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	<title>MenteCritica &#187; Caffè nel Deserto</title>
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	<description>Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia</description>
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		<title>Strade</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 09:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La strada di ogni giorno Se ne stava li in parte alla carreggiata, tra il fosso e il guard-rail, appoggiato al suo decespugliatore, in un momento di pausa.. chissà; immerso nei residui della nebbia notturna che soffoca la pianura guardava quel fiume di macchine passare, con gli occhi spenti sul vuoto. Sembra dire “che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La strada di ogni giorno</strong></p>
<p>Se ne stava li in parte alla carreggiata, tra il fosso e il guard-rail, appoggiato al suo decespugliatore, in un momento di pausa.. chissà; immerso nei residui della nebbia notturna che soffoca la pianura guardava quel fiume di macchine passare, con gli occhi spenti sul vuoto.</p>
<p>Sembra dire “<em>che ci faccio qui?” </em>Ed io, che ci passo a non più di qualche metro, inizio a pensare la stessa cosa.</p>
<p>Ancora quel ragazzo. L’ho visto in almeno 5 paesi diversi. Vende noci di Sorrento sul ciglio della strada. 5 euro per 2 chili. Cammina avanti e indietro sul marciapiede e si soffia sulle mani per combattere i 4 gradi che mordono la pianura. Ha i pantaloni strappati, ma non quegli strappi fashion che vanno di moda, un giubbotto quasi estivo.</p>
<p>Tra una nuvola di fiato e l’altra sembra dire “<em>che ci faccio qui?”</em> Ed io, che ci passo a non più di qualche metro, continuo a pensare la stessa cosa.</p>
<p><span id="more-19337"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dentrolaluce2-180x150.jpg" alt="" width="424" height="350" /></p>
<p><strong>La strada delle consuetudini serali</strong></p>
<p>Nel lusso delle vetrine di questa città in vesti natalizie, fra le grida dei bimbi e i bagordi del sabato sera, lo noto nell’angolo della piazza.</p>
<p>Come molti, in ogni parte del mondo, chiede qualche spicciolo.</p>
<p>Ci vedo gli occhi spenti dalla guerra o chissà, l’eco di mille tristi storie. O forse sono io che ho troppa fantasia. Occhi così ho iniziato a vederli da bambino, sulle vie trafficate di umani delle città di mare, dopo tanti anni ancora mi chiedo se ciò che lascio o no lascio sia o no un torto verso mille simili sguardi sparsi per le vie del mondo.</p>
<p>Una domanda a cui, ancora, non so dare risposta.</p>
<p>“<em>Che ci faccio qui?” </em>questa volta me lo chiedo solo io, lui lo sa benissimo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/op2.jpg" alt="" width="436" height="350" /></p>
<p><strong>La strada per il passato</strong></p>
<p>Un taxi notturno, pochi chilometri per tornare a casa, alla guida un vecchio, capelli bianchi spettinati. Dal finestrino guardo i resti di questa ex città filosovietica, “che merda dev’essere stato stare qui”, penso.</p>
<p>Nello scendere saluto il vecchio, lo fisso negli occhi e <a href="http://www.mentecritica.net/lettere-dal-fronte/informazione/oltre-il-confine/emanuele/2105/" >rivedo quelli di mio nonno</a>.</p>
<p>E nell’allungargli i contanti vedo il peso della Jugoslavia nel suo sguardo, sembra dirmi “<em>non era così male sai, ragazzo</em>. <em>Che ci faccio qui? Tiro a campare”.</em></p>
<p>Il taxi gira l’angolo e sparisce nella notte; resto solo e immobile nel silenzio della piazza.</p>
<p><em>Non posso o non so dir per niente se peggiore sia, a conti fatti, la sua solitudine o la mia </em><sup>(<a href="http://www.mentecritica.net/strade/leggere/oltre-le-righe/emanuele/19337/#footnote_0_19337"  id="identifier_0_19337" class="footnote-link footnote-identifier-link" title=" Francesco Guccini &ndash; Il Pensionato ">1</a>)</sup></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/op5.jpg" alt="" width="500" height="319" /></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>La strada sconosciuta</strong></p>
<p>Il più delle volte rimangono solo gli attimi. Istanti, strade impercettibili o dilatate che intrecciano casualità e destini.</p>
<p>E quella strada che spesso si guarda e si comprende solo nei tempi della maturità come qualcosa di già percorso la vedo sempre più nitida e comprensibile, almeno in senso oggettivo.</p>
<p>Ma è la nebbia che la ricopre che spaventa.</p>
<p>E a conti fatti ci si trova la consapevolezza che non ci mancano le risposte, ma le domande.</p>
<p>Le opere che illustrano l&#8217;articolo sono di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.frisonipittore.com/" >Davide Frisoni</a></noindex></p>
<br />Note<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_19337" class="footnote"> Francesco Guccini – Il Pensionato </li></ol>Fine delle Note]]></content:encoded>
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		<title>Al Tappone e Il Travaglio dell&#8217;Onanismo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 08:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>doxaliber</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica in questo pezzo, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all&#8217;epoca era sulla bocca di tutti: &#8220;La Casta&#8221;, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica <a href="http://www.mentecritica.net/caste-conti-baroni-e-servi-della-gleba/informazione/il-bello-della-politica/doxaliber/9147/" title="Caste, conti baroni e servi della gleba" >in questo pezzo</a>, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all&#8217;epoca era sulla bocca di tutti: &#8220;La Casta&#8221;, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Sarebbe per me gioco facile sottolineare quanto avevo ragione nel criticare quel tipo di libri e gli italiani che li leggono, ecco perché lo farò: quel libro è uscito, tutti ne hanno parlato (politici inclusi), tutti si sono indignati ma da allora <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=309217&amp;IDCategoria=1" title="Vendola abolisce le comunità montane" >è cambiato ben poco</a></noindex>, per non dire <a href="http://www.mentecritica.net/che-fine-ha-fatto-labolizione-delle-province/informazione/il-bello-della-politica/comandante-nebbia/16391/" title="che fine ha fatto l'abolizione delle Provincie?" >quasi niente</a>, ci siamo, appunto, fatti un po&#8217; di pugnette all&#8217;italiana maniera. L&#8217;Italia purtroppo va così, qualcuno suo tempo pensò anche di rispondermi <a href="http://www.mentecritica.net/caste-conti-baroni-e-servi-della-gleba-perche/informazione/democrazia-e-diritti/fully/9439/" title="In risposta a Doxaliber" >specificando il motivo per cui gli italiani reagiscono in questo modo</a>, ed aveva ragione, c&#8217;è disincanto in Italia ed è ovvio che sia così.</p>
