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Rivisto e corretto, atto 7 – Carceri, governo pone la questione di fiducia

9 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Meccanica delle Cose

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

 

La notizia è questa.

Carceri, governo pone la questione di fiducia alla Camera. Proteste di Lega e Idv
Severino: «Fiducia necessaria per ostruzionismo». (…)

MILANO – Il governo ha posto in Aula alla Camera la questione di fiducia per la conversione del decreto legge «svuota-carceri». Lo ha annunciato, tra le proteste dei deputati leghisti e di Idv, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che è riuscito a fatica a parlare: dai banchi della Lega si sono levati gli urli «Vergogna! Vergogna!». Il decreto, su cui pendevano circa 500 emendamenti della Lega, che praticava l’ostruzionismo in discussione generale, scade il 20 febbraio. Il voto di fiducia si terrà giovedì a mezzogiorno, le dichiarazioni di voto cominceranno domani mattina alle 10,15. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato per martedì prossimo il voto finale sul provvedimento. Intanto anche l’Italia dei Valori ha già fatto sapere che voterà contro.

URGENZA – La richiesta del voto di fiducia per la conversione dello «svuota-carceri» «è una necessità alla quale non ci si poteva sottrarre», ha affermato il ministro della Giustizia, Paola Severino, interpellata dai cronisti in Transatlantico sulla decisione assunta dal Governo. Severino ha chiarito subito che l’unica motivazione che ha spinto l’Esecutivo è stata «esclusivamente quella dei tempi, di fronte al rischio» dell’ostruzionismo «preannunciato e già messo in atto» dalla Lega. «Comprendo le ragioni, dal loro punto di vista politico, della Lega – continua il ministro – ma credo che chiunque sia in grado di fare i conti circa i tempi di conversione, ci sono già circa 100 emendamenti con la Lega che aveva preannunciato attività ostili». Circa la scelta di intervenire con un decreto che «di fronte all’emergenza carceraria chiunque può comprendere» Severino ha osservato inoltre che esistono «i presupposti di necessità e urgenza». Il ministro ha spiegato che, attraverso il provvedimento all’esame della Camera per voto definitivo, il Governo ha inteso «contemperare l’esigenza di difesa sociale con quella di alleggerire il sistema carcerario». Comunque, ha assicurato, «nessun delinquente pericoloso sarà lasciato libero di camminare per strada».

ASTENSIONE RADICALI- Nel frattempo i radicali hanno fatto sapere che si asterranno alla Camera «per non negare esplicitamente la fiducia al Governo, come sarebbe necessario visto che il decreto sulle carceri conferma e prolunga il comportamento di uno Stato letteralmente criminale che viola costantemente leggi italiane ed europee e la nostra Costituzione repubblicana». E ancora: «Sarà astensione anche perché non vogliamo confonderci con le motivazioni veramente ripugnanti di chi, in primo luogo i deputati di Lega e Idv, negherà la fiducia».
(…)
8 febbraio 2012 | 21:23

Fonte: Corriere.it

Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.

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L’Era del Biocapitalismo – La Replica -

9 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Democrazia e Diritti

Ringrazio coloro che hanno avuto l’amabilità di leggere il mio scritto sul biocapitalismo per le critiche e osservazioni sollevate.

Mi sembra che la più importante perplessità giri intorno al dubbio sul rapporto esistente tra crisi dell’economia reale e crisi della economia finanziaria.

Se Marx fosse ancora di moda, ce la caveremmo dicendo che quello che vediamo (la finanza sul ponte di comando) altro non è che lo sviluppo del sistema capitalistico nel suo coerente dispiegarsi ( D -M- D al posto del più risalente M-D-M).
Non potendo legare i lacci delle scarpe né a Marx ne a nessun altro, mi limito, sommessamente, a far rilevare che i due fenomeni sono indissolubilmente legati. La finanziarizzazione dell’economia americana , ad esempio, è l’altra faccia della dislocazione dei suoi stock produttivi (in larga parte, ovviamente) nei paesi emergenti, i cosiddetti BRIC, per sfruttare i differenziali esistenti in termini di costi (diretti ed indiretti, ambientali e normativi).

