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Donne

Donne. Tu non puoi nemmeno immaginare quante storie si imparano semplicemente prestando attenzione ai discorsi tra donne alla fermata dell’autobus.

Le modelle incastrate nel loro corpo magrissimo che insieme è prigione e libertà, perché ingrassare di un chilo significa dover accettare un lavoro al call center a 1000 km da casa.

Le impiegate inchiodate alla scrivania a far un lavoro inutile, mentre a casa il bambino sta con una baby sitter scocciata perché non può avere bambini ed odia quelli delle altre, ma deve occuparsene perché la madre separata non può mantenerla all’università, dove lei volentieri rinuncerebbe ad andare, preferendo un futuro da velina, ma non può nemmeno sognare di fare la velina, perché da sempre le hanno insegnato che le veline sono immonde, ed invece loro sono quelle che hanno meno colpa di tutte, la colpa e di chi le spoglia in televisione perché c’è qualcuno che le guarda.

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Notte nel Quadrante Occidentale

20 febbraio, 2010 di dellefragilicose  
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Mustafà

Il suo vero nome non è Mustafà. In realtà non è nemmeno musulmano, ma è nero e questo per molti è più che sufficiente.

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Don Vicienzo

Lo sguardo di Vicienzo è tranquillo. Il viso sorridente è illuminato da una luce soffusa, la posa rilassata. Vicienzo indossa un giubbotto blu. Il taglio sembra buono. Niente di eccezionale, una cosa sui 100, 150 euro calda e di buona qualità, ma comunque di sintetico, da grande magazzino.

Niente simboli di partito. Chi vota per Vicienzo lo fa per lui e non per la tessera che porta in tasca. Bella foto. Riuscita. Comunque, quello che risalta di più è lo slogan: De Luca, una speranza c’è.

Siamo ufficialmente all’ultima spiaggia.

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Il NeoNeorealismo

16 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia  
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Anni fa, a raccontare la società italiana nelle sue meschinità, ma anche nella grandezza d’animo dei singoli è stato il cinema. Prima il neorealismo con le indimenticabili scene di “Ladri di Biciclette” , “Bellissima”, “Il Ferroviere” e tanti altri titoli. Poi la commedia all’italiana. “I soliti ignoti”, “Una vita difficile” e “Divorzio all’italiana”, solo per fare qualche esempio, hanno disegnato un quadro vivido ed indimenticabile degli italiani del dopoguerra e del boom economico. Tanto di cappello, ancora oggi, a chi fu capace di tanto. Poi il cinema italiano è diventato quello che è. A parte inevitabili e lodevoli eccezioni, ci si è ridotti a parlare di Moccia e Muccino come fenomeni culturali. Amen.

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Magica Neve

13 febbraio, 2010 di Gilda  
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Roma 12-2-2010

Stamattina, andando a scuola, quando all’altezza dell’Ara Pacis ho iniziato a veder cadere fiocchi bianchi dal cielo, la prima cosa che ho pensato è stata che era un’allucinazione. Neve? A Roma? Quando mai! Ricordo di racconti dell’inverno ’85-86… ma io, all’epoca, non ero nemmeno nei programmi dei miei genitori!

Insomma, vedevo fiocchi bianchi a mano a mano sempre più grandi, più corposi… camminavo beata in mezzo a quel bianco, un sorriso ebete sulla faccia, gli occhi che si muovevano a divorare ogni più piccolo cristallo di neve.

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Odio

10 febbraio, 2010 di Jules Winnfield  
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Tutti i numeri si credono primi, ovvio.
Sei una nullità ma non puoi ammetterlo, non vuoi crederci, ti senti altro, grande, importante.

Come puoi sapere di non essere il vero te? Se non ricordi altro, se non sai altro, se non provi altro non sei altro. Tu hai paura di essere te stesso. Tu non vuoi accettare quello che sei.

Esiste forse una realtà unica? Una verità vera? Tu sei fermo ad una filosofia fuori dal tempo. Questo tempo.

