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	<title>MenteCritica &#187; Il Lavoro degli Italiani</title>
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	<description>Non Esistono Questioni di Principio</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 13:32:36 +0000</pubDate>
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		<title>La Sanità Italiana è Malata?</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 06:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CuorePensante</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[La sanità del nostro Paese è malata, questo lo sappiamo da tempo. Quello che invece non sempre teniamo presente è che non si può dare la colpa di tutto ciò ai medici: sebbene l’accostamento sanità-camici bianchi sia spontaneo ed immediato, tuttavia i medici sono spesso le prime vittime di un sistema inefficiente che da tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sanità del nostro Paese è malata, questo lo sappiamo da tempo. Quello che invece non sempre teniamo presente è che non si può dare la colpa di tutto ciò ai medici: sebbene l’accostamento sanità-camici bianchi sia spontaneo ed immediato, tuttavia i medici sono spesso le prime vittime di un sistema inefficiente che da tempo li ha esclusi dalla propria gestione.<br />
La diagnosi è abbastanza facile, anche se molti preferiscono creare confusione per spostare l’attenzione della gente e dei <em>media</em> su fatti di cosiddetta malasanità, che spesso di <em>mala</em> non hanno proprio un bel niente e l’imperizia e la negligenza dei presunti responsabili vengono gridate ad arte per dare alla pubblica opinione un motivo per lamentarsi del servizio pubblico e per screditare la classe medica, che pure conta tanti onesti e capaci rappresentanti tra i suoi iscritti. Vogliamo allora cominciare a guardare là dove si annida il marcio del sistema che dovrebbe gestire la salute dei cittadini?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4998 aligncenter" title="doctor" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/doctor.jpg" alt="" width="498" height="720" /></p>
<p><span id="more-4714"></span></p>
<p>Il sistema sanitario è la gallina dalle uova d’oro dell’apparato della politica. Il <em>business</em> che gira intorno e per nome della sanità è veramente enorme e così la politica tutta, di destra, di sinistra e di centro, ci ha messo su saldamente le mani e da anni riversa nei posti di vertici <em>manager</em> e primari tesserati che ubbidiscono ciecamente agli ordini che provengono dalle segreterie.</p>
<p>In un Paese che ha un numero di ospedali e ospedaletti superiore a quello di altri Paesi economicamente evoluti, che bisogno c’è di avere così tante cliniche private accreditate?<br />
In un Paese con una così alta densità abitativa, che bisogno c’è di avere ospedali con tanti reparti doppioni e spesso inefficienti a poca distanza l’uno dall’altro?<br />
In un Paese che vanta una prestigiosa tradizione medico-chirurgica, perché sono stati “trombati” tanti capaci e preparati allievi di illustri scuole e sono stati nominati primari, direttori sanitari e cattedratici che definire semplicemente degli emeriti ignoranti è un complimento generoso?<br />
Non si riesce ad eliminare le liste di attesa per una radiografia, un ecocardiogramma, una visita specialistica e allo stesso tempo si consente agli stessi operatori di lavorare in cliniche o ambulatori convenzionati. Perché?<br />
Si consentono interminabili e costosi lavori di ristrutturazione in fatiscenti ospedali che hanno bisogno soltanto di essere demoliti e non si completano quelli “nuovi” già iniziati e destinati al degrado prima ancora di essere completati. Perchè?<br />
Le forniture dei materiali sanitari continuano ad essere un mezzo inarrestabile di concussione, corruzione, appropriazione indebita, malversazione ed enormi sprechi. Perché?<br />
Perché siringhe, suture, drenaggi e protesi simili vengono acquistati a prezzi tanto diversi dai vari ospedali che spacciandosi per “aziende” si gestiscono in maniera autonoma e sprecona le loro gare d’acquisto? Non sarebbe più &#8220;giusto” fare un prezzario nazionale stabilito e gestito dal Ministero della Sanità ed evitare sprechi, tentazioni, costi differenti e complicati ed inefficaci iter burocratici, dalla Val d’Aosta alla Sicilia?</p>
<p>Il sistema sanitario è tutto da rifondare. Gli ospedali super attrezzati e costosi devono essere riservati ai casi urgenti e alle patologie più gravi. In questi bisogna far lavorare medici, infermieri e tecnici di provata capacità, adeguatamente retribuiti e sottoposti a periodica verifica ed aggiornamento. Occupare impropriamente o per interesse (vedi clienti privati, raccomandati, amici, parenti, etc….) i posti-letto di strutture superspecialistiche create per le emergenze vere è uno dei punti cruciali dell’inefficienza del sistema. Accade così che casi urgenti arrivati nei pronto soccorsi non trovano posto per il ricovero assolutamente necessario ed iniziano pericolosi ed inaccettabili trasferimenti in ambulanze verso ospedali più o meno lontani o poco idonei al trattamento della specifica patologia, mentre posti-letto della struttura più qualificata sono occupati da pazienti che potrebbero essere curati a domicilio o comunque in strutture non superspecialistiche.</p>
<p>E questa è solo la punta dell’iceberg di una deleteria organizzazione di inefficienze ed omissioni che va denunciata e combattuta. Il medico ospedaliero che rifiuta, per comodità, per pigrizia o per calcolo, l’assistenza ad un paziente in pericolo di vita è un medico che va degradato o addirittura allontanato dall’ospedale.<br />
La stragrande maggioranza delle patologie può essere efficacemente curata a domicilio o in strutture alberghiero-sanitarie per lungodegenti e vecchi. Si risparmierebbero tanti milioni di euro e vi si potrebbero far lavorare tanti di quegli operatori “poco capaci” che la politica si ostina cinicamente a “sistemare” in reparti specialistici non adatti a loro, dove vengono retribuiti allo stesso modo dei più bravi, che talvolta si vedono anche scavalcati nella carriera e nei privilegi con conseguenti cadute di impegno ed entusiasmo e progressivo deterioramento della qualità delle prestazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/locandina-medico-mutua.jpg" alt="" /></p>
<p>Quarant&#8217;anni di lottizzazione hanno provocato danni enormi nel sistema sanità. E’ ora di cambiare.<br />
La politica deve togliere immediatamente le mani dalla gestione del bene salute.<br />
I sindacati del settore vanno riorganizzati. Sono pieni di medici nullafacenti e compiacenti con i vertici degli ospedali in cambio di “distacchi”, ruoli di comodo, carriere immeritate.<br />
I presidi di pronto soccorso vanno attrezzati di ogni strumentazione utile e riorganizzati in modo da essere il cuore del sistema assistenziale piuttosto che un posto di frontiera dove mandare allo sbaraglio i medici in punizione o senza padrini politici o ultimi arrivati.<br />
Il sistema 118 va riformato e gestito dallo stato con mezzi propri e personale regolarmente assunto. Invece in alcune Regioni è un altro strumento di spreco e clientelismo. Società private di gestione (serbatoi di voti), operatori con doppio o triplo lavoro (gratificati con metodi clientelari), costosissimi affitti di elicotteri privati, lo rendono uno spreco ingiustificabile.<br />
Il contratto nazionale unico per i medici del SSN è una comoda invenzione di sindacalisti qualunquisti.<br />
Non si possono retribuire alla stessa maniera chirurghi e medici di alte specialità (neurochirurghi, cardiochirurghi, rianimatori dedicati, cardiologi e radiologi interventisti,……) e medici dei servizi generici (riabilitatori, odontoiatri, dermatologi, diabetologi,…….). L’impegno fisico e psichico, la durata della formazione, le responsabilità, lo stress sono ben diversi. Bisogna ristabilire le gerarchie all’interno dei reparti ospedalieri: non si può essere sulla carta tutti dirigenti se poi nella pratica esistono grandi differenze di capacità, esperienza ed anzianità. Occorre ritornare ai ruoli di primario, primo aiuto, aiuti, assistenti anziani e assistenti in formazione, senza passaggi automatici per anzianità da un ruolo all’altro.</p>
<p>Occorre creare una nuova generazione di direttori sanitari, con corsi di formazione qualificanti o titoli di studio specifici.<br />
Oggi tanti ospedali sono affidati a direttori sanitari ignari del loro ruolo, facilmente e comodamente insediati dalla solita invadente politica: si sono così perdute delle figure importantissime per il buon funzionamento degli ospedali.<br />
Occorre ritornare a graduatorie nazionali per le assegnazioni dei primariati, sottraendole così a logiche territoriali e di deleterio nepotismo.<br />
Occorre incoraggiare il ritorno delle suore nei ruoli di capo-sala, figure fondamentali per il buon funzionamento dei reparti ospedalieri.<br />
Occorre rendere più efficace lo strumento di verifica periodica dell’attività dei primari a contratto quinquennale, invece di continuare a considerarlo un semplice ed ininfluente atto dovuto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5000 aligncenter" title="logo1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/logo1.jpg" alt="" width="496" height="495" /></p>
<p>Ma occorre innanzitutto eliminare le figure di direttore generale e direttore amministrativo di nomina assessoriale. E’ in queste nomine che la politica raggiunge il suo punto più basso di degrado amministrativo: gli uomini scelti sono il frutto di frenetiche trattative di spartizione e l’unico requisito che viene loro richiesto è l’ubbidienza assoluta ai referenti politici che continuano ad imporre assunzioni, ditte fornitrici, strategie di spesa.</p>
<p>E’ certamente difficile trovare una soluzione efficace per questo catastrofico fenomeno. Un triunvirato composto da un primario, un magistrato e un alto ufficiale dell’arma, tutti e tre vicini al pensionamento, potrebbe dirigere i grandi ospedali e le ASL per un periodo non inferiore a tre anni. Potrebbe non essere la soluzione ideale, ma non riusciamo ad immaginarne una migliore.</p>
<p>Tagli generici alla spesa sanitaria non aiutano a guarire il sistema e finiscono per renderlo ancora più inefficiente. Il risparmio deve derivare da una migliore organizzazione.<br />
Riorganizzare la rete ospedaliera, eliminare i reparti doppioni nati soltanto per assegnare qualche primariato o cattedra, far rispettare protocolli rigidi e scientificamente confermati per la richiesta di esami ematochimici e strumentali, evitare i ricoveri impropri, ridurre i tempi di degenza, garantire le prestazioni ambulatoriali nelle strutture dello Stato, eliminare le liste di attesa, informatizzare il sistema in modo da evitare sprechi e inutili ripetizioni di esami ed accertamenti, vigilare sui costi e sulle reali necessità del 118 in alcune zone, fornire materiali sanitari e strumentazioni a prezzi controllati e uguali su tutto il territorio nazionale, controllare rigorosamente le prescrizioni di farmaci e i loro costi reali, tagliare tante convenzioni esterne, migliorare il comfort alberghiero degli ospedali, vigilare sui concorsi di assunzione, eliminare tutti gli appalti e i subappalti di favore, organizzare squadre di controllo composte da magistrati dedicati e uomini dei NAS e della Guardia di Finanza che giornalmente piombino negli ospedali e nei luoghi della sanità pubblica e privata e verifichino il sistema.</p>
<p>Governatori delle Regioni, Assessori alla Sanità, Ministro della Salute, Ministro dell’Economia, Procuratori della Repubblica, Comandanti dell’Arma e della Guardia di Finanza, Presidenti Corte dei Conti, Giornalisti liberi ed intelligenti, collaborate per il bene del Nostro Paese. Se vi impegnate tutti insieme ce la potete fare a ripulire questa ex gloriosa Italia da tutto il marcio generato da anni di “malamministrazione”.<br />
Auguri e buon lavoro.</p>
<p><em></em></p>
<p class="author" style="text-align: right;"><a href="http://pensieriparolecuore.blogspot.com"></a></p>
<p class="ip_address" style="text-align: right;">]]></content:encoded>
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		<title>Sulla Necessità di Riformare il Mercato del Lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 09:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei riprendere un post di qualche settimana fa scritto da Ugasoft: «Proposta di riforma del mercato del lavoro».
Per svecchiare il sistema, è buona l’idea di prevedere un contratto unico con flessibilità in entrata e in uscita. E’ un concetto già sviluppato da alcuni studiosi di diritto del lavoro riformisti, Pietro Ichino in testa. In molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei riprendere un post di qualche settimana fa scritto da Ugasoft: «<a href="http://www.mentecritica.net/esterno-proposta-di-riforma-del-mercato-del-lavoro/il-lavoro-degli-italiani/ugasoft/5697/" target="_blank">Proposta di riforma del mercato del lavoro</a>».</p>
<p>Per svecchiare il sistema, è buona l’idea di prevedere un contratto unico con flessibilità in entrata e in uscita. E’ un concetto già sviluppato da alcuni studiosi di diritto del lavoro riformisti, Pietro Ichino in testa. In molti Paesi funziona già così, e funziona bene. L’importante è capire che non siamo più nell’epoca del “posto fisso dalla culla alla bara”, e che il licenziamento non è un tabù. Sempre vigilando, beninteso, affinché non avvenga per motivi discriminatori, perché una è rimasta incinta o uno si è ammalato o un altro si è scoperto gay.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/lavoro_fisso_ed_interinale.jpg" alt="" width="221" height="250" /></p>
<p><span id="more-7917"></span>Mi piace anche l’idea che, nell’ambito dei contratti “a rischio”, il lavoratore debba essere pagato di più. E’ la logica che dovrebbe soggiacere anche oggi ai contratti a progetto, ma invece sappiamo bene che non è così. Oggi il lavoratore a tempo determinato è cornuto e mazziato: non ha certezze rispetto al suo futuro lavorativo, perché il suo contratto è limitato a pochi mesi e non si sa se verrà rinnovato, e in più non ha nemmeno quella tranquillità che un congruo stipendio – seppure “a tempo” – potrebbe garantire.</p>
<p>Un tema su cui invece sono molto in disaccordo con Ugasoft è quello dell’inutilità degli ammortizzatori sociali. Che invece sono fondamentali: e in effetti in Italia esiste già l’assegno di disoccupazione. Peccato però che il sistema sia fermo a trent’anni fa: il sussidio viene erogato dallo Stato solo dopo anni di lavoro (quindi chi ha contratti atipici più brevi non può accedere a questa forma di aiuto) e soprattutto è completamente sganciato da una concreta ricerca di altra occupazione. Al disoccupato non vengono proposti altri lavori, non gli viene richiesto di fare colloqui, non c’è insomma nessuna connessione tra l’aiuto che lo Stato ti dà e la tua intenzione/possibilità di uscire dalla disoccupazione. Sostanzialmente quindi il sussidio è una “carità” elargita con denaro pubblico, che serve poco al disoccupato (dato che la somma è solitamente modesta) e non incentiva in alcun modo la ricollocazione. Quindi anche il welfare in Italia è un privilegio “in perdita” riservato a chi ha perso un posto di lavoro: sì, ma un posto col contratto “giusto”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/vauro_protettori.jpg" alt="" width="481" height="656" /></p>
<p>Scriveva anche Marco Biagi nel suo “Libro Bianco” che una delle priorità per riformare il mercato del lavoro era proprio «disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi e ammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza». Ottima per esempio, in questo senso, la proposta radicale di Welfare to work, che prevede – sul modello inglese, per esempio, o su quello svizzero – che una persona senza lavoro venga aiutata con un sussidio economico, con la formazione professionale, con il collocamento e con altre misure, e che in cambio si impegni nella ricerca del lavoro e accetti i posti che gli sono offerti. Nel caso il disoccupato non rispetti questo accordo, è previsto che il sussidio venga ridotto o soppresso.</p>
<p>Ammortizzatori sociali anti-fannulloni, insomma, che forse piacerebbero perfino a Ugasoft!<br />
In ogni caso, credo che la cosa più importante da capire sia che il mercato del lavoro italiano così com’è non va più bene. Bisogna uscire da quella situazione che qualche mese fa sul Corriere della Sera Ichino <a href="http://www.corriere.it/editoriali/08_gennaio_14/editoriale_ichino_scelte_del_lavoro_6c431af0-c268-11dc-ab8f-0003ba99c667.shtml">definiva «mercato del lavoro duale»</a>: da una parte tutti i privilegi, dall&#8217;altra tutti gli svantaggi. Ma la soluzione, ammoniva il professore-senatore, «non è estendere qualche brandello di tutela ai cosiddetti “lavoratori atipici”»: bensì svecchiare le norme che regolano il mercato del lavoro, rendendo meno impossibili i licenziamenti, modificando quei contratti anacronistici che rendono le assunzioni simili a matrimoni («finché pensione non vi separi», o giù di lì), e però prevedendo ammortizzatori sociali per permettere alle persone di passare da un lavoro all’altro senza traumi.</p>
<p>Ugasoft poi parla anche di riforma della normativa degli stage, e sul mio blog <a href="http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/2008/10/riformare-il-mercato-del-lavoro-e-la.html">a questo link</a>,  ho dedicato un post all’argomento.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-7920 aligncenter" title="voltolina" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/voltolina.jpg" alt="" width="200" height="214" /></p>
<p><strong>N.d.R.</strong> <strong>Eleonora Voltolina</strong> è una giornalista freelance che <a href="http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/" target="_blank">sul suo blog</a> si occupa di questioni relative al mondo del lavoro giovanile e dei sistemi utilizzati dalle imprese disoneste per trasformare la flessibilità in precarietà. Del suo lavoro si è occupato anche il <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_14/magazine_stagisti_0b11c39c-51bc-11dd-a6b4-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Corriere della Sera on Line</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Storie di Ordinaria Disoccupazione. Porno, Perché No?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 08:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelika</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[al-femminile]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[pornografia]]></category>