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Quegli Stronzi e Incompententi che Gestiscono il Nostro Gas

8 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose

Si chiama “pianificazione”.
E’ quell’arte di simulare possibili scenari futuri con ridotto margine di approssimazione, combinando tra loro tutta una serie di problematiche tanto più ampia quanto più largo è l’orizzonte spaziotemporale preso in esame. Serve a consentire a chi sta al vertice di una certa organizzazione di prendere decisioni in grado di orientarne, per il lasso di tempo preso in esame, esigenze ed opportunità in una certa direzione; e di far fronte agli imprevisti che, sulla base di queste previsioni, potrebbero manifestarsi nello stesso periodo.

A chiunque è capitato di pianificare qualcosa. Dalle cose più semplici alle più complesse. E chiunque sa come si tratti di una delle cose più difficili del mondo.
Difatti salvo il verificarsi di situazioni al limite dell’umana ponderabilità categorizzabili alla voce “eventi di sfiga”, nella vita si può finire nei guai per due soli motivi:
- aver pianificato il futuro con approssimazione;
- averlo pianificato optando per una direzione ad alto tasso di rischio.

Tra le tante cose che mancano alla nostra nazioncina, da anni annoveravo la capacità di pianificazione a medio e lungo termine. Inconsapevolmente mi fidavo ancora di quella a breve.

Emergenza controllata per il gas. Consumi record, è allarme

Fonte: Il Sole 24 Ore

Capito? Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica.

Potrebbe essere accettabile in caso di terremoto, alluvione, tsunami, guerra termonucleare globale. Lo trovo meno accettabile se dovuta a un banale allerta meteo per neve e temperature molto rigide. Perché d’inverno solitamente fa freddo, le caldaie sono accese e il loro consumo è pari alla media più o meno il delta del gradiente termico da riscaldare sulla base delle temperature previste. A scongiurare qualsiasi emergenza sarebbero sufficienti un servizio meteorologico decente (e quello non manca, basti guardare lo spazio riservato al meteo sui tiggì nostrani), delle riserve adeguate e dei contratti di ferro coi paesi fornitori.
Ripensandoci, d’estate solitamente fa caldo, i condizionatori sono accesi in pieno giorno eppure i consumi d’energia elettrica dal 1° luglio al 15 agosto, tra le 12 e le 16, vanno in crisi con costanza certosina.
Mi viene il sospetto che non sia stata fatta una corretta pianificazione dei nostri consumi energetici.

L’Italia, succube del gas più di ogni altro paese europeo, incrocia le dita. Si fida delle promesse russe di un progressivo rientro dell’emergenza che ci taglia le forniture (in effetti ieri l’ammanco dalla direttrice nord si è ridotto a poco più del 15% rispetto al 30% della scorsa settimana).

Dunque, siamo nella merda col gas. Quale soluzione al problema, incrociamo le dita e soprattutto ci fidiamo delle promesse russe per venirne fuori. Le note “promesse russe”, sinonimo di certezza e affidabilità. Ora sì che mi sento tranquillo.
Ma come ci siamo finiti, questa volta, nella merda?

Proviamo a considerare la cosa così come la considererebbe un’impresa.
Da tempo si sapeva che la Libia avrebbe potuto dare problemi nell’erogazione del gas: la situazione politica, benché non se ne parli, non è ancora sfociata in un governo stabile del paese. Ma ecco la prima sorpresa.

Da Sud l’Algeria pompa il massimo, ma anche lì con qualche incognita legata all’insolito scenario glaciale che la sta martoriando. E pompa a pieno ritmo anche la Libia, riconnessa. Ma non abbastanza da sostituire gli ammanchi dalla Russia rispetto alla richiesta.

Il problema non è la Libia. E’ la Russia. Quella delle promesse di cui sopra. Quella che da diversi anni litiga con l’Ucraina per il dazio dovuto al passaggio dei metanodotti sul suolo di quest’ultima. Una situazione che non ha mai trovato un epilogo definitivo, passata attraverso colpi di stato più o meno dichiarati, attentati, veleni somministrati a politici di spicco e situazioni che fanno tanto vecchio KGB.

