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	<title>MenteCritica &#187; Leggere</title>
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	<description>Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia</description>
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		<title>Notte nel Quadrante Occidentale</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 10:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dellefragilicose</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Oltre le Righe]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mustafà Il suo vero nome non è Mustafà. In realtà non è nemmeno musulmano, ma è nero e questo per molti è più che sufficiente. Appena sente lo stridio dei pneumatici e vede i napoletani scendere dalla macchina, non si ferma a pensare nemmeno un attimo. Inizia a correre veloce nelle strade buie e vuote [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mustafà</strong></p>
<p>Il suo vero nome non è Mustafà. In realtà non è nemmeno musulmano, ma è nero e questo per molti è più che sufficiente.</p>
<p><span id="more-1405"></span>Appena sente lo stridio dei pneumatici e vede i napoletani scendere dalla macchina, non si ferma a pensare nemmeno un attimo. Inizia a correre veloce nelle strade buie e vuote della periferia remota della città di nebbia.</p>
<p>Nella tasca porta i cento grammi. I cento grammi che per lui sono più di un biglietto aereo. Sono la certezza di ricominciare e dimenticare questa vita per sempre. Sente i napoletani parlare ad alta voce e risalire in macchina, sente sbattere le portiere e il motore rombare. Mustafà corre. Corre leggero come ha imparato a fare da bambino negli spazi immensi e gialli di un altro pianeta. Corre come meglio non sa fare. Se ci fosse qualcuno a segnare il tempo della sua corsa penserebbe di avere di fronte un campione.</p>
<p>Poi sente l&#8217;urto della macchina e cade. &#8220;Te vulive fa e cazzi tuoi?, che te credivi e sta a casa toia?&#8221;. Mustafà si sente afferrare e qualcuno inizia a frugarlo. La gamba non gli fa male, apre la bocca per gridare, ma non riesce a farlo. Mentre iniziano a prenderlo a calci si accorge di essersela fatta addosso.</p>
<p>Dura poco. Il viso dell&#8217;uomo con la pistola è calmo e senza odio. I suoi occhi sono lontani ed indifferenti. Non sente il rumore dello sparo. La palla che gli fa esplodere la testa disegna sulla sua bocca un ampio sorriso. I suoi denti bianchissimi aprono una lama fredda nella notte finalmente silenziosa.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dentrolaluce2-180x150.jpg" alt="dentrolaluce2-180×150.jpg" /></p>
<p><strong>Wimal</strong></p>
<p>E&#8217; veramente tardi. Fargli prendere le gocce è la cosa più difficile. Il cavaliere vive la sua ultima vecchiaia con forza disperata. Il sapore della medicina è pessimo. Wimal prima di dargliene una nuova ne assaggia sempre un pochino, giusto per capire se lui fa i capricci o se il sapore è veramente cattivo.</p>
<p>Si avvicina alla poltrona. Il vecchio sta sonnecchiando. Wimal è piccolo ed ha il passo molto leggero, però stavolta fa di tutto per farsi sentire. Il cavaliere si sveglia e lo guarda con gli occhi vuoti. Poi vede il bicchiere e inizia a smaniare. Wimal si ferma e prende un lungo sospiro. Ora c&#8217;è da dare la medicina, dopo bisogna svestirlo, lavarlo e mettergli il pigiama. Poi fra un paio d&#8217;ore, dopo aver rassettato la cucina e il salotto, forse riuscirà a leggere qualche altra pagina di quel libro che parla di un uccello dalle piume azzurre e del suo canto in onore della principessa.</p>
<p>La lotta inizia silenziosamente. Wimal, stando attento a non forzare per non fargli male, cerca di avvicinare il bicchiere alla bocca del vecchio. L&#8217;altro gira la testa e cerca di non bere. Alla fine gran parte del liquido riesce ad entrare nella bocca del cavaliere che, in un ultimo tentativo di resistenza, strappa il bicchiere dalla mano di Wimal e lo fa cadere.</p>
<p>Il vecchio vede il bicchiere rompersi e inizia a piangere. Wimal gli sorride e gli dice di non preoccuparsi. Quando si china a raccogliere i cocci, sente la mano del cavaliere carezzargli la testa. L&#8217;uomo lo chiama col nome del figlio e continua a carezzargli i capelli scurissimi. Wimal prende la mano del vecchio e, come faceva con suo padre, la bacia prima di riporgliela dolcemente nel grembo.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/op2.jpg" alt="op2.jpg" /></p>
<p><strong>Constantin</strong></p>
<p>Gli altri due sono sull&#8217;altro lato. Al segnale entrano tutti insieme. Il rumore non ha importanza, la casa è isolata, l&#8217;importante è bloccare tutti prima che riescano a telefonare.</p>
<p>Ora sono dentro. Nicolai è in camera da letto. Con un colpo ha stordito il marito. Max ha iniziato a frugare la casa per vedere se c&#8217;è qualcun altro. Constantin ha già l&#8217;affanno, ma sale lo stesso al piano di sopra. Nessuno.</p>
<p>Mentre cammina zoppicando ed inghiottendo saliva, sfonda e sfascia tutto quello che trova. Ormai ha capito che a lui non interessa cercare, interessa solo distruggere. Constantin è cresciuto in una fogna di Bucarest, aggrappato ad un tubo delle condutture di acqua calda per mantenersi caldo e respirando aurolac per stordirsi. L&#8217;aurolac lo ha reso quasi cieco. I suoi amici di allora lo hanno reso zoppo e senza denti. Constantin ha 19 anni, ma è come se ne avesse settanta.</p>
<p>Quando arriva in camera da letto, gli altri due si stanno facendo la donna. L&#8217;uomo è legato e guarda la scena con gli occhi sbarrati. A Constantin la donna non interessa. Nel breve percorso della sua vita, da qualche parte ha perso la voglia. Prende la mazza che porta sotto la giacca e con tutte le sue forze colpisce la testa dell&#8217;uomo. Mentre il sangue si sparge sul muro e sul letto, Constantin continua a colpire. Ed ad ogni colpo è come se avesse cinque anni di meno.</p>
<p><strong>Oxana</strong></p>
<p>Nello stesso momento nel quale la macchina azzurra con i lampeggianti accesi si ferma vicino a lei, Oxana capisce che questa sera è uscito il suo numero. Le altre si sono allontanate velocemente. Le macchine dei clienti sono scomparse. Si guarda in giro per vedere se c&#8217;è un posto dove nascondersi, ma sarebbe inutile mettersi a correre. Se stasera non paga il dazio, ha finito di lavorare lì.</p>
<p>Guarda dall&#8217;altro lato della strada. L&#8217;uomo appoggiato al muro continua a fumare lentamente, alza gli occhi, la guarda e fa un piccolo cenno d&#8217;assenso. Le porte della macchina azzurra si aprono. Gli uomini in divisa hanno dei larghi sorrisi. La chiamano e la invitano ad entrare.</p>
<p>Oxana è in ginocchio. In bocca ha ancora il sapore di uno dei due. L&#8217;altro non c&#8217;è riuscito. Si è arrabbiato con lei e ha voluto pisciarle addosso. La macchina azzurra si allontana con i lampeggianti che girano lentamente. Lei raccoglie lo scialle e cerca di asciugarsi il viso e il seno. Ha una sola parola che continua a girare nella sua testa.</p>
<p>Resistere, resistere, resistere.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/op5.jpg" alt="op5.jpg" /></p>
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		<title>#Cristo è Ovunque tranne che lì</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 12:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mc</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Oltre le Righe]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Cristo ha l&#8217;elmetto in testa e una stella di Davide disegnata sul giubbotto. Tra le mani ha un fucile e guarda una bambina con gli occhi neri ed un pupazzo in braccio. La bambina ha paura ma è curiosa. Cerca di guardarlo ma se lui se ne accorge abbassa gli occhi. Cristo è stanco. Sono ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/1homeless.jpg" alt="1homeless.jpg" /></p>
<p align="justify">Cristo ha l&#8217;elmetto in testa e una stella di Davide disegnata sul giubbotto. Tra le mani ha un fucile e guarda una bambina con gli occhi neri ed un pupazzo in braccio. La bambina ha paura ma è curiosa. Cerca di guardarlo ma se lui se ne accorge abbassa gli occhi. Cristo è stanco. Sono ore che è in piedi e ha fumato cento sigarette. La bimba lo guarda di nuovo e lui tira fuori la lingua. La bambina ride e il suo sorriso brilla in quel viso scuro. Cristo la guarda e sente uno strano calore nel petto.  Lui nella guerra ci credeva. Ora è sicuro che è una merda assoluta. Vuole solo che finisca il prima possibile.</p>
<p align="justify"><span id="more-447"></span>Cristo è al capezzale della madre, o almeno di quello che ne è rimasto. La donna ha una pompa che la fa respirare e due flebo infilate nelle braccia. Le macchine che la tengono in vita ronzano ritmicamente.<br />
Cristo la gira delicatamente per far circolare il sangue e si chiede dove sia finito tutto l&#8217;amore e tutta la tenerezza che quel corpo è stato in grado di donargli. Ora che lei  non parla più e che i suoi occhi sono chiusi da settimane,  gli sembra che lei, invece di morire una sola volta, muoia di nuovo ogni giorno. Allora inizia a sperare che finisca presto e che anche quel corpo si spenga come si è spenta lei. Poi, mentre si china per aggiustare il cuscino, sente l&#8217;odore della sua pelle che, nonostante tutto, è rimasto lo stesso. Allora, in un attimo, il tempo trascorso si annulla e lei è di nuovo in casa a fare i mestieri cantando con voce leggera mentre lui ha il naso premuto ai vetri della finestra. A Cristo scappa una lacrima che cade sul viso della donna. Lui poggia la fronte sulle sue labbra e lascia che lei lo baci ancora una volta.</p>
<p align="justify">Cristo è seduto di fronte al computer e beve un bicchiere di succo di frutta. Anche oggi ha passato un bel po&#8217; di tempo a cercare lavoro e gli occhi gli bruciano per la fatica. Sono mesi che si trascina da un posto all&#8217;altro e il suo tempo non vale piu&#8217; nulla. Suo padre alla sua età aveva già due bambini. A lui sembra di non essere mai diventato uomo. Ha smesso di fumare. Agli altri dice che lo ha fatto perché fumare fa male. A lui faceva più male chiedere al padre i soldi per le sigarette.<br />
Ieri ha visto un suo vecchio compagno di scuola. E&#8217; uno che è entrato nel giro e adesso si è piazzato. Raccoglie extracomunitari e li porta a lavorare in campagna. Gli toglie un terzo di quello che prendono. Gli ha chiesto se gli andrebbe di dargli una mano. Cristo beve un altro sorso e si ferma un attimo a pensare, poi riabbassa gli occhi sul computer e si mette a cercare di nuovo.</p>
<p align="justify">Cristo è una ragazza russa. Ha gli occhi celesti e il viso di porcellana. E&#8217; venuta in questo paese per fare l&#8217;attrice. Ora fa la puttana. Ha conosciuto il corpo di migliaia di uomini e ormai sa che ha perso la strada di casa per sempre. Non crede più in nulla e ha dimenticato il viso dei suoi genitori. Ora sta ascoltando un ragazzo che l&#8217;ha caricata e non è riuscito a fare l&#8217;amore con lei. Lui le dice cha la sua fidanzata l&#8217;ha lasciato e si sente malissimo. Lo dice con infinita tristezza. Cristo capisce che questo è amore e prova pietà per questo ragazzo. Prima di scendere lo bacia con dolcezza sulla guancia e dice una piccola preghiera per lui.</p>
<p align="justify">Cristo è un barbone. E&#8217; steso su un mucchio di cartoni e sente un peso enorme sul petto. Ha i calzoni bagnati di piscio e la bocca piena di vomito. E&#8217; notte. In strada non c&#8217;è nessuno e lui non riesce a gridare per chiedere aiuto. Mentre i brividi gli scuotono il corpo lui non ha più paura. Ora sta per andarsene. Lo hanno picchiato, cacciato e nessuno ha mai fatto veramente nulla per lui. Eppure non odia nessuno e sente che, ovunque stia per andare, non può essere peggio di qui. Quando Cristo chiude gli occhi è sereno. L&#8217;ultima cosa che sente è una sottilissima pioggia primaverile che bagna il suo viso disteso.</p>
<p align="justify">Originariamente pubblicato il 13 maggio 2007</p>
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		<title>L&#8217;anima dei guai</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Tuscano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>
