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Rivisto e corretto, atto 7 – Carceri, governo pone la questione di fiducia

9 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Meccanica delle Cose

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

 

La notizia è questa.

Carceri, governo pone la questione di fiducia alla Camera. Proteste di Lega e Idv
Severino: «Fiducia necessaria per ostruzionismo». (…)

MILANO – Il governo ha posto in Aula alla Camera la questione di fiducia per la conversione del decreto legge «svuota-carceri». Lo ha annunciato, tra le proteste dei deputati leghisti e di Idv, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che è riuscito a fatica a parlare: dai banchi della Lega si sono levati gli urli «Vergogna! Vergogna!». Il decreto, su cui pendevano circa 500 emendamenti della Lega, che praticava l’ostruzionismo in discussione generale, scade il 20 febbraio. Il voto di fiducia si terrà giovedì a mezzogiorno, le dichiarazioni di voto cominceranno domani mattina alle 10,15. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato per martedì prossimo il voto finale sul provvedimento. Intanto anche l’Italia dei Valori ha già fatto sapere che voterà contro.

URGENZA – La richiesta del voto di fiducia per la conversione dello «svuota-carceri» «è una necessità alla quale non ci si poteva sottrarre», ha affermato il ministro della Giustizia, Paola Severino, interpellata dai cronisti in Transatlantico sulla decisione assunta dal Governo. Severino ha chiarito subito che l’unica motivazione che ha spinto l’Esecutivo è stata «esclusivamente quella dei tempi, di fronte al rischio» dell’ostruzionismo «preannunciato e già messo in atto» dalla Lega. «Comprendo le ragioni, dal loro punto di vista politico, della Lega – continua il ministro – ma credo che chiunque sia in grado di fare i conti circa i tempi di conversione, ci sono già circa 100 emendamenti con la Lega che aveva preannunciato attività ostili». Circa la scelta di intervenire con un decreto che «di fronte all’emergenza carceraria chiunque può comprendere» Severino ha osservato inoltre che esistono «i presupposti di necessità e urgenza». Il ministro ha spiegato che, attraverso il provvedimento all’esame della Camera per voto definitivo, il Governo ha inteso «contemperare l’esigenza di difesa sociale con quella di alleggerire il sistema carcerario». Comunque, ha assicurato, «nessun delinquente pericoloso sarà lasciato libero di camminare per strada».

ASTENSIONE RADICALI- Nel frattempo i radicali hanno fatto sapere che si asterranno alla Camera «per non negare esplicitamente la fiducia al Governo, come sarebbe necessario visto che il decreto sulle carceri conferma e prolunga il comportamento di uno Stato letteralmente criminale che viola costantemente leggi italiane ed europee e la nostra Costituzione repubblicana». E ancora: «Sarà astensione anche perché non vogliamo confonderci con le motivazioni veramente ripugnanti di chi, in primo luogo i deputati di Lega e Idv, negherà la fiducia».
(…)
8 febbraio 2012 | 21:23

Fonte: Corriere.it

Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.

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L’Era del Biocapitalismo – La Replica -

9 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Democrazia e Diritti

Ringrazio coloro che hanno avuto l’amabilità di leggere il mio scritto sul biocapitalismo per le critiche e osservazioni sollevate.

Mi sembra che la più importante perplessità giri intorno al dubbio sul rapporto esistente tra crisi dell’economia reale e crisi della economia finanziaria.

Se Marx fosse ancora di moda, ce la caveremmo dicendo che quello che vediamo (la finanza sul ponte di comando) altro non è che lo sviluppo del sistema capitalistico nel suo coerente dispiegarsi ( D -M- D al posto del più risalente M-D-M).
Non potendo legare i lacci delle scarpe né a Marx ne a nessun altro, mi limito, sommessamente, a far rilevare che i due fenomeni sono indissolubilmente legati. La finanziarizzazione dell’economia americana , ad esempio, è l’altra faccia della dislocazione dei suoi stock produttivi (in larga parte, ovviamente) nei paesi emergenti, i cosiddetti BRIC, per sfruttare i differenziali esistenti in termini di costi (diretti ed indiretti, ambientali e normativi).

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B- Bankers

8 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani

«Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale.» Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno.