.

In gergo aziendale si chiama “fornitura a rischio”. Quando si presenta una simile evenienza, la procedura standard prevede l’attuazione di tutte le contromisure necessarie a ridurre o quantomeno limitare l’incidenza di questa copertura sul fabbisogno totale. Incidenza che, in questi casi, non dovrebbe superare il 10/15%.
Dal sito del Giornale riesco non senza fatica a estrarre, in mezzo alla solita marea di puttanate, i dati relativi alle fonti d’approvvigionamento di gas naturale dell’Italia:

l’88% del gas utilizzato in Italia arriva attraverso il tubo dei gasdotti e non via nave. Il che si traduce con una dipendenza per oltre i due terzi del fabbisogno nazionale da Algeria (37%) e Russia (30%). E se l’Eni non avesse riavviato la produzione libica (12,5%), come ha detto l’ad Paolo Scaroni, la situazione sarebbe ancor più drammatica.”

A parte quell’8,5% di fornitura di cui non riusciamo a conoscere la provenienza, appare del tutto evidente
che un’importazione dalla Russia pari al 30% del consumo totale sia un fattore di enorme rischio. Cui va aggiunta, per l’appunto, la quota del 12,5% proveniente dalla Libia e non certo considerabile sicura. Che equivale a un totale del 42,5% della domanda italiana di gas naturale a rischio fornitura.

Torniamo al nostro articolo sul Sole.
Nonostante quest’analisi, il mio nazionalismo non incontra brecce e prosegue, solido come una roccia, nella fiducia per le istituzioni.
Un Paese degno di questo nome, mi dico, avrà certamente un piano d’emergenza.

E così la terapia preventiva è già, nei fatti, scattata. Con il via alle prime procedure rivolte alle utenze industriali “interrompibili” (quelle che pagano il gas di meno rendendosi appunto disponibili a tagliare se serve): prime riduzioni autonome ma obbligate.

Eccola, la soluzione.
Come per l’energia elettrica, vi sono delle utenze “interrompibili”: imprese i cui dirigenti hanno deciso di accettare uno sconto sulla bolletta in cambio del rischio d’interruzione in caso d’emergenza.
Va benissimo, ma a quanto ammonta questa quota “interrompibile” sul totale dei consumi?
Turandomi il naso, torno sul sito del Giornale dove scopro, a corollario di un simpatico tentativo di rilancio dell’energia nucleare, che “nel 2010 il 25,4% (dei consumi, ndr) è stato destinato agli usi industriali e il 41,7% (35,8 miliardi di metri cubi) alla produzione di energia elettrica.”.
La quota interrompibile è una frazione di quel 25,4% di consumi che, tutto insieme, è comunque una percentuale inferiore rispetto alla quota russa, molto inferiore rispetto alla nostra “fornitura a rischio”. Mi spiego meglio: nemmeno se in un momento di crisi come quello attuale decidessimo di tagliare tutto il gas “industriale” potremmo far fronte all’eventuale chiusura dei rubinetti da parte delle nostre forniture a rischio.

Significa non possedere una via di fuga, non avere un piano B.
E infatti…

E poi chissà. Il chissà per ora non esiste, rassicura per ora il Governo attraverso il “comitato di crisi gas” riunito ieri (e riconvocato ogni 24 ore) per concludere con una rassicurazione alle famiglie: distacchi mai. «Situazione critica ma ben monitorata» rimarca il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera -cut-

Insomma non abbiamo un piano B, non siamo padroni del nostro futuro ma state tranquilli, stanno osservando per benino tutto quel che succede.

Complimenti per la capacità di pianificazione.

Immagine anteprima YouTube

Postilla.
Di fronte alla preoccupazione di trovarsi con le chiappe al gelo, passa quasi sotto silenzio l’ormai prossimo fallimento della Grecia, che trova finalmente una data: il 20 marzo, ultimo giorno d’inverno, è fissato l’inizio della fine dell’Occidente economico così come lo conosciamo.