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		<category><![CDATA[björn larsson]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma l&#8217;anima, dov&#8217;è? Dove s&#8217;è nascosta, o perduta, nella sciagura della crociera dal nome ironicamente beneaugurante, Concordia? Forse s&#8217;è solo rincantucciata, emergendo timida e spaesata tra mozzichi di parole, in esplosioni d&#8217;incredulità, furia, sgomento e dolore. Come quelle del capitano De Falco, urlate all&#8217;ormai noto comandante Schettino: &#8220;Torni su quella nave, le faccio passare un&#8217;anima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ma l&#8217;anima, dov&#8217;è? Dove s&#8217;è nascosta, o perduta, nella sciagura della crociera dal nome ironicamente beneaugurante, <em>Concordia</em>? Forse s&#8217;è solo rincantucciata, emergendo timida e spaesata tra mozzichi di parole, in esplosioni d&#8217;incredulità, furia, sgomento e dolore. Come quelle del capitano De Falco, urlate all&#8217;ormai noto comandante Schettino: &#8220;Torni su quella nave, le faccio passare un&#8217;anima di guai&#8221;. Vocaboli galleggianti, privi di suono e di senso, per chi l&#8217;anima non la conosce né la vede, soprattutto nel dolore altrui. L&#8217;anima è collettiva e altruista, non si ripiega mai su sé stessa. Lo scrittore Björn Larsson sostiene che il <em>Concordia</em> non è il<em> Titanic</em>, non è neppure una nave, e Schettino non somiglia neppur alla lontana a Edward Smith. Ha ragione, naturalmente. Ma un colosso turistico affondato in uno spicchio di Mediterraneo non è meno tragico d&#8217;un transatlantico che s&#8217;inabissa nel gelo dell&#8217;oceano, annullando in sé il sogno prepotente, ma non privo d&#8217;una sinistra grandezza, del positivismo e del futurismo. Sbagliamo noi, a considerare tragedia solo quanto ci appare con toni altisonanti e vette sublimi. Siamo infarciti di cattiva letteratura. Perché quasi sempre, invece, il male è inglorioso, la rovina miseranda, persino un po&#8217; goffa, proprio come il nostro <em>Titanic</em> casalingo (o casereccio). E non esercita alcun fascino. Ben lo sapeva Dante il quale, al termine della sua discesa all&#8217;inferno, ci mostra un Lucifero deludente, un ebete mostruoso dalle lacrime vane, insomma un povero diavolo. Tutto qui?, domanda allora il lettore, sgomento. Sì, tutto qui. Il principe del Male non è un anti-Dio ma una banale creatura decaduta: materia vile, nullità. E dannarsi per nulla, non è forse la peggior tragedia che possa capitare?</div>
<div></div>
<div><span id="more-23350"></span></div>
<div><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2012/01/image.jpg" ><img class="aligncenter size-full wp-image-23351" title="image" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2012/01/image.jpg" alt="" width="590" height="450" /></a></div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">Il <em>Concordia</em> langue, patetica balena d&#8217;acciaio, col suo carico venefico di nafta in procinto di sterminare anche quell&#8217;ultimo, incolpevole lembo di Natura chiamato Isola del Giglio. Pure questo fiore, adesso, simboleggia amaramente la purezza smarrita. Se il <em>Titanic</em> rappresentava la fine di un&#8217;utopia, il <em>Concordia</em> segna l&#8217;apice, e il crollo, della mancanza d&#8217;utopie. Il nome del primo evocava l&#8217;illusione umana della forza e del possesso; il secondo è dolce, paritario, come il benessere offerto a tutti della società dei consumi. Col denaro tutto si risolve, tutto si compra, tutto si semplifica; per il denaro, e il profitto che ne consegue, si può risparmiare sull&#8217;equipaggio, sulla preparazione del personale di bordo, sull&#8217;etica, sull&#8217;anima: ed eccoci tornati al punto di partenza. Un comandante fuggiasco per timore del buio e dell&#8217;abisso non può comprendere le esortazioni del suo superiore a rimanere sulla nave. Non può che ritenerle delle assurdità. Nella visione nichilista e consumista del profitto, conta la soddisfazione immediata: ovviamente da non dividere con nessuno. Il dovere termina laddove s&#8217;intravede, non diciamo il pericolo, ma un semplice impedimento. Il nichilismo e il consumismo vellicano l&#8217;istinto, ma degradano l&#8217;uomo. Lo lasciano solo nel suo egoismo spontaneo e incontrollabile, nel &#8220;si salvi chi può&#8221; dell&#8217;egotismo conclamato. E gli altri vadano in malora.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il <em>Concordia</em> segna il naufragio di questo mondo parallelo e inesistente: il mondo della faciloneria, dell&#8217;approssimazione, della spericolatezza al posto del coraggio, dell&#8217;apparenza al posto della verità. Il mondo del qui-e-ora, dove conta solo l&#8217;attimo, da cogliere non per slanciarsi verso il futuro, ma per arenarsi in una morta gora: ché il futuro, il domani, non esiste.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ma la verità sono persone morte, anzi uccise, dall&#8217;imperizia e dall&#8217;avidità. Certo, anche la morte, nella società nichilista, è gioco virtuale: le tv berlusconiane hanno proposto ai gentili spettatori un simpatico sondaggio per sapere chi, secondo loro, è il colpevole: il comandante, l&#8217;equipaggio o altri? Come una nomination al GF, o un quiz a premi con ballerine discinte. Portavoce per eccellenza del nichilismo, la televisione ne è pure il suo braccio armato. Essa non ascolta, non contempla, non ipotizza l&#8217;anima dei guai.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;">E chissà che l&#8217;anima di quest&#8217;impacciata tragedia del nichilismo non sia proprio quella di Giuseppe Girolamo, giovane batterista disperso che, secondo testimoni, avrebbe lasciato a un bambino il suo posto sulla scialuppa e per il quale non smettiamo di sperare. Abbiamo deciso di corredare quest&#8217;intervento col suo viso da Cristo rock dagli occhi timidi, non per cercare a tutti i costi l&#8217;eroe: ma perché meglio ci sembra rappresentare il sussurro di quell&#8217;anima smarrita, volatile come musica, l&#8217;arte più vicina a Dio; e forse, in quest&#8217;ora di buio, ansiosa solo di ritornarvi, immemore della nostra ingratitudine.</p>
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		<title>Far finta di essere sani</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lameduck</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.&#8221;  (Il criminologo Francesco Brüno intervistato su Pontifex) E poi che l&#8217;omosessualità è una malattia; se l&#8217;OMS non la considera più così sbaglia e lo fa solo perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;L&#8217;omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.&#8221; </em></p>
<div style="text-align: justify;"><em>(Il criminologo Francesco <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Br%C3%BCno" ><strong>Brüno</strong></a></noindex> <strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/omosessualita-chi-e-normale/183053/" >intervistato</a></noindex></strong> su Pontifex)</em></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">E poi che l&#8217;omosessualità è una malattia; se l&#8217;OMS non la considera più così sbaglia e lo fa solo perché c&#8217;è la lobby potente dei gay che trama nell&#8217;oscurità della dark room; i genitori dei gay sono traumatizzati; l&#8217;omosessualità è come la cecità, è anormalità. Manca solo l&#8217;AIDS come castigo di Dio, peccato.</p>
<p><span id="more-23262"></span>Il problema di <strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.repubblica.it/politica/2012/01/10/news/bruno-27876449/" >queste affermazioni</a></noindex></strong>, a parte il trucchetto furbetto del  &#8221;<em>potrei spiegarvelo ma sarebbe troppo complicato (quindi, siccome in realtà non ho idea di come funzioni, evito di darvi spiegazioni facendo finta di essere tanto sapiente)</em>&#8220;, non è che siano pure opinioni mascherate malamente da verità scientifiche. Una congerie di convinzioni personali molto kazzenger, per intenderci.</div>
<div style="text-align: justify;">Il problema è che tutto il discorso sembra il commento qualunque di un sotuttologo qualsiasi, autoconvintosi che le sue opinioni, incancrenitesi in anni di confusione tra fallacia e realtà, scienza ed ignoranza, corrispondano alla realtà fattuale.  In quel caso si potrebbe solo fare un&#8217;alzatina di spalle e passare oltre, senza nemmeno perdere tempo a commentarlo.<br />
Che il medesimo ragionamento però parta da uno che ha studiato medicina e psichiatria ed ha quindi una formazione scientifica, per non parlare del fatto che insegna a degli studenti, è inaccettabile e diseducativo, perché i pirla di cui sopra vedranno rafforzarsi le proprie false convinzioni dal fatto che &#8220;l&#8217;ha detto perfino il sor professore criminologo di &#8220;Porta a Porta&#8221;.<br />
Viene da chiedersi quale corazza pregiudiziale al titanio impedisca alla bellezza incomparabile del dubbio scientifico che rende qualunque ipotesi falsificabile in ogni momento, di scalfire le rigide convinzioni religiose ed ideologiche. Perché l&#8217;omosessualità come malattia è convinzione sia di <strong><a href="../anatema-contro-i-gay-la-posta-in-gioco/meccanica-delle-cose/vere-donne/daniela-tuscano/16514/">Don Camillo</a></strong> che di Peppone e di tutti i nazisti dell&#8217;Illinois di questo mondo. E&#8217; pregiudizio rigorosamente bipartisan e più resistente e molesto del calcare. Più che domandarsi cosa provochi l&#8217;omosessualità sarebbe meglio rendersi conto che l&#8217;omofobia ferisce, fa male, e che la sofferenza delle persone conta più delle teorie.</div>
<div style="text-align: justify;">Comprendo tuttavia il problema di chi, da eterosessuale non per merito ma per caso, autoelettosi sano di corpo e di mente, si sente comunque in dovere di avere atteggiamenti omofobi per meglio puntualizzare.<br />
E&#8217; il noto problema del far finta di essere sano. Non è un fenomeno complicatissimo da spiegare. Ci arrivate anche da soli.</div>
<div><img class="aligncenter" src="http://4.bp.blogspot.com/_NG45TI8yVqc/TFvcLVUVQZI/AAAAAAAAAQU/ZnztZJ8Vhm0/s1600/homophobia+hurts.jpg" alt="" width="540" height="764" /></div>
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		<title>La Telefonata della Merkel: La trascrizione esclusiva per MC</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dellefragilicose</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Come tutti sanno, le telefonate ufficiali fra capi di stato sono registrate, trascritte e, successivamente, archiviate come documenti di stato. Grazie ad una talpa infiltrata al Quirinale, siamo in grado di fornirvi la trascrizione integrale depositata con numero di protocollo AJ-22643111. Interpreti, lato Germania, Fulvia Hassen, lato Italia Brando Orsini della Gherardesca di Villa Fugata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti sanno, le telefonate ufficiali fra capi di stato sono registrate, trascritte e, successivamente, archiviate come documenti di stato. Grazie ad una talpa infiltrata al Quirinale, siamo in grado di fornirvi la trascrizione integrale depositata con numero di protocollo AJ-22643111. Interpreti, lato Germania, Fulvia Hassen, lato Italia Brando Orsini della Gherardesca di Villa Fugata.</p>
<p><strong>12 ottobre 2011, ore 13.45 Ora di Roma</strong><br />
Ripetuti squilli<br />
<strong>Roma</strong>: Pronto, qui residenza del presidente della Repubblica Italiana.<br />
<strong>Berlino</strong>: Salve, questa è la segreteria della cancelliera Angela Merkel a Berlino.<br />
<strong>Roma</strong>: Grazie, non ci serve niente. Click. (chiude)<span id="more-23143"></span></p>
<p>Ripetuti squilli<br />
<strong>Roma</strong>: (voce palesemente scocciata) Pronto, qui residenza del presidente della Repubblica Italiana.<br />
<strong>Berlino</strong>: Sentite, forse non ci siamo capiti, questa è la segreteria della cancelliera Angela Merkel, la premier tedesca, vorremmo parlare con il presidente.<br />
<strong>R</strong>: ah, sì, scusate, telefonano sempre quelli dei call center per proporre il cambio gestore. Comunque, il presidente sta mangiando. Non potete chiamare più tardi?<br />
<strong>B</strong>: No guardi, si tratta di cosa urgente, la cancelliera è già in linea. Non potrebbe avvertire il presidente?<br />
<strong>R</strong>: Mo vedo se è disponibile. Aspettate un attimo in linea che verifico sulla linea interna. (Voce ovattata come quando si mette il palmo sul microfono) Presidé &#8230; Presidente. Ce sta a tedesca ccà, dice che vi deve parlare. Comme chi Presidé, a culona llà, chella cu chelli cazze e zizze. Berlusconi dice ca nun se po&#8217; chiavà, ma io na botta c&#8217;ha desse eccome. No presidé, c&#8217;haggio già ditto ca ce stavate. Mo nun ce pozzo dicere che state a na inaugurazione. (Voce remota) Io c&#8217;haggio ditto a patete ca tu nun si buono a nu cazzo. Ma isso dicette pigliatello, almeno pe risponne a telefono pigliatello, ca chillo è nu buono guaglione. U buono guaglione du mazzo e chitemmuorto. damme ccà.<br />
Pronto sono Giorgio Napolitano. Presidente della Repubblica Italiana. Con chi Parlo?<br />
<strong>B</strong>: Un attimo presidente &#8230; click &#8230; . Salve Presidente, sono Angela Merkel.<br />
<strong>R</strong>: Dottoressa, come state? Proprio ora stavo dicendo al mio assistente che vi dovevo fare un colpo di telefono. Che tempo fa a Berlino? Ma quando mi venite a trovare che mi hanno portato due bottiglie di limoncello che lo dovete proprio assaggiare &#8230;<br />
<strong>B</strong>: No guardi Giorgio, la chiamo per una questione importante &#8230;<br />
<strong>R</strong>: (interrompendola) Anzi, sapete che facciamo? Mo chiamo a nu pasticciere amico mio e mi faccio preparare &#8216;na caprese ca nun va putite mai scurdà. Chillo invece di trità &#8216;e mandorle, se mette llà cu santa pacienza e le fa fini fini a punta di coltello. Così quando se magna o dolce uno sente ancora e pezzettielli e mandorla. A caprese cu limoncello è a morta soia.<br />
<strong>B</strong>: Va bene Giorgio, poi ne parlo con il mio staff e vediamo di organizzare. In realtà io la chiamavo per parlare di Berlusconi.<br />
<strong>R</strong>: No dottoressa, aggiate pacienza, chillo è fatto accussì. Voi non vi dovete offendere. Qua piacete a tutti quanti. Anzi, il mio assistente mi ha appena confessato che ha un debole per il vostro elegante portamento e io stesso non nego che, nonostante l&#8217;età, qualche volta ho fatto un sogno spuorco su di voi. A Berlusconi non lo dovete pensare. A chillo u viagra ci è sagliuto intu u cerviello.<br />
