i Classici

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Quella notte Stefano guardò il cielo prima di mettersi a letto. Lui, abituato a controllare la più potente energia conosciuta, si sentì poco più di un piccolo fiammiferaio, per un breve istante che gli serpeggiò lungo la schiena.

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare gli aveva concesso un permesso per studiare, per conto del CICAP, quel bizzarro fenomeno dei cerchi di luce che, da qualche tempo, si manifestava in diverse parti del mondo. Il CICAP non scherza su queste cose: sguinzaglia i suoi scientisti come fossero schnauzer e li manda ad azzannare qualsiasi velleità metafisica non autorizzata.

Stefano fece il suo lavoro, pulito, veloce, come un aspirabriciole. Si addormentò pensando ai buffi complottisti, ufologi, satanisti e compagnia bella, tutti rifugiati nel mondo dell’ignoto per non sapere nulla dei riflessi di uno specchio concavo con una notevole lunghezza focale. “Proprio non vogliono riflettere”, pensò, e abbandonò la veglia, gonfio del suo calambour.

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Dopo Lella Costa è toccato a un altro illustre ospite presentare il suo percorso umano e artistico a fianco di Alessandro Manzoni: stiamo parlando di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e fra i protagonisti dell’Ottobre Manzoniano, quest’anno dedicato al tema della giustizia.

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Sono sempre rimasto affascinato da Papillon, un grande successo cinematografico del 1973 con Steve McQueen e Dustin Hoffman, così ho deciso di approfondire l’argomento.

Chiedendo a san google - come dice la mia amica Adele - ho scoperto che Papillon non era un personaggio inventato: la sua storia è la storia vera dell’autore del libro autobiografico da cui fu tratto il film: Henri Charrière. Il suo nomignolo, Papillon, era nato per via di una farfalla tatuata e sulle sue disavventure scrisse due libri, ingiustamente dimenticati, “Papillon„ e “Banco„.

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Alla luce della legge che porterà a collezionare le impronte digitali di tutti gli italiani dal 2010, presentiamo qui di seguito una lista, sicuramente incompleta ma significativa, di gravissimi reati che vediamo commettere quotidianamente, e di cui incredibilmente non si trova traccia in giurisprudenza.
Alleghiamo le relative proposte sanzionatorie auspicando di trovare riscontro in una futura riforma del codice di procedura penale che, visto quanto riportato, appare doverosa. Eventuali aggiunte o integrazioni dei lettori saranno naturalmente le benvenute.

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Riproponiamo uno dei pezzi più belli che abbiamo avuto modo di leggere sugli aspetti deteriori della flessibilità nel mondo del lavoro giovanile. Ancora un grazie a settantasette che se riuscisse a scrivere di più, aiuterebbe tutti noi ad essere migliori.

(favoletta moderna, assolutamente vera, sullo sfruttamento del lavoro precario)
C’era una volta…
… anzi, c’è anche adesso, una ragazza magrolina e piuttosto timida, che vive in una piccola città del Nord-Est. La signorina in questione, che chiameremo Cenerentola, sta finendo i suoi studi universitari. Si mantiene da sola, come è giusto quando si cominciano ad avere 25-26 anni, con mille lavoretti da incastrare tra una lezione e un esame. Diverso tempo fa, però, sembrava che ci fosse stata una svolta: l’occasione di collaborare, pagata poco ma pagata, con uno studio professionale la cui attività è la medesima del corso di studi che sta ultimando. Bello: praticamente uno stage remunerato. Co.co.pro., ovviamente, ma un contratto è sempre un contratto. E poi la possibilità di fare curriculum nello stesso settore dei suoi studi. Cenerentola era decisamente contenta.

 

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