L’Era del Biocapitalismo

Le tensioni sull’Euro non sono placate.
L’informazione dei mass media, come al solito, disinforma offrendo notizie infondate (lo sbandierato e poi smentito, nel giro di poche ore, accordo sulla costituzione di un congruo fondo europeo salva stati, l’unico che potrebbe fornire una risposta forte ai sedicenti “mercati”) e noi ci rallegriamo perché lo spread è sceso a “soli” 416 punti(1).
Sembra convincente l’analisi di chi evidenzia come la crisi che attraversiamo non abbia niente di congiunturale. La crisi vi è sempre stata e siamo noi che non ce ne siamo mai accorti.
E ciò perché:

a) in un primo momento, dopo la ricostruzione del tessuto industriale e del mercato negli anni 50, nei mitici anni 60/70 (apogeo del c.d. “fordismo” delle grandi imprese e del compromesso sociale tra capitale e socialdemocrazia parasindacale) la ridistribuzione del reddito, anche di quello che non c‘era, veniva attuata attraverso i meccanismi inflattivi (chi non ricorda l’inflazione a due cifre degli anni 70 che tanto faceva bene alle nostre esportazioni. Se poi tutto ciò tagliava le gambe allo sviluppo di un’industria moderna e di punta, alla Confindustria non importava più di tanto). I lavoratori, d’altra parte, erano tutelati dal recupero dell’inflazione attraverso scala mobile e tariffe sociali dei servizi e dei beni essenziali;
La sconfitta sindacale alla FIAT del 1980 preceduta dal ripensamento “virtuoso” del sindacato (svolta dell’EUR del 1978) e dell’ala migliorista della sinistra politica segnano la fine della tolleranza dei ceti industriali a subire le limitazioni all’accumulazione tipiche di quegli anni ;

b) poi è venuta la medicina posticipatoria del debito pubblico (anni 80 e 90). Non c’erano più soldi ma si faceva finta che vi fossero stampando carta moneta e creando la montagna del debito pubblico che oggi ci schiaccia; tutti erano contenti, specialmente i sindacati che potevano far finta di non vedere il declino della struttura industriale del Paese che gettava le premesse per il ridimensionamento secco dell’Italia nel novero delle potenze industriali. In particolare, i sindacati stessi teorizzavano la fine del lavoro operaio diventando il bacino di raccolta di pensionati e di impiegati pubblici. Sono stati anni di grandi ristrutturazioni industriali sotto la spinta della rivoluzione tecnologica creata dalla diffusione dei microprocessori. Per la prima volta nel corso della storia del capitalismo il capitale variabile, specialmente quello fatto di assets immateriali (marchi, brevetti, ecc.) cominciava ad assumere un valore monetario uguale se non superiore alle immobilizzazioni industriali). Tutta la logistica era rivoluzionata dall’abbattimento de i costi di trasporto delle merci. La produzione era fatta con sistemi just in time che espungevano costi collaterali e davano luogo ad imponenti fenomeni di outsourcing, esternalizzazioni di lavorazioni a imprese terze, spesso ai limiti della legalità quanto a trattamenti salariali e normative di garanzia ).
Tutto ciò ha dato luogo ad imponenti fenomeni di disoccupazione tecnologica strutturale che rappresentano il vero nodo dei drammi che oggi viviamo. E ciò vale soprattutto per i giovani. Tutto ciò era prevedibile che accadesse ed era stato preveduto da pensatori autorevoli anche se eclettici o eterodossi (in primis, A. Gorz, sociologo austro-francese che, sin dal 1969, teorizzava una risposta a base di riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario).

