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	<title>MenteCritica &#187; Sul Web</title>
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	<description>Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia</description>
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		<title>Magistrati in Rete</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 12:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gilda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia ci sentiamo un po’ tutti giudici. Se c’è una cosa che ho notato navigando in internet, è proprio questa. Gran parte dei blog e dei forum sembrano convegni di magistrati-criminali alle prime armi che si rinfacciano errori e accuse, che si sentono i paladini della giustizia o i detentori della furbizia mondiale. Basta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">In Italia ci sentiamo un po’ tutti giudici. Se c’è una cosa che ho notato navigando in internet, è proprio questa. Gran parte dei blog e dei forum sembrano convegni di magistrati-criminali alle prime armi che si rinfacciano errori e accuse, che si sentono i paladini della giustizia o i detentori della furbizia mondiale. Basta un piccolo errore nel riportare un dato, e le dita si alzano tutte a condannare l’ignoranza, l’errore umano. Abbiamo tutti il diritto di giudicare tutto al primo sguardo, di tirare le conclusioni alla prima frase o di imbottirci di pregiudizi maturati leggendo alcune affermazioni buttate qua e là.</p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-17961"></span></p>
<p class="MsoNormal">
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 407px"><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://browse.deviantart.com/?qh=&amp;section=&amp;q=web#/d1ly2y1" ><img title="Caught in my web by ~oniNON" src="http://fc07.deviantart.net/fs37/f/2008/251/8/6/8615333ad18b452738745fbbd9045b7c.jpg" alt="" width="397" height="604" /></a></noindex><p class="wp-caption-text">Caught in my web by ~oniNON on DeviantArt</p></div>
<p>Il fatto è che nel parlare su internet si perde la spontaneità di una discussione orale: quando si parla con qualcuno non è solo la parola a comunicare, ma anche il tono e la sfumatura della voce assumono importanza vitale per il concetto… addirittura con la stessa frase (pronunciata in modo diverso) potrei esprimere due cose totalmente opposte. Su internet, purtroppo, tutto questo non c’è. E’ già abbastanza difficile per uno che sa scrivere farsi capire al meglio, figurarsi poi se un italiano medio (che della sua lingua scritta non è che se ne intenda granché) può riuscire ad esprimersi come vorrebbe. Poi, come se la difficoltà nel comunicare non bastasse, la confusione viene alimentata da tutte quelle persone che per qualche strano motivo si sentono in dovere (dovere, non diritto) di giudicare ogni cosa. Su internet è facile sbagliare, far uscire un po’ di quella sana incoerenza che caratterizza ogni uomo. Non più facile che nella vita reale, solo che nella rete c’è sempre un branco di avvoltoi pronto a ripescare vecchie frasi, a dimostrare la tua ignorante incoerenza. Una frase può essere presa ed estirpata dal suo concetto generale, pretendendo che il significato rimanga lo stesso; addirittura qualcuno si sente libero di citare commenti altrui modificando la grandezza o il colore dei caratteri. Non che sia qualcosa di così grave, ma è un’azione effimera, ingannevole: anche se la frase rimane identica, ingrandire qualche parola o inserire il grassetto ne cambia totalmente la forma, e quindi il concetto si presenta in modo diverso.</p>
<p class="MsoNormal">
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 522px"><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://browse.deviantart.com/?qh=&amp;section=&amp;q=communication#/dtnmxe" ><img class=" " title="Communication  by ~akdreamweaver" src="http://fc08.deviantart.net/fs15/f/2007/058/c/e/Communication_by_akdreamweaver.jpg" alt="" width="512" height="390" /></a></noindex><p class="wp-caption-text">Communication  by ~akdreamweaver</p></div>
<p class="MsoNormal">Quello che non capisco, però, è perché certa gente si sente tanto soddisfatta di questi comportamenti. Sembrano quasi godere inserendo certi commenti, come se si stessero prendendo la rivalsa sulla vita. Quasi come se si sentissero più intelligenti, più furbi, col mondo schiacciato ai loro piedi: &#8220;Ve l&#8217;ho messo al culo a tutti!&#8221; Si concentrano sul particolare, focalizzano solo su una cosa. Tutto il resto è dimenticato, è nullo. Si comportano, insomma, come se invece che a una discussione stessero partecipando a un duello. Ma dov’è finito internet come mezzo di comunicazione? A me sembra più una distruzione!</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Internet e l&#8217;Amicizia</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Elton John, ha affermato che internet: non fa uscire le persone di casa non fa socializzare più la gente rovina la creatività rovina l’industria musicale “spera che il prossimo movimento musicale lo demolisca definitivamente” fa morire i gattini (questo è un passo che, francamente, non riesco a capire…) fa venire l’herpes Mi viene da pensare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elton John, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/scienza_e_tecnologia/elton-john/john-internet/john-internet.html" >ha affermato</a></noindex> che internet:</p>
<ul>
<li>non fa uscire le persone di casa</li>
<li>non fa socializzare più la gente</li>
<li>rovina la creatività</li>
<li>rovina l’industria musicale</li>
<li>“spera che il prossimo movimento musicale lo demolisca definitivamente”</li>
<li>fa morire i gattini (questo è un passo che, francamente, non riesco a capire…)</li>
<li>fa venire l’herpes</li>
</ul>
<p>Mi viene da pensare alle amicizie e conoscenze varie che dal 2005/2006 ho fatto in giro per quel mondo virtuale. Vi racconto la mia storia. Ho conosciuto gente diversa. Contattata su Internet a non lunga distanza di tempo l’una dall’altra. Si parte sempre con l’entusiasmo della novità. Forse un po’ morboso. Poi ci si scrive per un po’. Eventualmente ci si conosce di faccia con files jpg. Poi può proseguire tutto bene oppure finire oppure ancora finire male (qualche volta). Le cronache e le notizie televisive insegnano.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-17524"></span><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/index_09.jpg" alt="" width="496" height="178" /></p>
<p>Nel mio caso la conoscenza si è sciolta da sola a poco a poco, come neve al sole. Forse erano amicizie superficiali – virtuali &#8211; e la mia ricerca insistente del calore di un’amicizia vera-anche on line &#8211; le ha sciolte. Io ho continuato a scrivere, ma le risposte non arrivavano. Fatto sta che oggi mi scrivono solo le finanziarie truffaldine romene <em>et similia</em> e gente anonima che vuole vivere una sensazione momentanea.</p>
<p>Per sentirmi meno sola mandavo le e-mail a me stessa. Ho un blog, ma pochi lo visitano. Vorrei aprire un sito, ma mi sta già passando la voglia tanto è complicato farlo, almeno per me che devo lavorare su postazioni occasionali oppure sedermi in un internet point &#8211; cafè che dir si voglia. Penso di iscrivermi come amica su facebook.</p>
<p>Anche qui la questione è un po’ “incasinata” con tutte quelle password e codici di accesso. E poi devo andare in un internet point perché a casa non hai nemmeno un notebook con chiavetta di accesso ad internet. E così devo sempre far tutto in fretta, sbagliando qualche passaggio. Comunque ormai usare internet è come usare l’automobile. Se non ce l’hai devi soffrire qualche disagio. Oppure si tratta di una vera e propria sindrome compulsiva. Devi farlo se no stai male.</p>
<p>A casa c’è un block notes di carta pieno di miei pensieri. Però li leggo solo io. Almeno quando c’è il black out basta solo una torcia elettrica per scriverci. Internet è invece una rete sottile basata sulla corrente elettrica.<br />
Per caso mi sono trovare a chiedere delle firme per una petizione. Allora entravo per le case nelle ore prima di cena e vedevo i notebook con tanto di chiavetta irradiare una calda luce dallo schermo aperto su mondi virtuali.</p>
<p>Se, comunque hai modo di usare internet, il problema è, comunque e in ogni caso, la materia prima: cioè &#8220;cosa scrivere&#8221;. Possiamo parlare del tempo atmosferico. Parlare di quello cronologico diventa un po’ più impegnativo perché devi raccontarti. E poi di quello esistenziale. Allora, stai sicura, nessuno ti scrive più. Altrimenti inventati ricette di cucina o altre ricette per la vita oppure, ancora, sensazioni di ogni tipo. Vediamo chi ti risponde. Per chiudere il mio post vorrei citarvi questi passi significativi di di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Galimberti" >U.Galimberti</a></noindex> che mi hanno fatto alquanto riflettere<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/internet-e-lamicizia/informazione/sul-web/michela/17524/#footnote_0_17524"  id="identifier_0_17524" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" qui per la versione integrale ">1</a>)</sup>:</p>
<blockquote><p>Si tratta della persuasione secondo cui i mezzi di comunicazione non sono altro che &#8220;mezzi&#8221; a cui possono essere assegnati &#8220;buoni scopi&#8221;. Neppure il sospetto che che radio, televisione, personal computer, CD-Rom ci plasmano qualunque sia lo scopo per cui li impieghiamo. Una trasmissione televisiva edificante e una degradante, per diversi che siano gli scopi a cui tendono, hanno in comune il fatto che noi non vi prendiamo parte, ma ne consumiamo soltanto le immagini. Il &#8220;mezzo&#8221; indipendentemente dallo scopo ci istituisce come spettatori e non come partecipi di un&#8217;esperienza o attori di un evento. Questa condizione, che vale per la televisione, vale, anche se non sembra, per l&#8217;Internet dove il &#8220;consumo in comune&#8221; del mezzo non equivale ad una &#8220;reale esperienza comune&#8221;. Ciò che nell&#8217;internet si scambia, quando non è una somma spropositata di banalità, è pur sempre una realtà personale che non diventa mai una realtà condivisa. Lo scambio ha un andamento solipsistico dove un numero infinito di eremiti di massa comunicano le vedute del mondo quale appare dal loro eremo. E par di vederli questi operatori, separati l&#8217;uno dall&#8217;altro, chiusi nel loro guscio come i monaci di un tempo sui picchi delle alture, non per rinunciare al mondo, ma per non perdere neppure un frammento del mondo &#8220;in immagine&#8221;.</p>
<p>E così sotto la falsa rappresentazione di un computer personale (personal computer), ciò che si produce è sempre di più l&#8217;uomo massa per generare il quale non occorrono maree oceaniche, ma oceaniche solitudini che, sotto l&#8217;apparente difesa del diritto all&#8217;individualità, producono come lavoratori a domicilio beni di massa e consumano come fruitori a domicilio gli stessi beni di massa che altre solitudini hanno prodotto. A questo punto le considerazioni di Gustave Le Bon sulle situazioni di massa che alterano l&#8217;individuo sono ampiamente superate perché, grazie ai personal computer, oggi si procede a domicilio a questa degradazione dell&#8217;individualità e al livellamento della razionalità.</p>
<p>Ciò comporta un capovolgimento tra interiorità ed esteriorità, e più in generale tra interno ed esterno. Se un tempo la famiglia era l&#8217;&#8221;interno&#8221; in cui si scambiavano quei tratti affettivi d&#8217;ira e d&#8217;amore e più in generale quella libertà espressiva che occorreva contenere fuori all&#8217;&#8221;esterno&#8221;, oggi, grazie alla diffusione della tv sempre accesa, la famiglia è il luogo in cui è di casa il mondo esterno, reale o fittizio che sia. La casa reale, con le sue quattro mura e i suoi quattro mobili, è ridotta a un container per la ricezione del mondo esterno via cavo, via telefono, via etere, e quanto più il lontano si avvicina, tanto più il vicino, la realtà di casa, quella familiare, si allontana e impallidisce. Tutto ciò, caro Negroponte<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/internet-e-lamicizia/informazione/sul-web/michela/17524/#footnote_1_17524"  id="identifier_1_17524" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" Nicholas Negroponte informatico statunitense celebre per i suoi studi innovativi nel campo delle interfacce tra l&amp;#8217;uomo e il computer. ">2</a>)</sup>, non dipende dall&#8217;uso che facciamo dei &#8220;mezzi&#8221;, ma dal fatto che ne facciamo semplicemente uso, per cui non gli &#8220;scopi&#8221; a cui sono preposti i &#8220;mezzi&#8221;, ma i &#8220;mezzi&#8221; come tali trasformano l&#8217;immagine in realtà e la realtà in fantasma.</p>
<p>Né la situazione migliora quando la famiglia è &#8220;raccolta&#8221; intorno alla tv, perché, a differenza della tavola intorno a cui ci si sedeva facendo scorrere, in un viavai continuo, sentimenti e risentimenti, interessi e gelosie, sguardi e conversazioni di cui si nutriva la trama della famiglia, davanti alla tv la famiglia è &#8220;raccolta&#8221; non più in direzione centripeta, ma centrifuga, solo perché ciascuno, che non è più con l&#8217;altro, ma solo accanto all&#8217;altro, prenda il volo verso una fuga solitaria che non condivide con nessuno, o al massimo con un milione di solitari del consumo di massa, che contemporaneamente a lui, ma non insieme a lui, guardano lo schermo.</p>
<p>Come il gas, l&#8217;acqua, la luce, così i mezzi di comunicazione digitali, indipendentemente dall&#8217;uso che se ne fa, ci portano gli avvenimenti in casa dispensandoci dall&#8217;andare verso di loro, Ciò trasforma, anche se Negroponte non se ne accorge, il nostro modo di fare esperienza, se non altro perché chi vuol sapere cosa avviene fuori casa deve andare a casa, e solo allora, quando ciascuno di noi è ridotto ad una monade liebniziana senza porte e senza finestre che si aprono sul pianerottolo del vicino o sulla strada sotto casa, solo allora l&#8217;universo si riflette per noi e si offre a portata di mano. Non più il viandante che esplora il mondo, ma il mondo che si offre al sedentario che è al mondo proprio perchè non lo percorre, e al limite neppure lo abita.</p>
<p>La rivoluzione ha del copernicano, perché il mondo non è più ciò che sta, ma a stare (seduto) è l&#8217;uomo, e il mondo gli gira attorno capovolgendo i termini con cui, dal giorno in cui è comparso sulla terra , l&#8217;uomo ha fatto esperienza. Le conseguenze, anche se sfuggono all&#8217;entusiasmo di Negroponte, non sono da poco. Se il mondo viene a noi, noi non &#8220;siamo-nel-mondo&#8221; come vuole la famosa espressione di Heidegger, ma semplici consumatori del mondo. Se poi viene a noi solo in forma di immagine, ciò che consumiamo è solo il fantasma. Se questo fantasma lo possiamo evocare in qualsiasi momento, siamo onnipotenti come Dio. ma poi questa onnipotenza si riduce perché, se possiamo vedere il mondo senza potergli parlare, siamo dei voyeurs condannati all&#8217;afasia.</p>
<p>Tutto questo dal nostro punto di vista. Se poi ci mettiamo dal punto di vista del mondo allora assistiamo ad un&#8217;altra serie di strane trasformazioni. Se un fatto che accade in un luogo determinato può essere trasmesso in qualsiasi luogo della terra quel fatto perde la sua &#8220;individuazione&#8221; che è sempre stato il tratto caratteristico dei fatti. Se per vederlo bisogna pagarlo, allora quel fatto, insieme a tutta la serie dei fatti, cioè il mondo, diventa merce. Se la sua importanza dipende dalla sua diffusione attraverso i media, allora l&#8217;essere dovrà misurarsi sull&#8217;apparire.</p>
<p>Come vede caro Negroponte, &#8220;essere digitali&#8221; comporta qualche problema filosofico e soprattutto incide sul nostro modo di fare esperienza che non è un fatto del tutto trascurabile. Quando vorrà scrivere il prossimo libro, prima di abbandonarsi all&#8217;euforia che percorre le pagine di Essere Digitali non trascuri di reperire in qualche biblioteca, e trascivere sul suo computer un testo di Guenther Anders, Die Antiquiertheit des Menschen. è un libro del 1956, eppure già quarant&#8217;anni fa Anders sospettava che il mondo può diventare illeggibile per overdose di informazioni e l&#8217;uomo perdere il bene prezioso che è la capacità di fare esperienza. Non siamo onnipotenti come i mezzi di cui disponiamo, e non saranno certo mezzi onnipotenti capaci di mettere in comunicazione milioni di solitudini a fare di tutti i solitari, privati proprio dai mezzi di comunicazione della possibilità di fare un&#8217;esperienza condivisa, gli abitanti di un mondo comune.</p></blockquote>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_17524" class="footnote"> <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://sra.itc.it/people/avesani/var/galimberti.html" >qui</a></noindex> per la versione integrale </li><li id="footnote_1_17524" class="footnote"> <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte" >Nicholas Negroponte</a></noindex> informatico statunitense celebre per i suoi studi innovativi nel campo delle interfacce tra l&#8217;uomo e il computer. </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Google Dance o Obsolescenza ?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oramai da circa una settimana si è verificato un episodio per me del tutto inspiegabile. Digitando site:www.mentecritica.net come chiave di ricerca in Google, compaiono oggi poco più di 3000 risultati. Una settimana fa erano circa 30.000. Il numero di contenuti di MenteCritica esposti da Google  si è ridotto ad un decimo di quelli precedenti. Questo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai da circa una settimana si è verificato un episodio per me del tutto inspiegabile. Digitando <em>site:www.mentecritica.net</em> come chiave di ricerca in Google, compaiono oggi poco più di 3000 risultati. Una settimana fa erano circa 30.000. Il numero di contenuti di MenteCritica esposti da Google  si è ridotto ad un decimo di quelli precedenti.<br />
Questo, in pratica, vuol dire che su MenteCritica arrivano circa 1500 lettori al giorno in meno e che l&#8217;enorme patrimonio di informazione che questo sito espone in rete è ora nascosto e praticamente irraggiungibile.</p>
