia il Catechismo del ‘92. Lo smemorato del Vaticano smarrisce poi in un cassetto della memoria un libro dell’illustre moralista Xavier Thévenot pubblicato in Italia nel ‘92 con l’imprimatur, Omosessualità maschile e morale cristiana (Elle Di Ci), dove i passaggi su san Paolo sono molto ben analizzati (pur nel rispetto della tradizione più ortodossa). Si tratta di uno dei testi in materia più autorevoli e rigorosi, ancor oggi.
Né gl’importa di quel documento dei vescovi americani Pur sempre nostri figli. Forse perché destinato, appunto, a lontane contrade. La Chiesa universale sembra molto più interessata all’orticello italiano.

I nostri vescovi, dimentichi del Vangelo e dell’umana compassione, dimostrano però un intuito politico assai acuto. Essi sanno perfettamente che gli unici dai quali possano ricavare qualche mondanissimo profitto sono gli atei devoti, cui della religione poco cale, ma sono molto sensibili alle richieste temporali della Chiesa, e a cui non costa nulla sacrificare gli scandalosi “diversi” (se conclamati: gli stessi concetti, del resto, enucleati da Joseph Ratzinger in un documento del ‘92). Tornino nel silenzio, smettano di essere conclamati e di suscitare scandalo; in cambio, il governo continuerà a elargire generose somme di denaro alle scuole cattoliche e a impinguare le tasche degli insegnanti di religione, mentre l’istituzione pubblica, sovversiva e “laicista”, può andare allo sfascio. Da parte sua, l’altra metà del Tevere non smetterà di accordare alle “autorità” la sua paterna benedizione. E le leggi inumane contro gli immigrati, la corruzione diffusa, la disoccupazione, le patenti ingiustizie, i decreti ad personam? E la perdita del senso di fiducia da parte di tanti giovani, privati del sogno di costruirsi una vita prima ancora d’averlo accarezzato?
Dottrinariamente, l’anatema contro gli omosessuali costituisce invece un altro passo (pretestuoso) per il definitivo affossamento del Vaticano II. Se questo è il passato che ci attende, c’è poco da stare allegri.
Vendola: l’Alternativa è Possibile?
9 febbraio, 2010 di doxaliber
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Puglia, elezioni regionali del 2005. Gennaio. Nichi Vendola vince a sorpresa le primarie del PD contro il suo rivale Francesco Boccia. Il risultato doveva essere scontato, Francesco Boccia, candidato “moderato” sostenuto da Margherita e DS, secondo gli “esperti” avrebbe vinto a mani basse contro il comunista estremista Vendola. Ma le urne diedero un esito diverso: le primarie furono vinte dal comunista. I moderati di DS e Margherita rimasero interdetti dal risultato, dissero che avrebbero sostenuto Vendola ma tra i denti dicevano che non c’era alcuna speranza di vincere le elezioni con un comunista che porta l’orecchino e si dichiara orgogliosamente gay perché la Puglia era una regione conservatrice e gli elettori non l’avrebbero sostenuto. Al tempo in Puglia girava questa voce: quelli del centro-destra, su mandato dei maggiorenti della coalizione, erano andati a votare in massa per Vendola perché in questo modo sarebbero stati sicuri della rielezione di Fitto, che mai avrebbe potuto perdere per un candidato così “estremista” in una regione come la Puglia.
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Bullshit
3 febbraio, 2010 di fma
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Bullshit é la parola inglese, equivalente italiano stronzate, attorno a cui ruota la riflessione di Harry G. Frankfurt, filosofo e professore emerito all’università di Princeton.
Che cos’é una stronzata?
Un po’ meno di una bugia. O forse un po’ di più.
Una bugia persegue un fine preciso, che è di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme. Il bugiardo, per inventare una bugia, deve credere di sapere cosa é vero e cosa non lo è. Non può progettare la sua falsità senza tenere costantemente d’occhio la verità.
Una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà.
Uot Uimen Uont (senz’altro vero probabilmente)
28 gennaio, 2010 di la Donna Cannone
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«È senz’altro vero probabilmente – circostanzia una relatrice – che gli uomini hanno la vita facile e una volta ottenuto il posto si soffermano a sfumacchiare in corridoio invece di lavorare».
È senz’altro vero che le mie non basse speranze sulla serata si sono strepitosamente sfracellate al suolo scivolando sul finto broccato del barocco arredamento di un hotel di Trento.