c) oggi, dopo la vittoria culturale e politica del capitalismo, la medicina del debito pubblico è stata squalificata.. L’Unione Europea, sorta sul nobile presupposto di affratellare i suoi popoli dopo la grande tragedia della seconda guerra mondiale, ha fatto della contabilità, dell’equilibrio dei conti pubblici, la sua unica cifra culturale, la sua unica “mission”. Gli stati altro non sono che delle aziende con un budget di spesa da rispettare ed un bilancio da far quadrare;

d) le banche e i grandi investitori, istituzionali e non , vogliono che si tengano i conti in ordine e non vogliono perdere i soldi tanto generosamente prestati nella fase sub b). Così pretendono interessi sempre più alti per porsi al riparo dai rischi di default che essi hanno creato e che sempre minacciano. La cosa più eclatante è che continuano a comprare i titoli dei debiti dei vari stati, più o meno inguaiati, con i soldi generosamente elargiti dagli stessi attraverso la BCE a costi ridicoli. Una sorta di commedia delle parti in cui il fine ultimo è quello di spogliare di legittimità ogni richiesta politica di intervento dello Stato nel mercato a tutela dei cittadini massacrati dalle contraddizioni creati da questi soggetti. Oggi i cittadini non devono contare sullo Stato, se vogliono sopravvivere e consumare (perché devono consumare, specie il superfluo creato da un sistema economico che pretende di non aver nessuno aggancio con le esigenze della società. La pressante richiesta di modifica dell’art.41 della Costituzione si spiega molto chiaramente in questa luce);

vignetta di Christian Demarta

e) siamo, quindi, giunti al biocapitalismo (Marazzi)(2) in cui sono le nostre stesse persone che consentono la riproduzione del sintema economico. Le persone senza salario o con salario insufficiente si indebitano facendo fruttare il capitale finanziario che, generosamente, ti da i soldi anche se non sei in condizione di restituirli ( a questo ci pensano le assicurazioni su rischi di insolvenza, pagate dagli stessi percettori dei prestiti; poi, i debiti inesigibili si possono cartolarizzare come hanno fatto, in passato, tutte le nostre banche, salvate dalla possibilità di far diventare crediti i debiti. Magie che valgono solo per questi signori che sono riusciti a guadagnare anche con la bolla dei cosiddetti “subprime”!) ;

f) fare i soldi solo con i soldi questo è il significato profondo delle seriose riunioni di questi stimabili personaggi che vediamo sfilare in televisione, Monti compreso. Tutto il resto sono briciole. Il senso di tutto ciò è che bisogna tirare la cinghia per continuare in questo stato di cose;

g) molte cose si potrebbero fare, dalla Tobin tax alla fine della possibilità di transazioni finanziarie senza coperture immediate di denaro, al divieto dei soliti giochetti di borsa tipo contrattazioni a termine, scommesse sui prodotti finanziari derivati, sui derivati dei derivati, ecc ecc.). Inoltre, si potrebbe ripristinare la vecchia ed aurea regola (inventata dopo i crack bancari degli anni 30) per cui è vietato il sistema delle banche miste che fanno di tutto, dal prestito a breve all’impresa , alla finanza, al credito a lungo termine ecc. Insomma, ripristinare la sana e buona vecchia legge bancaria del 1936, riveduta e corretta. Di ciò sta discutendo, senza successo per ora, persino il buon Obama, un vero rivoluzionario socialista!

h) Tutto ciò consentirebbe anche di affrontare i veri nodi dell’economia reale occidentale messa in crisi dalle economie dei paesi emergenti e dai trasferimenti di know how attuati dalle stesse imprese occidentali all’epoca delle grandi dislocazioni in quei territori, attirate dalla possibilità di utilizzare forza lavoro a prezzi bassissimi e dall’assenza di ogni vincolo di carattere ambientale e normativo;

i) insomma, tocca a noi difendere il capitalismo da se stesso sempre ammonendo e ricordandoci che esso, insieme al mercato, è un prodotto sociale e non naturale o divino come opportunamente ed autorevolmente ricordato (discorso di sant’Ambrogio del cardinale arcivescovo di Milano). Il che implica automaticamente la legittimazione di ogni intervento di natura politica o giuridica a vantaggio del bene sociale pur senza arrivare a rimpiangere sistemi sociali e politici ( i cosiddetti socialismi reali) squalificatisi e bocciati dalla storia principalmente a causa di se stessi.

j) la politica nostrana nulla dice di credibile al riguardo e lascia il Paese in preda a tensioni che, se non organizzate ed incanalate, assumono la consueta forma plebea a cui assistiamo in questi giorni.

k) l’art 49 della Costituzione recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” L’art. 49, in realtà, non fotografa più la realtà esistente. L’art.49 dovrebbe essere il contraltare ad una visone meramente liberistica ed individualistica delle garanzie e dei diritti e del cittadino. Segnala la necessità della dimensione collettiva dell’agire sociale e politico. Senza di ciò siamo solo un gregge di consumatori di oggetti, fatti, sentimenti, preconfezionati dal grande supermercato della modernità. L’art.49 è stato di fatto abrogato e allo stato non si vede niente che non sia scomposto agitarsi .