<strong>B</strong>: Ma di cosa parla Giorgio, scusi? Io mi riferivo alle contingenze economiche internazionali. Si rende conto che una rappresentanza come quella di Berlusconi è lesiva per l&#8217;Italia e per l&#8217;intera Europa? Io mi aspetto un suo intervento immediato.<br />
<strong>R</strong>: (mano sulla cornetta. Voce ovattata) O vvide? all&#8217;anima e chitemmuorto o vvide? Mo che cazzo ce dico a chesta? C&#8217;aggio ditto a patete ca tu aviva fa o bidello. No, chillo ha studiato Giorgio, pigliatelle. Puozze passà nu guaio tu e patete. (Voce in chiaro) capisco signora. Le devo confessare che stavo lavorando proprio a questo problema. Ho intenzione di esternare di qui a qualche settimana.<br />
<strong>B</strong>: Esternare? (conciliabolo con l&#8217;interprete mentre si cerca di tradurre il vocabolo). No guardi Giorgio, ma che scherziamo? Qui non siamo più allo stadio di esternazione. Bisogna agire, se no sarò costretta a scaricarvi. Ho già parlato con Nicolas (Sarkozy N.d.T.). O lo caccia via lei o noi cacciamo via voi.<br />
<strong>R</strong>: (40 secondi di silenzio) Signora, ma come faccio? Chillo tene a maggioranza. Io non posso fare niente. Sapete, non è come da voi. Io qua inauguro le scuole, faccio i discorsi a fine anno, dico una cosa una volta ogni tanto, insomma è na cosa formale. Non conto niente.<br />
<strong>B</strong>: (fruscio di fogli) Mi permetta Giorgio, non è esatto. Ho fatto studiare la cosa ai miei esperti costituzionalisti italiani. Ho qui un programma preciso, punto per punto. Lei deve solo seguirlo. Ho anche indicato il candidato alla successione. Adesso se vuole le faccio un fax, se lo studia e ne riparliamo.<br />
<strong>R</strong>: Ma signora bella, ma che figura e &#8216;merda che ci fate fare a tutti quanti. Ma le pare che io mo metto in pratica il programma che ha scritto lei? Insomma, non stiamo mica nel 43 col governo di occupazione.<br />
<strong>B</strong>: (silenzio gelido)<br />
<strong>R</strong>: Signora? Signora?<br />
<strong>B</strong>: Guardi Giorgio, io credo che le convenga leggere lo studio. E&#8217; anche in italiano. Più tardi telefono a Nicolas. Voglio sapere che gli devo dire.<br />
<strong>R</strong>: (Voce ovattata da mano sul microfono) Anastasio, Anastasio, Anastasiooo, All&#8217;anima e chitemmuorto e i chi t&#8217;adda murì ancora, appiccia o cazzo du fax, tu e chilllo sfaccimmo e pateto ca mo co o veco aggia sputà &#8216;nfaccia. Si s&#8217;avesse fatto na pugnetta nu sbagliava. (in chiaro) Vabbene signora, ho appena attivato il mio staff per verificare la sua proposta. Invii pure al solito numero. Le faccio sapere tra un paio di settimane.<br />
<strong>B</strong>: Tra trenta minuti<br />
<strong>R</strong>: Ma sono spaghetti, si attaccano.<br />
<strong>B</strong>: Venti minuti.<br />
<strong>R</strong>: Va bene. Tra venti minuti.<br />
B: Sono già diciannove. A presto.<br />
<strong>R</strong>: E per la caprese?<br />
<strong>B</strong>: tu, tuuuuu, tu, tuuuuu, tu, tuuuu<br />
<strong>R</strong>: (mentre cala la cornetta) Anastasio, Anastasio, Anastasiooo. Piglia doie ova che facimmo na frittata e maccaruni, se no s&#8217;adda iettà tutte cose e chiamma a quaccheduno ca ce sta a legge na cosa. Vedimmo e ce move, fancazzisti.</p>
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		<title>Alina</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eduardo Quercia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Vite di Scarto]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedi come puoi pubblicare anche tu il tuo racconto su MenteCritica. Leggi qui. Erano passati già nove anni da quando Galina Kyrielenko era arrivata nel paesino di tremila anime in provincia di Macerata, allettata dalle assicurazioni della sua vecchia compagna di lavoro Sonya, che le aveva scritto un paio di volte per garantirle che, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vedi come puoi pubblicare anche tu il tuo racconto su MenteCritica. <a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" >Leggi qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano passati già nove anni da quando Galina Kyrielenko era arrivata nel paesino di tremila anime in provincia di Macerata, allettata dalle assicurazioni della sua vecchia compagna di lavoro Sonya, che le aveva scritto un paio di volte per garantirle che, se si fosse decisa a venire, l’avrebbe ospitata inizialmente e l’avrebbe introdotta nel giro delle lavoranti a domicilio. Bastava avere l’accortezza di non legarsi ad una sola padrona come badante: bisognava armarsi di pazienza e di una bicicletta (conosceva un mercato dove si vendevano biciclette rubate e ridipinte, prezzo molto buono); lavorando ad ore si poteva arrivare anche mille euro italiani al mese.<br />
A far decidere Galina, che era una donna tranquilla e per niente intraprendente, più che le accattivanti prospettive di Sonya, fu la disperazione nella quale fu ricacciata per la perdita del lavoro a seguito della chiusura del reparto di fisioterapia e riabilitazione dell’ospedale della sua cittadina. La botta era stata tremenda anche per una donna tosta, che aveva superato quasi senza traumi la separazione di fatto dal marito, che l’anno prima se n’era andato, dicevano, a Izmail con una nuova compagna. La cosa l’aveva ferita come donna, ma per il resto la fuga di quel buono a nulla l’aveva alleggerita dal peso di dover sfamare una bocca in più, ché da quando gli era stata ritirata la licenza del taxi, passava tutto il tempo ad ubriacarsi nel vecchio bar del quartiere insieme ai suoi degni compari. Questa volta, però, non trovò nulla di meglio che rifugiarsi dai suoi vecchi e malandati genitori insieme ai due figli di tredici e quindici anni in quella campagna avara, di tutto, fuorché di sudore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-23013"></span></p>
<div id="attachment_23015" class="wp-caption aligncenter" style="width: 595px"><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/edu2.jpg" ><img class="size-full wp-image-23015" title="edu2" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/edu2.jpg" alt="" width="585" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">luigi credendino: da terre lontane (tecnica: acquaforte + acquatinta)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Per qualche mese si arrangiò a casa di Sonya, ma appena mise da parte un po’ di soldi comprò una bicicletta da donna colorata di un improbabile verde pisello, fittò un monolocale umido e senza riscaldamento e fu felice: era riuscita anche a mandare ai genitori, con i quali erano rimasti i suoi figli, ben duecento euro, una ragionevole sopravvivenza, tasse della scuola comprese. Puliva con impegno pavimenti e vetri, perché, malgrado andasse ormai per i quarantacinque, poteva ancora contare su un fisico elastico ed in perfetta forma, forse per i suoi trascorsi sportivi che l’avevano vista primeggiare nelle gare regionali di giavellotto. Lavorava con uno zelo mostruoso e nascondeva in fondo alla sua determinazione ogni segno di fatica, anzi si mostrava sempre allegra ed accattivante con i datori di lavoro, perché aveva imparato presto che chi comanda non si contenta dell’ubbidienza e dell’efficienza, ma gradisce anche contornarsi di persone che mostrino di non soffrire il loro stato di dipendenza e che anzi se ne mostrino contenti e riconoscenti.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio il problema più grosso fu arraffare un po’ di quella tremenda lingua che parlavano gli Italiani. Quando capì perché i bambini ridevano del suo nome e lo storpiavano con fanciullesca malizia (ma anche i grandi ammiccavano con appena un pizzico di maggiore sobrietà) decise rapidamente di cambiarlo in Alina, come la bella e vezzosa nipote della signora Pasqualina, che si chiamava come la nonna, ma che se l’era cambiato (in Italia si poteva) con uno più leggiadro. Da allora si presentò sempre come Alina e nessuno rise più.<br />
Non le dispiaceva affatto la vita agra che conduceva, salvo naturalmente la struggente malinconia per la lontananza dei figli. La domenica pomeriggio s’incontrava con tutta la piccola colonia dei suoi connazionali: si sedevano al solito bar all’aperto, parlavano la madrelingua, ridevano forte, quasi sempre per motivi futili ed ingenui, e tracannavano (maschi e femmine) un bel po’ di birre, la qual cosa alimentava puntualmente la loro allegria di naufraghi. Fu lì che conobbe Anton, di una decina d’anni più giovane di lei, una bella faccia larga intorno a due occhi azzurri, tristi e lontani.</p>
<p style="text-align: justify;">Alina non aveva mai tratto grande soddisfazione dal sesso (apparteneva a quella vasta umanità di donne che si acconciano presto a considerarsi strumento di piacere nel rapporto amoroso, contentandosi di ricercare in esso, spesso senza trovare neppure questo, affetto o tenerezza). Furono appunto questi sentimenti e non certo la lunga astinenza sessuale a spingerla verso Anton, ma il loro legame durò pochi giorni, perché questi si rivelò presto per essere anche lui un ubriacone scansafatiche perennemente a caccia di piccoli prestiti, finché un giorno sparì per sempre nel nulla dopo essersi appropriato dei centocinquanta euro che lei teneva nascosti in un libricino di preghiere, quasi che le icone dei santi avessero dovuto assumersi il compito di guardie del suo tesoretto.<br />
In fondo questa sparizione fu una liberazione, anche se non potette fare a meno di pensare che nel suo destino c’era qualcosa di circolare, giacché certe situazioni tornavano stranamente a ripetersi, sia pure in circostanze molto diverse. Si rituffò nel lavoro con ancora maggiore determinazione, pigiando con forza sui pedali della sua bicicletta verde pisello per spostarsi rapidamente dall’abitazione di una signora all’altra, incurante di vento, pioggia o sole cocente. I mille euro di cui fantasticava Sonya restavano una chimera, ma era contenta lo stesso, perché per quanto riguardava se stessa aveva modestissime esigenze e finalmente riassaporava, dopo tanti anni, il lusso di una vita tranquilla, quasi serena.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppo serena per durare ed infatti dopo circa sei mesi da che era arrivata in Italia ricevette la visita di due poliziotti, i quali riscontrarono subito che il suo permesso di soggiorno con visto turistico era abbondantemente scaduto, per cui era necessaria la formalizzazione di un rapporto di lavoro, se non voleva rassegnarsi ad essere rimpatriata forzosamente. Alina provò disperatamente a chiedere alle signore per le quali lavorava la grazia di un contratto (ovviamente, intendeva pagare anche la parte di contributi spettanti a loro) ma fu tutto inutile, perché nessuna era disposta per poche ore di servizio settimanale ad uscire dall’anonimato con tutti i pericoli della nostra legislazione del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto le visite di controllo di signor Saverio, un ispettore di Polizia che sembrava aver preso a cuore il suo caso, si facevano sempre più frequenti, finché quel porco si presentò con il temuto foglio di via, dichiarando che, malgrado tutta la sua buona volontà, non poteva proprio più aiutarla. Dopo un mucchio di chiacchiere via, via più ambigue, finché con assoluta disinvoltura propose il più antico dei ricatti. Le lacrime della sventurata scivolarono come pioggia su un vetro e non ebbero altro effetto se non di eccitare signor Saverio, al quale non faceva difetto una certa dose di sadismo concupiscente. Ancora oggi, per quanto cerchi di non pensarci, il ricordo delle modalità di quel rapporto al quale dovette soggiacere, le torna spesso alla mente come l’esperienza più dolorosa ed umiliante patita in Italia, un Paese che ama e del quale ha preso orgogliosamente anche la cittadinanza. Un Paese che ama, salvo i poliziotti, s’intende.</p>
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<p><strong>§</strong></p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" ><img class="aligncenter" title="pupini" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/pupini.jpg" alt="" width="298" height="237" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo racconto è pubblicato nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;I Vostri Racconti su MenteCritica&#8221;. <a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" ><strong>Leggi qui per partecipare.</strong></a></p>
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		<title>Marittièll rint ò taùt</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 08:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Vite di Scarto]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedi come puoi pubblicare anche tu il tuo racconto su MenteCritica. Leggi qui. Aveva voglia il signor Villani di percorrere avanti e dietro la breve via S. Liborio alla Pignasecca alla ricerca di una targhetta che indicasse l’abitazione di Scannapieco Mario. Per lui era diventato quasi un ingenuo punto d’orgoglio raggiungere la persona obiettivo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vedi come puoi pubblicare anche tu il tuo racconto su MenteCritica. <a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" >Leggi qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva voglia il signor Villani di percorrere avanti e dietro la breve via S. Liborio alla Pignasecca alla ricerca di una targhetta che indicasse l’abitazione di Scannapieco Mario. Per lui era diventato quasi un ingenuo punto d’orgoglio raggiungere la persona obiettivo della sua ricerca professionale senza dover ricorrere ad ulteriori informazioni rispetto a quelle segnate sul foglietto che gli era stato consegnato, ma questa volta dovette rassegnarsi. Entrò allora nel baretto scalcinato, tre metri per tre, appoggiò la vecchia borsa similpelle sul piccolo bancone ed ordinò un caffè. Da un anno che lavorava su Napoli aveva imparato che i bagni degli esercizi pubblici di quella città sono quasi sempre inutilizzabili, ma stimolato dalla pilloletta contro l’alta pressione presa qualche ora prima, provò ugualmente a chiedere del bagno: “momentaneamente guasto”. Prese a sorbire con tutta la lentezza possibile il suo caffè e con tutta la disinvoltura possibile chiese al barista dove abitasse di preciso Mario Scannapieco, che era un suo vecchio al quale voleva fare una sorpresa. Definitivamente coinvolto dal copione che si era dato aggiunse anche che era già stato a casa di Mario alcuni anni prima, ma adesso non riusciva ad identificarla, perché nella vecchia e bella Napoli le case apparivano tutte uguali.<br />
