Lo Spettro dell’Articolo 18
16 marzo, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
E’ notizia di ieri che il Presidente della Repubblica, insieme al “nucleo di valutazione” che lo assiste, starebbe seriamente pensando di rimandare alle camere il ddl 1167-b, approvato in via definitiva e in attesa della firma del capo dello stato per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
[...]questa legge, che il Capo dello Stato ha già visionato sommariamente, suscita in lui forti perplessità. La sta esaminando insieme al “nucleo di valutazione” del Colle, formato da Salvatore Sechi, Donato Marra e Loris D’Ambrosio. Non ha ancora preso una decisione definitiva. Ma, allo stato attuale, sembra intenzionato a non firmare la legge. E a rinviarla al Parlamento con messaggio motivato, per una nuova deliberazione. Secondo i poteri che gli assegna l’articolo 74 della Costituzione e che può attivare anche per provvedimenti non necessariamente inficiati da “vizi palesi” di legittimità costituzionale.[...](1)
L’argomento, almeno per questo sito, è vecchio. Lo abbiamo affrontato qualche mese fa e, più recentemente, abbiamo evidenziato l’insipienza dell’informazione “ufficiale” italiana che si è interessata concretamente del problema solo il giorno precedente l’approvazione definitiva della legge.

In un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi, queste parole:
Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.
il famoso incipit dell’articolo 18(2), suonano come un’ottusa intromissione statalista in un sistema che dovrebbe già prevedere dei meccanismi autogeni di auto regolamentazione. Che significa, infatti, licenziamento per “giusta causa”? Se ho più lavoro, assumo, se ho meno lavoro licenzio, se uno mi è simpatico me lo tengo, se uno mi sta sulle balle lo licenzio. Ecco una lista di giuste cause. E chi viene licenziato, trova un altro lavoro o si mette in proprio a fare l’imprenditore. L’articolo 18 è superfluo.
Questo, ovviamente, in un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi.

Quello sul quale occorre mettersi d’accordo è se la nostra, quella italiana, sia un’economia sana, trasparente, nella quale il perseguimento del profitto avviene in maniera lungimirante facendo attenzione a non deteriorare il tessuto sociale sul quale si innesta la produzione di beni e servizi.
Non scrivo da un po’ perché questo è un momento un po’ difficile per la nostra famiglia. La società per cui lavoriamo ha aperto la procedura di licenziamento per 1192 su 1880 e gli animi non sono dei più sereni. Il 22 ottobre mentre aspettavamo ancora di ricevere lo stipendio di agosto (mai arrivato) abbiamo ricevuto invece la lettera di licenziamento. Così per risposta il 28 la sede di Roma è stata occupata così come quella di Pregnana Milanese (Milano) dal 3 novembre.
Si è cercato di arrivare all’attenzione delle istituzioni e dei media con tanta fatica perché mantenere un presidio attivo non è semplice. I primi giorni quasi nulla: Anno Zero ci ha nominato nel mucchio delle aziende in crisi, Ballarò ha filmato due ore il presidio e ha mandato 5 minuti di servizio affogato in un contesto che non è del tutto la nostra realtà. (Noi siamo vittima soprattutto di una cattiva gestione. E non voglio aggiungere altro, ndr). Poi l’occupazione di Milano ci ha portato sul TG3 nazionale. Poi tutto tace.
Ma ecco improvvisamente la botta di fortuna (nella sfortuna): all’ex AD gli parte la brocca e viene a fare un raid all’alba per stanarci dalla SUA sede.
E così siamo su tutti i giornali e in tutti i TG almeno per un paio di giorni.
Ora c’è un continuo pellegrinaggio di giornalisti che scattano, riprendono, intervistano. Sembra quasi un pellegrinaggio (dice una mia collega). Forse anche loro aspettano un miracolo. Come noi. Che continuiamo ad aspettare che venga aperto un tavolo alla Presidenza del Consiglio. Che continuiamo ad aspettare i nostri stipendi.