Mario 9000 sarebbe anche un’intelligenza artificiale simpatica, se non avesse attorno delle vecchie befane che ci fanno girare i coglioni con i loro discorsi da zie ricche di merda. Se non avesse attorno dei banchieri, anch’essi di merda che, siccome non hanno più un euro perché se li sono fottuti tutti a giocare al Gran Casino Borsa Mondiale, vogliono toglierci il posto fisso così hanno la scusa per non erogare più i loro mutui del cazzo.
Eh si, ci eravamo un po’ illusi che gli invasori ultracorpi sciolti fossero benevoli, ma si stanno rivelando i rettiliani che sono. Invasori finto-buoni come i Visitors, ricordate la serie di fantascemenza degli anni ’80?
Elsa piange come la madonnina di Civitavecchia e noi ci caschiamo, ma sotto la scorza da borghesona torinese con il tailleur di Chanel anni ’60 – a proposito di modernità -, ha una bella pelle verde da pitonessa. Un giorno scopriremo che lei e Mario, quando si ritirano nelle loro stanze, ingoiano topi vivi.
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Nuova Privacy Google, Chi l’ha Vista? L’Europa Chiede a Google di Fermarsi.

7 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

Poche reazioni dagli utenti internet italiani, proverbialmente disinformati e tardivi a mettersi al passo. Goggle sta introducendo, praticamente immediatamente, nuove norme riguardo la modalita attraverso cui verra autorizzato a registrare ogni cosa che faremo con o senza il nostro beneplacito.

In una lettera a Larry Page, fondatore ed esponente di Google, Jacob Kohnstamm il responsabile per la privacy dell’Unione Europea gli ha comunicato che la commissione Francese sulla Privacy digitale ha lanciato una investigazione riguardo gli effetti delle nuove norme in Europa.

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L’Era del Biocapitalismo

Le tensioni sull’Euro non sono placate.
L’informazione dei mass media, come al solito, disinforma offrendo notizie infondate (lo sbandierato e poi smentito, nel giro di poche ore, accordo sulla costituzione di un congruo fondo europeo salva stati, l’unico che potrebbe fornire una risposta forte ai sedicenti “mercati”) e noi ci rallegriamo perché lo spread è sceso a “soli” 416 punti(1).
Sembra convincente l’analisi di chi evidenzia come la crisi che attraversiamo non abbia niente di congiunturale. La crisi vi è sempre stata e siamo noi che non ce ne siamo mai accorti.
E ciò perché:

a) in un primo momento, dopo la ricostruzione del tessuto industriale e del mercato negli anni 50, nei mitici anni 60/70 (apogeo del c.d. “fordismo” delle grandi imprese e del compromesso sociale tra capitale e socialdemocrazia parasindacale) la ridistribuzione del reddito, anche di quello che non c‘era, veniva attuata attraverso i meccanismi inflattivi (chi non ricorda l’inflazione a due cifre degli anni 70 che tanto faceva bene alle nostre esportazioni. Se poi tutto ciò tagliava le gambe allo sviluppo di un’industria moderna e di punta, alla Confindustria non importava più di tanto). I lavoratori, d’altra parte, erano tutelati dal recupero dell’inflazione attraverso scala mobile e tariffe sociali dei servizi e dei beni essenziali;
La sconfitta sindacale alla FIAT del 1980 preceduta dal ripensamento “virtuoso” del sindacato (svolta dell’EUR del 1978) e dell’ala migliorista della sinistra politica segnano la fine della tolleranza dei ceti industriali a subire le limitazioni all’accumulazione tipiche di quegli anni ;

