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	<title>MenteCritica &#187; Oltre il Confine</title>
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	<description>Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia</description>
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		<title>Presidenziali in Finlandia: un ecologista al ballottaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 11:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 5 febbraio si svolgerà il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica di Finlandia dopo che nel primo turno del 22 gennaio è emerso che a fronteggiare Sauli Nimisto, della destra liberale moderata (KOK), non sarà ne il candidato di centro Paaro Vayvynen , ne il socialdemocratico Paavo Lipponen, ma il verde Pekka Haavisto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 5 febbraio si svolgerà il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica di Finlandia dopo che nel primo turno del 22 gennaio è emerso che a fronteggiare Sauli Nimisto, della destra liberale moderata (KOK), non sarà ne il candidato di centro Paaro Vayvynen , ne il socialdemocratico Paavo Lipponen, ma il verde Pekka Haavisto.</p>
<p><span id="more-23693"></span>Se Nimisto ha raggiunto il 37%, al di sotto delle aspettative, Haavisto ha inaspettatamente superato, con quasi il 19% Vayvynen, fermo al 17,5%, mentre Lipponen si è fermato al 6,7%. Per quanto non sia facile, l’eventuale elezione di un verde alla Presidenza, sarebbe il primo caso in Europa di un Presidente apertamente omosessuale regolarmente unito civilmente al suo compagno. Ma la presenza di un candidato gay alla presidenza è passata pressoché inosservata nel corso della campagna elettorale senza che se ne facesse argomento di scontro. La stessa Presidente uscente, la socialdemocratica Tarja Halonen, si era più volte schierata in difesa dei diritti LGBT, sostenendo apertamente anche i matrimoni omosessuali, resi legali nel paese dal 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/-zUhwms1YZKY/Tysn09pgX2I/AAAAAAAACr0/APtBbANlmsY/s1600/Finlandia%2Bparlamento%2B2011.jpg" alt="" width="408" height="374" /></p>
<p style="text-align: center;">( il Parlamento Finlandese di 200 membri eletto nel 2011)</p>
<p style="text-align: justify;">Le vere novità del voto sono altre: la prima di tutte il forte ridimensionamento delle forze antieuropeiste, nazionaliste e xenofobe che solo un anno fa, nelle elezioni politiche, avevano avuto un notevole successo con il forte risultato degli euroscettici populisti, più noti come Veri Finlandesi, il cui candidato Timo Soini si è fermato al 9,5 %, meno della metà del risultato ottenuto un anno fa. Negli ultimi anni l’equilibrio fra i partiti di centro e di sinistra moderata e lo scontro con le emergenti coalizioni di estrema destra ed euroscettiche ha portato all’alleanza di quattro partiti , verdi compresi, al governo del paese.<br />
La seconda novità è la conferma della crisi dei socialdemocratici che hanno più che dimezzato i voti, mentre i verdi li hanno raddoppiati ed un discreto successo, specie fra i giovani, l’ha avuto anche l’Alleanza di Sinistra che ha raggiunto con Paavo Arhimäki il 5,5%.</p>
<p>I giornali estoni, norvegesi, inglesi, parlano del voto soprattutto come di un referendum a favore dell&#8217;Unione Europea, scrivendo che la crisi economica e la tradizione di solidarietà e pragmatismo dei paesi nordici stanno già ridimensionando le tentazioni euroscettiche e xenofobe di partiti che comunque non sono mai stati ammessi al governo.</p>
<p>Il verde Pekka Haavisto, che è stato già ministro nel governo di grande coalizione ed è da tempo uno dei leader della Lega verde, è una figura nota in Europa. Il candidato dei verdi ha una lunga carriera politica alle sue spalle; oltre che il ruolo di ministro ha avuto un percorso di alto profilo all’interno dell’Onu.<br />
Haavisto è stato un membro del parlamento dal 1987 fino al 1995. È stato segretario della Lega Verde dal 1993 al 1995 e ministro dell&#8217;ambiente durante il Governo Lipponen tra il 1995 e il 1999. È stato il primo ministro europeo a rappresentare un partito verde. Tra il 1999 e il 2005 Haavisto ha lavorato per le Nazioni Unite. Ha condotto il gruppo di ricerca per il programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (UNEP) in Kosovo, Afghanistan, Iraq, Liberia, Palestina e Sudan. Ha inoltre coordinato le investigazioni dell&#8217;ONU circa gli effetti dell&#8217;uranio impoverito in Kosovo, Montenegro, Serbia e Bosnia e Erzegovina. Nel 2005 è stato inserito come speciale rappresentante dell&#8217;Unione Europea in Sudan dove ha partecipato alle trattative di pace nel Darfur. Nel 2007 e nel 2011 Haavisto è stato rieletto nel parlamento dal distretto elettorale di Helsinki dove i Verdi avevano ottenuto nel 2000 fino al 23%.</p>
<p>Sul problema del nucleare c’è un dibattito aperto nel paese e fra gli ecologisti, che per dissidi sul tema per un certo periodo hanno abbandonato il governo. Nel paese sono presenti due impianti con quattro reattori e sono abbastanza note le vicissitudini dell’impianto in costruzione a Olkilmoto, i cui costi e tempi di realizzazione continuano a essere spostati in avanti fino al punto che una delle due società coinvolte, la Siemens , ha abbandonato il progetto rimasto tutto in mano alla EDF francese.</p>
<p>I risultati del primo turno, in buona parte inaspettati , dicono che la crisi delle destre ed un sostegno compatto ad Haavisto rendono ancora aperto il risultato al ballottaggio nel secondo turno, malgrado il distacco fra i due candidati. Sarebbe un buon segno per l’Europa, in attesa delle elezioni in Germania del 2013 dove una coalizione rosso-verde resta al momento vincente nei sondaggi e riporterebbe i Grünen al governo dopo dieci anni, mandando a casa Angela Merkel che ha annunciato che si ricandiderà per la terza volta.</p>
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		<title>Diritti umani a geometria variabile</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mazzetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Censura dell'Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Riferisce Amnesty International della condanna di un gruppo di sedici persone in Arabia Saudita, colpevoli di aver provato a costituire un’associazione per la difesa dei diritti umani. Pene da cinque ai trent’anni, aggravate dal divieto d’espatrio a fine pena. I tapini avevano espresso pubblicamente la loro intenzione e provato a raccogliere fondi, per questo sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.amnestyusa.org/news/news-item/reform-activists-in-saudi-arabia-must-receive-fair-appeal-hearings" >Riferisce Amnesty International</a></noindex> della condanna di un gruppo di sedici persone in Arabia Saudita, colpevoli di aver provato a costituire un’associazione per la difesa dei diritti umani. Pene da cinque ai trent’anni, aggravate dal divieto d’espatrio a fine pena. I tapini avevano espresso pubblicamente la loro intenzione e provato a raccogliere fondi, per questo sono stati accusati anche di riciclaggio.</p>
<p>In Arabia Saudita ci sono migliaia di persone incarcerate, che legittimamente si possono  definire prigionieri politici e la loro sorte è conosciuta e discussa solo da alcune associazioni umanitarie esterne al regno, dove la libertà di stampa non esiste e la rete è pesantemente censurata. Quelli più fortunati hanno  avuto la possibilità di fuggire all’estero e vi restano in esilio.</p>
<p>Situazione identica a quella del Bahrein, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2012/Jan-24/160957-syria-bahrain-yemen-get-worst-ever-press-freedom-ranking.ashx#axzz1kPfab83i" >scivolato alla pari con la Corea del Nord</a></noindex> nell’annuale classifica sulla libertà di stampa, dove ormai da un anno il governo e i suoi mercenari stranieri <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/https://www.facebook.com/media/set/?set=a.233457763402719.56244.119278644820632&amp;type=3&amp;l=9e846f5da2" >reprimono le quotidiane proteste</a></noindex> di un popolo che non è per niente disposto a mollare, nonostante le clamorose brutalità del regime, che reprime qualsiasi manifestazione nel sangue.</p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/diritti-umani-a-geometria-variabile/informazione/oltre-il-confine/mazzetta/23491/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><span id="more-23491"></span></p>
<p>Poco di questo filtra dai media italiani, domenica il Corriere della Sera dedicava un fondo di Pierluigi Battista alla repressione cubana, al regime cubano. Legittimo, ma strano, e non solo perché Battista nel suo riassunto ha sparso inesattezze e ha dimenticato di citare l’embargo o non ha avuto un pensiero per Guantanamo o per ricordare che un gran numero dei paesi “nostri alleati” non possono nemmeno sognare una Yoani Sanchez<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/diritti-umani-a-geometria-variabile/informazione/oltre-il-confine/mazzetta/23491/#footnote_0_23491"  id="identifier_0_23491" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" l&amp;#8217;attenzione di Battista per Cuba &egrave; di lunga data. Nota e link di mentecritica ">1</a>)</sup>.</p>
<p>Partigianerie ridicole, un doppio standard talmente sfacciato da chiamare la pernacchia o lo sberleffo, se non fosse che attraverso l’uso del richiamo ai diritti umani in maniera tanto variabile e strumentale, l’usare i diritti umani come arma di propaganda mentre se ne fanno stracci, si sacrificano i valori più alti in favore di esigenze politiche contingenti e mutevoli, quando non miserabili o inconfessabili.</p>
<p>Purtroppo Arabia Saudita e Bahrein sono “nostri alleati”, preziosi alleati, e allora gira così. I loro sanguinari signori feudali possono tutto e godono anche del privilegio dell’essere invisibili e mai imputati per gli incredibili crimini di cui si macchiano. Sovrani da operetta, messi e mantenuti al potere dagli <a href="http://www.mentecritica.net/azione-e-stile-del-governo-monti-tutto-si-fa-per-loro-i-mercati/informazione/il-bello-della-politica/eppursimuove/23453/" title="Azione e stile del governo Monti. Tutto si fa per loro: i Mercati" >stati “democratici” dell’Occidente</a> nato dalla lotta all’assolutismo, un apparente paradosso, ma ci sarà un perché.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/397356_323736747670638_136556503055331_1042150_672607387_n.jpg" alt="" width="333" height="333" /></p>