E intanto continuiamo a gestire questa crisi all’interno delle nostre famiglie. Che sono quelle che rischiano di più, perché si rischia di far ricadere sui familiari le tensioni accumulate.
Edoardo è troppo piccolo per comprendere totalmente i motivi della protesta ma glielo abbiamo spiegato lo stesso. Così quando il fine settimana andiamo insieme al presidio lui in macchina canticchia: «vogliamo i soldini, vogliamo i soldini. Per comprare il gelato …. al cioccolato». Beata ingenuità.(3)
Io credo che si possa concordare abbastanza tranquillamente che la nostra non sia un’economia sana e piripin piripan.
Il paese è in aperta recessione. I nuovi investimenti, se ci sono, vengono attivati in nazioni dove il rapporto tra infrastrutture disponibili e costi sono molto favorevoli all’investitore. Oggi, se una persona perde il lavoro, che sia per giusta causa o no, non ne trova un altro. Statisticamente il dato è praticamente nullo. Fare gli imprenditori, dopo venti anni di lavoro dipendente, è già difficile. Mettersi in competizione con quelli che hanno la produzione in Slovenia, poi, è impossibile.
Certo, si può puntare sull’innovazione e sulla qualità, ma su quante idee rivoluzionarie si può contare al giorno e per quanti produttori di finissimo olio d’oliva premuto a mano c’è spazio?
Inoltre, da tempo, l’uso e l’abuso delle opportunità incontrollate offerte dalla legge Biagi che regolamenta non solo il lavoro flessibile (o precario), ma anche le procedure di esternalizzazione e cessione di ramo d’azienda, hanno offerto una serie di strumenti indiretti, a volte ai limiti della legalità formale, ma perfettamente efficienti per liberarsi di forza lavoro con contratto a tempo indeterminato e sostituirla con servizi erogati da società che impiegano personale “flessibile”.
Il meccanismo è semplice. Si individua un ramo d’azienda sul quale intervenire. Lo si cede ad una società esterna, a volte creata ad hoc e, poco dopo, questa società inizia a dichiarare esuberi, a utilizzare ammortizzatori sociali, licenziare o, come nel caso di Agile-Eutelia, finisce col fallire, privando il personale anche del trattamento di fine rapporto che va a finire nelle insolvenze della società fallita. Nel frattempo, la società cedente inizia ad approvvigionarsi dei servizi del ramo ceduto da una società esterna che, utilizzando manodopera sottopagata, può tenere i costi molto più bassi.
Probabilmente il meccanismo è più complesso ed articolato di quanto descritto, ma in linea di massima funziona così.
Quello che sta avvenendo è che oltre che a spostare altrove la produzione, il nostro paese importa globalizzazione applicando sul proprio suolo condizioni di retribuzione che avrebbero il loro senso in zone più depresse del pianeta.
La difesa dell’articolo 18 è inutile, perché l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è stato aggirato da tempo e quello che rappresentava è morto e sepolto. Requiescat in pace. Il lavoro dipendente in Italia è una falsa promessa alla quale non credere più.
In fondo, è tutto lecito. Secondo alcuni, il fine del capitalismo è il profitto. Quello che c’è da chiedersi e se il profitto vada perseguito a qualsiasi costo. Deteriorare in questo modo il tessuto sociale della nostra nazione è miope. Continuando così, l’Italia rischia di trasformarsi in un deserto dove nessuno potrà permettersi di acquistare le merci prodotte all’estero e dove di servizi non ci sarà più necessità perché la sopravvivenza diventerà l’obiettivo primario.
Una nazione è una specie di campo dove chi produce svolge il ruolo di contadino. Si può rinunciare al massimo profitto, magari alternando le colture, per fare in modo che il terreno si mantenga vivo e produca a lungo. Un altro sistema è quello di applicare una coltura intensiva molto redditizia sfruttando la terra fino a renderla secca, salvo poi spostarsi altrove e cominciare daccapo con un terreno vergine.