b) poi è venuta la medicina posticipatoria del debito pubblico (anni 80 e 90). Non c’erano più soldi ma si faceva finta che vi fossero stampando carta moneta e creando la montagna del debito pubblico che oggi ci schiaccia; tutti erano contenti, specialmente i sindacati che potevano far finta di non vedere il declino della struttura industriale del Paese che gettava le premesse per il ridimensionamento secco dell’Italia nel novero delle potenze industriali. In particolare, i sindacati stessi teorizzavano la fine del lavoro operaio diventando il bacino di raccolta di pensionati e di impiegati pubblici. Sono stati anni di grandi ristrutturazioni industriali sotto la spinta della rivoluzione tecnologica creata dalla diffusione dei microprocessori. Per la prima volta nel corso della storia del capitalismo il capitale variabile, specialmente quello fatto di assets immateriali (marchi, brevetti, ecc.) cominciava ad assumere un valore monetario uguale se non superiore alle immobilizzazioni industriali). Tutta la logistica era rivoluzionata dall’abbattimento de i costi di trasporto delle merci. La produzione era fatta con sistemi just in time che espungevano costi collaterali e davano luogo ad imponenti fenomeni di outsourcing, esternalizzazioni di lavorazioni a imprese terze, spesso ai limiti della legalità quanto a trattamenti salariali e normative di garanzia ).
Tutto ciò ha dato luogo ad imponenti fenomeni di disoccupazione tecnologica strutturale che rappresentano il vero nodo dei drammi che oggi viviamo. E ciò vale soprattutto per i giovani. Tutto ciò era prevedibile che accadesse ed era stato preveduto da pensatori autorevoli anche se eclettici o eterodossi (in primis, A. Gorz, sociologo austro-francese che, sin dal 1969, teorizzava una risposta a base di riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario).

c) oggi, dopo la vittoria culturale e politica del capitalismo, la medicina del debito pubblico è stata squalificata.. L’Unione Europea, sorta sul nobile presupposto di affratellare i suoi popoli dopo la grande tragedia della seconda guerra mondiale, ha fatto della contabilità, dell’equilibrio dei conti pubblici, la sua unica cifra culturale, la sua unica “mission”. Gli stati altro non sono che delle aziende con un budget di spesa da rispettare ed un bilancio da far quadrare;

d) le banche e i grandi investitori, istituzionali e non , vogliono che si tengano i conti in ordine e non vogliono perdere i soldi tanto generosamente prestati nella fase sub b). Così pretendono interessi sempre più alti per porsi al riparo dai rischi di default che essi hanno creato e che sempre minacciano. La cosa più eclatante è che continuano a comprare i titoli dei debiti dei vari stati, più o meno inguaiati, con i soldi generosamente elargiti dagli stessi attraverso la BCE a costi ridicoli. Una sorta di commedia delle parti in cui il fine ultimo è quello di spogliare di legittimità ogni richiesta politica di intervento dello Stato nel mercato a tutela dei cittadini massacrati dalle contraddizioni creati da questi soggetti. Oggi i cittadini non devono contare sullo Stato, se vogliono sopravvivere e consumare (perché devono consumare, specie il superfluo creato da un sistema economico che pretende di non aver nessuno aggancio con le esigenze della società. La pressante richiesta di modifica dell’art.41 della Costituzione si spiega molto chiaramente in questa luce);

vignetta di Christian Demarta

e) siamo, quindi, giunti al biocapitalismo (Marazzi)(2) in cui sono le nostre stesse persone che consentono la riproduzione del sintema economico. Le persone senza salario o con salario insufficiente si indebitano facendo fruttare il capitale finanziario che, generosamente, ti da i soldi anche se non sei in condizione di restituirli ( a questo ci pensano le assicurazioni su rischi di insolvenza, pagate dagli stessi percettori dei prestiti; poi, i debiti inesigibili si possono cartolarizzare come hanno fatto, in passato, tutte le nostre banche, salvate dalla possibilità di far diventare crediti i debiti. Magie che valgono solo per questi signori che sono riusciti a guadagnare anche con la bolla dei cosiddetti “subprime”!) ;

f) fare i soldi solo con i soldi questo è il significato profondo delle seriose riunioni di questi stimabili personaggi che vediamo sfilare in televisione, Monti compreso. Tutto il resto sono briciole. Il senso di tutto ciò è che bisogna tirare la cinghia per continuare in questo stato di cose;

g) molte cose si potrebbero fare, dalla Tobin tax alla fine della possibilità di transazioni finanziarie senza coperture immediate di denaro, al divieto dei soliti giochetti di borsa tipo contrattazioni a termine, scommesse sui prodotti finanziari derivati, sui derivati dei derivati, ecc ecc.). Inoltre, si potrebbe ripristinare la vecchia ed aurea regola (inventata dopo i crack bancari degli anni 30) per cui è vietato il sistema delle banche miste che fanno di tutto, dal prestito a breve all’impresa , alla finanza, al credito a lungo termine ecc. Insomma, ripristinare la sana e buona vecchia legge bancaria del 1936, riveduta e corretta. Di ciò sta discutendo, senza successo per ora, persino il buon Obama, un vero rivoluzionario socialista!

