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Lo Status Quo: Quando L’eccezione Si Fa Regola

L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta una lacuna evidente: mentre l’art. 62 del T.U.E.L.(1) obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale, la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali(2).

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Note
  1. Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali []
  2. oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche []
Fine delle Note

Decreto Interpretativo: Le Regole Fatte in Sartoria

Tira tardi il Consiglio dei ministri, per varare in 35′ un decreto interpretativo che dà il via libera alla candidatura di Formigoni in Lombardia e alla lista del Pdl nel Lazio. [...]
In sostanza si prevede che nel valutare i termini di presentazione delle liste ci si basi anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si possa dimostrare di essere stati presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo punto prevede che possano ricorrere al Tar le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al Tar solo dopo il voto. Il quarto punto precisa che queste norme si applicano alle prossime elezioni. I primi due punti dovrebbero permettere di aggirare le irregolarità per la lista Pdl nel Lazio e per quella Formigoni in Lombardia.
La traduzione pratica? La fa il responsabile del Pdl laziale: “Possiamo dimostrare di essere stati presenti in Tribunale, dunque lunedì ripresentiamo le liste”. Parla il ministro Maroni. “Queste approvate sono norme interpretative. Non c’è nessuna modifica della legge elettorale, nessuna modifica delle procedure in corso, nessuna riapertura dei termini”, dice Maroni nella conferenza stampa, di fatto sottolineando che non è stata presa in considerazione l’ipotesi di una proroga dei termini della presentazione delle liste, già scartata ieri dopo l’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio.
“Le norme vigenti non sono modificate – spiega il titolare del Viminale – ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l’interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. E’ lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no”. [...]

E poco più di un’ora dopo il suo varo, il presidente della Repubblica ha emanato il decreto legge salva-liste. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera al decreto una volta verificato che il testo – spiega il Quirinale – corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.(1)

Questo è uno dei casi nei quali alla cronaca c’è poco da aggiungere. Probabilmente la questione della presentazione delle liste non è un incidente democratico, ma solo la dimostrazione dell’arroganza e della sicumera con la quale la classe politica italiana, quella responsabile della fesseria e quella che ora sbraita, trattano la legge e le regole democratiche.

Elettore Italiano in mentre esercita il suo diritto

Silvio Berlusconi afferma «Abbiamo dato un’interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto». E se l’interpretazione è quella di Berlusconi, possiamo stare tranquilli. L’ordine, la legge ed il diritto italiano sono in cassaforte.  Non si segnalano dichiarazioni del “poliziotto buono” , Gianfranco Fini. In certi casi è meglio tacere.

Ho il sospetto che questa novità del decreto interpretativo sarà una piacevole ricorrenza nei prossimi mesi. Mi accusi di una cosa? Non hai capito bene la legge, vieni qui che te la interpreto io. Questo candidato ha ricevuto meno voti in questa regione? Non ha compreso appieno la volontà degli elettori, aspetta un attimo che te la interpreto io.

Con Berlusconi che ci fa da interprete non abbiamo più bisogno di vedere o di ascoltare. Possiamo chiudere occhi e orecchie, spegnere il residuo di cervello che è sopravvissuto alla sua televisione e porci docilmente proni, perché, per chi non lo avesse capito, a Berlusconi non è la nostra faccia che interessa.

Un paio di domande la riservo ai miei connazionali che sostengono questo stato di cose col loro voto, perché ce ne sono e ce ne sono tanti.
Cari connazionali, non sembra anche a voi che per vincere una partita stiamo distruggendo il gioco? Cosa rimarrà a voi e a noi dopo che Berlusconi volerà, sazio, in cielo?

Note
  1. fonte []
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L’Inganno della Democrazia Italiana: Libertà Sociale

Su Mentecritica abbiamo parlato spesso di libertà. In effetti basta effettuare una veloce ricerca per ottenere diversi articoli che in qualche modo trattano questo argomento. Io stesso qualche tempo fa scrissi un pezzo che, in sostanza, era un atto d’accusa contro coloro che abusano della parola libertà, svilendone il significato.