Da dove ripartire rimane sempre i problema dei problemi. E ciò specialmente per una responsabilità verso chi ci seguirà e nei cui confronti siamo stati così clamorosamente inadempienti, sul piano morale prima ancora che su quello economico.
In sintesi, ancor oggi, per noi, dovrebbe valere l’invito che da il titolo ad uno degli ultimi libri di un nostro grande economista, Claudio Napoleoni, troppo precocemente scomparso: CERCATE ANCORA!


Note
  1. al momento della composizione 4-2-2012 ore 17.31  il valore è 377. Il valore aggiornato è qui []
  2. Il biocapitalismo può essere definito come la messa a valore della materia biologica e del vissuto psichico degli individui [...] Il biocapitalismo oltrepassa l’idea dello sfruttamento del lavoratore salariato o precario per spingersi verso l’uso dell’essere umano come identità da manipolare a pagamento (chirurgia estetica), come vettore di mode monetizzabili (il fruitore di media e costrutti simbolici), come materia biologica da brevettare (ingegneria genetica), come vissuto da “riempire” e a cui trasferire senso (l’entertainment e l’industria culturale). [...] Il biocapitalismo non punta a contrattare un costo di acquisto o un prezzo finale, ma a persuadere verso l’accettazione di un modello di vita.  Per l’articolo completo si veda il blog di Biagio Carrano []
Fine delle Note

Italianate

5 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Vere Donne

Io non mi meraviglio affatto che la giustizia italiana sia così tenera nei confronti degli stupratori di gruppo.
Si, lo so che scostando il velo pietoso che copre la decisione della Cassazione c’è un delicatissimo pizzo a tombolo ricamato sul concetto di costituzionalità di una sentenza pregressa ma alla fine il risultato è comunque sgradevole. Si ha la sensazione che la giustizia, in questi casi, si comporti come una mamma e la mamma dello stupratore di solito crede al figlio e non alla puttana che lo ha inguaiato.

MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere… una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?

(dal blog di Franca Rame)

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Cronache studentesche: Guerra Fredda al Venturi

Qualcuno su queste pagine, qualche tempo fa, si lamentava della coscienza giovanile che era stata assente in tutti questi anni. Era assente quando sia la destra sia la sinistra hanno contribuito ad affossare sempre più la situazione di questo paese, quando hanno ridicolizzato la politica e l’hanno fatta a brandelli, quando l’Italia è diventata lo zimbello dell’Europa e del mondo e checché se ne dica non è l’unica e neanche la peggiore.

Adesso, qualche coscienza giovanile si è svegliata. Da qualche tempo sono nati dei movimenti all’interno degli istituti, in cui si susseguono occupazioni, scioperi e manifestazioni.

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Azione e stile del governo Monti. Tutto si fa per loro: i Mercati

Parte della stampa – non quella a libro paga Berlusconi -, parte dei politici che lo sostengono, nonché parte dell’opinione pubblica, riconoscono due caratteristiche al governo di Mario Monti:

1. in due mesi ha esaminato, proposto, disposto, più di quanto abbia fatto in tre anni Berlusconi;
2. il modo di porsi di Monti e dei ministri, il linguaggio, il cosiddetto ‘stile’ è ben diverso da quello di Berlusconi.