Oggi tu puoi essere quello che vuoi, basta che accetti quello che sei, i tuoi limiti. Se sai stare al tuo posto, accontentarti di vivere al massimo la vita che ti è stata concessa, questa tua unica e sola vita, allora avrai trovato la pace e la serenità. Leggi il resto

Bullshit

Bullshit é la parola inglese, equivalente italiano stronzate, attorno a cui ruota la riflessione di Harry G. Frankfurt, filosofo e professore emerito all’università di Princeton.

Che cos’é una stronzata?

Un po’ meno di una bugia. O forse un po’ di più.

Una bugia persegue un fine preciso, che è di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme. Il bugiardo, per inventare una bugia, deve credere di sapere cosa é vero e cosa non lo è. Non può progettare la sua falsità senza tenere costantemente d’occhio la verità.

Una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà.

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Leggere, Leggere, Leggere!

2 febbraio, 2010 di albyok  
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Attenzione: Per sostenere l’iniziativa con il tuo blog, puoi aggiungere un banner che punta a questo post. Di seguito, il banner. Se hai bisogno del codice per inserirlo nel tuo blog, copia e incolla il codice che trovi a questo link.

Sono un po’ emozionato nello scrivere questo articolo, perché so già quello che vi sto per dire (strano!). E quello che vi sto per dire, o meglio proporre, è un’iniziativa che mi affascina tantissimo. Ho sempre letto, ma ultimamente (nell’ultimo anno circa) ho sentito il bisogno di possedere i libri che leggevo e di fare un percorso intelligente. Perché, sì è vero che qualunque cosa in qualche modo ti fa crescere, ma è anche vero che il tempo è limitato e che quindi per forza occorre imparare ad amministrarlo facendo scelte mirate. Io quindi mi sono fatto consigliare un po’ di libri e pian piano ho cominciato a delineare i miei gusti, non tralasciando comunque l’occasione di provare qualcosa di nuovo.

Ciò mi sta dando molte soddisfazioni, basti pensare che ad oggi, dall’inizio dell’anno, ho già letto 9 libri. E nessuno di loro mi ha deluso. Tutti mi hanno lasciato un’esperienza bella dentro che mi fa sentire meglio. Bene e questo è il punto uno.

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Eluana: Fermo Posta

Proponiamo, di seguito una breve composizione in memoria di Eluana Englaro. Non è nostro costume pubblicare versi e questa va vista come una segnata eccezione. In un certo qual modo, abbiamo inteso riconoscere civilmente la pervicacia di questo autore che continua a ricordare una persona che, dopo essere stata cannibalizzata da giornali, televisioni e blog, è stata rapidamente dimenticata e con lei i grandi temi che la sua vicenda aveva sollevato.

Vita, morte, nascita, amore e dolore, forse non sono i temi essenziali intorno ai quelli deve riunirsi una comunità e discutere fino allo sfinimento, ma anche essi hanno una dignità e non possono essere relegati nelle oscure pagine di cronaca solo perché qualche disgraziato che è incappato nella sventura di avere un congiunto in condizioni terribili, di amare una persona dello stesso sesso o di non poter avere figli minaccia un’azione estrema che richiama la curiosità morbosa di tutti.
Denaro, potere, politica, servizi e lavoro sono componenti fondamentali della società nella quale viviamo, ma non sono le uniche. Una persona non è rappresentata esclusivamente dal suo apparato digerente, ma anche dalla complessa fenomenologia delle emozioni che, volente o nolente, ne influenza la vita ed il destino.

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I Gatti di Muggia e l’Usignolo di Keats

27 gennaio, 2010 di fma  
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Dalla statale, che correva alta sui colli, l’occhio poteva cogliere l’intera città: le vie che l’innervavano, le case dorate, i barbagli delle finestre ferite dal tramonto. Il mare.

