Il Lavoro degli Italiani

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L’episodio che vado a narrarvi è accaduto ormai un anno fa. Non è particolarmente grave, né particolarmente buffo, però può darvi la stima di come si comportano alcuni dirigenti con gli insegnanti, soprattutto precari (pare che ci distinguano da quelli di ruolo per una specie di lettera scarlatta alla Hawthorne), e di come impieghino il loro potere e il loro tempo quando avrebbero di meglio e di più costruttivo da fare. Nessuno mi toglie dalla testa, allo stato delle cose, che se la scuola pubblica va avanti non è quasi mai merito dei suoi capi.

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Dove può risiedere la grandezza di una persona se non nella ragione? Da nessuna altra parte. Lo dimostra il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Fisicamente molto piccolo, ma molto grande nello spirito. Uno dei pochi che merita stima incondizionata, per quanto sta facendo, sia da destra che da sinistra ed è per questo che Brunetta rappresenta quanto di più positivo ci sia nel governo Berlusconi IV, a mio modesto parere. Il suo disegno, per una PA efficiente ed efficace, si sta lentamente realizzando e questo suscita ammirazione. Nonostante la profusione di cotanto zelo nel determinare un giro di vite su fannulloni ed assenteisti, la politica di Brunetta manca di un piccolo particolare: la lungimiranza.

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Prima la norma sulle vertenze dei precari e l’abolizione degli assegni sociali a meno di specifiche condizioni, poi il dietrofront. Modifica del provvedimento sugli assegni e variazione nella norma relativa ai precari. Sarebbe troppo chiedere a dei professionisti di essere, anche per poche ore, coerenti con se stessi?

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Ho scritto più volte che l’assassinio di Marco Biagi, al tempo in cui avvenne incomprensibile ai più, ha fornito un alibi potente per introdurre nel nostro paese una normativa sul lavoro a tempo determinato che, lungi dal garantire maggiore flessibilità al mercato, ha legalizzato in via definitiva il lavoro a cottimo e il caporalato.

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Gentile ministro Brunetta
non ho alcuna simpatia per il governo del quale Lei fa parte ma questo non mi proibisce di scriverLe per cercare un chiarimento circa le iniziative che La stanno rendendo tanto popolare.
Da sempre gli italiani hanno visto i dipendenti pubblici come una categoria di scansafatiche protetta e tutelata da contratti inattaccabili, dirigenze conniventi e sindacati potenti. In quest’ottica, un ministro che promette tempi bui per le mele marce che godono di uno stipendio erogato dallo Stato ottiene il plauso di tutti, anche se le sue iniziative non sono proprio chiarissime. Almeno per me che ho bisogno di un po’ di tempo per capire. Abbia pazienza, sono uno statale anch’io.

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Antonio De Domizio, 26 anni di Brindisi. Un nome come tanti, un nome ed un volto che non finiranno mai nelle prime pagine dei giornali italiani di gossip; perché Antonio De Domizio non era un tronista nelle trasmissioni di Maria De Filippi, né tantomeno un paparazzo che ogni tanto chiedeva un contributo “simbolico” per non pubblicare fotografie compromettenti. Antonio De Domizio non ha nemmeno ucciso suo figlio, non è coinvolto nelle indagini per l’omicidio di un’amica o della propria ragazza, non è uno di quelli che inventa false aggressioni per ottenere un momento di notorietà.
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In questi giorni di disoccupazione coatta, l’uso di internet è diventato per me continuo per potermi tenere aggiornata sulle notizie che riguardano la futura e imminente distruzione della scuola pubblica (e con essa, anche della mia vita lavorativa). Non mi giungono nuovi gli “strilli” sulle intercettazioni telefoniche dell’unto dal signore a proposito dei favori che una delle sue ministre gli avrebbe concesso in cambio di una poltrona. Mi sconvolgono nel profondo, questo sì, ma non fanno ormai parte di quella (in)cultura diffusa che vuole insegnare anche alle dodicenni che con il proprio corpo disvelato si ottengono consensi, visibilità, ricariche telefoniche? Ma poi leggo di più:

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Ho una fantasia molto sbrigliata, di giorno e di notte, ma di notte quello che la mia fantasia imbastisce non posso tenerlo sotto controllo e spesso mi ritrovo la mattina seguente a interrogarmi su quello che ho sognato, a quali inconsci significati devo attribuire gli arzigogolamenti notturni. Ah, ma non mi sono ancora presentata. Questo è necessario per capire il sogno che ho fatto e i pensieri che mi condizionano in questo periodo, più che in altri. Donna, bianca, e…precaria della scuola da alcuni anni ormai.