Le due caratteristiche sono oggettivamente reali.
Ovviamente, è facile comprendere come il “fare” non sia in sé sufficiente. Conta “cosa si fa”, “come lo si fa”, “perché lo si fa”.
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Risparmi: Strategie di difesa in tempo di crisi. Intervista a “Il Grande Bluff”

24 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia

Proseguendo i miei incontri virtuali con i top blogger economici, sono lieta di presentarvi questa conversazione con Stefano Bassi, blogger de “Il Grande Bluff”, che ho iniziato a seguire da qualche tempo e che è sempre sulla notizia, anche attraverso il suo seguitissimo twitter. Si parla di crisi ovviamente, e soprattutto dei suoi effetti sui nostri risparmi e di come difendersene. Buona lettura.
Nel profilo che troviamo sul tuo blog “Il Grande Bluff” ti definisci un ex trader, attualmente top-blogger economico-finanziario-esistenzialista. Ci spieghi meglio il tuo percorso?

Ho fatto un po’ di tutto. Prima ho lavorato all’Università, ho fatto l’imprenditore informatico e web, poi ho fondato nel 2000 Borsarumors, diventata la seconda community italiana per utenti dopo finanzaonline, basata su un gruppo dei migliori traders italiani. Ho fatto il trader con successo per svariati anni e poi ho incominciato a fare il blogger e l’ho trasformato in un mestiere.
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Fase 2: Cresci Italia! Cresci, consuma e… crepa

Passata la “fase uno”, quella che dovrebbe rimettere a posto i conti dello Stato con interventi sostanzialmente analoghi a quelli delle ultime ventisette manovre, e che ha ulteriormente allontanato la prospettiva di una pensione decente per gran parte dei cittadini, in attesa che arrivi l’annunciata “fase tre”, che semplificherà il funzionamento dello Stato e ci renderà la vita più semplice, è arrivata la tanto attesa “fase due”: quella che ci farà tornare a crescere, quella che rilancerà la nostra economia, quella che ci farà diventare tutti un po’… meno poveri (volevo scrivere “più ricchi”, ma non ce l’ho fatta).

Quello che si è visto e sentito a tale proposito nelle settimane scorse, oltre ad essere un deja vu, è stato abbastanza stomachevole, per cui ho preferito aspettare di vedere i fatti concreti che questo governo “di tecnici” era in grado di tirare fuori dal cilindro. Vediamo quindi di cosa sono stati capaci. (fonte)

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Naufragio Italia: BBB Anche dall’Agenzia di Rating Cinese Dagong

Diversi quotidiani, fra cui Il Sole 24 Ore, hanno cercato di gettare acqua sul fuoco relativamente al declassamento di Standard & Poor’s, insinuando la possibilità che le agenzie di rating, tutte statunitensi, fossero interessate a difendere il dollaro e l’economia americana.  Esiste un’agenzia di rating cinese, l’unica a non avere partecipazione a capitale occidentale.  Si tratta della Dagong Global Credit Rating. In data 7 dicembre 2011, Dagong aveva declassato l’Italia da A- a BBB, anticipando di un mese la decisione di Standard & Poor’s.  La notizia è vecchia e a me era sfuggita anche perché, a parte un breve ma interessante articolo su Panorama, non mi risulta che la grande stampa (Corriere, Repubblica, Il Sole 24 Ore)  abbiano dato grande risalto alla notizia. Voi lo sapevate? Estraggo un sunto delle motivazioni dall’articolo di Panorama:

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Standard e Poor’s: Italia Retrocessa in BBB

Anzi in BBB+ per la precisione, che un “+” non si nega a nessuno. Il motivo principale sarebbe quello che le politiche di austerity bloccano la ripresa in Europa. Ma non c’è da preoccuparsi troppo, ora arriva la fase 2, il “Cresci Italia” e a Standard & Poor’s glielo ficchiamo dritto su per il culo.

Nel caso specifico dell’Italia, Standard & Poor’s esprime il timore che le riforme strutturali, quali le liberalizzazioni, ad esempio, possano essere bloccate dalle corporazioni che, in questo momento, detengono privilegi non giustificati dalle attuali condizioni di mercato. Notai, tassisti, farmacisti, commercialisti, avvocati e compagnia bella non c’entrano nulla, ovviamente. Loro pensano solo alla qualità del servizio, alla tutela del cliente ed al rispetto delle regole. Ci mancherebbe che qualcuno pensasse che sono solo interessati ai cazzi loro.