Ho paura che sia quello che sta accadendo. Siete d’accordo? Sarebbe interessante saperlo, anche se ho paura che non serva a nulla.
NoteFine delle NoteVicende Vissute. Una Partita Iva Racconta
8 marzo, 2010 di Marechiaro
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, Storie Italiane, Vere Donne, latest
Ciao! Sono una partita iva, evasore per definizione, single, nel senso di felicemente ditta individuale. Sono stata una società anch’io, fino al 1995, quando ho rilevato i debiti e i crediti e liquidato la quota all’ex socio. Avevo mille problemi e poco tempo e quindi affidai la contabilità alla consulente. A novembre del ‘98 arrivò una bella comunicazione: c’era a mia disposizione il credito Iva della società.
Nell’agenda del ‘99 che può andare benissimo quest’anno, al posto di marcare le entrate e le uscite scrivevo:
Crisi Economica: Lacrime, Sudore e Sangue, ma non per Tutti
5 marzo, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
La mia competenza di economia è minima. Non potrei sostenere un discorso serio. Mi limito a chiacchierare come se fossi al bar a prendere un caffè con gli amici. Perdonatemi.
Iniziamo con un racconto, reale.
X ha poco più di cinquant’anni. Suo padre, un contadino lucano si trasferì a Napoli negli anni cinquanta per combattere l’estrema indigenza nella quale versava la sua famiglia. Nella città trovò un lavoro fisso ed ebbe sei figli. Il papà di X, poi, sì ammalò gravemente, perse il lavoro e la famiglia fu sostenuta dalla madre che faceva la sarta. Ciò nonostante, X oggi ha due figli che studiano, è un bravo musicista, ha una importante laurea tecnica ed un lavoro dignitoso equamente retribuito.
Leggi il resto
Il Posto Fisso è una Fregatura
4 marzo, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani
Qualche mattina fa leggevo la bella lettera di un amico che, parlando del suo lavoro (da dipendente), raccontava dell’entusiasmo con il quale sta affrontando le nuove responsabilità che gli sono state affidate e della determinazione che intende avere se e quando si tratterà di prendere decisioni difficili e dolorose.
Mi ero ripromesso di non commentare o almeno di non commentare troppo. Ognuno fa il suo percorso e non è utile trasmettere esperienze che fanno riferimento ad altri tempi ed altri costumi.
Ora, invece, mi ritrovo a scrivere di lavoro, forse proprio avendo in mente quella bella lettera ed, in particolare, i passi dove il mio amico descrive il modo con il quale è stato capace di conciliare il maggiore impegno con la vita familiare.
Per quanto sia poco loquace nella vita a base carbonio, questa virtù non mi è stata concessa in quella a base silicio dove, ormai da anni, parlo e sparlo di ciò che conosco e, con molta disinvoltura, di ciò di cui non so nulla.
Chi mi vuole bene, mi perdonerà. Degli altri non mi preoccupo.
Leggi il resto
Arbitrato Al Posto del Giudice: In Pericolo l’Articolo 18
3 marzo, 2010 di redazione
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
Giunge oggi, in colpevole ritardo, l’attenzione dell’informazione mainstream(1) sul disegno di legge 1167-B di cui ci siamo occupati su MenteCritica oltre due mesi fa in un articolo dal titolo colorito, ma molto esplicativo: Sotto, Sotto, Mentre Parli del Complotto, Io ti Fotto l’Articolo 18.
Il quotidiano on line che ne parla è La Repubblica, che apre la sua edizione web proprio con questa notizia, anteponendola addirittura alla vuota quanto insipida querelle sulla presentazione delle liste PDL nel Lazio e nella Lombardia.