<p>Ho cercato di capire per quale motivo possa essere accaduto questo. Ho letto di <em>Google Dance, meta tag, nofollow, noindex</em> e tutto l&#8217;aramaico sul quale si basa la dottrina sapienziale della Search Engine Optimization, la scienza metafisica tramite la quale i SEO, una specie di stregoni della rete, cercano di fare in modo che i loro siti balzino nelle prime posizioni dei risultati dei motori di ricerca.<br />
In questi anni, anche se non è il mio campo, per forza di cose qualche nozione sono stato costretto ad apprenderla, ma non è stata sufficiente per comprendere l&#8217;accaduto.<br />
Ho anche scritto a Google chiedendo se, involontariamente, avessi fatto il cattivo, ma scrivere a Google è un po&#8217; come scrivere una letterina a Babbo Natale. Lasciamo perdere.</p>
<p>Forse quello che si legge su MenteCritica è vecchio, inutile e non merita di essere proposto in rete. Forse i diritti civili, la libertà di espressione, le scelte di vita e le esperienze non hanno lo stesso impatto di altri argomenti. MenteCritica è obsoleta, come il suo curatore.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/gogart.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Questo sito non fa scambio link, non cura più l&#8217;aspetto diffusivo dei propri contenuti e Google era rimasto l&#8217;unico sistema per rimanere agganciati ai lettori occasionali che, rispetto ai pochissimi abituali, sono la stragrande maggioranza.</p>
<p>Sto vivendo un periodo difficile della mia vita. Il lavoro non va bene e il mio tempo libero dovrei impegnarlo per reperire una fonte di reddito alternativa. MenteCritica, anche se per qualche tempo l&#8217;ho sperato, non può esserlo. Scrivere di scienza, politica, economia, attualità e storie di vita, con tutto il tempo che richiede per documentarsi e fare le cose per bene, è un lusso che sta diventando troppo costoso e troppo soggetto ai capricci di un&#8217;entità che ha non vaghe somiglianze con i vendicativi dei dell&#8217;Olimpo.</p>
<p>E&#8217; per questo che, se la situazione Google non si ripristinerà rapidamente, dovrò drasticamente diminuire il mio impegno qui e passare ad altro. Magari ad un blog che parli di televisione, donne dello spettacolo e pettegolezzi. Scrivere di certe cose può essere molto remunerativo. Ho letto di ventimila visite al giorno e centinaia di euro al mese di pubblicità. Incredibile.</p>
<p>Lo so che sembra assurdo e non so nemmeno perché ne scriva. A una certa età è difficile ammettere di aver sbagliato.<br />
Grazie a tutti per l&#8217;attenzione.</p>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 06:30:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo lunedì dell&#8217;Angelo è bizzarro. Pioggia, vento, freddo, poi improvvise schiarite che portano una luce torrida. Mentre aspetto che la mia bimba si svegli dal suo (breve) sonnellino pomeridiano, leggiucchio la Repubblica: il coccodrillo sui morti dell&#8217;Aquila cinicamente riciclati un anno dopo, la storiella di cronaca nera sul lago di Como con velati accenni a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo lunedì dell&#8217;Angelo è bizzarro. Pioggia, vento, freddo, poi improvvise schiarite che portano una luce torrida. Mentre aspetto che la mia bimba si svegli dal suo (breve) sonnellino pomeridiano, leggiucchio la Repubblica: il coccodrillo sui morti dell&#8217;Aquila cinicamente riciclati un anno dopo, la storiella di cronaca nera sul lago di Como con velati accenni a Clooney<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_0_17336"  id="identifier_0_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" che manna se Clooney c&amp;#8217;entrasse in qualche modo. Pi&ugrave; di un giornalista darebbe un rene per scriverne ">1</a>)</sup>, quattro astronaute in orbita insieme<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_1_17336"  id="identifier_1_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" un soggetto perfetto per un porno lesbo chic ">2</a>)</sup>, il papa con i Sacerdoti angeli<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_2_17336"  id="identifier_2_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" ah, ah, ah risata sardonica ">3</a>)</sup>, la solita stoccatina a Berlusconi. Passo al Corriere. Il Corriere sa già chi ha ucciso la donna sul lago di Como. Purtroppo non è Clooney. Probabilmente è il marito, lo hanno tradito gli sms. Bene. Io non ne faccio quasi mai. Se avessi una moglie potrei ucciderla tranquillamente. Il Papa con i sacerdoti angeli<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_3_17336"  id="identifier_3_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" vedi nota precedente ">4</a>)</sup>, il coccodrillo sul terremoto d&#8217;Abruzzo, i camorristi cacciati dalla processione &#8230; che palle.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://static.guim.co.uk/sys-images/Technology/Pix/pictures/2010/1/28/1264692436021/Apple-iPad-001.jpg" alt="" width="460" height="276" /></p>
<p><span id="more-17336"></span>Mi colpisce uno strillo sulla colonna destra: <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://malditech.corriere.it/2010/04/ipad_fa_centro_e_spunta_il_pri.html" >iPad fa centro. E spunta il primo Jailbreak</a></noindex>. L&#8217;Ipad lo so cos&#8217;è, ma che cazzo è il &#8220;<em>Jailbreak</em>&#8220;? Leggo.</p>
<blockquote><p>Un noto &#8220;jailbreaker&#8221; di iPhone, conosciuto col nickname di MuscleNerd, è riuscito in poche ore a ottenere i privilegi di amministratore su iPad, cosa che prelude alla possibilità di installare sulla macchina Apple quel che più gli aggrada e non solo quel che è consentito da Cupertino.</p></blockquote>
<p>Apperò. Uno compra un iPad e per diventare amministratore deve seguire i consigli di uno che si fa chiamare <em>MuscleNerd</em>? Vuoi vedere che <em>MuscleNerd</em>, a dispetto del <em>nom de plume</em>, è solo un impiegatuccio della Apple incaricato di diffondere in rete istruzioni che per gli altri prodotti sono regolarmente scritte nel manuale. Così, giusto per far sembrare eccezionale quello che è normale.</p>
<p>A pensarci bene, anche ieri il Corriere scriveva dell&#8217;iPad. Cerco l&#8217;articolo e lo trovo: <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_aprile_03/ipad-acquisto-farkas_1ce70370-3f3b-11df-adcc-00144f02aabe.shtml" >Ecco come ho comprato il mio Ipad: una corsa senza alcun ostacolo</a></noindex>. Che ci sia di mezzo una sponsorizzazione di Apple? Una di quelle pubblicità spacciate per informazione? Leggo.</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>I am the proud owner of an Apple iPad</em>&#8220;. Sono la fiera proprietaria di un iPad Apple. Il pensiero mi viene in inglese – forse in omaggio al grande Steve Jobs, padre della Mela, e alla città dove vivo da ormai 30 anni – mentre stringo la mano di Steve James Ferreira, il venditore dell’Apple Store sull’Upper West Side di Manhattan che mi ha appena venduto il magico tablet di cui tutto il mondo parla. Non riesco quasi a crederci. E’ stato uno degli acquisti più semplici e indolori della mia vita.</p></blockquote>
<p>Chi scrive è una certa Alessandra Farkas, sedicente giornalista, nel senso che, oltre a vivere a New York da trent&#8217;anni, come ci tiene a dirci subito, con quel che scrive si guadagna la pagnotta. E si vede.</p>
<blockquote><p>le code oceaniche di Apple-fan impazziti, anticipate alla vigilia da giornali e tg, non si sono mai materializzate. Non qui nell’Apple Store vicino a casa mia, al numero 1981 della Broadway, dove, alle 9,40 di mattina, le due file che solo quindici minuti fa si allungavano per circa due isolati, sono già evaporate</p></blockquote>
<p>Alessandra ha lo <em>Apple Store</em> vicino casa, sulla <em>Broadway</em>. Vicino casa mia c&#8217;è una macelleria sempre vuota. Ogni volta che passo il gerente mi guarda con fare accusatorio. Sembra che mi dica: &#8220;Perché non compri le tue bistecche da me?&#8221;. Una volta di queste mi fermo e  gli spiego che mangio poca carne rossa e che compro essenzialmente bistecchine di cavallo per la piccola. Magari mi perdona, visto che non vende carne di cavallo. Più avanti c&#8217;è un pescivendolo. Ormai è chiuso da mesi. Mi hanno detto che si è giocato il negozio ai videopoker.</p>
<blockquote><p>Nel giro di pochi minuti sono di nuovo tutti fuori, con il loro iPad sotto braccio.Ogni volta che uno di loro varca la soglia d’uscita, all’esterno scoppiano fragorosi applausi. Anche i poliziotti del New York Police Department, accorsi in attesa di chissà quale cataclisma, sorridono divertiti. Alle 9,30 in punto Vincent Paradiso, un 24enne ballerino del New York City Ballet, esce felice dal negozio portando a tracolla ben due delle leggendarie shopping bag bianco-argento della Apple.</p></blockquote>
<p>&#8220;Grande&#8221;, &#8220;Fragoroso&#8221;, &#8220;Leggendario&#8221;. La Farkas non risparmia sugli aggettivi. Io, quando ne uso uno in più, <a href="http://www.mentecritica.net/author/billie/" >la mia musa</a> mi cazzea alla grande. E&#8217; per questo che non posso scrivere sul Corriere. Mi tocca il ruolo di blogista sfigato. Però, che forte sta cosa degli applausi. Qui, quando compro qualcosa non mi salutano nemmeno.</p>
<blockquote><p>Non ha paura di acquistare a scatola chiusa un tablet prima di averlo testato? «Assolutamente no» replica Paradiso -. «Possiedo tutti i prodotti Apple e quindi so che sono facili, user-friendly ed auto-esplicatori. Mi pento solo di non averne comprati di più</p></blockquote>
<p>Ma se Vincent Paradiso, 24enne ballerino del New York City Ballet dice che possiede tutti i prodotti Apple e che sono facili, user-friendly ed auto-esplicatori, allora corro subito a comprarne uno. Un attimo, però. Esiste &#8220;<em>esplicatori</em>&#8220;?. Non sarà mica una traduzione a colpi di accetta di <em>self explanatory</em>? Leggo che la Farkas <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.raccapriccio.com/index.php?idr=16" >non è nuova a certi costrutti ibridi</a></noindex>. Comunque, se <em>esplicatori</em> esiste va abolito. Prendere nota. Appena conquisterò il potere lo cancellerò dal dizionario italiano. Subito dopo le fucilazioni di massa e giusto prima della legalizzazione della poligamia<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_4_17336"  id="identifier_4_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" prima per&ograve; ci vuole una legge per far passare Cialis, Viagra e Levitra dalla mutua">5</a>)</sup>.</p>
<blockquote><p>«Che efficienza straordinaria», rifletto tra me e me<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_5_17336"  id="identifier_5_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" la Farkas ">6</a>)</sup>. «Chissà se anche in Italia, quando lo metteranno in vendita, sarà altrettanto facile»</p></blockquote>
<p>Già chissà. Ecco un&#8217;altra preoccupazione che si aggiunge a quelle della disoccupazione, della pressione alta, della camorra. Non si trova mai pace.</p>
<blockquote><p>«Due mesi fa ho acquistato un iPod Touch per mio figlio Simon». Non faccio in tempo a chiedere la ricevuta che è già spuntata sull’email del mio Blackberry. Dimenticavo che l’Apple non usa carta e guardando il mio meraviglioso fagottino non posso fare a meno di pensare a tutte le foreste salvate da Steve Jobs. Corro in ufficio a provare il mio nuovo giocattolo, certa che salverà anche la mia professione, poiché leggere il Corriere della Sera da oggi sarà molto più facile e divertente.</p></blockquote>
<p>La Farkas ha un figlio che si chiama Simon e che ha l&#8217;iPod Touch. Si poteva dubitarne? Ha il Blackberry<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_6_17336"  id="identifier_6_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" e che cazz&amp;#8217;&egrave;? Ah, un cellulare ">7</a>)</sup>. L&#8217;Apple non usa carta perché Steve Jobs, il grande Steve Jobs, vuole salvare le foreste (<em>sic</em>). Che buono.</p>
<p>La lettura termina mentre ancora aleggiano nell&#8217;aria i sapienti costrutti agiografici della Farkas. Mi allontano dal pc e, come faccio sempre, incrocio le mani sul petto per pensare. <em>Marchetta</em>, ecco come si chiama in termine tecnico. Marchetta. Nel giornalismo è quell&#8217;articolo scritto per compiacere un potente o per propagandare un prodotto. Quando è fatto bene si chiama &#8220;editoriale&#8221;, &#8220;fondo&#8221;, &#8220;riflessione&#8221;, quando, come in questo caso, è fatto malissimo, si chiama <em>marchetta</em>.</p>
<p>iPod, iPhone, iTunes, iPad, iMac. Tutti &#8220;i&#8221;<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_7_17336"  id="identifier_7_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" in inglese il pronome personale &amp;#8220;io&amp;#8221; si scrive &amp;#8220;I&amp;#8221; ">8</a>)</sup>, &#8220;io&#8221;, &#8220;io&#8221;, &#8220;io&#8221;, ma scritto in minuscolo, perché ci vuole <em>understatement</em> per contrastare la magniloquente iperbole del prodotto, non a caso scritto in maiuscolo. Una sorta di mantra masturbatorio dove la personalità (scarsa) si soddisfa per mezzo dei giocattoli. Una iPugnett.</p>
<p>Conosco molta gente che è appassionata di questi prodotti Apple. L&#8217;ho sempre considerata una mania innocua, un po&#8217; come quella di fare collezione di sorpresine dell&#8217;ovetto Kinder. Alla fine si tratta di maneggiare oggettini tondeggianti e colorati fatti per divertire chi non è molto sveglio. Stessa cosa.</p>
<p>La Apple, come tutti, non vende cose, ma illusioni ed ha bisogno di gente come la Farkas e di giornali come il Corriere per farci fessi. Io non compro Apple, il Corriere lo leggo a scrocco e sulla Farkas taccio. Non saprei dire peggio della sua professionalità di quanto lei stessa abbia fatto firmando questa marchetta.</p>
<p>Voi? Fate un po&#8217; come vi pare. Se vi piace l&#8217;iPad compratelo. <em>Io godo molto di più nell’ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare</em>.<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/ipad-o-ipugnett/informazione/sul-web/dellefragilicose/17336/#footnote_8_17336"  id="identifier_8_17336" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" Guccini ">9</a>)</sup></p>
<p>La bambina si è svegliata. Ciao.</p>
<p>edit del 7 aprile 2010: La signora Farkas ci ridà con l&#8217;iPad.<br />
Prima con un altra <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/04/Pochi_secondi_per_capire_sembra_co_8_100404031.shtml?fr=correlati" >recensione entusiastica</a></noindex> e poi con <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_aprile_06/farkas-ipad-imperfetto_d3b323de-41ae-11df-a6cf-00144f02aabe.shtml" >una severa presa di posizione</a></noindex>. L&#8217;iPad ha dei difetti. Terribile.<br />
Leggendo distrattamente l&#8217;articolo sembra una stroncatura, ma se si arriva fino in fondo, riecco la marchetta. Dopo aver parlato di delusione, costi eccessivi e mancanza di accessori:</p>
<blockquote><p>Eppure, se dovessi tornare indietro, lo riacquisterei. Perché è bello,  leggero, velocissimo, intuitivo e facile da usare. E perché lo posso  portare con me ovunque, come un ombrello, un quotidiano e un libro.</p></blockquote>
<p>Nessun commento.</p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_17336" class="footnote"> che manna se Clooney c&#8217;entrasse in qualche modo. Più di un giornalista darebbe un rene per scriverne </li><li id="footnote_1_17336" class="footnote"> un soggetto perfetto per un porno lesbo chic </li><li id="footnote_2_17336" class="footnote"> ah, ah, ah risata sardonica </li><li id="footnote_3_17336" class="footnote"> vedi nota precedente </li><li id="footnote_4_17336" class="footnote"> prima però ci vuole una legge per far passare Cialis, Viagra e Levitra dalla mutua</li><li id="footnote_5_17336" class="footnote"> la Farkas </li><li id="footnote_6_17336" class="footnote"> e che cazz&#8217;è? Ah, un cellulare </li><li id="footnote_7_17336" class="footnote"> in inglese il pronome personale &#8220;io&#8221; si scrive &#8220;I&#8221; </li><li id="footnote_8_17336" class="footnote"> <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.liceovoltacomo.it/ipertesti/sirene/avvel.html" >Guccini</a></noindex> </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Al Tappone e Il Travaglio dell&#8217;Onanismo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 08:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>doxaliber</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica in questo pezzo, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all&#8217;epoca era sulla bocca di tutti: &#8220;La Casta&#8221;, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica <a href="http://www.mentecritica.net/caste-conti-baroni-e-servi-della-gleba/informazione/il-bello-della-politica/doxaliber/9147/" title="Caste, conti baroni e servi della gleba" >in questo pezzo</a>, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all&#8217;epoca era sulla bocca di tutti: &#8220;La Casta&#8221;, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Sarebbe per me gioco facile sottolineare quanto avevo ragione nel criticare quel tipo di libri e gli italiani che li leggono, ecco perché lo farò: quel libro è uscito, tutti ne hanno parlato (politici inclusi), tutti si sono indignati ma da allora <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=309217&amp;IDCategoria=1" title="Vendola abolisce le comunità montane" >è cambiato ben poco</a></noindex>, per non dire <a href="http://www.mentecritica.net/che-fine-ha-fatto-labolizione-delle-province/informazione/il-bello-della-politica/comandante-nebbia/16391/" title="che fine ha fatto l'abolizione delle Provincie?" >quasi niente</a>, ci siamo, appunto, fatti un po&#8217; di pugnette all&#8217;italiana maniera. L&#8217;Italia purtroppo va così, qualcuno suo tempo pensò anche di rispondermi <a href="http://www.mentecritica.net/caste-conti-baroni-e-servi-della-gleba-perche/informazione/democrazia-e-diritti/fully/9439/" title="In risposta a Doxaliber" >specificando il motivo per cui gli italiani reagiscono in questo modo</a>, ed aveva ragione, c&#8217;è disincanto in Italia ed è ovvio che sia così.</p>