		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcosa sulle mie aspirazioni lavorative devo pur raccontarvela. Non su quello attuale, ma su quello che mi sarebbe piaciuto fare quando, appena laureata, mi accompagnava la convinzione che tutte le porte mi sarebbero state aperte. Come no! E che porte!
Il lavoro che sognavo era quello di diventare una giornalista, ma non d&#8217;assalto: non mi ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="justify;"><span style="bold;">Qualcosa sulle mie aspirazioni lavorative devo pur raccontarvela. Non su quello attuale, ma su quello che mi sarebbe piaciuto fare quando, appena laureata, mi accompagnava la convinzione che tutte le porte mi sarebbero state aperte. Come no! E che porte!<br />
Il lavoro che sognavo era quello di diventare una giornalista, ma non d&#8217;assalto: non mi ci vedevo proprio a correre dietro al malcapitato di turno e a strappargli una confessione. Piuttosto, qualcosa come una rubrica fissa, un angolo tutto mio dove poter esprimere le mie opinioni. Sì, ho visto troppe puntate di Sex and the City, è vero, ma qualche anno fa non esisteva ancora. </span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5832 aligncenter" title="sex_and_the_city11" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/sex_and_the_city11.jpg" alt="" width="499" height="363" /></p>
<p style="justify;"><span id="more-5666"></span><span style="bold;">Insomma, mi ero da poco trasferita nella grande città e sopravvivevo con lavoretti saltuari e poco gratificanti. Un giorno, consultando il solito giornale specializzato, i miei occhi famelici colsero questa inserzione: &#8220;</span><em><span style="bold;">cercasi giovane editorialista, anche senza esperienza, per rivista a carattere erotico</span></em><span style="bold;">&#8220;.</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Beh, andava tutto bene fino al carattere erotico, però chi ero io per giudicare? Scrittori diventati famosi, avevano iniziato proprio con Playboy ed io facevo la schizzinosa? E poi non potevo negare che la faccenda assumeva contorni piuttosto attraenti per la mia curiosità. Cercai il compromesso con la mia coscienza, che devo dire ben poche volte si è fatta sentire e mi dissi: &#8220;vado a dare un&#8217;occhiatina, tentar non nuoce..&#8221;</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Previo appuntamento telefonico mi recai al luogo convenuto. Molto chic l&#8217;ingresso, molto dignitosa e con una nuvola di capelli grigi la signora alla reception e, soprattutto, non c&#8217;era la solita bolgia che sempre mi aveva accolta agli innumerevoli colloqui di lavoro. La faccenda mi mise di buon umore. Ero sola, quindi avevo molte più chance. Eh sì, non mi sfiorò il pensiero che ero sola per ben altri motivi, ma a chi mi conosce è ben nota la mia <span style="yes;"> </span>incapacità a cogliere certi segnali&#8230;</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Fui subito introdotta nell&#8217;ufficio di un giovane uomo alto e ben vestito. Costui si presentò, mi mise a mio agio, mi parlò della sua famiglia, mi fece fare il giro della casa editrice presentandomi a molte altre ragazze che lì lavoravano. Erano tutte donne, ora che ci penso, ma là per là non ci feci caso. Intanto io gli avevo messo sotto il naso il mio curriculum di cui andavo molto fiera. Eh, beata innocenza!</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Lui lo scorse tutto con vivo interesse, mi fece alcune pertinenti domande e poi&#8230;</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5833 aligncenter" title="sex_positions_right_angle_varb" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/sex_positions_right_angle_varb.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Poi mi sfoderò davanti agli occhi ben tre produzioni della sua casa editrice. Ebbene, mi confessò il capo, la casa editrice di sua proprietà sfornava produzioni pornografiche a tutti gli effetti, ma aveva bisogno di trovare personale e purtroppo un annuncio a chiare lettere non aveva trovato seguito. Invece, scrivere “rivista erotica”, gli aveva procurato diversi colloqui. Non pago di ciò e notando che io non mi scomponevo affatto (non poteva immaginare il turbinio di pensieri nel mio cervello), passò a sviscerarmi con cura ogni singola pagina delle pubblicazioni e a spiegarmi quali sarebbero state le mie mansioni. In una, una specie di fermoposta, dovevo limitarmi a scrivere brevi commenti alle foto che tanti buontemponi mandavano nelle pose più esilaranti. Non potrò mai dimenticare l&#8217;immagine di due signore ormai in età, con guepiere, reggicalze, mascherina nera d&#8217;ordinanza sugli occhi e adipe e cellulite a gò gò che richiedevano un giovane stallone per i loro giochi&#8230;</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">La seconda invece era una sorta di fotoromanzo in chiave porno, con una famosa attrice a fare da protagonista che oggi ha appeso gli arnesi del mestiere al chiodo e fa l’attrice di tendenza. Qui avrei dovuto scrivere i dialoghi. Potete immaginare lo sforzo culturale che mi si richiedeva. I fruitori di certe pubblicazioni si accorgono subito se il dialogo è moscio, se la storia non ha nerbo, se la trama non è penetrante!!</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">La terza rivista finalmente era una sorta di Playboy nostrano con un pizzico di letteratura in più. E qui il livello saliva: dovevo scrivere dei racconti pornografici con grande abbondanza di parolacce. La cosa mi fece dare in un soprassalto: fin lì andava bene quasi tutto, ma le parolacce proprio no. Vedete, non si tratta di una questione morale, è che proprio non mi vengono e quando qualcuna mi scappa per un impeto d&#8217;ira, la trovo immediatamente ridicola nella mia bocca.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5834 aligncenter" title="supersex2_01_b" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/supersex2_01_b.jpg" alt="" width="498" height="664" /></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Ma ormai ero in ballo. Non volevo dirgli in faccia che non avrei accettato il lavoro che mi offriva (appariva così entusiasta!), quindi mi toccava una manovra diversiva. Avrei finto grandissimo interesse, poi mi sarei inventata un marito geloso e possessivo e con uno studiato “le farò sapere” avrei guadagnato velocemente l&#8217;uscita, senza farmi mai più vedere. Non era lo scandalo che mi preoccupava, però pensavo al futuro: cosa avrei scritto nei miei curricula una volta terminato quest&#8217;incarico? Il capo comunque fu tanto impressionato dalla mia freddezza da confessarmi che ormai per quel posto eravamo in ballo io ed un altro ragazzo, ma lui avrebbe preferito senz&#8217;altro me. L&#8217;evenienza di trovarmi a competere per un posto di lavoro con un solo altro concorrente non si è mai più ripresentata&#8230;</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Dopo diversi &#8220;grazie e prego e mi farò viva quanto prima e le farò sapere&#8221;, mi dileguai verso l&#8217;uscita e la libertà, certa che mai più avrei avuto a che fare con un simile figuro. Beh, avevo dimenticato da lui il curriculum con tutti i miei dati. Là per là non me preoccupai: quando mai un possibile datore di lavoro si era premurato di richiamarmi??? Invece mi richiamò, ancora e ancora finché non si accorse che io per quel lavoro proprio non ero tagliata. Nell&#8217;ultima telefonata che mi fece, si lasciò andare a dirmi che l&#8217;avevo così impressionato che era disposto ad aspettare una mia decisione per un altro po’ di tempo e che mi avrebbe tenuto il posto&#8230;</span></p>
<p style="justify;"><span style="bold;">Che tenerezza, e poi dicono che c&#8217;è disoccupazione!!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Arial;"> </span></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Pensieri Oziosi di un Operatore Stanco</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 11:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Leggere]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono circa le tre di giovedì mattina, manca ormai solo un&#8217;ora alla tanto sospirata uscita. Sono una delle poche forme di vita presenti in questo maledetto posto, praticamente l&#8217;unica.