h) Tutto ciò consentirebbe anche di affrontare i veri nodi dell’economia reale occidentale messa in crisi dalle economie dei paesi emergenti e dai trasferimenti di know how attuati dalle stesse imprese occidentali all’epoca delle grandi dislocazioni in quei territori, attirate dalla possibilità di utilizzare forza lavoro a prezzi bassissimi e dall’assenza di ogni vincolo di carattere ambientale e normativo;

i) insomma, tocca a noi difendere il capitalismo da se stesso sempre ammonendo e ricordandoci che esso, insieme al mercato, è un prodotto sociale e non naturale o divino come opportunamente ed autorevolmente ricordato (discorso di sant’Ambrogio del cardinale arcivescovo di Milano). Il che implica automaticamente la legittimazione di ogni intervento di natura politica o giuridica a vantaggio del bene sociale pur senza arrivare a rimpiangere sistemi sociali e politici ( i cosiddetti socialismi reali) squalificatisi e bocciati dalla storia principalmente a causa di se stessi.

j) la politica nostrana nulla dice di credibile al riguardo e lascia il Paese in preda a tensioni che, se non organizzate ed incanalate, assumono la consueta forma plebea a cui assistiamo in questi giorni.

k) l’art 49 della Costituzione recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” L’art. 49, in realtà, non fotografa più la realtà esistente. L’art.49 dovrebbe essere il contraltare ad una visone meramente liberistica ed individualistica delle garanzie e dei diritti e del cittadino. Segnala la necessità della dimensione collettiva dell’agire sociale e politico. Senza di ciò siamo solo un gregge di consumatori di oggetti, fatti, sentimenti, preconfezionati dal grande supermercato della modernità. L’art.49 è stato di fatto abrogato e allo stato non si vede niente che non sia scomposto agitarsi .

Da dove ripartire rimane sempre i problema dei problemi. E ciò specialmente per una responsabilità verso chi ci seguirà e nei cui confronti siamo stati così clamorosamente inadempienti, sul piano morale prima ancora che su quello economico.
In sintesi, ancor oggi, per noi, dovrebbe valere l’invito che da il titolo ad uno degli ultimi libri di un nostro grande economista, Claudio Napoleoni, troppo precocemente scomparso: CERCATE ANCORA!


Note
  1. al momento della composizione 4-2-2012 ore 17.31  il valore è 377. Il valore aggiornato è qui []
  2. Il biocapitalismo può essere definito come la messa a valore della materia biologica e del vissuto psichico degli individui [...] Il biocapitalismo oltrepassa l’idea dello sfruttamento del lavoratore salariato o precario per spingersi verso l’uso dell’essere umano come identità da manipolare a pagamento (chirurgia estetica), come vettore di mode monetizzabili (il fruitore di media e costrutti simbolici), come materia biologica da brevettare (ingegneria genetica), come vissuto da “riempire” e a cui trasferire senso (l’entertainment e l’industria culturale). [...] Il biocapitalismo non punta a contrattare un costo di acquisto o un prezzo finale, ma a persuadere verso l’accettazione di un modello di vita.  Per l’articolo completo si veda il blog di Biagio Carrano []
Fine delle Note

Presidenziali in Finlandia: un ecologista al ballottaggio

5 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Il 5 febbraio si svolgerà il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica di Finlandia dopo che nel primo turno del 22 gennaio è emerso che a fronteggiare Sauli Nimisto, della destra liberale moderata (KOK), non sarà ne il candidato di centro Paaro Vayvynen , ne il socialdemocratico Paavo Lipponen, ma il verde Pekka Haavisto.