<p><span id="more-16655"></span>Ma torniamo a Travaglio. Non sono qui per criticare i suoi libri che in qualche modo rientrano nel filone d&#8217;inchiesta pugnettistica (leggasi a tal proposito l&#8217;ultimo: &#8220;Papi, uno scandalo politico&#8221;, che non parla di Ratzinger ma di Berlusconi), tantomeno intendo entrare nella polemica tra Travaglio <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.voglioscendere.it/2010/02/20/lettera_a_michele_santoro.html" title="lettera a Michele Santoro" >ed i due scrittori che mettono parole in fila per Il Giornale e Libero</a></noindex> a cui tra l&#8217;altro va tutto il mio più sincero biasimo. Francamente di queste polemiche me ne infischio anche perché andare in televisione non è un obbligo ed io ritengo che la vera informazione ormai sia ben lontana da qualsiasi salotto televisivo e forse, purtroppo, anche da quasi tutti i giornali.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-16674 aligncenter" title="travaglio" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/02/travaglio.jpg" alt="" width="590" height="400" /></p>
<p>Il motivo è semplice, quando tutti i giornali e trasmissioni televisive, indipendentemente dalla provenienza politica, dibattono delle stesse notizie e degli stessi temi allora vuol dire che c&#8217;è qualcuno che decide per noi quali sono le notizie da dare e quali invece sono le notizie da nascondere. Vedete, a mio parere libertà di informazione non è poter leggere tante opinioni contrarie in merito alla notizia <strong>A</strong>, ma avere tante notizie e poter scegliere autonomamente quale notizia per me valga<strong> A</strong> e quale invece sia da classificare come<strong> B</strong>. Tra l&#8217;altro il giornalista la notizia dovrebbe scovarla, non farsela fornire da un addetto stampa. Questa è la mancanza di libera informazione che mi preoccupa davvero, non la possibilità di sentir dire da Travaglio che B è corrotto e sentirmi rispondere da Belpietro che invece non è vero.</p>
<p>Sono tante le cose che non vanno nel giornalismo italiano e sarebbe ora di analizzarle con maggiore accuratezza, ma rischio di divagare perché questo pezzo è nato per criticare lo stile Travaglio, quindi torno sul tema. Leggere un pezzo di Travaglio può essere divertente e strappare anche qualche risata. Questo grazie al fatto che Travaglio riduce tutte le persone di cui scrive e le loro azioni a semplici macchiette comiche, anche attraverso l&#8217;(ab)uso di nomignoli più o meno divertenti, così Berlusconi diventa: &#8220;Al Tappone&#8221;, &#8220;Testa D&#8217;Asfalto&#8221;, &#8220;Psiconano&#8221;, &#8220;Bellachioma&#8221;, &#8220;Sua Emittenza&#8221;; Angelino Alfano diventa: &#8220;Angelino Jolie&#8221; o &#8220;Little Angel&#8221;; Minzolini diventa Min-zo-lin; Capezzone si trasforma in &#8220;Big Nipple&#8221;; Mara Carfagna diventa la &#8220;flautista&#8221;, Vespa è &#8220;l&#8217;insetto&#8221; e Floris diventa: il &#8220;vespino&#8221;; divertente ed efficace anche il nome affibbiato al Corriere della Sera che diventa &#8220;Il Pompiere della Sera&#8221;. Tutto molto simpatico ma stiamo parlando di satira o di giornalismo?</p>
<p>Potremmo analizzare la scrittura di Travaglio da diverse angolature e porci di conseguenza alcune domande. La prima: è deontologicamente corretto ridurre a macchietta l&#8217;avversario politico svilendone in questo modo le opinioni? Anch&#8217;io fatico a catalogare sotto la voce &#8220;opinioni&#8221; molte delle cose dette da suddetti personaggi, ma la domanda rimane. La seconda: non è che ridicolizzando (non criticando) l&#8217;avversario si porta acqua al mulino di coloro che parlano di odio ed intolleranza nei confronti delle altrui opinioni? La terza: ridurre certi personaggi a macchietta non significa in fondo sminuirne la possibile pericolosità? Se Berlusconi non è più un miliardario nonché Presidente del Consiglio, ma un &#8220;Al Tappone&#8221; quasi <em>cartoonesco</em> allora non è più un vero pericolo ma una sorta di caricatura di cui gli italiani possono legittimamente farsi gioco, senza dare alle sue azioni ed al suo operato il minimo peso.</p>
<p>Mi chiedo: a Berlusconi non andrebbero contrapposti programmi, idee alternative, visioni diverse di società invece che critiche sui suoi capelli e la sua altezza? Se le critiche al suo governo sono mischiate a critiche del tutto avulse dal contesto le critiche acquistano forza oppure la perdono? La quarta ed ultima: l&#8217;imitazione. Sul web molti ormai imitano lo stile Travaglio per cui la rete italiana è un pullulare di articoli carichi di odio in cui gli avversari sono ridotti a personaggi da cabaret su cui riversare acrimonia e biasimo. Chi vota a sinistra è &#8220;comunista&#8221;, &#8220;sinistro&#8221;, &#8220;seguace del mortadella&#8221;, chi vota a destra è un &#8220;destro&#8221;, &#8220;seguace del nano&#8221;, &#8220;amante delle libertà provvisorie&#8221;.</p>
<p>Questo sono gli italiani? Ultrà privi di spirito critico che adorano, a seconda dei casi, il loro eroe di turno? Spero di no, non solo questo almeno perché così, con questa contrapposizione sterile, non andremo da nessuna parte. Il cittadino non cresce, la critica politica è svilita, il qualunquismo impera.</p>
<p>Tornando all&#8217;articolo sulla casta, che ho citato all&#8217;inizio del pezzo, anch&#8217;io ho affibbiato un nomignolo a Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, li ho definiti &#8220;Riz&amp;Gian&#8221;. Pessimo errore che da allora ho cercato di non ripetere più. Ciò che desidero fare è discutere nel merito, criticare ma anche proporre la mia visione alternativa di società. Non pretendo che la mia opinione abbia valore nell&#8217;agone politico ma se questo sito è nato per contribuire a ricreare uno spazio libero ad uso e consumo di &#8220;menti critiche&#8221; allora ritengo sia mio dovere lasciare da parte la politica del &#8220;singolar tenzone&#8221; e cominciare a chiamare le persone con i loro nomi, limitandomi a criticarne l&#8217;azione politica e morale.</p>
<p>Invito tutti gli altri redattori/scrittori/commentatori di Mentecritica a fare lo stesso. A ridicolizzare la politica sia la satira, non il giornalismo.</p>
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		<title>Leggere, Leggere, Leggere!</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albyok</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attenzione: Per sostenere l&#8217;iniziativa con il tuo blog, puoi aggiungere un banner che punta a questo post. Di seguito, il banner. Se hai bisogno del codice per inserirlo nel tuo blog, copia e incolla il codice che trovi a questo link. Sono un po’ emozionato nello scrivere questo articolo, perché so già quello che vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Attenzione</strong></span>: Per sostenere l&#8217;iniziativa con il tuo blog, puoi aggiungere un banner che punta a questo post. Di seguito, il banner. Se hai bisogno del codice per inserirlo nel tuo blog, copia e incolla il codice che trovi <a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/02/leggere-codice.txt"  target="_self"><strong>a questo link</strong></a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/legger-leggere-leggere/leggere/oltre-le-righe/alberto-schiariti/16362/"  target="_self"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none;" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/02/leggere.jpg" alt="" width="120" height="240" /></a></p>
<p>Sono un po’ emozionato nello scrivere questo articolo, perché so già quello che vi sto per dire (strano!). E quello che vi sto per dire, o meglio proporre, è un’iniziativa che mi affascina tantissimo. Ho sempre letto, ma ultimamente (nell’ultimo anno circa) ho sentito il bisogno di possedere i libri che leggevo e di fare un percorso intelligente. Perché, sì è vero che qualunque cosa in qualche modo ti fa <em>crescere</em>, ma è anche vero che il tempo è limitato e che quindi per forza occorre imparare ad amministrarlo facendo scelte mirate. Io quindi mi sono fatto consigliare un po’ di libri e pian piano ho cominciato a delineare i miei gusti, non tralasciando comunque l’occasione di provare qualcosa di nuovo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/01/latest_reading_by_one_little_thing.jpg" alt="" width="583" height="399" /></p>
<p>Ciò mi sta dando molte soddisfazioni, basti pensare che ad oggi, dall’inizio dell’anno, ho già letto 9 libri. E nessuno di loro mi ha deluso. Tutti mi hanno lasciato un’esperienza bella dentro che mi fa sentire meglio. Bene e questo è il punto uno.</p>
<p><span id="more-16362"></span></p>
<p>Il punto due è il seguente: molto semplicemente, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/scuola_e_universita/servizi/giovanilibri/rapporto-lettura-italiani/rapporto-lettura-italiani.html" >la maggior parte delle persone non legge</a></noindex>. Cavoli loro verrebbe da dire. E invece no. Se in un anno oltre la metà degli italiani non ha aperto un libro, c’è da preoccuparsi, perché ciò è indice di scarsa cultura e la scarsa cultura è indice di arretratezza mentale e…</p>
<p><em>Molti “è indice di” dopo…</em></p>
<p>…e ciò non fa che renderci le solite stupide capre che eleggono capre un pelo più furbe. Quindi che l’accettiate o meno, leggere è indice di intelligenza. Prendetela per superbia, prendetela come vi pare, ma il fatto è questo <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/982" >e il fatto è la cosa più ostinata del mondo</a></noindex>. In un paese che sta bene le persone leggono, scrivono, ascoltano musica, si divertono e guardano film che abbiano una decenza. Questo è il punto due.</p>
<p>L’ultimo punto, nonché il terzo riguarda l’autobus che prendo ogni mattina. Ebbene sì. La cosa che mi inquieta molto è la surreale lontananza di persone fisicamente vicine. Ci saranno persone che (<em>pendolariando</em> da anni) vedo ormai da tempi infiniti a cui non ho mai rivolto parola e viceversa. E’ triste vedere come si può passare un’ora in un treno senza rivolgere parola a nessuno (sì sì, lo faccio anche io!). Com’è che accade ciò? Beh, la mia personale teoria dell’estraniamento routinario narra di una consuetudine che porta a creare uno scudo di serietà tra noi e il nostro prossimo. Tante volte infatti succede di rompere il ghiaccio proprio quando qualcuno rompe fisicamente il ghiaccio, rovinandoci sopra e provocando ilari risa tra due sconosciuti. E dobbiamo allora spaccarci una gamba per fare amicizia?</p>
<p>Bene, sommando questi tre apparentemente sconnessi punti, si ottiene la mia proposta. Non fare del male, non vuol dire fare del bene. Non uccidere qualcuno, non vuol dire curarlo. Volere bene a qualcuno, non significa fare il suo bene. Esigere rispetto, non vuol dire meritare rispetto. Occorre qualcosa di concreto, un gesto all’apparenza piccolo, ma dentro molto forte. Una piccola azione concreta che scalfisca un po’ quella stramaledetta scusa che ci porta spesso a dire “Sì, ma ci sono i bambini che muoiono di fame in Africa, a che serve fare questo?”. Bene, bimbi dell’Africa, ci stiamo attrezzando, ma prima di arrivare da voi dobbiamo fare tanti piccoli scalini, perché ora come ora non siamo in grado di aiutarvi. Dobbiamo diventare persone migliori e non lo si diventa da un giorno ad un altro, ma (leggere in crescendo), fate un cavolo di piccolo passo che poi gli altri verranno da soli.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/libro.jpg" alt="" width="500" height="164" /></p>
<p>Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Sì, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte. Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete ad un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete.</p>
<p>Perché lo stesso giorno? Perché tutti assieme? Perché saltare da soli è innocuo, ma farlo assieme a milioni di persone può far tremare la terra. Ho bisogno del vostro aiuto. Ho bisogno che diffondiate questo messaggio. Ho bisogno che condividiate quest’evento dovunque. Ho bisogno che trasmettiate agli altri l’importanza di questo gesto. Ho bisogno che voi siate i primi a capire cosa c’è dietro. Ho bisogno che la fiamma si accenda oggi e arda fino a quella data. Ho bisogno di un segnale di vita da parte di tutti. Non voglio credere che uno stupidissimo film di Natale o un’ignorante tettona possa attirare e smuovere più gambe di questo messaggio. Voglio avere fiducia. Voglio credere che la cultura possa ancora sconfiggere l’ignoranza. Voglio credere che sotto i colori di ogni partito ci siano ancora persone. Voglio credere che ogni sconosciuto desideri fare amicizia con voi.</p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.facebook.com/group.php?gid=265730285913" >Qua trovate il gruppo ufficiale</a></noindex> che ho creato su Facebook. Sapete meglio di me cosa fare per rendere importante quest’iniziativa.</p>
<p>Voglio credere. Credere di poter cambiar qualcosa.</p>
<p><strong>Aggiornamento del 31 gennaio 2010</strong></p>
<p>Ogni tanto, tra un post ed un altro, guadagno qualche lettore. Tra questo mio post e l’ultimo, il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.facebook.com/group.php?v=wall&amp;gid=265730285913" >gruppo</a></noindex> che riunisce i partecipanti all’iniziativa “Leggere, leggere, leggere!” è diventato numeroso. Immensamente numeroso. Mentre scrivo, siamo quasi a 15.000 membri. Circa 14.900 sopra le mie aspettative. In 5 giorni. Boh. Non so veramente che dire!</p>
<p>Io credevo (credo, diamine credo!) in questa iniziativa tantissimo, ma mai mi sarei aspettato un tale riscontro positivo. Quindi neanche ero pronto ad un tale fiume di entusiasmo e bontà. Sto ricevendo tonnellate di complimenti, insulti, minacce, ringraziamenti, foto, richieste, messaggi, e-mail, nani da giardino, lettere minatorie, lettere d’amore, ma il mio tempo è rimasto comunque lo stesso di prima. Cerco di rispondere a chiunque mi contatti, ma l’impresa è veramente ardua.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/books.jpg" alt="" width="298" height="412" /></p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/leggere-leggere-leggere/le-domande" >Qua</a></noindex> trovate le risposte alle domande più quotate e man, mano che ne riceverò altre, aggiornerò la pagina con nuove risposte. Poi… Oggi ho anche creato la pagina pubblica dell’evento, a cui potete accedere <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.facebook.com/pages/Leggere-leggere-leggere/298545377096?v=wall" >cliccando qua</a></noindex>. Iscrivendovi potrete rimanere aggiornati sugli sviluppi principali, direttamente sulla vostra bacheca. Infatti il gruppo è diventato “troppo” numeroso e Facebook mi impedisce di mandare messaggi di gruppo. E’ anche online su YouTube il primo video ufficiale: eccolo qua.</p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/legger-leggere-leggere/leggere/oltre-le-righe/alberto-schiariti/16362/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Prossime cose in programma: sto cercando di contattare quante più persone “importanti” possibili per dare risalto all’iniziativa e coinvolgerne un numero maggiore. Se avete qualche suggerimento da darmi riguardo chi contattare, scrivetemi pure (qua, su Facebook, sui muri, fate un po’ voi). Pubblicherò anche una sorta di volantino ufficiale, da stampare, ammirare, cestinare, incendiare, diffondere, strappare.</p>
<p>Ah, tra i tanti commenti c’è stato anche un tizio che ha detto che tanto “si sa come funzionano queste cose”, avanzando l’ipotesi che io avessi uno sponsor dietro. Beh, vorrei dire un paio di cose a riguardo: sono un ragazzo di 21 anni. Ho fatto partire questa cosa 5 giorni fa, senza la minima intenzione di guadagnarci un euro (e onestamente non vedo neanche come potrei farlo). Sto usando quasi tutto il tempo libero che ho per rispondere, aggiungere, correggere, produrre, pensare. Dietro di me non c’è assolutamente nessuno e anzi, sono stato io a provare a contattare qualche editore (con scarsi risultati) per chiedere aiuto nella promozione dell’iniziativa. Il successo sarà decretato solamente dalla voglia e dal tempo che vorrete dedicarle, condividendo ogni tanto le notizie, i video, i post e le altre cose scritte a riguardo.</p>
<p>Io sto dando il massimo e per ora il vostro calore sta sopperendo alla stanchezza, ma ricordatevi che (e spero di non aver sbagliato i calcoli!) mancano ancora 60 giorni. Voglio che siano 60 giorni di fuoco e di entusiasmo. Voi non sarete comparse di questa iniziativa, ma sarete gli attori principali di un film che promette bene. Benissimo.</p>
<p>Detto questo… un ringraziamento particolare al VideoClubDelLibro che ha pubblicato <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.youtube.com/watch?v=DCvxVHd5gns" >questo video</a></noindex> che spiega l’evento e alla <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/" >Libreria Immaginaria</a></noindex>, un sito molto carino gestito da una ragazza in gamba, che mi ha aiutato con consigli utili e con il suo entusiasmo. Insomma, siate attivi e vi prometto che sarete soddisfatti. Per ora è tutto.</p>
<p>Vedetevi come eroi moderni.</p>
<p>Vi scoprirete tali.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Attenzione</strong></span>: Per sostenere l&#8217;iniziativa con il tuo blog, puoi aggiungere un banner che punta a questo post. Di seguito, il banner. Se hai bisogno del codice per inserirlo nel tuo blog, copia e incolla il codice che trovi <a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/02/leggere-codice.txt"  target="_self"><strong>a questo link</strong></a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/legger-leggere-leggere/leggere/oltre-le-righe/alberto-schiariti/16362/"  target="_self"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none;" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/02/leggere.jpg" alt="" width="120" height="240" /></a></p>