Sala macchine, 36 metri per 16 disposti su un pavimento rialzato e chiusi sotto un soffitto ribassato. Ogni tanto una colonna in cemento armato che regge il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono circa le tre di giovedì mattina, manca ormai solo un&#8217;ora alla tanto sospirata uscita. Sono una delle poche forme di vita presenti in questo maledetto posto, praticamente l&#8217;unica.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-6230" title="orologi" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/clocks.png" alt="" width="500" height="165" /><br />
Sala macchine, 36 metri per 16 disposti su un pavimento rialzato e chiusi sotto un soffitto ribassato. Ogni tanto una colonna in cemento armato che regge il tutto.</p>
<p><span id="more-6168"></span>Nel sottopavimento chilometri di cavi che corrono e si intrecciano in tutte le direzioni, non sai da dove vengono e non sai dove vanno, ma tutti portano qualcosa – segnali, dati, corrente, istruzioni – da un posto all&#8217;altro, anzi da una macchina all&#8217;altra.</p>
<p>Perché in questi 36 metri per 16 non c&#8217;è molto altro oltre alle macchine. Decine e decine di scatoloni bianchi, rossi, azzurri, ma tutti incredibilmente gelidi – per l&#8217;aspetto e non per la temperatura – impassibili come degli inglesi d&#8217;annata.</p>
<p>Il soffitto è costellato di tubi al neon; sono centinaia e sembrano le scie degli aeroplani che volano bassi. Fanno luce come fosse giorno e ti fissano negli occhi quel loro bagliore apparentemente innocente, ma invece così devastante per noi poveri miopi.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-6236" title="SD403" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/lavoro-alienante.jpg" alt="" width="446" height="382" /><br />
I terminali video. Ah, quelli sì che ti guardano. Sono tutti lì in fila come tanti poliziotti che ti perquisiscono senza toccarti e non ti tolgono gli occhi di dosso un momento per paura che tu faccia una mossa falsa.</p>
<p>Ti controllano, ti interrogano, non ti lasciano solo un attimo; anche se tu fai finta di non vederli loro sono sempre lì che ti osservano, e tu lo sai. E non puoi farci niente.</p>
<p>Sembra di essere in vetrina, in una vetrina da cui non si può uscire. Le pareti interne sono tutte a vetri, vetri piombati, indistruttibili, insuperabili. Le pareti esterne sono di cemento armato, spesse quattro volte un muro normale.</p>
<p>Le finestre però sono un&#8217;altra cosa: lunghe e strette, con vetri fissi a prova di bazooka, quasi delle feritoie.</p>
<p>Sembra di essere in vetrina, ma sembra di essere in galera.</p>
<p>La radio, unica compagna di queste lunghe notti, fa sentire la sua voce, una voce che domina i rumori delle macchine, una voce che fa sentire ancora di più l&#8217;assoluta mancanza di vita in questo ambiente asettico, quasi soprannaturale.</p>
<p>La radio. Sembra che dica “in questo posto devi accontentarti di me, non hai niente altro, nemmeno te stesso”.</p>
<p>Mancano solo venti minuti alla fine del turno, ed anche l&#8217;altro collega – di cui non diciamo il nome per correttezza – si è adeguato all&#8217;ambiente circostante: dorme.</p>
<p>Forse si potrebbe anche pensare che questo non sia corretto nei miei confronti, ma a pensarci bene non è questo che mi pesa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6234" title="equilibrio-precario" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/equilibrio-precario.jpg" alt="" width="408" height="418" /></p>
<p>E&#8217; l&#8217;aria, resa irrespirabile da cinque terribili condizionatori.</p>
<p>E&#8217; la luce, che anche stanotte mi resterà negli occhi per ore, illuminando i miei sogni di un bagliore innaturale.</p>
<p>E&#8217; il ronzio delle macchine, che ti entra nelle orecchie e ti accordi di lui solo quando non c&#8217;è più, e allora lo senti.</p>
<p>E&#8217; la radio, che qui dentro diventa anch&#8217;essa una cosa quasi evanescente, impalpabile.</p>
<p>E&#8217; il telefono, che suona e tace sempre in contrasto con i tuoi desideri, quasi lo facesse apposta.</p>
<p>E&#8217; la porta, che non puoi oltrepassare senza esserti fatto riconoscere, perquisire, interrogare, controllare.</p>
<p>E&#8217; tutto quello che non ti permette di essere un uomo libero, una persona come tutte le altre, uno come tanti.</p>
<p>E poi mi chiedono perché quando esco di qui, salgo in macchina di corsa e parto come un razzo&#8230;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6238" title="auto-veloce" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/auto-veloce.png" alt="" width="500" height="336" /></p>
<p><em>5 settembre 1986</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Autodidatta</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/lautodidatta/il-lavoro-degli-italiani/anna-m-caputano/7029/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 06:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna M. Caputano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[istruzione]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Con le novità volute dal nuovo ministro che sanno di ritorno al passato (il grembiule, il voto, il maestro unico, la bocciatura per la condotta) e con i problemi di sempre (il caro libri, le promozioni ottenute dietro pagamento, prestazioni e scambi di favori, bulli impuniti e insegnanti demotivati incerti sul loro futuro) anche quest&#8217;anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le novità volute dal nuovo ministro che sanno di ritorno al passato (il grembiule, il voto, il maestro unico, la bocciatura per la condotta) e con i problemi di sempre (il caro libri, le promozioni ottenute dietro pagamento, prestazioni e scambi di favori, bulli impuniti e insegnanti demotivati incerti sul loro futuro) anche quest&#8217;anno è cominciato l&#8217;anno scolastico ma non è di questo che vorrei discutere con voi di Mente Critica bensì di una figura silenziosa tanto da sembrare estinta: l&#8217;autodidatta.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7091" title="autodidatta" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/autodidatta.jpg" alt="" width="500" height="285" /></p>
<p><span id="more-7029"></span></p>
<p>Eppure c&#8217;è, ha la stanza piena di libri comprati al mercatino dell&#8217;usato o sgombrando cantine o sono libri di testo mai aperti a scuola. Studia senza orari, programmi, ansia d&#8217;esame, scomposto nella posizione che più gli aggrada sul letto o per terra o approfittando dei viaggi sui mezzi pubblici, del sonno delle persone che non si possono lasciare sole, oppure si limita ad osservare attentamente la natura, il suo stesso corpo, gli oggetti, le reazioni psicologiche delle persone intorno a sé .</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7092" title="ambulante" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/ambulante.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Si trova così a sorpresa l&#8217;ambulante che ti parla di Winston di Orwell, il passante che dà indicazioni in perfetta lingua straniera al turista, la vecchietta che ti spiega tutto sullo strano morso d&#8217;insetto, la commessa che riconosce al volo il cleptomane o il rompiscatole, il ragazzino che usa il PC meglio di un informatico, per non parlare poi di originali creativi che raggiungeranno la fama solo a morte avvenuta o ai quali scipperanno invenzioni solo perché non hanno i soldi per registrare il brevetto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7090" title="dm-lettore" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/dm-lettore.jpg" alt="" width="500" height="496" /></p>
<p>L&#8217;autodidatta anche se bravissimo non farà mai carriera, ma questo succede anche a tanti col pezzo di carta in tasca costato tempo e soldi in programmi che non gli interessavano nemmeno.Lui, almeno spesse volte si diverte e una laurea nell&#8217;arte dell&#8217;arrangiarsi se la dà da solo.</p>
<p style="text-align: center;"><small> Immagini tratte da DeviantArt <a href="http://laurentchooch.deviantart.com/" target="_blank">1</a> <a href="http://marcycimitero.deviantart.com/" target="_blank">2</a> <a href="http://anaumceski.deviantart.com">3</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La scuola non è tutelata. Tutti le stanno addosso&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 11:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lupoalburnino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Bello della Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[governo]]></category>

		<category><![CDATA[italia]]></category>

		<category><![CDATA[italietta]]></category>

		<category><![CDATA[Luigi Berlinguer]]></category>

		<category><![CDATA[mara-carfagna]]></category>

		<category><![CDATA[Mariastella Gelmi]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è un articolo serio. Voglio vedere chi lo contesta. Se non ha argomenti condivisibili è bene che stia zitto, altrimenti mi arrabbio sul serio… Ogni giorno esce un trafiletto sulla scuola sempre della ministra Gelmini o di qualche suo estimatore che desta in me stupore e rabbia. Ci si è messo anche l’ex ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un articolo serio. Voglio vedere chi lo contesta. Se non ha argomenti condivisibili è bene che stia zitto, altrimenti mi arrabbio sul serio… Ogni giorno esce un trafiletto sulla scuola sempre della ministra Gelmini o di qualche suo estimatore che desta in me stupore e rabbia. Ci si è messo anche l’ex ministro Berlinguer a darle ragione come se lui non avesse fatto nulla per infierire si di essa come i suoi predecessori e i suoi successori: tutti con ricette belle e pronte per cambiarla, in meglio dicono, pur essendone fuori da secoli o non conoscendola affatto.<br />
<span id="more-6950"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4679" title="Mariastella Gelmini" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/gelmini.jpg" alt="Mariastella Gelmini" width="450" height="325" /></p>
<p>Vi ricordate il famoso concorsone di Berlinguer? Qual era lo scopo? Non me lo ricordo neppure… Ah, si: verificare la professionalità dei docenti e retribuirli di conseguenza. Era una prova scritta e l’avrebbe superata come al solito il più furbo, avendo saputo copiare l’argomento assegnato. Era talmente “stupido” (il concorsone s’intende) che vi fu un’opposizione talmente forte da creare un dissenso corale, organizzato anche dai sindacati vicini alle sue posizioni politiche e da tutti i docenti. Si può essere più ciechi di così? Ma dove vive questa gente? Su di un altro pianeta e guarda alla nostra scuola con un cannocchiale. Vede i particolari, ma non ha una visione globale dell’istituzione scolastica che con determinazione e competenza fa il suo lavoro e il suo dovere. E’ come visitare un bosco e dire che un albero sta invecchiando, mentre tutt’intorno nascono nuovi e vigorosi virgulti.</p>
<p>Adesso la Gelmini, dopo aver preparato il decreto legge sul docente unico, ha annunciato e sta preparando un altro decreto per l’accorciamento dell’orario scolastico nelle scuole superiori perché, sostiene, non è la quantità delle ore d’insegnamento a migliorare la scuola, ma la qualità. E che vuol dire? Chiedo a voi i lumi necessari per capire. Perché allora nelle fabbriche si chiede un orario più lungo e più flessibile? Io quando porto la mia macchina al lavaggio a mano non dico agli addetti: “Fate presto!” Ma che la puliscano e la lavino in tutte le sue parti, anche le più nascoste. Occorre più tempo, è vero, ma l’auto esce dal lavaggio più pulita e più lucente.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-7030" title="Luigi Berlinguer" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/luigi_berlinguer.jpg" alt="Luigi Berlinguer" width="500" height="318" /></p>
<p>Sono esempi al limite del paradosso? Può darsi, ma l’idea è proprio questa: mettere in rilievo i paradossi degli altri, i quali non fanno altro che esprimersi per paradossi solo per dire stupidate e “meravigliare” con le loro uscite “paraintelligenti” i tanti gonzi che stanno lì ad ascoltarli a bocca aperta. Pare che la ministra sia un’amante delle classifiche; prima ha suddiviso gli insegnanti in buoni e cattivi, naturalmente buoni quelli del nord e cattivi quelli del sud, ora suddivide le materie in importanti e meno importanti o addirittura trascurabili. Qual è il criterio? Ho l’impressione fondata che si nutra di luoghi comuni, definendo l’italiano una materia importante, il che mi sembra talmente evidente da non spenderci nemmeno una parola per definirla un’incompetente di quattro cotte, e meno importante. Che cosa? La storia dell’arte, l’educazione fisica, la musica, ecc.? Posso permettermi di cambiare nome alla ministra? Invece di miss Gelmini, miss Ghigliottina? Perché da tutto questo deriva solo un ulteriore taglio alle classi e ai docenti. Eh che! A 33 anni, gentile com’è, si mette a fare la boscaiola?</p>
<p>Non si fa altro che denigrare la scuola, sempre per sentito dire, anche dagli analfabeti patentati solo perché i ministri o la ministra, presi dal sacro fuoco delle riforme, si consentono di dire quello che non hanno il diritto di dire, soprattutto per la loro ignoranza. Si butta continuamente fango su di essa e sui docenti senza sapere che vi operano fior fiori di insegnanti che hanno sostenuto concorsi, corsi di perfezionamento, master e anni e anni di lavoro sul campo. Certo che vi sono alcune difficoltà. Anche nelle migliori famiglie esistono le difficoltà vuoi economiche, vuoi psicologiche, vuoi di rapporti tra marito, moglie e figli. Anche nelle aziende ci sono le difficoltà. L’Alitalia è un luminosissimo esempio, determinato in buona parte proprio da questo governo. Che si fa? Si dichiara il fallimento? Si arriva alla bancarotta? Il buon senso suggerisce di mettere in atto tutti gli strumenti per evitare crisi e crolli irreversibili, altrimenti non si né un buon amministratore, né buoni genitori, né un buon ministro. Da un recente rapporto dell’ISTAT risulta che gli insegnanti di ruolo, ossia con contratto a tempo indeterminato negli ultimi anni sono diminuiti di oltre cinquantamila unità, mentre quelli a tempo determinato sono aumentati di circa settantamila. E non è vero che le classi sono formate da pochi alunni, anzi in questi ultimi tempi sono aumentate di numero, molte rasentano le trenta unità non in difetto, ma in eccesso. Solo nei piccoli centri c’è qualche acriticità in fatto di numeri. E che si fa? Le classi, anche se con pochi alunni, si sopprimono, creando più analfabetismo di quanto già non ve ne sia? Dov’è la ministra delle pari opportunità? Fa la “peripatetica” (nessuno si offenda se do della peripatetica alla ministra Carfagna. Socrate chiamava la “sua scuola peripatetica” perché l’insegnamento avveniva passeggiando, appunto) lungo le strade d’Italia per contare le prostitute che esercitano il mestiere più antico del mondo? Sapete quante classi si formerebbero? E non sarebbe neppure una cattiva idea!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4517" title="MARA CARFAGNA" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/maracarfagna.jpg" alt="" width="500" height="326" /></p>
<p>Un docente ascoltato per radio stamattina diceva: “Ma ci lascino lavorare in pace! Non è possibile che chiunque arrivi al ministero dell’istruzione sia animato dal sacro fuoco del cambiamento credendo di far bene. E’ solo distruzione. Nient’altro!” Termino con le stesse parole, aggiungendo solo una piccolissima osservazione: la scuola è anche pane per tanti lavoratori! E’ una vergogna?</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>A Chi Importa delle Prostitute?</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 06:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara di Notte</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>

		<category><![CDATA[italiani]]></category>

		<category><![CDATA[mara-carfagna]]></category>

		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul disegno di legge timbrato &#8220;Carfagna&#8221;, in questi ultimi giorni, si sta scrivendo un pò di tutto. Nei vari forum ognuno vuol dire la sua, ciascuno a suo modo, seguendo le proprie convinzioni.