Da giorni aspettavo l’appuntamento, organizzato da Terziario Donna, (Confcommercio) – intitolato Donne e successo professionale a 30, 40, 50 ….. anni

L’immagine sull’invito raffigura una creazione di «Devis Venturelli, che ha vestito i cestini in strada per manifestare una prospettiva diversa», introduce la presidenta di Terziario Donna, annunciando compresa che «la discriminazione (delle donne) rappresentata in modelli e ruoli mediatici si reitera nella vita quotidiana, coltivando stereotipi di genere. Diverso – ci comunica – il tenore nella fiction televisiva, dove primeggiano avvocate rampanti. ..ma come donne, non possiamo accontentarci dei ruoli delle fiction».
Avviso ai Naviganti: La Truffa di Promo-Poste.it
27 gennaio, 2010 di redazione
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Attenzione, avviso di truffa. Un cortese lettore ci segnala un’informazione che riteniamo utile diffondere a tutti i lettori di MenteCritica.
Può capitare di riceve una mail che contenga un’immagine del tipo di quella che vi mostriamo:
Il messaggio è scritto in buon italiano, il sito è presentato in maniera convincente, ma attenzione: è una truffa non ancora segnalata e che i filtri dei browser non intercettano ancora.
Il sito promo.poste.it presenta questa pagina:

Con questo testo:
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Si noti l’italiano notevolmente più sacrificato e gli evidenti errori di traduzione che, di per sé, già qualificano il sito. L’obiettivo è quello di raccogliere i codici di accesso che non vanno assolutamente immessi in quanto trattasi di truffa.
La pagina è copiata da una vera pagina di poste.it che, poi, è quella che google presenta fra i primi risultati quando si cerca promo-poste.it rendendo ancora più pericolosa la truffa.
Inoltre, la pagina del sito truffa rimanda nei suoi link al sito vwww.postes.it, un altro sito truffa.

Il dominio promo.poste.it è anonimizzato attraverso un servizio DNS intestato alla EuroDns di Xavier Buck, società di diritto lussemburghese. postes.it, viceversa, è intestato a una persona fisica di apparente nazionalità italiana.
Entrambi i siti truffa sono ospitati sui server di una compagnia di hosting giapponese localizzata fisicamente a Nagano.
Il vero sito di poste.it è regolarmente intestato a Poste Italiane e ospitato fisicamente su sistemi proprietari.
Vi preghiamo di diffondere quanto più possibile questa notizia. Il furto dei codici di accesso a poste.it può provocare danni notevoli a chi lo subisce.
MC ha segnalato la cosa al GAT. Se ricevete una mail di questo tipo, ignoratela e segnalatela come spam.
Avviamento al Lavoro. Di Corsa e per Legge
26 gennaio, 2010 di Giacomo
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Due novità nel panorama politico nostrano. Non mi riferisco né al matrimonio notturno della Gelmini né al fiorire di candidature vecchie e nuove per le prossime regionali. Sto invece pensando a quanto è stato detto di recente a proposito dei giovani, o meglio, dei giovanissimi: gli adolescenti.
In primo luogo un ritorno al passato, all’avviamento al lavoro degli anni 40, 50 e 60. Visto che, ci dicono, l’obbligo di istruzione fino a 16 anni tiene sui banchi un numero altissimo di giovani, tanto vale dar loro la possibilità di andare a lavorare,o meglio, fare apprendistato durante l’ultimo anno al posto della frequenza a scuola.
Secondo me i soliti cervelloni avranno fatto due calcoli: visto che ci sono migliaia di insegnanti precari che presto resteranno addirittura senza neanche le supplenze riduciamo ancora il numero dei ragazzi e cioè l’esatto contrario di quanto servirebbe.
Una Vera Ferrari a 1500 Euro
23 gennaio, 2010 di dellefragilicose
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Abbiate pazienza, leggete fino alla fine e capirete come è possibile che qualcuno riesca ad avere il bolide rosso per l’equivalente dei nostri 1.500 euro. Questo articolo è un esercizio per ripassare l’aritmetica ed il concetto di proporzione. Non ha nessuna pretesa di scientificità, è basato esclusivamente su ipotesi personali e l’unica cosa veramente affidabile saranno le quattro operazioni: moltiplicazione, somma, sottrazione e divisione che, essendo eseguite con la calcolatrice del pc, daranno sicuramente quasi sicuramente buoni.
Immuni Prima e Dopo la Morte
19 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Mi ero ripromesso di non intervenire ulteriormente sulla vicenda Craxi, sia per motivi di umana solidarietà per i superstiti, sia per non attribuire un significato pubblico ad una data che per come si sono svolti i fatti, secondo il mio parere, dovrebbe rimanere una ricorrenza privata e familiare.