Doveva essere una tappa intermedia, un posto per cenare e trascorrervi la notte, ma una volta dentro, lungo il molo, con l’odore di salmastro ci colse l’inquietante sensazione d’essere a un capolinea: un avamposto dimenticato, una Fortezza Bastiani divenuta città. Ogni cosa era sì al suo posto, ma come immobile, sospesa, parte di un evento che non s’é verificato e di cui tuttavia non é ancora morta l’attesa.

Di umano nient’altro che tre figure in controluce, all’estremità di un pontile; meridiana disegnata sull’acqua che s’inanellava muta al piede delle palafitte.

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Notte sulla Diga

17 gennaio, 2010 di angelo fabbri  
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Aveva visto il mare incupirsi sempre di più, passare rapidamente dal verde limaccioso dei giorni di calma ad un grigio chiaro e poi al colore dell’acciaio, mentre onde sempre più lunghe gonfiavano l’acqua del porto come dopo l’entrata delle grandi navi.
Non ci aveva fatto caso, immaginando anzi che il peggiorare del tempo avrebbe potuto far avvicinare i pesci, che non si erano visti per tutto il giorno. Così non si era curato di anticipare il rientro e il barcaiolo aveva saltato l’ultima corsa, tanto chi poteva fermarsi sulla diga in una sera come quella, con la burrasca in arrivo? Sicuramente era rimasto al bar a farsi un altro quarto di vino, invece di consumare nafta e prendere un mucchio di freddo.
Aldo guardava sconsolato lo specchio d’acqua che lo separava dalla parte interna del porto, poche centinaia di metri ma invalicabili senza la barca. Era bloccato.
La cosa migliore da fare era restare lì ad aspettare il giorno dopo, quando sarebbe ripreso il servizio di trasbordo e avrebbe avuto modo di dirne quattro a quel disgraziato ubriacone. Non che fosse la prima volta che passava la notte sulla diga, capitava ogni tanto quando facevano le battute alle orate, ma in quei casi era ben attrezzato e non era solo.
E non c’era quel tempo.

L’ultimo pensiero gli era venuto sentendo il vento che soffiava con maggiore forza. Adesso si era orientato a libeccio e prendeva d’infilata il porto, strappando già al mare spruzzi di schiuma che volavano orizzontali sopra il cemento. Doveva sbrigarsi, tornare indietro e raggiungere la piattaforma in testa al molo, dove c’erano delle nicchie in cui ripararsi. Se si fosse messo a piovere o se un’ondata avesse scavalcato la diga avrebbe fatto un bagno completo e non aveva niente per cambiarsi. Non aveva neanche da mangiare, se era per questo: gli ultimi pezzi di pane avanzati da mezzogiorno li aveva gettati ai pesci mentre aspettava inutilmente la barca. Per fortuna aveva ancora una mezza bottiglia d’acqua, ma a scrutare il cielo sempre più scuro sembrava che quella non sarebbe mancata.
Cercando di non farsi intralciare nei movimenti dall’attrezzatura, cominciò a camminare a passo svelto, osservando le nuvole nere che cominciavano a confondersi col buio della notte.
Presto, più presto, stava per cominciare a piovere.

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Lo Stato delle Cose

E’ strano sedere in uno dei caffè più esclusivi della città. Strano – per me – poter sedere in tutta tranquillità vestito in maniera assolutamente non convenzionale e difforme e per di più sorseggiando una superba granita al cappuccino pagata poco più di quaranta centesimi di euro.

Potrebbe esistere un mondo senza denaro?

Probabilmente ha ragione mio padre. La cosa più importante è il denaro. Anche se non te ne frega niente, anche se non c’entra nulla con quello in cui credi. Anzi forse è ancora più importante in questi casi.
Chi adora il denaro è felice di sudare e di dannarsi l’anima per accumulare banconote. Chi invece vorrebbe vivere senza dover pensare ai soldi deve inevitabilmente farlo perché gli ideali romantici male si sposano con le esigenze terrene, del corpo, dei vizi.

Io vorrei essere ricco, vorrei avere così tanto denaro da non essere in grado di spenderlo tutto in un mese. Non è bramosia né voglia di potere. E’ consapevolezza del fatto che con il danaro si può comprare tutto.

