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Notte nel Quadrante Occidentale

5 febbraio, 2012 di  
Archiviato in latest, Oltre le Righe

Mustafà

Il suo vero nome non è Mustafà. In realtà non è nemmeno musulmano, ma è nero e questo per molti è più che sufficiente.

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#Cristo è Ovunque tranne che lì

29 gennaio, 2012 di  
Archiviato in latest, Oltre le Righe

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Cristo ha l’elmetto in testa e una stella di Davide disegnata sul giubbotto. Tra le mani ha un fucile e guarda una bambina con gli occhi neri ed un pupazzo in braccio. La bambina ha paura ma è curiosa. Cerca di guardarlo ma se lui se ne accorge abbassa gli occhi. Cristo è stanco. Sono ore che è in piedi e ha fumato cento sigarette. La bimba lo guarda di nuovo e lui tira fuori la lingua. La bambina ride e il suo sorriso brilla in quel viso scuro. Cristo la guarda e sente uno strano calore nel petto.  Lui nella guerra ci credeva. Ora è sicuro che è una merda assoluta. Vuole solo che finisca il prima possibile.

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L’anima dei guai

18 gennaio, 2012 di  
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Ma l’anima, dov’è? Dove s’è nascosta, o perduta, nella sciagura della crociera dal nome ironicamente beneaugurante, Concordia? Forse s’è solo rincantucciata, emergendo timida e spaesata tra mozzichi di parole, in esplosioni d’incredulità, furia, sgomento e dolore. Come quelle del capitano De Falco, urlate all’ormai noto comandante Schettino: “Torni su quella nave, le faccio passare un’anima di guai”. Vocaboli galleggianti, privi di suono e di senso, per chi l’anima non la conosce né la vede, soprattutto nel dolore altrui. L’anima è collettiva e altruista, non si ripiega mai su sé stessa. Lo scrittore Björn Larsson sostiene che il Concordia non è il Titanic, non è neppure una nave, e Schettino non somiglia neppur alla lontana a Edward Smith. Ha ragione, naturalmente. Ma un colosso turistico affondato in uno spicchio di Mediterraneo non è meno tragico d’un transatlantico che s’inabissa nel gelo dell’oceano, annullando in sé il sogno prepotente, ma non privo d’una sinistra grandezza, del positivismo e del futurismo. Sbagliamo noi, a considerare tragedia solo quanto ci appare con toni altisonanti e vette sublimi. Siamo infarciti di cattiva letteratura. Perché quasi sempre, invece, il male è inglorioso, la rovina miseranda, persino un po’ goffa, proprio come il nostro Titanic casalingo (o casereccio). E non esercita alcun fascino. Ben lo sapeva Dante il quale, al termine della sua discesa all’inferno, ci mostra un Lucifero deludente, un ebete mostruoso dalle lacrime vane, insomma un povero diavolo. Tutto qui?, domanda allora il lettore, sgomento. Sì, tutto qui. Il principe del Male non è un anti-Dio ma una banale creatura decaduta: materia vile, nullità. E dannarsi per nulla, non è forse la peggior tragedia che possa capitare?
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Far finta di essere sani

12 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Oltre le Righe

“L’omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare.” 

(Il criminologo Francesco Brüno intervistato su Pontifex)
E poi che l’omosessualità è una malattia; se l’OMS non la considera più così sbaglia e lo fa solo perché c’è la lobby potente dei gay che trama nell’oscurità della dark room; i genitori dei gay sono traumatizzati; l’omosessualità è come la cecità, è anormalità. Manca solo l’AIDS come castigo di Dio, peccato.

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La Telefonata della Merkel: La trascrizione esclusiva per MC

30 dicembre, 2011 di  
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Come tutti sanno, le telefonate ufficiali fra capi di stato sono registrate, trascritte e, successivamente, archiviate come documenti di stato. Grazie ad una talpa infiltrata al Quirinale, siamo in grado di fornirvi la trascrizione integrale depositata con numero di protocollo AJ-22643111. Interpreti, lato Germania, Fulvia Hassen, lato Italia Brando Orsini della Gherardesca di Villa Fugata.