<p><span id="more-16655"></span>Ma torniamo a Travaglio. Non sono qui per criticare i suoi libri che in qualche modo rientrano nel filone d&#8217;inchiesta pugnettistica (leggasi a tal proposito l&#8217;ultimo: &#8220;Papi, uno scandalo politico&#8221;, che non parla di Ratzinger ma di Berlusconi), tantomeno intendo entrare nella polemica tra Travaglio <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.voglioscendere.it/2010/02/20/lettera_a_michele_santoro.html" title="lettera a Michele Santoro" >ed i due scrittori che mettono parole in fila per Il Giornale e Libero</a></noindex> a cui tra l&#8217;altro va tutto il mio più sincero biasimo. Francamente di queste polemiche me ne infischio anche perché andare in televisione non è un obbligo ed io ritengo che la vera informazione ormai sia ben lontana da qualsiasi salotto televisivo e forse, purtroppo, anche da quasi tutti i giornali.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-16674 aligncenter" title="travaglio" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2010/02/travaglio.jpg" alt="" width="590" height="400" /></p>
<p>Il motivo è semplice, quando tutti i giornali e trasmissioni televisive, indipendentemente dalla provenienza politica, dibattono delle stesse notizie e degli stessi temi allora vuol dire che c&#8217;è qualcuno che decide per noi quali sono le notizie da dare e quali invece sono le notizie da nascondere. Vedete, a mio parere libertà di informazione non è poter leggere tante opinioni contrarie in merito alla notizia <strong>A</strong>, ma avere tante notizie e poter scegliere autonomamente quale notizia per me valga<strong> A</strong> e quale invece sia da classificare come<strong> B</strong>. Tra l&#8217;altro il giornalista la notizia dovrebbe scovarla, non farsela fornire da un addetto stampa. Questa è la mancanza di libera informazione che mi preoccupa davvero, non la possibilità di sentir dire da Travaglio che B è corrotto e sentirmi rispondere da Belpietro che invece non è vero.</p>
<p>Sono tante le cose che non vanno nel giornalismo italiano e sarebbe ora di analizzarle con maggiore accuratezza, ma rischio di divagare perché questo pezzo è nato per criticare lo stile Travaglio, quindi torno sul tema. Leggere un pezzo di Travaglio può essere divertente e strappare anche qualche risata. Questo grazie al fatto che Travaglio riduce tutte le persone di cui scrive e le loro azioni a semplici macchiette comiche, anche attraverso l&#8217;(ab)uso di nomignoli più o meno divertenti, così Berlusconi diventa: &#8220;Al Tappone&#8221;, &#8220;Testa D&#8217;Asfalto&#8221;, &#8220;Psiconano&#8221;, &#8220;Bellachioma&#8221;, &#8220;Sua Emittenza&#8221;; Angelino Alfano diventa: &#8220;Angelino Jolie&#8221; o &#8220;Little Angel&#8221;; Minzolini diventa Min-zo-lin; Capezzone si trasforma in &#8220;Big Nipple&#8221;; Mara Carfagna diventa la &#8220;flautista&#8221;, Vespa è &#8220;l&#8217;insetto&#8221; e Floris diventa: il &#8220;vespino&#8221;; divertente ed efficace anche il nome affibbiato al Corriere della Sera che diventa &#8220;Il Pompiere della Sera&#8221;. Tutto molto simpatico ma stiamo parlando di satira o di giornalismo?</p>
<p>Potremmo analizzare la scrittura di Travaglio da diverse angolature e porci di conseguenza alcune domande. La prima: è deontologicamente corretto ridurre a macchietta l&#8217;avversario politico svilendone in questo modo le opinioni? Anch&#8217;io fatico a catalogare sotto la voce &#8220;opinioni&#8221; molte delle cose dette da suddetti personaggi, ma la domanda rimane. La seconda: non è che ridicolizzando (non criticando) l&#8217;avversario si porta acqua al mulino di coloro che parlano di odio ed intolleranza nei confronti delle altrui opinioni? La terza: ridurre certi personaggi a macchietta non significa in fondo sminuirne la possibile pericolosità? Se Berlusconi non è più un miliardario nonché Presidente del Consiglio, ma un &#8220;Al Tappone&#8221; quasi <em>cartoonesco</em> allora non è più un vero pericolo ma una sorta di caricatura di cui gli italiani possono legittimamente farsi gioco, senza dare alle sue azioni ed al suo operato il minimo peso.</p>
<p>Mi chiedo: a Berlusconi non andrebbero contrapposti programmi, idee alternative, visioni diverse di società invece che critiche sui suoi capelli e la sua altezza? Se le critiche al suo governo sono mischiate a critiche del tutto avulse dal contesto le critiche acquistano forza oppure la perdono? La quarta ed ultima: l&#8217;imitazione. Sul web molti ormai imitano lo stile Travaglio per cui la rete italiana è un pullulare di articoli carichi di odio in cui gli avversari sono ridotti a personaggi da cabaret su cui riversare acrimonia e biasimo. Chi vota a sinistra è &#8220;comunista&#8221;, &#8220;sinistro&#8221;, &#8220;seguace del mortadella&#8221;, chi vota a destra è un &#8220;destro&#8221;, &#8220;seguace del nano&#8221;, &#8220;amante delle libertà provvisorie&#8221;.</p>
<p>Questo sono gli italiani? Ultrà privi di spirito critico che adorano, a seconda dei casi, il loro eroe di turno? Spero di no, non solo questo almeno perché così, con questa contrapposizione sterile, non andremo da nessuna parte. Il cittadino non cresce, la critica politica è svilita, il qualunquismo impera.</p>
