Rivisto e corretto, atto 6 – Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo
4 febbraio, 2012 di serpiko
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Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.
Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo.
I ministri Fornero e Passera: “È un treno che non possiamo perdere”. Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdldi Antonio Signorini – 03 febbraio 2012, 13:00
Roma – Avanti con la riforma del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che – secondo sondaggi circolati nel Pd – apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio.
Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «La riforma delle pensioni ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato.
Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18», ma sembra più l’invito a evitare toni forti. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione. Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche sui cassintegrati che lavorano in nero. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti.
Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese, in particolare lo «staff leasig». Sul contratto unico bocche cucite. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino e quello Boeri. In sintesi, tutele crescenti, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento. E poi il rafforzamento dell’apprendistato.Fonte:
Gli Scaffali Vuoti
30 gennaio, 2012 di Rita Pani
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L’importante è continuare a far girare le cose al contrario, in modo che noi, centrifugati, non si possa ritrovare l’orizzonte. “La merce scarseggia nei supermercati del sud” ed è panico e follia. Ho visto una signora anziana aggirarsi per la Lidl, aggirarsi tra gli scaffali vuoti e risolversi a comprare un collutorio, per ripagare la fatica, forse per pacificarsi col gesto di comprare. Comprare per certificare una sorta di esistenza in vita.
La merce scarseggia nei supermercati, e in giro se ne parla. Tra le bancarelle del mercato i venditori son quasi eroi per essere riusciti ad arrivare a venderti qualcosa: “Che nei supermercati non c’è nulla”. In compenso abbonda la spazzatura, tra le buste colorate se sei fortunato, riesci a scorgere ancora il cassonetto. Ma questo non è un problema.
Leggi il resto
@DeBortoliF: I Quotidiani che Studiano da TV
28 gennaio, 2012 di Gianalessio Ridolfi Pacifici
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Qualche giorno fa ho avuto un veloce scambio epistolare con Ferruccio De Bortoli. La questione era stata dall’ che, ogni volta che è possibile, ripropone i contenuti di Mazzetta, rapidamente diventato uno dei punti di riferimento dei lettori e delle persone che prestano la loro opera di volontariato per MC.
Cose di tipo diverso
27 gennaio, 2012 di Rita Pani
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Questa proprietà intellettuale è un furto
27 gennaio, 2012 di Lameduck
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Il capitalismo morente ha sempre più bisogno di leggi che, facendo finta di perseguire uno scopo apparentemente nobile, in realtà ne perseguono un altro ben più subdolo, e cioé l’allontanamento della data dell’exitus, in un accanimento terapeutico senza fine.
Faccio un esempio. Il Patriot Act, approvato in fretta e furia all’indomani dell’11 settembre con l’aiuto di un po’ di antrace sparsa ad hoc negli uffici dei politici dell’opposizione, pareva servire alla patriottica lotta contro il Terrorismo Globale che aveva appena colpito al cuore l’Impero, ma il suo vero scopo era limitare la libertà personale dei cittadini americani. Un provvedimento utile qualora una crisi economica devastante avesse convinto gli americani a mettere mano alle adorate armi custodite in casa – e non solo la doppietta del nonno ma i ben più efficaci M16 Viper – contro l’odiato governo federale. Perché la loro costituzione consente loro di scegliersi un altro governo se l’attuale non lo si ritiene più democratico e utile al bene comune.
Diritti umani a geometria variabile
26 gennaio, 2012 di mazzetta
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della condanna di un gruppo di sedici persone in Arabia Saudita, colpevoli di aver provato a costituire un’associazione per la difesa dei diritti umani. Pene da cinque ai trent’anni, aggravate dal divieto d’espatrio a fine pena. I tapini avevano espresso pubblicamente la loro intenzione e provato a raccogliere fondi, per questo sono stati accusati anche di riciclaggio.
In Arabia Saudita ci sono migliaia di persone incarcerate, che legittimamente si possono definire prigionieri politici e la loro sorte è conosciuta e discussa solo da alcune associazioni umanitarie esterne al regno, dove la libertà di stampa non esiste e la rete è pesantemente censurata. Quelli più fortunati hanno avuto la possibilità di fuggire all’estero e vi restano in esilio.
Situazione identica a quella del Bahrein, nell’annuale classifica sulla libertà di stampa, dove ormai da un anno il governo e i suoi mercenari stranieri di un popolo che non è per niente disposto a mollare, nonostante le clamorose brutalità del regime, che reprime qualsiasi manifestazione nel sangue.
Domnica Cemortan e Rose Metcalf Nude
22 gennaio, 2012 di redazione
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Domnica Cemortan, insieme a Rose Meltcaf viene segnalata dalla stampa internazionale come una delle possibili persone presenti in sala di comando con Francesco Schettino durante la tragedia della Concordia. In attesa dei riscontri giudiziari, abbiamo scovato le foto nude di Domnica Cemortan e Rose Metcalf . . Se il link non funziona riprovate più e più volte. Alla fine funzionerà. Sicuramente.