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		<title>Senza Berlusconi avremo un&#8217;Italia migliore?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 07:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>doxaliber</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro ieri si è consumata l&#8217;ennesima manifestazione contro Berlusconi. Ne avevamo bisogno? Secondo me no. Berlusconi è un simulacro dietro al quale tutti noi abbiamo nascosto le nostre colpe, non importa che lo si ami o lo si odi, non tutte le divinità hanno caratteristiche positive. Da queste parti abbiamo già fatto notare come una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro ieri si è consumata l&#8217;ennesima manifestazione <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.noberlusconiday.org/" title="No Berlusconi Day" >contro Berlusconi</a></noindex>. Ne avevamo bisogno? Secondo me no. Berlusconi è un simulacro dietro al quale tutti noi abbiamo <a href="http://www.mentecritica.net/conflitto-di-interessi-mediaset-berlusconismo-tutti-colpevoli/informazione/il-bello-della-politica/doxaliber/15023/" title="Conflitto di interessi, mediaset, Berlusconismo. Tutti colpevoli" >nascosto le nostre colpe</a>, non importa che lo si ami o lo si odi, non tutte le divinità <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Diavolo" >hanno caratteristiche positive</a></noindex>. Da queste parti abbiamo già fatto notare come una buona parte degli abitanti di questa nazione <a href="http://www.mentecritica.net/santi-papi-antipapi-ed-infedeli/cuore-di-tenebra/comandante-nebbia/15366/" title="papi, antipapi, infedeli" >senta il bisogno di affidarsi ad una guida per andare avanti</a>, da ciò si desume che Berlusconi non è altro che uno degli Sherpa ai quali ci affidiamo ciecamente sperando di raggiungere la vetta. Abbiamo anche fatto notare come l&#8217;impegno civile del cittadino si risolva il più delle volte un po&#8217; di <a href="http://www.mentecritica.net/caste-conti-baroni-e-servi-della-gleba-perche/informazione/democrazia-e-diritti/fully/9439/" title="Caste, Conti, Baroni e servi della gleba" >indignazione prêt-à-porter</a>, una discesa in piazza qui, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.doxalog.com/bastaaaaaaaaa/vincent-vega/09/10/2009/441" >una raccolta firme là</a></noindex>, cose che non costano sudore e sacrificio e soprattutto che non cambiano assolutamente lo stato delle cose.<br />
<span id="more-15587"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/berlusconi-affronta-la-crisi1.jpg" alt="" width="500" height="423" /></p>
<p>Se a questo aggiungo la mia esperienza su internet, luogo pieno di aspiranti starlette del menga e di gente che per scalare le vette delle classifiche del web e dei siti di editoria sociale non esita ad organizzare marchette, scambi di voti, realizzando organizzazioni che tanto somigliano ad associazioni a delinquere (dedite in questo caso allo spaccio di primi posti negli aggregatori di news), nonché di cialtroni che cianciano di SEO, posizionamento di siti e di trucchi per scalare le classifiche, con tanto di libri a prezzo modico da pagare con offerta libera su Paypal, con metodi che tanto ricordano i maghi ed i cartomanti della televisione, allora la mia considerazione sulla manifestazione crolla del tutto. Ma diciamo che in questo caso il mio giudizio è inficiato dal mio pregiudizio.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/berlusconi_tessera_p2.gif" alt="" width="499" height="512" /></p>
<p>Prima che i manifestanti del B Day si manifestassero in piazza ho letto <a href="http://www.mentecritica.net/tributi-italia-un-discreto-e-silenzioso-scandalo-italiano/mente-critica/no-one/latest/comandante-nebbia/15524/" title="Tributi Italia, un silenzioso e discreto scandalo italiano" >l&#8217;articolo di Comandante Nebbia sullo scandalo Tributi Italia</a>. La storia di Tributi Italia porta con sé molte ragioni per scandalizzarsi: i giornali non ne parlano quasi (censura, autocensura?), il caso era noto da mesi ma la società è stata sospesa solo ora, infine, cosa più scandalosa di tutte quest&#8217;azienda tratteneva il <strong>30% dei tributi riscossi</strong>. In parole povere il 30% delle nostre tasse finiva nelle tasche dei privati a cui i comuni avevano demandato la riscossione dei tributi. Perché una cifra così alta? Ma soprattutto, per quale motivo lo Stato dovrebbe demandare la gestione delle sue tasse ad una società esterna, soprattutto se tale gestione costa così tanto?</p>
<p style="text-align: center;"><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.noberlusconiday.org/wp-content/uploads/2009/10/profilo-immagine.jpg" ><img class="aligncenter" src="http://www.noberlusconiday.org/wp-content/uploads/2009/10/profilo-immagine.jpg" alt="" width="596" height="596" /></a></noindex></p>
<p>Vedremo mai una protesta per questo scandalo? Scenderanno mai i cittadini in piazza contro l&#8217;esternalizzazione <em>della riscossione</em> dei tributi? Scenderanno mai in piazza contro l&#8217;esternalizzazione della gestione dei parcheggi cittadini, degli autobus, dell&#8217;acqua, delle caldaie, soprattutto quando la privatizzazione di queste attività comporta un aumento dei costi e quindi delle (tante odiate) tasse? La risposta sembra essere no. In questi casi, gli stessi cittadini così violentemente antiqualcosa (Berlusconi, Magistrati, destra, sinistra), diverrebbero improvvisamente fatalisti e qualunquisti. Tutti colpevoli, nessun colpevole, così va il mondo, che ci possiamo fare? Io ritengo in realtà che i termini adatti non siano qualunquismo e fatalismo quanto <strong>omertà</strong>. Molti di noi sono parte di quest&#8217;ingranaggio in un modo o nell&#8217;altro e tutti, ma proprio tutti, <a href="http://www.mentecritica.net/societa-miste-di-tipo-mafioso/informazione/doxaliber/9205/" title="Società miste di stampo mafioso" >sappiamo come funzionano le cose</a> solo che non abbiamo alcuna voglia di cambiarle. Non c&#8217;è sorpresa per ciò che ha fatto Tributi Italia perché tutti sappiamo come funzionano le cose, come vengono amministrate le nostre città e quanti interessi girino intorno a queste finte aziende gestite da finti imprenditori.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/berlusconi_1984.jpg" alt="" width="500" height="368" /></p>
<p>Sappiamo che la maggior parte delle società miste e/o società di &#8220;outsourcing&#8221; che &#8220;infestano&#8221; le amministrazioni pubbliche sono organizzazioni dedite allo spaccio di posti di lavoro, utili per foraggiare il portafoglio voti dei politici ma utili anche per trovare un posto al nostro <em>&#8220;figliolo che ha bisogno di lavorare&#8221;</em>. Sappiamo che funziona così ma non ci scagliamo contro questo stato di cose con la stessa rabbia con cui, alternativamente, ci scagliamo contro Berlusconi, la Magistratura, Di Pietro, la sinistra, la destra, la chiesa, gli atei, i mussulmani e tutti gli altri simulacri dietro ai quali nascondiamo la sporcizia di questa nazione. Per omertà, per interesse, per rassegnazione, poco importa. Ci scagliamo contro Berlusconi, che rappresenterebbe un certo modo di fare politica, ma nel nostro piccolo ci comportiamo proprio come lui o peggio, come i suoi servi che tanto ferocemente deridiamo. Porgiamo la mano per chiedere un posto di lavoro, votiamo un politico perché ci ha fatto un favore, ci rivolgiamo al vigile &#8220;parente&#8221; per evitare una multa, tarocchiamo le classifiche del web per avere i nostri 5 minuti di fama. Facciamo finta così di ignorare che quei politici e quegli &#8220;amministratori&#8221; a cui affidiamo il nostro futuro ed il futuro dei nostri figli sono già dei piccoli berluschini e noi siamo i loro servi. Vero, non siamo tutti così, ma c&#8217;è comunque una grossa percentuale di persone che vive in questo modo e molte di queste persone vanno tranquillamente al No Berlusconi Day. Molto più facile indignarsi per le cose &#8220;grandi&#8221;, altrimenti saremmo costretti ad indignarci <a href="http://www.mentecritica.net/probitas-laudatur-et-alget/meccanica-delle-cose/il-futuro-e-nei-giovani/doxaliber/10334/" title="Probitas laudatur et alget" >con le cose più piccole, se non con noi stessi</a>. Molto meglio imprecare Dio che non ci dà il pane piuttosto che rimboccarsi le mani e scavare la nuda terra. Ecco perché ritengo che il No Berlusconi Day sia inutile, dopo Berlusconi l&#8217;Italia non sarà un paese migliore, sarà solo un paese con un Berlusconi che ha un nome diverso ma usa gli stessi metodi e la nostra nazione continuerà ad essere un&#8217;Italia piena di Berluschini e servi, un&#8217;Italia mafiosa e patetica, destinata prima o poi all&#8217;oblio che merita.</p>
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		<title>Facebook Virtuale?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Mark Zuckerberg, studente 19enne della Harvard University, con qualche vocazione informatica, inventò il sistema di “social network” Facebook, l’intenzione era quella di “mettere in rete” gli amici e studenti della sua Università. “Facebook “ era infatti il tradizionale diario annuale dei College con i nomi e le facce dei singoli studenti che componevano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Mark Zuckerberg, studente 19enne della Harvard University, con qualche vocazione informatica, inventò il sistema di “social network” Facebook, l’intenzione era quella di “mettere in rete” gli amici e studenti della sua Università. “Facebook “ era infatti il tradizionale diario annuale dei College con i nomi e le facce dei singoli studenti che componevano le diverse classi.<br />
Partì il 4 febbraio 2004; in poco più di un anno altre Università si collegarono, una dopo l’altra  in rete; in due anni tutte le Università degli USA. Poi iniziarono a collegarsi anche aziende e società…..<br />
A fine anno 2008 erano in rete su FBK più di 175 milioni di persone in ogni angolo del mondo. In questo momento siamo sopra i  200 milioni, ( 8,5 milioni solo in Italia, 1ogni 7 italiani). Sono previsti i 300 milioni  prima di fine anno.<br />
Secondo una mega inchiesta svolta in USA  le cose più “amate “ dai giovani americani sono nell’ordine:<span id="more-13366"></span></p>
<p>Primo: l’IPOD , secondo: a pari merito, il Sesso, la Birra e FBK. L’85% degli studenti americani hanno un profilo su FBK ed il 60% vi accedono tutti i giorni. Il sito ha, fra gli utenti, una certa prevalenza di donne, probabilmente per la possibilità di esprimersi e comunicare con una certa libertà senza subire consistenti aggressioni o violenze. Recentemente anche Famiglia Cristiana è entrata, con il quiz: ”scegli il più bello del vangelo”…</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2000/01/facemug1.gif" alt="" width="437" height="560" /></p>
<p>Naturalmente FBK è oggi un iniziativa imprenditoriale, gestita da privati che, attraverso pubblicità e banner, fanno un sacco di soldi. La sfida del momento è quella della connessione totale (connect) cioè di chi riuscirà a imporre il proprio social network come portale unico per entrare in tutti gli angoli del web.</p>
<p>FBK ha un sacco di difetti e può essere criticato da molti punti di vista: tutto quanto viene immesso di fatto diventa proprietà di FBK. E’ quasi impossibile comunicare con i gestori: la società, le attività, il foro competente per questioni giudiziarie sono concentrate nello stato americano del Delaware, con una limitata appendice europea a Londra. Nulla in Italia se non il sito informativo www.facebookitalia.com.</p>
<p>I gestori del network possono esercitare, e lo fanno, qualsiasi censura (o mancata censura) in base a criteri da loro stessi stabiliti. Su FBK può circolare, e circola, magari anche solo per brevi periodi, la peggiore immondizia, a volte attentamente mascherata (dagli amici dei mafiosi, ai nazistoidi).<br />
Sono frequenti i falsi clamorosi: dai profili di Del Piero e di Bersani ai falsi gruppi antinucleari, fino ai gruppi di cacciatori che si spacciano per anti caccia. Frequenti le bufale fatte per fini pubblicitari o stupido divertimento (ad es. quella dei cani usati come esche per gli squali sembra essere una di queste).<br />
Ovvio l’utilizzo del network per far circolare opinioni politiche. Praticamente appena  iniziato, esploderà, in Italia, entro  2-3 settimane.</p>
<p>Il dilagare di FBK, che sta rapidamente abbandonando il solo mondo dei giovani e giovanissimi,  anche un po’ disorientati dalla novità (e dal ritrovarsi i genitori…) e sta dilagando  coinvolgendo persone di tutte le generazioni e strati sociali, pone ovviamente all’ordine del giorno il problema di quale regolazione dare, se va data, all’insieme delle forme di uso di Internet ed in particolare dei social network. La questione di una “carta dei diritti e dei doveri nell’uso di Internet” è stata affrontata forse per la prima volta a livello mondiale nel summit ONU-Società dell’Informazione del novembre 2004 a Tunisi ed è proseguita in vari incontri mondiali (presenti Stati, ONG, utenti, addetti ed esperti del settore) fino all’ultimo Internet Governance Forum di Hyderabad (India) in dicembre. In quella sede  fra l’altro, Berlusconi ha annunciato l’interesse e l’intenzione dell’Italia (cioè sua) a dare contributi sul tema.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2000/01/facebook.gif" alt="" width="299" height="323" /></p>
<p>Al momento in Italia i &#8220;contributi&#8221; più note sono i numerosi tentativi legislativi, superati o in corso, da parte di esponenti del PDL e del PD, tutti a vario titolo aventi l’obiettivo di fondo di contenere e controllare la eccessiva “libertà d’opinione” che circola sui Network .Tentativi finora falliti, anche per le reazioni interne ai due partiti, nei quali aleggia una certa consapevolezza che “chi tocca la rete resta fulminato”.</p>
<p>Tuttavia, elencati tutti i principali punti neri, va aperta una diversa riflessione. Meno di una decina d’anni fa in Italia la politica scoprì il web ed i partiti aprirono i loro “portali”. All’epoca il sito dei Verdi venne considerato il migliore e più interessante esempio di questa novità. A distanza di meno di 10 anni il sito verde, scarsamente riaggiornato e incapace di scambiare opinioni e notizie naviga, come il relitto arrugginito  della Exxon Valdez  in  Waterword, alla deriva nell’oceano del Web. Qualche anno dopo Beppe Grillo e la società Casorati inventarono il blog di Grillo che da anni si posiziona  fra i primi 10 siti cliccati nel mondo e si mantiene, pur con crescenti ed evidenti difficoltà, al primo posto in Italia.<br />
Dal blog stanno nascendo alcune liste civiche, (oltre alla quotidiana cascata di notizie e commenti quasi sempre utili e di buona qualità, oltre che, spesso,  condivisibili). Le attività delle nascenti liste e le loro   intenzioni passano in gran parte attraverso la rete, di cui Grillo è stato senza dubbio il primo e principale sostenitore.</p>
<p>Malgrado ciò l’intelaiatura dell’esperienza del blog di Grillo si sta mostrando troppo rigida e chiusa, inchiavardata nell’adesione ai meet-up ed i buona parte misteriosa nei suoi obiettivi di fondo. Ad esempio dopo mesi e mesi di dibattito (?) interno, i frequentatori del blog e dei meet-up hanno scoperto e finalmente capito che Grillo sosterrà alle elezioni europee le liste di Di Pietro in particolare nelle figure di De Magistris e Sonia Alfano. Se si dovesse dar credito alle dichiarazioni ( belle ) di De Magistris sulla assoluta priorità della difesa dell’ambiente oltre che della legalità, si dovrebbe pensare che, una volta eletto, (questione acquisita) De Magistris e Sonia Alfano aderiranno al gruppo europeo dei Verdi. Al momento invece, essendo la politica in Italia questione contorta,  nessuno ha conoscenza di dove andranno, così come non è noto per molti candidati e gruppi nelle liste che tenteranno il salto del 4% ed anche nel PD. Questi ritardi nel comunicare, chiarire, aggiornare il proprio linguaggio ed insieme i propri progetti, sta rapidamente facendo perdere terreno (e qualche simpatia) all’esperienza di Grillo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2000/01/crimeface.gif" alt="" width="544" height="400" /></p>
<p>FBK, invece, sta trionfando: paradossalmente il trionfo è dovuto alla perdita rapida che sta avvenendo in FBK, della sua “virtualità”. Su FBK crescono tumultuosamente gruppi che si aggregano e si contano in modo meticoloso (partecipo-forse-no..) su culture, esigenze, preoccupazioni comuni; crescono anche scambi su prodotti artistici (dalla foto alla musica, dalle poesie ai libri..). Crescono anche sentimenti, conoscenze, affetti, amori; si organizzano iniziative, incontri, riunioni, cortei e  manifestazioni (esempi recenti il sit-in  sul randagismo a Roma, alcune uscite sul nucleare,  alcune parti della manifestazione nazionale CGIL.) E tutto avviene “in tempo reale”.</p>
<p>Chi scrive questo post, mentre lavorava al blog dopo le 3 di notte, ha avuto conoscenza a 700 km di distanza della prima scossa di terremoto  in Abruzzo da un “amico” che la sentiva, dopo 30 secondi dalla sua fine. E FBK, per la prima volta, è stato di gran lunga il più rapido ed il più efficiente strumento di scambio di informazioni nelle prime ore della tragedia.</p>
<p>La novità in definitiva, che scavalca le altre forme di informazione (giornali, tv ) e di comunicazione (non solo i “vecchi” partiti ma lo stesso blog di Grillo) è che c&#8217;è sempre meno di virtuale in tutto questo ma semplicemente si sta accelerando rapidamente il funerale di parecchie cose della vecchia società: i giornali, le TV tradizionaliste, i rituali dei  partiti, come minimo. Semplicemente si usa FBK e simili  come uno strumento e con obiettivi che, né i suoi fondatori, né i suoi gestori di oggi erano in grado fino a ieri di prevedere. Le reazioni ci saranno, sarà bene tenerlo presente e mantenere viva l’attenzione…</p>
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		<title>Web Merda</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 10:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti Italiani]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, con tristezza, ho appreso della morte di una giovane e bellissima ragazza di cui so pochissimo. Probabilmente la sorella di una persona che non conosco, ma di cui ammiro il carattere, la caparbietà e il modo di raccontare dell&#8217;una e dell&#8217;altra. Questa persona, che non citerò perché per colpa della mia insipienza ho perso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, con tristezza, ho appreso della morte di una giovane e bellissima ragazza di cui so pochissimo. Probabilmente la sorella di una persona che non conosco, ma di cui ammiro il carattere, la caparbietà e il modo di raccontare dell&#8217;una e dell&#8217;altra. Questa persona, che non citerò perché per colpa della mia insipienza ho perso il diritto di nominare, pur avendo fama di essere un fake del web a seguito di una di quelle uscite d&#8217;ingegno che meriterebbero l&#8217;interessamento di una procura, è nel bene e nel male una delle donne che più efficacemente rappresenta con la scrittura la sua umanità sia nei pregi che nei difetti. Ci sono pochissimi casi come quelli di L.</p>