<p>Tornando all&#8217;articolo sulla casta, che ho citato all&#8217;inizio del pezzo, anch&#8217;io ho affibbiato un nomignolo a Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, li ho definiti &#8220;Riz&amp;Gian&#8221;. Pessimo errore che da allora ho cercato di non ripetere più. Ciò che desidero fare è discutere nel merito, criticare ma anche proporre la mia visione alternativa di società. Non pretendo che la mia opinione abbia valore nell&#8217;agone politico ma se questo sito è nato per contribuire a ricreare uno spazio libero ad uso e consumo di &#8220;menti critiche&#8221; allora ritengo sia mio dovere lasciare da parte la politica del &#8220;singolar tenzone&#8221; e cominciare a chiamare le persone con i loro nomi, limitandomi a criticarne l&#8217;azione politica e morale.</p>
<p>Invito tutti gli altri redattori/scrittori/commentatori di Mentecritica a fare lo stesso. A ridicolizzare la politica sia la satira, non il giornalismo.</p>
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		<title>Vincere (e Vinceremo?)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 08:00:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vincere. Governare. Queste le parole d&#8217;ordine del PD, da qualche giorno fatte proprie anche dall&#8217;Italia dei Valori che, in nome della vittoria e del governo nel 2013, ha accettato la candidatura di <a href="http://www.mentecritica.net/il-mistero-dello-sceriffo/mente-critica/no-one/latest/comandante-nebbia/15424/" title="I misteri dello sceriffo" >De Luca</a> a Presidente della Regione Campania. D&#8217;Alema sogna(va) <a href="http://www.mentecritica.net/nichi-vendola/informazione/il-bello-della-politica/doxaliber/16446/" title="Nichi Vendola, l'alternativa?" >alleanze con l&#8217;UDC</a> costi quel che costi, a discapito di tutto il resto. Tra i lettori di Mentecritica non mancano coloro che, in <a href="http://www.mentecritica.net/il-pericolo-della-democrazia/informazione/il-bello-della-politica/comandante-nebbia/16234/#comment-54219" >un modo</a> o <a href="http://www.mentecritica.net/il-pericolo-della-democrazia/informazione/il-bello-della-politica/comandante-nebbia/16234/#comment-54480" >nell&#8217;altro</a> sembrano voler abbracciare questa tesi basata sul pragmatismo.<br />
<span id="more-16503"></span></p>
<p>Io, tuttavia, vedendo certe manovre, ascoltando certe dichiarazioni, leggendo certi commenti, non posso far altro che pensare all&#8217;inno d&#8217;Italia: <em>&#8220;dov&#8217;è la vittoria?!&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dalema1.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Cosa significa vincere? Significa semplicemente mandare al governo qualcuno che non è Berlusconi? Fare D&#8217;Alema Presidente della Repubblica, Bersani Primo Ministro, Casini Ministro degli Interni e Di Pietro Ministro della Giustizia? Potremmo considerare questo singolo evento una vittoria per l&#8217;Italia e per gli italiani? Gli italiani, quelli che non votano Berlusconi, alla luce dei fatti possono oggi considerare i precedenti governi di centro-sinistra come una vittoria? Se è vero che la <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Lex_Gabinia" title="Lex Gabinia" >Lex Gabinia</a></noindex> fu una sconfitta per la democrazia dell&#8217;antica Roma perché alla fine portò al potere Cesare, è altrettanto vero che la fine di Cesare non portò a Roma la democrazia ma sancì invece <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Augusto" >l&#8217;inizio ufficiale dell&#8217;Impero Romano</a></noindex>. Dove fu la vittoria per la Repubblica Romana?</p>
<p>Quindi no, amici miei, non parlatemi di vittorie che non mi apparterrebbero e che, se ci pensate bene, non apparterrebbero neanche a voi. Perché io invece sentirò di aver vinto quando potrò vivere in un paese dove ben pochi sono oppressi dal potere mafioso, mi sentirò vincitore quando i giovani saranno affrancati dalla schiavitù <a href="http://www.mentecritica.net/il-mondo-dei-disoccupati-cronici/informazione/il-lavoro-degli-italiani/storie-italiane/16288/" title="il mondo dei disoccupati cronici" >della precarietà perenne</a> e coloro che vorranno potranno serenamente crearsi una famiglia a prescindere dalle proprie preferenze sessuali. Mi sentirò vincitore quando mi sarà restituita la possibilità di scegliere i miei rappresentanti in Parlamento e quando tra i miei rappresentanti in Parlamento gli italiani non voteranno mafiosi, corrotti, pregiudicati. Ma non basterà perché per sentirmi vincente dovrò vivere in un paese in cui i genitori potranno passare più tempo con i loro figli e non saranno costretti a fare tre lavori per pagare affitti esosi causati dalla mancanza di edilizia popolare e dalle speculazioni edilizie. Sarò felice, festeggerò, quando vedrò intorno a me persone serene, felici, a cui è stata data la possibilità di costruirsi un futuro, che non saranno costrette ad emigrare ed ad abbandonare gli affetti per poter mandare uno stipendio a casa. Sarò io il vincitore quando sarò valutato in base alle mie capacità e non in base alle mie amicizie, quando i mezzi di comunicazione saranno liberi da vincoli di partito ed al Governo ci sarà qualcuno che pensi a costruire il futuro del paese e non a spartirsi il potere. Sosterrò qualunque governo che mi saprà consegnare una nazione dove non esiste l&#8217;evasione fiscale e la corruzione è ridotta al minimo, dove le tasse vengono ripartite equamente tra ricchi e poveri, dove se sei malato vieni curato degnamente a prescindere dal tuo reddito e dove i figli dei più poveri hanno pari diritto ad una scuola di qualità rispetto ai ricchi, un paese dove i servizi pubblici funzionano ed esistono strutture in grado di accogliere degnamente anziani e bambini. Ed infine, quando giungerà la mia ora, sarò triste di dover abbandonare questo mondo, ma morirò sereno sapendo che nessuno pretenderà di decidere per me come e quando devo morire.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/02/italiani.jpg" alt="" width="590" height="394" /></p>