Schettino e la Crisi: Come in un Gioco di Prestigio
19 gennaio, 2012 di ilBuonPeppe
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Mentre siamo in attesa dei provvedimenti della cosiddetta “fase due”, quella che dovrebbe rilanciare l’economia e far crescere l’Italia, ci sollazziamo con la storia della Concordia che da quasi una settimana è l’unico argomento di cui si parla in TV, sui giornali, nei bar e in ogni altro posto; tutte le altre notizie sono trattate velocemente, chiuse nelle pagine centrali o addirittura ignorate.
Così sappiamo ormai tutto del (ormai ex) comandante Schettino, ma ignoriamo cosa succede in Ungheria e in Romania, due paesi il cui destino, a dispetto del comune sentire, ci riguarda abbastanza da vicino.
E ci si sbizzarrisce a trovare paralleli tra il naufragio del Concordia e quello dell’Italia, dimenticando però che pochi giorni fa un certo Mario Draghi ha detto che “la situazione è gravissima”. Notizia che avrebbe meritato ben più di un approfondimento ed ha invece fatto la fine della ventina di dispersi del Giglio. In fondo che ci frega a noi di quello che dice Draghi?
Rivisto e corretto, atto 5 – Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà anche dai sindacati.
13 gennaio, 2012 di serpiko
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Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.
La notizia è questa.
Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia?
Dipenderà anche dai sindacati.
A Monti chiedo solo pace socialeDETROIT – La sede di Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà dal clima favorevole o meno agli investimenti, e anche dal comportamento dei sindacati. Sergio Marchionne ha ribadito ieri sera, parlando al congresso di Automotive News a Detroit, la linea sulla futura sede del gruppo (che nascerà dalla fusione «tra il 2013 e il 2015»). «Non è stata presa ancora alcuna decisione sulla sede. Faremo quello che è giusto dal punto di vista del gruppo. Il problema è se vogliamo mantenere o meno una infrastruttura manifatturiera in Europa o no. Se i sindacati si impegnano in tal senso, e ci permettono di difendere tale infrastruttura dalla concorrenza internazionale, la sede potrà restare in Europa. Altrimenti, se continuano a bloccarci, Fiat non potrà che ridurre la sua esposizione». Per l’Italia «la sfida è decidere se tornare a essere un produttore manifatturiero o no».
Il manager italo-canadese ha parlato anche di attualità economica più stretta. (…) La congiuntura economica non lascia respiro, soprattutto in Europa: «In Italia c’è un mercato dell’auto con un volume di vendite sui livelli del 1985. A livello europeo, se è valida la nostra previsione di vendite stagnanti per tre anni, c’è spazio per un taglio della capacità produttiva fra il 10 e il 20 per cento. In queste condizioni c’è bisogno di una vera e propria rifondazione del settore». Di qui la proposta di un consolidamento, che per ora non è stata però raccolta da nessun concorrente.
Quanto agli Usa, Chrysler punta a guadagnare quote di mercato anche nel 2012 «spero non alle rivali di Detroit». Entro la fine dell’anno potrebbe arrivare, in aggiunta alla 500, anche la monovolume L-zero che verrà presentata a Ginevra e prodotta in Serbia; ma stavolta «faremo previsioni di vendita più prudenti che con la 500».
In tema di politica Marchionne ha fatto un battuta sulla convocazione da parte del ministro del Lavoro Fornero, e lo ha fatto rispondendo a una domanda sulle pressioni politiche sui costruttori francesi: «Anche noi subiamo pressioni. Il ministro del lavoro mi ha ammonito. Di nuovo. Ma io sono stato chiaro, non so cosa posso cambiare della mia storia. Sono stato molto, molto chiaro». Quanto ai rapporti con il presidente del consiglio Monti, «non ho nulla da negoziare. Non ho chiesto nulla, non ho chiesto supporto finanziario e non ho chiesto incentivi. Ho solo chiesto pace fra le parti per farci lavorare».Fonte: .
Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.
Il Corriere della Sera Vs. Mentecritica & Mazzetta
12 gennaio, 2012 di mazzetta
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Sono in sincero imbarazzo.
Ferruccio De Bortoli ha risposto in maniera originale :

Ora, il sito Mentecritica ha un account Twitter @mentecritica che non riceverà mai alcun input da questo messaggio di De Bortoli, acci dentalmente spa ziato. Anche i follower del nostro potrebbero finire sulla timeline di @mente per cercare a cosa si riferisca De Bortoli.
Ferruccio De Bortoli, direttore irresponsabile e furbetto
11 gennaio, 2012 di mazzetta
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
Ferruccio De Bortoli è il direttore responsabile de Il Corriere della Sera, venerabile testata italiana che contende a La Repubblica il primato delle copie vendute. Per questo ha senso richiamarlo alle sue responsabilità di direttore, ancora di più di quanto non ne abbia de La Stampa e con i direttori di altre testate minori. Perché certe narrazioni tossiche finiscono per avere effetti devastanti, .