<p>Credo che il mio sforzo di rimanere me stesso sulla rete, il mio chiudere siti all&#8217;apice del successo ricominciando con pochi intimi e il mio rifiuto di accettare le regole del blogismo derivino largamente dall&#8217;atteggiamento di sereno disprezzo per certi metodi che lessi sulle sue pagine anni prima di aprire il mio primo blog.</p>
<p>Non si fanno amici sulla rete. E&#8217; una regola che ha pochissime eccezioni, ma mi spiace lo stesso per L.<br />
Pace.</p>
<p><span id="more-12887"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12890 aligncenter" title="blackrose" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/blackrose.jpg" alt="blackrose" width="590" height="400" /></p>
<p>Se non a farsi amici, la rete può essere utile a tante cose.</p>
<p>Qualcuno, un bel po&#8217; invero, la usa per il sesso. La maggior parte del sesso su internet si ascrive al capitolo del &#8220;<em>do it yourself</em>&#8220;, ma ho personali risultanze del fatto che è possibile mettere in campo attività cooperative.</p>
<p>Io, personalmente,  cerco di usarla per migliorarmi. Spesso ho delle posizioni estreme, impopolari e mi piace vedere l&#8217;effetto che fanno sulle persone. Altri la usano come un gioco, per scalare le classifiche. Ho una raccolta di email speditemi da un paio di ministresse della rete, così prese a discutere dei massimi sistemi parlando male di tutto e di tutti e con la stessa intensità preoccupate del posizionamento del link al loro sito o al loro avatar. Altri ancora ne hanno bisogno per affermare il proprio ego spargendo pagine vuote sulla rete e migliaia di foto in pose misteriose. Lasciamo perdere per carità di patria.</p>
<p>Ci sono altri, infine, che la usano per denaro, magari mettendosi la camicia rossa da garibaldini salvatori della patria. E questi, visto che siamo una società capitalista, sono la maggioranza<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/web-merda/informazione/sul-web/comandante-nebbia/12887/#footnote_0_12887"  id="identifier_0_12887" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" e tutto sommato meglio cos&igrave;, perch&eacute; quegli altri sono francamente patetici ">1</a>)</sup> .  E&#8217; di questi ultimi che voglio parlare.</p>
<p>C&#8217;è un sito che si chiama oknotizie.virgilio.it . Questo sito funziona così: uno sottopone un link ad una notizia, a una foto, a un video o a un post di un blog e i componenti della community la votano. Se la notizia riceve molte letture e molti voti, va in posizione alta e viene letta da più persone. Se la notizia non viene letta o riceve voti negativi, sprofonda nel baratro delle cose perdute.  Ottima idea, non originale per la verità<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/web-merda/informazione/sul-web/comandante-nebbia/12887/#footnote_1_12887"  id="identifier_1_12887" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" vedi reddit.com ">2</a>)</sup> , ma realizzata con software proprietario e, sinceramente, fatta bene.</p>
<p>Al momento oknotizie è il principale sito italiano di questo tipo. Un blog sfigatello che, per caso, arrivi nella prima posizione di oknotizie, può beccare un paio di migliaio di visite in un giorno, venti volte quelle che fa normalmente un piccolo blog italiano (intorno al centinaio). Alla base di tutto l&#8217;ambaradan di oknotizie c&#8217;è il misterioso &#8220;<em>algoritmo</em>&#8221; che grazie a misure segretissime dovrebbe essere in grado di riconoscere i sistemi disonesti per pompare una notizia.</p>
<p>Mah. Ho una certa competenza in merito e so che gli algoritmi inferenziali lavorano tutti generalmente male. E&#8217; uno dei motivi per i quali la cosiddetta intelligenza artificiale è rimasta sepolta nelle pagine di wikipedia. Comunque, tant&#8217;è.  In ottica di valutazione del fenomeno web italiano, oknotizie è una straordinaria cartina di tornasole.</p>
<p>Poco dopo la sua nascita, è stato chiaro che era difficile portare in evidenza una notizia per il suo contenuto. Per il popolo della rete italiana leggere è noioso. La gente, apriva il link non leggeva e non votava perché il post era lungo. A questo punto si è passato ai titoli lunghi e furbi<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/web-merda/informazione/sul-web/comandante-nebbia/12887/#footnote_2_12887"  id="identifier_2_12887" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" questa, a dire la verit&agrave;, &egrave; una mia invenzione di quando frequentavo quel postaccio ">3</a>)</sup>. Ha funzionato per un po&#8217;, fino a quando non è iniziato il posting di video divertenti ed immagini strane che hanno spopolato per mesi.  Poi, la natura italiana del fenomeno, ha preso il sopravvento e anche nel mondo virtuale di oknotizie è entrata la mafia.</p>
<p>Un paio di capizona, capaci di stare attaccati alla piattaforma 24 ore al giorno, hanno messo insieme un bel po&#8217; di picciotti, veri o virtuali, e hanno tenuto in ostaggio oknotizie per un paio d&#8217;anni, monopolizzando la home del portale senza nessuna opposizione e trasformando l&#8217;attività in una piccola (e secondo me molto poco redditizia ) attività commerciale. L&#8217;algoritmo, nel frattempo, taceva.</p>
<p>Da qualche settimana il sottile equilibrio di forze si è rotto. Un paio di clan si stanno disputando sanguinosamente i quartieri virtuali di oknotizie. I clan hanno <em>meriti</em> riconosciuti sulla rete. Uno ha raggiunto la popolarità attraverso la diffusione di (<strong>false</strong>) tracce di esami di stato, l&#8217;altro diffondendo la notizia (<strong>falsa</strong>) della morte di un personaggio dei cartoni animati (Dio,ma come cazzo si può spiegare una cosa del genere a chi non è dell&#8217;ambiente <img src='http://www.mentecritica.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />   ).  L&#8217;escalation ha superato largamente il ridicolo per arrivare al paradosso. Uno dei clan, per fare casino, ha diffuso la notizia (<strong>falsa</strong>) <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/    http://oknotizie.virgilio.it/info/78f058287c70bfac/e_morto_ciro_ascione_conosciuto_da_tutti_noi_come_kuros._ci_manchera..html" >della morte del capoclan</a></noindex>. L&#8217;altro clan ha risposto lamentando la creazione di una (<strong>falsa</strong>) <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/    http://oknotizie.virgilio.it/info/78f05a3111a3a67e/cronaca_di_un_fallimento_annunciato_quelli_che_cercano_di_creare_una_pagina_in_wikipedia_a_proprio_nome_e_ovviamente_non_ci_riescono_waxen.html" >pagina di wikipedia</a></noindex>. Per tutta risposta il clan del morto resuscitato, mette in piazza<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/    http://oknotizie.virgilio.it/info/78f05a3111a3a67e/cronaca_di_un_fallimento_annunciato_quelli_che_cercano_di_creare_una_pagina_in_wikipedia_a_proprio_nome_e_ovviamente_non_ci_riescono_waxen.html#38514058f5af98d4" > il meccanismo dei (<strong>falsi</strong>) sostenitori dell&#8217;altro clan</a></noindex>.</p>
<p>Insomma, la verità non paga, la bugia sì. L&#8217;algoritmo, nel frattempo, tace.</p>
<p>E&#8217; da evidenziare, però, che da un po&#8217; di giorni i due clan sono spariti dalla home pur continuando la loro attività editoriale e ricevendo sempre le stesse votazioni bulgare. Che è successo nel frattempo? Una strizzatina alle manopole dell&#8217;algoritmo o un (tardivo) ritorno di pudore da parte di chi gestisce oknotizie?</p>
<p>Insomma una fiera dell&#8217;inutile e del falso. Un po&#8217; come quello che quotidianamente vediamo in televisione nei programmi della De Filippi. Niente di più, niente di meno.</p>
<p>E&#8217; questo il web italiano? No questo è il <span style="text-decoration: underline;"><strong>webmerda</strong></span><sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/web-merda/informazione/sul-web/comandante-nebbia/12887/#footnote_3_12887"  id="identifier_3_12887" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" rivendico la paternit&agrave; del neologismo ">4</a>)</sup> italiano. Quello che scimmiotta la televisione spazzatura e che pur parlandone male desidererebbe tanto fare il trenino a buona domenica con i coglioni del grande fratello.</p>
<p>Intanto va detto che i webmerdisti calamitano il 90% delle letture e che la buona scrittura e il buon web di quella che vorrei chiamare amica e non posso, delle persone che <a href="http://www.mentecritica.net/category/leggere/posti-sul-web/" >abbiamo cercato e continuiamo a cercare</a> e di tanti altri, hanno pochissima visibilità.</p>
<p>Insomma, niente di nuovo. Sul web funziona come nella vita reale. Chi ha il potere se lo tiene e fa che cazzo vuole, ma nel nome del popolo.  Il problema è che nella vita reale a difendere il palazzo ci sono i carabinieri. Il web è nato senza questa regola conservatrice. Se c&#8217;è è perché ce l&#8217;abbiamo portata noi. La corruzione ha già preso i cuori giovani che popolano la rete.</p>
<p>La nostra lettera al futuro è skritta con le kappa dei bimbominkia e piena di errori di ortografia.</p>
<p>Immagine di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/dreamer7112/" >Dreamer711</a></noindex><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://alexandra-amberson.blogspot.com/2009/03/andarsene-con-grazia.html" >2</a></noindex></p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_12887" class="footnote"> e tutto sommato meglio così, perché quegli altri sono francamente patetici </li><li id="footnote_1_12887" class="footnote"> vedi <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.reddit.com/"  target="_blank">reddit.com</a></noindex> </li><li id="footnote_2_12887" class="footnote"> questa, a dire la verità, è una mia invenzione di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://oknotizie.virgilio.it/franzf1n/news" >quando frequentavo quel postaccio</a></noindex> </li><li id="footnote_3_12887" class="footnote"> rivendico la paternità del neologismo </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>La Cia è una Piscina Calda e Accogliente</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GG</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Tuffati in Facebook!” Seppure non proprio in termini così raccapriccianti, è sostanzialmente questo il messaggio con cui da mesi vengo bombardato da amici e conoscenti. Ognuno cerca di circuirmi a modo suo: c&#8217;è quello intimista (“dai, ti aggiungo a Facebook”), quello settario (“iscriviti pure tu a Facebook”), quello trasgressivo (“fatti Facebook pure tu”), l&#8217;utente esperto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Tuffati in Facebook!</em>”<br />
Seppure non proprio in termini così raccapriccianti, è sostanzialmente questo il messaggio con cui da mesi vengo bombardato da amici e conoscenti. Ognuno cerca di circuirmi a modo suo: c&#8217;è quello intimista (“dai, ti aggiungo a Facebook”), quello settario (“iscriviti pure tu a Facebook”), quello trasgressivo (“fatti Facebook pure tu”), l&#8217;utente esperto (“Facebook è pieno di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://scn.wiktionary.org/wiki/sticchiu" >sticchio</a></noindex>”). Tutti stretti in un affiatato e segreto sodalizio atto alla sistematica distruzione della mia pace interiore.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Parte 1. Dentro Facebook: la &#8220;buona ragione&#8221;, e la morte del nickname</strong></p>
<p>Ma perché non mi iscrivo anche io? Che cazzo mi costerà mai? Ogni tanto mi piazzo davanti allo specchio e me lo chiedo ripetutamente. “Non è possibile”, concludo urlandomi in faccia, “sto diventando nevrotico a causa di una scelta fatta proprio per non diventarlo!”<br />
Seguono ruggiti provenienti da oscuri abissi gutturali, e ruvidi miagolii di violini feriti.<br />
<span id="more-11343"></span> Facebook esiste ormai da un bel po&#8217;; raggiunge la notorietà nel 2008, gradualmente, posizionandosi spavaldamente sul ring in cui, con MySpace, si contenderà la leadership del social-networking; da tre mesi conosce una rapida e ripida ascesa, in gran parte grazie all&#8217;affettuoso apporto del popolo italiano (sempre in prima linea in ogni pandemia culturale che si rispetti). E in tutto ciò, io mi ostino a non provare alcun serio impulso ad iscrivermi. Intorno a me, il mondo degli affetti e degli interessi si muove su un binario parallelo, ruotando vorticosamente su un perno fatto di ammiccamenti da cui sono irrimediabilmente tagliato fuori. “Hai visto l&#8217;applicazione di Tizio?”, “Hai aderito al gruppo di Caio?”, “Ma poi gliel&#8217;hai fatto il poke a quella?”.<br />
Un linguaggio magnificamente allusivo. A mia insaputa, si vivono vite altre. Mi eccito, ma non mi piego.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-11439 aligncenter" title="facemug1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2000/01/facemug1.gif" alt="facemug1" width="437" height="560" /></p>
<p>Eppure devo ammettere che l&#8217;idea è geniale: una gigantesca rete di conoscenze, o pseudo tali. E non c&#8217;è bisogno di alcuna buona ragione: esiste e basta. Ti aspetta. “E&#8217; gratis e tutti possono iscriversi”, ecco qual&#8217;è la ragione.  Fantastico.<br />
Facebook è il principio legittimante se stesso: esiste perché è, e non potrebbe essere altrimenti. Se ti vuoi iscrivere, la domanda giusta non è: perché?, bensì, perché no? E&#8217; gratis e tutti prima o poi si iscriveranno: cos&#8217;altro pretendi? Sedate le due principali perplessità del contemporaneo vivere (i soldi, la solitudine), tutte le altre questioni sono logicamente eclissate in un remoto secondo piano. Non ti iscrivi a Facebook perchè hai qualcosa da fare: il da fare te lo trovi dentro Facebook. E&#8217; Facebook, ciò che hai da fare. Il mezzo, qui più che mai, è l&#8217;ultimo splendido fine di se stesso. Forse è anche per questo che trovo qualche difficoltà a vedermici dentro.<br />
Che il voyeurismo sia ormai il sesto senso dell&#8217;essere umano, una nuova ghiandola di avanguardistica evoluzione, è impossibile negarlo: furbo chi l&#8217;ha capito per primo (una mattina, tastandosi lo scroto). La funzione è così radicata, ad oggi, che si fa quasi fatica a stigmatizzarla. (Evidentemente ce l&#8217;ho anche io, e me la tengo). Strumenti come Facebook fondano la propria fortuna sugli istinti più naturali degli utenti: l&#8217; “autoevidenza” di cui si parlava sopra nasce da questo, non da altro. Una delle pretese di Facebook, dopotutto, è proprio quella di essere una naturale prosecuzione virtuale della vita reale: si rompe, con Facebook, la decennale e sacra consuetudine del nickname, della doppia vita, della rete come “appendice” occasionale della realtà. Grazie a <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg" >Zuckerberg</a></noindex>, il voyeurismo assume un connotato assolutamente nuovo, perché la rete diventa, da “guanto” che era, una vera e propria “nuova mano”: un nuovo codice di lettura di una medesima cosa.<br />
E questo è un altro aspetto che tende a non piacermi. Mi fa effetto il fatto che, anche da non iscritto a Facebook, io possa trovare una persona (iscritta) semplicemente effettuando una canonica ricerca su Google. Facebook mi apre le porte della comunicazione anche nei confronti di coloro con cui non ho (magari non a caso) altri canali di contatto. Invece io amo il nickname perché mi permette di utilizzare la rete dal buio, rispettando me e voi: la mia faccia non vi serve, la mia voce non cambierebbe ciò che vi dico, il mio blog è tutto quello che voglio che voi sappiate di me. Io sono un orango, come tutti voi.<br />
“Che senso ha la rete, senza un nick?”. Facebook ha invertito la domanda.<br />
Facebook pretende di simulare il sociale. Gli utenti sono chiamati, affinché questo funzioni al meglio, a riappropriarsi del nome reale accantonando il nickname; a cercarsi; a intessere rapporti strutturalmente nuovi; a annullare le distanze spaziali, ma soprattutto, temporali. E qui si cela un&#8217;altra debolezza strutturale del mezzo, che in realtà, più che al social network in sé, afferisce forse alla filosofia che pretende esservi dietro. “Facebook ti aiuta a mantenere e condividere i contatti della tua vita”. Sciagura. La vita, purtroppo o per fortuna, è fatta di un passato, di un presente e di un futuro. Intorno a questi concetti (e intorno a quello stesso di “vita”) ruotano dinamiche delicate e inafferrabili, che il cervello sintetico del sistema del social-networking è incolpevolmente inadatto a gestire. Facebook ti aiuta a riprendere i contatti con il tuo compagno di banco delle medie, sì, ma non è detto che tu lo voglia: perchè dovresti essere messo davanti alla scelta tra rifiutare scortesemente un&#8217; “amicizia” richiesta, o accettarla, subendo in compenso un&#8217;inondazione di stronzate più o meno informative su una persona di cui non ti frega un cazzo? “Facebook ti aiuta a mantenere e condividere i contatti della tua vita”, sì, ma può darsi che tu rompa malamente con la tua ragazza o con qualche altra persona importante, e che non ti vada di essere costantemente informato sulle cazzate che struscia quotidianamente sulle “bacheche” degli “amici” che avete in comune.<br />
L&#8217;unica tua tutela, a quel punto, si fonda sul “blocco” dell&#8217;altrui identità virtuale. L&#8217;altro per te cessa di esistere: non vi vedrete più, né condividerete più “amici”. Ossia: restare nel social network a condizione che muoia il social-networking. Una inevitabile e paradossale sconfitta del mezzo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-11440 aligncenter" title="facebook" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2000/01/facebook.gif" alt="facebook" width="299" height="323" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Parte 2: La Cia è una piscina calda e accogliente</strong></p>