<p>Oggi in Bahrein il regime ha ucciso quattro persone, l’ultima pochi minuti fa. Si chiamava Mohd Yacoob (nella foto, nel video invece l’azione della polizia) e aveva diciassette anni, lo hanno investito con due auto deliberatamente, sebbene non facesse nulla e non rappresentasse alcuna minaccia, e poi arrestato. In seguito è deceduto.</p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_23491" class="footnote"> l&#8217;attenzione di Battista per Cuba <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.google.it/search?q=pierluigi+battista+cuba&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a#pq=corriere+pierluigi+battista+cuba&amp;hl=it&amp;sugexp=eqn&amp;dc=corriere%20&amp;cp=0&amp;gs_id=c&amp;xhr=t&amp;q=pierluigi+battista+cuba&amp;pf=p&amp;sclient=psy-ab&amp;client=firefox-a&amp;hs=f02&amp;rls=org.mozilla:it%3Aofficial&amp;source=hp&amp;pbx=1&amp;oq=pierluigi+battista+cuba&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_sm=&amp;gs_upl=&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;fp=2b3e07df3ea8a94f&amp;biw=1402&amp;bih=724&amp;bs=1" >è di lunga data</a></noindex>. Nota e link di mentecritica </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Propaganda verso il Sudamerica</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mazzetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giornale di Miami (il Miami Herald) riporta un articolo del Committee to Protect Journalists, una ONG che si occupa appunto della salute dei giornalisti e che monitora le violenze e gli abusi di cui sono vittima in giro per il mondo. Nell’articolo, parlando di Sudamerica, si punta il dito su Nicaragua, Ecuador e Venezuela, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giornale di Miami (il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.miamiherald.com/2012/01/23/2604277/oas-should-stand-firm-against.html" >Miami Herald</a></noindex>) riporta un articolo del Committee to Protect Journalists, una ONG che si occupa appunto della salute dei giornalisti e che monitora le violenze e gli abusi di cui sono vittima in giro per il mondo. Nell’articolo, parlando di Sudamerica, si punta il dito su Nicaragua, Ecuador e Venezuela, che al momento hanno governi non esattamente graditi a Washington.</p>
<p><span id="more-23463"></span>L’abuso e la strumentalizzazione delle questioni che attengono ai diritti umani e civili è quanto di peggio si possa vedere, anche perché prevede l’adozione di doppi e tripli standard che sono la morte del diritto.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://assets.nydailynews.com/polopoly_fs/1.369182!/img/httpImage/image.jpg" alt="" width="450" height="290" /></p>
<p>Dallo stesso <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.cpj.org/killed/" >sito del CPJ</a></noindex> si può notare che i giornalisti uccisi dal 1992 sono stati rispettivamente: Venezuela: 9 Nicaragua: 2 Ecuador: 2 Honduras:18 Brasile: 27 Messico: 60 Colombia: 75. Ma per CPJ i giornalisti nei paesi grandi alleati di Washington stanno bene, c’è da preoccuparsi che il presidente ecuadoregno Correa abbia usato i canali di stato per definire “ladri” e “bugiardi ” i giornalisti.</p>
<p>Quando parla la propaganda tace la ragione.</p>
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		<title>Israele deve assassinare Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mazzetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è l’astutissimo suggerimento pubblicato qualche giorno fa nell’editoriale di un quotidiano americano poco noto, l’Atlanta Jewish Times, che come dice il nome si offre per voce della comunità ebraica. Secondo Andrew Adler, l’autore dell’articolo e direttore del giornale, Israele avrebbe tre possibilità per contrastare l’Iran: bombardarlo, bombardare preventivamente Gaza e Libano o uccidere Obama in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è l’astutissimo suggerimento pubblicato qualche giorno fa nell’editoriale di un quotidiano americano poco noto, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.haaretz.com/news/international/uproar-after-jewish-american-newspaper-publisher-suggests-israel-assassinate-barack-obama-1.408429" >l’Atlanta Jewish Times</a></noindex>, che come dice il nome si offre per voce della comunità ebraica.</p>
<p>Secondo Andrew Adler, l’autore dell’articolo e direttore del giornale, Israele avrebbe tre possibilità per contrastare l’Iran: bombardarlo, bombardare preventivamente Gaza e Libano o uccidere Obama in modo che possa essere sostituito dal vice-presidente</p>
<p><span id="more-23405"></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/obama6-full.jpg" alt="" width="496" height="615" /></p>
<p>Non appena la notizia ha cominciato a diffondersi si sono levate altissime polemiche e qualcuno deve aver spiegato bene all’editore dell’AJT l’enormità dell’affermazione, tanto che questi si è scusato dandosi dell’idiota, senza sfumature. Inutile dire che tutte le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti si sono affrettate a ripudiare l’idea, negli Stati Uniti non c’è di peggio che essere accusati di tradimento verso la patria, la bandiera e il Presidente o di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://972mag.com/u-s-publisher-who-called-for-obama-assassination-proves-israel-firsters-exist/33484/" >mettere un altro paese “prima” degli States</a></noindex>.</p>
<p>Purtroppo è stato un po’ <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.haaretz.com/news/international/uproar-after-jewish-american-newspaper-publisher-suggests-israel-assassinate-barack-obama-1.408429" >come chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi</a></noindex>, anche perché non è per niente difficile rintracciare espressioni feroci di noti esponenti dell’ebraismo contro il presidente americano e nemmeno altre considerazioni all’insegna del “<em>eliminiamo questo nemico d’Israele</em>“. Che comunque con Israele è incredibilmente generoso e paziente, visto che da quella parte ha incassato offese e schiaffi fin dalla sua elezione. Un bruttissimo colpo <a href="http://www.mentecritica.net/time-magazine-israeliani-i-killer-degli-scienziati-iraniani/informazione/oltre-il-confine/mazzetta/23329/" title="Time Magazine: Israeliani i killer degli scienziati iraniani" >a un’immagine già in disastroso declino</a>.</p>
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		<title>Time Magazine: Israeliani i killer degli scienziati iraniani</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 14:27:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo che Foreign Policy ha rivelatocome Israele abbia arruolato e finanziato il movimento sunnita Jundallah perché compisse attacchi e attentati in Iran, oggi è la volta di Time Magazine a far correre sudori freddi a Gerusalemme e Tel-Aviv, accusando pubblicamente Israele d’essere responsabile della mattanza di scienziati iraniani vicini al programma nucleare persiano. Citando “fonti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo che <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/https://mazzetta.wordpress.com/2012/01/13/israele-e-uno-stato-terrorista/" >Foreign Policy ha rivelato</a></noindex>come Israele abbia arruolato e finanziato il movimento sunnita Jundallah perché <a href="http://www.mentecritica.net/israele-e-uno-stato-terrorista/informazione/oltre-il-confine/mazzetta/23318/" title="Israele è uno stato terrorista" >compisse attacchi e attentati in Iran</a>, oggi è la volta di Time Magazine a far correre sudori freddi a Gerusalemme e Tel-Aviv, accusando pubblicamente Israele d’essere responsabile della mattanza di scienziati iraniani vicini al programma nucleare persiano.</p>
<p><span id="more-23329"></span>Citando “fonti dell’intelligence occidentale” <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.time.com/time/world/article/0,8599,2104372,00.html" >Time Magazine accusa Israele per quei delitti</a></noindex> e anche per l’attacco che ha provocato recentemente una grossa esplosione nei pressi di una base missilistica nelle vicinanze di Teheran. È bene ricordare che oltre ai legami con Jundallah emersi di recente, il Mossad ha rapporti documentato con i mujaheddin del MEK, organizzazione terrorista iraniana, un tempo comunista e ora convertita al capitalismo. Organizzazione universalmente odiata in Iran perché si schierò con Saddam quando questi attaccò il paese persiano e che negli ultimi anni è stata “fonte” di gran parte dei falsi che sono circolati all’evidente scopo di porre in peggior luce la repubblica islamica.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://pjmedia.com/eddriscoll/files/2010/09/time-anti-semetic-9-7-10-2.jpg" alt="" width="400" height="531" /></p>
<p>Due rivelazioni del genere da due fonti di questo tipo, una di seguito all’altra, sembrano ben poco frutto del caso o delle coincidenze, soprattutto se si tiene conto della tradizionale cautela dei media americani nel citare le vicende che coinvolgono Israele. Tradizione che sembra interrompersi bruscamente in questi giorni, segnalando una novità di rilievo nei rapporti tra Stati Uniti e Israele.</p>
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		<title>Israele è uno stato terrorista</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 08:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mazzetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A sostenerlo è una delle bibbie dell’establishment americano la rivista Foreign Policy, che cita fonti della CIA. Secondo le fonti, i servizi segreti israeliani si sarebbero finti agenti americani per arruolare e armare il gruppo iraniano di Jundallah, estremisti sunniti vicini ad al Qaeda e già autori di numerosi attacchi terroristici in Iran, che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A sostenerlo è una delle bibbie dell’establishment americano <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/01/13/false_flag" >la rivista Foreign Policy</a></noindex>, che cita fonti della CIA. Secondo le fonti, i servizi segreti israeliani si sarebbero finti agenti americani per arruolare e armare il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://en.wikipedia.org/wiki/Jundallah" >gruppo iraniano di Jundallah</a></noindex>, estremisti sunniti vicini ad al Qaeda e già autori di numerosi attacchi terroristici in Iran, che hanno le loro retrovie in territorio pachistano, dove neppure sono benvenute.</p>
<p>La CIA era finita sotto accusa per alcuni attentati di Jundallah tra il 2007 e il 2008, ma aveva smentito fin da subito ogni contatto con la formazione estremista. Un’indagine non troppo difficile aveva portato alla scoperta degli israeliani, che incuranti dell’attenzione americana avrebbero continuato fino ai giorni nostri, a Londra come altrove, a rifornire di denaro Jundallah e a utilizzare il gruppo per attacchi mirati al regime iraniano o per veri e propri attentati con auto-bomba mirati a seminare il terrore tra i civili.</p>
<p><span id="more-23318"></span>Comprensibile il disappunto dell’amministrazione Bush e dei servizi americani, che non avevano affatto abbracciato l’idea di assassinare scienziati o ufficiali iraniani e nemmeno di seminare bombe nelle città iraniane. Ma solo oggi una fonte “molto vicina al caso” rivela a Foreign Policy l’esistenza negli archivi di una serie di memo con i quali l’agenzia all’epoca informò l’amministrazione Bush sul caso,</p>
<p>Una rivelazione esplosiva che lega pubblicamente Israele al sostegno di una delle più famigerate formazioni terroriste, considerata tale sia dagli iraniani che dal resto del mondo. Ma soprattutto una rivelazione che accusa Israele di praticare e alimentare  il terrorismo internazionale, compiendo atti d’aggressione nei confronti di un paese con il quale non è e non è mai stata in guerra e che da anni è sottoposto a sanzioni internazionali, motivate esclusivamente dalla volontà ostile di americani e israeliani e dalle loro pressioni.</p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/01/guerra2.jpg" ><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/01/guerra2.jpg" alt="" width="576" height="383" /></a></p>
<p>Atti del genere sono crimini gravissimi per qualsiasi ordinamento, compresi quelli internazionali che regolano i rapporti tra stati, e proprio l’enorme enfasi e le nuove regole sviluppate negli ultimi anni guerra al terrorismo su impulso occidentale, potrebbero ora rappresentare per Israele una fonte di problemi non indifferenti.</p>