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Rivisto e corretto, atto 6 – Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo

4 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, Informazione

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

Art. 18, governo a muso duro. Riforma anche senza accordo.
I ministri Fornero e Passera: “È un treno che non possiamo perdere”. Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdl

di Antonio Signorini – 03 febbraio 2012, 13:00

Roma – Avanti con la riforma del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che – secondo sondaggi circolati nel Pd – apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio.
Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «La riforma delle pensioni ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato.
Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18», ma sembra più l’invito a evitare toni forti. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione. Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche sui cassintegrati che lavorano in nero. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti.
Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese, in particolare lo «staff leasig». Sul contratto unico bocche cucite. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino e quello Boeri. In sintesi, tutele crescenti, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento. E poi il rafforzamento dell’apprendistato.

Fonte:

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Cronache studentesche: Guerra Fredda al Venturi

Qualcuno su queste pagine, qualche tempo fa, si lamentava della coscienza giovanile che era stata assente in tutti questi anni. Era assente quando sia la destra sia la sinistra hanno contribuito ad affossare sempre più la situazione di questo paese, quando hanno ridicolizzato la politica e l’hanno fatta a brandelli, quando l’Italia è diventata lo zimbello dell’Europa e del mondo e checché se ne dica non è l’unica e neanche la peggiore.

Adesso, qualche coscienza giovanile si è svegliata. Da qualche tempo sono nati dei movimenti all’interno degli istituti, in cui si susseguono occupazioni, scioperi e manifestazioni.

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#Domnica Cemortan Nuda

3 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Informazione

Per evitare la rimozione da parte di Google delle cinque foto, siamo costretti a mandarti ad un altro link, sempre su questo stesso sito, ma con un altro titolo. Segui le istruzione. Grazie e scusa.

segui il link al servizio di D… C…

Mario 9000

3 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Quanto sono monotoni. Gli si è incantato il disco, ai vecchi grammofoni a tromba che si credono dei sistemi 7.1 Hi-end. Hanno la fissa del posto fisso. Comincio a pensare che sia una di quelle idee che quando ti si piantano in testa non riesci più a non pensarle continuamente, fino a sentire uno sgradevole odorino di cervello fritto.
Il posto fisso sarebbe il nostro, ovviamente, non il loro.
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Il Potere, le Lobby e l’Opinione Pubblica.

A dar retta al terzo principio della dinamica “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Peccato che non valga in campo sociale. Se le azioni intraprese dal governo Monti si dovessero misurare dalle reazioni, bisognerebbe pensare che i più vessati sono stati gli autotrasportatori, che minacciano la rivoluzione, mentre i meno colpiti i pensionati a 1410 euro al mese, che non hanno neppure fatto “beh!”

In realtà ai pensionati oltre ad aumentargli l’autostrada e il gasolio gli hanno pure bloccato la pensione, mentre agli autotrasportatori gli hanno solo aumentato il gasolio e l’autostrada, prevedendo di rimborsargli le accise e scontargli il pedaggio. Che non basterà probabilmente a calmierare il prezzo delle zucchine, notoriamente trasportate su gomma, delle quali sono ghiotti i pensionati, che in questo modo insieme alle zucchine avranno pure il danno e la beffa.

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La Beneficienza di #Celentano e i Mandorli in Fiore

1 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

Fa molto freddo anche qua al sud, eppure, se guardo dalla finestra vedo i mandorli in fiore. E quei fiori un po’ bianchi e un po’ rosa, nella tristezza del cielo cupo sembrano l’emblema di questa poverissima Italia impazzita.
Non è più una commedia degli equivoci, non è un film demenziale, e nemmeno una sceneggiatura scritta male questa nostra vita. È ormai follia collettiva.
C’è, per esempio, molta soddisfazione per le dichiarazioni di Adriano Celentano, che dopo innumerevoli peripezie, discussioni pesanti e accuse infamanti, accetterà di partecipare al Festival di Sanremo. Il cantante ha infatti deciso di devolvere totalmente il suo compenso in beneficienza, versandolo a Emergency. Ebbene sì, è un gesto che lascia il segno. Un bel gesto che riempie di gratitudine l’associazione benefica che con quei soldi aprirà un ospedale in Africa.
È fantastico! Perché ormai, appunto, la follia è collettiva.
350 mila euro a serata, e ancora non si sa quante saranno.
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Combattere i Pedofili Aiutandoli

30 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Diritto di Replica, Informazione

Nei giorni scorsi ho fatto il maestrino con De Bortoli. Non c’è niente da fare, quando si tratta di fare il maestrino è come se mi invitassero a nozze. Però, ad onor del vero, non sono solo i quotidiani mainstream che, qualche volta, cedono al fascino della foto morbosa. Ci cascano anche i blogger virtuosi .Io stesso, come già confessato pubblicamente, ho usato tette e titoli furbi per attirare lettori. Però, quando ci sono di mezzo i bambini, c’è da pensarci dieci volte.