Eppure, non io, ma la prima e la seconda carica dello stato hanno inteso farne una vicenda nazionale di revisione storica, ancor prima che politica.
Tav vs Aereo: chi Vince?
19 gennaio, 2010 di Storie Italiane
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L’opinione di DiabolicoMarco.
Tornato da poco da Milano dico: Treno batte Aereo 1 a 0.
Nel mio caso viaggiavo per lavoro, su una tratta blasonata e per andare dal centro di Roma al centro di Milano.
Sono andato alla stazione Termini (1 euro per il tragitto urbano). Sono salito su uno dei nuovi Freccia Rossa. I sedili di 2a classe sono comodi anche per uno della mia stazza, sotto il tavolinetto ci sono le prese per l’elettricità e, difatti, la maggior parte delle persone armeggiava con notebook e altri gingilli.
Io ho letto un libro, ascoltato un po’ di musica, sonnecchiato. Il tragitto doveva essere coperto in 2 ore e 59 minuti (sic!). Invece tra Firenze e Bologna il treno è andato sulla linea lenta e quindi è arrivato con 35 minuti di ritardo. In ogni caso, dopo 3 ore e mezza ero alla stazione centrale. Quattro fermate di metro ed ero al mio albergo, non lontano dal Castello Sforzesco. Il treno è pulito. Ogni tanto passa un omino che controlla i bagni e i vagoni. Sui tavolinetti ci sono delle riviste che trattano di articoli economici sul “lusso e il design made in Italy”. I treni non sono “spaziali” come me li immaginavo. Più che altro make up. Però il treno non fa fermate. Fuori e buio e, anche se non sembra di andare poi così tanto veloci, quando rallenta e vedo che stiamo passando per Firenze rimango stupito.

Per tornare ho preso l’aereo. Da una stazione che si trova a 5 minuti dal mio albergo parte il “Malpensa Express” che effettua 3 o 4 fermate e ci impiega 40 minuti per arrivare all’aeroporto (11 euro). Quindi anche se il mio volo è alle 19 devo partire alle 17. Arrivo al terminal 1, ma il mio volo parte dal terminal 2. Prendo un autobus navetta gratuito (almeno questo) in cui stiamo stipati come galline in un covatoio. Giriamo per più di dieci minuti tra parcheggi e altre strutture aeroportuali che sembrano abbandonate. Alla fine la navetta ci scarica al teminal 2, davanti agli arrivi.
Affronto una fila tremenda per gli inutili controlli di sicurezza sopportando con pazienza zen tutti i cafoni che passano avanti perché “hanno un volo da prendere” (come se noi coglioni che stiamo in fila fossimo lì per qualche altro motivo).
Easy-jet terrorizza i viaggiatori dicendo che non aspetta nessuno e che bisogna essere al gate entro le 18.30. Sono le 18.00 e la fila è enorme quindi un po’ di apprensione è naturale.
Intanto sui tabelloni il volo per Roma è indicato come in partenza alle 18.55 (e non alle 19.00). Sono le 18.30 quando faccio passare il mio zaino contenente un deodorante liquido in bottiglietta da 200ml senza alcun problema sotto lo scanner. Tutti i cafoni che si sono scapicollati sono fermi davanti ai monitor che indicano il gate per Roma: Gate D. D e basta. Peccato che ci sono da D1 a D25. Sono le 18.45 quando finalmente decidono di imbarcare il volo delle 18.55 (ritardo garantito, ma ancora non annunciato). Le solite menate delle low cost ecc. ecc. Dovevo atterrare alle 20.05 sono atterrato alle 20.30.
Quindi ho impiegato lo stesso tempo dell’andata: dalle 17.00 alle 20.30. Solo che per tornare al centro di Roma dovrei prendere un altro treno il “Leonardo Express” (altri 11 euro) e mi ci vorrebbe almeno mezz’ora (se mi dice bene). Per fortuna abito vicino all’aeroporto e quindi questo problema non si pone.
Economicamente parlando:
Treno: biglietto urbano Roma + Frecciarossa + Biglietto urbano Milano: 1 +89 + 1 = 91 euro
Aereo: Malpensa express + volo Easy Jet + Leonardo Express: 11 + 87,50 + 11 = 109,5 euro
Tempi:
3 ore e mezza circa. Ma, mentre con il treno sono continuative (tipo potresti farti un sonno), con l’aereo sono frammentate in “eventi” da 45/50 minuti.