<p>Si comincia da quelli d’immagine, che lo vedono ora iscritto di diritto tra gli “stati canaglia”, per finire con serie conseguenze qualora si attivassero fori internazionali come il Tribunale Penale Internazionale o la  l’Interpol, minacciando quanti su e giù per la scala gerarchica israeliana hanno approvato, disposto e condotto a termine questo genere di atti di terrorismo internazionale.</p>
<p>Che è bene ricordare si vanno ad aggiungere alla colonizzazione illegale della West Bank, al mancato rispetto di numerose risoluzioni dell’ONU e al possesso di un programma nucleare clandestino, oltre a pratiche quali gli omicidi mirati e altri abusi del diritto umanitario nei confronti dei palestinesi e alla sistematica violazione della sovranità dei paesi confinanti.</p>
<p>Il punto della questione esula ovviamente dagli effetti pratici di rivelazioni del genere, che non è che aggiungano molto alla pessima immagine israeliana, e si ritrova nel senso politico che bisogna riconoscere a rivelazioni del genere, perché indubbiamente si tratta di un messaggio destinato a risuonare chiaro alla Knesset e all’interno del gabinetto iraniano.</p>
<p>Un messaggio che ha poco a che fare con il fatto che gli israeliani abbiano abusato dell’identità degli americani, come già avevano abusato delle identità di numerosi cittadini europei per portare a termine l’esecuzione di un palestinese a Dubai. Una pratica evidentemente tollerata dagli americani da anni.</p>
<p>Per questo è lecito pensare che si tratti di un segnale non tanto velato con il quale Washington comunica a Israele di non gradire fughe in avanti, come evidentemente non ha gradito la strage di scienziati iraniani per mano dei servizi israeliani. Per questo nelle prossime ore e nei prossimi giorni diventa importante monitorare <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israeli-mossad-agents-posed-as-cia-spies-to-recruit-terrorists-to-fight-against-iran-1.407224" >le reazioni israeliane</a></noindex>, più di quanto non sarà interessante seguire le reazioni internazionali e quelle degli iraniani. Washington ha battuto un colpo, adesso bisogna vedere che effetto farà in Israele.</p>
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		<title>Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 07:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mazzetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio. Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.</p>
<p>Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-23119"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://debtonation.org/wp-content/uploads/2009/05/iceland_debt-accumulation.jpg" alt="" width="549" height="409" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’Islanda invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi. Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il resto del debito lo pagheranno eccome. Dire che “ <em>Gli islandesi… evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi</em>“, oltre ad essere ridicolo <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://reykjavik.academia.edu/FridrikMBaldursson/Papers/1096850/Icelands_Program_with_the_IMF_2008-2011" >è platealmente falso</a></noindex>, com’è falso scrivere che “<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/raccontare-leconomia-difendere-cittadini/171565/" >Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione</a></noindex> (delle banche)”, visto che le banche islandesi sono state nazionalizzate senza colpo ferire e che il referendum aveva come oggetto solo il rimborso del debito estero cumulato da Icesave. Eppure si si mettono le parole “islanda+debito+FMI” su un motore di ricerca escono migliaia di voci in italiano che riportano questa bufalaccia, che da noi è particolarmente diffusa, mentre con  ”iceland+debt+IMF” escono articoli e studi aderenti alla realtà, che è quella per la quale proprio il prestito del Fondo Monetario Internazionale è stato uno dei pilastri dell’azione islandese in risposta al fallimento delle proprie banche.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://static.guim.co.uk/sys-images/Guardian/Pix/pictures/2010/3/8/1268053796341/Iceland-protests-001.jpg" alt="" width="460" height="276" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che è successo in Islanda è poi molto più rilevante del (presunto) rifiuto di onorare i debiti, visto che in Islanda i moti popolari hanno determinato prima la cacciata del governo, poi <a href="http://www.mentecritica.net/evasione-e-corruzione-il-coraggio-di-punire/informazione/cronache-italiane/comandante-nebbia/23109/" title="Evasione e Corruzione. Il Coraggio di Punire" >pesanti processi per i banchieri più spericolati</a> e infine una riscrittura della costituzione volta ad evitare che si ripeta lo stesso tipo di crack e che gli operatori finanziari possano tornare a operare senza limiti e senza responsabilità. Se succedesse lo stesso in Europa e nel mondo, molti agglomerati finanziari non potrebbero più operare come fanno ora e come continuerebbero a fare dopo un “semplice” default del debito sovrano. Decisamente più rivoluzionario di un default che lascia tutto come prima e che fa comunque pagare la crisi solo a chi non ne è responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte cose facilmente verificabili con qualche click, eppure non passa giorno senza che si leggano fantasie come quella per la quale l’Islanda ha deciso di non pagare il suo debito. Ci sarà certamente un buona percentuale di semplici cretini che alimenta la diffusione di queste sciocchezze, ma in tutta evidenza c’è <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/raccontare-leconomia-difendere-cittadini/171565/" >una serie di personaggi</a></noindex> che campa sull’ignoranza e la credulità del suo pubblico di riferimento, esattamente come da anni lo rinfaccia a Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">E non è un caso che <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.paperblog.com/l-islanda-il-fondo-monetario-internazionale-la-rivoluzione-contro-il-debito-e-le-scie-chimiche-570906/" >chi mescola disinvoltamente la crisi islandese con le scie chimiche</a></noindex>” (!!!) abbia letto quest’anno la partenza dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale come una loro cacciata dal paese, nonostante <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=4698:islanda-il-fondo-monetario-internazionale-se-ne-va&amp;catid=15:estere&amp;Itemid=40" >la stessa fonte che cita spieghi chiaramente che il FMI ha “compiuto la sua missione”</a></noindex> e che nell’occasione:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Il Ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha parlato in maniera più personale, dicendo che molte persone erano preoccupate della cooperazione tra FMI e Islanda, che il loro welfare state – altro elemento di vanto e di efficienza – sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Estremo Oriente e in Sudamerica. Army crede che la ragione per la quale tutto questo non si è verificato in Islanda è perché <strong>i prestiti forniti dall’FMI al governo Islandese hanno permesso a quest’ultimo di prendere più tempo per fissare budget e obiettivi</strong>.</em>“</p>
<p style="text-align: justify;">Baggianate ripetute <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&amp;id=10290" >dall’estrema destra</a></noindex> sempre in cerca di utili tarocchi, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/6780-arriva-fmi.html" >come da altri  che s’atteggiano a sinistra</a></noindex>. No, l’Islanda non è quella che ” <em>Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale</em>“.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Islanda ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle che lo stesso imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e africani negli anni ’90.  L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi armati di torce e forconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Che poi personaggi del genere si spaccino per paladini del popolo e grandi disvelatori d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con queste fantasie, che annoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie, che continuano a circolare copiosamente nonostante la loro natura fantastica sia facilmente verificabile.</p>
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		<title>Il Socialismo non si fa in un Paese Solo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per curare la nostra malattia qualcuno propone di tornare al socialismo. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano? Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per curare <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-la-francia-trema/informazione/strange-days/dellefragilicose/22638/" title="Default Italia: La Francia Trema" >la nostra malattia</a> qualcuno propone di tornare al <a href="http://www.mentecritica.net/79-giorni-allapocalisse-il-socialismo-e-la-via/cuore-di-tenebra/eduardo-quercia/21121/" >socialismo</a>. Ma il socialismo, così com’è, è ancora un progetto politico, o soltanto una bandiera sotto la quale raccogliersi per esorcizzare l’uragano?<br />
Se dovessi puntare un copeco, guardando al numero e alla novità delle proposte, delle iniziative e dei risultati degli ultimi vent’anni, lo punterei sulla seconda. Naturalmente mi sentirei molto più tranquillo, per la mia stessa sorte, se i socialisti mi dimostrassero che ho torto.</p>
<p>L’idea base del socialismo si fonda sull’assunto che tra Giustizia e Libertà, dovendo scegliere, si debba premiare la prima. Che non sia ammissibile che un uomo si appropri del plusvalore generato dal pluslavoro di un altro uomo. Di conseguenza che la proprietà privata dei mezzi di produzione vada abolita.<br />
Su questa dorsale etica sono stati elaborati numerosi progetti di convivenza sociale e sono stati compiuti diversi tentativi di dargli pratica attuazione. Nessun andato a buon fine, per i più svariati motivi.</p>
<p><span id="more-22635"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/76674_111525222248903_110531405681618_86680_1743014_n.jpg" alt="" width="544" height="481" /></p>
<p>Per la poca qualità dei progetti, ma soprattutto per la pochezza del materiale umano chiamato a realizzarli, secondo i fautori dell’idea.<br />
Mentre per i contrari le cause non sono negli uomini, ma nell’idea di Giustizia declinata come Uguaglianza; soprattutto nel suo corollario principale secondo cui nessuno deve possedere un capitale con cui organizzare il lavoro di altri uomini, per trarne profitto.</p>
<p>Secondo i favorevoli, l’Uguaglianza dovrebbe portare la pace sulla terra e la felicità tra gli uomini; mentre gli altri l’assimilano all’Entropia nell’accezione termodinamica classica, che è l’indisponibilità dell’energia a produrre lavoro.</p>
<p>L’idea socialista, nella sua lunga vita, oltre che fare da sé, ha provato ad accompagnarsi ad altri lungo la strada che porta al sol dell’avvenir. Due i grandi amori che ne hanno segnato l’esistenza. Il primo verso la borghesia calvinista del Nord, il secondo verso il cattolicesimo ecumenico e pauperista del Sud; le due maggiori elaborazioni etiche dell’Occidente. Dalla prima unione sono venute le socialdemocrazie meritocratiche: <em>Dio premia i meritevoli col successo</em>, <em>ma tutti devono potervi accedere</em>. Dalla seconda il cattocomunismo evangelico e solidale <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-97-giorni-al-fallimento-il-capitale-e-morto-ma-il-mondo-ancora-lo-ignora/cuore-di-tenebra/border-zone/daniela-tuscano/20779/" title="Default Italia: 97 Giorni al Fallimento: Il Capitale è Morto, ma il Mondo Ancora lo Ignora" >delle nostre latitudini</a>: <em>guai a voi, ricchi perché avete già la vostra consolazione</em>, <em>ma se ci mettete i quattrini sarete perdonati.</em></p>