<p>So che molti di voi giudicheranno questi miei desideri come pie illusioni di un sognatore. Normale, siete nati in Italia, un paese che abbiamo definito democrazia anche se per 50 anni è stato governato sempre dallo stesso partito (con la connivenza di altri 3-4 che si spartivano le briciole) e negli ultimi 15 anni è tenuto sotto scacco e sotto ricatto da Berlusconi. Normale che in un paese così vi possa sembrare del tutto naturale allearsi con chiunque pur di racimolare voti, ovvio che siate pronti per questo a sacrificare, in nome del Governo, molte delle libertà e dei diritti che desiderate e di cui gli italiani hanno bisogno. Lapalissiano che riteniate legittimo assecondare le pulsioni più bieche della massa su alcune tematiche pur di guadagnare consenso e di &#8220;governare&#8221;.</p>
<p>Io no, grazie, preferisco continuare a perdere ma non sono disposto a rinunciare alla speranza di mantenere viva l&#8217;idea, forse il sogno, di un paese diverso, un paese in cui tutti, finalmente tutti, si sentiranno italiani, figli della stessa patria a prescindere da dove sono nati, dal loro orientamento sessuale o religioso, dal loro reddito. Forse morirò senza che questo sogno si realizzi, di certo morirò felice di aver trasmesso i miei sogni a qualcun altro e di non aver mai abbandonato la speranza che un&#8217;Italia migliore è possibile. Voi, in nome del pragmatismo e dell&#8217;anti berlusconismo, fate pure quello che volete, io no, grazie, mi tiro fuori. Datemi una forza politica che abbia il coraggio di affrontare certi temi, oppure andatevene a quel paese, non avrete mai più il mio voto.</p>
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		<title>Analisi Del Potenziale Genomico</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jules Winnfield</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[latest]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre le Righe]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
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		<category><![CDATA[procreazione-assistita]]></category>

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		<description><![CDATA[Luce che rubi la vita agli insetti. Morte senza figli. Aspetto un giorno più chiaro fingendo che la fine non esista. Poggio la testa sul cuscino e un sonno amico mi salva la vita, la mia unica vita. La scritta campeggia rossa sullo sfondo uniforme di neon bianco. Entro. Altro neon, moquette, pochi elementi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Luce che rubi la vita agli insetti.<br />
Morte senza figli.<br />
Aspetto un giorno più chiaro fingendo che la fine non esista.<br />
Poggio la testa sul cuscino e un sonno amico mi salva la vita, la mia unica vita.</em></p>
<p>La scritta campeggia rossa sullo sfondo uniforme di neon bianco. Entro.<br />
Altro neon, moquette, pochi elementi di arredamento, un bancone. Divanetti sparsi su una superficie vastissima.<br />
Attraverso il nulla moquettato mi avvicino al bancone e porgo alla figura dietro al bancone la fiala che contiene il mio sperma.</p>
<p><span id="more-13832"></span></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><img title="angel in the DNA by ~thrillspill on deviantArt" src="http://fc07.deviantart.com/images3/i/2004/129/9/6/angel_in_the_DNA.jpg" alt="angel in the DNA by ~thrillspill on deviantArt" width="540" height="764" /><p class="wp-caption-text">angel in the DNA by ~thrillspill on deviantArt</p></div>
<p>Sorride senza allegria. Mi chiede alcuni dati anagrafici e mi informa del fatto che se non porto la mia partner le stime sul potenziale genetico saranno basate sull&#8217;ovulo-tipo medio della popolazione bianca caucasica. Firmo per accettazione.</p>
<p>Dovrò attendere tre giorni per sapere quali figli ho depositato in quella fiala. Potrò quindi scegliere quale spermatozoo far depositare nell&#8217;ovulo di mia moglie.</p>
<p>Eccomi lì tre giorni dopo, trascorro ore davanti ad un terminale per scegliere quale figlio vorrò.  Decido che il migliore è maschio, biondo con gli occhi neri e labbra carnose, propensione per l&#8217;arte e la programmazione di computer, ottimi polmoni (possibilità di carriera sportiva come apneista). E&#8217; lui il mio figlio ideale, ho deciso, ma ho deciso anche che, ancor prima della sua nascita e addirittura prima del suo concepimento mi sta terribilmente sul cazzo.<br />
Vedo come sarà a vent&#8217;anni: fantastico! Ma non posso fare a meno di pensare che già  mi stia sul cazzo, non posso farci nulla.</p>
<p>Ne parlo con la mia donna, che considero una donna fantastica. Ha poco seno ma ha accettato il suo corpo nel bene e nel male, senza nascondersi nulla. Mi ha fatto amare quel suo piccolo seno perché dalla sua eleganza traspare la forza di una donna che si accetta e si piace a prescindere da quello che dicono gli altri.<br />
Non è come mio figlio, che sarà perfetto. Ne parlo con lei che è la donna che amo,  con lei che mi dice di aver fatto anche lei le analisi. Il suo ovulo è risultato fortemente propenso alla vita militare, ha capelli neri, occhi blu, labbra carnose.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><img title="DNA by ~zlina on deviantArt" src="http://fc09.deviantart.com/fs24/f/2007/331/4/5/DNA_by_zlina.jpg" alt="DNA by ~zlina on deviantArt" width="540" height="764" /><p class="wp-caption-text">DNA by ~zlina on deviantArt</p></div>
<p>Non ci diciamo nient&#8217;altro ma temporeggiamo, lasciamo che il tempo trascorra, che il suo ovulo da militare se ne vada a farsi fottere; lasciamo che le tornino le mestruazioni, un flusso venerato ed atteso come un sacro monsone.<br />
Basta analisi, ci facciamo un mese intero di scopate. Lascio il mio seme dentro di lei ogni volta e succeda quello che deve succedere. Fanculo l&#8217;analisi del potenziale genomico! Non voglio sapere chi sto mettendo al mondo, voglio farmi una sorpresa. E se non mi piace quello che avrò pazienza, tanto non mi piace neanche saperlo prima.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 495px"><img title="DNA. by ~umbraesque on deviantArt" src="http://fc09.deviantart.com/fs7/i/2005/267/1/5/DNA__by_umbraesque.jpg" alt="DNA. by ~umbraesque on deviantArt" width="485" height="302" /><p class="wp-caption-text">DNA. by ~umbraesque on deviantArt</p></div>