Leggendo qua e là mi sono fatta un&#8217;opinione anch&#8217;io (eccerto! Ne avrò pur diritto o no?) e posso dire che la cosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul disegno di legge timbrato &#8220;Carfagna&#8221;, in questi ultimi giorni, si sta scrivendo un pò di tutto. Nei vari forum ognuno vuol dire la sua, ciascuno a suo modo, seguendo le proprie convinzioni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-7229 aligncenter" title="lego-prostitute" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/lego-prostitute.gif" alt="" width="450" height="450" /></p>
<p><span id="more-6920"></span>Leggendo qua e là mi sono fatta un&#8217;opinione anch&#8217;io (eccerto! Ne avrò pur diritto o no?) e posso dire che la cosa che più mi è saltata agli occhi, dopo l&#8217;annuncio mediatico e le conseguenti reazioni &#8220;nazional-popolari&#8221;, è che fondamentalmente coloro che non sono d&#8217;accordo, i più incazzati, si possono dividere in due categorie principali. Per comodità e per chiarezza del discorso chiamerò queste due categorie quella degli &#8220;oppositori al berlusca&#8221; e quella dei &#8220;puttanieri cronici&#8221;.</p>
<p>Pare che sia &#8220;gli oppositori al berlusca&#8221; che i &#8220;puttanieri cronici&#8221; critichino il disegno di legge perché da una parte è espressione dell&#8217;ipocrisia di chi fino a ieri ha utilizzato il proprio corpo per ottenere favori materiali, e dall&#8217;altra non risolve i reali problemi legati allo sfruttamento ed al traffico di esseri umani, in quanto va a punire la parte più debole di tutta la filiera, cioè le ragazze che esercitano in strada e quindi le meno fortunate.</p>
<p>In realtà ciò che sospetto è che l&#8217;azione degli &#8220;oppositori al berlusca&#8221; sia soprattutto finalizzata ad avanzare l&#8217;ennesima critica all&#8217;attuale governo, indipendentemente dalla qualità della legge stessa, mentre la motivazione dei &#8220;puttanieri cronici&#8221; è più trasversale e coinvolge sia chi si riconosce in una parte politica sia chi si riconosce nell&#8217;altra: proteggere il proprio vizio.</p>
<p>La mia opinione è che sia agli &#8220;oppositori al berlusca&#8221; che ai &#8220;puttanieri cronici&#8221;, della reale condizione delle prostitute, dei loro problemi, del loro essere più o meno sfruttate, e tante belle cose interessi una mazza. I primi criticano il disegno di legge perchè ce l&#8217;hanno con il berlusca a prescindere, i secondi vogliono solo scopare spendendo poco.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Imprevisti di chi Cerca un Lavoro</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/imprevisti-di-chi-cerca-un-lavoro/il-lavoro-degli-italiani/il-piccolo-diavolo/7152/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 06:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Piccolo Diavolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[italia]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[truffe]]></category>

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		<description><![CDATA[Cerco un nuovo lavoro!
Mi impegno molto: cercare lavoro è un lavoro!
Inserisco il mio curriculum vitae in vari siti di ricerca del personale. Sono piena di entusiasmo: dicono che in Italia non ci siano posti di lavoro, eppure i motori di ricerca sono stracolmi di offerte!
Mi si stancano gli occhi a leggerli tutti, però&#8230;che soddisfazione sapere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cerco un nuovo lavoro!<br />
Mi impegno molto: cercare lavoro è un lavoro!<br />
Inserisco il mio curriculum vitae in vari siti di ricerca del personale. Sono piena di entusiasmo: dicono che in Italia non ci siano posti di lavoro, eppure i motori di ricerca sono stracolmi di offerte!<br />
Mi si stancano gli occhi a leggerli tutti, però&#8230;che soddisfazione sapere che ho tante possibilità.<br />
Vado a dormire gioiosa, presto qualcuno mi chiamerà, farò un po&#8217; di colloqui in giro e avrò un nuovo lavoro! Ogni mattina il mio primo pensiero è andare a guardare quanti nuovi annunci ci sono nella mia città.<br />
E ogni mattina, sorrido sotto i baffi perché posso addirittura scegliere prima di essere scelta!<br />
Comincio finanche a credere che la crisi del mondo del lavoro sia tutta una montatura.</p>
<p><span id="more-7152"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/segretaria-1.PNG" alt="" width="498" height="661" /></p>
<p>Ecco, squilla il telefono!<br />
Caspita! In un solo giorno potrò fare ben tre colloqui! E per che posizioni! RESPONSABILE DEL PERSONALE! Gli annunci, del resto erano proprio chiari, imperdibili, più o meno dello stesso tenore.<br />
Come non rispondere a tanta grazia!</p>
<blockquote><p>Annuncio da parte di <strong>AZIENDA RISERVATA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>RESPONSABILE DEL PERSONALE</strong></p>
<p>La risorsa gestirà con massima razionalità ed efficienza le attività operative della struttura esistente. Contribuirà, in stretta collaborazione con  il Direttore Generale ed il Direttore Risorse Umane del Gruppo, allo sviluppo e all&#8217;ulteriore evoluzione della funzione, in termini di metodologie e processi di lavoro. Il candidato coordinerà tutte le attività inerenti la gestione Risorse Umane coadiuvato da due risorse impegnate nell&#8217;elaborazione di paghe e contributi, pratiche di assunzione e cessazione e rapporti con enti previdenziali ed istituzionali. Acquisendo rapidamente responsabilità dirette, intratterrà i rapporti con le RSU, con l&#8217;ufficio amministrativo e gestirà gli eventuali rapporti disciplinari.<br />
Il candidato ideale, di età compresa tra i 33 e i 40 anni, cultura universitaria, ha sviluppato una solida esperienza in ambito di gestione risorse umane ricoprendo ruoli direttamente operativi in amministrazione del personale e con gradi di responsabilità crescente in aziende industriali di medio/grandi dimensioni. Spiccate doti di leadership, diplomazia e competenza nel ruolo aiuteranno il candidato ad interagire con i responsabili dei vari reparti aziendali.<br />
Inquadramento ed offerta economica verranno definiti in base alla candidatura selezionata.</p></blockquote>
<p>Sono io la candidata prescelta. Farò un colloquio e darò prova delle mie caratteristiche, tutte corrispondenti al profilo richiesto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/donne01g.jpg" alt="" width="493" height="234" /></p>
<p>Ed eccomi. Arrivo nel luogo indicato dal selezionatore via telefono. Varco l&#8217;ingresso della palazzina e vengo immediatamente invasa da musica a palla!<br />
C&#8217;è addirittura una palestra in questo luogo e vari giovani che ridono, parlano a voce alta e improvvisano passi di danza all&#8217;ingresso.</p>
<p>Beh, non faccio un colloquio da tanto, le cose sono un po&#8217; cambiate, mi dico per incoraggiarmi.<br />
Mi avvicino allo sportello e una giovane tutta sorrisi mi chiede di darle il riferimento indicatomi via telefono e di compilare una scheda informativa.</p>
<p>Dopo pochi minuti è il mio turno. Salgo al piano alto, lì ci sarà sicuramente qualcuno che non balla. Devo sostenere un colloquio, del resto. Mi fanno accomodare in una sala riunioni, qualche minuto di <em>suspence</em>, giusto il tempo per schiarirmi la voce e moderare la mia emotività ed ecco arrivare una ragazza che avrà avuto più o meno 20 anni. Che carriera in così poco tempo, penso. Deve essere straordinaria, mi dico. Mi sorride, guarda la scheda e dice:<br />
&#8220;Senti, tu lo conosci il marchio <em>xxxx</em> , perché noi stiamo cercando qualcuno che lo faccia conoscere alla gente &#8220;.</p>
<p>I tre colloqui sono stati tutto pressapoco così.<br />
Ho deciso: non mi candido più come RESPONSABILE DEL PERSONALE.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Meridione Abbassa la Media</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/doxa-il-meridione-abbassa-la-media/il-bello-della-politica/doxaliber/7039/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 08:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>doxaliber</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Bello della Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Media Mente Critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pezzo che segue ha una genesi particolare, è nato nel forum redazionale di Mentecritica in seguito ad una domanda di Fully che, segnalando questo editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, chiedeva ai meridionali della redazione: &#8220;voi che vivete tutti i giorni in queste realtà, secondo voi corrisponde al vero tutto ciò?.