<p>Vedete, in questi mesi ho seguito con grande curiosità il fenomeno Facebook. In silenzio. Chi mi legge sa che non ne ho mai parlato, eccezion fatta per <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://anggeldust.tumblr.com/post/51377781/i-facebooked-your-mom" >un post informativo</a></noindex> sul mio tumblr. Da cinque mesi a questa parte non ho fatto altro che raccogliere informazioni, opinioni, risposte, spesso e volentieri proprio durante il dribbling quotidiano ai diabolici amici che ormai da secoli mi implorano di iscrivermi. Alcuni di questi denigrano il mio ritardo facendomi notare come l&#8217;unica condizione necessaria per poter criticare legittimamente una cosa come Facebook sia l&#8217;averla vissuta. Essi sono perfidi, perchè conoscono la mia curiosità: e devo dire che sotto sotto hanno ragione, e che semmai deciderò di iscrivermi sarà soprattutto sulla base delle loro notazioni.<br />
Ciò che più mi ha divertito, comunque, del fenomeno Facebook è stato l&#8217;incredibile flusso di materiale giornalistico prodotto in materia. Si è spaziato da semplici ricognizioni di grottesche proiezioni di sottorealtà (i <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=90221" >fan di Riina e Provenzano</a></noindex>) ad analisi più o meno acute sul mezzo in sé e per sé.<br />
Volete la mia sulla questione dei fan di Riina e Provenzano? Io credo che non ci sia niente di alieno. Se è vero che Facebook pretende di essere non una realtà alternativa, ma un&#8217;alternativa lettura della realtà medesima (una lettura più “<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/30/linsostenibile-leggerezza-di-facebook/" >bassa</a></noindex>”, più semplicistica), allora ne è logica conseguenza anche l&#8217;alternativa versione degli stronzi medesimi. E&#8217; necessario, “è un bug inevitabile del sistema”.<br />
Quella sulla responsabilità di Facebook in fenomeni di apologia e istigazione di reati da parte degli utenti è una questione aperta che non tarderà a farsi sentire in giurisprudenza, e con cui, nonostante i tentativi di auto-esenzione emergenti dalle condizioni d&#8217;uso, lo stesso social network dovrà fare i conti.<br />
Quanto alle seconde, ci sono elementi che a mio avviso non si possono non considerare nella scelta di un&#8217;eventuale iscrizione. Alcuni li ho trovati molto divertenti. Pochi giorni fa un mio amico tesseva con pacatezza le lodi di Facebook: “C&#8217;è un sacco di fica! E dietro non c&#8217;è nemmeno Microsoft!”. Forse anche tra di voi c&#8217;è chi saluta con favore l&#8217;indipendenza di questo nuovo mastodontico social network. Ma quo usque tandem, cari amici? Per quanto ancora questa indipendenza? Un<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/social-network/social-network/social-network.html" > recente articolo di Alessandro Longo</a></noindex> ha posto il quesito. La crisi mondiale pone i social network (che si reggono fondamentalmente sulla pubblicità) di fronte ad un&#8217;alternativa secca: far pagare qualcosina agli utenti (ops, addio “gratuità”) o vendersi alle grandi corporations. Se un domani postare un video sul vostro profilo varrà quanto un caffè, saprete perché.<br />
Pure molto divertenti ho trovato gli articoli sulle ciclopiche class action che Facebook <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://blogs4biz.libero.it/index.php/2008/privacy-class-action-contro-beacon" >sta subendo</a></noindex> a causa della sua “creativa” visione della tutela dei dati personali e della protezione degli stessi da abusi pubblicitari, o quelli sulle <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.gennarocarotenuto.it/3447-perche-non-mi-piacciono-le-condizioni-di-uso-di-facebook/" >granitiche</a></noindex> condizioni d&#8217;uso del servizio, o <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.civile.it/internet/visual.php?num=51111" >quelli</a></noindex> sull&#8217;incredibile &#8220;<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.gekissimo.net/2008/10/cancellare-account-facebook.html" >impossibilità</a></noindex>&#8221; di cancellare definitivamente il proprio account con tutti i dati ad esso correlati<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/la-cia-e-una-piscina-calda-e-accogliente/informazione/sul-web/gg/11343/#footnote_0_11343"  id="identifier_0_11343" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" trovate tutto linkato nel mio tumblr ">1</a>)</sup>. Cose divertentissime, temperate nella loro assurdità soltanto dalla constatazione che in fin dei conti in rete, anche solo con una ricerca su Google, la quantità di informazioni personali che lasciamo come segno indelebile del nostro passaggio è effettivamente già incalcolabile.<br />
Ma la vicenda più divertente in assoluto è indubbiamente quella riguardante la partecipazione indiretta della Cia al capitale ed alla gestione di Facebook.<br />
Sorpresa! Siete tutti potenzialmente spiati. Certo, la Cia non ha bisogno di un social network per sapere chi vi scopate al momento, né probabilmente vi ritiene dei soggetti particolarmente interessanti: ma non è “ironico” che tra le sue grinfie vi ci siate buttate voi, coscientemente, accettando peraltro delle condizioni d&#8217;uso degne di Guantanamo?<br />
“Caro, la Cia spia le tue abitudini e i tuoi dati personalissimi!”<br />
“Oh no! Vaffanculo! Eppure era gratis, e potevano iscriversi tutti! Sembrava così onesto!”<br />
Il legame con la Cia è indiretto, ed è così strutturato: nella somma del capitale sociale di Facebook, 27 milioni di dollari risultano essere stati investiti dalla <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.greylock.com/strategy/strategy/" >Greylock Venture Capital</a></noindex>; uno degli amministratori della Greylock, Howard Cox (già funzionario presso il Ministero della Difesa Usa), è anche partner della<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.iqt.org/index.php" > In-Q-Tel</a></noindex>, cioè una società</p>
<blockquote><p>“launched by the CIA in 1999 as a private, independent, not-for-profit organization, [...] created to bridge the gap between the technology needs of the Intelligence Community and new advances in commercial technology”.</p></blockquote>
<p>Una delle solite matrioske societarie in cui è tipicamente strutturato il potere economico e politico mondiale (fonte: <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook" > quest&#8217;articolo</a></noindex>).<br />
Fateci un post nel vostro profilo: ops, le condizioni d&#8217;uso che avete accettato permettono a Facebook di giudicare insindacabilmente i contenuti della vostra pagina e di sospendervi il servizio, e il vostro profilo viene cancellato. E, ops, i dati se li tengono loro.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-11441 aligncenter" title="faces" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2000/01/faces.jpg" alt="faces" width="588" height="272" /></p>
<p>E allora, eccomi di nuovo davanti allo specchio. Ma perchè cazzo non mi iscrivo a Facebook? Che mi costa? E&#8217; gratis, e possono farlo tutti. E chissà, forse un giorno lo farò davvero, Cia permettendo. Il web è un mondo strano, per certi versi ancora molto vergine, e per altri versi semplicemente destinato a rimanerlo, per sua natura intrinseca. Come tutte le tecnologie, non è suscettibile di essere oggetto di patenti assolute di moralità o genuinità. Non esiste una tecnologia buona ed una cattiva: chi lo pensa è iscritto al Pdl, anche se ancora non lo sa. La tecnologia si governa con la tecnologia, e con una buona dose di sempreverde intelligenza. E&#8217; vero però che la natura di Facebook tende a forzare e ad annichilire una funzione che fine ad oggi era rimasta abbastanza indenne ai mutamenti: la separazione tra realtà virtuale e realtà reale.<br />
Facebook è un gioco. Facebook è e deve rimanere un gioco. Uno strumento comunicativo statico da affiancare a mail e chat. Un divertissement che va usato, non che usa. Queste sono le vere condizioni d&#8217;uso, e per una volta le poniamo noi.</p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_11343" class="footnote"> trovate tutto linkato nel mio tumblr </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Free Valpreda E Tutti Gli Altri</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 07:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>harlot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sul Web]]></category>
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		<description><![CDATA[(Foto: Flickr) Blog Dream Sono rientrato a casa da poco. Ero fuori a scattare alcune foto con la mia fida digitale ai cestini disseminati per strada, alle biciclette semi distrutte abbandonate sulle rastrelliere arrugginite, ai tombini e agli angoli polverosi delle vetrine di uno smart shop in liquidazione. Ho lasciato il computer acceso sul mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-10011" title="freevalpreda" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/freevalpreda.jpg" alt="" width="448" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Foto: <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://flickr.com/photos/hogbard/421535050/in/set-72157600074246665/" >Flickr</a></noindex>)</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Blog Dream</strong></p>
<p>Sono rientrato a casa da poco. Ero fuori a scattare alcune foto con la mia fida digitale ai cestini disseminati per strada, alle biciclette semi distrutte abbandonate sulle rastrelliere arrugginite, ai tombini e agli angoli polverosi delle vetrine di uno smart shop in liquidazione. Ho lasciato il computer acceso sul mio account di Flickr in modo da poterle caricare subito e ricevere zero visite/commenti per l’inutilità e lo spreco con cui ammorbo la rete. Ho twitterato per mezz’ora, poi ho tumblrato segnalando le ultime novità in tema di spot pubblicitari anni ‘80.</p>
<p><span id="more-10008"></span>Naturalmente, ho aggiornato il blog per descrivere minuziosamente tutto quello che ho fatto dal momento in cui ho adagiato le natiche sulla sedia di camera mia &#8211; corredando il tutto con il solito video di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.youtube.com/watch?v=Qq8Uc5BFogE" >Wassaaah</a></noindex> già linkato dal 97,6% della blogosfera perchè “Sono Passati 8 Anni Guarda Come Siamo Cambiati Una Volta Eravamo Delle Persone Meglio”. Poi ho integrato il post con una dura critica nei confronti dei casta-fascisti-ilgiornalismoèmorto-psiconani della Cassazione perché hanno osato rifiutare le firme prese da Grillo senza seguire la procedura prevista dalla legge fascista sul referendum del 1970. Che si vergognino! Knowledge is FREE!!1!1</p>
<p>Mentre clicco su “Publish”, un pesante tonfo originatosi chissà dove mi fa sobbalzare e il mouse schizza via dalla mia mano, impedendomi la pubblicazione del post<sup><a href="http://www.mentecritica.net/free-valpreda-e-tutti-gli-altri/informazione/johnpaul/10008/#footnote_0_1312" id="identifier_0_1312" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Censura preventiva." >1</a></sup>. Sento un rumore agghiacciante provenire dal mio letto, le molle si stritolano le une con le altre, è un seppuku a fin di bene, lo so, uno scricchiolio sinistro monta dai piedi del giaciglio ed arriva sino al poggiatesta, è un tremito poderoso &#8211; è la cucitura della mia idiozia nullafacente saltata improvvisamente e miseramente.</p>
<p>Le lenzuola si avviluppano su stesse e si contorcono spaventosamente, elevandosi sempre di più, quasi come un sacchetto della spesa sospinto in cielo dallo scorrere del traffico, e dall’Everest di cotone emerge lentamente, quasi pigramente, una figura enorme, sconfinata, la barba folta e grigio-rossiccia ad incorniciare un bavaglio grande come una vela, due fessure censorie a fissarmi severamente, i capelli umidicci, incollati alla fronte. Un moto di terrore si impadronisce di me: è L’Uomo Col Bavaglio. Nella mia stanza, nel mio letto. E, cosa più grave, ha visto il mio admin panel. Sulla fronte ha intagliato (non so come) qualcosa, una scritta forse: “LEVI, PROVACI ANCORA”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-10012" title="freevalpreda-2" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/freevalpreda-2.jpg" alt="" width="102" height="126" /></p>
<p>Non riesco a muovermi. Lui mi fissa ancora. Devo cercare su Google o su Wikipedia il significato di tutto ciò. Continua a fissarmi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Blog fou</strong></p>
<p><em>Ehi! Dico a te! Mi senti? Ti pare il modo di crollare così, come un sacco di patate? Ci interrompi il brainstorming, oh my god. Che disgrazia, ma dico, come si fa ad addormentarsi in un bloglager, soprattutto ora che stiamo fightando for your right? Con il wifi fuori di casa, con le chiappe fuori di casa, cazzo, ad incontrare emeriti sconosciuti con cui non hai alcuna affinità se non quella di inondare di merda l’internet pensando di aver qualcosa di interessante da dire, o meglio, pensando che a qualcuno interessi veramente quello che hai da dire? Insomma, svegliati!</em></p>
<p>Era soltanto un incubo, ma il dormiveglia è altrettanto terrificante. La <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://punto-informatico.it/2468674/PI/News/camera-manda-avanti-ddl-anti-blog.aspx" >legge Levi</a></noindex> è stata approvata dal Parlamento solo tre ore fa. I primi suicidi si sono registrati a Roma: hanno deciso di farla finita una digital strategist, un esperto di sicurezza e un bidello pedofilo che pensava che la legge abolisse la pedopornografia. Rudy Guede, dal carcere, ha annunciato lo sciopero della fame rendendosi conto che non potrà mai più mettere video dementi su youtube &#8211; si, gli stessi video che poi saranno usati dai giornalisti di Repubblica per farne un mostro (extracomunitario). Pannella ha iniziato lo sciopero della fame per solidarietà agli scioperi della fame.</p>
<p>La magistratura di internet ha già rinchiuso tutti i blogger in un campo di concentramento<sup><a href="http://www.mentecritica.net/free-valpreda-e-tutti-gli-altri/informazione/johnpaul/10008/#footnote_1_1312" id="identifier_1_1312" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il Registro degli Operatori di Comunicazione?" >2</a></sup>.</p>
<p>C’è molto smarrimento nella sala centrale del lager in cui mi trovo: molti miei colleghi blogger preferiscono rifugiarsi nel caldo abbraccio dell’eroina, concedersi alla Wii o, extrema ratio, violentarsi con le statuine dei Macchianera Awards. Qualcuno rispolvera Cadillac &amp; Dinosaurs, emulandolo con il Mame. Uno sparuto gruppo di blogger di sesta fascia (i kapò) sta infierendo sul corpo martoriato di una blogstar che non aveva detto nulla a proposito del liberticidio Levi. Gli stupri sono all’ordine del minuto. No Future, come dicevano i Sex Pistols &#8211; ora è davvero così. Ci sono riusciti, i politici. Hanno imbavagliato la rete, l’hanno incarcerata e hanno buttato le chiavi.</p>
<p>Ci hanno fatto registrare al ROC, quest’organismo parafascistasignoraggio che ci obbliga a sottostare agli stessi impegni della stampa, altro ganglio del veterofascismo di Stato che noi blogger avevamo iniziato ad abbattere tramite la più totale omologazione al giornalismo più bieco &#8211; cioè quello veterofascista di Stato. “I GIORNALISTI CI TEMONO, LUNGA VITA AL CITIZEN JOURNALISM”. Ecco, morto &amp; sepolto. Ci hanno tolto la libertà di mettere gli inutili ads di Google (ragione di vita per migliaia di blog) &#8211; le mie 30 visite al giorno mi hanno portato 6,37 € in tre anni, SEI EURO, un pacchetto e mezzo di sigarette o 1/30 di una maglietta de il deboscio.</p>
<p>A nulla è valsa l’esclusione dell’obbligo di registrazione messa nera su bianco nella relazione al progetto di legge:</p>
<blockquote><p>Nel comma 3 viene espressamente escluso l’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione per i prodotti, come i cosiddetti « blog », che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.</p></blockquote>
<p>Ma non era così, almeno non per noi che avevamo ascoltato lo strazio di dolore lanciato dalla blogosfera. Mi avevano detto, all’inizio della fine: “la polizia ti controllerà tutti i post, attento, sposta tutto all’estero dove c’è la libertà e non c’è Berlusconi!!1″. Effettivamente era così. La polizia controllava lo 0,001 % dei blog, e il -0,0000000% della politica italiana era influenzato dai blog. Ho dovuto spostare il server all’estero, ma quando ho detto che i Baustelle fanno musica e che la Canalis è una race traitor le querele mi sono arrivate comunque. La legge aveva già influenzato le menti della magistratura di internet.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Blog macht frei</strong></p>
<p>Sono già passate 7 ore dall’entrata in vigore della legge. Una blogger si avvicina a me, barcollando vistosamente. E’ ubriaca, è flaccida, è suina: della bava giallognola le cola dalla bocca. Mi afferra un braccio, strepita e urla mentre le sue zaffate-fragranza-Calcutta mi fanno quasi svenire: “TI RENDI CONTO? ORA NON POTRO’ PIU’ SCRIVERE LE MIE FALSE AVVENTURE SESSUALI DA FEMMINISTA DELLA TERZA ORA SUL BLOG DI GRUPPO DI 35ENNI DEPRESSE IN MENOPAUSA MA CHE AVEVA 33 LETTORI NEL FEED ED ERA 3587312 SU TECHNORATI!!!1!” La allontano dicendole che Feedburner non è affidabile &#8211; per tutta quella storia dei redirect &#8211; che anche l’Economist aveva detto che il blogging <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.economist.com/business/displaystory.cfm?story_id=12566826" >è morto</a></noindex> (ben prima della legge Levi) e che Oriana Fallaci è morta dopo Insciallah. Boom.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-10013" title="freevalpreda-3" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/freevalpreda-3.jpg" alt="" width="448" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Foto: <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://flickr.com/photos/majovila/2627942618/" >Flickr</a></noindex>)</em></p>