L’opinione di Doxaliber
Anch’io ho fatto il viaggio in andata in treno ed il ritorno in aereo.
All’andata avevo il posto prenotato e non ho avuto grandi problemi, ma sono stato fortunato. Come quando era partito mio fratello anche in occasione del mio viaggio le porte di alcune carrozze non si aprivano e quindi alcune persone che avevano prenotato il posto in realtà il posto non ce l’avevano. Io ho pensato: mi è andata di culo. Però a Brindisi il capotreno ci ha avvisato che a causa di imprecisati guasti avremmo dovuto cambiare treno a Bari. La prima cosa che mi ha sorpreso è l’incredibile pazienza dei viaggiatori salentini. Nessun urlo, nessun “lei non sa chi sono io”, ma solo tanta paziente rassegnazione unita al classico fatalismo meridionale. D’altro canto sono secoli che le cose vanno così e chi viaggia è ormai abituato al peggio. A Bari, naturalmente, ressa. Incredibilmente di nuovo porte che non si aprivano e, tra passeggeri che dovevano salire a Bari e passeggeri che scendevano dall’altro treno, non vi dico il casino. Io poi ero fortunato: un solo piccolo trolley, ma c’erano persone che avevano più di una valigia o valigie pesantissime. Dopo la solita battaglia per salire sul treno, che io conosco benissimo, riesco a riprendere posto a sedere. La prima scoperta: il cesso della mia carrozza è scoppiato, nella carrozza entra un tanfo indicibile, vomitevole.
Dopo aver fatto un viaggio che solo i deportati di Dachau avrebbero potuto invidiarci, finalmente arrivo alla stazione di cambio: Parma. Il treno ha un’ora di ritardo e quindi perdo la coincidenza. Sono già distrutto, ma in compenso la stazione di Parma è in rifacimento quindi è tutta chiusa. Esiste una piccolissima area di ristoro che però è stracolma di gente. L’aria è gelida ed io dovrei aspettare 2 ore per la coincidenza. Alla fine mettono un treno straordinario, ma scopro solo dopo che è un treno straordinario. Vedo sul display un treno per La Spezia in partenza che però non dovrebbe esserci, penso che se c’è sul display allora sicuramente non è un errore. Questo treno parte mezz’ora prima dell’altro. Mi infilo dentro e sento un sacco di gente che si chiede quali fermate intermedie farà. Neanche il controllore sa dirlo. Conferma soltanto che trattasi di treno straordinario. Qualcuno chiede: perché non lo avete annunciato all’altoparlante? Il controllore fa spallucce. Alla fine arriverò a La Spezia con 3 ore di ritardo ed un viaggio della durata totale di quasi 16 ore, distrutto.
Ritorno in aereo: mio fratello mi accompagna a Pisa, partiamo con ragionevole anticipo perché bisogna passare presso una zona che era allagata a causa del maltempo. Per fortuna non abbiamo problemi. All’aeroporto, avendo già fatto il check in online ed avendo solo bagaglio a mano, cazzeggio un po’ con mio fratello. Quando è quasi ora passo attraverso i controlli e saluto mio fratello. Effettuati i controlli giro per i negozi duty free dell’aeroporto ed attendo l’imbarco. C’è un ritardo perché l’aereo non è ancora arrivato. Alla fine ci imbarcano con mezz’ora di ritardo. L’aereo è piccolo, ma è comodo, si possono addirittura tenere accesi i cellulari (io li spengo ugualmente perché suppongo che le tariffe di chiamata siano esose). Durante il volo è una continua vendita: mangiare, sigarette senza fumo, lotterie, altri oggetti. Il personale è comunque gentile e non forza all’acquisto. Il viaggio è comodo e dopo un’ora e 20 di volo sono a Brindisi. Scendo dall’aereo e ad aspettarmi c’è la mia ragazza, non sono stanco e quindi ne approfitto per prendere un caffè con lei.
Nel pomeriggio esco nuovamente e mi godo l’intera domenica.
Aereo vince su treno 1000 a 1.