Il barista (sembrava interessato a quella storia) lo ascoltò annuendo di tanto in tanto col capo, poi, sempre imperturbabile, domandò a sua volta:<br />
- Ma chi cercate, Marittièll rint ò taùt?<br />
Villani, che oramai un po’ di napoletano l’aveva imparato, realizzò subito che il povero Mario doveva essere defunto (ò taùt, di questo era sicuro, indicava in dialetto la cassa da morto), farfugliò qualche frase di costernazione, ma fu subito ghiacciato dal barista:<br />
- Sentite a me, non perdete tempo. No, ma quale morto, Mario sta benissimo, però non paga a nessuno. Fa sempre la stessa cosa: compra tutto quello che si può comprare con la finanziaria e caccia la tessera d’identità di quando abitava a questa via col padre, che è morto da più di venti anni. S’è imparato proprio bene: prima che scade la tessera va al comune con le fotografie nuove e la rinnova al vecchio indirizzo e così ufficiali giudiziari e recuperatori di credito escono solo pazzi. Non vi dovete sentire stronzato, quello è diabolico, ma Voi siete ufficiale giudiziario o recuperatore?<br />
Villani però si sentiva proprio stronzato ed anche un po’ imbarazzato per la patetica messa in scena, peggio di un bambino scoperto a rubare la marmellata, ma non trovò di meglio che chiedere il perché di quel nomignolo che legava Mario alla cassa da morto.<br />
- Niente, una stronzata. Quando Mario era giovinotto lavorò per qualche settimana come apprendista da un falegname che però faceva solo i taùti. Quello, il padrone, quando era ora di andare a mangiare, andava a mangiare e allora Mario rimaneva da solo nel laboratorio. Un giorno che il padrone si spicciò prima tornò e trovò a Mario che si stava facendo la controra dentro a un taùto e così gli è rimasto il nome.<br />
Ma Villani era un bravo recuperatore e non era tipo da arrendersi così facilmente. Appena uscito dal bar fece pochi passi e s’infilò subito in un basso che era anche la bottega di un vecchio calzolaio, pronto a far scattare quello che lui chiamava pomposamente il piano B. Si presentò come collaboratore di un notaio di Caserta e chiese se fosse possibile rintracciare il signor Scannapieco che da giovane aveva abitato da quelle parti e che era inconsapevole beneficiario di un lascito di un parente morto senza eredi diretti. Il piano B era pressoché infallibile ed anche quella volta diede i suoi frutti, giacché il calzolaio si sentì molto coinvolto: Marittièll rint ò taùt era rimasto suo affezionato cliente (da ragazzi avevano giocato insieme a pallone nella squadra del quartiere) e fu ben contento d’indicare l’indirizzo del suo vecchio amico che adesso abitava nel vicolo, di cui non sapeva il nome, dopo piazzetta Nilo, ma prima di San Gregorio Armeno, sicché se fosse arrivato alla strada dei pastori voleva dire che era andato oltre ed allora bisognava che ritornasse indietro. Si era anche offerto di accompagnarlo, ma il Villani si schernì dicendo che sua sorella abitava da quelle parti ed era sicuro di aver capito benissimo.<br />
La ricerca non fu difficile: appena arrivato all’imbocco del vicolo chiese ad un ragazzetto dove abitasse Marittièll rint ò taùt (a Villani lo potevano anche stronzare, ma non era fesso) e quello gl’indicò immediatamente proprio il basso di fronte, non senza aver precisato che era compagno di Peppino, che era il figlio più piccolo di Mario e che Peppino era stato sospeso a scuola per tre giorni perché aveva fatto la pipì sotto il banco per dispetto alla maestra che gli aveva negato il permesso di uscire. Villani dovette frenarlo bruscamente prima che il chiacchierone cominciasse a raccontargli altri particolari di cui non gliene fregava proprio niente.</p>
<div id="attachment_22865" class="wp-caption aligncenter" style="width: 596px"><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/dalisijpg.jpg" ><img class="size-full wp-image-22865" title="dalisijpg" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/dalisijpg.jpg" alt="" width="586" height="812" /></a><p class="wp-caption-text">riccardo dalisi: il corpo di Napoli. (tecnica: acquaforte+acquatinta)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come nella parabola evangelica, bussò e gli fu aperto. Al centro della tavola dove tutta la famiglia Scannapieco era intenta a mangiare campeggiava una grande zuppiera contenente un quantitativo di pasta e fagioli sufficiente a saziare tutti i commensali, i cui piatti erano già ricolmi. Villani si presentò e dichiarò senza indugi il motivo della sua visita, per quanto avesse subito notato che il maxi televisore che campeggiava in un angolo non gli sembrava prodotto dalla casa che gli aveva commissionato il lavoro. Marittiello, molto garbato, non offrì la consueta resistenza: si dichiarò immediatamente disponibile a restituire l’elettrodomestico che non aveva neppure tirato fuori dall’imballo, perché, prima che gli fosse spedito, ne aveva acquistato un altro di 42 pollici, ultrapiatto e a cristalli liquidi; sì, proprio quello che stava sotto la fotografia di Padre Pio.<br />
La famiglia Scannapieco non sembrava affatto infastidita e neppure imbarazzata dalla presenza del Villani, che dopo essersi rifiutato cortesemente di pranzare con loro, affermando di aver già desinato abbondantemente, dovette tracannare per digerire una generosa porzione di nocillo, che presto risvegliò la sua vecchia ulceretta. Villani ne aveva abbastanza e comunque non era affatto intenzionato a portarsi dietro il pesante televisore 29 pollici ancora imballato. Si fermò ancora un attimo, giusto il tempo per scrivere sotto il suo appunto intestato a Scannapieco Mario: sconosciuto all’indirizzo; nessuna informazione utile per ulteriori ricerche.</p>
<p style="text-align: right;">dalla nostra lettrice <em>Ofelia</em></p>
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<p style="text-align: center;">Questo racconto è pubblicato nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;I Vostri Racconti su MenteCritica&#8221;. <a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" ><strong>Leggi qui per partecipare.</strong></a></p>
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		<title>Storie di Mercenari: Una Missione Fallimentare</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kurt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il motore dell&#8217;MI8 ha dei sussulti irregolari. La cabina è piena di spifferi e dei fili penzolano nei punti dove alcuni strumenti sono stati brutalmente strappati. Il circuito interfonico non funziona e io e il pilota portiamo le cuffie esclusivamente per proteggerci dal rombo prepotente della turbina dell&#8217;elicottero. All&#8217;ennesimo sussulto con conseguente rapida perdita di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il motore dell&#8217;MI8 ha dei sussulti irregolari. La cabina è piena di spifferi e dei fili penzolano nei punti dove alcuni strumenti sono stati brutalmente strappati. Il circuito interfonico non funziona e io e il pilota portiamo le cuffie esclusivamente per proteggerci dal rombo prepotente della turbina dell&#8217;elicottero. All&#8217;ennesimo sussulto con conseguente rapida perdita di quota mi giro a guardare Roman o come cazzo si chiama. Lui si volta, ha gli occhi acquosi e l&#8217;alito di chi si è fatto almeno tre bicchieri di roba forte prima di mettersi ai comandi.  Si apre in un bel sorriso intervallato d&#8217;oro e d&#8217;acciaio e mi fa segno di non preoccuparmi. Alla fine decido di affidarmi al destino anche perché della meccanica sovietica ho una pessima opinione.<br />
Mi tengo forte al sedile nella mia bella divisa da ufficiale sudafricano. Ovviamente non ho nessun documento e in afrikaans so dire solo  &#8220;chiamate la mia ambasciata a Pretoria&#8221;, ma sono sicuro che non me ne darebbero il tempo. Da queste parti con un colpo alla nuca si regola processo e pena.<br />
Voliamo bassissimi. A questa quota non serve nemmeno un RPG per tiraci giù. Una sassata bene indirizzata avrebbe esattamente lo stesso effetto. Non sono sicuro che questa specie di cassone possa fare più quota, ma cento piedi più su saremmo preda di qualche SAM. Gerusalemme è sicura che ci siano <em>Dvina</em> nei paraggi. Meglio stare con la testa tra le ginocchia.</p>
<p><span id="more-22876"></span></p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/Tzefa.jpg" ><img class="aligncenter size-full wp-image-22885" title="Tzefa" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/Tzefa.jpg" alt="" width="586" height="881" /></a></p>
<p>La radura è apparentemente deserta, ma appena mettiamo le ruote a terra spuntano una decina di tizi, tutti equipaggiati con i loro inseparabili ak47 di ordinanza. Quello che porta un RPG sulle spalle fa cenno a Roman di spegnere i motori, ma il pilota fa segno di no facendo capire che non si riaccenderebbero. Sarà anche ubriaco il sovietico, ma non è fesso.</p>
<p>Scendo e vengo immediatamente preso in custodia dalla mia scorta. Dopo una profonda perquisizione ci avviamo lungo un sentiero fra gli alberi. Passiamo accanto ad una specie di accampamento. Ci sono una ventina di uomini incappucciati, inginocchiati e legati. Faccio in tempo a vedere una specie di mucchio grigio e due ragazzoni neri come la pece che prelevano un tizio, lo sgozzano e lo buttano sul mucchio. Punto gli occhi avanti e proseguo senza un sospiro. Nel mio mestiere per essere in gamba bisogna non farsi sfuggire nulla, ma per portare la buccia a casa si deve sapere esattamente quando far finta di non aver visto.</p>
<p>Dopo dieci minuti di amena passeggiata sono davanti a Luma, il capo. Ci sono tre o quattro capanne, qualche tenda, una baracca, delle latrine e una fossa ricoperta da un telone, forse un deposito dove tengono armi e munizioni. Lui mi guarda e sembra deluso. Forse si aspettava un ariano biondo e non un tipo scuro di pelle come me. Mi chiede il berretto gallonato, glielo do, lui lo rigira tra le mani, se lo mette e si gira verso i suoi che ridono. Ride anche lui spalancando una finestra su un panorama che avrei preferito non vedere, ma anche questi sono i rischi del mestiere.<br />
Abbiamo poco da dirci. Io voglio vedere l&#8217;ostaggio, dare conferma per il pagamento e tornare sul mio MI8 che, all&#8217;improvviso, mi appare confortevole e sicuro.</p>
<p>Luma diventa improvvisamente serio e dà ordine a uno dei suoi di scostare la tenda che copre l&#8217;ingresso di una capanna. Confuso nella penombra mi appare l&#8217;ostaggio. E&#8217; seduto, con il mento poggiato sul petto e le braccia distese lungo le gambe. Ha perso una ventina di chili e quasi tutti i capelli ma è lui. Faccio per avvicinarmi, ma vengo bloccato. Guardo Luma e lui dice &#8220;Dorme. Non disturbare&#8221;. Riguardo l&#8217;ostaggio, vedo le mosche che gli si posano sul viso e sulle cosce e capisco che questi dilettanti hanno rovinato tutto. Bastava che lo tenessero vivo per un altro giorno e tutto sarebbe finito in gloria. Ora, invece, siamo tutti morti, io e loro. Ho paura.</p>
<p>Cerco di distendere il viso e chiedo a Luma di parlare con i miei. Lui sorride sollevato e mi porta in una casupola dove troviamo una vecchia EKB che sembra funzionare a perfezione, per certe cose i tedeschi sanno il fatto loro anche se sono comunisti. Imposto la frequenza ed inizio la mia chiamata in codice verso i miei che sono appena oltre il confine. Ok, mi hanno copiato, mi chiedono la sequenza. Io recito il codice imparato a memoria con calma e distinguendo attentamente le parole. L&#8217;uomo dell&#8217;<em>intelligence</em> rimane silenzioso per due o tre secondi, poi mi chiede di ripetere la sequenza. Io la ripeto per la seconda volta. Stiamo perdendo tempo, non c&#8217;è niente da capire oltre quello che gli ho appena fatto capire. Forse è un amico dell&#8217;ostaggio, ma il suo atteggiamento non è professionale. Ora nessuna pausa, Gerusalemme conferma il versamento. Tre o quattro minuti e dettano un codice di numeri e lettere a Luma che lo riscrive con la massima attenzione. Noto solo ora che è mancino.</p>
<p>Luma prende il microfono, imposta la frequenza e comunica il numero ai suoi. Ci sediamo. Ci sarà qualche minuto da aspettare. Da qualche parte qualcuno sta telefonando ad una banca a Lugano chiedendo del Dr. Schmidt. Questi si farà dare il numero di conto e le parole in codice  e subito dopo confermerà la presenza di 2 milioni di sterline depositate sul conto. Gerusalemme non bada a spese quando si tratta di tirare fuori dai guai i suoi uomini.<br />