<p>In entrambe le unioni il <a href="http://www.mentecritica.net/abolizione-dellarticolo-18-in-bilico-tra-tecnica-ed-umanismo/informazione/democrazia-e-diritti/eduardo-quercia/22139/" >socialismo</a> ha dovuto sacrificare la sua idea base, secondo cui la proprietà dei mezzi di produzione è reato, sperando che l’Uguaglianza, pur se mutilata, bastasse per raggiungere la felicità. Se non proprio l’Uguaglianza piena, che non è di questo mondo, in attesa dell’uomo nuovo, una minore Disuguaglianza.<br />
I risultati, pur tra luci e ombre, non sono stati negativi, anzi, ma il ventre socialista nel frattempo è diventato sterile: perché?</p>
<p>Forse perché neppure il socialismo è eterno, specialmente se nessuno gli fa manutenzione?<br />
Pensato in un contesto industriale in forte sviluppo, in paesi economicamente egemoni rispetto al pianeta, per dare risposte ai bisogni della classe operaia che vi aveva un ruolo fortissimo cui non corrispondeva un’adeguata rappresentanza politica e sociale, non ci si deve meravigliare che ora balbetti, chiamato a dare risposte in un contesto rovesciato.</p>
<p>Perché oggi il quadro economico-produttivo è esattamente rovesciato.</p>
<p>Il lavoro salariato non abita più qui, ma <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-57-giorni-al-fallimento-lingua-in-bocca-con-pechino/meccanica-delle-cose/chiamiamola-economia/dellefragilicose/21436/" >in Cina e in India</a>. Da questa parte del mondo il sistema industriale fordiano ha lasciato il posto a una miriade di iniziative diffuse, cui corrisponde una miriade di interessi di difficile rappresentazione. Per coglierne la portata basta riguardarsi qualche vecchio filmato di uno dei tanti scioperi, a Milano: gli striscioni, rigorosamente rossi, sono in rappresentanza di Alfa Romeo, Innocenti, Ansaldo, Falk, Autobianchi, Montecatini, Breda &#8230;  Tutte fabbriche che non esistono più. Che peso possono avere un sindacato, un partito, un progetto politico, che continuano a chiedere le stesse cose non potendo mettere sul piatto della bilancia altro che la voce esangue dei superstiti? In condizioni simili neppure Napoleone, reduce dalla campagna di Russia, poté molto più di nulla. Possono politicamente qualcosa il Leonka, l’Onda, gli Indignados, i black bloc? Gli unici che potrebbero, dato il numero, sono i pensionati, peccato che nel sistema produttivo contino un po’ meno di zero.</p>
<p>Il problema dei nostri giorni, nel nostro paese, non è di come mantenere la pace sociale senza della quale i profitti correrebbero rischi gravissimi, ma di come salvare il barcollante sistema produttivo dall’attacco che gli viene dall’oriente e dai paesi emergenti. Cioè di come salvare il posto di lavoro.<br />
Cosa deve fare un partito che abbia posto a sua stella polare l’Uguaglianza, ove il contesto muti? Deve mutare il suo progetto oppure l’Uguaglianza resta la stessa in qualsiasi contesto? L’Uguaglianza è un valore assoluto, o relativo?</p>
<p>Di solito chiede Uguaglianza chi ha di meno, per avere di più. Che tuttavia non è l’unico modo per essere uguali, ce n’è anche un secondo, che è quello di costringere chi gode di privilegi a rinunciarvi. La prima Uguaglianza impone costi crescenti al sistema, la seconda si realizza a costi calanti. La prima si può praticare in tempi di crescita. Nel tempo della decrescita non si può praticare che la seconda.</p>
<p>La richiesta di Uguaglianza a costi crescenti può avere buon esito in un sistema economico chiuso, ma può fallire in un sistema più ampio.<br />
Sia perché gli ultimi del sistema chiuso possono diventare penultimi, o terzultimi, nel sistema più grande, quindi essere inopinatamente chiamati a dare, anziché a ricevere.</p>
<p>Sia perché nella guerra che segue qualsiasi domanda di ridistribuzione della ricchezza, coloro che dovrebbero dare, i padroni, per dirla con una brutta parola che tuttavia rende bene l’idea, ove un sistema allargato e differenziato gli consenta di scegliere tra una classe operaia remissiva e di bocca buona e una scafata e recalcitrante, a parità di contenuti, sceglieranno naturalmente la prima.</p>
<p>Che si fa in questi casi?</p>
<p>Un progetto politico che voglia puntare sull’Uguaglianza può fare solo due cose: la prima, stimolare <a href="http://www.mentecritica.net/la-strage-silenziosa-dei-lavoratori-cinesi/informazione/oltre-il-confine/vittorio-strampelli/2730/" >gli operai dei paesi in via di sviluppo</a> a chiedere di più; la seconda, salvare i posti di lavoro degli operai dei paesi in decrescita, forzando il sistema a tagliare le spese improduttive e i privilegi che lo penalizzano.</p>
<p>Possibilmente le due cose insieme. Perché se gli operai dei paesi in via di sviluppo non crescono in fretta, i loro omologhi dei paesi in decrescita fanno in tempo a morire di fame. Perché il socialismo non si può fare in un paese solo, come diceva Trotsky.</p>
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		<title>Merkozopolis</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:26:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lameduck</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ovvero: tecniche avanzate di terrorismo psicologico. Merkozy, il mostro con la testa di Sarkozy e il culone della Merkel sembra diventare, giorno dopo giorno, una specie di Moloch che dovrebbe inghiottirci tutti dopo averci spremuti come limoni di Sorrento. Siamo tutti terrorizzati dal messaggio subliminale che ci arriva leggendo i giornali e guardando la TV: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Ovvero: tecniche avanzate di terrorismo psicologico.</div>
<div><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.ilgrandebluff.info/2011/11/rumor-sarebbe-in-arrivo-un-euro-bazooka.html" >Merkozy</a></noindex></strong>, il mostro con la testa di <a href="../default-italia-la-francia-trema/informazione/strange-days/dellefragilicose/22638/"><strong>Sarkozy</strong></a> e il culone della Merkel sembra diventare, giorno dopo giorno, una specie di Moloch che dovrebbe inghiottirci tutti dopo averci spremuti come limoni di Sorrento. Siamo tutti terrorizzati dal messaggio subliminale che ci arriva leggendo i giornali e guardando la TV: &#8220;Ve-drai co-sa ti ca-pi-ta tra bre-ve&#8221;, pronunciato con la voce metallica di Robby Monti.</div>
<p>Secondo me, il dire e non dire è una tattica ben precisa di comunicazione. Non svelano in che cosa consistono le famigerate riforme ma usano la tecnica del teaser, il suggerire qualcosa senza farlo vedere. Creano l&#8217;aspettativa, l&#8217;attesa di qualcosa, in questo caso, di terribile. Come la prospettiva di poter trovare nell&#8217;uovo di Pasqua, invece del portachiavi di Hello Kitty, la testa della nonna.<br />
&#8220;La Merkel ha visto le misure italiane e<a target="_blank" href="http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/11/misure-impressionanti.html" > le ha definite impressionanti</a>&#8220;. Allarmato dal teaser uno pensa: &#8220;E che saranno mai <a href="http://www.mentecritica.net/le-riforme-impressionanti-dichiaro-guerra-allitalia/cuore-di-tenebra/caffe-amaro/dellefragilicose/22609/" >queste RIFORME</a>, queste MISURE?&#8221;</p>
<p><span id="more-22640"></span><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/-Dw_OVAQXw74/TtKBznOLhXI/AAAAAAAAAw0/k-2kS7i2KtQ/s1600/Maria+Merkel2.jpg" alt="" width="500" height="403" /><br />
Sacrifici umani di pargoli prelevati nottetempo da infermiere incappucciate di nero nei reparti di neonatologia al fine di ricavare, dalle loro tenere cicce, deliziosi manicaretti per i pranzi del Bilderberg?<br />
Prelievo forzoso di sangue fresco da vergini intonse (trovarne!) per i bagni di bellezza delle mogli dei banchieri della BCE?<br />
Rapimento di giovani spose incinte  per ottenere, dai loro feti prelevati durante terribili esperimenti medici in vivisezione, preziose cellule staminali per le creme antirughe delle signore della Trilateral?<br />
(Siete già con l&#8217;adrenalina a mille, n&#8217;est pas?)</p>
<div><img class="aligncenter" src="http://farm8.staticflickr.com/7002/6413488783_e09c76792d.jpg" alt="" width="500" height="375" /></div>
<div>Tranquilli, è un teaser. Come quello che faceva apparire la misteriosa scritta P2 sui nostri televisori, facendoci immaginare chissà quali trame massoniche in atto ed invece era solo il modello 2 della cazzo di Playstation.</p>
<div>Quando ci sveleranno l&#8217;arcano e ci presenteranno finalmente il prodotto, ovvero ciò che vogliono da noi, scopriremo che non sarà nulla di ciò che avevamo immaginato. Niente di malsano. Qualunque cosa ci toccherà ci parrà meno grave di ciò che avevano partorito i nostri cervellini malati in preda all&#8217;angoscia. Fidatevi.</div>
<div>Saranno solo<a target="_blank" href="http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/09/e-tempo-che-i-cammelli-passino-dalla.html" > <strong>tasse</strong></a>, le solite vecchie tasse, che un S.O.B. ci aveva illuso per diciassette anni di non dover più pagare perché eravamo più belli degli altri stronzi che abitano la Galassia. ICI, IMU, TARSU, IRPEF. La solita robetta da Agenzia delle Entrate. Niente chirurgia sperimentale. Niente di peggio di Equitalia.</div>
<div>E allora diremo: &#8220;Beh? Tutto qui? E io chissà cosa credevo&#8230;!&#8221; e tireremo un bel respiro di sollievo.</div>
<div>Capito che infami?</div>
</div>
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		<title>La Lezione di Piazza Tahrir</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 11:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rosso malpelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piazza Tahrir (piazza della Liberazione) è tornata ad essere uno snodo cruciale della cosiddetta “primavera araba”. Sembra chiaro che, nel protrarsi delle incertezze sul futuro politico dell’Egitto, non incidano (rectius: non incidano esclusivamente) le preoccupazioni dei militari (fino ad oggi un ceto assolutamente privilegiato anche per il grande prestigio di cui questa istituzione ha sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Piazza Tahrir (piazza della Liberazione) è tornata ad essere uno snodo cruciale della cosiddetta “primavera araba”.<br />
Sembra chiaro che, nel protrarsi delle incertezze sul futuro politico dell’Egitto, non incidano (<em>rectius</em>: non incidano esclusivamente) le preoccupazioni dei militari (fino ad oggi un ceto assolutamente privilegiato anche per il grande prestigio di cui questa istituzione ha sempre goduto in quel Paese) per una deriva islamista o, comunque, per un mutamento dello status e del ruolo fino ad oggi ad essi riconosciuto.</p>