La mia prima reazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pezzo che segue ha una genesi particolare, è nato nel forum redazionale di Mentecritica in seguito ad una domanda di Fully che, segnalando <a title="Il silenzio del sud di Ernesto Galli Della Loggia" href="http://www.corriere.it/editoriali/08_settembre_14/sud_scuola_4e59e822-822d-11dd-9b8b-00144f02aabc.shtml">questo editoriale di Ernesto Galli Della Loggia</a>, chiedeva ai meridionali della redazione: <em>&#8220;voi che vivete tutti i giorni in queste realtà, secondo voi corrisponde al vero tutto ciò?</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/10_redazione.jpg" alt="Redazione di Mentecritica" /></p>
<p><span id="more-7039"></span><br />
La mia prima reazione è stata quella di segnalare a Fully un mio sfogo lasciato tra le pagine dello stesso forum dopo aver letto <a href="http://www.agi.it/venezia/notizie/200808121658-cro-r012397-art.html">le sparate bossiane contro i professori meridionali</a> ed un articolo de&#8217; &#8220;Il Messaggero&#8221; cartaceo che, molto prima <a href="http://www.mentecritica.net/colpi-di-sole/il-bello-della-politica/angelika/6155/">del tanto vituperato Ministro Gelmini</a> ma ottenendo meno chiasso mediatico e meno indignazione, avallava la tesi secondo cui le scuole meridionali sono decisamente peggiori delle scuole settentrionali. Io alla fine, con molta malizia, ho sfruttato a mio favore i dati forniti da &#8220;Il Messaggero&#8221;<strong><sup>[*]</sup></strong> per dare forza ad <a title="Terroni, finitela di fare i vittimisti, Borghezio ha ragione" href="http://www.mentecritica.net/pronto-terroni-finitela-di-fare-i-vittimisti-borghezio-ha-ragione/il-bello-della-politica/doxaliber/5903/">un articolo satirico</a> contro una delle tante farneticazioni <a title="Borghezio: la superiorita' etnica dei padani e' dimostrata dal medagliere olimpico" href="http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=84846">del leghista Mario Borghezio</a>.</p>
<p>Io non lavoro nella scuola ed ormai da tanto tempo purtroppo non sono più uno studente, non saprei dire quindi se - rispetto a quando sedevo tra i banchi - adesso le cose siano peggiorate. Però ho molti amici professori e posso assicurarvi che tutti, sia coloro che lavorano nel meridione sia coloro che sono impiegati in scuole del nord Italia, lamentano una situazione disastrosa e tendente al peggioramento. Proprio quest&#8217;estate ad esempio un mio amico mi ha parlato della sua esperienza come commissario d&#8217;esame in una scuola del nord, nello specifico mi raccontò dell&#8217;interrogazione di un ragazzo che, a detta dei professori, doveva essere il migliore della classe. Ebbene, secondo il mio amico, il livello di preparazione di quest&#8217;alunno era si migliore degli altri ma presentava comunque lacune evidentissime e spaventose. A suo giudizio, fossimo stati negli anni &#8216;90 e non nel 2008, un ragazzo così sarebbe stato valutato sopra la sufficienza ma sicuramente non avrebbe mai potuto ambire al massimo dei voti. Gli insegnanti di questo ragazzo  però, molto probabilmente, avranno valutato lo studente utilizzando come metro di paragone il materiale umano a loro disposizione. In fondo, non dimentichiamolo, parliamo di ragazzi che non conoscono fatti storici fondamentali, che non saprebbero distinguere Hitler da Mussolini o da Stalin, <a title="La scuola e la notte della Repubblica" href="http://www.mentecritica.net/la-scuola-e-la-notte-della-repubblica/il-futuro-e-nei-giovani/adetrax/2438/">che non saprebbero spiegare perché esistono il giorno e la notte</a> e che quindi in teoria non sono ancora stati eruditi sul fatto che la terra è rotonda e gira intorno al suo asse.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/confession.gif" alt="studente additato" /></p>
<p>Di sicuro le strutture scolastiche del sud non sono uguali a quelle del nord. Mancano le palestre, mancano i computer, c&#8217;è più povertà, per cui le famiglie fanno maggiore fatica a comprare i libri scolastici; in generale quindi fare didattica nelle scuole meridionali è sicuramente più difficile. D&#8217;altro canto però i programmi scolastici sono gli stessi in tutta Italia (in attesa del nuovo federalismo che farà studiare i dialetti e la storia locale, sic!) ed è assolutamente impensabile credere che TUTTI i professori assunti nel meridione non facciano niente dalla mattina alla sera mentre quelli che lavorano al nord sono tutti pronti, scattanti e motivati, non è una tesi ragionevole, i conti non tornano, non fosse altro perché, come abbiamo visto, <a href="http://www.agi.it/venezia/notizie/200808121658-cro-r012397-art.html"> questi benedetti professori</a> gira gira sono quasi tutti meridionali.</p>
<p>A non tornare affatto sono anche i tempi e le dinamiche intorno a cui si è sviluppato questo dibattito sullo stato della scuola italiana. Mi riferisco nello specifico al famigerato rapporto <strong>PISA-OCSE</strong>, quello che tutti i giornalisti nell&#8217;ultimo periodo citano come se fosse uscito ieri. Tra questi anche Ernesto Galli Della Loggia che, nell&#8217;editoriale segnalatomi da Fully, chiede agli intellettuali meridionali un risveglio delle coscienze e discetta di altre questioni dando l&#8217;idea che il rapporto OCSE sia stato un fulmine a ciel sereno, una notizia fresca ed inaspettata. Ebbene, il famigerato rapporto PISA-OCSE che ha fatto balzare sulla sedia &#8220;Il Messaggero&#8221;, il Ministro Gelmini, tutti i mass media italiani, metà della blogosfera ed una buona parte di italiani risale <strong>a ben 2 anni fa</strong>. Noi di MenteCritica ad esempio ne abbiamo parlato <a href="http://www.mentecritica.net/la-scuola-e-la-notte-della-repubblica/il-futuro-e-nei-giovani/adetrax/2438/">quasi un anno fa</a> in seguito ad una serie di articoli, con annesse dichiarazioni dell&#8217;allora Ministro Fioroni, pubblicati a suo tempo dai giornali <sup>[<a href="http://www.repubblica.it/2006/03/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuolastatistiche/fioroni-scuola-ingiusta/fioroni-scuola-ingiusta.html">1</a>][<a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=27609540">2</a>][<a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2007-otto/sostegno-medie/sostegno-medie.html">3</a>]</sup>.</p>
<p>Se prenderete la briga di cercare i vecchi articoli su Repubblica, sul Corriere della Sera e sulle altre testate, sono certo che scoverete alcune dichiarazioni dell&#8217;ex Ministro Fioroni che cianciano della necessità di approntare programmi di aggiornamento professionale per i professori - proprio come l&#8217;attuale Ministro Gelmini - manca solo la parola &#8220;meridionali&#8221; ed il <em>deja-vu</em> sarebbe servito.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/doxa-il-meridione-abbassa-la-media/il-bello-della-politica/doxaliber/7039/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>In parole povere i mass media ed i politici propinano ai cittadini la solita minestra riscaldata e rimescolata, una brodaglia che noi, naturalmente, ogni volta sorbiamo come perfetti polli. Caschiamo come pere cotte nei tranelli dell&#8217;informazione perché ormai siamo assolutamente privi di senso critico e volontà di approfondimento, ingurgitiamo tonnellate di informazioni e poi le ributtiamo fuori in forma di rabbia travestita da impegno civile. Noi discutiamo, obiettiamo, ragioniamo e ci infervoriamo nella convinzione che gli argomenti frutto delle nostre discettazioni siano un germoglio del nostro libero pensiero, mentre in realtà siamo solo pappagalli che ripetono pedissequamente ciò che il padrone ci insegna. Questo dovrebbe farvi seriamente riflettere, perché molti, anche tra i lettori di questo sito, sono convinti di essere &#8220;estranei&#8221; all&#8217;area di influenza dei mass media solo perché navigano in internet e leggono i &#8220;blog&#8221;; io credo che queste persone dovrebbero rivedere con più senso critico la loro capacità di gestire il flusso di informazioni che ogni giorno li investe.</p>
<p>Ma torniamo al rapporto PISA-OCSE facendo finta che sia stato scritto ieri. All&#8217;inizio di questo pezzo ho ammesso di aver utilizzato in maniera parziale un articolo ed alcuni dati pubblicati da &#8220;Il Messaggero&#8221; cartaceo <sup>[*]</sup> per rendere più credibile e forte la mia posizione e le mie tesi. Credete che i giornalisti, Ernesto Galli Della Loggia incluso, siano avulsi da questi trucchetti?  Come mai allora MenteCritica ha pubblicato a suo tempo, <a href="http://www.mentecritica.net/la-scuola-e-la-notte-della-repubblica/il-futuro-e-nei-giovani/adetrax/2438/">nel pezzo scritto da Adetrax</a>, i link a questo famigerato rapporto, dando così la possibilità ai lettori di leggere i dati nella loro interezza, di estrapolarli e di trarne in maniera autonoma un giudizio, mentre i giornali, anche nell&#8217;articolo di Galli Della Loggia, si sono guardati bene - come quasi sempre d&#8217;altronde - dal pubblicare un qualsiasi riferimento? Galli Della Loggia ciancia del rapporto OCSE e di concorsi matematici in cui gli studenti settentrionali (in particolare friulani) risulterebbero tra i primi al mondo, ma si guarda bene dal fornire link, riferimenti, date, trattando così i suoi lettori come fedeli in attesa delle sacre ed incontestabili scritture.</p>
<p>Perché non dare riferimenti al lettore quindi? Forse perché il cittadino, leggendo in autonomia i dati epurati dal corollario di &#8220;verità&#8221; propinate dal vate di turno, potrebbe crearsi una verità diversa e più utile, una verità che si chiama &#8220;punto di vista&#8221; e che è la chiave di volta attraverso la quale attivare una &#8220;critica costruttiva&#8221;, diversa dal solito starnazzamento confuso, rumoroso ed inconcludente a cui ormai siamo abituati. Noi intanto, se avessimo voglia di fare le &#8220;Menti Critiche&#8221; e quindi di approfondire e di ragionare invece che di sfogare <a href="http://www.mentecritica.net/il-supermarket-dellindignazione/la-diversa-opinione/mc/689/">a telecomando</a> la nostra rabbia repressa, potremmo scoprire che già nel rapporto OCSE del 2003 la situazione della scuola italiana era descritta come disastrosa e che dal 2003 al 2006 non si è fatto NULLA per migliorarla, tant&#8217;è che essa è infatti peggiorata sensibilmente. La prima domanda quindi dovrebbe essere: perché dal 2003 al 2008 non è stato fatto niente per riqualificare la scuola? A che serve partecipare alle ricerche PISA-OCSE se poi queste vengono bellamente ignorate salvo poi essere &#8220;ripescate&#8221; con il solo intento di innescare polemiche politiche e divisioni?</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/1366640383_bb25922aca.jpg" alt="Burattino " /></p>
<p>Sono queste le cose che dovrebbero farci incazzare, il fatto che giornalisti e politici si producano periodicamente in teatrini in cui i primi si dichiarano scandalizzati ed inebetiti da cotanta inefficienza, ed i secondi promettano ed annuncino &#8220;misure urgenti&#8221; che poi non saranno mai messe in atto o che magari serviranno solamente a peggiorare la situazione, il tutto magari condito con velate accuse al meridione d&#8217;Italia, che diventa così il capro espiatorio di ogni nefandezza compiuta in questo Paese. Ciò che dovrebbe farci incazzare quindi, non dovrebbe essere la Gelmini che accusa i professori delle scuole meridionali di inefficienza, annunciando contro di loro corsi di aggiornamento e controlli, ma il fatto che - se seguirà i suoi predecessori - tutti questi impegni verbali non si tradurranno mai in azioni di fatto.</p>
<p>In quanto ai meridionali Galli Della Loggia ha ragione; si, sono apatici, non reagiscono; un po&#8217; perché gli stessi meridionali, a forza di leggere giornali e vedere trasmissioni TV che gettano fango sul sud Italia, sottolineando sempre  gli aspetti più negativi e deleteri e sottacendo invece, sempre e comunque, quelli positivi,  si sono convinti di essere peggiori ed arretrati dei loro connazionali, un po&#8217; perché, dopo anni ed anni di promesse, solo un idiota totale potrebbe ancora credere in questa classe politica. Manca anche un movimento di protesta e &#8220;catalizzatore&#8221; come la Lega Nord, ma questo non sono sicuro si possa considerare un male.</p>
<p>Scrive Galli Della Loggia:</p>
<blockquote><p>E così la spazzatura copre Napoli, la scuola del Sud è quella che abbiamo visto, intere regioni sono sotto il dominio della delinquenza, in molti centri l&#8217;acqua ancor oggi viene erogata poche ore al giorno, i servizi pubblici (a cominciare dai treni) sono in condizioni pietose, il sistema sanitario è quasi sempre allo stremo e di pessima qualità, ma il Sud resta muto, non ha più una voce che dica di lui.</p></blockquote>
<p>Sì, è vero, l&#8217;acqua potabile in alcune zone ancora non arriva. Sì, le ferrovie dello Stato (ed anche la futura compagnia aerea) <a href="http://bari.repubblica.it/dettaglio/La-Puglia-perde-il-Pendolino/1506806/1">non considerano la Puglia in Italia</a>, sì, il sistema sanitario fa schifo. Ma non è vero che il sud resta muto, non sempre almeno, spesso invece è proprio la stampa a togliere la voce al sud. Perché ad esempio l&#8217;articolo sul taglio delle Ferrovie che ho linkato più su è nella pagina regionale di Repubblica invece che nelle pagine nazionali? Perché le proteste vibranti delle istituzioni locali per il taglio dei treni non ricevono alcun risalto nei TG e nei giornali nazionali? Perché nessun dei giornalisti, così pronti a sottolineare l&#8217;inefficienza scolastica del sud, non sono altrettanto battaglieri nel chiedere che finalmente un qualche governo realizzi più infrastrutture per il meridione, magari iniziando con il finire la Salerno-Reggio Calabria, con il dotare Matera di una stazione dei treni e realizzando una tratta autostradale che colleghi il Salento al resto della Puglia? Perché questi &#8220;giornalai&#8221; sottolineano l&#8217;importanza della TAV  ma non evidenziano mail il fatto che il sud è tagliato completamente fuori dalle tratte ad alta velocità? Infine dov&#8217;erano i giornalisti, gli stessi che ora osannano Saviano come un martire dell&#8217;informazione, mentre la spazzatura in Campania si accumulava giorno dopo giorno fino a raggiungere i livelli spaventosi che oggi conosciamo? Dove sono i giornalisti, pronti a lanciare allarmi sicurezza ed a fare puntate speciali ogni volta che un extracomunitario investe un italiano, quando si tratta di denunciare gli intrallazzi della mafia con la politica? Perché l&#8217;omicidio di <a href="http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_01/rom_accusato_omicidio.shtml">Giovanna Reggiani</a> vale puntate di porta a porta, speciali, interrogazioni parlamentari, sgomberi, mentre l&#8217;efferato omicidio di <a href="http://altocasertano.wordpress.com/2008/05/17/castelvolturnoce-altra-vittima-del-racket-inseguito-e-ucciso-domenico-novielloimprenditore-coraggio/">Domenico Noviello</a> vale a stento un <a href="http://www.mentecritica.net/a-chi-cannes-e-a-chi-le-pallottole-agiografia-di-roberto-saviano/media-mente-critica/mc/4113/">piccolo trafiletto di giornale?</a></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-7096" title="Omicidio di Domenico Noviello" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/domenico_noviello.jpg" alt="Omocidio di Domenico Noviello" /></p>