Io cerco di non guardare l&#8217;orologio mentre dalla radio arrivano solo le scariche statiche. Se Schmidt è al cesso o se sta prendendo il tè con quella biondina carina che ho conosciuto quando sono stato nel suo ufficio va a finire che ci rimetto la pelle. Luma mi guarda. I suoi uomini sono fuori dalla porta e parlano tra di loro. Io non capisco una parola e sento che il bel cotone della camicia dell&#8217;aviazione sudafricana si sta lentamente impregnando di sudore. Mi danno un po&#8217; d&#8217;acqua da bere. Pensano che abbia caldo.<br />
Finalmente arriva la chiamata. Non capisco il messaggio, ma Luma grida qualcosa fuori e tutti iniziano a ridere e darsi pacche sulle spalle. Mi concedo finalmente di guardare l&#8217;orologio, ho meno di due minuti. Faccio cenno che devo usare la latrina e subito mi si piazza uno scagnozzo alle spalle.</p>
<p>Inizio a camminare con calma, ma appena giungo sul ciglio della foresta scatto. Se fossimo in un film avrei estratto silenziosamente un coltello dal buco del culo  e tagliato la gola al ragazzo che mi scorta con rapidità ed efficienza. Invece non ho portato coltelli, perché nessun coltello vince contro un fucile e se mi fossi girato di scatto sarei stato tagliato in due da una raffica. Quindi corro via facendomi strada tra gli arbusti e conto mentalmente. Un secondo per capire che sta succedendo, un paio per decidere se deve sparare, uno per armare il percussore, a terra! Mi lancio a tuffo nello stesso istante nel quale sento partire la raffica. E&#8217; alta, ma ho poche speranze di cavarmela con la seconda. Rotolo di lato e cerco di accovacciarmi. Il cuore inizia a battermi fortissimo solo quando sento il rombo degli elicotteri.</p>
<p>Spero tra me e me che non sia Roman che sta tagliando la corda, ma è proprio lui il primo a lasciarci la pelle. L&#8217;MI8 posato come un grasso tacchino al centro della radura esplode lanciando intorno centinaia di rottami incandescenti. Il mio inseguitore crepa mentre guarda in alto con la bocca aperta per lo stupore. Non capisco come e perché, ma prende improvvisamente fuoco senza nemmeno lanciare un grido. Nell&#8217;aria vedo sfrecciare almeno 3 <em>Tzefa</em>, ma non mi fermo a contarli tutti. Scappo verso una specie di canale che ho visto arrivando e di cui mi sono automaticamente annotato la posizione rispetto alla radura. Faccio appena in tempo perché gli <em>Tzefa</em> dopo essersi annunciati a colpi di mitraglia sperando di darmi il tempo di scappare, sono passati ai missili incendiari e nel giro di pochi minuti quel pezzo d&#8217;Africa si trasformerà in un inferno.</p>
<p>Mentre sono steso nella cabina dello <em>Huey</em> che mi riporta a casa faccio il bilancio della missione. Niente ostaggio, niente corpo, la moglie si dovrà accontentare di una lettera e di un nastrino, almeno una trentina di tango abbattuti, io con una distorsione alla caviglia e lo stomaco vuoto, un paio di centinaia di migliaia di dollari bruciati in carburante, napalm, missili e cartucce. Almeno rimangono i due milioni di sterline. Qualche burocrate, archiviando il fascicolo della missione, penserà che tutto sommato abbiamo risparmiato.<br />
Ho sonno e appoggio la testa sulla carlinga fredda. Si poteva fare di meglio. Forse la prossima volta.</p>
<p><strong>N.d.R. </strong>Kurt <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/../mestieri-a-prova-di-crisi-la-storia-di-kurt/leggere/oltre-le-righe/kurt/14835/" rel="nofollow" target="_blank">è un ex mercenario</a> esperto di operazioni militari a cui si deve la scoperta dell’<a href="../119-chi-ha-vinto/informazione/oltre-il-confine/kurt/fosse-comuni-in-libia-un-falso-costruito-ad-arte-google-maps-lo-dimostra/mente-critica/no-one/latest/kurt/19782/">operazione di disinformazione relativa alle fosse comuni in Libia</a>, articolo che ha avuto una straordinaria diffusione nell’ambito della stampa indipendente italiana ed estera. <a href="../119-chi-ha-vinto/informazione/oltre-il-confine/kurt/goto/http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/11/02/libia-kurt-il-mercenario.html"  rel="nofollow" target="_blank">A questo link</a></noindex>, è possibile leggere una sua intervista concessa a Tiscali News. Questo racconto è stato modificato per eliminare riferimenti a fatti, cose e persone realmente esistiti.</p>
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		<title>Vite di scarto: Jole</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 08:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eduardo Quercia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Vite di Scarto]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedi come puoi pubblicare anche tu il tuo racconto su MenteCritica. Leggi qui. Lo scarico del bagno nell’appartamento accanto la svegliò senza soprassalti. Don Mario si alzava presto al mattino, perché alle cinque e mezzo prendeva il trenino della Vesuviana che lo avrebbe portato a Bagnoli, giusto in tempo per montare col turno delle sette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vedi come puoi pubblicare anche tu il tuo racconto su MenteCritica. <a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" >Leggi qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scarico del bagno nell’appartamento accanto la svegliò senza soprassalti. Don Mario si alzava presto al mattino, perché alle cinque e mezzo prendeva il trenino della Vesuviana che lo avrebbe portato a Bagnoli, giusto in tempo per montare col turno delle sette nello stabilimento dell’Italsider. Don Mario era un modesto operaio, né aveva di sicuro mai detto messa, ma doveva il don che precedeva il suo nome di battesimo all’antico vezzo del popolo napoletano, meridionale in genere, di gratificare generosamente almeno con questo titolo onorifico chi non potesse fregiarsi di un qualche riconoscimento conseguito a scuola; un dovere di buona creanza e un attestato minimo di dignità sociale.<br />
Per Jole lo sciacquone di don Mario aveva cessato da tempo di essere un fastidio sonoro che interrompeva il sonno; un po’ alla volta si era trasformato in una specie di starter che dava il via con indifferenza ad una nuova giornata ed in qualche modo le augurava un formale buongiorno. Aprì lentamente gli occhi e riordinò mentalmente l’agenda del giorno, più che altro una litania di servizi da fare, non quelli quotidiani automatizzati nella sua mente e non meritevoli più neppure di attenzione. Certo, per prima cosa oggi bisognava lavare i panni, che avevano ormai riempito la cesta di vimini dove erano stati ammucchiati già da tre giorni: una famiglia con marito e tre figli maschi non impiegava mai più di tanto a saturare la grossa cesta.<br />
<span id="more-22742"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il bucato andava fatto a mano utilizzando, almeno per gl’indumenti non molto grandi, la parte ondulata e scanalata del lavello della cucina in modo da rendere più efficace la fatica dello strofinio. Da un po’ aveva sostituito il vecchio sapone di Marsiglia con la granellina bianca contenuta nella scatola di Supertim (le scatole di Omo e Olà costavano uguale, ma contenevano meno prodotto). Malgrado l’età e la salute non fossero più quelle di una volta, di lavatrice non si era mai parlato col marito, argomento estraneo al lessico familiare, non meno di altre parole conosciute, ma pudicamente mai pronunciate, come ristorante e pizzeria o addirittura blasfeme, come villeggiatura.<br />
Da tempo ristrettezze economiche, dignità e decoro avevano cessato di declinarsi separatamente, ma erano diventate un’unica cosa, la cui cifra esigeva uno sforzo tenace a comparire all’esterno sempre un gradino sopra della realtà familiare, per dura che fosse. A partire da qualche vestito inopinatamente dismesso da un parente ricco, fortunatamente ingrassato, che invece faceva ancora la sua porca figura addosso ai figli giovanotti, specialmente se combinato con camicie (soprattutto bianche) ben stirate e inamidate, che conferivano ai suoi occhi l’ingenuo status symbol di ragazzi ordinati (questo aggettivo le piaceva tanto, la rendeva non stupidamente contenta, ma intimamente soddisfatta).</p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/jole.jpg" ><img class="size-full wp-image-22743 aligncenter" title="jole" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/jole.jpg" alt="" width="590" height="850" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Jole è di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://illaboratorio.it/vittorio-avella-2/" >Vittorio Avella</a></noindex> (per gentile concessione dell&#8217;autore)</p>
<p style="text-align: justify;">Perché i figli (ed in giusto subordine il marito, metabolizzato come parte di se stessa) occupavano per intero quasi tutto il suo orizzonte di vita che si rifletteva in loro con uno strano gioco di luci e di ombre, che la portava ad illuminarsi dei loro piccoli successi ed oscurarsi per le loro difficoltà. I suoi sette fratelli e sorelle che vivevano tutti in un’altra regione avevano avuto una vita più agiata, quasi la continuazione di un’infanzia passata come figli di notaio, raffinato uomo di legge e di lettere, che le aveva imposto quel nome per amore del mito di Ercole e Jole e non certo per affezione alle imbarcazioni da competizione olimpica.<br />
Jole aveva avuto meno fortuna a causa del commercio di vini del marito, che ad un certo punto aveva preso una piega non dissimile da quello dei lupini dei Malavoglia. Ma la cosa non la rattristava, anzi la lasciava abbastanza indifferente perché nutriva una convinta ed istintiva soggezione verso l’idea di destino, insomma una sorta di giansenismo casereccio, senza Giansenio. Non indugiava mai a rimpianti di alcun genere e si contentava con genuina partecipazione delle piccole gratificazioni, che foravano la tela ruvida della sua quotidianità. Fra queste, non ultima, c’era la cesta dei taralli. In realtà era bravissima in cucina qualunque cosa preparasse, ma lei amava soprattutto confezionare soffici taralli da latte, che predisponeva in quantità quasi industriale, da portare alla casa materna per le feste di Pasqua.<br />
Il sincero ed affettuoso apprezzamento di grandi e piccoli che convenivano numerosi presso la casa della vecchia matriarca un po’ la inorgogliva ingenuamente, un po’ le dava la piacevole sensazione di disobbligarsi, quasi mettersi in pari per un momento, a fronte delle ben più robuste attenzioni di cui specialmente le sorelle la colmavano con sincera affettuosità. La grande cesta di taralli coperta da un panno candido veniva portata in casa con malcelato orgoglio dai suoi ragazzi a mo’ di improbabile trofeo, appena arrivati dopo un viaggio di poco più di duecento chilometri durato sei o sette ore a causa dello scollinamento degli Appennini, non del tutto compatibile con l’ebollizione continua dell’acqua del raffreddamento del motore della vecchia e stanca seicento.<br />
Viaggio faticoso, anche a causa della guida sportiva del marito, per il quale era incomprensibilmente evidente segno di perizia accelerare nervosamente a venti metri di distanza dall’auto che precedeva, per poi frenare a dieci metri, con la necessaria conseguenza di aumentare il numero delle soste non preventivate per consentire a lei ed ai figli di vomitare ripetutamente sul ciglio della strada. L’autorità che discendeva al marito dal fatto di essere patentato da molti anni e l’autoritarismo ereditato da una educazione giovanile segnata dalle strutture e dalla cultura del ventennio non ammettevano possibili contestazioni a riguardo.<br />
Del resto, la definizione dei ruoli all’interno del rapporto coniugale non le era di troppo peso; in fondo anch’essa da ragazza aveva frequentato abbastanza la GIL (gioventù italiana del littorio) e la Chiesa per immaginare che fosse possibile un mondo non regolato dalla indiscutibile supremazia del maschio. Per questo viveva con rassegnata, ma serena dignità il suo ruolo di angelo del focolare, anche se considerava una fortunata e felice coincidenza il fatto che i suoi figli fossero tutti e tre maschi, perché era certa che avrebbero avuto comunque migliori condizioni di vita.<br />
Un po’ alla volta aveva lasciato che scivolasse sempre più in basso il rapporto con la sua femminilità. Persino gl’incontri col parrucchiere erano diventati sempre più rari, limitati quasi esclusivamente alle feste comandate (ma quelle comandate per davvero). Spesa inutile, alla quale si poteva sopperire con un’articolata funzione casalinga che prevedeva come prima operazione l’ebollizione sul pibigas dell’acqua nella pentola più grossa, in modo che, opportunamente miscelata poi con quella fredda, potesse bastare sia a lavare i capelli con lo shampoo denso e azzurrino libera e bella che a risciacquarli.<br />
Intorno ai 59 anni morì di un brutto male che l’aveva tenuta a letto per circa un anno fra terribili sofferenze. Lo sciacquane di don Mario non ne fu particolarmente disturbato: continuò tranquillamente ad augurare il suo cupo buongiorno.</p>
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<p style="text-align: center;">Questo racconto è pubblicato nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;I Vostri Racconti su MenteCritica&#8221;. <a href="http://www.mentecritica.net/i-vostri-racconti-su-mentecritica/leggere/vite-di-scarto/gianalessio-ridolfi-pacifici/22764/" ><strong>Leggi qui per partecipare.</strong></a></p>
