L’articolo di Comandante Nebbia pubblicato qualche giorno fa è uno di quelli che fanno pensare. Più leggevo, più mi trovavo in sintonia con lui: anche a me piacerebbe, eccome, vivere nel Paese che CN auspica, godendo di quella stessa qualità della vita.
Allora mi son detto che sarebbe facile ottenerla: armi e bagagli e via, mi trasferisco in un altro Paese.
Sì, ma quale? Esiste oggi, nella realtà, un Paese così? Ho pensato ai paesi scandinavi, al Canada, all’Australia, che da decenni si sono dotati di istituzioni salde e di quella civiltà nei rapporti interpersonali che si rispecchia anche nel buon vivere quotidiano. Paesi che non conosco per esperienza diretta, ma di cui sento dire un gran bene.
Loro non hanno Berlusconi. E, anche so lo conoscono, evidentemente riescono a restarne immuni.
Yes, they can. Beati loro. Deve essere per questo che stanno così bene.






C’è stato, ieri, l’evento che attendevamo da tempo in molti. La moratoria sulla pena di morte è una
L’Italia, si sa, è il paese delle parole. E delle ideologie. Non è propriamente un complimento, si capisce. Siamo specializzati nell’accapigliarci sui massimi sistemi, quasi sempre senza nessun contatto con la realtà e, di conseguenza, alcuna comprensione per i drammi concreti di chi affronta in prima persona situazioni “difficili”.
Intanto diciamo subito che mi considero una persona fortunata. Sarà che la miseria vera l’ho vista con i miei occhi e quindi… Però voglio fare delle puntualizzazioni necessarie: ho il tesserino da giornalista ma lavoro come precaria con un contratto a termine da programmista-regista, qualifica di totale invenzione Rai. Questo significa che lavoro più o meno, nove mesi all’anno. Vuol dire che anche l’ultimo stipendio da me percepito data 27 giugno 2007. Il prossimo riuscirò a vederlo alla fine di questo mese.
La cronaca di ieri è di quel tipo che si racconta da sola. Nessuno sforzo espressivo è richiesto al cronista, basta elencare brutalmente i fatti. Una rissa, due colpi di pistola, un morto, disordini prima negli stadi poi per le strade. Assalti ad edifici pubblici, alle caserme, scontri con la polizia. Il presidente della repubblica che si tiene costantemente informato, mezzi blindati per le strade della capitale a ristabilire, infine, l’ordine.
Per una straordinaria coincidenza, un redattore di questo sito ed una lettrice che 





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