La libertà è senza ombra di dubbio un diritto a cui nessuno vorrebbe mai rinunciare, tuttavia la domanda che dovremmo davvero porci è: siamo davvero liberi? Quand’è che un uomo può dirsi libero? Abbiamo discusso spesso di libertà di satira, libertà di stampa, libertà di opinione, cercando di giungere ad opinioni condivise su quali sono i limiti oltre i quali la nostra libertà diventa un ostacolo per gli altri. Tuttavia una cosa è certa, tutti questi tipi di libertà sono succedanei alla libertà più importante di tutte: la libertà sociale.

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Al Tappone e Il Travaglio dell’Onanismo

C’è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica in questo pezzo, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all’epoca era sulla bocca di tutti: “La Casta”, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Sarebbe per me gioco facile sottolineare quanto avevo ragione nel criticare quel tipo di libri e gli italiani che li leggono, ecco perché lo farò: quel libro è uscito, tutti ne hanno parlato (politici inclusi), tutti si sono indignati ma da allora è cambiato ben poco, per non dire quasi niente, ci siamo, appunto, fatti un po’ di pugnette all’italiana maniera. L’Italia purtroppo va così, qualcuno suo tempo pensò anche di rispondermi specificando il motivo per cui gli italiani reagiscono in questo modo, ed aveva ragione, c’è disincanto in Italia ed è ovvio che sia così.

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Date a Cesare quel che è di Cesare

23 febbraio, 2010 di fma  
Archiviato in Il Bello della Politica, latest

“Come posso stare in un partito dove si prova ogni giorno a delegittimarmi? Dove si afferma che le mie idee non contano niente, quasi che il millantatore fossi io? Rappresento solo me stessa? Allora me ne vado.”

Questa volta la Binetti, a Dio piacendo, se n’é andata davvero.

Mi sono sentita un bersaglio – si sfoga – Un partito che sventola la bandiera del rispetto dei diritti umani, ma intanto nega il mio diritto alla parola e alla rappresentazione dei valori cattolici. Mi dispiace molto. Non serbo rancore per nessuno, ma una tappa della mia esperienza si é chiusa.” (1)

Tutto si potrà dire della Binetti, salvo che non avesse delle buone ragioni per andarsene. Le stesse che avevano i maggiorenti del partito per non trattenerla. Leggi il resto

Note
  1. Corriere della Sera, domenica 14 febbraio, pag. 14 []
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Evasione Fiscale? Per Combatterla Ci Vorrebbe Davvero Poco

Ho letto con interesse l’articolo sull’evasione fiscale scritto da Gasparre Serra per Mentecritica. I dati sull’evasione fiscale sono allarmanti e non può che destare scalpore la notizia che l’82% dell’intero gettito IRPEF grava sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Naturalmente il peso delle imposte non grava sui lavoratori dipendenti perché questi, a differenza di altri, sono più onesti ed hanno maggiore senso dello Stato ma dipende dal fatto che i redditi da lavoro dipendente sono interamente tracciabili e vengono dedotti alla fonte, togliendo al lavoratore ogni possibilità di elusione e/o evasione.
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Don Vicienzo

Lo sguardo di Vicienzo è tranquillo. Il viso sorridente è illuminato da una luce soffusa, la posa rilassata. Vicienzo indossa un giubbotto blu. Il taglio sembra buono. Niente di eccezionale, una cosa sui 100, 150 euro calda e di buona qualità, ma comunque di sintetico, da grande magazzino.

Niente simboli di partito. Chi vota per Vicienzo lo fa per lui e non per la tessera che porta in tasca. Bella foto. Riuscita. Comunque, quello che risalta di più è lo slogan: De Luca, una speranza c’è.

Siamo ufficialmente all’ultima spiaggia.

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Vendola: l’Alternativa è Possibile?