Quello che più mi colpisce dei treni è vedere che invece di un miglioramento c’è stata una regressione. Quando abitavo a Reggio Emilia uscirono i primi Eurostar. Erano rossi e bianchi ed io, che all’epoca ero costretto ancora a viaggiare su treni espresso a gasolio degli anni 50 (in legno con tanto di quadretti all’interno), mi chiedevo se avrei mai viaggiato su quei treni. Beh: dopo qualche anno la linea per Lecce fu effettivamente elettrificata e, dopo qualche altro anno, sulla tratta Lecce-Milano furono messi questi treni eurostar. La cosa bella non era tanto il risparmio di tempo, ma il fatto che finalmente la prenotazione fosse obbligatoria e quindi non si creavano resse assurde per riuscire a sedersi.

Ebbene, ad un certo punto questi treni li hanno tolti: la linea non è adatta ai treni ad alta velocità, dicevano, ma vi metteremo nuovissimi treni Eurocity.
Neanche a dirlo, i nuovissimi treni Eurocity sono i vecchissimi espresso che in alcuni casi non si sono nemmeno presi la briga di riverniciare. In compenso il costo dei biglietti è salito. Io per andare a La Spezia ho speso 100 euro. Con l’aereo? 10 euro, il 90% in meno!
Sui treni si legge di tutto: gente che ha preso i pidocchi o le zecche, alcuni hanno avuto infezioni della pelle, aria condizionata e riscaldamento che non funzionano, locomotive che si rompono. Viaggiare verso sud è davvero un’avventura.
Tuttavia io credo che ci sia anche un discorso regionale. Lecce è a tutti gli effetti una stazione terminale ed, in quanto tale, dovrebbe avere maggiore considerazione. Parliamo di una provincia con quasi un milione di abitanti e che, in quanto a numeri di turismo, è la prima della regione. Eppure l’autostrada finisce a Bari, l’elettrificazione l’hanno fatta 15 anni fa ed il 90% dei treni si ferma a Bari, nonostante i treni che partono da Lecce siano sempre stracolmi di passeggeri. Le ragioni di certe scelte non possono che essere politiche, non c’è bisogno di essere campanilisti per capirlo.
E voi, cosa ne pensate?
Craxi
15 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Il prossimo 19 gennaio saranno passati dieci anni dalla morte di Bettino Craxi.
Da uomo del Sud provo sempre un certo imbarazzo a parlare di morti “freschi”, come si dice dalle nostre parti.
La morte è suprema punizione. Il suo stesso avvento, nell’antica cultura nella quale sono stato allevato, assolve da ogni peccato.
Un morto non può più difendersi dalle accuse né saldare i propri debiti. Infine, ci sono figli, coniuge e nipoti che, a prescindere da tutto, probabilmente ricordano con affetto e struggimento. Soprattutto per rispetto di queste persone è dovere di gentiluomo procedere con cautela.
Il tempo, e non ne è ancora passato abbastanza, chiarirà ogni cosa. La Storia condanna, assolve e, molto più spesso, dimentica. Per un giudizio più netto, riparliamone qui tra quarant’anni.
Lo Stato delle Cose
14 gennaio, 2010 di diabolicomarco
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E’ strano sedere in uno dei caffè più esclusivi della città. Strano – per me – poter sedere in tutta tranquillità vestito in maniera assolutamente non convenzionale e difforme e per di più sorseggiando una superba granita al cappuccino pagata poco più di quaranta centesimi di euro.
Potrebbe esistere un mondo senza denaro?
Probabilmente ha ragione mio padre. La cosa più importante è il denaro. Anche se non te ne frega niente, anche se non c’entra nulla con quello in cui credi. Anzi forse è ancora più importante in questi casi.
Chi adora il denaro è felice di sudare e di dannarsi l’anima per accumulare banconote. Chi invece vorrebbe vivere senza dover pensare ai soldi deve inevitabilmente farlo perché gli ideali romantici male si sposano con le esigenze terrene, del corpo, dei vizi.
Io vorrei essere ricco, vorrei avere così tanto denaro da non essere in grado di spenderlo tutto in un mese. Non è bramosia né voglia di potere. E’ consapevolezza del fatto che con il danaro si può comprare tutto.
“Ci sono cose che il denaro non può comprare”. Quelle cose ce le ho già, mi manca tutto il resto, come la mettiamo?
Ritorno nello Stato delle cose (in quella che volgarmente viene definita “la realtà”)
Storie di Polli
13 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Qualche settimana fa, questo sito ha ricevuto un’offerta molto particolare. Aggiungere una piccola scritta (anche invisibile, caratteri bianchi su sfondo bianco ad esempio) in coda ad un post qualsiasi di mentecritica.net con un link ad un dominio dove, attualmente, è ospitato un blog che non viene aggiornato da tempo. Il tutto, per un importo di 50 euro al mese. 600 euro all’anno per ognuno di questi link.