<blockquote><p><strong><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Aldous_Huxley" >Aldous Leonard Huxley</a></noindex></strong> (<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mondo_nuovo" >Il mondo nuovo</a></noindex>,p. 39) <em>Non c&#8217;è civiltà senza stabilità sociale. Non c&#8217;è stabilità sociale senza stabilità individuale</em>.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Reverie nel Parco</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 05:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[latest]]></category>
		<category><![CDATA[conformismo]]></category>
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		<description><![CDATA[(Dialogo semiserio tra me e una panchina vuota) Posso ora solo descrivere le forme della mia stanchezza. Speranze, nate morte, e l’indifferenza degli altri. Ma allora, cosa sono io e che futuro posso ancora avere. Foglie avvizzite ed inganni fatti a me stessa. Il palcoscenico di ogni giorno, nato dalla mia vita. Sento e spero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Dialogo semiserio tra me e una panchina vuota)</em></p>
<p>Posso ora solo descrivere le forme della mia stanchezza. Speranze, nate morte, e l’indifferenza degli altri. Ma allora, cosa sono io e che futuro posso ancora avere. Foglie avvizzite ed inganni fatti a me stessa. Il palcoscenico di ogni giorno, nato dalla mia vita. Sento e spero comunque di sbagliarmi se la mia penna si è inaridita… il suo inchiostro si è seccato oppure è finito.<br />
Penso ai miei sogni ormai come a variopinte meduse morte e gettate, lì sulla spiaggia dalla risacca del grigio e tenebroso mare d’autunno. Le mie tristezze e le mie frustrazioni sono state il calamaio nel quale ho intinto il mio pennino. Ma ora hanno stancato e non interessano più a nessuno, all’infuori di me stessa.</p>
<p><span id="more-13548"></span></p>
<p><img class="aligncenter" title="cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3330/3247298119_67a0f62840.jpg?v=0" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>La gente e il mondo quando vedono il dolore e la sofferenza girano la testa dall’altra parte oppure fanno finta di comprendere per poi dimenticarsi subito e in cuor loro dicono “ancora…ma che palle!!!”.</p>
<p>Così tutto quello che ho scritto magari all’inizio vi piaceva poi ha gradatamente ha cominciato ad annoiarvi… Ora mi sembra di essere come un’autocisterna che ha finito il carburante nel suo serbatoio.</p>
<p>Quando penso al mio entusiasmo letterario, alla mia attività di creazioni poetiche, questa, veramente, ha tracciato una scia nel cielo come una cometa, da quanto è stata appassionante e appassionata, almeno per me. L’ apice venne raggiunto proprio un anno fa durante la stagione autunnale. Era un fiorire di creazioni poetiche che sbocciavano come fiori nel culto da me scoperto della Dea. Una sensazione che provavo da qualche tempo e che si basava più sul sentire che sul pensare…</p>
<p>Era molto forte e prorompente e poi… si esaurì altrettanto velocemente ma, non tanto come il volo di un moscone che va sbattere, improvvisamente, su una superficie vitrea che non ha visto perché troppo trasparente, quanto per una mia <em>egocentrica </em>delusione sulle mie aspettative di reazione emotiva da parte del mio giro semi-esoterico di e-mail che venivano dalle mie Sorelle di Luce o Sorelle del Cuore (…un&#8217; insegnante di danza del ventre … una piccola imprenditrice e per un tempo molto breve anche Patrizia… quella incontrata quando ho acquistato la frittura mista, insegnante di arte).</p>
<p><img class="aligncenter" title="cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3408/3181353345_b07fd5208a.jpg" alt="" width="500" height="380" /></p>
<p>Dopo un inizio appassionato alla fine furono tiepide le reazioni, un po’ come il latte un po’ scaldato alla mattina. Alla fine… il vuoto. Disinteresse o solo iniziale curiosità morbosa? Oggi scrivo solo a me stessa. Scrivo cioè ad una creatura ormai aliena che pensa all’inutilità di cercare relazioni o creare  esperienze che alla fine non portano a nulla. Ho creato un blog su internet , ma solo forse per leggermi da me. Qualche volta vorrei mettermi in vetrina. Qualche volta, gioco con la mia fantasia come da piccola giocavo con il pongo. E mi figuro… un tramonto sul fiume asiatico Amur, su un battello blindato russo… e il cielo che a sera piange lacrime di sangue ed io sola, sul ponte con le mie speranze ormai vuoti fantasmi.</p>
<p>Ra morente cerca ancora di baciare Iside e il cielo si insanguina, mentre io come un pipistrello cerco già la Notte. Adesso, guardo un po’ le foglie gialle che ravvivano fintamente gli alberi che stanno ormai spogliandosi e che si stagliano contro l’autunnale cielo plumbeo. Come mi ricordano il sole dell’estate, oramai perduta anche per quest’anno. Ma quale estate? Quale estate per me è stata un’estate felice?  Un’estate che non è mai esistita, un’estate che forse ho solo sognato quando il sonno infestato dagli incubi non era ancora calato su di me.</p>
<p>Incubi! Armi puntate contro il cielo, ma l’invasione viene dal sottosuolo. Cioè dai noi stessi, dalle nostre zone d’ombra. Il sistema non si può abbattere con le armi, ma cambiando radicalmente noi stessi. Cambiare… trovo maligno e ingiusto il fatto di dover perdere gli affetti della famiglia, il lavoro, le amicizie <strong>solo perché voglio diventare… una donna</strong>!</p>
<p><img class="aligncenter" title="cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3206/2969302330_8e75de8f12.jpg?v=0" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Mi pare che esitano più mostri tra le persone cosiddette normali. Io non sono un  mostro, anch’io sono un essere umano. Ma, non addentriamoci troppo in speculazioni di tipo filosofico etico.</p>
<p><em>L’ombra di Charles Darwin si materializza per un po’ e si appoggia sullo schienale della panchina di legno</em>.</p>