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Salomérkel

1 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Il Bello della Politica, Vere Donne

Il Giornalaccio, nel disperato tentativo  di restituire ad un buffone di corte la dignità di re detronizzato dall’odiosa congiura di palazzo, ci regala oggi un pezzo di grande giornalismo intitolato, lo giuro: “E’ stata la culona”. Sottinteso, a chiedere al maggiordomo Napolitano la testa dell’Oloferne della Brianza.  Ovviamente la scusa era l’articoletto  in Dagospia mode del WSJ che tanto ha fatto discutere e sbavare ieri giornali e tiggì. Una notizia che doveva essere un megabotto di Capodanno stile Cap’ e Lavezzi, ma ha già fatto la fine re bbòtt’a mmùro.
Licenziato da una culona e tardona. Come vorrei che fosse vero.

Evadere Meno, evadere Tutti

C’è qualcosa di perverso e insulso nel modo con cui i mass media tentano d’accompagnare e d’indirizzare il professor Monti nel cammino verso la seconda parte della sua riforma. Nel suo articolo sull’evasione fiscale, La Repubblica propone con cantilenante litania un tema trito e ritrito, stanco, consumato dall’abuso di se stesso, come quelle storie che dovrebbero apparire scandalose e infami fino all’abominio ma dopo l’assediante tambureggiamento mediatico cui vengono sottoposte finiscono per risultare tristemente banali, all’insegna del “è così che van le cose” proferito da chi ormai a certe situazioni ha fatto il callo fino a considerarle ineluttabili e invariabilmente eterne.

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Crisi e Default: Le previsioni di un venditore di almanacchi

30 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Chiamiamola Economia, La diversa Opinione

È tempo di lunari e di oroscopi e dunque mi ci proverò anch’io a disegnare il mio. Lo scenario di un futuro neppure troppo lontano, che non è ciò che mi auguro, ma ciò che potrebbe accadere; che potrebbe anche non accadere, ove le variabili prendessero una piega diversa da quella che stanno tenendo da una ventina di anni a questa parte. Qualcuno ci vedrà la volontà iniqua di una crematistica nemica dei diritti del popolo, il frutto velenoso dell’eterno disegno giudaicoplutomassonico della finanza internazionale ai danni della classe lavoratrice; perché c’è ancora chi pensa che la Storia sia guidata da forze etiche. Me ne farò una ragione e non ci starò a discutere, perché sarebbe una perdita di tempo per entrambi; ma se qualcun altro, mi porterà delle buone ragioni per dimostrarmi che ho torto, sarò felice di starlo a sentire e gli darò ragione, nel mio stesso interesse.

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Rivisto e corretto, atto 4 – La Fase 2, Fornero, l’ Articolo 18 e “Bisognerebbe alzare i salari”

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

La notizia è questa.

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Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia

Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.

Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.

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Le Cartoline di Auguri Speciali di MenteCritica: L’Elfo col Contratto a Progetto

MC ti offre 4 occasioni di fare auguri veramente speciali. Quattro racconti brevi e divertenti da condividere con i tuoi amici come una cartolina d’auguri finalmente originale. Le storie di Fluff l’orsacchiotto, Giggino il pastore del Presepe, Slakaar l’elfo, Babbo Natale e la Befana. Personaggi veri con storie vere. Un Natale adatto alla nostra situazione. Leggi e condividi quella che preferisci.

Slaakar

Io sono diventato Elfo per passione. Mio padre voleva che facessi l’ingegnere. Gli piaceva l’idea della targa d’ottone sotto al portone per far schiattare d’invidia i vicini. Quante discussioni con la mamma che mi difendeva e diceva: “Miché, lassu u sta a Slaakar, falle fa chello che vole a stu guaglione. Nun te fissà, facce campà tranquille a tutte quante“.
Alla fine la buonanima di papà si convinse. Lui faceva il severo, ma io, quando la notte mi veniva a baciare, me ne accorgevo sempre. Andammo insieme a comprare il costumino verde. Io mi iscrissi al corso per Elfi della scuola Radio Elettra e, fresco di attestato, mi imbarcai per il Polo Nord.

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