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		<title>I Vostri Racconti su MenteCritica</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianalessio Ridolfi Pacifici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti della Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Vite di Scarto]]></category>

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		<description><![CDATA[Su suggerimento dell&#8217;amico e collaboratore di MenteCritica, Eduardo Quercia, proponiamo un&#8217;iniziativa che spero raccolga il gradimento dei lettori. Ogni domenica mattina pubblicheremo un racconto scritto dai lettori su un argomento proposto da MenteCritica. Possibilmente, ma non necessariamente, il racconto può essere accompagnato da un&#8217;opera grafica dell&#8217;autore o di amico dell&#8217;autore. Dopo aver letto l&#8217;informale regolamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su suggerimento dell&#8217;amico e collaboratore di MenteCritica, <a href="http://www.mentecritica.net/author/eduardo-quercia/" >Eduardo Quercia</a>, proponiamo un&#8217;iniziativa che spero raccolga il gradimento dei lettori.<br />
Ogni domenica mattina pubblicheremo un racconto scritto dai lettori su un argomento proposto da MenteCritica. Possibilmente, ma non necessariamente, il racconto può essere accompagnato da un&#8217;opera grafica dell&#8217;autore o di amico dell&#8217;autore. Dopo aver letto l&#8217;informale <a href="#regolamento">regolamento</a> dell&#8217;iniziativa, e l<a href="http://www.mentecritica.net/category/leggere/racconti-della-domenica/" >a lista dei lavori già pubblicati</a>, racconti e (eventualmente) immagini, possono essere inviati all&#8217;indirizzo di posta <a href="mailto:vitediscarto@gmail.com">vitediscarto@gmail.com</a>.</p>
<p><span id="more-22764"></span></p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/vite-di-scarto-jole/leggere/eduardo-quercia/22742/" ><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/screedbot.gif" alt="" width="289" height="53" /></a></p>
<p>I racconti potranno essere votati. Periodicamente verrà rilevato i tre racconti di diversi autori con il maggior numero di voti. Fra questi tre un sondaggio tra i lettori stabilirà il racconto più accattivante. L&#8217;autore sarà intervistato da MenteCritica e la sua intervista pubblicata sul nostro sito.</p>
<p>Iniziamo con le &#8220;Vite di Scarto&#8221;, storie su persone e vicende ai margini della società. Per questo argomento vi proponiamo anche un&#8217;immagine che caratterizza l&#8217;argomento. Buon lavoro a tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-22765 aligncenter" title="pupi05-1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/12/pupi05-1.jpg" alt="" width="587" height="466" /><br />
foto di guido ambrosino (per gentile concessione dell&#8217;autore)</p>
<p><strong><a name="regolamento"></a>Regolamento</strong>:</p>
<ol>
<li>I racconti con eventuali opere grafiche allegate vanno inviati esclusivamente a: <strong><a href="mailto:vitediscarto@gmail.com">vitediscarto@gmail.com</a></strong>.</li>
<li>L&#8217;unico obbligo di MenteCritica consiste nell&#8217;accusare ricevuta del racconto.</li>
<li>I racconti saranno pubblicati ad esclusivo giudizio del curatore del sito.</li>
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<li>I racconti potranno essere votati. Periodicamente verrà rilevato i tre racconti di diversi autori con il maggior numero di voti. Fra questi tre un sondaggio tra i lettori stabilirà il racconto più accattivante. L&#8217;autore sarà intervistato da MenteCritica e la sua intervista pubblicata sul nostro sito.</li>
<li>Gli autori non sono tenuti a rilasciare interviste a MenteCritica.</li>
<li>MenteCritica non è responsabile per eventuali plagi derivanti dalla pubblicazione in rete del racconto.</li>
<li>I racconti eccessivamente lunghi saranno scartati.</li>
</ol>
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		<title>Gl&#8217;indignati: i buoni e i cattivi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 15:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eduardo Quercia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per quanto tempo ci trascineremo il dibattito sulle violenze della manifestazione del 15 ottobre? Credo ancora per molto, come di consuetudine fra politici e media italiani ogni qual volta riescono a confezionare un polpettone para-ideologico di nessuna utilità pratica, ma capace di distrarre opportunamente i cittadini dai problemi reali per spingerli a comportarsi come orgogliose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per quanto tempo ci trascineremo il dibattito <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-indignati-e-black-bloc-la-sveglia-non-aveva-suonato/cuore-di-tenebra/dellefragilicose/21830/" title="Default Italia, Indignati e Black Bloc la Sveglia non Aveva Suonato" >sulle violenze della manifestazione del 15 ottobre</a>? Credo ancora per molto, come di consuetudine fra politici e media italiani ogni qual volta riescono a confezionare un polpettone para-ideologico di nessuna utilità pratica, ma capace di distrarre opportunamente i cittadini dai problemi reali per spingerli a comportarsi come orgogliose e squallide tifoserie, che, per definizione, privilegiano le emozioni rispetto ai ragionamenti. Ma chi sono veramente gl’indignati? Cosa vogliono? Cosa propongono? In che si differenziano gli uni dagli altri?</p>
<p style="text-align: justify;">Gl’indignati, <em>buoni</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-22200"></span>Ci si riferisce, ovviamente, ai promotori/organizzatori del corteo “<a href="http://www.mentecritica.net/chi-sono-i-black-bloc/informazione/censura-dellinformazione/comandante-nebbia/21841/" title="Chi Sono i Black Bloc?" ><em>pacifico, colorato e gioioso</em></a>” che si sono visti inopinatamente degradati sul campo da protagonisti a comparse relegate sullo sfondo della scena. La loro rabbiosa delusione è apparsa in molti casi non dissimile da quella dei bambini ai quali viene sottratto un giocattolo appena ottenuto dopo essere stato a lungo agognato. Eppure la delusione non è del tutto giustificata, se si considera che è stata cosparsa sul loro capo la solidarietà (un po’ strumentale in molti casi) di tutti i partiti ed i media, uniti nell’individuazione di un obiettivo (i violenti) idoneo appunto a solleticare i bravi tifosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, ai <em>buoni</em> è stato benevolmente concesso l’alone di un grande successo di partecipazione che andrebbe osservato e valutato più attentamente. Le stime correnti indicano un coinvolgimento di due o trecentomila <a href="http://www.mentecritica.net/black-bloc-il-sistema-sponsorizza-la-rivolta/cuore-di-tenebra/bacio-della-buonanotte/cuore-di-tenebra/21860/" title="Black Bloc: Il Sistema Sponsorizza la Rivolta" ><em>indignati</em></a>, certo non pochi se si indulge a dar credito ad una matrice esclusivamente giovanile e spontaneistica, avulsa cioè da organizzazioni partitiche o sindacali, normalmente strutturate per queste mobilitazioni. Neanche tantissimi, se si considera il mondo di riferimento costituito da disoccupati organici, studenti di tutte le età, precari (oltre due milioni e settecentomila), incazzati di diverse generazioni, piccolo e variegato associazionismo monotematico e, non ultimo, il contributo dei COBAS e quello silenzioso, ma fattivo della CGIL.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.pizzinato.org/cartellasalvaguai/img_pag_ev_10giu07/tarla_uomo.jpg" alt="" width="428" height="650" /></p>
<p style="text-align: center;">Di Armando Pizzinato</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro, bisogna ammettere che le violenze della piazza hanno evitato di far emergere sino in fondo i limiti intrinseci di una protesta che per la sua dichiarata natura <em>orizzontale</em> finiva inesorabilmente con lo smarrire concretezza di obiettivi, al di là delle originarie parole d’ordine. Perché si possono legittimamente convogliare in un’unica manifestazione quelli che rivendicano il diritto ad un lavoro non più precario e quelli che ne rivendicano uno qualsiasi; quelli che riportano al mercato ed alla finanza internazionale l’origine della crisi e quelli che contestano alla generazione precedente la creazione di un insostenibile debito pubblico del quale si rifiutano di farsi carico; quelli che sono contro le politiche del governo e quelli che proclamano una paritaria insipienza di governo ed opposizione; quelli che rivendicano il diritto alla studio e quelli che combattono la mancanza di meritocrazia. Si potrebbe continuare a lungo su questa strada, ma qui basta rimarcare che la <em>eterogenesi dei fini</em> favorisce un’agevole fuga dalle risposte, ma, soprattutto, delle proposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Gl’indignati, <em>cattivi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovvero, gl’infiltrati, i violenti, accreditati dalle fonti ufficiali di una consistenza piuttosto vaga (due o tremila). Sempre le stesse fonti sono riuscite a fermare in flagranza di reato 12 individui, per 11 dei quali non sembra sia stato rinvenuto un elemento comune sufficiente a farceli ritenere avanguardia organizzata di un comune sentire. Alla fine l’elemento più rappresentativo, in qualche modo il prototipo dei violenti, è apparso <a href="http://www.mentecritica.net/fenomenologia-di-er-pelliccia/informazione/cronache-italiane/fma/21963/" title="Fenomenologia di Er pelliccia" >Er pelliccia</a>, quel coglionazzo con i pantaloni calati a mezza mutanda immortalato mentre lancia un estintore. Un po’ poco per capire chi erano i violenti, se si considera che le cronache giornalistiche ci hanno riportato l’immagine di un bulletto di paese, poco più di un idiota eccitato dalla presenza della folla e dall’idea di farla franca nella confusione generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è parlato anche di tifosi di calcio, ultras della Roma e della Lazio per una volta associati con l’unico intento di sbeffeggiare ed offendere le forze dell’ordine, con le quali mostrerebbero di aver un non ben definito conto in sospeso. Se ciò fosse vero, e non ci sono veri motivi per dubitarne, saremmo palesemente di fonte ad uno squallido ribellismo di giovinastri invasati da una malsana passione calcistica e da una insopprimibile tendenza alla violenza fine a se stessa, argomenti e personaggi di sicuro interesse per la psichiatria, piuttosto che per un’analisi politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.mentecritica.net/glindignati-i-buoni-e-i-cattivi/informazione/cronache-italiane/eduardo-quercia/22200/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche parte si è fatto anche cenno anche ai cosiddetti anarco-insurrezionalisti, difficilmente collocabili sul piano geografico, ma sufficientemente pericolosi per l’immaginario collettivo in  quanto portatori di due terribili categorie politiche, anarchia ed insurrezione, inconsciamente, quanto indistintamente deprecabili, non meno dei frequentatori dei centri sociali, annoverati di diritto fra i violenti. Pur senza essere troppo maliziosi bisogna convenire che sull’identità di questi benedetti <em>violenti</em> resta uno strano buco nero, un velo oscuro che non consente di farsi un’idea sufficientemente convincente, che consente a ciascuno di disegnarne i profili che preferisce, a patto che siano connotati da un’aura negativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vim vi repellere licet?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo, allora, ad operare un’altra distinzione, certamente arbitraria, ma suscettibile di una qualche dignità intellettuale, proprio per le acclarate incertezze di chi avrebbe dovuto descrivere meglio le due fenomenologie, in quanto a ciò deputato sia per autorità istituzionale, che per dovizia di mezzi. Ammettiamo intanto che fossero tutti indignati, anzi incazzati ed ammettiamo anche che la parola d’ordine “ci avete rubato il futuro” fosse condivisa equamente fra le due componenti, laddove per futuro s’intende evidentemente la vita futura o, più semplicemente, il diritto ad una vita normale e dignitosa.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto è lecito immaginare che <em>i buoni</em> sono sinceramente e legittimamente persuasi di vivere in uno Stato democratico, dove i governanti sono molto sensibili alle domande ed alle giuste aspirazioni dei cittadini, insomma dove i governanti considerano <em>il bene comune</em> il motivo stesso del loro mandato elettorale, al quale attribuiscono il valore di una missione da svolgere in nome ed a vantaggio del popolo. E’ evidente, in questo caso, che il furto perpetrato a loro danno del diritto ad una vita normale e dignitosa non può che nascere da un mero errore dei governanti, forse disinformati sulle reali condizioni dei giovani o forse distratti dalla severità ed onerosità sell’impegno con cui seguivano altre questioni. Ecco che nasce l’esigenza di avvertirli, di renderli partecipi del loro disagio, che rischia di diventare un vero disappunto. E cosa c’è di meglio di un bel corteo “pacifico, colorato e gioioso”? Ohibò, cari politici, ci avete involontariamente rubato il futuro, ma è ora di rimettere le cose a posto, altrimenti siamo capaci anche di farvi una pernacchia.</p>