<p>Guerra e prepotenza sono nate con l’Evoluzione della Specie, con la comparsa dei predatori carnivori e con il dimorfismo sessuale. Lotta per il cibo e lotta per accoppiarsi. Lotta per il territorio dove si trova il cibo. Il resto è poi venuto da sé, solo con aggiunte e varianti sul tema.</p>
<p>Una terra abitata solo da ermafroditi erbivori ( o comunque che si nutrivano che so di miele o di formaggio  sarebbe stata senz’altro più pacifica).</p>
<p><em></em></p>
<p><em>Darwin sorride, si allontana  e poi svanisce, intanto le ombre della notte si allungano da oriente</em>.</p>
<p>Ecco il fascino ecco il mistero della notte che scende piano piano ma inesorabilmente.</p>
<p>Michele non è mai esistito.</p>
<p>Michela è sempre esistita.</p>
<p><img class="aligncenter" title="no way back - by cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3051/2833486518_27c637df54.jpg?v=0" alt="" width="413" height="500" /></p>
<p>Con questa consapevolezza affronterò tutto meglio. Anche la mia morte quando la Dea mi dirà di accompagnare Eleonora ai suoi giardini di luce. Ecco, possiamo vedere meglio… Michele… Michela… moglie e… non voglio più scriverlo.</p>
<p>Ma, che cos’è la mia vita? Un muro di cemento che chiude l’orizzonte. Quello che mi consola è che sopra di me, quando alzo gli occhi, il cielo azzurro con i miei sogni custoditi nelle nuvole.</p>
<p>Un giorno ci andrò e Michela, finalmente, potrà sorridere alla Luce. Ora, provo tanta stanchezza mentale e fisica. La rassegnazione alla Morte mi ha reso ormai un fiume secco.</p>
<p>Cosa mi rimane da fare? Potrei plasmare ancora i miei sentimenti potrei scrivere ancora disegnare, dipingere e graffitare. Magari lo farò nei Giardini di Luce della Dea.</p>
<p>Ripensando al film di Bergman, <em>il Settimo Sigillo</em>, con la Morte che gioca a scacchi con il Cavaliere l’ultima partita sulla vita, magari con me giocherebbe a “scala quaranta”. Chi chiuderà per primo? Adesso ho iniziato a cercare sempre un pensiero mai pensato, cioè che io non ho mai pensato. Ma, dove posso trovarlo? Ancora nella mia mente, nel mio cuore. Da quando Eleonora ha iniziato a star male, sono entrata in un mondo allucinante e nell’abisso di disperazione in cui sono ormai precipitata assieme a lei, qualche volta sono felice di esserci. Magari penso di ritrovare me stessa quando si leva un’alba livida e vedo il mio volto specchiato dentro mille gocce di rugiada come se una mosca mostruosa mi osservasse.</p>
<p><img class="aligncenter" title="cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3356/3195630403_43619a2373.jpg?v=0" alt="" width="375" height="500" /></p>
<p><em>Ora, nel parco si è alzato un vento serale.</em></p>
<p>I lamenti del vento notturno mi portano lontana come una foglia morta. Ora, i miei unici compagni sono i rimpianti che mi sono lasciata dietro durante questa mia vita. Vento notturno che vaga frenetico e triste per piazze per strade e per lande deserte alla ricerca di una quiete solo forse sognata. Come me. Comunque, anche i sogni sono importanti. E qual’è il mio sogno più bello<strong>: diventare una donna</strong>.</p>
<p>Su lontananze infinite corrono i miei pensieri. I miei ricordi io vivo sempre con un rimpianto che mi strazia il cuore eppure mi sono abituata ad amare questa croce. E’ parte di me. Chissà che ancora non mi permetta di dare il meglio di me.</p>
<p>Ma, se la persona che ti sta vicino non ti comprende? Quando non vuol capire? Aspettiamo sempre una primavera che sciolga il gelo nel nostro cuore. Certo, anche un sorriso sarebbe come un raggio di sole che scioglie la neve. Ma allora che cos’è la nostra vita? La domanda che assilla chi si ferma – per un attimo – a riflettere.</p>
<p>Potrebbe essere un’ illusione di eternità? Noi non viviamo al presente, ma non proiettiamo forse le nostre angosce e anche i nostri sogni al futuro, mentre nostalgie e rimpianti al passato?</p>
<p>Quando viene sera penso ad un domani lontano quando vivrò finalmente il mio sogno. Ma ora, questo mio mondo fatto di abbandono solitudine e angoscia che cosa mi farà vedere? In questa notte lattiginosa tutto sembra stranamente sospeso. Anche i miei pensieri e le mie attenzioni… continuo a pensare di essere scivolata dentro un mondo allucinante, dove i confini sono stranamente spariti.</p>
<p>Confido solo in un miracolo. Confido <em>ormai </em>solo in un miracolo.</p>
<p><img class="aligncenter" title="big bang by cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3421/3284325606_0346baef5f.jpg" alt="" width="500" height="373" /></p>
<p>Un miracolo che mi strappi le grosse spine che ho nel mio cuore. Dovevo, certo, pensare con serietà molti anni prima alla mia transizione invece di baloccarmi in sogni e travestimenti. E’ troppo tardi adesso?</p>
<p>Ciò che mi deprime in questi – forse ultimi – giorni della mia vita è il dover continuare a recitare la parte di una marionetta che recita una parodia della vita. E’ con profonda amarezza che devo ammettere di aver recitato per tutta la vita tale parodia, quasi una brutta copia di comportamento maschile, mentre in realtà ero una donna in tutto e per tutto.</p>
<p>A volte, mi pare che i miei pensieri assieme ai miei sogni stiano vibrando con toni musicali. È bellissimo abbandonarsi a questi suoni che sono melodiosi ed ossessivi al tempo stesso. Mi fanno godere della  mia femminilità. Una cosa, che i cosiddetti normali dovrebbero capire è quella per cui l’amore &#8211; quello vero &#8211;  non conosce ruoli. Ma, purtroppo, la stupidità molte volte va d’accordo con la normalità imposta dai più.</p>
<p>In effetti le persone mediocri puntellano la loro intelligenza sulle travi degli stereotipi e dei pregiudizi. Esse subiscono il fascino dei ruoli organizzati militarmente e gerarchicamente perché <em>hanno bisogno</em> di <em>un capo che decida per loro</em>. Sono affascinate dalla forza e anche dall’ascesi in quanto la loro stupidità non gli permette di apprezzare una vita vissuta secondo <em>naturalità positiva</em>. Esse cercano sempre altre <em>dimensioni di esistenza</em> le quali possano compensare con il loro apporto di dolore o di metafisicità la mancanza di sensibilità dovuta alla stupidità.</p>