<p>L&#8217;Oncologico di Lecce non dispone ancora di esami per la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tomografia_a_emissione_di_positroni">PET</a>, per farli è necessario andare a Bari. Ma sapete qual è il bello? I meridionali leccesi, quelli atavici, spenti e fatalisti, se la sono comprati da soli la PET. I malati, le loro famiglie ed anche estranei interessati hanno fatto una raccolta fondi ed hanno acquistato il macchinario. Un macchinario che costa un sacco di soldi. Loro l&#8217;hanno acquistato ma il macchinario è lì, in ospedale, chiuso e spento. Perché? Perché manca il personale competente che lo sappia utilizzare! A mia memoria una sola trasmissione ha raccontato questo fatto incredibile: <a href="http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-witalia%5E4743,00.html">&#8220;W L&#8217;Italia&#8221; di Riccardo Iacona</a>. Ma quella trasmissione non ha provocato l&#8217;indignazione dei giornalisti né tanto meno le solite false promesse dei politici, Galli Della Loggia, e con lui tanti altri editorialisti famosi, non hanno sentito la necessità di raccontare questa incredibile realtà, non si sono chiesti - indignati - dove fossero gli intellettuali del sud e le istituzioni. Lo stesso Galli Della Loggia, sulla questione scuola, perché invece di prendersela con gli intellettuali meridionali (metacategoria esistente soltanto nella testa di chi vuole per forza dividere le persone in base al loro luogo di nascita) non se la prende con chi è il reale responsabile di questo sfacelo: ovvero chi ci governa? Come può pretendere che i meridionali alzino la voce quando egli stesso e la categoria che egli rappresenta non danno voce a queste persone?</p>
<p>Leggete cosa scrive il giornalista del Corriere:</p>
<blockquote><p>Abituati a essere portatori di istanze di critica e di cambiamento, abituati cioè a svolgere un ruolo socio-culturale oggettivamente di opposizione, e dunque, almeno in questo dopoguerra, orientati tradizionalmente a sinistra, gli intellettuali meridionali si direbbe che siano rimasti vittime della rivoluzione politica verificatasi nel Mezzogiorno negli ultimi vent&#8217;anni. La vittoria della sinistra in tanti comuni e in tante regioni, infatti, se per alcuni di essi ha voluto dire l&#8217;arruolamento in questo o quell&#8217;organismo pubblico, e dunque l&#8217;assorbimento puro e semplice nel potere, per molti di più, per la stragrande maggioranza, ha significato essere privati di una potenzialità alternativa essenziale, di una sponda decisiva per il proprio ragionare e il proprio dire d&#8217;opposizione.<br />
Dopo la vittoria della sinistra essere «contro» ha rischiato di significare qualcosa di ben diverso che per il passato: ed è stato un rischio che quasi nessuno si è sentito di correre.</p></blockquote>
<p>In questo passaggio l&#8217;editorialista  lascia intendere che questi famigerati &#8220;intellettuali meridionali&#8221; avrebbero ceduto - da buoni terroni quali sono - alle solite raccomandazioni dei partiti, i quali avrebbero concesso loro incarichi e prebende. Macchiati quindi da questo peccato originale codesti vate si sarebbero autoprivati della libertà di critica necessaria a smuovere le coscienze del popolo. Con questo finale il giornalista assolve completamente gli intellettuali &#8220;settentrionali&#8221; (altra metacategoria inesistente), i quali, in quanto &#8220;abitanti del nord&#8221;, non sarebbero tenuti ad occuparsi della terronia; assolve infine i Governi che, da quanto si evince leggendo, non avrebbero nessuna colpa sullo sfacelo della scuola, in particolar modo quella meridionale, in cui tra l&#8217;altro ci sono questi benedetti genitori che si accontentano di un buon voto di facciata e non protestano mai (a differenza dei genitori settentrionali, sic!) per le inefficienze del sistema scolastico. Insomma, se la scuola va male è colpa dei terroni, che non solo rovinano le scuole meridionali, ma abbassano anche la media nazionale, facendo fare all&#8217;Italia tutta una pessima figura.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-7097" title="Balls, palle" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/balls_palle.jpg" alt="" width="500" height="357" /></p>
<p>Paradossale, ma molta gente legge questa parole, questi editoriali, e li ritiene ragionevoli.</p>
<p>Le cose nel sud vanno peggio che nel resto dell&#8217;Italia, ma i mass media, in una sorta di contorto rito consolatorio, continuano a voler far passare l&#8217;idea che il problema dell&#8217;Italia sia il meridione. Articoli come quello di Galli Della Loggia, dichiarazioni come quella della Gelmini, sparate come quelle di <a href="http://www.agi.it/venezia/notizie/200808121658-cro-r012397-art.html">Bossi</a> e  <a title="Terroni, finitela di fare i vittimisti, Borghezio ha ragione" href="http://www.mentecritica.net/pronto-terroni-finitela-di-fare-i-vittimisti-borghezio-ha-ragione/il-bello-della-politica/doxaliber/5903/">Borghezio</a> contribuiscono ad ottundere il senso critico degli italiani ed a produrre l&#8217;inutile starnazzamento di cui vi ho parlato prima. In più, grazie a queste verità mass-mediologiche, l&#8217;opinione pubblica settentrionale crede ancora alla favoletta del nord efficente, produttivo, dove non c&#8217;è delinquenza, non c&#8217;è corruzione, dove la politica si adopera al servizio del cittadino e gli imprenditori lavorano fianco a fianco con gli operai per il bene comune (questo nonostante tangentopoli, i continui episodi di delinquenza, la continua chiusura di aziende che &#8220;esternalizzano&#8221; verso i paesi dell&#8217;est e la precarietà sempre più dilagante). Insomma, i settentrionali vivono più che altro in un sogno che ha poco a che fare con la realtà. Eppure anche loro, piano piano, con la realtà dovranno farci i conti e quando ciò avverrà temo che il loro sarà un risveglio molto duro. Ora il loro sogno si chiama &#8220;federalismo fiscale&#8221;, la prossima favoletta a cui crederanno quale sarà?</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Proposta di Riforma del Mercato del Lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 11:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ugasoft</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[bertinotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimamente su MC si fa molta &#8220;critica&#8221; e poca &#8220;mente&#8221;. Intendo dire che leggo pochi articoli propositivi, poche idee per migliorare la nostra società. Cerco di fare la mia parte parlando di un argomento che mi sta a cuore: il mercato del lavoro. Premetto che su molti aspetti io mi ritengo una persona abbastanza &#8220;di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente su MC si fa molta &#8220;critica&#8221; e poca &#8220;mente&#8221;. Intendo dire che leggo pochi articoli propositivi, poche idee per migliorare la nostra società. Cerco di fare la mia parte parlando di un argomento che mi sta a cuore: il mercato del lavoro. Premetto che su molti aspetti io mi ritengo una persona abbastanza &#8220;di sinistra&#8221;, ammesso che significhi ancora qualcosa. Quando si parla di diritti, di laicità, di tolleranza, di guerra io mi sento &#8220;di sinistra&#8221;, ammesso che significhi ancora qualcosa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/biagi1.jpg" alt="" width="500" height="214" /></p>
<p><span id="more-5697"></span>Quando si parla di legalità, di efficienza, di lavoro, di stato sociale, di pensioni, di futuro, di economia e di pianeta terra io non mi sento più &#8220;di sinistra&#8221;, ammesso che significhi ancora qualcosa. Semplicemente mi sento &#8220;da solo&#8221;, nel senso che nessun&#8217;entità costituita si avvicina a quello che io sogno per il futuro prossimo e remoto.</p>
<p>Mi piacerebbe, prima di elencare le mie proposte per riformare il mercato del lavoro, fare una premessa su cosa mi aspetto dal futuro, come sogno la società ideale, come dovrebbe girare l&#8217;economia, quali dovrebbero essere le direzioni da seguire per arrivare a quello che sogno, ma questo sarà argomento di prossimi interventi.</p>
<p><strong>PREMESSA</strong></p>
<p>Il mercato del lavoro in Italia è stato da sempre mal gestito: penso allo sfruttamento operaio degli anni 60, penso alle riforme insostenibili sessantottine, penso alla riforma Dini sulle pensioni, penso a Bertinotti che ha fatto cadere il governo Prodi sulle 35 ore per poi accettare il pacchetto Treu un anno dopo, penso al pacchetto Treu ed all&#8217;introduzione del precario come lavoratore di serie B, penso alla legge Maroni (impropriamente chiamata legge Biagi), penso alla degenerazione attuale, penso al precariato ed alla povertà, penso ai bamboccioni, penso all&#8217;impossibilità di ottenere un mutuo, penso al precariato di secondo livello: lo stage spesso non retribuito nella speranza di ottenere un contratto a progetto, da precario di primo livello.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/operai000.jpg" alt="" width="499" height="704" /></p>
<p><strong>LAVORO</strong></p>
<p>Ho due proposte per riformare il mondo del lavoro:</p>
<p>1) <strong><em>Contratto unico a stabilità progressiva</em></strong>:<br />
Contratto unico di lavoro. Minimi salariali per categoria da ritrattare ogni anno. Abolizione del famoso articolo 18. Le parti possono interrompere il rapporto senza fornire motivazione alcuna. Il preavviso con il quale deve essere comunicata l’interruzione del rapporto è proporzionale alla durata del rapporto stesso. Ad esempio un mese per ogni anno completato in azienda. Il primo anno si può essere licenziati con 1 mese di preavviso. Dopo 10 anni ci vogliono 10 mesi di preavviso. dopo 30 anni ci vogliono 2 anni e mezzo di preavviso. La precarietà sfuma nella stabilità gradualmente. Il fancazzismo non è comunque possibile. Il licenziamento non è comunque facile, in quanto dopo 20 anni per cacciare via uno devi pagarlo per oltre un anno e mezzo durante il quale il “licenziando” non produce una mazza perché deve cercare un nuovo lavoro. Assenza totale di sistemi integrativi di sostegno alla disoccupazione, servirebbero solo a far gonfiare i fancazzisti ed i politicamente ben piazzati.</p>
<p>2) <strong><em>Contratto di Alternativa</em></strong>:<br />
Inquadramento nazionale di categoria, con relativi minimi sindacali da rivedere ogni anno. Due forme contrattuali: “Stabile” ed “A Rischio”. Contratto stabile, simile a quello attuale a tempo indeterminato, ma con qualche facilitazione in più per mandare a casa i fancazzisti. Contratto a rischio di durata non inferiore a 6 mesi. Stessi diritti del contratto stabile (TFR, contributi pensionistici, ferie, malattia) ma a termine. Retribuzione a contrattazione individuale. Retribuzione minima per il contratto stabile pari a quella minima di categoria. Retribuzione minima per il contratto a rischio pari al 110% (o 115%) della minima di categoria.<br />
In poche parole, a parità di categoria, “stabile” prendo almeno 100 e non mi possono licenziare, “a rischio” prendo almeno 110 o 115 ma posso essere licenziato. Così i due contratti rappresenterebbero effettivamente due alternative, sia per il lavoratore che per l’azienda non come ora che sono oro contro cacca. Le due parti hanno preferenze palesemente sbilanciate e tende a prevalere la forma contrattuale della parte che ha più forza e per la maggior parte dei lavori a bassa qualifica la parte più debole ad oggi è quella dei lavoratori, che devono accettare cacca e lasciare l’oro ai datori di lavoro. Secondo questa mia proposta numero 2 sia le aziende che i lavoratori vengono messi di fronte a delle alternative e possono scegliere in base a preferenze personali, ad esigenze. L’azienda infatti può scegliere se, a parità di budget annuo, assumere 10 persone che però non potrà più mandar via, o 8 che però potrà cacciar via a fine anno. Il lavoratore potrà valutare se vivere rilassato guadagnando 100 o vivere stressato guadagnando 115.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/vitelloni.jpg" alt="" width="500" height="402" /></p>
<p><strong>LO STAGE</strong></p>
<p>In ultima analisi affrontiamo la piaga dello stage. Per chi vuole sapere qualcosa di più sulla situazione stage in Italia consiglio l&#8217;<a href="http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/" target="_blank">ottimo Blog di Eleonora Voltolina</a>.</p>
<p>Lo stage viene usato nella maggior parte dei casi come ricatto aziendale nei confronti di ragazzi, spesso laureati, alle prime esperienze. Grazie alla crisi economica, grazie alla debolezza di una generazione che non sa far muro contro le ingiustizie, grazie alla chimera di un&#8217;assunzione, le aziende riescono a sfruttare ragazzi iperqualificati praticamente a costo zero.</p>
<p>In alcuni casi lo stage, volgarmente chiamato tirocinio, per assurdo è obbligatorio per l&#8217;esercizio di alcune professioni come giornalista, avvocato, commercialista&#8230;</p>
<p>La mia proposta è semplice ed è in linea con la regolamentazione dello stage in Spagna:</p>
<ul>
<li>Un contratto di stage si può (e si deve) fare ESCLUSIVAMENTE durante il periodo formativo: ultimo anno di scuole superiori (2/3 mesi di stage), ultimo anno del Corso di Laurea Triennale (3/6 mesi di stage), ultimo anno del Corso di Laurea Specialistica (3/6 mesi di stage)</li>
<li>il contratto di stage non può essere proposto a chi non rientra nelle casistiche elencate al punto precedente</li>
<li>In linea con le mie proposte per i contratti di lavoro, lo stagista deve essere inquadrato in azienda, come ogni altro lavoratore, deve avere gli stessi diritti ed una retribuzione minima pari ad esempio al 30-40% della propria classe di inquadramento.</li>
<li>Lo stagista non può avere responsabilità produttive in azienda, lo stagista deve concordare con l&#8217;azienda un progetto formativo durante il periodo di stage, lo stagista deve avere un tutor che lo segua. Lo stagista deve poter lavorare part-time se lo desidera: 3 giorni interi o 5 mezze giornate a settimana</li>
<li>Le aziende dovrebbero essere incentivate (sgravi fiscali) a prendere studenti stagisti.</li>
</ul>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p>Riduzione delle tipologie contrattuali, unificazione dei diritti, flessibilità e non precarietà sono alcuni dei valori che vorrei applicare.</p>
<p>Ovviamente ci sono dei bug, dei &#8220;malfunzionamenti&#8221;, che vorrei discutere assieme a voi. Ad esempio, questi miei piani sono pensati per il mercato del lavoro privato, non si applicano bene a mio avviso nel mondo del lavoro pubblico. Inoltre non tengo in considerazioni altre forme di lavoro più &#8220;smart&#8221; come il lavoro a chiamata, che può avere senso ma va regolamentato meglio di come lo è adesso. Inoltre non ho accennato al ruolo dello stato come garante dei diritti: come combattere il lavoro a nero? come incentivare il tele-lavoro ? come premiare il merito?</p>
<p>Il mio modello è, per forza di cose, incompleto. Miglioriamolo insieme.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Giornalisti di Serie A e di Serie B</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 09:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Costantini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cronache Italiane]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Meccanica delle Cose]]></category>