Note- definizione [↩]
Evasione Fiscale? Per Combatterla Ci Vorrebbe Davvero Poco
19 febbraio, 2010 di doxaliber
Archiviato in Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, Niente resterà impunito, latest
Ho letto con interesse l’articolo sull’evasione fiscale scritto da Gasparre Serra per Mentecritica. I dati sull’evasione fiscale sono allarmanti e non può che destare scalpore la notizia che l’82% dell’intero gettito IRPEF grava sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Naturalmente il peso delle imposte non grava sui lavoratori dipendenti perché questi, a differenza di altri, sono più onesti ed hanno maggiore senso dello Stato ma dipende dal fatto che i redditi da lavoro dipendente sono interamente tracciabili e vengono dedotti alla fonte, togliendo al lavoratore ogni possibilità di elusione e/o evasione.
Leggi il resto
Una Cambiale Firmata Berlusconi
8 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
Fa tristezza, prima che rabbia, leggere la lettera al direttore di Piero Ichino pubblicata oggi sul Corriere della Sera on line.
Che un argomento di tale portata sia praticamente escluso dal dibattito politico nazionale e confinato nello spazio destinato alle letterine a Babbo Natale dà ampiamente la misura della povertà intellettuale di una nazione i cui interessi orbitano, ormai quasi esclusivamente, intorno allo stomaco inesausto di un vecchio satrapo ampiamente in credito con la vita e che non è ancora stanco di abbuffarsi.
[...] È vero: da anni, ormai, a un ventenne o trentenne che cerca lavoro in Italia le aziende offrono di tutto, tranne che un rapporto di lavoro regolare. E anche un rapporto di lavoro di serie B —«a progetto», o comunque a termine— è già considerato, in molte situazioni, un privilegio difficilmente ottenibile, rispetto alla «normalità», costituita dal lavoro di serie C: stage semigratuiti in azienda tutto lavoro e niente formazione, assunzione con partita Iva per mansioni d’ufficio, di cantiere, di negozio, di call center, di magazzino, che erano tradizionalmente considerate come lavoro dipendente. Case editrici in cui da anni non si assume più un redattore o un correttore di bozze con un contratto normale di lavoro dipendente; case di cura private che formalmente non hanno alle proprie dipendenze neanche un solo medico, un solo infermiere, un solo barelliere: tutti a partita Iva, oppure soci di cooperative di lavoro a cui il servizio viene appaltato. [...]
Il Mondo dei Disoccupati Cronici
5 febbraio, 2010 di Storie Italiane
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, Storie Italiane
Salve,
sto scrivendo quest’articolo perché faccio parte di quella fetta di disperati che è costantemente alla ricerca di lavoro e quando lo trova si sente dire: “le faremo un contratto a termine per tre mesi poi forse ci sarà una proroga” o nel migliore dei casi sono sinceri e ti dicono: “stiamo cercando solo per alcuni mesi..”. Al 90% è sempre cosi.
Ho 33 anni, sono giovane, vorrei farmi una famiglia, ma non lo posso fare perché gente come me, lavoratori di serie b o c se vuoi, non può.
Avviamento al Lavoro. Di Corsa e per Legge
26 gennaio, 2010 di Giacomo
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani, latest
Due novità nel panorama politico nostrano. Non mi riferisco né al matrimonio notturno della Gelmini né al fiorire di candidature vecchie e nuove per le prossime regionali. Sto invece pensando a quanto è stato detto di recente a proposito dei giovani, o meglio, dei giovanissimi: gli adolescenti.
In primo luogo un ritorno al passato, all’avviamento al lavoro degli anni 40, 50 e 60. Visto che, ci dicono, l’obbligo di istruzione fino a 16 anni tiene sui banchi un numero altissimo di giovani, tanto vale dar loro la possibilità di andare a lavorare,o meglio, fare apprendistato durante l’ultimo anno al posto della frequenza a scuola.
Secondo me i soliti cervelloni avranno fatto due calcoli: visto che ci sono migliaia di insegnanti precari che presto resteranno addirittura senza neanche le supplenze riduciamo ancora il numero dei ragazzi e cioè l’esatto contrario di quanto servirebbe.
Diritti Precari – Seconda Parte
22 gennaio, 2010 di Gaspare Serra
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
E’ possibile leggere la prima parte a questo link.