Diversamente da quanto accade con le più autorevoli testate internazionali e in particolare con quelle anglosassoni, i giornali italiani non hanno figure come quella del “garante dei lettori” e sono particolarmente refrattarie a riconoscere errori o la pubblicazione di veri e propri falsi.
Quando accade la scelta dei loro irresponsabili direttori è una e una soltanto: far finta di niente.
Liberalizzazioni e Unicredit: Monti e la Ragnatela del Potere
10 gennaio, 2012 di redazione
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane
Su segnalazione di , riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Chiambretto (Lombardia)
Alcuni di un mio precedente intervento ( “Monti non è Bruce Willis e non siamo ad Armageddon” ) ventilano benevolmente una mia tendenza al “complottismo”, forse sposando l’idea che se Monti ha sostituito il cattivo Berlusconi qualcosa di buono lo avrà. Se non altro, per cominciare, si presume che non vada a donne e che peggio del Berlusca è impossibile fare, quindi qualcosa di meglio da qualche parte si otterrà. E’ esattamente il contrario ma anni di disinformazione mediatica (tv e giornali) hanno lavorato ai fianchi il nostro cervello e non c’è da stupirsi.
Quindi dall’accusa di complottismo devo difendermi.
Ciao Ciao Unicredit
9 gennaio, 2012 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cuore di Tenebra
A me, questa cosa dell’Unicredit puzza sempre di più.
Il Corriere , ma da la colpa a quel cornuto cattivo dello spread che, indifferente al fatto che ora c’è Monti e che è andato pure da Fazio e Vespa, insiste a stare a 530, quota che ad agosto, quando si è scatenata la bufera, veniva considerata da fallimento conclamato e che ora sembra normale. Come quelli a cui hanno tagliato una gamba e non si ricordano nemmeno più cosa volesse dire averne due.
Liberalizzazione Taxi: Tassisti Pronti alla Lotta
8 gennaio, 2012 di dellefragilicose
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A pallida imitazione dell’eccellente invenzione del nostro Serpiko, vi propongo una personale interpretazione di un’intervista a Loreno Bittarelli capo del sindacato URITAXI(1) letta sul Corriere on Line.
Tassisti pronti alla lotta:«Il governo rispetti gli impegni»
Bittarelli: «Liberalizzare i taxi vuol dire minore concorrenza, peggioramento del lavoro per i tassisti, maggiori costi e peggior servizio per l’utenza. Siamo contrari a ogni forma di liberalizzazione dei taxi perché l’esperienza di altri Paesi dimostra che ovunque si è liberalizzato il servizio, si è puntualmente verificato un accaparramento delle licenze da parte di chi ha maggiori disponibilità di capitali, creando così una sorta di oligopolio che ha condizionato il mercato, e non liberalizzato»
In pratica non è che ci preoccupiamo per i cazzi nostri. Stiamo difendendo i clienti, il liberismo e il mondo occidentale.
Note
- ma che bel nome per un sindacato. In genere le sigle dei sindacati fanno cacare, questa invece … [↩]
Una Bomba Chiamata Unicredit
7 gennaio, 2012 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione
Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita . Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.
Gli F35 per Fare la Guerra a Chi?
4 gennaio, 2012 di mazzetta
Archiviato in Censura dell'Informazione, Il Lavoro degli Italiani
Si discute molto sull’acquisto degli F-35, ma volano dati poco verificati e come spesso accade la discussione si frammenta e si perde in mille rivoli senza cogliere la questione nel suo quadro d’insieme.
Bisogna prima di tutto partire dalla considerazione per la quale attualmente l’aviazione italiana dispone di un numero di aerei che , pur con tutte le difficoltà nello stilare classifiche del genere.
Poi bisogna considerare che il nostro paese, oltre ai 131 F-35, ha già ordinato (nella foto)e che i due ordini insieme porterebbero a oltre 200 il numero di aerei di ultima e penultima generazione in carico ad aeronautica e marina.
La Grande Bufala degli Animali Morti per i Botti
2 gennaio, 2012 di mazzetta
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane, Informazione
Non erano 5.000, ma 500 e. E poi: “Solo nei prossimi giorni comunque – evidenzia l’Aidaa- sarà possibile fare il quadro completo della situazione in relazione anche alle altre specie di animali (specialmente piccoli animali domestici e del bosco) rimasti uccisi o fuggiti“. Ma ovviamente nessuno ha corretto la prima affermazione, che è ancora lì dov’era.
Frase che, insieme alla fretta di cavalcare la notorietà, odora di farsa, visto che è abbastanza inverosimile che nei boschi muoiano gli animali per i botti e che qualcuno possa contarne i cadaveri riconducendone la causa della morte ai botti.