		<category><![CDATA[Strange Days]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima volta che ho visto un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti ero in fila per iscrivermi alla Facoltà di Lettere. Davanti a me c’era un uomo di mezza età, sovrappeso, brizzolato. Stava facendo la fila per iscrivere sua figlia. Quando la sportellista gli chiese un documento, estrasse il tesserino bordeaux con la scritta impressa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che ho visto un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti ero in fila per iscrivermi alla Facoltà di Lettere. Davanti a me c’era un uomo di mezza età, sovrappeso, brizzolato. Stava facendo la fila per iscrivere sua figlia. Quando la sportellista gli chiese un documento, estrasse il tesserino <em>bordeaux</em> con la scritta impressa in oro. Per me fu come vedere il Santo Graal.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6060 aligncenter" title="giornalismo" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/giornalismo.gif" alt="" width="259" height="185" /></p>
<p><span id="more-5868"></span><br />
Non riesco a ricordare quale fu la causa scatenante, ma so con certezza di aver deciso di fare la giornalista a 11 anni. Ovviamente sapevo che sarebbe stata una strada difficile ma, con l’ottimismo tipico dei bambini, ero convinta che ce l’avrei fatta. Anche se non avevo la più pallida idea di quale fosse il primo passo.<br />
Otto anni dopo, mentre ero in fila per iscrivermi a Lettere, lo chiesi al detentore del mitico tesserino: “Come si diventa giornalista?” La risposta la ricordo ancora, insieme all’espressione scocciata del tizio: “Si aspetta che muoia un giornalista professionista.”<br />
Poi si degnò di spiegare che i giornalisti a Roma erano un migliaio e che coprivano tutto quello che c’era da coprire. Quindi finché qualcuno non toglieva il disturbo (magari in modo meno definitivo, andando in pensione) speranze di acchiappare il tesserino: zero.<br />
Il problema è che si era nel 1982, i tempi d’oro delle assunzioni nei giornali (mi dicono che gli anni ’70 furono una manna per gli aspiranti scribacchini) erano ormai passati. Senza l’indispensabile <em>calcio in culo</em> non c’era possibilità. Ho scoperto in seguito come il tesserino fosse solo l’ultimo tassello del <em>puzzle</em>. Un tassello che ancora negli anni ’80 ti faceva assurgere nell’empireo dei giornalisti assunti, quelli a tempo indeterminato, quelli il cui contratto (vigilato dall’Ordine) è talmente blindato che, a meno non si macchino di omicidio, stupro, rapimento, non puoi cacciarli via. Neanche se non sanno fare il loro lavoro. E ce ne sono moltissimi che non lo sanno fare, il loro lavoro, altrimenti non si spiega come ho fatto io a lavorare per tanti anni, firmando anche tre pezzi a settimana su <em>OGGI</em> da collaboratrice esterna e scatenando le (inutili) ire del comitato di redazione.<br />
Ma andiamo per ordine.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6061 aligncenter" title="typewriter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/typewriter.jpg" alt="" width="497" height="372" /></p>
<p>Il giornalismo è una di quelle professioni che si imparano facendole. Anzi, sarebbe utile esistesse ancora una sorta di apprendistato fatto andando <em>a bottega </em>da chi è in grado di insegnarti i fondamentali.<br />
Mi si obietterà che esiste il <em>praticantato</em> ma non è la stessa cosa. Mi racconta un collega ormai <em>caposervizio</em> che quando ha iniziato lui era <em>abusivo</em>. Un ragazzo che veniva spedito in Questura o sui luoghi di incidenti, rapine e omicidi a raccogliere notizie. Poi tornava in redazione e raccontava quanto aveva visto all’<em>estensore</em> il quale, dotato di una buona penna (elemento assolutamente essenziale per fare il giornalista, checché ve ne dicano), redigeva l’articolo e lo firmava. L’<em>abusivo</em> riceveva, quale unico pagamento, una pacca sulla spalla se aveva fatto un buon lavoro. Ingiusto? Sindacalmente parlando si. Ma vi assicuro che ne conosco parecchi di colleghi cui avrebbe fatto bene quell’<em>imprinting</em> di umiltà.<br />
Il mio esordio nel mondo del giornalismo è avvenuto grazie a una piccola borsa di studio offerta dalla Comunità Europea per un corso di sei mesi. Durante il quale venni spedita a farmi le ossa e consumare le suole nella redazione romana de <em>Il Secolo XIX</em>. Ovviamente di tesserino neanche l’ombra. Conservo ancora gelosamente la lettera su carta intestata, firmata dal caporedattore Gianluigi Capurso, con la quale si chiedeva che potessi assistere alle conferenze stampa di Palazzo Chigi, ai tempi del Berlusca Primo (1994). Già all’epoca avevo scoperto che la strada sarebbe stata lunghissima e che il tesserino restava una sorta di miraggio. Perché?</p>
<p><img class="size-full wp-image-6065 alignleft" style="margin: 5px;" title="giornalism" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/giornalism.gif" alt="" width="199" height="219" /></p>
<p>Esistono due tesserini: quello da giornalista pubblicista e quello da giornalista professionista. Come si può facilmente evincere, quello da pubblicista è il tesserino di serie B, ma all’epoca era anche l’unico cui si potesse aspirare. Essere pubblicista significa che fai il giornalista per hobby, che il tuo reddito principale ti viene da altra occupazione. Per il 60% (calcolo mio, non ho statistiche in mano, solo occhi per vedere) dei pubblicisti questa è una balla di proporzioni galattiche. Dal 1995 al 2003 il mio reddito, unico e scarso, è venuto dalla ricerca di notizie e redazione di articoli che venivano pubblicati con la mia firma sui principali settimanali italiani (<em>OGGI, CHI, VISTO, STOP, NOVELLA 2000</em>, quelli con le tirature in assoluto più alte). Ma il mio tesserino è rimasto quello da pubblicista. Perché?<br />
Perché per accedere al giornalismo di serie A, quello dei colleghi professionisti, si deve fare un esame e la possibilità di sostenerlo viene concessa solo a coloro che siano stati assunti da una testata giornalistica regolarmente registrata per un periodo di <em>praticantato</em> di almeno 18 mesi. Un <em>escamotage</em> esisteva (ed esiste tuttora): un corso universitario in giornalismo. Chi si laurea in <em>Scienze della Comunicazione</em> ad indirizzo giornalistico si vede riconosciuto una sorta di <em>praticantato d’ufficio</em> che dà diritto a sostenere il famigerato esame. Ci ritroviamo così giornalisti professionisti giovanissimi, agguerriti e… assolutamente incapaci di capire dove mettere le mani. Perché nessun corso di laurea può mai insegnare come si fa questo mestiere. Ribadisco, lo si impara per strada, con attese estenuanti sui luoghi dei crimini, con tentativi spesso inutili sotto portoni ostinatamente chiusi, con la capacità non innata di origliare, spiare, carpire una parola, un movimento, un indizio. E con la necessità di guadagnarsi la stima dei colleghi più anziani.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6062 aligncenter" title="giornali" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/giornali.jpg" alt="" width="499" height="293" /></p>
<p>Tutto questo l’Ordine dei Giornalisti lo sa, ma si guarda bene dal dirlo. Da anni si vocifera di un’equiparazione di pubblicisti e professionisti, dell’abolizione dell’Ordine. Personalmente sono riuscita ad ottenere il tesserino di pubblicista nel 2000, presentando articoli pubblicati (almeno 70 in due anni, ma le regole sono cambiate), regolari fatture di pagamento, lettere dei direttori dei giornali. Quando l’ho avuto in mano, quel tesserino bordeaux con la scritta impressa in oro, mi sono sentita la padrona del mondo.<br />
Mi sbagliavo. Oggi potrei, se volessi, sostenere l’esame (spese di cancelleria e iscrizione esose più la tassa di centinaia di euro di un corso di preparazione all’esame che l’Ordine Lazio e Molise organizza in quel di Fiuggi). Sono già pubblicista e potrei ottenere il <em>praticantato d’ufficio</em>, dimostrando (con almeno tre colleghi professionisti disposti a testimoniare) che il lavoro che svolgo per RaiUno è giornalistico. Tra la Rai e l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti (I.N.P.G.I.) è in corso un contenzioso proprio a questo riguardo. La Rai ci assume come <em>programmisti-registi </em>(qualifica che esiste solo in Rai e che, all’atto pratico, non vuol dire niente), ci paga come impiegati di quarto livello e ci usa per quello che siamo: giornalisti. Non solo, i contributi li versa all’ENPALS (l’ente previdenziale per i lavoratori dello spettacolo) e non all’INPGI, causando a quest’ultimo un notevole danno economico. La differenza di retribuzione tra un programmista e un giornalista è abissale (nessun collega giornalista Rai mi ha mai mostrato la busta paga, ma si viaggia sulle tre volte quello che guadagno io), il lavoro svolto, invece, è lo stesso.<br />
Quindi, tornando a bomba, io potrei sostenere l’esame e diventare giornalista di serie A. Perché non lo faccio? Un po’ per pigrizia, un po’ per protesta. Io ho imparato questo mestiere sulla strada e sulla carta stampata. Mi sono occupata di cronaca nera, bianca, sociale, rosa. Ho bussato alla porta di chi aveva appena perso un congiunto, di chi aveva visto arrestare il proprio figlio con la canna fumante ancora in mano. Ho intervistato personaggi famosi, scienziati, gente comune. Ho sostenuto gli sguardi ostili di un’intera città in preda all’omertà mafiosa. Ho raccontato con onestà quello che ho visto e sentito. Continuo a farlo e non credo che quell’esame possa fare di me una professionista migliore.</p>]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; Solo Una Provocazione Quella Di Brunetta o Sotto Sotto&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 11:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lupoalburnino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bello della Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ce l’ho più di tanto con Brunetta, ma quando si atteggia a fare “il piccolo dittatore” non riesco a nascondere la mia irritazione…
Qualche tempo fa scrissi una sorta di filippica contro i sindacati, parlando della mia esperienza personale che è stata gratificante e sgradevole nello stesso tempo: troppi personalismi e troppa lotta intestina. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ce l’ho più di tanto con Brunetta, ma quando si atteggia a fare “il piccolo dittatore” non riesco a nascondere la mia irritazione…<br />
Qualche tempo fa scrissi una sorta di filippica contro i sindacati, parlando della mia esperienza personale che è stata gratificante e sgradevole nello stesso tempo: troppi personalismi e troppa lotta intestina. Non mi sono permesso mai di dire: “Buttiamo a mare i sindacati!” Sostenni, al contrario, che se non ci fossero bisognerebbe crearli, perché nessuno deve dimenticare le lotte che hanno combattuto per acquisire e tutelare i diritti dei lavoratori che erano considerati poco più che schiavi dai loro cosiddetti datori di lavoro. Molta strada è stata fatta nel frattempo nell’acquisire diritti, tutele, difesa della condizione di lavoro, ma oggi i lavoratori stanno ritornando indietro, perché non sono pochi i personaggi della nostra politica nazionale ed internazionale e non sono pochi gli imprenditori piccoli e grandi che assumono atteggiamenti da “padroni delle ferriere”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-6511" title="vignetta salari operai" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/vignetta_salari.jpeg" alt="" width="361" height="380" /></p>
<p style="text-align: center;"><small>Vignetta di <a href="http://zigotecomics.splinder.com/post/17564847">Emmepi</a></small></p>
<p><span id="more-6457"></span><br />
Uso un’espressione che di solito non compare sulle mie labbra. Dopo aver sentito Brunetta e letto un articolo su di un giornale vicino alla destra, del Nord, mi sono sentito “rivoltare lo stomaco”, mentre una rabbia sorda mi ha stravolto la mente. In questi giorni sono saliti agli onori della cronaca due fatti: l’Alitalia e la scuola. Brunetta e Gelmini. Solo che dell’Alitalia sono piene le pagine dei giornali e i sevizi sulle TV, della scuola solo qualche accenno. I sindacati si preoccupano molto dell’Alitalia, verso la scuola sembrano indifferenti come lo è l’opinione pubblica. Spero di sbagliarmi! La mia indignazione deriva dalle dichiarazioni di Brunetta, il quale, al contrario di ciò che sostengono alcuni componenti della cordata alitalia, minaccia che l’accordo va fatto anche senza il consenso dei sindacati e sul versante della scuola che la Gelmini abbia potuto presentare un decreto legge senza consultare i soggetti interessati alla “controriforma”: docenti, non docenti, studenti, genitori, sindacati.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-6512" title="Renato Brunetta" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/brunetta.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Se Brunetta ardisce dire che dei sindacati si può fare a meno, credo voglia significare due cose: lo scarso potere contrattuale dei sindacati e la scarsa considerazione che di essi hanno questo governo e l’opinione pubblica. L’impatto è tremendo, se si riesce a capire a pieno il significato di questi fatti. Mi permetto di farlo io, senza la pretesa di convincere chi mi legge. Però, è sotto gli occhi di tutti che questa nostra società e i lavoratori in particolare vengono considerati poco meno di “escrementi” da spazzare perché “puzzano”. Il rischio è enorme, a ben guardare. Stiamo andando, neppure troppo piano, verso una deriva antidemocratica cui sembra non interessare nessuno. Voglio solo ricordare che in ogni dittatura che è nata e nasce i primi soggetti ad essere stati spazzati via sono i partiti, la magistratura, la stampa messa a tacere o aggiogata e il sindacato libero, per crearne un altro di regime. Non mi sembra di essere tanto lontano dal vero. La magistratura è sotto pressione, i mass media sembrano essere stati folgorati “sulla strada di Damasco”, i sindacati messi all’angolo. Forse la magistratura possiede gli strumenti per controbattere, i giornali e le TV, tranne qualche rara eccezione, sembrano appiattiti sulle posizioni di questo governo, felici e contenti, restano i sindacati. Cosa riusciranno a fare? Si faranno mettere il bavaglio dal Brunetta duro e “puro” di turno e dalla Gelmini, che mi sembra una “dolce donzella”, o sapranno reagire con la determinazione di un tempo?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-6514" title="sette in condotta, gelmini, riforma della scuola" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/alte_cariche_della_classe.jpeg" alt="" width="500" height="357" /></p>
<p style="text-align: center;"><small>Vignetta di <a href="http://satirix.splinder.com/post/17813232/Sei+in+condotta">Satirix</a></small></p>
<p>Sembra strano che lo dica io: “Il sindacato deve riassumere il suo ruolo di tutela dei diritti dei lavoratori oggi più di ieri. I doveri dei lavoratori sono già scritti nelle leggi, per certi versi anche troppo repressive per moltissimi e permissive per i soliti unti del Signore”. Io sono pronto. Si, anche alla mia età!</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Udite, Udite! Il Ministro Gelmini Partorisce Il Maestro Unico…</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/esterno-udite-udite-il-ministro-gelmini-partorisce-il-maestro-unico%e2%80%a6/il-futuro-e-nei-giovani/angelika/6571/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 06:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelika</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Futuro è nei Giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono figlia di insegnanti e, come se questo non bastasse, sono io stessa un’insegnante, come lo è mia sorella e come lo sono state molte mie zie. Insomma, potrei paragonare la mia famiglia a quelle stirpi di notai che si perpetuano lo studio e i clienti, con la differenza (notevole) dei soldi e del prestigio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Sono figlia di insegnanti e, come se questo non bastasse, sono io stessa un’insegnante, come lo è mia sorella e come lo sono state molte mie zie. Insomma, potrei paragonare la mia famiglia a quelle stirpi di notai che si perpetuano lo studio e i clienti, con la differenza (notevole) dei soldi e del prestigio. Ma non è questo il punto. Come <a href="http://www.mentecritica.net/colpi-di-sole/il-bello-della-politica/angelika/6155/" target="_blank">ho già scritto diverse volte</a>, sto assistendo alla parabola ascensionale delle gesta del nostro Ministro dell’Istruzione e da indignata, arrabbiata, sconfortata, disgustata sono passata al sentimento dell’incredulità. Il ritorno al maestro unico non è una trovata originale di questo governo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/scuola2.jpg" alt="" width="400" height="506" /></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span id="more-6571"></span><span style="Arial;"><span style="small;">Già nella scorsa legislatura, sempre con Berlusconi, l’allora ministro della Pubblica Istruzione (perché prima si chiamava “<strong><span style="underline;">Pubblica</span></strong> Istruzione”, chiaro no?), la cavallina Letizia Moratti, aveva tentato questa stessa strada, mascherandola sotto il nome di “maestro prevalente”. Nella pratica, cercò di introdurre comunque il maestro unico, ma in maniera più sottile, senza quasi farsene accorgere: bizantinismi da ministro con una certa età sulle spalle. Con la caduta del suo governo, la sperimentazione finì dove meritava di stare fin dal primo momento: nel cestino della carta straccia. La Gelmini invece, con l’irruenza tipica della sua brillante gioventù, ripesca dalla spazzatura la geniale intuizione della sua mentore e getta sul tavolo non la proposta – badate bene – ma il decreto bello e fatto, con al suo interno la figura del maestro unico che comincerà ad essere presente già dal prossimo anno scolastico, sulle future prime classi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Naturalmente, nell’arco di cinque anni, spariranno i team costituiti da due maestre o tre e spariranno anche le insegnanti specialiste di lingua inglese, altra importante risorsa che va a farsi benedire, così come diminuiranno vistosamente gli insegnanti di sostegno. E, per chi non avesse ancora capito come stanno le cose, sparirà anche il tempo pieno che, attenzione, non è solo l’ancora di salvezza per quelle famiglie che non hanno dove lasciare i figli dopo la scuola, ma è nato soprattutto per quella nuova concezione di educazione all’apprendere che garantisce al bambino la possibilità di imparare con tempi più lunghi e più distesi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6590 aligncenter" title="lavagna" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/lavagna.gif" alt="" width="498" height="303" /></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Di queste cose il ministro, evidentemente,<span style="yes;"> </span>se ne infischia. Il refrain che sento da più parti è sempre lo stesso: “il bambino ha bisogno di punti di riferimento”. Santi Numi, come se i bambini di oggi vivessero fino alla scuola dell’obbligo chiusi in una cella dorata, con scarsissimi contatti con il mondo esterno e con le sole facce di mamma e di papà a rappresentare la realtà! Sapete bene quanto me che i nostri bimbi, fin dalla più tenera età, sono abituati a socializzare con diverse figure: dalle maestre della scuola d’infanzia che sono sempre state due (come mai bimbi di due o tre anni non hanno bisogno di punti di riferimento?), alla baby sitter, all’allenatore di calcio e a quella di danza o alla maestra di lingue e così via. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Ma continuiamo: se siete sui trenta anni in su, avrete senz’altro avuto il tanto angelicato maestro unico. Vi ricorderete che insegnava tutto, proprio tutto, ed era padrone assoluto della sua classe e di voi alunni, nel senso dell’insegnamento - apprendimento e della conseguente valutazione. Forse siete stati fortunati e vi è capitato uno di quei maestri da manuale che, più che la fredda nozionistica, vi ha insegnato a saper vivere, oppure siete stati sfortunati e ne avete ancora brutti ricordi che vi popolano le notti di incubi. Ma ditemi, quali materie, oltre all’italiano e all’aritmetica, insegnava allora il maestro unico? Inglese forse? Informatica magari? Vi portava giù in palestra a fare quattro salti con le corde o ad apprendere le regole della palla avvelenata? Vi insegnava a riconoscere le diverse melodie e gli stili musicali? A suonare uno strumento? E l’educazione all’immagine forse non si riduceva alla cornicetta della prima pagina del quaderno oppure a ricordare che esistono i colori primari e secondari? Insomma, un maestro che possa essere in grado di padroneggiare tutte queste discipline, temo proprio che non possa esistere. Anche perché, con un orario di 24/25 ore a settimana, non potrebbe neanche se volesse. E se fosse un cattivo insegnante, cari estimatori del maestro unico, chi mai potrebbe correggere i suoi tiri, giacché non avrebbe il dovere di confrontarsi con nessun altro? E i bambini cosiddetti svantaggiati? Chi penserà a loro? Nessuno, ve lo dico io e ve lo dicono i tagli che questo ministro sta attuando sulla figura dell’insegnante di sostegno. Già da quest’anno, bambini anche gravi, non possono più contare su di una maestra che possa occuparsi proprio di loro. Magari sono guariti, meraviglia di santa Gelmini! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Nei miei ricordi di alunna popolati dal maestro unico, anzi maestra, spicca un solo anno che brilla con particolare lucentezza: la terza elementare, svolta in un paesino dell’agronocerino-sarnese (ndr. provincia di Salerno), in cui la mia classe venne accorpata ad un’altra terza per opera di due maestre molto affiatate tra loro. Una sperimentazione ante-litteram dei moduli di oggi. Eravamo tanti alunni, naturalmente, ma quell’anno non lo dimenticherò mai più per quello che mi ha insegnato di così diverso dalla norma. Discipline trattate in maniera inusuale, teatro (e chi immaginava che si potesse fare teatro a scuola?!), mercatini con prodotti costruiti da noi alunni, cartelloni su ogni argomento, esperimenti scientifici, persino educazione sessuale. Ecco, tutto questo che a me sembrò così eccezionale e bello quando capitò a me, è la norma oggi nella scuola dei moduli e del tempo pieno. Oggi i vostri figli, grazie alla scuola dei moduli e del tempo prolungato, hanno garantite tutte queste attività. E, guardandoli da vicino come mi capita per il mio lavoro, non mi sembrano disorientati e spaventati dalla mancanza di figure di riferimento. Anzi, ogni nuova maestra suscita la loro curiosità e interesse, ogni cambio di docente con conseguente cambio di disciplina accende in loro nuova voglia di imparare! Certo, a volte mancano la carta igienica e il sapone e ci devono pensare i genitori, ma la colpa è dei fondi che mancano sempre per la scuola pubblica; a volte nascono incomprensioni tra un genitore e un insegnante; a volte qualche alunno è più riottoso del solito oppure fa più fatica a raggiungere gli obiettivi predisposti dalle maestre ma, grazie al cielo, nessuno rimane indietro, nessuno viene dimenticato perché non ce la fa da solo o perché, come disse qualche tempo fa Berlusconi, i figli degli operai non possono laurearsi!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6591 aligncenter" title="mestmaestro" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/mestmaestro.gif" alt="" width="396" height="407" /></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Parliamo adesso di quello che succederà ai maestri e diciamo tutta la verità: questa riforma scellerata, che mira a distruggere la scuola del modulo e del tempo prolungato per favorire la scuola privata, non ha a cuore il bene dei bambini ma ha fortissimamente a cuore far quadrare i conti di Tremonti attraverso i tagli stabiliti dal decreto appena firmato. Gli insegnanti,<span style="yes;"> </span>tutti, anche quelli già di ruolo, non dovranno sentirsi al riparo. Il motivo è chiaro: contraendosi il numero di insegnanti (ce ne vorrà solo uno per classe), tutti gli altri andranno in esubero. E dove andranno? Ad insegnare al Nord se vivono al Sud? E perché, lì non ci sarà il maestro unico? La riforma investirà tutta la scuola pubblica e si allargherà a macchia d’olio in ogni realtà geografica. Andranno in altri ministeri? Perché, lì non ci sono tagli? E il personale precario, senza il quale la scuola italiana non potrebbe continuare ad andare avanti? Tutti fuori, senza possibilità di remissione. Uomini e donne che hanno insegnato anche per decine d’anni, che hanno studiato e continuano a studiare perché hanno a cuore il proprio lavoro e gli alunni a cui insegneranno, che hanno raggiunto posti sperduti pur di guadagnarsi la pagnotta, che hanno affrontato “indigeni” poco ospitali e vissuto in camere d’affitto pur di fare punteggio e salire in graduatoria, beh, cari amici, “la festa” è finita, andate a casa! Anche se avete già cinquant’anni e più, dovrete riciclarvi sperando di trovare un posto di altra natura! Sarà mai possibile questo?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Una persona a me molto cara e con un gran senso di giustizia, concetto quest’ultimo assai rivoluzionario di questi tempi, mi ha suggerito all’orecchio:” ma dimmi, secondo te, con l’entrata in vigore del maestro unico, non dovrebbero sparire anche gli insegnanti di religione, che solo grazie a Berlusconi sono riusciti ad entrare di ruolo e a percepire lo stipendio, non dal Vaticano ma dallo Stato Italiano?”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">E già, stando alle dichiarazioni della Gelmini, se il maestro è unico, è unico! Sia chiaro, io non ho proprio nulla contro gli insegnanti di religione, hanno famiglia pure loro, ma credete davvero che questo Governo potrebbe mai fare un provvedimento che li tagli fuori? Però, se la coerenza è coerenza come sostiene la Gelmini, il maestro unico deve insegnare pure religione. O forse questo genere di insegnanti avranno un trattamento preferenziale e sono dei privilegiati, sol perché favoriti lungo il loro percorso scolastico dall’unto del Signore? </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;">Dio non voglia! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span style="Arial;"><span style="small;"> </span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Come ti Rinnovo il Contratto a Progetto</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 08:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spes74</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il Lavoro degli Italiani]]></category>