<p>Mi aggiro allucinato per l’ultima, vera blogfest della nostra vita. Un gruppo di grillini mi ferma: sono esagitati, hanno i vestiti stracciati, ma in fondo ai loro occhi c’è un barlume di speranza, una flebile ma brillante luce di vittoria. La lotta contro i faccisti è stata devastante, ma alla fine cel’hanno fatta. Sono riusciti a dimostrare che la legge Levi intendeva colpire ad personam il blog di Grillo, e che il parlamento fa<span style="text-decoration: line-through;">s</span>ccista ha innescato questa reazione a catena solo per mettere in atto il killeraggio politico del loro guru. In realtà<sup><a href="http://www.mentecritica.net/free-valpreda-e-tutti-gli-altri/informazione/johnpaul/10008/#footnote_2_1312" id="identifier_2_1312" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Lo so perchè ho letto uno splendido debunking su disinformazione.it." >3</a></sup> è solo un pretesto per promuovere il V33-Day, prossimamente disponibile in DVD da Mondadori e nelle migliori librerie.</p>
<p>C’è un crocicchio di sediziosi in un angolo. Farneticano. “Se tutti avessero usato Tor, Triangle Boy, server privati all’estero…” ripete sconsolato un blogger. “Ci seppelliranno di querele, lo so, è già successo, adesso che siamo equiparati alla stampa non sarà come prima, quando la giurisprudenza ci equiparava alla stampa!” continua a ripetere un blogger politico. Lo ripete talmente tante volte da racimolare 2 trackback da un sito cinese di spam. Un altro blogger gli si avvicina e comincia a sgranocchiargli un polpaccio: “Dopo… &#8211; si lamenta infastidito il blogger politico, facendo un cenno al cannibale &#8211; ora devo scrivere il 152° commento personale sul post del NY Times per dissociarmi dal premier su Obama”.</p>
<p>Sento degli strepiti al centro della sala. Qualcuno sventola il piano di rinascita democratico della P2. Delle grida si alzano improvvise: “E’ STATO LA P2, E’ TUTTO SCRITTO LA’”. Una pattuglia di kapò irrompe in mezzo alla folla, che si apre più velocemente della gambe di Belladonna in un porno qualsiasi. Hanno un pacco di calce, dei mattoni e una cazzuola massonica. Dopo qualche ora il lavoro è compiuto. Pare che l’ultimo desiderio degli sventurati fosse stato quello di essere rimossi da Blogbabel, dato che non sarebbero mai più avanzati di carriera: richiesta respinta &#8211; il sistema ancora non lo permette, ma dalla prossima versione si potrà fare.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Blog Fallout</strong></p>
<p>Verso la mezzanotte, per tentare una mediazione impossibile, il governo ha mandato nel bloglager un team di giuristi (affiancati da neuropsichiatri) con il preciso compito di delineare il quadro giuridico della norma. Ma i blogger, sempre più infervorati, si sono fissati sulla definizione di prodotto editoriale. “Cosa vuol dire intrattenimento, eh??” / “E formazione? DIVULGAZIONE? BUFFONI!1″ / “RICORDATEVI IL GERIATRIC ASSAULT DEL <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/tech_and_web/the_web/article2732802.ece" >TIMES</a></noindex>, OH!1″ / “IL DDL E’ DEL PD, VELTRONI = BERLUSCONI, E’ TUTTA ‘NA PASTA SONO TUTTI UGUALI CASTA PRECARIATO LEGGE BIAGI G8.”</p>
<p>Nella ressa, 3 tumblrari sono fagocitati da un blogger esperto in social networking. Mentre i giuristi continuano a parlare, la mole di post e di link continua a crescere, i liveblogging si aggiornano alla frequenza di 0,8 secondi, il rimando di dati si gonfia ed esplode come <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.bbakira.co.uk/cels/iancox/main/mutate1.jpg" >Tetsuo</a></noindex> in Akira &#8211; un vortice digitale inarrestabile, un uragano di dati senza senso che si riversa sulle strade dell’internets. A New Orleans c’è stata una pioggerellina estiva, al confronto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-10014" title="freevalpreda-4" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/freevalpreda-4.jpg" alt="" width="448" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Foto: <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://flickr.com/photos/advogadissima/554503872/" >Flickr</a></noindex>)</em></p>
<p>Io me ne sto in disparte. Di fianco a me sta l’Uomo Col Bavaglio. Solo ora mi accorgo che le pareti del lager sono trasparenti, e che tutto il complesso è circondato dalla gente, sono padri di famiglia, lavoratori, studenti e quant’altro, stanno ridendo a crepapelle, si stanno spanciando, rantolano a terra dall’ilarità, incontrollati &amp; incontrollabili. Ancora più in lontananza vedo delle esplosioni, le volute di fumo che vanno a convergere in alto, scolpendo all’orizzonte la familiare sagoma del funghetto atomico. Il cielo è rosso, le colline sono grigie.</p>
<p>Le esplosioni sono sempre più vicine, il loro fragore è attutito dalle mura e dal feroce baccano della sala. Sempre più vicine.</p>
<p>E allora tanto vale aspettare, guardare avanti. E’ così terribilmente divertente.</p>
<p><small></small></p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_1312" class="footnote"><small>Censura preventiva. [<a href="http://www.mentecritica.net/free-valpreda-e-tutti-gli-altri/informazione/johnpaul/10008/#identifier_0_1312" class="footnote-link footnote-back-link" >↩</a>]</small></li>
<li id="footnote_1_1312" class="footnote"><small>Il Registro degli Operatori di Comunicazione? [<a href="http://www.mentecritica.net/free-valpreda-e-tutti-gli-altri/informazione/johnpaul/10008/#identifier_1_1312" class="footnote-link footnote-back-link" >↩</a>]</small></li>
<li id="footnote_2_1312" class="footnote"><small>Lo so perché ho letto uno splendido debunking su disinformazione.it. [<a href="http://www.mentecritica.net/free-valpreda-e-tutti-gli-altri/informazione/johnpaul/10008/#identifier_2_1312" class="footnote-link footnote-back-link" >↩</a>]</small></li>
</ol>
<p><small></small></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un Nuovo Modo di Vedere le Cose</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 10:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CogitoergoVomito</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.mentecritica.net/un-nuovo-modo-di-vedere-le-cose/cronache-italiane/cogitoergovomito/9867/</guid>
		<description><![CDATA[Il 23 novembre 1936 nasceva un nuovo modo di vedere le cose. Life nacque dal fondatore del Time, Henry Luce, ed era una pubblicazione imperniata principalmente sul foto giornalismo. Life venne pubblicato come settimanale fino al 1972, come &#8220;speciale&#8221; senza una cadenza fissa sino al 1978, come mensile dal 1978 al 2000 e come supplemento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 novembre 1936 nasceva un nuovo modo di vedere le cose.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-9877 aligncenter" title="life_mag_cover_ftpeck" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/life_mag_cover_ftpeck.jpg" alt="" width="492" height="656" /></p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Life_(rivista)" ><span id="more-9867"></span><span style="#3333ff;"><span class="blsp-spelling-error">Life</span> </span></a></noindex>nacque dal fondatore del Time, <span class="blsp-spelling-error">Henry</span> Luce, ed era una pubblicazione imperniata principalmente sul foto giornalismo.</p>
<p><span class="blsp-spelling-error">Life</span> venne pubblicato come <span style="#000000;">settimanale</span><span style="#000000;"> fino al </span><span style="#000000;">1972</span><span style="#000000;">, come &#8220;speciale&#8221; senza una cadenza fissa sino al </span><span style="#000000;">1978</span><span style="#000000;">, come </span><span style="#000000;">mensile</span><span style="#000000;"> dal </span><span style="#000000;">1978</span><span style="#000000;"> al </span><span style="#000000;">2000</span><span style="#000000;"> e come supplemento settimanale dal </span><span style="#000000;">2004</span><span style="#000000;"> al </span><span style="#000000;">2007</span><span style="#000000;">. </span></p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_novembre_19/google_foto_life_603c28ae-b647-11dd-bbfd-00144f02aabc.shtml" ><span style="#000099;">Oggi grazie ad uno &#8220;storico&#8221; accordo</span></a></noindex> tra Google e <span class="blsp-spelling-error">Life</span> abbiamo la possibilità di vivere il mondo ed il nostro passato, attraverso un <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://images.google.com/hosted/life" ><span style="#000099;">archivio di milioni di foto</span></a></noindex> <span class="blsp-spelling-error">scannerizzate</span>; il 97% di queste foto non è stato mai visto dal grande pubblico.</p>
<p>Dalle <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://images.google.com/hosted/life/l?imgurl=d8a29d2ec62c9ec8&amp;q=naples+hitler+source:life&amp;usg=__GhDIJEOPaDYehJfl1YJc7X6btNw=&amp;prev=/images%3Fq%3Dnaples%2Bhitler%2Bsource:life%26hl%3Den" ><span style="#000099;">svastiche di Piazza del Plebiscito </span></a></noindex>di Napoli all&#8217;<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://images.google.com/hosted/life/l?imgurl=4c51b59cd1a6ca3f&amp;q=rome+source:life&amp;usg=__D3axyQ4SZKeuwo_XO3sDz8whe0o=&amp;prev=/images%3Fq%3Drome%2Bsource:life%26start%3D20%26ndsp%3D20%26hl%3Den%26sa%3DN" ><span style="#000099;">incontro tra Mussolini e Hitler</span><span style="#e0ad12;"> </span></a></noindex>a Roma: conoscere la nostra storia ora è possibile anche grazie a Google.</p>
<p>E&#8217;curioso notare gli <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://images.google.com/images?hl=en&amp;q=slogan+mussolini+source%3Alife" ><span style="#000099;">slogan sui muri</span><span style="#e0ad12;"> </span></a></noindex>delle città ai tempi del fascismo:<br />
<strong><span style="#990000;"><em></em></span></strong><br />
<strong><span style="#990000;"><em>&#8220;E&#8217; l&#8217;aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende&#8221;<br />
&#8220;Se avanzo seguitemi, Se indietreggio uccidetemi!&#8221;<br />
&#8220;Se non ci dai 5 euro da qui non passi!&#8221;</em></span></strong></p>
<p><strong><span class="blsp-spelling-error">Ops</span>!</strong> Chiedo scusa&#8230;mi sono confuso&#8230;.<br />
l&#8217;ultimo è uno slogan di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/pestaggi-razzisti/pestaggi-razzisti/pestaggi-razzisti.html" ><span style="#000099;">ieri</span></a></noindex>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Tutti Pazzi per Obama</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/tutti-pazzi-per-obama/informazione/sul-web/redazione/9370/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 15:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sul Web]]></category>
		<category><![CDATA[carla bruni]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio-Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora tutti vogliono essere Obama. Ora tutti sono amici di Obama. Tutti pazzi per Barack Hussein Obama. Ma è un amore ricambiato? Nel 2006, durante il discorso di Silvio Berlusconi al Congresso americano, Obama rischia di addormentarsi, non batte le mani, si volta dall&#8217;altra parte per non doverlo salutare. Al minuto 2:37 un fermo immagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora <a href="http://www.mentecritica.net/il-mio-modello-e-obama/il-bello-della-politica/doxaliber/8627/" >tutti vogliono essere Obama</a>. Ora tutti sono amici di Obama. Tutti pazzi per <a href="http://www.mentecritica.net/?s=obama" title="Articoli su Obama pubblicati su MenteCritica"  target="_blank">Barack Hussein Obama</a>. Ma è un amore ricambiato?</p>
<p><span id="more-9370"></span></p>
<p>Nel 2006, durante il discorso di Silvio Berlusconi al Congresso americano, Obama rischia di addormentarsi, non batte le mani, si volta dall&#8217;altra parte per non doverlo salutare.</p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/tutti-pazzi-per-obama/informazione/sul-web/redazione/9370/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Al minuto 2:37 un fermo immagine mostra Obama seduto al tavolo con Walter Veltroni &#8220;<em>quando fu amichevolmente accolto nello studio di Obama al Senato di Washington</em>&#8220;, come scrive <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://termometropolitico.wordpress.com/2008/11/10/ecco-quanto-obama-considera-berlusconi-zero/"  target="_blank">Termometro Politico</a></noindex>, autore del video.  In sovrimpressione la scritta &#8220;Questo è molto meglio..!&#8221;.</p>
<p>Walter l&#8217;unico amore italiano di Obama?</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9381" title="unicoly5" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/unicoly5.jpg" alt="" width="320" height="234" /></p>
<p>Sicuramente Walter gioisce per la vittoria di Obama.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9374" title="makome" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/makome.jpg" alt="" width="370" height="460" /></p>
<p>Intanto Carla Bruni si confessa.  <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://diabolicomarco.blogsome.com/go.php?http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/italia-obama/bruni-abbronzato/bruni-abbronzato.html"  target="_blank">E&#8217; felice di non essere più italiana. </a></noindex></p>
<p>Lui, Silvio, ci sarà rimasto molto male. Anche la moglie del suo amico Sarkozy è una <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/Notizie/Politiche2006/articoli/04_Aprile/04/coglioni.shtml"  target="_blank">cogliona</a></noindex> comunista.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9387" title="carlabruniguevara" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/11/carlabruniguevara.jpg" alt="" width="378" height="500" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prendevo Sempre Nove</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 09:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto di Replica]]></category>
		<category><![CDATA[Il Futuro è nei Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Sul Web]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[condotta]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[maria stella gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Io, in condotta, prendevo nove. Nove, non dieci. Dieci era da supersecchioni mosci: se prendevi dieci i tuoi amici ti consideravano un broccolo. Nove invece era da tipi tranquilli ma ben svegli. Da Otto erano gli scavezzacollo: la trasgressione massima era uno spinello di nascosto. Da Otto erano pure le ragazzette sveglie abbastanza &#8230;ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io, in condotta, prendevo nove. Nove, non dieci. Dieci era da supersecchioni mosci: se prendevi dieci i tuoi amici ti consideravano un broccolo. Nove invece era da tipi tranquilli ma ben svegli. Da Otto erano gli scavezzacollo: la trasgressione massima era uno spinello di nascosto. Da Otto erano pure le ragazzette sveglie abbastanza &#8230;ma non troppo.<br />
Col Sette in condotta potevi venire bocciato. Era il voto che si dava a quelli proprio tremendi (gli &#8220;incorreggibili&#8221;), quelli che disturbavano di continuo la lezione facendo gli spiritosi, quelli propensi a menare le mani o che per scandalizzare le ragazzine facevano &#8220;cose proibite&#8221; in classe.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/confession.gif" alt="" width="386" height="299" /></p>
<p><span id="more-8866"></span></p>
<p>Strana &#8216;materia&#8217;, la condotta. Più che altro era un giudizio che i professori attribuivano al tuo modo di comportarti. &#8220;Condotta&#8221;, da &#8220;condurre&#8221;, &#8220;condursi&#8221;. Ovvero come un adolescente riesce a temperare le naturali esuberanze dell’età ed a misurarsi con l’autorità e la civile convivenza.</p>
<p>Il voto di condotta venne soppresso esattamente dieci anni fa: fu la riforma Berlinguer a decretarne il tramonto. Qualcuno sostiene che fu per evitare che ragazzi intelligenti ma vivaci fossero frenati a causa del proprio carattere &#8220;forte&#8221;: come dire che ai &#8220;migliori&#8221; in profitto si potesse perdonare qualche intemperanza. C&#8217;è chi pretese di ammantare di ideologia anche una simile scelta: con il voto in condotta veniva premiata la sottomissione al Potere costituito.</p>
<p>Balle, direi. La questione della ‘buona’ condotta presuppone uno sguardo laico, non ideologico. È ‘buona’ la condotta che consente la formazione di un individuo libero ma anche rispettoso delle regole poste a tutela di sé e degli altri. Lo studente va aiutato a sviluppare la sua capacità di apprendimento, ma nel farlo deve abituarsi a seguirle, quelle regole, e a restare nell&#8217;ambito della correttezza di comportamento e del rispetto verso l&#8217;altro. Superfluo dire che se ne sente un gran bisogno, oggi.</p>
<p>Non so dire se l’eliminazione del voto di condotta abbia contribuito alla recrudescenza della violenza, all&#8217;aumentare dell&#8217;arroganza, del bullismo e delle altre spacconate oggi ampiamente documentate su YouTube. Mi sono sempre chiesto il perché di quella eliminazione, quasi che il “sapersi comportare” non sia materia sulla quale un giovane possa essere indirizzato, valutato e, se occorre, “raddrizzato”.<br />
Io penso che, ancorché non decisiva, la sua reintroduzione possa dare un contributo a porre un argine ai fenomeni che la cronaca ci propone sempre più spesso: prepotenze odiose ai danni dei soggetti più fragili, gesti pesanti ai danni di professoresse, addirittura sberle e cazzotti ai professori.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/fabbrica-scuola.jpg" alt="" width="499" height="539" /></p>
<p>Non so se reintrodurre la &#8220;condotta&#8221; basterà. Vedo una preoccupante crisi di autorevolezza della classe insegnante, per nulla aiutata dalle famiglie, spesso più propense a giustificare i propri indisciplinati pargoli che a coadiuvare i docenti nell’opera di educarli, con buona pace del principio di autorità. A proposito del quale bisogna però stare attenti, ché è materia delicata.</p>
<p>Un segnale negativo, in questo senso, l&#8217;ho colto proprio in questi giorni, quando ho visto bambini portati in piazza da maestre e genitori contro il decreto Gelmini. A questo proposito <strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://claudiorise.blogsome.com/2008/10/20/p460/"  target="_blank">Claudio Risè così ha scritto</a></noindex></strong> su Il Mattino.</p>