<p><span id="more-22626"></span>Suppongo che, su questa incertezza, precipitino fattori politici e sociali di estrema complessità e difficile decifrazione. La democrazia, come la intendiamo noi occidentali, è un prodotto di una certa storia ed è difficilmente esportabile e la condizione sociale e politica di un paese dopo oltre 30 di larvata dittatura (di Mubarak, senza considerare, peraltro, che Sadat e ancor prima, Nasser, il rais, non avevano avviato, di certo regimi democratici dopo l’estromissione della debole monarchia telecomandata dagli inglesi). D’altra parte, uno sguardo un po’ meno ideologico alla nostra storia, lascia vedere il grado di confusione e disordine in cui si svolsero i primi anni ella Rivoluzione francese. In realtà, quello che noi oggi percepiamo come stabile prodotto di essa è l’assetto nuovo dei rapporti politici e sociali come cristallizzati nel famoso (ed ancora in larga parte vigente) <em>Code Civil</em> del 1805.</p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/11/NH_Selfportrait_380.jpg" ><img class="size-full wp-image-22628 aligncenter" title="NH_Selfportrait_380" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/11/NH_Selfportrait_380.jpg" alt="" width="359" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.nerminehammam.com/" >Nermine Hammam</a></noindex> &#8211; Autoritratto</p>
<p>Ma, democrazia parlamentare o no, Piazza Tahrir pone sicuramente un problema di una più accettabile distribuzione del potere e della ricchezza prodotta in quei paesi.<br />
Ricchezza che per Egitto e Tunisia (<a href="http://www.mentecritica.net/gheddafi-un-mese-dalla-morte/informazione/oltre-il-confine/rosso-malpelo/22605/" title="Gheddafi, un Mese dalla Morte" >la Libia</a>, col suo petrolio ed anche con la sua diversa condizione socio-politica, presenta un quadro di oggettiva diversità) è un concetto che non può prescindere da un ripensamento generale e profondo della stratificazione sociale, culturale e giuridica di quei paesi.</p>
<p>Insomma, le masse quasi sterminate dei giovani egiziani (l’Egitto conta 80 milioni di abitanti con popolazione molto giovane) pongono, prima ancora che istanze correlate all’economia , alla lotta alla diffusa povertà, un’istanza di “liberazione”, <em>tahrir</em>, appunto , di cui è evidente la comune radice con la parola “<em>hurria</em>” che significa, infatti, libertà.<br />
Non ne possono più, questi egiziani, allo stesso modo, di libici e tunisini, di regimi dispotici, asfissianti, con il codazzo di corruzione e blocco della mobilità sociale che caratterizzano le loro istituzioni.<br />
Questi paesi ci fanno vedere come le pur sgangherate democrazie occidentali, alla fine, sono meglio di quello che hanno dovuto subire questi nordafricani (e non è, per noi, un gran successo) anche se, <em>mutatis mutandis</em>, anche da noi analoghi fenomeni di <a href="http://www.mentecritica.net/il-governo-di-monti-contro-l%e2%80%99utopia/informazione/il-bello-della-politica/fma/22344/" title="Il Governo di Monti Contro l’Utopia" >iniqua distribuzione del reddito e di arresto totale dell’ascensore della mobilità sociale</a> sono del pari evidenti ed altrettanto cristallizzati. Certo, in un quadro di ricchezza complessiva e di conquiste sociali incomparabilmente diverse.</p>
<p>Ho l’impressione che questi arabi, a dispetto di tutte le chiacchiere sulla questione islamica, sui fondamentalismi, ecc. ecc., aspettino noi. Non, ovviamente, in termini di solutori dei loro problemi e neanche come modelli di organizzazione sociale perché, da questo punto di vista, la religione islamica, come progetto di vita e non come braccio armato di un’idea politica, offre a queste persone un orizzonte di senso sicuramente migliore del nostro laicismo senza qualità.<br />
Ci aspettano, invece, come soggetti con cui interloquire, per avviare scambi meno diseguali, per proporsi non solo come mano d’opera a bassa qualità professionale, ancora molto utili per sistemi produttivi, come quello italiano, che non riescono a fare innovazione di prodotto e <a href="http://www.mentecritica.net/le-riforme-impressionanti-dichiaro-guerra-allitalia/cuore-di-tenebra/caffe-amaro/dellefragilicose/22609/" title="Le “Riforme Impressionanti”. Dichiaro Guerra all’Italia" >scaricano quasi tutte le difficoltà sul costo del lavoro</a>.<br />
La cosa è ancor più evidente in Libia che ha caratteristiche del tutto peculiari e, al di là della ricordata risorsa petrolifera, assente in Egitto e Tunisia, sono riconducibili alla sua conformazione geo-morfologica, alla sua storia, alla sua scarsa demografia (meno di 7.000.000 di persone).</p>
<p>Tullio De Mauro ha recentemente ricordato (sulle colonne del settimanale “Internazionale”) una statistica del settimanale The Economist secondo cui, nel 2010, la Libia risultava, in una classifica basata sull’indice di democrazia, al 158 posto su 165<sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/la-lezione-di-piazza-tahrir/informazione/oltre-il-confine/rosso-malpelo/22626/#footnote_0_22626"  id="identifier_0_22626" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" vedi articolo completo sulla fonte originale ">1</a>)</sup>. Tuttavia, a dispetto della dittatura ultraquarantennale di Gheddafi, il tasso di analfabetismo è molto basso e comunque non superiore, nelle zone più desertiche e remote, al 15%. La presenza delle donne nei vari livelli di istruzione , anche nei livelli universitari, sfiora il 50%.<br />
Questo spiega come mai questi giovani, ancorché sotto l’ombrello dei bombardamenti NATO e della armi francesi ed inglesi, abbiano potuto proporsi a se stessi, prima ancora che contro Gheddafi e la sua <em>nomenklatura</em>, come portatori di una modernità capace di interloquire in diverse lingue straniere , ivi compreso, per ovvi motivi di vicinanza e di retaggio storico familiare, l’italiano, e di utilizzare le più moderne tecnologie informative (facebook, twitter e così via).</p>
<p>E’ un paese giovane e ricco, non solo di petrolio, ma di un’attrezzatura culturale che meriterebbe un’interlocuzione diversa da quella del passato governo che si è limitato a leccare le scarpe al Colonnello in cambio di petrolio e contratti di appalto.<br />
Cose, queste, certamente importanti ma che non ci fanno fare, oggi, un passo in avanti verso un allargamento delle nostre prospettive di relazioni economiche, ma non solo. Si potrebbero, invece, sin da ora gettare le basi per cooperazioni culturali, partenariati universitari , riconoscimenti della reciproca diversità ma, anche, dei tratti di comunanza, forse più presenti di quanto comunemente si pensi.</p>
<p>Come è stato bene rilevato da un manager greco, residente da oltre 20 anni a Milano, non si capisce perché, i paesi europei del Mediterraneo, ivi compreso anche il Portogallo, non debbano fare squadra e, aggiungo sommessamente, guardare anche al Nord Africa con un prospettiva nuova.<br />
Ne guadagneremmo molto tutti quanti, specialmente in termini di brezza mediterranea, di scirocco e levante , a noi sicuramente più congeniali, dopo anni di raggelante e bancocentrica tramontana del nord.</p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_22626" class="footnote"> vedi articolo completo <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.internazionale.it/opinioni/tullio-de-mauro/2011/11/07/libia-istruzione-e-democrazia/" >sulla fonte originale</a></noindex> </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Gheddafi, un Mese dalla Morte</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rosso malpelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[N.d.R. Ad un mese circa dalla morte di Gheddafi, vi proponiamo questo breve contributo. Rosso Malpelo è nato a Tripoli ed ha subito l&#8217;esilio imposto da Gheddafi. Le immagini che arrivano da Sirte sono sconvolgenti ma non nuove. I mass media ci hanno abituato a questo ed altro (da ultimo, quelle del povero giovane motociclista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>N.d.R.</strong> Ad un mese circa dalla morte di Gheddafi, vi proponiamo questo breve contributo. Rosso Malpelo è nato a Tripoli ed ha subito l&#8217;esilio imposto da Gheddafi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentecritica.net/gheddafi-la-contemplazione-della-morte/cuore-di-tenebra/comandante-nebbia/21909/" >Le immagini che arrivano da Sirte sono sconvolgenti ma non nuove</a>.<br />
I mass media ci hanno abituato a questo ed altro (da ultimo, quelle del povero giovane motociclista italiano quasi decapitato da altre moto durante una gara in Malesia).<br />
In ogni caso, vedere il Colonnello nel momento in cui veniva tirato fuori dal tombino, con lo sguardo quasi inebetito dal terrore, già ferito (bombe inglesi o francesi?) , vedere poi il corpo inerte, è una scena forte.<br />
Forte come quella di tutti i cosiddetti &#8220;rivoluzionari” che ridono, fanno il segno della “V” con le dita , infieriscono sul cadavere di chi, a sua volta, aveva infierito per anni su tanti altri poveracci.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentecritica.net/gheddafi-non-portava-la-parrucca/informazione/oltre-il-confine/comandante-nebbia/21898/" >La plebe è plebe a qualunque latitudine</a>. Erano plebe i sanfedisti che uccidevano brutalmente l’intellighenzia della Repubblica Partenopea del 1799, erano plebe anche quei partigiani che, disonorando la loro giusta e sacrosanta lotta, commisero analogo scempio sui corpi del dittatore Mussolini e della sua amante ( non priva, quest’ultima” di una sua dignità essendo sostanzialmente estranea ai drammi del momento e rimanendo “fedele” al suo amato sino alla fine ed oltre. A conferma che le donne, il più delle volte, sono migliori degli uomini).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-22605"></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://images.vanityfair.it/Storage/Assets/Crops/278455/8/89254/gheddafi-Gaddafi-nel-1986-con-i-figli-Saadi-e-Asha_650x435.jpg" alt="" width="650" height="435" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alla Libia, da questa plebe, vorrei tanto sbagliarmi, non verrà granché di buono. Ma perché plebe e non già perché arabi.<br />
Oggi gli occidentali, di fronte alla prospettiva, molto concreta, che Tunisia, Libia ed Egitto diventino stati guidati dalla shaaria, si stracciano le vesti dopo avere per mesi osannato queste rivoluzioni se non (come in Libia) esservi direttamente intervenuti militarmente.<br />
Commettiamo questo singolare errore: quello di ritenere che gli altri si debbano comportare come noi e aderire a regole, costumi e visioni della politica e dello Stato, simili alle nostre.<br />
La Tunisia è andata a votare e ha scelto, con ogni probabilità, un partito islamista. E allora?</p>
<p style="text-align: justify;">Sembriamo dei bambini viziati che dopo aver frignato perché volevano il gelato, si lagnano perché è troppo freddo. I Tunisini scelgono quello che piace a loro e non quello che noi vorremmo piacesse a loro.<br />
Ma, in realtà, vi scrivo, non per fornirvi una mia analisi politica della quale, suppongo, voi non sentiate alcuna necessità, ma solo per dirvi che questi fatti libici mi sembrano lontani, mi sembra che accadano in un paese confinante con la Malesia o l’Australia.<br />
Vedo qualche immagine, in televisione, di Tripoli. Non riconosco quasi niente e mi sembra veramente che quel mondo, quel nostro mondo, sia scomparso anche fisicamente, anche nelle escrescenze edilizie.<br />
Non vedo più a la dolcezza dei giardinetti, la passeggiata sul lungomare, il quieto tran tran di strade non affollate e non rumorose.<br />
Di questo sono stato derubato dal Colonnello e, credo del tutto ingiustamente, per oltre 40 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Ingegnere mi telefona per dirmi che stappa una bottiglia per la morte di Gheddafi.<br />
Io non stappo. Mi intristisco.<br />