<p>Purtroppo, ho dovuto constatare una forte percentuale di tali caratteri anche tra le donne. I maschi, sono stupidi naturalmente. Le donne, volutamente o per pigrizia mentale o per abitudine o per opportunità non vogliatemene!</p>
<p>D’altronde talvolta è inutile cercare un “perché” per ogni cosa dell’esistenza. Se tutti i nostri “perché” della vita, della nostra vita, avessero una risposta precisa la vita non sarebbe tale.</p>
<p>La vita, già, la vita! La vita per qualcuno è una specie di sala d’aspetto in attesa della morte, mentre per qualcun altro è una illusione di eternità. I primi allora fanno tutto ciò che passa loro per la mente e che si sentono di fare gli altri invece… aspettano, aspettano tempi migliori fino a quando poi è troppo tardi.</p>
<p><img class="aligncenter" title="cambiodefractal on flickr" src="http://farm4.static.flickr.com/3098/3208810221_f9519067ca.jpg?v=0" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Molte volte i sogni sono come le meduse. Belle e variopinte quando sono a nuotare nell’acqua del mare, nel mare delle nostre illusioni, ma dopo, una volta trascinate in secca dalla risacca evaporano alla luce del Sole. Se tutti i perché della nostra vita avessero una risposta, la vita non sarebbe tale, pensiero ricorrente in questa sera invernale. Penso qualche volta di essere al centro di un disco che gira su se stesso: tutto cambia ma io rimango lì al centro ferma.</p>
<p>Sogno il futuro ogni notte e ho visioni sfrenate il disco gira su stesso e nella mia mente riecheggia “Europe Endless” dei Kraftwerk.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.mentecritica.net/reverie-nel-parco/cuore-di-tenebra/caffe-nel-deserto/michela/13548/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p><strong>Illustrazioni di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/cambiodefractal/"  target="_blank">Cambiodefractal</a></noindex></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Amore Naufragato</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 08:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jules Winnfield</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore di Tenebra]]></category>
		<category><![CDATA[latest]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vento scala la scogliera e scuote piccoli fili d&#8217;erba e margherite sottili. Sui recinti corrosi dalla salsedine ciuffi di lana grigia si intrecciano con altri più candidi di agnelli infanti. Procedo lungo il sentiero come un ubriaco. Non riesco a porre un piede dopo l&#8217;altro, raffiche di vento rendono incerto il mio cammino e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vento scala la scogliera e scuote piccoli fili d&#8217;erba e margherite sottili. Sui recinti corrosi dalla salsedine ciuffi di lana grigia si intrecciano con altri più candidi di agnelli infanti. Procedo lungo il sentiero come un ubriaco. Non riesco a porre un piede dopo l&#8217;altro, raffiche di vento rendono incerto il mio cammino e la mia attenzione è fugace ed incostante, anch&#8217;essa scossa violentemente dalla bellezza selvaggia di questi luoghi e di Lei che suona per le onde.<br />
La sera scivola implacabile tra i fiori selvatici. Un altro giorno è fuggito e non ritornerà. Si alza la marea.</p>
<p><span id="more-12561"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-12568" title="plassey-on-rocks-by-harold-strong-on-flickr" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/plassey-on-rocks-by-harold-strong-on-flickr.jpg" alt="plassey-on-rocks-by-harold-strong-on-flickr" width="500" height="317" /></p>
<p>Lei suona il flauto traverso per le onde del mare. La sua terra giace oltre l&#8217;oceano. Le note trascinate dal vento giungono fino ad Atlantide e oltre, fin sulle sponde delle Nuove Terre. Lì attraversano boschi fiumi e laghi e le fredde praterie del Saskatchewan. Forse un giorno tornerà a casa. O forse resterà qui per sempre. Come me, a guardare il mare giorno dopo giorno.</p>
<p>Ho fatto un sogno questa notte. Un cigno sorvolava il mio letto di alghe e rocce. La marea si stava alzando e le mie grida non erano che un debole soffio. I granchi costruivano nidi nelle cavità del mio corpo svuotato dalle viscere che venivano trascinate in alto, iniziava una orrenda contesa tra cigni e gabbiani alla quale assistevo inerme.<br />
Alghe gommose come catene cingevano i miei polsi e le gambe e le spalle. Il silenzio della notte era saturo del grido degli uccelli e dell&#8217;odore della risacca. L&#8217;acqua gelata raggiungeva le mie caviglie e poi sempre più su. Le pulci d&#8217;acqua scavano in profondità, si insediano nel cuore prosciugandolo fino all&#8217;ultima goccia. &#8220;Sai dire addio ai giorni felici?&#8221; le ultime note di un canto lontano vengono sommerse dalle onde, ed anch&#8217;io. Non sono che uno scoglio sprofondato nell&#8217;eternità degli abissi oceanici.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12572 aligncenter" title="rowing-by-harold-strong-on-flickr" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/rowing-by-harold-strong-on-flickr.jpg" alt="rowing-by-harold-strong-on-flickr" width="500" height="300" /></p>
<p>L&#8217;alba di un nuovo giorno. Un pascolo di nuvole nel cielo. Un sole confidente, un mare ingannevole. I pescatori si avventurano tra gli scogli alla ricerca di cibo. Altre mandrie sono state decimate dal Morbo, altri raccolti devastati dalla tempesta. Siamo condannati. Ma l&#8217;uomo è questo: un continuo inseguire i proprio sogni, cieco davanti alla realtà. Una realtà palese ed ostile.<br />
Ho salutato Kieran il pescatore che salpava dalla spiaggia nella baia della Mucca Bianca. Il suoi occhi sono del colore del mare ed egli conosce il mare meglio di quegli occhi che quella stessa mattina lo pregavano di non partire. Partire o morire. Troverà la morte a &#8220;An Carraig Dhubh&#8221;, la Roccia Nera. Me lo ha cantato il vento. &#8220;Nessuno si salverà&#8221; &#8211; mi ha detto &#8220;prenderò il vostro corpo, o la vostra anima&#8221;.</p>