Puglia, elezioni regionali del 2005. Gennaio. Nichi Vendola vince a sorpresa le primarie del PD contro il suo rivale Francesco Boccia. Il risultato doveva essere scontato, Francesco Boccia, candidato “moderato” sostenuto da Margherita e DS, secondo gli “esperti” avrebbe vinto a mani basse contro il comunista estremista Vendola. Ma le urne diedero un esito diverso: le primarie furono vinte dal comunista. I moderati di DS e Margherita rimasero interdetti dal risultato, dissero che avrebbero sostenuto Vendola ma tra i denti dicevano che non c’era alcuna speranza di vincere le elezioni con un comunista che porta l’orecchino e si dichiara orgogliosamente gay perché la Puglia era una regione conservatrice e gli elettori non l’avrebbero sostenuto. Al tempo in Puglia girava questa voce: quelli del centro-destra, su mandato dei maggiorenti della coalizione, erano andati a votare in massa per Vendola perché in questo modo sarebbero stati sicuri della rielezione di Fitto, che mai avrebbe potuto perdere per un candidato così “estremista” in una regione come la Puglia.
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Figli di Papà, Mogli di Marito, Fratelli di Fratello

5 febbraio, 2010 di dellefragilicose  
Archiviato in Cazzotti, Il Bello della Politica, latest

Nel Paese dei «figli di» è venuto il momento di Renzo Bossi, secondogenito di Umberto. Sarà candidato alle prossime regionali – nella Lega, ça va sans dire – a Brescia. Il viceministro Roberto Castelli, consapevole delle maldicenze che accompagneranno l’entrata in politica del giovane Renzo, s’è premurato di precisare: «Niente a che vedere con altre candidature di figli, mogli o parenti vari che sono stati inseriti in liste bloccate, con la certezza di essere eletti. Il figlio di Umberto Bossi dovrà affrontare la campagna elettorale e ottenere le preferenze sufficienti. Credo che sia, per un ragazzo di ventun anni, un atto di coraggio di fronte al quale mi tolgo tanto di cappello».

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Che Fine ha Fatto l’Abolizione delle Province?

In Italia esistono 110 province. La lista completa potete vederla a questo link. Si va dai 3.700.424 abitanti della provincia di Roma, distribuiti su 121 comuni, ai 58.389 di Ogliastra (Sardegna) concentrati in  appena 23 comuni. La provincia di Torino è quella che conta più comuni (215), mentre quella di Trieste ne ha solo 6. Bolzano e Foggia le più estese (7.396 e 6.966 Km2 rispettivamente), Prato e Trieste le più piccole (365 e 212 Km2 rispettivamente). 2625 abitanti per Km2 in quella di Napoli, appena 31,3 in quella di Ogliastra.

Impossibile cercare una relazione tra la decisione di istituire una provincia ed uno qualsiasi di questi dati. Semplicemente non c’è. Le province sono, con ogni evidenza, istituite per motivi politici e non pratici o amministrativi. La prova più evidente è il moltiplicarsi di province negli ultimi anni. A fronte della stazionarietà della crescita demografica italiana, del miglioramento dei trasporti, del progresso dei sistemi di comunicazione e dell’aumento del trattamento automatico dei dati, si è avuta una forte dispersione amministrativa in luogo di una concentrazione.

Dal 1992 al 2009 le province sono passate da 95 a 110. Non basta. E’ notizia di ieri che il consiglio provinciale di Vibo Valentia (provincia istituita solo nel 1992 su iniziativa del senatore Antonino Murmura) ha suddiviso il territorio della provincia in cinque circondari. Il circondario è un ente amministrativo intermedio tra provincia e comune. Istituito nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, è stato soppresso nel 1927. Nel 2000, il testo unico degli enti locali lo ha formalmente reintrodotto. Oltre ai cinque creati da Vibo Valentia ci sono i circondari di Torino (Ivrea, Pinerolo, Susa, Lanzo), Venezia (Veneto Orientale), Bologna (Imola), Forlì-Cesena (Cesena), Firenze (Empolese-Valdelsa), Livorno (Val di Cornia), Siena (Val d’Elsa, Chianti Senese, Crete Senesi, Val di Chiana, Val d’Orcia-Amiata, Val di Merse), Reggio Calabria (dello Stretto, della Piana, della Locride).