I termini “lavoro” e “precarietà” sempre più spesso sono impiegati in Italia come sostanziali sinonimi. Le riforme del lavoro susseguitesi nell’ultimo decennio (dalla riforma Treu del centrosinistra a quella Biagi del centrodestra) si sono, infatti, caratterizzate per un tratto comune l’introduzione di una notevole “flessibilizzazione del lavoro” (di nuove forme contrattuali a termine), da un lato e la mancata previsione di “garanzie e tutele” specifiche per i lavoratori a termine (o la mancata estensione, in alternativa, delle tutele già previste per il lavoro a tempo indeterminato anche ai precari), dall’altro lato.
La normativa del lavoro vigente in Italia, dunque, se, da una parte, incentiva i datori di lavoro ad assumere “a tempo determinato” (essendo tali rapporti di lavoro sottoposti a trattamenti fiscali di favore e/o esenti dalle più stringenti maglie di protezione che proteggono il lavoro a tempo indeterminato) dall’altra non incentiva affatto a valorizzare le professionalità dei precari stabilizzandoli nel tempo (dopo una sia pur opportuna fase iniziale di verifica della professionalità e del rendimento del lavoratore).
Diritti Precari – Prima Parte
20 gennaio, 2010 di Gaspare Serra
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
Il 2009 è già in archivio. In archivio, però, non sono finiti i numerosi problemi sociali e le incognite economiche che esso ci ha lasciati sulle spalle! Tra questi vi è la fine dei precari della Scuola, che il Governo ha deciso senza molti patemi di archiviare come “pratica chiusa”: da settembre in circa 18 mila supplenti sono restati a casa senza stipendio, sia pure dopo molti anni di incarichi e speranze di stabilizzazione. In pratica, un enorme “licenziamento collettivo” deciso dallo Stato proprio in una fase di crisi acuta in cui si dice di mettere mano a tutti gli strumenti possibili e le risorse disponibili per tutelare i posti di lavoro!
Più in dettaglio, il Governo (nonostante l’aumento del numero degli alunni ed a fronte di 40.000 pensionamenti) ha tagliato 57.368 posti di docenza, facendo così mancare l’incarico a ben “17.530” precari! Ciò significa che i 286.000 supplenti abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (in particolare tutti coloro aventi già raggiunto la mezza età) dovranno definitivamente rinunciare ad ogni prospettiva di carriera nella Scuola!
Tempi Duri ?
31 dicembre, 2009 di Storie Italiane
Archiviato in Caffè Amaro, Il Lavoro degli Italiani, latest
Io nascevo nel 1965, e senza tante presunzioni sono cresciuto, ed ho vissuto i cambiamenti epocali che si sono verificati in questi anni. Ci accompagnano le tradizioni e, le ricorrenze.
E’ fine anno, tempo di bilanci e di discorsi. Cambia tutto, il modo di comunicare, il concetto di lavoro, il modo di fare politica (?), il modo di vivere. Insomma un sacco di cambiamenti, veloci veloci, tanto da rischiare di non avere il tempo di riflettere. Ma ogni tanto è anche bello dare un’occhiata a quello che è il nostro passato, propio per non smettere di riflettere.

Stavo pensando che anche quest’anno il presidente della repubblica ci farà gli auguri, chissà su cosa volgerà le sue considerazioni, cosa ci farà notare, come ci presenterà il bilancio di un anno trascorso con la crisi. Sinceramente non ho idea dei temi che toccherà, ma preso da curiosità personale sono andato a guardare indietro nel tempo quando io ancora portavo il pannolino, quelli di stoffa, che poi la mia mamma lavava a mano.
Era il 1965 ed il presidente si chiamava Saragat, la televisione era ancora un lusso per pochi, e l’Italia era profondamente diversa.
O forse no ?
Il discorso intero lo ho trovato qui e ne ho estrapolato una parte che mi sembra possa rendersi utile augurio per il 2010.
Il mio primo pensiero va a quelli di voi che nel corso del ‘65 sono stati provati dal dolore o colpiti dalla disoccupazione.