12 ottobre 2011, ore 13.45 Ora di Roma
Ripetuti squilli
Roma: Pronto, qui residenza del presidente della Repubblica Italiana.
Berlino: Salve, questa è la segreteria della cancelliera Angela Merkel a Berlino.
Roma: Grazie, non ci serve niente. Click. (chiude) Leggi il resto

Alina

18 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Racconti della Domenica, Vite di Scarto

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Erano passati già nove anni da quando Galina Kyrielenko era arrivata nel paesino di tremila anime in provincia di Macerata, allettata dalle assicurazioni della sua vecchia compagna di lavoro Sonya, che le aveva scritto un paio di volte per garantirle che, se si fosse decisa a venire, l’avrebbe ospitata inizialmente e l’avrebbe introdotta nel giro delle lavoranti a domicilio. Bastava avere l’accortezza di non legarsi ad una sola padrona come badante: bisognava armarsi di pazienza e di una bicicletta (conosceva un mercato dove si vendevano biciclette rubate e ridipinte, prezzo molto buono); lavorando ad ore si poteva arrivare anche mille euro italiani al mese.
A far decidere Galina, che era una donna tranquilla e per niente intraprendente, più che le accattivanti prospettive di Sonya, fu la disperazione nella quale fu ricacciata per la perdita del lavoro a seguito della chiusura del reparto di fisioterapia e riabilitazione dell’ospedale della sua cittadina. La botta era stata tremenda anche per una donna tosta, che aveva superato quasi senza traumi la separazione di fatto dal marito, che l’anno prima se n’era andato, dicevano, a Izmail con una nuova compagna. La cosa l’aveva ferita come donna, ma per il resto la fuga di quel buono a nulla l’aveva alleggerita dal peso di dover sfamare una bocca in più, ché da quando gli era stata ritirata la licenza del taxi, passava tutto il tempo ad ubriacarsi nel vecchio bar del quartiere insieme ai suoi degni compari. Questa volta, però, non trovò nulla di meglio che rifugiarsi dai suoi vecchi e malandati genitori insieme ai due figli di tredici e quindici anni in quella campagna avara, di tutto, fuorché di sudore.

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Marittièll rint ò taùt

11 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Leggere, Racconti della Domenica, Vite di Scarto