Le province hanno competenze generiche e di difficile determinazione, spesso in palese sovrapposizione con i comuni e le regioni. Esiste anche un corpo di polizia provinciale. Evidentemente vigili urbani, polizia, carabinieri, polizia forestale, polizia penitenziaria e guardia di finanza non erano sufficienti.
Anche se le funzioni delle province non sono chiarissime, il costo dell’istituzione è di sedici miliardi e mezzo all’anno284 euro a testa, neonati ed immigrati clandestini compresi. Per una famiglia di 4 persone è praticamente uno stipendio all’anno. Infatti, che si tratti quasi di una regione, come nel caso di Torino, o che si tratti di una specie di quartiere cittadino, come Ogliastra, l’apparato politico e burocratico di un ente provincia è praticamente lo stesso.

Che abolire le provincie non sia un’amenità è, anzi era, condiviso da quasi tutte le forze politiche. Almeno a chiacchiere. Il proposito rientrava nei programmi dell’attuale coalizione di governo, con la sola eccezione della Lega, ma nessuna azione in questo senso è stata mai intrapresa. Anzi, il movimento d’opinione che si era creato per sostenere questa ottimizzazione della spesa pubblica si è praticamente disciolto nel nulla.

Il quotidiano Libero ha cancellato la pagina del suo sito dove lanciava una sottoscrizione di firme per la soppressione delle province (riferimento qui). Il sito del comitato promotore è fermo al 9 giugno del 2009. Lo stesso Beppe Grillo ha tolto l’argomento dalla home page del suo sito forse per far posto al bannerino per il salvataggio degli orsacchiotti della luna. La pagina di wikipedia sui costi delle province è stata cancellata il 26 gennaio 2010.
L’ultima traccia ufficiale delle intenzioni della maggioranza è del dello scorso primo aprile. Visto il giorno, le esternazioni di Maroni e di Brunetta suonano un po’ come uno scherzo. “Riforma in sette giorni, via tra 5 anni” . Certo, come no.

Comunque, chi aveva creduto veramente al fatto che i partiti potessero rinunciare a 110 poltrone da presidente e a qualche migliaio di posti tra assessori e consiglieri provinciali, senza contare l’immenso bacino di clientele coltivabile attraverso le assunzioni nelle amministrazioni provinciali?

Sedici miliardi all’anno in più da gestire non sono noccioline. Infatti, nella seduta del 13 ottobre scorso, la discussione in parlamento sulla legge costituzionale per l’abolizione delle province presentata dall’IDV, viene rinviata sine die con il voto congiunto di PD, Lega e PDL.

E’ da notare che la finanziaria 2010 aveva imposto una riduzione del 20% del numero di assessori e consiglieri tra province e comuni, praticamente 35.000 poltrone in meno (in Italia l’industria “Politica” dà lavoro a circa 400.000 addetti tra eletti e funzionari di partito. E’, in assoluto, l’azienda con il maggior numero di lavoratori.  In Italia ci sono circa 100.000 carabinieri. Se si dovesse venire alle mani, il rapporto è di uno a quattro). La norma, però, ha vissuto solo 12 giorni perché il 13 gennaio è già stata rinviata al prossimo anno dal decreto legge denominato “INTERVENTI URGENTI CONCERNENTI ENTI LOCALI E REGIONI“, che, all’art. 1 c. 3, dispone:

“Le disposizioni di cui ai commi 184, 185 e 186 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 2011 ai singoli enti per i quali ha luogo il rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo”.

Ovviamente, fino al 2011, c’è sempre tempo per un’altra dilazione o per una definitiva soppressione. Vogliamo scommettere?

In ultimo, ritengo utile citare la risposta che la candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha dato ad un lettore del suo blog quando le è stato chiesto cosa ne pensava dell’abolizione delle provincie.