Parliamo di questo post, dove correttamente si fa una disquisizione contro l’istigazione alla pedofilia insita in certe “foto di moda”, dove bambine di sei o sette anni vengono fotografate in atteggiamenti sicuramente inadatti alla loro età e che evidentemente cercano di stimolare i peggiori istinti di chi guarda le immagini.

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Gli Scaffali Vuoti

L’importante è continuare a far girare le cose al contrario, in modo che noi, centrifugati, non si possa ritrovare l’orizzonte. “La merce scarseggia nei supermercati del sud” ed è panico e follia. Ho visto una signora anziana aggirarsi per la Lidl, aggirarsi tra gli scaffali vuoti e risolversi a comprare un collutorio, per ripagare la fatica, forse per pacificarsi col gesto di comprare. Comprare per certificare una sorta di esistenza in vita.
La merce scarseggia nei supermercati, e in giro se ne parla. Tra le bancarelle del mercato i venditori son quasi eroi per essere riusciti ad arrivare a venderti qualcosa: “Che nei supermercati non c’è nulla”. In compenso abbonda la spazzatura, tra le buste colorate se sei fortunato, riesci a scorgere ancora il cassonetto. Ma questo non è un problema.
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Scalfaro. Oscar alla carriera

30 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Informazione

Diciassette anni di B/ismo ci hanno fanno rivalutare da tempo perfino Andreotti, quindi figuriamoci se non possiamo dolerci della dipartita di un padre costituente vecchio stampo, sapendo oltretutto che coloro che lui combatteva, in quanto distruttori materiali dello Stato e del senso civico italiani, sono ancora vivi e scalcianti. Si saremmo tenuti volentieri Scalfaro in cambio di qualcun’altro ma pazienza.
Scalfaro però non è solo il padre costituente e l’ex presidente della Repubblica. E’ il presidente che ha cercato di opporsi al golpe mafioso delle bombe e dei giudici martiri; è l’uomo di Stato che ha avuto il torto, imperdonabile per un uomo di destra agli occhi della feccia fascista, di non essere volgare e delinquenziale come coloro che lui ha confrontato e che lo hanno odiato e ancora lo odiano, perfino post mortem, perché al nanetto non le ha mai mandate a dire. Era uno che ai giovani raccomandava, pochi giorni fa, di non arrendersi mai.
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Oscar Luigi Scalfaro: Il Necrologio dei Lettori de Il Giornale

29 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Informazione

Questo sito non ritiene di esprimere un particolare cordoglio per la scomparsa di Oscar Luigi Scalfaro. Aldilà della pietà che si deve, a volte per pura forma, per la morte di un essere umano, dobbiamo confessare che la dipartita di Scalfaro non ci ha ispirato pagine di accorata commozione. Questione di simpatie. Non ce ne vogliano i dolenti della rispettabile salma.

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I Poveri Notai ci Chiedono il Cinque per Mille. Ricordiamoci di Firmare per Fargli l’Elemosina

28 gennaio, 2012 di  
Archiviato in Informazione

Data l’attualità dell’argomento, vi proponiamo un articolo del maggio 2006 dove, simpaticamente, l’autore ci fa osservare che, con vera e propria faccia di carta vetrata, i sigg. Notai hanno un’associazione che ha il coraggio (tuttora) di proporsi per la richiesta del 5 per mille. In pratica, invece di adoperarsi per fare beneficenza, chiedono l’elemosina.

Il Sole 24 Ore riporta: “Non particolarmente numerose ma molto redditizie, invece, le opzioni a favore della Fondazione italiana per il notariato: quasi 900mila euro a fronte di 1.234 indicazioni. Si sfiorano i 730 euro di media per ogni 5 per mille “elargito”. Come dire che l’imposta dovuta in seguito alla dichiarazione supera i 145mila euro.”