<p style="text-align: justify;">I <em>cattivi</em>, invece, sono convinti che i nostri politici se ne fottono del popolo, ma che anzi stanno col culo incollato alle poltrone con l’unico scopo di arraffare tutto quanto è possibile a vantaggio loro e dei potentati veri, di cui non sono altro che miserabili servitori; pensano, per dirla con grande semplicità, che <em>la casta</em> sia per davvero una casta; pensano anche che la loro incerta vita non può essere lasciata nelle mani infide di questi truffatori. E quale diritto è più sacro ed umano al tempo stesso del diritto alla vita? Qualcuno si ricorda di aver studiato a scuola che tutti i cambiamenti sono stati conditi da elementi di forza e allora si mettono a far danni, senza stare troppo a pensare che il loro comportamento potrebbe far piangere il re, l’imperatore, il cavallo, il vescovo, il cardinale, il ricco e il contadino.</p>
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		<title>Mio cugino vuole fare la modella</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 08:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>seipuntotrentasette</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un senso di inadeguatezza pervasivo Penso di essere una persona profonda che normalmente si interessa al solo lato estetico delle cose. Non importa se funziona, basta che mi piaccia. Infatti ho preso un Macbook Air Jordan, bello piccolo e sottile, e lo tengo in una cartellina, quelle da ufficio, solo che dopo non lo trovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un senso di inadeguatezza pervasivo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Penso di essere una persona profonda che normalmente si interessa al solo lato estetico delle cose. Non importa se funziona, basta che mi piaccia. Infatti ho preso un Macbook Air Jordan, bello piccolo e sottile, e lo tengo in una cartellina, quelle da ufficio, solo che dopo non lo trovo più, e allora gli ho attaccato uno di quei pirulini gingillosi che trovi sui cellulari delle tredicenni. Quando devo scrivere, se vedo spuntare un piccolo Pokemon attaccato a un filo, so che è lì dentro. Comodo, no? Mi viene naturale tenerlo attaccato durante le Lectures alla Facoltà di Economia, anche se le facce degli astanti della prima fila si riempiono di risolini e fra di loro si continuano a dare fastidio col gomito. Se mi chiedono qualcosa dico che è di mia figlia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-21937"></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://images04.olx.it/ui/1/77/14/6857314_1.jpg" alt="" width="442" height="625" /></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei comunque mettere i contenuti del mio blobl sotto una licenza Creative Condoms, per cui mi sono informato presso il mio commercialista, un professionista serio che per caso ho conosciuto al Burning Man del 2005. Mi dice che intanto non gli frega a nessuno per cui nisba. E’ la stessa persona che mi telefona la domenica a pranzo per dirmi che dovrei aprire la partita IVA. Lo sa che mi disturba, lo fa apposta, e io ho paura a farlo: se poi non ci trovo dentro niente lo so già che ci rimango male, come quella volta che da piccolo a Natale mi hanno regalato le scatole cinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sento poco adeguato non solo con lui ma anche con gente che conosco da parecchio tempo. Adalberto ad esempio è un mio amico che quando andiamo in giro -parlo come i giovani- madò mi fa piegare. Non solo per quei quasi 50 centimetri che ci separano dal contatto visivo, ma anche per le cose che fa quando lo lasci a briglia sciolta. Una volta abbiamo incontrato una mia amica di vecchia data, Pautasia, e dopo i soliti convivievoli prende a descrivere il fine settimana con il suo ragazzo e tutto a un tratto Adalberto se ne viene fuori con una cosa che più o meno suona così: “Ah! Hai il ragazzo?” e quasi immediatamente, si gira, e rivolto verso di me con una faccia che è un programma mi dice: “Sembra impossibile, vero?”. Non ho potuto far altro che dargli ragione, ne abbiamo parlato per alcuni minuti, poi la discussione si è comunque fermata lì. Pautasia ora non mi risponde neanche agli mms con le foto del mio cane, e io sinceramente non ne trovo il motivo, visto che ha la faccia simpatica. Certa gente è davvero insensibile, io ho già i miei problemi, non posso mica star dietro a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerco sempre di fare tutto il possibile. Quando la vicina qui davanti ha avuto la necessità di tenere la figlia di un anno e 10 mesi nella seconda settimana di Luglio le ho risposto che sapevo a chi rivolgermi perché c’è il mio amico Alex che questo mese, appena gli finiscono i domiciliari e l’obbligo della firma, ha detto che è disponibile a darle una mano. Le ho lasciato subito il numero senza neanche pensarci. E questi son gli esempi positivi. Poi però mi metto in gioco: a dimostrazione infatti di come a volte mi senta un po’ fuori l’uogo posso raccontare di quella volta in cui ad un congresso particolarmente saliente -quel tipo di congresso in cui la gente non è mica disinvolta e tranquilla e si muove con la schiena che la vedi che è un po’ rigida- congedandomi da un capannello di professori universitari che avevano più o meno l’età della Terra, mi son girato e in un veloce scatto della mano aperta a mo’ di gimme five me ne sono uscito con un a dir poco spumeggiante ”Ciao raga!”. Ero soprappensiero, dai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora scusate scappo fuori perché devo fare un po’ di aggiotaggio, così sto all’aria aperta, c’è il sole e il mare. Mi dicono che va di moda e non voglio mica rimanere indietro.</p>
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		<title>Auguri Google e Salvaci dal Caos</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 12:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scopro che oggi è il 13° compleanno di Google e, spontaneamente, mi viene voglia di fargli gli auguri. Google è praticamente un monopolista dell&#8217;informazione su Internet. Sulla rete, se una cosa esiste o no lo decide lui. Molti sottovalutano il potere demiurgico di Google supponendo, erroneamente, che la Verità sia di per stessa evidente. Invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scopro che oggi è il 13° compleanno di Google e, spontaneamente, mi viene voglia di fargli gli auguri. Google è praticamente un monopolista dell&#8217;informazione su Internet. Sulla rete, se una cosa esiste o no lo decide lui. Molti sottovalutano il potere demiurgico di Google supponendo, erroneamente, che la Verità sia di per stessa evidente. Invece, se un albero cade nella foresta, <a href="http://www.mentecritica.net/il-traduttore-la-torre-di-babele-e-la-seconda-legge-della-termodinamica/meccanica-delle-cose/accademia-dfc/redazione/1334/" >ma Google non lo indicizza</a>, l&#8217;albero, nei fatti non è caduto.</p>
<p>Questo forse non è un bene, ma esiste un&#8217;alternativa?. Come per l&#8217;uomo, l&#8217;essenza stessa della rete ne rappresenta l&#8217;invalicabile limitazione. Essa è fatta di miliardi e miliardi di informazioni, la maggior parte delle quali inutili, ridondanti, incomplete, <a href="http://www.mentecritica.net/fosse-comuni-in-libia-un-falso-costruito-ad-arte-google-maps-lo-dimostra/mente-critica/no-one/latest/kurt/19782/" >volontariamente fuorvianti</a>. Se non ci fosse Google, <a href="http://www.mentecritica.net/un-grande-fratello-di-nome-google-e-web-20/informazione/sul-web/vittorio-strampelli/618/" >ci si troverebbe a navigare senza mappa in un mare infinito di sciocchezze senza senso</a>. Internet è un universo a parte, caotico, infinito, capriccioso e richiede un&#8217;entità superiore che ne tracci le leggi costituenti e la governi. Nel nostro universo non so se ci sia dio, ma in Internet Dio esiste e si chiama Google, l&#8217;equivalente internettiano di Jahveh.</p>
<p><span id="more-21613"></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.smartmobs.com/is_google_god.JPG" alt="" width="576" height="428" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Is Google “God”? Marshall Sponder</strong>, 2007 &#8211; olio e pastelli su carta</p>
<p>Come ogni Dio, <a href="http://www.mentecritica.net/scroogled/informazione/sul-web/redazione/2431/" >i criteri secondo i quali opera Google sono misteriosi</a>, così come il suo fine. A qualche osservatore superficiale potrebbe sembrare che Google punti al profitto e operi secondo questo proponimento, ma noi fedeli abbiamo più di una prova che questo non sia vero in assoluto. Google, nella sua infinità bontà <a href="http://www.mentecritica.net/google-dance-o-obsolescenza/informazione/sul-web/comandante-nebbia/17694/" >ha le nostre pagine nella sua grazia</a>, senza averne nulla in cambio, se non la nostra pia gratitudine e, senza battere ciglio, diffonde i nostri contenuti a volte carichi d&#8217;amore, altre volta ancora roventi delle fiamme della battaglia.</p>
<p>Google, così lontano dalla materia, opera a contatto diretto del tessuto del sapere, separa il grano dal loglio, sforna profumato pane di farina bianchissima, governa la nostra conoscenza scegliendo ciò che dobbiamo sapere da ciò che dobbiamo ignorare.</p>
<p>Traendoci dal bisogno di discernere, Google <a href="http://www.mentecritica.net/caro-google-ti-scrivo/informazione/sul-web/neottolemo/1055/" >ci conduce per mano nei pascoli della conoscenza</a> verso un&#8217;unica meta, dove tutti ci ritroveremo a convergere per diversi sentieri, dicendoci l&#8217;un l&#8217;altro cose che già sappiamo e confermandocele a vicenda. Fuori dai verdi pascoli dove il nostro Signore ci pasce, ruggisce il caos. Legioni e legioni di idee si rincorrono incontrollate. Visioni orripilanti si alternano a squarci di musicale poesia. Torbide follie e feroci ossessioni si alternano a lampi di lucida ragione. Un valle sterminata ed agorafobica di menti disperse, separate dalla luce e per questo perse alla nostra conoscenza.</p>
<p>Si dice che là, nell&#8217;oscurità, le forze del Disordine si stiano riunendo intorno a <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://elgoog.rb-hosting.de/index.cgi" >Elgoog l&#8217;Antagonista</a></noindex>. Elgoog vuole farci leggere Shakespeare quando cerchiamo porno, proporci l&#8217;opinione di un oscuro studente di economia quando vogliamo leggere le ultime perle di Tremonti, mostrare versi di Montale al posto dell&#8217;ultimo successo di Iovanotti. In poche parole, l&#8217;inferno.</p>
<p>Noi, in attesa della battaglia finale, non possiamo che confidare in Google, rimettendoci completamente a lui, al suo benefico conformismo ed alla confortante attendibilità della sua parola.<br />
Auguri Google, sia fatta sempre la tua volontà.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Anatomia del Disastro. Default, The Day After</title>
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		<comments>http://www.mentecritica.net/anatomia-del-disastro-default-the-day-after/leggere/comandante-nebbia/21537/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 11:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante la censura, le notizie che arrivano dalla Grecia sono così allarmanti che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% (in questo momento 130%) è già fallito.  Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante la censura, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/economia/11_settembre_21/borsa-andamento-grecia_135afa04-e41d-11e0-bb93-5ac6432a1883.shtml" >le notizie che arrivano dalla Grecia sono così allarmanti</a></noindex> che è ormai impossibile nasconderle. I fatti <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-58-giorni-al-fallimento-la-grecia-alla-canna-del-gas/informazione/oltre-il-confine/dellefragilicose/21424/" title="Default Italia, 58 Giorni al Fallimento: La Grecia alla Canna del Gas" >parlavano già da settimane</a>. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% (<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=GGGB1YR:IND" >in questo momento</a></noindex> 130%) è già fallito.  Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico.  Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-99-giorni-al-fallimento-cosa-vuol-dire-fallire-per-un-paese/informazione/cronache-italiane/dellefragilicose/20734/" >fare default per una Nazione</a>, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-meno-di-100-giorni-al-fallimento/informazione/cronache-italiane/dellefragilicose/20722/" >può giungere nel giro di poche settimane</a>. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come <strong>D-Day</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"> §</p>
<p><strong>Circa 4 settimane prima del D-Day</strong></p>
<p>La fuga di capitali dall&#8217;Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L&#8217;area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana <a href="http://www.mentecritica.net/e-tempo-che-i-cammelli-passino-dalla-cruna-dellago/informazione/oltre-il-confine/lameduck/21459/" title="E’ tempo che i cammelli passino dalla cruna dell’ago" >al piano Rubik</a>) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell&#8217;Euro a seguito del default italiano.</p>
<p><strong><span id="more-21537"></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://media.commercialappeal.com/media/img/photos/2009/12/06/GREECE_RIOTS_ANNYVERSARY_t607.jpg" alt="" width="546" height="390" /></p>
<p><strong>Circa 3 settimane prima del D-Day</strong></p>