Il tema non fa parte delle competenze di un Presidente di Regione, ma voglio dire la mia comunque. Sono contraria all’abolizione. Sarebbe una misura demagogica e inutile. In ogni nazione esistono enti intermedi tra la regione e i comuni, cui sono affidati compiti di coordinamento territoriale. Naturalmente bisogna evitare sovrapposizioni tra le diverse competenze, snellire gli apparati e non rimpolparli continuamente, combattere le clientele. Ma è certo che vi sono temi che richiedono un intervento sovracomunale e non possono essere affidati direttamente alla regione.

Simpatico esercizio di equilibrismo semantico. Probabilmente è vero che esistono enti amministrativi intermedi nelle varie nazioni del mondo, anche se si dimentica che le contee americane e i circondari rurali tedeschi, per esempio, sono suddivisioni di stati federali che non possono essere paragonati alle nostre regioni le cui competenze sono esclusivamente amministrative.

In Francia, le 22 regioni sono suddivise in 100 dipartimenti. Tuttavia, le competenze regionali francesi sono molto limitate ed essenzialmente concentrate su istruzione e i trasporti pubblici. La confusione di competenze e la duplicazione di ruoli (si veda solo il caso della polizia provinciale) sono un’esclusiva quasi tutta italiana.

In quanto alla demagogia, sedici miliardi di euro all’anno sono una cifra piuttosto interessante. Probabilmente, l’abolizione dell’istituto non consentirebbe di risparmiarla integralmente, ma in un’ottica di riduzione della spesa pubblica  il problema andrebbe seriamente preso in considerazione, ma si sa, queste sono preoccupazioni per paesi in crisi, non certo per una nazione prospera come la nostra.

Attenzione: Il plurale di provincia è province, senza la “i”, ma non è sempre stato così.  Nella Costituzione, infatti, il plurale utilizzato è “provincie“. Per adattarlo alla moderna grafia sarebbe necessaria una revisione degli articoli. Si legga all’uopo l’interessante nota a questo link.
Comunque, se durante la lettura di questo post trovate un “provincie“, trattasi di banale errore ortografico e non di dotta citazione latina (N.d.A.).

Vedi Napoli e poi Scappa

Napoli non è la Campania, ma la Campania è Napoli. Non è questione di predominio culturale. Quello, Napoli l’ha perso da decenni. Non c’è più Eduardo nei teatri di Napoli e non è D’Annunzio che scrive i testi di Gigi D’Alessio. Storia, tradizione e cultura sopravvivono come esili spettri nelle strade umide e maleodoranti del centro antico dove vecchi palazzi marci e fatiscenti sembrano giganteschi cadaveri in putrefazione. Chiese abbandonate con le porte sbarrate e le finestre sfondate segnano i crocicchi di quella che fu una città vitale e sonora e che oggi somiglia solo a un grande cimitero chiassoso dove gli scavi per la metropolitana portano alla luce ogni giorno nuovi scheletri dimenticati che gruppi di turisti spaesati si fermano distrattamente a fotografare e che i nuovi napoletani non degnano nemmeno di uno sguardo.

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Il Pericolo della Democrazia

In Puglia, almeno a quanto si legge sui giornali, Niki Vendola vince le primarie per la candidatura a presidente della regione. Il fatto in sé ha un interesse relativo trattandosi di questioni locali, ma è interessante ragionare su un meccanismo che mette continuamente in crisi se stesso.

A quanto pare, l’unico a non aver capito il vero senso delle primarie è il Partito Democratico. Le cose sono due:

  1. Il partito individua un candidato indifferente alla volontà popolare. Non indice primarie, lo candida, lo sostiene e si assume la completa responsabilità del risultato.
  2. Il partito si rimette alla volontà dell’elettorato. Si rende terzo rispetto ai candidati limitandosi ad organizzare operativamente le primarie e sostiene con tutti gli strumenti necessari la persona più gradita al suo elettorato.

La prima è la vecchia strada centralista. Quella che, in epoca di preferenze e di collegi conquistati a colpi di raccomandazioni, pensioni concesse allegramente e visite porta a porta agli elettori, consentiva al P.C.I. di redigere un listone, rigorosamente in ordine alfabetico, dove chi doveva essere eletto non aveva nemmeno bisogno di farsi propaganda personale.
La seconda dovrebbe essere quella del futuro dove è la base a fare il programma e a trovare la persona che lo sostiene.