Le gravi privazioni per i lavoratoti colpiti dalla disoccupazione e per i loro familiari sono ben presenti a tutti coloro che si adoprano per combatterla: parlamentari, governo, partiti politici, sindacati, enti assistenziali, operatori economici.
Il mio augurio più fervido È che l’anno nuovo veda ridotta la disoccupazione ed avviata, in modo ancor più netto e risoluto, l’attuazione dell’articolo 4 della nostra costituzione, che solennemente dichiara: “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto“.
Quanti passi ancora dovrò fare per vedere qualcosa di cambiato in meglio ?
Auguri
dal nostro lettore Michele.
Precari da Abilitare
21 dicembre, 2009 di Storie Italiane
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
Gentile Redazione,
vi sto contattando perché per due anni ho fondato e guido nuovamente un Movimento Precari il M.I.D.A. (Movimento Insegnanti da Abilitare). Ho una lunga storia che riguarda questo gruppo e alcuni contatti politici (dell’attuale governo) che ci han promesso di aiutarci ma che ora se ne sono lavati le mani. Tutto documentato sul live space precarinonabilitati.spaces.live.com.
Sotto, Sotto, Mentre Parli del Complotto, Io ti Fotto l’Articolo 18
16 dicembre, 2009 di dellefragilicose
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
Intanto che stiamo tutti lì a ragionare di statuette che volano, denti rotti, presidenti del consiglio che non possono mangiare la pappa, complotti di destra, complotti di sinistra, chiusure di pagine di facebook e cazzi vari, la macchina inculatrice, che in pochi anni ha trasformato i lavoratori dipendenti in schiavi a cottimo senza nessun diritto, nel silenzio omertoso delle destre, delle sinistre, dei dipietri, dei grilli e dei travagli, continua implacabile la sua opera devastatrice.
Dopo aver distrutto il concetto di contratto a tempo indeterminato, quello di ferie e di diritto al riposo per malattia, tocca eliminare un’ultima fastidiosa opportunità per il lavoratore dipendente che ritenga di aver subito un torto ed intenda ricorrere al giudice per risolvere una controversia di lavoro.
Per capire di cosa vo parlando vi toccherebbe comprare un giornale, sfogliare le dieci, quindici pagine che parlano della statuetta e del cazzone pentito che l’ha lanciata ed arrivare in quella parte del quotidiano dove vengono scritti quei fondi noiosi che non legge nessuno e dove non c’è nemmeno una pubblicità con qualche tetta a rallegrare la rappresentazione.
Oppure potete leggere MenteCritica e seguire un paio di link. Questo, forse, è più facile.

Provvedimenti Anticrisi: il Processo Breve.
25 novembre, 2009 di doxaliber
Archiviato in Cuore di Tenebra, Democrazia e Diritti, E chi se ne frega?, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, Strange Days, latest
Tutti si lamentano del processo breve ma si tratta di persone non lungimiranti ed antiberlusconiane per partito preso. Io ho studiato bene le eventuali conseguenze del provvedimento che il PDL intende far approvare dai due rami del Parlamento e sono giunto alla conclusione che le norme sul processo breve sono a tutti gli effetti la vera soluzione anticrisi che risolleverà l’Italia dai suoi guai. Io ad esempio ho già pensato a come rilanciare la mia attività imprenditoriale sul web ed intendo condividere con voi il mio business plan.
Ex Eutelia: Blitz di Vigilantes Per Sgomberare i Lavoratori Che Protestano
12 novembre, 2009 di doxaliber
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani, Informazione, Rassegna Stampa, Strange Days, latest
Succede che i proprietari di un’azienda italiana, occupata dai suoi dipendenti che non ricevono lo stipendio da mesi ed il cui futuro è incerto, irrompano nella sede occupata in compagnia di alcuni vigilantes, fingendosi poliziotti ed intimando i lavoratori di sgomberare immediatamente i locali.