Chi non ha idea degli introiti pubblicitari su siti web delle dimensioni di mentecritica.net, sappia che si tratta di un’offerta spropositatamente alta. Nessuno sano di mente pagherebbe 50 euro al mese per avere una scrittina invisibile in coda ad un post di un paio d’anni fa che, magari, non legge più nessuno.
Parole
12 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Meccanica delle Cose, latest
Le parole sono strumenti e, come tali, di per sé inerti. Esse possono dire poco o tantissimo, a seconda di come vengano usate. Due esempi per tutti:
Parole che Dicono Molto
Ieri sera, ho avuto occasione di ascoltare l’introduzione della trasmissione radiofonica La Zanzara, trasmessa da Radio 24 e condotta da Giuseppe Cruciani. Cruciani, introducendo la polemica tra Pierluigi Battista e Vittorio Feltri sull’uso del termine “negro”, ci tiene a sottolineare esplicitamente la liceità dell’uso dell’aggettivo adducendo come giustificazione il fatto che si tratti di parola appartenente alla lingua italiana e che sia stata usata anche dalla Binetti nel corso di un intervista (sic). Secondo Cruciani, quindi, la parola “negro”, può essere usata liberamente.
Cruciani ha ragione. La parola “negro”, di per sé, non significa nulla. Essa, come ogni parola, assume valore in funzione delle intenzioni di chi la pronuncia. Negli Stati Uniti non è infrequente sentire persone di colore chiamarsi l’un l’altro “nigger” o “nigga” senza che nessuno si offenda. Nello stesso tempo, è stupido fare le animelle candide e fingere di dimenticare che questo termine è stato usato in Italia come epiteto razziale durante il periodo coloniale quando i “negri” valevano meno delle cartuccia necessaria ad abbatterli e tutt’ora suona esplicitamente come un insulto.Ci vuole un grosso sforzo mentale per affermare che la parola “negro” non significhi nulla.
Perché Feltri usa il termine “negro” per ben due volte nei titoli de “Il Giornale”? Lo fa perché è un difensore della purezza della lingua o per compiacere i suoi lettori che nel leggere un titolo che riesce ad offendere contemporaneamente africani e calabresi in meno di due righe avranno avuto l’equivalente piccolo borghese di un orgasmo intellettuale?
La risposta la sa solo Feltri. Solo lui sa se “negro”, nella sua bocca è un’offesa o un semplice aggettivo. A noi rimane la libertà di farci un’opinione sulla base di quello che sappiamo di Feltri e del suo modo di fare giornalismo.
Cruciani, chiamando a testimone la Binetti (nota cruscante), pensa che Feltri sia un purista della lingua.
Anche su questo fatto possiamo farci un’opinione personale. Cruciani ci è o ci fa?

Parole che Dicono Poco
Con l’accusa di aver scambiato in Internet file pedopornografici che ritraevano bambini, anche di tre-quattro anni, vittime di rapporti sessuali completi, undici persone vengono sottoposte a misura cautelare tra Puglia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche e Campania. [...] Il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, riferendosi agli arresti ha svelato particolari sconvolgenti: «I file sono di una crudezza estrema. Ci sono rapporti completi con bambini, anche neonati, dai quali emerge lo sfruttamento di bimbi che vengono da Paesi dell’Est e dall’Oriente»
Corriere on Line 11 gennaio 2010
Esistono parole sufficienti per descrivere compiutamente fatti del genere?
Da qualche parte nel mondo qualcuno perde il proprio bambino o, peggio, è così disperato da affidarlo a certi personaggi.
Qualcun altro prepara un set, le luci, le telecamere, le macchine fotografiche. Un altro ancora ha un erezione e la mantiene il tempo sufficiente per avere un rapporto sessuale con un neonato o con un bambino di due o tre anni.
Poi questa roba si mette a viaggiare in rete ed arriva sul computer di tizio o di caio che, guardandola, si eccitano, si crogiolano nell’idea di fare altrettanto senza averne lo stomaco e poi, infine, si masturbano.
Che è stato di quei bambini? Che dolore avranno provato? Esiste la possibilità che possano dimenticare?
Non non esistono parole per questo genere di violenza. Esiste solo la repressione. Chi fa certe cose e chi, guardandole, incoraggia il mercato di questo materiale è un incidente genetico che andrebbe trattato con fermezza darwiniana.
A chi legge il compito di stimare l’effettivo valore delle parole di quest’ultima affermazione.