Su questo sito i notai sono stati definiti parassiti. Per questo siamo stati minacciati di denunce, querele e, addirittura, di essere segnalati a Google. In pratica lo stesso sistema dei tassisti, con la differenza che almeno loro avevano il coraggio di farlo pubblicamente.

§

Primavera: periodo di dichiarazione dei redditi. All’8 per mille siamo oramai abituati, anche se in tanti non sanno come funziona; quest’anno però la finanziaria ci ha regalato un’altra aliquota: il 5 per mille.
Cos’è il 5 per mille? Nelle premesse serviva a finanziare la ricerca, uno dei grandi malati d’Italia. Viene da dire che la ricerca andrebbe finanziata “a prescindere”, senza bisogno di chiedere ai cittadini se e come farlo, tanto è disastrata, bisognosa e, al tempo stesso, irrinunciabile; eppure ben venga il 5 per mille, se in qualche modo serve ad aiutare la ricerca, sempre meglio di niente.
O no?

La legge 266/2005 (finanziaria 2006), al comma 337 dell’articolo 1 così recita:
Per l’anno finanziario 2006, ed a titolo iniziale e sperimentale, fermo quanto già dovuto dai contribuenti a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche, una quota pari al 5 per mille dell’imposta stessa è destinata in base alla scelta del contribuente alle seguenti finalità:
a) sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale […], nonché delle associazioni di promozione sociale […] e delle associazioni e fondazioni riconosciute […];
b) finanziamento della ricerca scientifica e dell’università;
c) finanziamento della ricerca sanitaria;
d) attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.

Sì, c’è la ricerca tra i destinatari, ma non solo. E guardando le pubblicità che circolano da un mese a questa parte non si può non notare la quantità di soggetti che chiedono la nostra firma per avere una quota del 5 per mille; stranamente quasi nessuna era di soggetti che svolgono attività di ricerca. Ma forse sono io che non ho guardato quelle giuste, quindi ho deciso di fare una ricerca più approfondita.

Sul sito web dell’agenzia delle entrate c’è tutto il necessario per chiarirsi le idee. Qui scopro che i soggetti accreditati ad incassare una fetta del 5 per mille sono quasi 30.000; sì, trentamila. Di tutti questi, quelli che fanno ricerca, o che perlomeno si presume che possano farla, sono quelli descritti ai punti b) e c): circa 700 in totale; 700 su 30.000, ad essere generosi.
Partiamo dal fatto che, differentemente dalla quota che va alle istituzioni religiose, l’ammontare complessivo del contributo sarà proporzionale alle firme che noi cittadini metteremo sui moduli; se io non firmo, la mia quota del 5 per mille se la tiene lo stato. Consideriamo che la somma totale si dividerà in (potenzialmente) 30.000 ruscelletti. Aggiungiamo che solo una minima parte di questi ruscelli arriverà alla ricerca, il risultato finale è abbastanza evidente.
Inoltre andrebbero calcolate le spese che questi soggetti stanno sostenendo in pubblicità, per farsi conoscere e invitarci a devolvere la nostra quota; in quanti riusciranno ad avere un saldo positivo tra incassi e spese sostenute?

La conseguenza dell’iniziativa 5 per mille sarà una pioggia di contributi ad associazioni, consorzi, cooperative e simili; contributi in massima parte di entità molto ridotta, e quindi insignificanti. Quasi nessuna conseguenza ci sarà per chi fa veramente ricerca; il contributo ricevuto sarà una goccia nell’oceano delle loro esigenze.
Una conseguenza più significativa ci sarà invece per lo stato, che vedrà sparire in questo modo quasi 300 milioni di euro (stima calcolata in base alla percentuale dei cittadini che firmano per l’8 per mille). Soldi tolti alle casse dello stato, quindi nostre, per realizzare… quasi niente.

Spulciando poi negli elenchi, vengono fuori alcune realtà che lasciano un po’ perplessi. Citando più o meno a caso e con numeri arrotondati:
- 60 comuni (una doppia presenza, dovuta probabilmente ai tagli di bilancio imposti dal governo)
- 1.400 associazioni sportive (lo sport è importante, ma perché non finanziarlo in modo organico?)
- 600 sezioni locali dell’AVIS (sarebbe meglio presentarsi come unico soggetto invece che per singola sezione)
- 300 asili (questo sarebbe il finanziamento della scuola?)
- un numero imprecisato di chiese e istituzioni religiose (se l’8 per mille fosse distribuito un po’ meglio…)
C’è addirittura il ministero dell’agricoltura: evidentemente il suo collega dell’economia tiene i cordoni della borsa ben stretti, quindi chiede aiuto direttamente a noi.