Repubblica, home page - governo battuto alla camera
Succede che casualmente in quei locali ci sia una troupe della RAI che stava girando un servizio, la quale capisce immediatamente di trovarsi davanti ad una farsa: quelli davanti a loro non sono veri poliziotti. Così la troupe RAI chiama i poliziotti, quelli veri, i quali entrano nei locali occupati per far uscire dall’azienda i poliziotti, quelli falsi, prima che scoppi una rissa dagli esiti incerti.

Corriere, home page, governo battuto per la riforma finanziaria
A parte le dichiarazioni del sindaco della città questo episodio gravissimo riceve ben poca eco sui giornali e ben poco sdegno da parte della classe politica, intenta a scandalizzarsi per la candidatura alla Regione Campania dell’ennesimo politico accusato di avere rapporti con mafiosi (riscoprendo di volta in volta una verginità ormai persa da anni), a discutere di un provvedimento legislativo necessario a salvare Berlusconi dai processi che lo vedono coinvolto, questa volta con una legge che impedirà la condanna di un gran numero di delinquenti, non solo del Presidente del Consiglio.

La Stampa, Finanziaria, governo battuto
Questo ci da la misura della società in cui viviamo, mentre buona parte del paese vive nella disperazione abbiamo giornali che riflettono una realtà distorta ed i politici che continuano a vivere nel loro mondo ovattato, fatto di mafia, camorra, ‘Ndrangheta, accordi sotto banco, corruzione e totale strafottenza rispetto alla sofferenza di chi non fa parte del loro mondo. Le priorità sono le candidature per occupare altri posti di potere o la promulgazione di leggi che servono ad una ristretta cerchia di “impunibili”, oppure i crocifissi nelle scuole, il nuovo partito di Rutelli, le sparate ridicole della Santanché. Come dimostrano anche le parole di Giovanardi su Stefano Cucchi, coloro che occupano posti di potere e di privilegio se ne fottono altamente del benessere di chi è ridotto alla disperazione, il quale a sua volta non ha i mezzi per affrancarsi dal suo status di povertà. Ciò radica sempre di più in me la convinzione che la democrazia è un fallimento. Si, c’è stato sicuramente un momento di speranza in cui tutti credevano di poter raggiungere uno status di benessere diffuso, l’ottimismo è durato un po’ ma ora la situazione comincia nuovamente a precipitare ed alla fine dei conti, per una buona fetta della popolazione, le cose non saranno così diverse rispetto all’epoca in cui qualcuno invitava “I Miserabili” a mangiare brioches.
Immigrazione, Prostituzione, Evasione, Ipocrisia
11 novembre, 2009 di Storie Italiane
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, Storie Italiane, latest
Perché non esaminare tutti i casi Marrazzo anche dal punto di vista dei Clandestini e delle nuovissime norme che regolano questo argomento?
Ezio Mauro, svestendosi della sua veste di direttore, qualche mese fa, indignato per come l’Italia aveva accolto i pochi superstiti di un barcone rimasto alla deriva un mese, si era sporcato le mani per descrivere quali incredibili prove avessero dovuto superare le persone che venivano in Italia, come erano riusciti a salvare la vita bevendo la propria pipì e come, quelle stesse persone, appena messo piede in Italia, avessero ricevuto l’immediata denuncia del solerte stato italiano per il reato di clandestinità. Erano poveri diavoli, sfuggivano dalla miseria e dalle guerre e cercavano solo lavoro.

Dov’è la Vittoria?
2 ottobre, 2009 di albyok
Archiviato in Censura dell'Informazione, Il Lavoro degli Italiani, latest
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?!
Si, appunto. Dov’è la vittoria? Forse a Berlino nel 2006? Nelle pizzerie all’estero? Oppure tra le salme di 6 soldati. Premetto che non ho intenzione di discutere più di tanto sul fattore bellico della faccenda, ma ci sono delle cose che vorrei sottolineare.