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Pacco: 3a estens., gerg., fregatura, imbroglio: rifilare un p. | tirare, fare un p., il p.: mancare a un appuntamento, a un impegno
Fonte: De Mauro Paravia.

Leggende metropolitane raccontano che a Napoli, in certi mercatini abusivi, alcuni personaggi senza scrupoli ti vendessero autoradio e piccoli elettrodomestici a prezzo ridicolo. L’ignaro turista, che tradizione vuole ricco ed un po’ fessacchione, convinto dall’affare a prezzi vantaggiosissimi, avrebbe giosamente proceduto all’acquisto dell’elettrodomestico, ma una volta tornato a casa avrebbe scoperto che al posto dell’autoradio il lesto malfattore aveva piazzato un mattoncino di nessun valore. Da qui la definizione di “pacco”, intesa come inganno, truffa, e ripresa anche dai dizionari più famosi.
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Quis custodiet ipsos custodes?
Giovenale

Appena insediatosi, il nuovo ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ha lanciato minacciosi strali contro gli impiegati degli innumerevoli uffici in cui la burocrazia complica la vita degli Italiani. Si vogliono rendere più veloci e snelle le tante pratiche che costringono i cittadini di questo glorioso Paese ad interminabili file e ricorrenti incazzature. Per riuscire in questa ciclopica impresa, l’intraprendente componente del Governo vuole innanzitutto colpire i fannulloni.

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Ricordo gli anni ‘80.
Sono del 1979 e ricordo i primi home computer, ne ho posseduti diversi: lo Spectrum, il Commodore 64 e 16, l’Atari, il meraviglioso Amiga 500 (e so che qui alcuni stanno versando una lacrimuccia di commozione), i primi PC come li conosciamo oggi.

Ricordo i discorsi che scienziati, persone comuni e uomini d’affari facevano al tempo: “Con i computer si possono svolgere tutte le attività di un ufficio in una frazione del tempo!”
Ricordo l’entusiasmo di Isaac Asimov verso il suo primo computer, che gli permetteva di correggere il testo in corsa senza il ricorso alla scolorina.
Tutti, negli anni ‘80, pensavamo che la diffusione di queste macchine avrebbe sollevato dalle spalle dell’umanità il millenario fardello del lavoro duro e abietto.
Si pensava che avremmo avuto sempre più tempo libero da dedicare alla ricerca della felicità.

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Quando una persona che ha subito una laringectomia dimostra la forza e la disponibilità necessarie ad esporsi davanti a una telecamera che trasmette al pubblico di internet, e di parlare per oltre due ore, io credo sia il caso di stare ad ascoltare. L’iniziativa riguardante il video Arrakis mi è giunta per caso, tramite passaparola (Ringrazio Elena per la segnalazione).

Arrakis è un video molto duro che lascia il segno, come le parole che lo accompagnano. Sono immagini forti: si vedono macchinari fuori uso e capannoni abbandonati. Una durissima ed eloquente metafora per gli esseri umani che hanno speso lì dentro la vita, a guadagnarsi il pane.

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Il Ministro Brunetta ci si è messo di buzzo buono per educare gli italiani, per l’esattezza i dipendenti pubblici, perché la rovina dell’Italia sarebbero proprio loro: i famosi fannulloni alla Ichino!

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E’ notizia di qualche giorno fa: l’ATM, l’azienda dei trasporti di Milano, ha licenziato 9 tranvieri fannulloni. Uno aveva addirittura adattato un bene dell’azienda in falegnameria per fabbricare cucce per cani. Un altro, in orario di servizio, andava ad ubriacarsi al bar. Altri erano assenti da mesi dal lavoro senza nessuna giustificazione. Queste incredibili scoperte sono state fatte grazie a blitz a sorpresa del presidente ed amministratore delegato Elio Catania. L’input dato dal ministro Brunetta ha trovato sponda facile in un’azienda pubblica dell’efficientissima e filogovernativa Milano. L’efficientismo dell’azienda, sacrosanto nei casi appena descritti, però rischia di travalicare le norme del più banale rispetto della democrazia e parità di diritti. Mi spiego subito.

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Premessa della redazione: questo pezzo è stato concepito e scritto circa una settimana prima di questa notizia. Buona lettura.

Io? Dici a me? Cheeee….? Un’intervista? A me?
Ah ah ah… ma che sei, der Messaggero? E che vòi sapé?
Com’ho votato pe’r sindaco? Veramente sarebbero cazzi mia…
Vabbé, te lo dico. Tanto ormai…
Però mettete comodo, che me devi da sta’ a sentì.

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