E se il nome significa qualcosa, vorrei sapere in base a quale principio questi soggetti, come tanti altri che non posso elencare per motivi di spazio, compaiono negli elenchi:
- ABC la sapienza in tavola
- Accademia degli ufficiali di stato civile, anagrafe ed elettorale
- Accademia del peperoncino
- Aeroclub volovelistico toscano
- Amici caffè Gambrinus
- Amici dei foulards bianchi
- Art web center venice
- Associazione amico gatto
- Associazione astrofili imolesi
- Associazione CB-radioamatori Molise
- Associazione computerizzazione analisi ermeneutiche lessicologiche
- Associazione eco filosofica
- Associazione dei ragionieri commercialisti della Lombardia
- Associazione europea dei brainworkers
- Associazione silenziosa italiana scacchisti
- Camera civile degli avvocati di Bologna
- Centro alti studi per la difesa
- Centro studi Bhaktivedanta di storia e filosofia vaishnava
- Cineclub effetto notte
- Club eurofitness center
- Club romano fuoristrada
- Compagnie del carnevale muggesano
- Coro antiche armonie
- Società degli ingegneri e degli architetti di Torino
- Società italiana di fitosociologia

Intendiamoci, non ho assolutamente nulla contro queste associazioni; magari svolgono davvero attività più o meno utili ed interessanti. Rimane il fatto che finanziarle in questo modo è inutile, dispersivo, oneroso, e in fin dei conti controproducente.
La verità è che si tratta delle solite svendite pre-elettorali, a cui nessun governo italiano ha mai saputo o voluto rinunciare; qualche soldo a te, un po’ a quell’altro, e così via. L’unica differenza è che stavolta se li devono conquistare, ma del resto questo era un governo (teoricamente) liberale.
A pensarci bene c’è anche un’altra differenza rispetto al passato: una parte dei soldi che forse incasseranno, dovranno spenderla in anticipo per pagare la pubblicità. E di chi è la più grossa concessionaria di pubblicità del paese? Ma questo è un altro discorso… o no?

Io non credo che firmerò, ma a me piace mangiare piccante, e se dovessi cambiare idea probabilmente lo farei per l’accademia del peperoncino; magari mi mandano una piantina in omaggio.

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P.S. Oggi mentre ascoltavo la radio mi ha colpito una pubblicità, apparentemente senza senso: per quale motivo il consiglio nazionale del notariato, un’associazione di professionisti che erogano servizi obbligatori, in un mercato protetto, senza concorrenza, con tariffe imposte, ha bisogno di farsi pubblicità? Siccome “a pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia” (Andreotti docet), sono andato a controllare, e il dubbio che inizialmente avevo scansato dicendomi che era assurdo, è diventato realtà.
La fondazione italiana per il notariato, costituita (guarda caso!) a gennaio 2006 dal consiglio nazionale del notariato insieme alla cassa nazionale del notariato, fa parte dell’elenco dei soggetti che possono beneficiare del 5 per mille.

Cioè i notai ci chiedono di dargli la nostra quota del 5 per mille! Hanno ragione, poverini, loro che sono tra le categorie più bistrattate ed economicamente a rischio del paese, meritano ben più dei nostri spiccioli! Propongo una sottoscrizione di massa!
E per cosa chiedono questi soldi? L’articolo 3 del loro statuto dice che servono per “…l’attuazione di tutte le iniziative culturali idonee a formare e migliorare [...] le qualità professionali e la cultura dei notai italiani e la tutela, la valorizzazione, il miglioramento del patrimonio culturale e del ruolo sociale del notariato italiano.”
Evviva la chiarezza! Niente beneficenza, niente volontariato, niente impegno sociale e civile. Solo la tutela del loro ruolo. Di sicuro a questi signori non fa difetto la faccia tosta.

E qualcuno ancora mi chiede perché me la prendo con il 5 per mille…

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