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Aveva voglia il signor Villani di percorrere avanti e dietro la breve via S. Liborio alla Pignasecca alla ricerca di una targhetta che indicasse l’abitazione di Scannapieco Mario. Per lui era diventato quasi un ingenuo punto d’orgoglio raggiungere la persona obiettivo della sua ricerca professionale senza dover ricorrere ad ulteriori informazioni rispetto a quelle segnate sul foglietto che gli era stato consegnato, ma questa volta dovette rassegnarsi. Entrò allora nel baretto scalcinato, tre metri per tre, appoggiò la vecchia borsa similpelle sul piccolo bancone ed ordinò un caffè. Da un anno che lavorava su Napoli aveva imparato che i bagni degli esercizi pubblici di quella città sono quasi sempre inutilizzabili, ma stimolato dalla pilloletta contro l’alta pressione presa qualche ora prima, provò ugualmente a chiedere del bagno: “momentaneamente guasto”. Prese a sorbire con tutta la lentezza possibile il suo caffè e con tutta la disinvoltura possibile chiese al barista dove abitasse di preciso Mario Scannapieco, che era un suo vecchio al quale voleva fare una sorpresa. Definitivamente coinvolto dal copione che si era dato aggiunse anche che era già stato a casa di Mario alcuni anni prima, ma adesso non riusciva ad identificarla, perché nella vecchia e bella Napoli le case apparivano tutte uguali.
Il barista (sembrava interessato a quella storia) lo ascoltò annuendo di tanto in tanto col capo, poi, sempre imperturbabile, domandò a sua volta:
- Ma chi cercate, Marittièll rint ò taùt?
Villani, che oramai un po’ di napoletano l’aveva imparato, realizzò subito che il povero Mario doveva essere defunto (ò taùt, di questo era sicuro, indicava in dialetto la cassa da morto), farfugliò qualche frase di costernazione, ma fu subito ghiacciato dal barista:
- Sentite a me, non perdete tempo. No, ma quale morto, Mario sta benissimo, però non paga a nessuno. Fa sempre la stessa cosa: compra tutto quello che si può comprare con la finanziaria e caccia la tessera d’identità di quando abitava a questa via col padre, che è morto da più di venti anni. S’è imparato proprio bene: prima che scade la tessera va al comune con le fotografie nuove e la rinnova al vecchio indirizzo e così ufficiali giudiziari e recuperatori di credito escono solo pazzi. Non vi dovete sentire stronzato, quello è diabolico, ma Voi siete ufficiale giudiziario o recuperatore?
Villani però si sentiva proprio stronzato ed anche un po’ imbarazzato per la patetica messa in scena, peggio di un bambino scoperto a rubare la marmellata, ma non trovò di meglio che chiedere il perché di quel nomignolo che legava Mario alla cassa da morto.
- Niente, una stronzata. Quando Mario era giovinotto lavorò per qualche settimana come apprendista da un falegname che però faceva solo i taùti. Quello, il padrone, quando era ora di andare a mangiare, andava a mangiare e allora Mario rimaneva da solo nel laboratorio. Un giorno che il padrone si spicciò prima tornò e trovò a Mario che si stava facendo la controra dentro a un taùto e così gli è rimasto il nome.
Ma Villani era un bravo recuperatore e non era tipo da arrendersi così facilmente. Appena uscito dal bar fece pochi passi e s’infilò subito in un basso che era anche la bottega di un vecchio calzolaio, pronto a far scattare quello che lui chiamava pomposamente il piano B. Si presentò come collaboratore di un notaio di Caserta e chiese se fosse possibile rintracciare il signor Scannapieco che da giovane aveva abitato da quelle parti e che era inconsapevole beneficiario di un lascito di un parente morto senza eredi diretti. Il piano B era pressoché infallibile ed anche quella volta diede i suoi frutti, giacché il calzolaio si sentì molto coinvolto: Marittièll rint ò taùt era rimasto suo affezionato cliente (da ragazzi avevano giocato insieme a pallone nella squadra del quartiere) e fu ben contento d’indicare l’indirizzo del suo vecchio amico che adesso abitava nel vicolo, di cui non sapeva il nome, dopo piazzetta Nilo, ma prima di San Gregorio Armeno, sicché se fosse arrivato alla strada dei pastori voleva dire che era andato oltre ed allora bisognava che ritornasse indietro. Si era anche offerto di accompagnarlo, ma il Villani si schernì dicendo che sua sorella abitava da quelle parti ed era sicuro di aver capito benissimo.
La ricerca non fu difficile: appena arrivato all’imbocco del vicolo chiese ad un ragazzetto dove abitasse Marittièll rint ò taùt (a Villani lo potevano anche stronzare, ma non era fesso) e quello gl’indicò immediatamente proprio il basso di fronte, non senza aver precisato che era compagno di Peppino, che era il figlio più piccolo di Mario e che Peppino era stato sospeso a scuola per tre giorni perché aveva fatto la pipì sotto il banco per dispetto alla maestra che gli aveva negato il permesso di uscire. Villani dovette frenarlo bruscamente prima che il chiacchierone cominciasse a raccontargli altri particolari di cui non gliene fregava proprio niente.

riccardo dalisi: il corpo di Napoli. (tecnica: acquaforte+acquatinta)

Come nella parabola evangelica, bussò e gli fu aperto. Al centro della tavola dove tutta la famiglia Scannapieco era intenta a mangiare campeggiava una grande zuppiera contenente un quantitativo di pasta e fagioli sufficiente a saziare tutti i commensali, i cui piatti erano già ricolmi. Villani si presentò e dichiarò senza indugi il motivo della sua visita, per quanto avesse subito notato che il maxi televisore che campeggiava in un angolo non gli sembrava prodotto dalla casa che gli aveva commissionato il lavoro. Marittiello, molto garbato, non offrì la consueta resistenza: si dichiarò immediatamente disponibile a restituire l’elettrodomestico che non aveva neppure tirato fuori dall’imballo, perché, prima che gli fosse spedito, ne aveva acquistato un altro di 42 pollici, ultrapiatto e a cristalli liquidi; sì, proprio quello che stava sotto la fotografia di Padre Pio.
La famiglia Scannapieco non sembrava affatto infastidita e neppure imbarazzata dalla presenza del Villani, che dopo essersi rifiutato cortesemente di pranzare con loro, affermando di aver già desinato abbondantemente, dovette tracannare per digerire una generosa porzione di nocillo, che presto risvegliò la sua vecchia ulceretta. Villani ne aveva abbastanza e comunque non era affatto intenzionato a portarsi dietro il pesante televisore 29 pollici ancora imballato. Si fermò ancora un attimo, giusto il tempo per scrivere sotto il suo appunto intestato a Scannapieco Mario: sconosciuto all’indirizzo; nessuna informazione utile per ulteriori ricerche.

dalla nostra lettrice Ofelia

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Questo racconto è pubblicato nell’ambito dell’iniziativa “I Vostri Racconti su MenteCritica”. Leggi qui per partecipare.