Perché mi sento lontano a me stesso.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Default Europa: Le Elezioni Spagnole</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ desolante leggere i pochi commenti sui risultati delle elezioni politiche spagnole seguite al tracollo del governo socialista di Zapatero, con il tonfo del suo partito, il PSOE , il non-trionfo dei conservatori del PP e lo spappolamento in mille direzioni degli elettori in un paese da mesi al centro dei commentatori per la pesante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>E’ desolante leggere i pochi commenti sui risultati delle elezioni politiche spagnole seguite al tracollo del governo socialista di Zapatero, con il tonfo del suo partito, il PSOE , il non-trionfo dei conservatori del PP e lo spappolamento in mille direzioni degli elettori in un paese da mesi al centro dei commentatori per la pesante crisi sociale e per l’azione <a href="http://www.mentecritica.net/glindignati-i-buoni-e-i-cattivi/informazione/cronache-italiane/eduardo-quercia/22200/" title="Gl’indignati: i buoni e i cattivi" >dei giovani indignados</a> che hanno tenuto le tende per settimane nelle principali piazze del paese.</em></p>
<p style="text-align: justify;">I socialisti di Rubacalba hanno perso quasi un terzo dei voti del 2008 (4,5 milioni di voti) riducendosi a poco meno di 7 milioni (il punto più basso di sempre) ma i conservatori del PP di Mariano Raioy, che con il 44,6% (+3%) hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ne hanno guadagnati meno di 500 mila ( 32 seggi in più alla Camera).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-22513"></span><img class="alignleft" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-tCblb8OuCWo/Tsvt-xXxAuI/AAAAAAAACjg/rGpKfcNxEXM/s1600/tabella1.jpg" alt="" width="259" height="480" />Che i socialisti fossero fuori gioco era scontato, dal momento in cui è stato evidente che non avevano nulla da proporre ai milioni di disoccupati, giovani ma anche classe media crollata nella miseria, se non disoccupazione e sacrifici in nome della crescita e delle banche. Se il voto ha definitivamente chiuso, anche in Spagna, la lunga storia del bipartitismo imposto e inefficiente (portando a ben 13 partiti in Parlamento) ha anche indicato che in mancanza di un progetto alternativo, di largo respiro, capace di aggregare forze e culture e far balenare un progetto di svolta nel modello economico, sociale, culturale si può anche cadere ancora più in basso. I conservatori di Raioy non hanno niente di meglio da proporre, se non il sostegno “ spirituale” dei cattolici ultramoderati dell’Opus Dei e sarà arduo durare 4 anni in un paese dove la rivolta sociale sarà probabilmente da oggi più accesa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ Estrema sinistra rosso-verde di IU ( Ischierda Unida ) e gli autonomisti baschi di AMAIUR (per la prima volta in parlamento dopo la resa dell’ ETA) ) raccolgono parte del dissenso, come anche l’UPyD di Rosa Diez ( recente scissione moderatamente a sinistra del PSOE ) che con 1,5 milioni di voti ottiene 5 seggi anche se per un soffio non è al momento in grado di costituire un proprio gruppo. In totale si hanno alla camera eletti di 13 liste (11 nel 2008) ma un numero molto minore di gruppi autonomi per i quali di fatto bisogna superare ben più del 5%.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero flop è quello di EQUO, il nuovo movimento sostenuto dai Verdi europei, avviato dal leader di Greenpeace Juan Lopez de Uralde, che si ferma sotto l’ 1% ( 216.000 voti) in quasi tutto il paese; più o meno quanto prendeva il vecchio partitino verde di ECOLO’, dove correva da solo, fino alle recenti amministrative di maggio. La caricatura di Europe-Ecologie fallisce ma non solo perché è appena nato. Al contrario dell’esperienza francese non aggrega nulla di quanto ribolle nel paese e non dappertutto si trova una leaderchip composita alla Bendit-Joly-Bovè-Belier-Yannot che pure qualche serio guaio con parte dei vecchi verdi-rossi comincia ad averla in Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">Equo non seduce per nulla gli <a href="http://www.mentecritica.net/todos-indignados/informazione/oltre-il-confine/fma/20321/" title="Todos Indignados" >Indignados</a> ( più interessati al movimento italiano anticasta di Grillo), che hanno in prevalenza propagandato un ingenuo astensionismo che ha portato a meno di un milione di astensioni in più, ( il 3% in più sul 2008 ) ma in realtà anche parecchi voti a IU arrivata al 6,9% (da 2 a 11 seggi). Equo neppure seduce quindi le componenti verdi-rosse che sono rimaste nel vecchio schema della estrema-sinistra di IU ( che vuole “un sistema socialista fondato sui principi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e rispetto della natura” ), neppure gli animalisti del PACMA (100.000 voti concentrati nella Catalogna dove non si fanno più le corride), neanche i 25.000 “Pirati” del software libero, né i 27.000 voti del PUM+J sostenitori della comunicazione SMS e di una “società più giusta”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nuovo ecologismo sembra cosa ben diversa e ben più complessa di un restyling dei vecchi partitini verdi o dell’associazionismo ambientalista anche se rappresentato dalla nobile immagine di Greenpeace. Si è rilevata scarsa l’influenza del partito verde europeo che segna in questo episodio una pesante inefficienza e sconfitta e ripropone il drammatico problema dell’irrilevanza, con l’eccezione francese, del possibile ( e auspicabile ) terzo polo ecologista europeo, in tutta l’area mediterranea (Italia, Spagna , Portogallo, ex Iugoslavia, Grecia). In conseguenza, mancato l’obiettivo della grande aggregazione di un nuovo ecologismo, tutti a casa, non un solo eletto nei due rami del parlamento. Tutto in realtà risultava già evidente da maggio, nei risultati delle elezioni amministrative proprio mentre esplodeva la protesta in piazza, che avevano già prefigurato esattamente i risultati odierni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Elezioni politiche in Spagna, anticipate di alcuni mesi, si svolgono ogni 4 anni con l’elezione del Parlamento( <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Cortes_Generales" title="Cortes Generales" >Cortes Generales</a></noindex> ), che, con la nuova costituzione del 1978, consiste di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Bicameralismo" title="Bicameralismo" >due camere</a></noindex>, il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Congresso_dei_Deputati_%28Spagna%29" title="Congresso dei Deputati (Spagna)" >Congresso dei Deputati</a></noindex> (<em>Congreso de los Diputados</em>) e il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Senato_%28Spagna%29" title="Senato (Spagna)" >Senato</a></noindex> (<em>Senado</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Congresso ha 350 membri, eletti nei 53 collegi delle <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Province_spagnole" title="Province spagnole" >province</a></noindex> con un sistema solo parzialmente proporzionale su liste bloccate che premia le province più piccole; di fatto alza il quorum ben al di sopra del 3% e favorisce i due partiti maggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il Senato, che elegge 259 seggi totali, il sistema, più complesso e per niente proporzionale, si basa su liste bloccate in gran parte con eletti su base provinciale, con 4 seggi per ognuna di cui 3 al partito vincente nel collegio ed 1 al secondo, ( più o meno dove vogliono arrivare i nostri Bersani e Berlusconi). Una parte dei seggi (51) rappresenta le 17 Comunità autonome (Autonomias), i Governi regionali che hanno notevoli poteri e forte autonomia legislativa in particolare in Catalogna e Paesi Baschi. Le Autonomias sono costituite da 3-4 provincie (che hanno scarso peso) tranne alcune grandi realtà dove i due livelli istituzionali coincidono. Il PP governerà in 11 ed è determinante in altre 2 delle 17 Autonomias, il PSOE tiene solo a Barcellona e Siviglia, mentre con un grande risultato gli autonomisti di Esquerra e la sinistra basca di AMIUR si prendono Catalogna e Paesi Baschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i pochissimi commentatori italiani del voto spagnolo, a parte qualche articoletto sul “trionfo dei Popolari”, si segnala <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1783GU" >il lungo articolo di Concita De Gregorio</a></noindex>, ex direttore epurato o epuratosi, per ragioni mai rese pubbliche, dalla direzione dell’Unità e comunque riapprodata alla prima linea di Repubblica. Se non altro c’è lo sforzo di indicare un po’ di numeri, mentre il ragionamento e le conclusioni, tutte rivolte in realtà alla situazione italiana e con una lettura decisamente di parte, sono come minimo discutibili. Secondo la signora De Gregorio, che riconosce di passaggio l’incapacità dei socialisti di dare risposte alla società spagnola, il vero problema sono alcuni milioni di voti “sfuggiti “ ai socialisti e “rifugiatisi ” nell’astensionismo, nell’estrema, negli indignati astensionisti che fanno il gioco della destra e nei soliti ecologisti, pirati, animalisti etc. Non una parola sulla possibilità di proporre una direzione ed una conversione dell’economia e della società alternative al solito teorema della crescita, della finanza, fuori dal solito dualismo conservatori e socialdemocratici. Non una parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragionamento, che ci sembra di avere già sentito, va a parare, prendendola alla larga, sul sistema elettorale, su quelli che si sono stufati del bipolarismo. E il ragionamento dove dovrebbe iniziare praticamente si ferma. In realtà (a parte l’Opus Dei e la quasi ovvia costatazione che nella crisi si spappola la società ) è proprio il bipolarismo imposto ed il bipartitismo che non reggono e diverso sarebbe stato comunque il risultato in presenza di un normale sistema proporzionale alla tedesca, quello che il PD osteggia in tutti i modi in Italia, che almeno permette la rappresentanza anche di quelli che la crisi non la descrivono, non la scrivono, ma la vivono davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PP alla camera con il 44,5 % dei voti (10,8 su 23,9 milioni di voti espressi e 34 milioni di elettori ) ottiene 186 seggi ( più del 53% del totale) , il PSOE con il 28,7 % ottiene 110 seggi ( il 31,4% del totale di 208) . Al Senato, grazie al maggioritario bislacco nei collegi provinciali, più o meno con gli stessi voti il PP prende addirittura il 65% dei seggi. Qualcosa di simile a quanto si vuole riproporre in Italia con il <em>neomattarellum-porcellum</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A tutte le latitudini dell’Europa i sistemi maggioritari sono una brutta bestia; si sa, se lo si comprende, dove portano, ma non si sa mai fino alla fine chi ci guadagna e chi ci perde le penne.</p>
<p style="text-align: justify;">Gruppo delle Cinque Terre</p>
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		<title>L’Europa getta la maschera: la paura della democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri George Papandreou, primo ministro greco, ha annunciato che indirà un referendum per chiedere ai cittadini se sono d’accordo con il pacchetto di misure imposte dall’Europa in cambio degli aiuti economici. Viene da dire: “Wow, finalmente ci si ricorda della democrazia, della volontà dei cittadini, della sovranità popolare&#8230;” E via di seguito, con il pensiero all’Islanda, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri George Papandreou, primo ministro greco, ha annunciato <a target="_blank" href="http://www.pleonastico.it/modules/news/article.php?storyid=232"  target="_blank">che indirà un <strong>referendum</strong></a> per chiedere ai cittadini se sono d’accordo con il pacchetto di misure imposte dall’Europa in cambio degli aiuti economici.<br />