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Immuni Prima e Dopo la Morte

Mi ero ripromesso di non intervenire ulteriormente sulla vicenda Craxi, sia per motivi di umana solidarietà per i superstiti, sia per non attribuire un significato pubblico ad una data che per come si sono svolti i fatti, secondo il mio parere, dovrebbe rimanere una ricorrenza privata e familiare.

Eppure, non io, ma la prima e la seconda carica dello stato hanno inteso farne una vicenda nazionale di revisione storica, ancor prima che politica.

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Esodi d’Autunno

Passa Francesco Rutelli, passano Lanzillotta e Vernetti; passa Dorina Bianchi, passano Carra e Lusetti; passerà prima o poi, io credo, Marini, passerà Fioroni, passeranno altri e altri; quando piacerà al cielo passerà anche la Binetti e se Dio vuole sarà l’ultima.

Il partito si sta spostando a sinistra, lamentano costoro, sta virando al socialismo. Che, detta nel 2009, non é una cosa facile da immaginare.

Che vuol dire? Che i bolscevichi insidiano la duma, che i soviet sono alle porte, che c’é da temere un ritorno al centralismo democratico?

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L’Unica Cosa che Lega gli Anni del Terrorismo all’Attacco di Tartaglia Sono i Toni….. del Centrodestra.

Confesso di aver provato un certo disagio nel leggere l’editoriale di Sallusti apparso sul “Il Giornale” all’indomani del gesto violento di Tartaglia contro il Presidente del Consiglio e già segnalato da Comandante Nebbia nel suo pezzo. Allo stesso modo ho provato fastidio e disagio nel leggere altri articoli apparsi sullo stesso quotidiano, gli atteggiamenti odierni di parlamentari di centro-destra ed il florilegio di accuse più o meno velate che alcuni politici e giornalisti hanno lanciato a Di Pietro, AnnoZero e Travaglio, non per particolare simpatia verso tali personaggi, ma per i metodi usati.
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Senza Berlusconi avremo un’Italia migliore?

L’altro ieri si è consumata l’ennesima manifestazione contro Berlusconi. Ne avevamo bisogno? Secondo me no. Berlusconi è un simulacro dietro al quale tutti noi abbiamo nascosto le nostre colpe, non importa che lo si ami o lo si odi, non tutte le divinità hanno caratteristiche positive. Da queste parti abbiamo già fatto notare come una buona parte degli abitanti di questa nazione senta il bisogno di affidarsi ad una guida per andare avanti, da ciò si desume che Berlusconi non è altro che uno degli Sherpa ai quali ci affidiamo ciecamente sperando di raggiungere la vetta. Abbiamo anche fatto notare come l’impegno civile del cittadino si risolva il più delle volte un po’ di indignazione prêt-à-porter, una discesa in piazza qui, una raccolta firme là, cose che non costano sudore e sacrificio e soprattutto che non cambiano assolutamente lo stato delle cose.
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Provvedimenti Anticrisi: il Processo Breve.

Tutti si lamentano del processo breve ma si tratta di persone non lungimiranti ed antiberlusconiane per partito preso. Io ho studiato bene le eventuali conseguenze del provvedimento che il PDL intende far approvare dai due rami del Parlamento e sono giunto alla conclusione che le norme sul processo breve sono a tutti gli effetti la vera soluzione anticrisi che risolleverà l’Italia dai suoi guai. Io ad esempio ho già pensato a come rilanciare la mia attività imprenditoriale sul web ed intendo condividere con voi il mio business plan.