“Ci sono cose che il denaro non può comprare”. Quelle cose ce le ho già, mi manca tutto il resto, come la mettiamo?

Ritorno nello Stato delle cose (in quella che volgarmente viene definita “la realtà”)

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Il Pezzo Grosso

27 dicembre, 2009 di Rita  
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Una delle domande che più spesso mi porgono i clienti è se ho mai frequentato pezzi grossi. Per pezzi grossi non intendono di certo attribuzioni di carattere fisico ma posizione sociale.
Premetto che una escort bbw non è nei canoni della bellezza standard ed un uomo che cerca una bbw è perché ne è attratto oppure cerca qualcosa di diverso e prova, poi gli piace e diventa qualcosa che preferisce.
Perciò il pezzo grosso ha:
un auto che un pezzo grosso deve avere
una cravatta della marca che il pezzo grosso deve portare
mangia in ristoranti dove il pezzo grosso deve mangiare
va in vacanza dove i pezzi grossi devono andare.

E così dicasi per le donne, sono tutte top class, che poi piacciano o meno non importa ma a loro tocca quella perché è così. Questo l’ho capito dopo aver conosciuto i fatidici pezzi grossi, ma tutti clienti di fuori regione; qualcuno devia la sua rotta aerea, qualcuno accetta di presenziare a convetion pugliesi per stare con me,altri portano le loro squadre in ritiro a pochi passi da me. Ma ammetto che di personalità pugliesi non ne ho mai incontrate,evitano oppure hanno paura che io li riconosca. Un giorno uno di queste facce da prima pagina venuto da lontano mi spiega il perché e mi fa un esempio: “Rita cara, cosa diresti se vedessi Montezemolo in una Clio che parcheggia davanti alla spiaggia pubblica, scende con un panino con la mortadella e si stende a prendere il sole su di un asciugamano consumato che porta nel sacchetto della spesa?”

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Il Grande Piano?

15 dicembre, 2009 di Fabio  
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Gianni si avvicinò alla porta. Per un momento esitò, quindi si fece coraggio e bussò. Il lungo corridoio era vuoto. Gli uomini della sicurezza sapevano far bene il proprio lavoro, quando volevano. Il suono rimbombò nell’ampio spazio privato della presenza umana.

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Augusto

6 dicembre, 2009 di angelo fabbri  
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Le rotaie lucide di pioggia sembravano correre all’infinito, illuminate dalla luce gialla e fredda della lampade a vapori di sodio.

Chiazze d’acqua sporca si alternavano a piccoli cumuli di rifiuti industriali, qua e là fumanti dal calore residuo che si disperdeva lentamente nella notte fredda. A sinistra la città incombente, muraglia di cemento, mattoni, gente, acciaio. A destra il mare calmo del porto, nero, oleoso, ogni tanto sciabordante quieto contro i moli poco più alti dell’acqua.

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Il Grande Fratello Secondo DFC

28 novembre, 2009 di dellefragilicose  
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Negli ultimi tempi sono stato troppo buono. Ora mi sono un rotto. Il dottore dice che l’umore altalenante è normale per chi come me, ha un lieve esaurimento. Comunque l’esaurimento non deve essere tanto lieve, visto che nonostante le pillole, le goccine e le lunghissime chiacchierate spacca balle, ormai sono più di sei mesi che alterno feroci impulsi omicidi a stati semi catatonici.

Quando racconto al dottore che mi sono dotato di un M249 e di una dellefragilicosemobile, oltre alla fida 357 che mi è stata regalata quando avevo 12 anni, lui si guarda in giro un po’ imbarazzato e con gli occhi controlla se ha chiuso la porta a chiave. Poi prende il blocco e ci scrive sopra qualche altro appunto. Alla fine mi lascia andare con una ricetta così piena di medicine che quando arrivo in farmacia le dottoresse mi fanno dei sorrisoni arrapanti che sono tutti un programma.