<p>I Pizza Bond sono già praticamente cartastraccia. Le emissioni vengono completamente ignorate. <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-51-giorni-al-fallimento-il-downgrade-di-standard-and-poor-e-colpa-di-silvio-berlusconi/informazione/cronache-italiane/redazione/21526/" title="Default Italia, 51 Giorni al Fallimento. Il Downgrade di Standard and Poor è Colpa di Silvio Berlusconi" >Il rating del debito precipita senza controllo</a>. La crisi di liquidità derivante dalla massiccia esportazione di ricchezza verso titoli e lidi più sicuri procura un blocco quasi totale del credito bancario che soffoca l&#8217;economia nazionale impedendo l&#8217;erogazione di mutui e prestiti. Il mercato immobiliare si ferma, le piccole imprese non sono in grado di pagare gli stipendi e le fatture dei fornitori. Inizia l&#8217;ondata dei licenziamenti e dei suicidi.</p>
<p><strong>Due settimane al D-Day</strong></p>
<p>Il governo vara misure rigidissime per continuare a ricevere credito internazionale. Tagli alle pensioni, tassa patrimoniale, prelievo coatto della tredicesima mensilità, aumento dell&#8217;IVA, sospensione <em>sine die</em> di ogni agevolazione fiscale, sospensione dell&#8217;assistenza medica diretta, sospensione delle esenzioni ticket, <a href="http://www.mentecritica.net/roma-caput-cazzii/informazione/cronache-italiane/dellefragilicose/20655/" title="Roma Caput Cazzii" >ritiro dei contingenti militari impiegati all&#8217;estero</a>, sospensione dei finanziamenti alle regioni, aumento <a href="http://www.mentecritica.net/leggere-per-credere-il-prelievo-fiscale-sul-carburante-lindispensabile-faq/meccanica-delle-cose/consumo-criticamente/serpiko/20155/" title="Leggere per Credere: Il Prelievo Fiscale sul Carburante, l’Indispensabile FAQ" >delle accise sulla benzina</a>.  Le misure adottate hanno efficacia solo nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati perché la gran parte dei grandi imprenditori e delle società di capitale ha già spostato gli asset fuori dalle aree di influenza del governo italiano.</p>
<p><strong>D-Day meno tre giorni</strong></p>
<p>Il G20 si riunisce per decidere i provvedimenti necessari per affrontare la dichiarazione di insolvenza di uno dei paesi più industrializzati dell&#8217;area euro. Si prevedono ricadute imponenti in tutto il mondo e si tracciano le prime ipotesi di ristrutturazione per recuperare parte del credito. Proprietà immobiliari, asset industriali  e di servizi proprietà dello stato italiano sono oggetto di una vera e propria asta fallimentare in ragione delle quote di debito detenute. L&#8217;UE si attrezza per affrontare l&#8217;emergenza umanitaria e le possibili migrazioni verso le zone confinanti.</p>
<p><strong>D-Day</strong></p>
<p>L&#8217;incapacità di onorare il debito italiana viene ufficializzata. Si formano lunghe code per prelevare il denaro depositato presso banche ed uffici postali. La liquidità si esaurisce rapidamente. Il governo emette un decreto di congelamento dei depositi  bancari per evitare il fallimento a catena degli istituti bancari. Ci sono le prime proteste violente di fronte alle agenzie di credito che abbassano le serrande per tenere fuori le persone infuriate. Gli esercizi commerciali sospendono tutti i pagamenti tramite bancomat e carta di credito. Chi dispone di contante si approvvigiona di beni di prima necessità non deperibili. Gli scaffali si svuotano rapidamente. Le code ai distributori esauriscono il carburante disponibile nel giro di poche ore.</p>
<p><strong>D-Day + 7</strong></p>
<p>L&#8217;impossibilità di pagare i rifornimenti di petrolio costringe l&#8217;Italia ad attingere alle proprie riserve solo per continuare a garantire l&#8217;erogazione di energia elettrica. Le aziende più piccole sono completamente soffocate. Quelle più grandi predispongono violente ristrutturazioni per contenere i costi del personale. I sindacati si impadroniscono della piazza e la gente inizia a protestare contro il governo e le istituzioni.  Incominciano a scarseggiare i rifornimenti e i prezzi si impennano perché la struttura distributiva, fortemente dipendente dall&#8217;efficacia dei trasporti, è in completa crisi.</p>
<p><strong>D-Day + 15</strong></p>
<p>L&#8217;Unione Europea esclude l&#8217;Italia dalla zona euro e sospende la convertibilità fissa lira-euro.  La Banca d&#8217;Italia è costretta a coniare moneta e tutti i depositi bancari e postali sono automaticamente converiti in ragione di 1 Euro=1,937 Nuove Lire. Appena ammessa al mercato dei cambi, la Nuova Lira subisce una svalutazione di oltre il  100% rispetto all&#8217;euro. La svalutazione cresce di ora in ora. I Pizza Bond emessi in euro e venduti all&#8217;estero vanno comunque onorati in euro.  Quelli tra le mani di cittadini italiani vengono convertiti automaticamente in Nuove Lire con una perdita secca di oltre il 50% rispetto al loro valore in euro, vista l&#8217;immediata svalutazione della Nuova Lira. Questo mette il paese immediatamente in ginocchio caricando ogni cittadino di una perdita di ricchezza quantificabile in circa venticinquemila euro a testa. Vecchi e neonati compresi.</p>
<p><strong>D-Day + 30</strong></p>
<p>La Nuova Lira è utilizzata solo per le retribuzioni ai lavoratori dipendenti e per le pensioni. Tutti i pagamenti, nonostante una legge lo proibisca esplicitamente, si effettuano in euro o in dollari comprati sul mercato nero della valuta dove la Nuova Lira si deprezza di ora in ora.  Centinaia di migliaia di famiglie, quelle che sono arrivate alla crisi con riserve più risicate, sono ridotte alla fame. Le scuole sono costrette a chiudere per mancanza di fondi. Per lo stesso motivo, gli ospedali prestano cure solo per gravi problemi di salute purché i pazienti siano in grado di fornire medicinali e supporti medicali a loro spese. La gran parte della classe dirigente pre default ha già abbandonato il paese lasciando un vuoto di comando che non è possibile colmare rapidamente.</p>
<p><strong>D-Day + 60</strong></p>
<p>La sopravvivenza diventa un problema quotidiano per milioni di italiani. La disoccupazione sale al 30%. La piccola imprenditoria, asse produttivo del paese, scompare completamente travolta dalle insolvenze dei creditori e dalle pressioni dei debitori. Le proprietà immobiliari, tradizionale bene rifugio,  si svalutano mediamente del 50, 60% per l&#8217;azzeramento degli acquisti e per l&#8217;insolvenza diffusa degli affittuari.  A causa del debito contratto all&#8217;estero, le forniture di materie prime verso l&#8217;Italia si arrestano. L&#8217;elettricità viene razionata. L&#8217;acqua potabile erogata solo di notte. Il traffico automobilistico azzerato. I trasporti pubblici praticamente fermi. Chi ha ancora un lavoro deve raggiungerlo a piedi e se risiede lontano è costretto a dormire in ufficio. Rimangono aperti solo gli aeroporti di Roma e Milano. I riscaldamenti sono spenti in tutto il paese.</p>
<p><strong>D-Day + 90</strong></p>
<p>Le organizzazioni umanitarie internazionali organizzano interventi di soccorso per assistere le persone con gravi disagi con particolare attenzione a bambini e portatori di handicap che risultano completamente esclusi dai meccanismi di protezione tipici di una società civile.  Ai confini italiani l&#8217;UE predispone un cordone sanitario per evitare la diffusione delle malattie contagiose che si stanno sviluppando in tutta Italia a causa delle carenze vitaminiche, dell&#8217;assenza di vaccinazioni, presidi sanitari e delle critiche condizioni igieniche. Nelle grandi città, complice anche l&#8217;assenza di controllo del territorio, scontri, saccheggi e rivolte sono all&#8217;ordine del giorno. Lungo le grandi strade di comunicazione, i pochi veicoli circolanti sono frequentemente oggetto di rapine.</p>
<p><strong>D-Day +360</strong></p>
<p>L&#8217;Italia come nazione è un concetto ormai inesistente. Incapace di provvedere ai bisogni dei suoi cittadini, all&#8217;ordine, alla raccolta delle imposte e senza nessuna credibilità monetaria, lo stato centrale cessa di fatto di esistere. I territori periferici si convincono che l&#8217;unica strada per uscire dalla crisi è abbandonare il resto del paese a sé stesso. Senza un esercito o forze dell&#8217;ordine in grado di garantire l&#8217;unità territoriale, la repubblica italiana crolla sotto l&#8217;azione delle varie autonomie. Si suppone che ciascuno andrà per la sua strada, ma la storia non va esattamente così.<strong><a href="http://www.mentecritica.net/elezioni-del-15-aprile-2018-requiem-for-a-dream/mente-critica/no-one/mc/3648/" > Si può continuare a leggerla qui</a></strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">§</p>
<p>Gran parte di questa nota è frutto di fantasia. Come il link al quale rimando in coda al pezzo.  Probabilmente i tempi nei quali ho contingentato gli eventi sono troppo ristretti, ma vorrei, con questa operazione di evidente mistificazione, far intendere a chi legge che la strada che ci si prospetta davanti  è molto più difficile di quanto ci appaia oggi. La storia della crisi Argentina in questo senso è  severissima maestra e la Grecia, per quel che credo, non tarderà a salire in cattedra.</p>
<p>Per redigere questo pezzo mi sono documentato</p>
<ul>
<li><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/economia/11_settembre_20/massaro-le-regole-impossibili_8030efae-e363-11e0-91c7-497ab41fbb63.shtml?fr=correlati" >a questo link </a></noindex></strong>per quanto riguarda la convertibilità dei titoli di stato in caso di uscita dall&#8217;Euro</li>
<li><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/salute/11_settembre_20/grecia-crisi-suicidi-aumento_e91e128e-e391-11e0-bc23-ba86791f572a.shtml" >a questo link</a></noindex></strong> sugli impatti sociali e l&#8217;incremento dei suicidi in occasione di gravi crisi economiche internazionali</li>
<li><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://temi.repubblica.it/micromega-online/armamenti-la-super-casta/?printpage=undefined" >a questo link </a></noindex></strong>per la relazione tra crisi economica e spese militari</li>
<li><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_argentina" >a questo link</a></noindex></strong> sui meccanismi che hanno condotto alla crisi economica argentina e sugli effetti che essa ha generato sul paese</li>
<li><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/speciali/tucuman/index.shtml" >a questo link</a></noindex></strong> per i problemi che una crisi economica induce sulla popolazione di una nazione</li>
</ul>
<p>Ho poi guardato <strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.youtube.com/watch?v=zAWivIQxuG0&amp;feature=results_main&amp;playnext=1&amp;list=PLBCB56EBB2410AFE4" >questo documentario coprodotto dalla televisione svizzera</a></noindex></strong> che mi ha fatto vedere più oltre di quanto vedessi prima. Fate quello che volete, ma al vostro posto investirei un paio d&#8217;ore e lo guarderei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Partito Democratico&#8230; ma anche no</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 14:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partito Democratico Parzialmente Democristiano Potrebbe Dominare Preferisce Dormicchiare Prevedendo Domani Plebisciti Devoti Partito Democratico Pretende Deferenza Pensandosi Diverso Presuntuosi Demagoghi Purtroppo Demotivati Prendono Denari Partito Democratico Pronuncia Denunce Purtroppo Dimentica Presente Doloroso Poltrone Divani Prebende Distruttive Partito Democratico Preterintenzionalmente&#8230; Destra &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mentecritica.net/a-chi-serve-il-partito-demomeopatico/meccanica-delle-cose/mc/727/" ><span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Partito Democratico</span></a><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Parzialmente Democristiano</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Potrebbe Dominare</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Preferisce Dormicchiare</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Prevedendo Domani</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Plebisciti Devoti</span><br />
<span id="more-21470"></span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Partito Democratico</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Pretende Deferenza</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Pensandosi Diverso</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Presuntuosi Demagoghi</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Purtroppo Demotivati</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Prendono Denari</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Partito Democratico</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Pronuncia Denunce</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Purtroppo Dimentica</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Presente Doloroso</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Poltrone Divani</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Prebende Distruttive</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Partito Democratico</span><br />
<span style="font-size: 11pt; font-family: Arial; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: normal; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;">Preterintenzionalmente&#8230; Destra</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/mc_logo_democratici2.gif" alt="" width="367" height="450" /></p>
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