Storie di Mercenari: Una Missione Fallimentare

9 dicembre, 2011 di  
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Il motore dell’MI8 ha dei sussulti irregolari. La cabina è piena di spifferi e dei fili penzolano nei punti dove alcuni strumenti sono stati brutalmente strappati. Il circuito interfonico non funziona e io e il pilota portiamo le cuffie esclusivamente per proteggerci dal rombo prepotente della turbina dell’elicottero. All’ennesimo sussulto con conseguente rapida perdita di quota mi giro a guardare Roman o come cazzo si chiama. Lui si volta, ha gli occhi acquosi e l’alito di chi si è fatto almeno tre bicchieri di roba forte prima di mettersi ai comandi.  Si apre in un bel sorriso intervallato d’oro e d’acciaio e mi fa segno di non preoccuparmi. Alla fine decido di affidarmi al destino anche perché della meccanica sovietica ho una pessima opinione.
Mi tengo forte al sedile nella mia bella divisa da ufficiale sudafricano. Ovviamente non ho nessun documento e in afrikaans so dire solo  “chiamate la mia ambasciata a Pretoria”, ma sono sicuro che non me ne darebbero il tempo. Da queste parti con un colpo alla nuca si regola processo e pena.
Voliamo bassissimi. A questa quota non serve nemmeno un RPG per tiraci giù. Una sassata bene indirizzata avrebbe esattamente lo stesso effetto. Non sono sicuro che questa specie di cassone possa fare più quota, ma cento piedi più su saremmo preda di qualche SAM. Gerusalemme è sicura che ci siano Dvina nei paraggi. Meglio stare con la testa tra le ginocchia.

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Vite di scarto: Jole

4 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Leggere, Racconti della Domenica, Vite di Scarto

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Lo scarico del bagno nell’appartamento accanto la svegliò senza soprassalti. Don Mario si alzava presto al mattino, perché alle cinque e mezzo prendeva il trenino della Vesuviana che lo avrebbe portato a Bagnoli, giusto in tempo per montare col turno delle sette nello stabilimento dell’Italsider. Don Mario era un modesto operaio, né aveva di sicuro mai detto messa, ma doveva il don che precedeva il suo nome di battesimo all’antico vezzo del popolo napoletano, meridionale in genere, di gratificare generosamente almeno con questo titolo onorifico chi non potesse fregiarsi di un qualche riconoscimento conseguito a scuola; un dovere di buona creanza e un attestato minimo di dignità sociale.
Per Jole lo sciacquone di don Mario aveva cessato da tempo di essere un fastidio sonoro che interrompeva il sonno; un po’ alla volta si era trasformato in una specie di starter che dava il via con indifferenza ad una nuova giornata ed in qualche modo le augurava un formale buongiorno. Aprì lentamente gli occhi e riordinò mentalmente l’agenda del giorno, più che altro una litania di servizi da fare, non quelli quotidiani automatizzati nella sua mente e non meritevoli più neppure di attenzione. Certo, per prima cosa oggi bisognava lavare i panni, che avevano ormai riempito la cesta di vimini dove erano stati ammucchiati già da tre giorni: una famiglia con marito e tre figli maschi non impiegava mai più di tanto a saturare la grossa cesta.
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I Vostri Racconti su MenteCritica

Su suggerimento dell’amico e collaboratore di MenteCritica, Eduardo Quercia, proponiamo un’iniziativa che spero raccolga il gradimento dei lettori.
Ogni domenica mattina pubblicheremo un racconto scritto dai lettori su un argomento proposto da MenteCritica. Possibilmente, ma non necessariamente, il racconto può essere accompagnato da un’opera grafica dell’autore o di amico dell’autore. Dopo aver letto l’informale regolamento dell’iniziativa, e la lista dei lavori già pubblicati, racconti e (eventualmente) immagini, possono essere inviati all’indirizzo di posta vitediscarto@gmail.com.

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Gl’indignati: i buoni e i cattivi

Per quanto tempo ci trascineremo il dibattito sulle violenze della manifestazione del 15 ottobre? Credo ancora per molto, come di consuetudine fra politici e media italiani ogni qual volta riescono a confezionare un polpettone para-ideologico di nessuna utilità pratica, ma capace di distrarre opportunamente i cittadini dai problemi reali per spingerli a comportarsi come orgogliose e squallide tifoserie, che, per definizione, privilegiano le emozioni rispetto ai ragionamenti. Ma chi sono veramente gl’indignati? Cosa vogliono? Cosa propongono? In che si differenziano gli uni dagli altri?