Viene da dire: “Wow, finalmente ci si ricorda della democrazia, della volontà dei cittadini, della sovranità popolare&#8230;” E via di seguito, con il pensiero all’Islanda, a sognare di una mitica “Europa dei popoli”. Già, il popolo&#8230;<br />
<strong>Vi risulta che qualcuno si preoccupi del popolo? Ovviamente no.</strong> Il popolo (greco, italiano o di qualsiasi altra parte del mondo) non conta né ha mai contato niente nei giochi politici ed economici portati avanti da “quelli che contano davvero”; è solo una massa informe a cui vendere periodicamente le proprie promesse da marinaio, e a cui distribuire qualche briciola per mantenerlo sotto il proprio controllo.<br />
Forse Papandreou è diverso? Forse non è il solito politico che si occupa degli affari suoi e dei suoi amici, fingendo di occuparsi del popolo? Di sicuro <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/George_Papandreou"  target="_blank">non è un politico di primo pelo</a></noindex>, né uno stupido: sociologo, figlio e nipote di primi ministri, ministro lui stesso diverse volte, è senz’altro uno che ben conosce i meccanismi della politica e del potere. <strong>E sicuramente sapeva perfettamente ciò che faceva quando ha fatto un annuncio del genere. E ne conosceva le conseguenze.</strong></p>
<p><span id="more-22181"></span></p>
<p><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/11/greece-debt-crisis.jpg" ><img class="size-full wp-image-22185 aligncenter" title="greece-debt-crisis" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2011/11/greece-debt-crisis.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>Infatti questo annuncio ha scatenato una serie di reazioni negative da parte di tutti (o quasi, ma non ho notizie contrarie) i governi e le istituzioni del mondo. Tutti a strapparsi le vesti e a dire che questa iniziativa mette in crisi l’Euro e gli equilibri internazionali; le borse che crollano; <strong>l’ombra della fine incombente sull’Europa</strong>. Tutto questo per un referendum.<br />
Ma l’Europa non era la culla della civiltà moderna, quella che fa della democrazia la sua bandiera? Perché si agitano tanto per un referendum, per definizione l’istituto più democratico che c’è?<br />
Perché <strong>la democrazia europea è una leggenda</strong>, e l’uscita di Papandreou ne è l’ennesima dimostrazione. Una democrazia che va bene finché si fa ciò che qualcuno comanda: quindi vanno bene, per quanto inutili, i piani di lacrime e sangue imposti alla Grecia, vanno bene le lettere minatorie inviate all’Italia, ma il referendum no! <strong>I cittadini devono stare zitti e ringraziare se ancora gli danno qualche osso da rosicchiare.</strong></p>
<p>Tutte cose che Papandreou conosce bene. E siccome le conosce ha deciso di scommetterci il suo futuro politico. <strong>Questo referendum, se davvero ci crede, doveva farlo un anno fa</strong>, quando la situazione gli è esplosa tra le mani, quando ancora non c’erano “piani di salvataggio” con annesse clausole da strozzino. <strong>Allora sarebbe stato un atto coraggioso, <a href="http://www.mentecritica.net/la-democrazia-del-cazzo/informazione/cronache-italiane/dellefragilicose/22178/" title="La Democrazia del Cazzo" >oggi è solo tattica</a>.</strong><br />
Ormai la situazione è talmente compromessa che questo referendum, comunque vada, non cambierà niente. Serve però a far la parte di quello che ci ha provato. Tardi, ma ci ha provato.</p>
<p>Intanto ne approfitta per un’operazione che fatica a trovare la prima pagina sui media: <strong>sostituisce in blocco tutti i vertici militari</strong>. Una cosa che non si improvvisa e che pone diverse domande meritevoli di risposta.<br />
Si teme (come sostiene un rapporto della CIA) per un possibile colpo di stato militare? C’è l’intenzione di operare <a href="http://www.mentecritica.net/grecia-si-sta-come-dautunno-sugli-alberi-le-foglie/informazione/oltre-il-confine/dellefragilicose/21666/" title="Grecia: Si sta, Come d’Autunno, sugli Alberi, le Foglie" >una repressione ancora più dura nei confronti della popolazione</a>? Il governo greco ha in mente iniziative contrarie ai voleri dell’Europa e teme possibili rappresaglie?<br />
Quale che sia la verità, la situazione è estremamente grave, e non può essere liquidata pensando che non ci riguardi. <strong>Tutto questo sta avvenendo in Europa, cioè qui a casa nostra.</strong> Inoltre, sotto diversi aspetti, la Grecia rappresenta per l’Italia una sorta di battistrada.</p>
<p>Papandreou per ora sembra giocare a poker. Incurante del fatto che la sua Costituzione non permetta l’uso del referendum in materia fiscale, <strong>ha scoperto il bluff dell’Europa</strong>. Che infatti si è agitata moltissimo mostrando cosa pensa davvero della democrazia. Ora c’è da scoprire se lui ha in mano qualche punto oppure un bluff ancora più grosso.<br />
Se fosse un film sarebbe avvincente&#8230;</p>
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		<title>Italia Fallita, Se Questi Sono i Nostri Paladini&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera sentivo in TV uno di questi sondaggisti (non ricordo il nome né la rete, ma non è importante) dire che in momenti di crisi le persone si attaccano ad alcune figure capaci di dare sicurezza, e che di solito questi personaggi sono al di fuori dai tradizionali schieramenti politici. Sicuramente vero, mi sembra una cosa normale. La conclusione era che gli italiani in questo momento vedono in Napolitano e Draghi le due personalità più affidabili, quelli a cui sarebbero capaci di consegnare il proprio destino.<br />
Napolitano? Draghi?<br />
I casi sono due: o il sondaggista in questione non sa fare il suo lavoro, oppure gli italiani si sono rincoglioniti definitivamente. Sinceramente mi piacerebbe credere alla prima ipotesi e chiudere qui la faccenda. Purtroppo temo che sia vera la seconda, e questo richiede alcuni approfondimenti.</p>
<p><span id="more-22165"></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.contropiano.org/media/k2/items/cache/7fde9e2fe21bec5e9791d688e1ee6839_XL.jpg" alt="" width="500" height="321" /></p>
<p>Prendiamo <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=21013"  target="_blank">l&#8217;ultima uscita di Napolitano, oggi alle celebrazioni per il 180° anniversario del Consiglio di Stato.</a></noindex> “<em>Per quanto antico o permanente sia il rischio del legiferare confusamente, in modo contraddittorio e tecnicamente difettoso, non c&#8217;è dubbio che in tempi recenti vi sia stato un sensibile scadimento del processo di formazione delle leggi.</em>”<br />
In pratica, secondo il capo dello Stato, <strong>le leggi emanate negli ultimi anni fanno schifo</strong>. Tecnicamente, si intende. Sono contraddittorie e difettose. Ne ero già convinto da tempo, che di esempi in questo senso ne abbiamo avuti fin troppi, ma sentirlo certificare dal Presidente della Repubblica fa comunque un certo effetto.</p>
<p>Peccato che manchi un particolare. Sarà l&#8217;età avanzata, ma il nostro caro presidente, quello a cui gli italiani affiderebbero il proprio futuro, dimentica di dire che <strong>quelle leggi tecnicamente malfatte e caotiche le ha firmate lui. Tutte.</strong> E&#8217; la Costituzione (articolo 87) a richiedere la sua firma su tutte le norme che vengono varate (inclusi i tanto contestati decreti legge); ed è sempre la Costituzione (articolo 74) che, per non rendere una vuota formalità questa firma, gli dà il potere di rispedire la norma al mittente. Opzione che non ha alcun limite, se non quello di accompagnare il rifiuto con un “<em>messaggio motivato alle Camere</em>”.<br />
Quindi, poiché di questa facoltà Napolitano si è avvalso pochissime volte, <strong>se le leggi italiane degli ultimi anni fanno schifo, la responsabilità è anche sua</strong>. Faceva più bella figura a stare zitto.</p>
<p>Per andare invece a temi più di attualità, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=21016"  target="_blank">qualche giorno fa il nostro eroe si è allargato un po&#8217; (sarà che stava in Belgio, vicino ai centri del vero potere) con alcune affermazioni</a></noindex> che meritano di essere lette per bene. “<em>Nessun argomento consistente è stato portato per mettere in questione la validità della scelta dell&#8217;Euro e la sua irreversibilità: già all&#8217;inizio degli anni 90, quando si fece quella scelta, non c&#8217;era alternativa all&#8217;Unione monetaria; e non ce n&#8217;è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell&#8217;Euro.</em>”<br />
Non c&#8217;era scelta allora e non c&#8217;è oggi, l&#8217;Euro è una strada a senso unico. Vagli a spiegare che <strong>proprio l&#8217;Euro, non essendo moneta sovrana, sta rendendo possibile questo casino che condanna alla miseria milioni di persone in tutta Europa</strong>.<br />
“<em>Ebbene, ora non possiamo più tergiversare di fronte all&#8217;imperativo categorico di uno sforzo consistente e costante di abbattimento del nostro debito pubblico, né restare incerti dinanzi a riforme strutturali da adottare per rendere possibile una nuova, più intensa crescita economica e sociale. Si tratta di prove di indubbia durezza, con cui dobbiamo cimentarci.</em>”<br />
Per cui prendiamo <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-42-giorni-al-fallimento-la-lettera-segreta-della-bce/informazione/cronache-italiane/dellefragilicose/21645/" title="Default Italia, 42 Giorni al Fallimento: La Lettera Segreta della BCE" >le letterine che la BCE</a> amorevolmente ci manda, ormai a cadenza mensile, e applichiamo quello che c&#8217;è scritto.<strong> Sarà doloroso? Pazienza.</strong> Del resto bisogna capirlo: lui non deve fare i conti per sapere se a fine mese riesce a pagare la bolletta della luce.</p>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-2064a413-482b-4631-8eab-906e01f19a95.html"  target="_blank">La migliore degli ultimi giorni però è questa</a></noindex>. “<em>Da sessanta anni abbiamo scelto, secondo l&#8217;articolo 11 della Costituzione e traendone grandissimi benefici, di accettare limitazioni alla nostra sovranità, in condizioni di parità con gli altri Stati: e lo abbiamo fatto per costruire un&#8217;Europa unita, delegando le istituzioni della Comunità e quindi dell&#8217;Unione a parlare a nome dei governi e dei popoli europei.</em>”<br />
Chiariamo una cosa: l&#8217;articolo 11 della Costituzione non parla di Europa, parla di guerra. Per cui Napolitano si riferisce alle guerre a cui l&#8217;Italia ha partecipato: Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, <a href="http://www.mentecritica.net/gheddafi-la-contemplazione-della-morte/cuore-di-tenebra/comandante-nebbia/21909/" title="Gheddafi: La Contemplazione della Morte" >Libia</a>, e scusate se ne dimentico qualcuna. Che partecipando a queste guerre abbiamo accettato limitazioni di sovranità è evidente, ma <strong>nessuno si preoccupa delle limitazioni di sovranità che hanno dovuto subire i popoli che siamo andati a bombardare?</strong> Poi mi chiedo come si fa a sostenere che queste guerre hanno permesso di costruire un&#8217;Europa unita? Demenza senile? E&#8217; una possibilità.</p>
<p>Se questo deve essere il nostro paladino, quello che ci aiuta a risollevarci dalla melma in cui siamo finiti, allora stiamo freschi. Per favore Giorgio, fai quello che qualsiasi nonno della tua età farebbe in questo momento: <strong>vai a giocare a bocce, che a salvarci ci pensiamo da soli</strong>. Magari se ci sforziamo qualche idea ci viene.<br />