		<category><![CDATA[contratto-a-progetto]]></category>

		<category><![CDATA[legge-biagi]]></category>

		<category><![CDATA[precariato]]></category>

		<category><![CDATA[truffe]]></category>

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		<description><![CDATA[30 giugno 2008 - 1 luglio 2008
Che significato hanno queste date? Per me questo: il 30 giugno 2008 è scaduta l&#8217;ultima proroga del mio contratto a progetto e il 1 luglio 2008 ho iniziato/continuato con un nuovo contratto.
Dov&#8217;è il problema? Come mi è stato fatto notare, giustamente, dovrei ritenermi fortunata perché ho un lavoro con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>30 giugno 2008 - 1 luglio 2008</strong></p>
<p align="justify">Che significato hanno queste date? Per me questo: il 30 giugno 2008 è scaduta l&#8217;ultima proroga del mio contratto a progetto e il 1 luglio 2008 ho iniziato/continuato con un nuovo contratto.</p>
<p align="justify">Dov&#8217;è il problema? Come mi è stato fatto <strong><a href="http://www.mentecritica.net/esterno-sono-passati-sei-anni-e-cambiato-qualcosa/il-futuro-e-nei-giovani/lupoalburnino/5576/#comment-27058">notare</a></strong>, giustamente, dovrei ritenermi fortunata perché ho un lavoro con (regolare?) contratto. Però qualcosa non mi torna. Forse sono troppo maliziosa io, sicuramente anche un po&#8217; ignorante in materia e questa è una mia mancanza, però ho qualche dubbio sulla liceità del procedimento.<br />
Visto che siamo in &#8220;zona Ferragosto&#8221; e trovare un consulente del lavoro disponibile ad ascoltare i miei dubbi è impresa alquanto ardua, mi affido a qualche personale considerazione e a quella fonte inesauribile che è la rete.</p>
<p style="text-align: center;" align="justify"><img class="size-full wp-image-6084 aligncenter" title="vauro_protettori" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/vauro_protettori.jpg" alt="" /></p>
<p align="justify"><span id="more-5940"></span>Partiamo dall&#8217;inizio. Ho cominciato a lavorare per questa società, con contratto di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Somministrazione_di_lavoro">somministrazione</a></strong> stipulato tra un&#8217;<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Azienda_di_lavoro_interinale">agenzia interinale</a></strong> e me, il 7 agosto 2006. Sono quindi, a tutti gli effetti, una lavoratrice interinale a tempo determinato e non una dipendente della società in questione. Il primo contratto ha scadenza <strong>31 ottobre 2006</strong> e viene prorogato fino al <strong>30 aprile 2007</strong>; nel frattempo cambio sede di lavoro e mansione e firmo una regolare integrazione al contratto (specifica delle variazioni) in data 1<strong>6 ottobre 2006</strong>. Arrivano altre due scadenze con relative proroghe: la prima fino al <strong>31 dicembre 2007</strong> e la seconda fino al <strong>30 giugno 2008</strong>; tre proroghe in totale. Alla firma di quella che io pensavo una ulteriore proroga mi viene detto che non era più possibile prorogare lo stesso contratto e che ne avevano preparato uno nuovo.</p>
<p style="text-align: center;" align="justify"><img class="size-full wp-image-6083 aligncenter" title="precari_immondizia" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/precari_immondizia.png" alt="" width="500" height="455" /></p>
<p align="justify">La prima cosa che mi viene da pensare è che c&#8217;è stata qualche variazione contrattuale (magari positiva per me) e invece nulla, tutto come prima: stesso orario, stessa mansione, stesso livello, stessa sede di lavoro. Provo a fare qualche domanda in proposito ma mi viene confermato che non era più possibile fare proroghe allo stesso contratto; alle mie rimostranze sul fatto che in questo modo (senza alcun preavviso) mi ritrovo con ferie e tutto il resto liquidato, anzianità lavorativa persa e la dicitura data di dimissione (come se mi fossi dimessa io) in busta paga mi viene candidamente risposto che è tutto perfettamente legale e che non ho perso nulla perché la dicitura &#8220;data di dimissioni&#8221; è quella che va messa indipendentemente dal fatto che dipenda dalla scadenza di contratto o da reali dimissioni del lavoratore. Ah, hanno aggiunto che è stata seguita la stessa procedura con vari altri miei colleghi: in pratica dovrei stare tranquilla perché ci sono altri nelle mie stesse condizioni.</p>
<p align="justify">Fino ad ora, sono passate varie settimane, non mi sono informata più di tanto sulla questione per due motivi: un po&#8217; perché sono molto amareggiata da questo modo di comportarsi verso noi lavoratori e poi perché, essendo abbastanza grande la società per la quale effettivamente presto la mia opera (si dice così?), do per scontato che non rischi così facilmente di ricevere multe agendo in modo illegale. Ora, un po&#8217; per curiosità e un po&#8217; per chiarezza, preferisco cercare qualche informazione in proposito.<br />
Per quanto riguarda i <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Somministrazione_di_lavoro">contratti di somministrazione</a></strong> leggo che</p>
<blockquote><p>&#8220;Tali contratti sono della durata massima di 12 mesi. Ogni contratto può essere oggetto al massimo di quattro proroghe della durata massima di 6 mesi ciascuna&#8221;.</p></blockquote>
<p>Io ho avuto soltanto tre proroghe ma si parla di &#8220;<em>al massimo quattro proroghe</em>&#8221; e una di queste della durata di otto mesi: qualcosa non torna o sbaglio?</p>
<p align="justify">Qualche conclusione personale. Perché parlare in modo così approfondito di un&#8217;esperienza, appunto, personale? Perché so che siamo tantissimi in queste condizioni, se non anche peggio, e ritengo possa essere utile parlarne. All&#8217;inizio della mia esperienza lavorativa mi è stato detto che avrei dovuto lavorare almeno due anni con l&#8217;agenzia interinale e dopo, al coincidere con la scadenza del primo contratto (quindi <strong>ad ottobre 2008</strong>), sarei stata presa dalla società stessa.</p>
<p align="justify">Non ho motivo di pensare che non accadrà visto che penso di lavorare in modo preciso e corretto e che effettivamente i miei colleghi, raggiunta l&#8217;anzianità richiesta, sono stati assunti a tempo indeterminato. Quello che però mi infastidisce è questo: perché non c&#8217;è stato nessun tipo di preavviso? Avrei potuto decidere di prendere un po&#8217; di ferie prima della scadenza invece di vedermele tutte liquidate e, con tutte le ritenute che ci sono state, praticamente perse: ci avrei guadagnato almeno in salute!</p>
<p style="text-align: center;" align="justify"><img class="size-full wp-image-6086 aligncenter" title="lavoro_fi