Chi sa, tra gli affranti per quest’immane disgrazia, cosa ci facessero i nostri soldati là? Chi sa, là dove? Chi sa un po’ di numeri tricolori di questa guerra? Allora… Abbiamo 20 morti in circa 5 anni di guerra, tra cui i 7 persone morte o per cause naturali o per incidenti (non attentati). Quindi abbiamo circa 4 morti l’anno per questo conflitto, ovvero 1 morto ogni 3 mesi.

Tenetevi forte. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per un’altra causa. Il lavoro. Ogni giorno muoiono circa 5 persone per portare a casa il pane, per comprare una TV, per scrivere un libro, per regalare ai propri figli un giocattolo, per comprarsi una macchina, per sposare la propria ragazza. Ogni giorno 5 di questi sogni spariscono. Ogni giorno c’è un ragazzo che non ha più un padre, una ragazza che non ha più il fidanzato e una madre che non ha più un figlio. E sto parlando di fonti “ufficiali”, quindi scordatevi i lavoratori morti in nero e altra merda. Questo è il dato minimo.
Personalmente a me dispiace per questi 6 soldati morti (eh si, stavolta è meglio che lo espliciti!), ma il dispiacere è sommerso dallo schifo. Vedo medaglie, fari, discorsi. Cambia così tanto morire con un mitra in mano o con un piccone? Cambia così tanto servire la propria patria o mandare avanti la propria famiglia?
Ma andrò oltre, dato che non mi dispiace poi troppo dire quello che penso. Io non vedo affatto tutto questo spirito patriottico che si vorrebbe far passare come motivazione per rendere questi morti più importanti degli altri. Sono morti servendo la patria! Eh? Mi dispiace per loro se son morti così. Mi dispiace davvero se sono andati là per portare in alto il nome dell’Italia. Se tra quei poveri cristi c’è invece qualcuno che più onestamente dicesse che è là perché ci si è ritrovato o che è là, ma dell’Italia non gliene frega una mazza, capirei di più. Ma queste sono mie riflessioni. Soggettive.
Il punto da cui non voglio troppo allontanarmi e da cui spero non aver distolto l’attenzione, è comunque il fatto che di questi attentati ce n’è uno al giorno e non in delle pericolose trincee, ma in qualche cantiere o su qualche strada. E chi cade da un’impalcatura non ha un funerale di stato. Non ha una foto in mondovisione di suo figlio che indossa il suo elmetto. E sulla sua bara non ci sarà una bandiera tricolore a ricordare quant’era giovane e patriota. Quindi, pensatela come vi pare su questa guerra o meglio informatevi, ma per favore non fate minuti di silenzio.
Oppure siate coerenti.
Fate una vita di silenzio.
Storie di Docenti Precari non Abilitati
15 giugno, 2009 di redazione
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
Riceviamo e pubblichiamo
Salve, mi chiamo Daniela Marino e sono docente di Lettere da diversi anni, di Trapani, parlo a nome di tantissimi miei colleghi che si trovano nella condizione di precari fantasma perché impossibilitati ad acquisire l’abilitazione.
Negli anni trascorsi i nostri colleghi hanno avuto sempre la possibilità di accedere ad un corso abilitante presentando una semplice domanda con l’attestazione del servizio svolto.
Ad oggi, invece,secondo la bozza di formazione docenti il servizio non vale nulla, la nostra preparazione ed esperienza nemmeno e la nostra età, non più verde 30/40 anni, ci penalizza maggiormente poiché si creano percorsi pensando solo ai giovani neolaureati.
Lavoro: Dove Stanno gli Apprendisti?
12 giugno, 2009 di Obi-Fran Kenobi
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest
Mi presento. Sono uno scrittore/sceneggiatore/creativo in erba. Al momento, tra i tanti progetti, ne ho uno particolarmente importante che riguarda un fumetto.
Sto cercando un dannato disegnatore per lavorare insieme su una graphic novel. Sono stato quindi su forum di disegnatori amatoriali e ho messo qualche annuncio.
Il risultato è stato ottenere una serie di risposte arroganti, maleducate, superficiali, o -nel migliore dei casi- semplicemente deludenti.