Come&#8230;? Draghi:::?<br />
Già, Draghi. <strong>Quello che le letterine di cui sopra le scrive.</strong> Ma per favore&#8230;</p>
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		<title>Difendersi dalla Crisi: la Protezione Personale (Prima Parte)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 11:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dellefragilicose</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessona Anche stamattina il bollettino è nero. Ci sono tante iniziative in atto, ma oggettivamente l&#8217;impressione è che nessuno sappia veramente cosa ci attende. La dimostrazione è che, dopo le euforie per accordi, piani di salvataggio e misure anti contagio, le cose riprendono ad andare male, anzi malissimo. La stampa ha un evidente atteggiamento censorio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Premessona</strong></p>
<p>Anche stamattina <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_31/borse-andamento-giornata_26d5cc28-03a6-11e1-af48-d19489409c54.shtml" >il bollettino è nero</a></noindex>. Ci sono tante iniziative in atto, ma oggettivamente l&#8217;impressione è che nessuno sappia veramente cosa ci attende. La dimostrazione è che, dopo le euforie per accordi, <a href="http://www.mentecritica.net/default-italia-leuro-e-salvo-mo-ci-dobbiamo-salvare-solo-noi/meccanica-delle-cose/chiamiamola-economia/dellefragilicose/21990/" title="Default Italia: L’Euro è Salvo, mò ci Dobbiamo Salvare Solo Noi" >piani di salvataggio</a> e misure anti contagio, le cose riprendono ad andare male, anzi malissimo.<br />
La stampa ha un evidente atteggiamento censorio, anche comprensibile in questo caso. A dire che la Grecia è fallita, non è stato il Corriere o Repubblica, <a href="http://www.mentecritica.net/e-ufficiale-la-grecia-e-fallita-i-prossimi-in-lista-siamo-noi/meccanica-delle-cose/chiamiamola-economia/ilbuonpeppe/22014/" title="E’ Ufficiale la Grecia è Fallita. I Prossimi in Lista Siamo Noi" >ma i blog</a> ed i siti di informazione indipendente. Ufficialmente, la Grecia ha <em>concordato</em> con i creditori una riduzione del debito del 50%. In pratica, per ogni titolo comprato a 100 euro, ne verranno restituiti 50. Questa, tecnicamente, si chiama &#8220;ristrutturazione del debito&#8221;. <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Ristrutturazione_del_debito" >La voce di Wikipedia</a></noindex> è chiara e breve, vale la pena di riportarla per intero:</p>
<blockquote><p>La ristrutturazione del debito è una procedura che prevede un accordo con il quale le condizioni originarie di un prestito (tassi, scadenze, divisa, periodo di garanzia) vengono modificate per alleggerire l&#8217;onere del debitore. La procedura viene eseguita ai fini del risanamento dell&#8217;impresa o al fine di poter gestire una liquidazione su base concordata con i creditori e non fallimentare ed è regolata dall&#8217;art. 182bis della &#8220;Legge Fallimentare&#8221; (R.d. 16.3.1942, n. 267), introdotto di recente nell&#8217;ambito di sostanziali modifiche apportate a tale legge.<br />
Possono usufruire della ristrutturazione debitoria soltanto quegli enti pubblici o imprese possedute da privati, che si trovano in una situazione di crisi o di insolvenza e che abbiano i requisiti dimensionali previsti dall&#8217;art. 1 della &#8220;Legge fallimentare&#8221;.<br />
Esempio di ristrutturazione di debiti sovranazionali è quello dell&#8217;Argentina nel gennaio 2005, che ristrutturò unilateralmente il suo debito di circa 82 miliardi di dollari. L&#8217;offerta fu accolta, dopo aver fatto terrorismo economico sulla sua situazione interna, da meno del 50 % dei possessori privati dell&#8217;Europa, Stati Uniti e Giappone. Il dato dichiarato dall&#8217;Argentina, mai certificato dagli istituti internazionali preposti, è stato del 76,15 % di accettazione.</p></blockquote>
<p>Lo stesso atteggiamento censorio, ripeto comprensibile, è stato adottato per la ristrutturazione unilaterale operata dalla Banca d&#8217;Irlanda dove decine di risparmiatori italiani si sono trovati i loro investimenti ridotti nella ragione di 1 a mille. <a href="http://www.mentecritica.net/fottuti-dalla-banca-dirlanda-arriva-luccello-di-fiamma/cuore-di-tenebra/dellefragilicose/21790/" title="Fottuti dalla Banca d’Irlanda, Arriva l’Uccello di Fiamma" >Un centesimo di euro per ogni mille euro investiti</a>. Questa sì che è una ristrutturazione.</p>
<p><span id="more-22129"></span>Il panico, in questi casi, fa precipitare la crisi. Il sistema nel quale viviamo si regge su convenzioni. I soldi, le banche, i prestiti, i BOT, le obbligazioni, addirittura l&#8217;oro, sono solo delle &#8220;<em>promesse</em>&#8220;, degli impegni che qualcuno si impegna ad onorare, ma se questo qualcuno dice: &#8220;non posso onorare il mio impegno&#8221; che gli puoi fare? Nulla, specialmente se questo qualcuno non ha niente che valga la pena prendergli e se è un organismo nazionale. Ci si tiene la perdita e si guarda avanti. Lo sanno bene quelli che sono incappati in un fallimento (come creditori).<br />
Giusto per fare una riflessione, le banche italiane hanno un sistema di tutela, il <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.fitd.it/index.asp#" >Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi</a></noindex></p>
<blockquote><p>Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, costituito nel 1987 nella forma di consorzio volontario, è oggi un consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dallo Statuto e dal Regolamento. Scopo del Fondo è quello di garantire i depositanti delle Banche consorziate.</p></blockquote>
<p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.fitd.it/faq.htm" >Qui la FAQ</a></noindex>, dove si spiega che ogni conto corrente è garantito dal fallimento dell&#8217;istituto di credito fino a 100.000 euro (per cointestatario). Il sito ha un aspetto serioso e, se si sorvola sul fatto che non funziona su firefox, è tutto a posto, siamo in una botte di ferro. Anche se la nostra banca fallisce (in Italia, se si vuole fare banca si deve aderire al fondo che però vale solo per il contante), nel giro di 20 giorni al massimo i nostri soldi ci vengono restituiti dal Fondo.<br />
Troppo bello per essere vero. Sicuramente le banche aderenti &#8220;si assicurano&#8221; depositando periodicamente degli importi sul fondo, anche se non sono certo che lo facciano in contanti. Secondo me va tutto bene se fallisce la Banca di Forlimpopoli o la Banca Popolare di Giovi Piegolelle. Messe insieme faranno, diciamo, ventimila, cinquantamila correntisti e la situazione si può contenere. Certo, se arriva veramente la tempesta e a fallire è Unicredit (solo per esempio, non ho nessuna informazione in merito) con a cascata tutte le sue controllate, non essendo sicuro che il Fondo disponga di una zecca privata, ho molti dubbi che si riuscirebbe a tappare la falla. Infatti, in casi analoghi, sono dovuti intervenire gli stati che hanno dovuto nazionalizzare le banche ed assumersi l&#8217;onere del debito per arrestare il tracollo del sistema creditizio (vedi <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/424019/" >il silenzioso crash di Dexia</a></noindex>).</p>
<p>Già, gli stati nazionali. Gli stessi che, in questo momento, affogano sotto il peso del debito. Insomma, secondo la mia personale opinione, se incomincia a crollare il castello non c&#8217;è fondo che tenga. L&#8217;euro, il debito, l&#8217;Europa, <a href="http://www.mentecritica.net/ma-come-li-paghiamo-gli-iphone/meccanica-delle-cose/accademia-dfc/fma/21728/" title="Ma Come li Paghiamo gli iPhone 4S?" >lo spostamento dell&#8217;asse all&#8217;Est</a> e l&#8217;indebolimento politico ed economico degli Stati Uniti sono uno scenario che nessun fondo poteva oggettivamente prevedere e per il quale non esistono piani. La situazione è simile a quella della carena di una nave che si sfascia pezzo a pezzo con i marinai che corrono da una parte all&#8217;altra a mettere pezze. I marinai fanno un po&#8217; quello che possono, ma è il progetto della carena che si è rivelato inadatto a reggere le mutate condizioni del mare. Il rischio di affondare è serio, serissimo e anche se il comandante invita alla calma dicendo che la situazione è sotto controllo, lo fa per non far correre tutti alle scialuppe di salvataggio nello stesso momento.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.shopcasa.net/images/78.jpg" alt="" width="429" height="609" /></p>
<p>In passato, grazie <a href="http://www.mentecritica.net/author/kurt/" >al nostro consulente Kurt</a>, siamo venuti a sapere che una catastrofe economica globale è uno degli scenari previsti dagli organismi militari internazionali e per la quale sono stati diffuse istruzioni specifiche. Un estratto è stato pubblicato anche sulle pagine di MenteCritica con il titolo &#8220;<a href="http://www.mentecritica.net/economia-dellapocalisse/meccanica-delle-cose/chiamiamola-economia/kurt/15954/" >Economia dell&#8217;Apocalisse</a>&#8220;. La situazione nella quale ci troviamo non è quella descritta nell&#8217;articolo, ma se si arriverà mai all&#8217;apocalisse economica, la strada somiglierà sicuramente a quella che stiamo percorrendo.</p>
<p>Come comportarsi in queste situazioni? Non parlo a livello globale, sul quale noi, checché ci raccontino <a href="http://www.mentecritica.net/la-democrazia-e-un-fallimento/leggere/oltre-le-righe/mrwolf/11354/" >i pubblicitari della democrazia</a>, non abbiamo alcun effetto. In situazioni come queste, contiamo quanto le mucche per il lattaio. Importanti per quello che possiamo dare, ma pronte a essere cedute alla fabbrica del Kit e Kat appena non riusciamo più a fare latte.<br />
Sinceramente, io non faccio affidamento sulla BCE e tanto meno su Silvio Berlusconi per cercare di ripararmi dalla pioggia. Loro facciano le grandi manovre, io, per quello che posso, cerco di fare le mie.</p>
<p>Questo per dire che si può prendere qualche misura per limitare leggermente i danni indipendentemente dalle grandi politiche sovranazionali. Certo, muoversi dal branco non è esente da rischi. La cosa più probabile è che non accadrà nulla e io avrò perso solo tempo, soldi e credibilità. Fa parte del gioco ed è un costo da sostenere se non si vuole fare affidamento sulle veline dei ministeri e sulla tiepida coperta del pensiero comune.<br />
Se la cosa interesserà i lettori di MenteCritica, ho intenzione di scrivere altri due pezzetti sulle misure che ho adottato, sperando che qualche altro &#8220;pessimista&#8221; come me si voglia confrontare integrando o correggendo. Lo faccio per solidarietà con i pezzenti come me ( i riccastri si stanno sicuramente già mettendo al riparo) che, magari, non si sono posti il problema per mancanza di cultura sull&#8217;argomento o per semplice incapacità di uscire dal branco. Siccome io sono presuntuoso ed ho una concezione alterata delle mie capacità, il problema non me lo sono posto e sono partito. Magari non potrò raccontare tutto, non potrò entrare nei dettagli (anche perché il panico in questa fase rischia di danneggiare alcune &#8220;misure protettive&#8221; non ancora mature), ma se interessa lo faccio volentieri. Se non interessa, ciccia. Come dico da un bel po&#8217;, siamo già oltre l&#8217;<em>ognuno per sé, Dio per tutti</em> e io non ho nessun posto in paradiso da guadagnare.</p>
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