per descrizione M249, vedi qui

Oltre alle medicine mi vengono comminati anche paterni consigli, nonostante il dottore abbia dieci anni meno di me. “Si distragga” come se fosse facile per uno che vive solo e esce solo per andare al lavoro, “Non pensi sempre alle stesse cose” se non lo facessi non sarei malato, “Guardi qualche spettacolo leggero alla televisione“. Siccome in genere me ne fotto dei consigli e giovedì sera stavo così teso che ho abbattuto una mosca solo guardandola, ho deciso di dimenticare per una sera di essere quello che sono e, tomo tomo chiatto chiatto, mi sono messo a vedere il Grande Fratello 7 o 8 non so, comunque fa lo stesso.

Devo premettere che l’effetto non è stato buono. Prima di proseguire, i minorenni sono pregati di trasferirsi a questo link.

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Nè Fiori, nè Opere di Bene

24 novembre, 2009 di fma  
Archiviato in Cazzotti, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe, latest

C’é stato un tempo in cui eravamo sicuri, almeno la stragrande maggioranza, che il mondo marciasse verso “magnifiche sorti e progressive”.

Si trattava solo di avere pazienza e aspettare.

Vegnarà Bepi del giazo! si gridava a Nord Est. Addavenì Baffone! si rispondeva da Roma.

Si pensava che l’avvenire sarebbe stato più equo e solidale del presente. E se a qualcuno non stava bene, chissenefrega, tanto il futuro non ha mica bisogno di permessi per venire. Ne erano convinti persino quelli che non votavano PCI, che domandavano guardinghi, scuotendo la testa: ma di questo passo dove andremo a finire?

Eppure, malgrado la povertà e il bisogno fossero assai più diffusi di oggi, o forse proprio per questo, si donava molto di meno. Giusto l’elemosina in chiesa, alla domenica mattina.

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Eutanasia

15 novembre, 2009 di fma  
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Domenica, 11 ottobre

É una giornata di sole. Mi segue strascicando il passo fin sotto il nocciolo, dove c’é il suo pallone tra l’erba. S’accovaccia senz’allegria. In qualche modo deve accorgersi che lo fisso, perché alza la testa dal pallone e mi guarda. Senza l’espressione gioiosa con cui mi ha guardato tante altre volte, probabilmente sta troppo male, ma pur sempre con un punto interrogativo negli occhi: che hai?

Non glielo posso dire. Se anche potessi non glielo direi. Non sono affatto sicuro d’avere diritto all’arbitrio di cui ho deciso di farmi carico. Ma la superbia per iniziative che non ci competono, da Adamo ed Eva in poi, pare sia nella nostra natura: “Ma misi me per l’alto mare aperto”.

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Mestieri a Prova di Crisi. La Storia di Kurt

Salve. Chiamatemi Kurt, il mio vero nome è molto più banale. Conosco molto bene l’amministratore di questo sito e aderisco volentieri alla sua richiesta di parlarvi del mio lavoro. Credo lui pensi  possa interessarvi.
Più precisamente dovrei dire ex lavoro. Infatti, mi sono ritirato dopo l’ultimo incarico e ora svolgo un’attività del tutto convenzionale abbastanza anonima.
Io sono, anzi sono stato, un operatore privato di sicurezza, altrimenti definito private contractor o, senza troppi fronzoli come si diceva quando ho iniziato, un mercenario.

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MenteCritica si Candida ad Ospitare le Olimpiadi 2020

15 ottobre, 2009 di Comandante Nebbia  
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Dopo Roma, Venezia, Palermo e Bari, anche MenteCritica si candida ad ospitare le Olimpiadi del 2020. E’ una decisione sulla quale ho meditato a lungo e ritengo che ci siano tutti i presupposti per organizzare un eccezionale evento sportivo e mediatico.

Ospitare le Olimpiadi su un sito web è un’idea innovativa. Gli atleti potranno gareggiare tranquillamente a casa propria inviando i loro risultati via email. Gli spettatori potranno leggerli da qualunque parte del mondo e gustare la suspense dei vari post di qualificazione fino alla finalissima.

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