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Conflitto di Interessi, Mediaset, Berlusconismo. Tutti Colpevoli

Ah, vi immagino mentre urlate il vostro dissenso dai blog, quando litigate con gli amici del bar e quando, sicuri di essere dalla parte del bene, vi sentite soli ed incompresi, pochi onesti in un paese di manigoldi.
Nel corso degli anni avete costruito numerosi capri espiatori contro cui scagliare le vostre ire, così la colpa ogni volta è ricaduta su un soggetto diverso: colpa di Rifondazione Comunista e di Bertinotti, rei di aver fatto cadere il primo governo Prodi; colpa di D’Alema, che ha fatto fuori Prodi per sete di potere; colpa del PDS, poi diventato PD, che non ha mai fatto una legge sul conflitto di interessi ed ha comunque concesso a Berlusconi la possibilità di candidarsi come Parlamentare pur non essendo eleggibile.
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Ex Eutelia: Blitz di Vigilantes Per Sgomberare i Lavoratori Che Protestano

Succede che i proprietari di un’azienda italiana, occupata dai suoi dipendenti che non ricevono lo stipendio da mesi ed il cui futuro è incerto, irrompano nella sede occupata in compagnia di alcuni vigilantes, fingendosi poliziotti ed intimando i lavoratori di sgomberare immediatamente i locali.

Repubblica, home page - governo battuto alla camera

Repubblica, home page - governo battuto alla camera

Succede che casualmente in quei locali ci sia una troupe della RAI che stava girando un servizio, la quale capisce immediatamente di trovarsi davanti ad una farsa: quelli davanti a loro non sono veri poliziotti. Così la troupe RAI chiama i poliziotti, quelli veri, i quali entrano nei locali occupati per far uscire dall’azienda i poliziotti, quelli falsi, prima che scoppi una rissa dagli esiti incerti.

Corriere, home page, governo battuto per la riforma finanziaria

Corriere, home page, governo battuto per la riforma finanziaria

A parte le dichiarazioni del sindaco della città questo episodio gravissimo riceve ben poca eco sui giornali e ben poco sdegno da parte della classe politica, intenta a scandalizzarsi per la candidatura alla Regione Campania dell’ennesimo politico accusato di avere rapporti con mafiosi (riscoprendo di volta in volta una verginità ormai persa da anni), a discutere di un provvedimento legislativo necessario a salvare Berlusconi dai processi che lo vedono coinvolto, questa volta con una legge che impedirà la condanna di un gran numero di delinquenti, non solo del Presidente del Consiglio.

La Stampa, Finanziaria, governo battuto

La Stampa, Finanziaria, governo battuto

Questo ci da la misura della società in cui viviamo, mentre buona parte del paese vive nella disperazione abbiamo giornali che riflettono una realtà distorta ed i politici che continuano a vivere nel loro mondo ovattato, fatto di mafia, camorra, ‘Ndrangheta, accordi sotto banco, corruzione e totale strafottenza rispetto alla sofferenza di chi non fa parte del loro mondo. Le priorità sono le candidature per occupare altri posti di potere o la promulgazione di leggi che servono ad una ristretta cerchia di “impunibili”, oppure i crocifissi nelle scuole, il nuovo partito di Rutelli, le sparate ridicole della Santanché. Come dimostrano anche le parole di Giovanardi su Stefano Cucchi, coloro che occupano posti di potere e di privilegio se ne fottono altamente del benessere di chi è ridotto alla disperazione, il quale a sua volta non ha i mezzi per affrancarsi dal suo status di povertà. Ciò radica sempre di più in me la convinzione che la democrazia è un fallimento. Si, c’è stato sicuramente un momento di speranza in cui tutti credevano di poter raggiungere uno status di benessere diffuso, l’ottimismo è durato un po’ ma ora la situazione comincia nuovamente a precipitare ed alla fine dei conti, per una buona fetta della popolazione, le cose non saranno così diverse rispetto all’epoca in cui qualcuno invitava “I Miserabili” a mangiare brioches.

Cosa Uccide di Più? Questione di Percezione.

Questione di percezione. In questo periodo siamo terrorizzati dall’influenza A, alcuni di noi temono di morire e quando si leggono certe notizie non si può che provare dispiacere. Eppure i numeri, tra allarmismi e minimizzazioni, continuano a dirci che l’influenza A, almeno per ora non è più temibile della normale influenza stagionale.

(c) kerotenex on deviantART

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