<blockquote><p>Queste manifestazioni (&#8230;) pongono le basi di un grave conflitto tra la personalità in formazione del bambino e il principio d’autorità. Quando gli insegnanti coinvolgono gli alunni nelle loro dimostrazioni di protesta, trasmettono loro, infatti, un’informazione esplicita: l’autorità non ha valore (è «ignorante», dannosa, «Gelmini mangia i bambini» &#8211; è scritto sui cartelli), va combattuta.<br />
Si tratta, però, di un messaggio «schizogeno», che tende a dividere la personalità, visto che gli stessi insegnanti rappresentano l’autorità verso i bambini. L’ordine normativo viene così scisso in due (governo da una parte e insegnanti dall’altra), dunque indebolito, a favore di chi dispone fisicamente dei bambini (gli insegnanti) e a danno del ministro da cui il potere degli insegnanti dipende.</p></blockquote>
<p>Penso che sia un&#8217;osservazione non banale: questioni sulle quali chi ha la responsabilità di formare i buoni cittadini di domani dovrebbe meditare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Internet: Serious Business</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/the-internet-serious-business/informazione/johnpaul/6423/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 08:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>harlot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sul Web]]></category>
		<category><![CDATA[Articolo 21]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Ruta]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[italietta]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di parola]]></category>
		<category><![CDATA[stampa clandestina]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Se in questi giorni vi capita malauguratamente di passare per Cantù e di essere al contempo possessori di un blog o di un sito, vi conviene fuggire a gambe levate. E in fretta: da un momento all&#8217;altro può arrivare una segnalazione anonima al &#8220;numero verde&#8221; (il modo migliore per inaugurare la nuova Fase del Terrore: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/serious.jpg" alt="" title="Viggo Mortensen, la promessa dell\&#039;assassino" width="448" height="292" class="alignnone size-full wp-image-6442" /></p>
<p>Se in questi giorni vi capita malauguratamente di passare per Cantù e di essere al contempo possessori di un blog o di un sito, vi conviene fuggire a gambe levate. E in fretta: da un momento all&#8217;altro può arrivare una <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo425721.shtml" >segnalazione anonima</a></noindex> al &#8220;numero verde&#8221; (il modo migliore per inaugurare la nuova Fase del Terrore: a quando le ghigliottine nell&#8217;agorà?) che vi dichiari clandestini; non clandestini extracomunitari, beninteso. Piuttosto, stampatori clandestini (<a href="#1" title="vedi nota a piè di pagina"><sup>1</sup></a>), pericolosi carbonari, propalatori di oscuri samizdat telematici volti all&#8217;eversione dell&#8217;ordine costituito.<br />
<span id="more-6423"></span><br />
La vicenda è quella del giornalista Carlo Ruta. <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.laprivatarepubblica.com/ricochet/siamo-tutti-dei-fottuti-clandestini/" >Due mesi fa</a></noindex>, il suddetto era stato condannato alla multa di 150€ e (soprattutto) alla refusione delle spese processuali per essersi macchiato del reato di &#8220;stampa clandestina&#8221;, modernissima fattispecie prevista dall&#8217;art. 16 della <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.interlex.it/testi/l48_47.htm" >l. 47/1948</a></noindex>. Bene, cioè male: da qualche giorno in rete circolano le <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.minotti.net/2008/08/31/carlo-ruta-i-motivi-della-sentenza/" >motivazioni</a></noindex> della sentenza.</p>
<p>Per farla breve (<em>spoiler</em>): se i tribunali interpretassero la normativa vigente in questo modo, tutti i blog e i siti d&#8217;informazione sarebbero prodotti editoriali non registrati, quindi clandestini, quindi criminali. <em>Tutti</em>, sic et simpliciter. Ma andiamo ad analizzare i punti salienti della pronuncia giurisprudenziale.</p>
<p><strong>Orson Welles delivers!</strong></p>
<p>La definizione di prodotto editoriale è fornita dall&#8217;art 1 della <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.camera.it/parlam/leggi/01062l.htm" >l. 62/2001</a></noindex>: &#8220;<em>prodotto realizzato su supporto   cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla   pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico   con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora   o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici</em>&#8220;. Su questo regime la dottrina e la giurisprudenza si sono divise in due orientamenti differenti: il primo riconduce l&#8217;applicabilità dell&#8217;art. 1 solamente a chi usufruisce delle agevolazioni previste dalla legge stessa (cioè finanziamenti &amp; affini); l&#8217;altro, quello più seguito, equipara un sito internets ad una pubblicazione a mezzo stampa.</p>
<p>L&#8217;art. 5 della l. 47/1948 (quella violata &#8211; pfff! &#8211; da Carlo Ruta, per intendersi), prescrive che &#8220;<em>nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi</em>&#8220;. Un giornale, com&#8217;è noto, è caratterizzato prevalentemente dalla diffusione al pubblico, dalla testata (art. 1 comma 3 l. 62/2001), dalla periodicità della pubblicazione, che può essere quotidiana, settimanale, quindicinale, mensile, etc. e da molte altre cose (vedi: art. 2 l. 47/1948). Insomma, dopo alcune disquisizioni giuridiche, il Tribunale dice che:</p>
<blockquote><p>L’art. 16 della legge sulla stampa [l. 47/1948] si applica anche ai giornali telematici non già in via analogica, come da alcuni sostenuto, ma perché è lo stesso legislatore che rinvia a detta disposizione nel momento in cui impone alle testate periodiche l’obbligo della registrazione.</p></blockquote>
<p>Perfetto. Poi c&#8217;è il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/03070dl.htm" >d.lgs 70/2003</a></noindex>, che regola l’attività di prestazione di servizi di informazione, del quale ci interessa l&#8217;art. 7 comma 3: &#8220;<em>La registrazione della testata editoriale telematica e&#8217; obbligatoria esclusivamente per le attivita&#8217; per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62</em>&#8220;. Qualcuno potrebbe dire: ma quindi il singolo &#8211; giornalista o meno &#8211; che scrive articoli sul suo sito senza beccarsi una lira e senza essere prestatore di servizio è esentato dalla registrazione! Beh, no:</p>
<blockquote><p>il complesso sistematico delle norme impone un’esegesi delle medesime nel senso che al singolo giornalista, che non svolge la propria attività in forma economica e che non presta servizi in favore di una società di informazione, non può applicarsi la disposizione di cui all’art. 7, comma 3, del D. Lvo n. 70/2003 [...] perché tale disposizione riguarda solamente il c.d. prestatore di servizi, rimanendo conseguentemente il singolo giornalista sottoposto all’obbligo di cui all’art. 1, comma 3° ultimo periodo, della 1. n. 62/2001.</p></blockquote>
<p>Chi scrive online con periodicità di &#8220;fatti di cronaca&#8221; e di &#8220;tematiche socialmente meritevoli di essere note&#8221; deve dunque registrare la testata al tribunale &#8211; e non si può fare altrimenti, dal momento che se così non fosse si verrebbe a creare &#8220;un’ingiustificata disparità di trattamento tra i giornalisti della carta stampata, i quali soli sarebbero costretti a rispettare il dettato della legge del 1948 sulla stampa, ed i giornalisti telematici i quali, invece, potrebbero pubblicare in rete senza alcuna limitazione e senza alcuna forma di controllo (<a href="#2" title="vedi nota a margine"><sup>2</sup></a>)&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/serious-4.jpg" alt="" title="Orson Welles, Quarto Potere" width="448" height="292" class="alignnone size-full wp-image-6443" /></p>
<p>L&#8217;internets, inoltre, oltre ad essere una realtà sfuggente e magmatica, giuridicamente traversale e fonte di preoccupazione per le mamme e le vecchie, è</p>
<blockquote><p>la forma più efficace e potenzialmente più <em>insidiosa</em> [corsivo dell'autore] di diffusione di una notizia, dato o informazione, giacché tale “luogo” virtuale può essere visitato non solo da colui che è specificamente e direttamente interessato a conoscere una certa notizia, ma può essere visitato anche da soggetti che, inserendo uno o più termini in un motore di ricerca [ooooh!], vengono indirizzati al sito in oggetto.</p></blockquote>
<p>Coraggio: il meglio deve ancora arrivare.</p>
<p><strong>Blog macht frei</strong></p>
<p>Il sito di Carlo Ruta (www.accadeinsicilia.net), alla luce di quanto detto sopra, è sicuramente un prodotto editoriale ex art. 1 l. 62/2001. Perchè?</p>
<p>Innanzitutto perchè lo dice lui:</p>
<blockquote><p>è lo stesso imputato che, intitolando il proprio prodotto <em>“Accade in Sicilia giornale di informazione civile”, </em>ha definito e qualificato il proprio prodotto come giornale diretto a svolgere attività di informazione e, dunque, come prodotto editoriale.</p></blockquote>
<p>Capito? Bisogna stare attenti, la prossima volta, a mettere certe tagline. Ad esempio, se si scrive &#8220;Ho Ucciso Kenny&#8221;, oppure &#8220;Ho Corrotto Tutto Il Mio Consiglio Comunale Con I Soldi Rubati Alla Parrocchia&#8221;, preparatevi, nel primo caso, a farvi stringeri i polsi da gelide e dentellate manette; nel secondo, invece, tenetevi pronti a scaldare il futuro laticlavio di Montecitorio.</p>
<p>Accadeinsicilia, inoltre, è da considerarsi un prodotto editoriale per il tenore degli articoli e per la <em>periodicità</em> delle pubblicazioni. Ora, periodicità significa ripetizione costante, regolare &#8211; quindi un prodotto editoriale, come già detto in precedenza, deve essere a cadenza quotidiana, settimanale, etc. per rientrare nel paradigma legale. Ed invece si viene a scoprire che, stando a quando riportato nelle motivazioni della sentenza e nei <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.giornalismi.info/vocilibere/articoli/art_1092.html" >tabulati</a></noindex> (<a href="#3" title="vedi nota a piè di pagina"><sup>3</sup></a>), di periodicità non si può esattamente parlare:</p>
<blockquote><p>Dalle pagine del suddetto giornale rinvenute dalla Polizia Postale di Catania e da quelle già acquisite al fascicolo per il dibattimento si evince chiaramente che gli articoli venivano pubblicati con cadenza giornaliera, dato peraltro confermato, come già anticipato, anche dalla denominazione data dallo stesso imputato di “Giornale” che letteralmente significa quotidiano di informazione” (vedi articoli datati 27.11.2004, 25.11.2004, 15.11.2004, 17.11.2004, 10.11.2004, 6.11.2004, 3.11.2004, 1.11.2004, 30.10.2004, 28.10.2004, 14.10.2004, 13.10.2004).</p></blockquote>
<p>Uhm. Davvero &#8220;cadenza giornaliera&#8221; significa &#8220;articoli-ogni-due-o-tre-giorni&#8221;? E&#8217; questa la chiave di volta dell&#8217;intero affaire: se per periodicità, frettolosamente liquidata dal Tribunale in poche righe, si intende qualsiasi momento temporale, allora tutti i siti ed i blog d&#8217;informazione sono fuorilegge.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/serious-2.jpg" alt="" title="Bruce Willis, Die Hard" width="448" height="292" class="alignnone size-full wp-image-6444" /></p>
<p>Ruta aveva inoltre affermato, in sede di dichiarazioni spontanee, che accadeinsicilia.net non rappresentava un giornale, ma era un blog, un &#8220;diario civico&#8221;. A mio avviso non si può parlare di blog: trattavasi piuttosto di un sito, piuttosto rudimentale e datato, chiaramente Web 1.0, con caricamento manuale in HTML di articoli, interventi e documenti &#8211; comunque, di certo non un giornale riconducibile alla fattispecie normativa. A questo punto, il Tribunale si avventura in un&#8217;ardua sistematizzazione del termine &#8220;blog&#8221;, della sua funzione e del suo utilizzo:</p>
<blockquote><p>[...] Per pubblicare degli articoli sul sito creato dal Ruta era necessario contattare costui e sottoporre alla sua preventiva valutazione l’articolo che si intendeva pubblicare. Pertanto appare evidente come il sito in questione non fosse un blog, al quale chiunque potesse accedere e partecipare al dibattito, ma era un vero e proprio giornale dotato di una testata e di un editore responsabile.</p></blockquote>
<p>D&#8217;accordo. E i blog multiautoriali? E i contributi esterni? E gli articoli tradotti da un altra lingua? E i post di un&#8217;altra persona citati nel proprio blog? Insomma, alla fine un blog si riduce a questo: un <em>diario </em>in cui si affrontano gli argomenti più eterogenei (<a href="#4" title="vedi nota a piè di pagina"><sup>4</sup></a>) (anche qua: e se ci sono dieci articoli di attualità e cinque di anedotti personali?), basta che i commenti siano aperti. Ai siti che hanno disabilitato l&#8217;opzione dall&#8217;admin panel: riabilitatela, prima di trovarvi la forza pubblica tra le mura di casa.</p>
<p><strong>Siamo nel vostro Internet, corrompendovi le vostre libertà</strong></p>
<p>In definitiva, è abbastanza ragionevole pensare che tali motivazioni non reggano ad un vaglio giuridico più approfondito. Tuttavia, a parte alcuni aspetti squisitamente tecnici, il thema decidendum non è completamente fuori dalla realtà, come ad esempio può esserlo Frattini in relazione alla crisi russo-georgiana o Kossiga che rilascia una dichiarazione credibile.</p>
<p>L&#8217;impianto legislativo parte da una legge di 60 anni fa, che per forza di cose non può rispecchiare nemmeno astrattamente i cambiamenti intercorsi nell&#8217;ultimo decennio, ed arriva a correlarsi in maniera del tutto distonica con le recenti riforme legislative del 2001 e del 2003. Riforme che, unite al famigerato <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf" >ddl Prodi-Levi</a></noindex> (patetico tentativo di ordinare la materia), sono sintomatiche di un atteggiamento antidiluviano e retrogrado della classe politica, sempre mirato ad interventi estemporanei, disorganici e tardivi che non fanno altre che addensare inquietanti nubi di incertezza sulla coltre legislativa, già ipertrofica e gargantuesca oltre ogni sopportabile limite.</p>
<p>Tuttavia, è troppo comodo (certo, ora che non c&#8217;è più Mastella magari lo è un po&#8217; di meno) rivalersi esclusivamente sulla politica. E&#8217; colpa di ogni strato della società, dai giornalisti ai forzati del divertimento, passando per i liberi professionisti e le generazioni perdute. Una società profondamente pervasa da quello che i tedeschi chiamano Shadenfreude, ovvero la gioia suscitata dalle disgrazie altrui: ad ogni censura e ad ogni sopruso la squallida folla dei moralisti intransigenti si infoltisce sempre di più, inneggiando alla repressione metodica di qualsiasi comportamento sospetto o non consono &#8211; cioè normale, in qualsiasi altro paese che non sia la Libia&#8230;err, l&#8217;Italia.</p>
<p>Internet non è la libertà. E&#8217; uno strumento neutro che corre parallello alla libertà e che si assimila alla sua essenza, convergendo su essa, solamente quando qualcuno &#8211; un qualcuno inteso come Società, come Politica e come Res Publica &#8211; decide di infondere nel media le sue consuetudini, le sue abitudini, i suoi principi e le sue leggi.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/serious-3.jpg" alt="" title="Magritte, Le fils de l\&#039;homme" width="448" height="292" class="alignnone size-full wp-image-6445" /></p>
<p>In questa fase di consolidata transizione Internet è, tra le altre cose, lo specchio del Paese. Ed è un ritratto osceno, deturpato da mille piaghe, incrostato, sconcio, che nasconda l&#8217;antica e fiera bellezza sotto cumuli di macerie e di sporcizia. Sempre più orgoglioso di farlo, a testa alta verso il baratro.</p>
<p><strong>Note:</strong></p>
<hr />
<ul style="list-style-type: decimal;">
<li><a name="1" /><small>Se di stampa clandestina bisogna parlare, le denunce andrebbero catalizzate su certi giornalastri che non sarebbero degni neppure di essere usati per raccogliere le feci dei cani in una strada di Calcutta.</small></li>
<li><a name="2" /><small>In realtà è l&#8217;esatto contrario. Secondo quanto sancito dalla Cassazione, la pubblicazione via internets &#8220;deve intendersi effettuata potenzialmente <em>erga omnes</em>&#8220;. Quindi, registrazione o non registrazione, i &#8220;giornalisti&#8221; telematici &#8211; nella stragrande maggioranza dei casi persone normali che scrivono sul web, spesso per diletto &#8211; rischiano, ora come ora, molto di più dei giornalisti &#8220;normali&#8221;. Alla prima avvisaglia, se va bene, gli si chiude il sito; se va benissimo gli si sequestra l&#8217;articolo, mentre la stampa, giustamente, non può essere sottoposta a censura. Il vuoto legislativo sulla pubblicazione online è spaventoso &#8211; e purtroppo, visti i brillanti tentativi di regolamentare la delicata questione, è probabile che arriveremo a rimpiangerlo. Il fatto che alcuni blog andrebbero censurati, chiusi e sequestrati a prescindere è un altro discorso.</small></li>
<li><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.archive.org/web/web.php" name="3" /><small>Dati raccolti dalla <a >Wayback Machine</a></noindex>, che è <em>notoriamente</em> il metodo più scientifico, usato addirittura da hacker quindicenni, per ricostruire la periodicità (peraltro il sito di Ruta, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://web.archive.org/web/*/http://www.accadeinsicilia.net" >stando ai dati</a></noindex>, è aggiornato alla rinfusa) di un prodotto editoriale &#8211; leggasi sito/blog/e-zine, etc.</small></li>
<li><a name="4" /><small>&#8220;&#8230;strumento di comunicazione ove tutti indistintamente possono esprimere le proprie opinioni sui i [sic] più svariati argomenti&#8230;&#8221;</small></li>
</ul>
<hr />
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