Gl’indignati, buoni.

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Mio cugino vuole fare la modella

23 ottobre, 2011 di  
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Un senso di inadeguatezza pervasivo

Penso di essere una persona profonda che normalmente si interessa al solo lato estetico delle cose. Non importa se funziona, basta che mi piaccia. Infatti ho preso un Macbook Air Jordan, bello piccolo e sottile, e lo tengo in una cartellina, quelle da ufficio, solo che dopo non lo trovo più, e allora gli ho attaccato uno di quei pirulini gingillosi che trovi sui cellulari delle tredicenni. Quando devo scrivere, se vedo spuntare un piccolo Pokemon attaccato a un filo, so che è lì dentro. Comodo, no? Mi viene naturale tenerlo attaccato durante le Lectures alla Facoltà di Economia, anche se le facce degli astanti della prima fila si riempiono di risolini e fra di loro si continuano a dare fastidio col gomito. Se mi chiedono qualcosa dico che è di mia figlia.

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Auguri Google e Salvaci dal Caos

27 settembre, 2011 di  
Archiviato in Meccanica delle Cose, Vox Dei

Scopro che oggi è il 13° compleanno di Google e, spontaneamente, mi viene voglia di fargli gli auguri. Google è praticamente un monopolista dell’informazione su Internet. Sulla rete, se una cosa esiste o no lo decide lui. Molti sottovalutano il potere demiurgico di Google supponendo, erroneamente, che la Verità sia di per stessa evidente. Invece, se un albero cade nella foresta, ma Google non lo indicizza, l’albero, nei fatti non è caduto.

Questo forse non è un bene, ma esiste un’alternativa?. Come per l’uomo, l’essenza stessa della rete ne rappresenta l’invalicabile limitazione. Essa è fatta di miliardi e miliardi di informazioni, la maggior parte delle quali inutili, ridondanti, incomplete, volontariamente fuorvianti. Se non ci fosse Google, ci si troverebbe a navigare senza mappa in un mare infinito di sciocchezze senza senso. Internet è un universo a parte, caotico, infinito, capriccioso e richiede un’entità superiore che ne tracci le leggi costituenti e la governi. Nel nostro universo non so se ci sia dio, ma in Internet Dio esiste e si chiama Google, l’equivalente internettiano di Jahveh.

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Anatomia del Disastro. Default, The Day After

21 settembre, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, Leggere

Nonostante la censura, le notizie che arrivano dalla Grecia sono così allarmanti che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% (in questo momento 130%) è già fallito.  Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico.  Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire fare default per una Nazione, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, può giungere nel giro di poche settimane. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come D-Day.

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Circa 4 settimane prima del D-Day

La fuga di capitali dall’Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L’area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana al piano Rubik) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell’Euro a seguito del default italiano.

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Partito Democratico… ma anche no

16 settembre, 2011 di  
Archiviato in Leggere

Partito Democratico
Parzialmente Democristiano
Potrebbe Dominare
Preferisce Dormicchiare
Prevedendo Domani
Plebisciti Devoti
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Povera Patria

15 settembre, 2011 di  
Archiviato in Leggere

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo.

Povera Patria

Lordo netto, netto e lordo
Quando il mondo è così ingordo
Mi si annodan le budella
Questa poi è proprio bella…
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Disgeli

27 agosto, 2011 di  
Archiviato in Bacio della Buonanotte, Leggere

Mi commuove quando un bimbo passa dal gattonare ai primi passi. Mi commuove quando, per tutto l’impegno che ci mette, non riesce a mantenere l’equilibrio e ad  arrivare fra le braccia di chi lo attende. Il sorriso dell’avventura intrapresa si spegne nello sforzo di rialzarsi e si legge chiaramente nei suoi occhi la delusione del gesto fallito.

Cerco sempre di riaccendere quella gioia distraendolo e facendogli dimenticare questi inevitabili incidenti nella strada del crescere, con qualche smorfia o qualche gioco, o più semplicemente un sorriso.

La nostra condizione di adulti (parolona talvolta) rispecchia in parte il principio del camminare, la differenza è che, in caso di caduta, nessuno ci distrae o ci fa dimenticare, solo il tempo e una buona dose di forza interiore e consapevolezza ci riescono e non sempre con risultati accettabili. E a camminare, in ogni caso, non impariamo mai perfettamente.

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