<p>Tutti sull&#8217;Isola hanno udito il vento cantare, anche se lo negano a se stessi e agli altri. Restare significa morire di fame o contagiati, partire significa lasciare qui il proprio cuore. Vale anche per me che sono un forestiero e che sono qui che attendo il mio destino incerto. Partire o morire.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12566" title="funeral-procession-by-harold-strong-on-flickr" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/funeral-procession-by-harold-strong-on-flickr.jpg" alt="funeral-procession-by-harold-strong-on-flickr" width="500" height="317" /></p>
<p>Lei viene dalle Nuove Terre. Molti si chiedono che cosa l&#8217;abbia portata qui e lo chiedono anche a me. Io non posso rispondere, lei non vuole.  Nelle sue ultime ore di vita la signora O&#8217; Halloran, sconvolta dalla febbre, aveva profetizzato questo avvenimento: &#8220;E&#8217; colpa tua, che tu sia maledetta!&#8221;. Così le aveva urlato mentre rivoli di bava colavano dai lati della sua bocca sdentata.  Così disse la vecchia O&#8217;Halloran  a lei che era giunta qui per portare sollievo agli infermi e speranza nei cuori malati.</p>
<p>Sedeva sorseggiando un infuso nei pressi del focolare fumante di torba umida. Alcuni ragazzi la interrogavano sulla sua terra e sulle sue conoscenze del mondo che lungamente aveva visitato in compagnia del marito, un luminare non illuminato. Lei parlava poco, ma rideva molto.<br />
- Suona qualcosa per noi &#8211; le chiesi quando i nostri sguardi finalmente si incontrarono.<br />
E quindi suonò. Insieme uscimmo a guardare il sole sparire oltre l&#8217;orizzonte e facemmo l&#8217;amore sulla spiaggia deserta, su un letto di alghe e rocce.<br />
Al mattino era sparita.</p>
<p>La cercai per tre giorni e tre notti percorrendo palmo a palmo tutta l&#8217;Isola. Non trovai che dolore e disperazione e il suo flauto abbandonato nella sua stanza. Vuota.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12567" title="out-to-sea-by-harold-strong-on-flickr" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/out-to-sea-by-harold-strong-on-flickr.jpg" alt="out-to-sea-by-harold-strong-on-flickr" width="500" height="309" /></p>
<p>Seduto aspetto il mio destino incerto. Grige nubi pascolano nel cielo del quarto giorno senza musica e amore. Il vento scala la scogliera e scuote piccoli fili d&#8217;erba e sottili margherite, oramai avvizzite. Procedo lungo il sentiero con il passo incerto dell&#8217;ubriaco. La mia attenzione è catturata dai ricordi della bellezza di questi luoghi selvaggi e di Lei che suona per le onde del mare. Una bellezza che è fuggita e non ritornerà. La sera scivola implacabile sui miei pensieri, il tempo scorre come cera sul bordo di una candela accesa.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;alba dell&#8217;ultimo giorno. I pochi superstiti ammassano le loro proprietà sulla banchina per salpare su di una nave che non farà ritorno. Rinchiudono in borse e casse i loro beni lasciando nelle loro case vuote i loro cuori. Li vedo incamminarsi in silenzio sul ponte. I più vecchi lanciano un ultimo sguardo malinconico prima che gli oblò vangano chiusi. L&#8217;Isola è deserta. Rimane solo la giovane O&#8217;Halloran, pazza come sua madre, che non vuole partire. Ed io che non partirò senza di Lei. Lei che è ancora sull&#8217;Isola dalla quale non sono partite navi o imbarcazioni in questi giorni.<br />
Chiedo per l&#8217;ultima volta se qualcuno l&#8217;ha vista ma non ottengo risposta.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12569" title="to-co-clare-by-harold-strong-on-flickr" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/to-co-clare-by-harold-strong-on-flickr.jpg" alt="to-co-clare-by-harold-strong-on-flickr" width="500" height="320" /></p>
<p>Solo ora che la nave è sparita oltre la scogliera e siamo rimasti noi due soli la giovane O&#8217;Halloran si volta verso  di me e canta: &#8221; l&#8217;amore è come la marea che viene e va, il tempo passa e non ritorna più&#8221;.</p>
<p>Cerco ancora Lei, non mi arrendo. Urlo al vento il suo nome ma le risa cupe dei gabbiani mi conducono sull&#8217;orlo della disperazione e della scogliera. &#8220;l&#8217;amore passa e non torna più&#8221; dicono ma non è vero! Io amo quegli occhi sconvolti dalla passione furiosa, le danze improvvise, l&#8217;alterna cadenza di pianti e risate di cui umana ragione non sa darsi motivo. Io amo tutto questo, io la amo ancora.</p>
<p>Un ultimo battello salperà tra meno di un&#8217;ora. Sono venuti a prendere la giovane O&#8217;Halloran e a caricare le ultime casse. Benché io abbia cercato e urlato del mio amore non v&#8217;è traccia. Seduto sulla spiaggia con la testa tra le mani vedo la marea salire. Due ombre si rincorrono tra le rocce.<br />
Alzo gli occhi al cielo e tra le palpebre semichiuse vedo lassù il cigno e il gabbiano. Partire o morire.<br />
Partire è la scelta saggia. Partire e lasciare qui il mio cuore ed affidarmi al tempo. Partire e dimenticare. Partire e non guardare più indietro. Partire e gettare questo flauto nelle profondità di un abisso dal quale non dovrà mai più riemergere.<br />
Oppure restare, la scelta folle, e morire. Ma prima ritrovare l&#8217;amore fosse solo per un ultimo bacio. Restare e morire prima che la paura stessa della morte mi porti a rinnegare il mio amore.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12570" title="to-lighthouse-by-harold-strong-on-flickr" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/03/to-lighthouse-by-harold-strong-on-flickr.jpg" alt="to-lighthouse-by-harold-strong-on-flickr" width="500" height="320" /></p>
<p>Conduco gentilmente il flauto verso le mie labbra, come feci con Lei davanti al sole morente e intono il motivo solenne della follia d&#8217;amore che sconvolge. Sento il sapore ferroso del sangue, il sangue che uscì copioso dalle sue labbra quando mi disse di voler partire, che mai sarebbe restata qui con me. La bacio sulle labbra ormai livide e mi corico accanto a lei sul nostro letto di alghe e rocce, invecchieremo insieme, qui, noi due soli, per sempre.<br />
La marea si alza, un gabbiano famelico già si avvicina.<br />
Intono l&#8217;ultimo motivo mentre la prima pulce già ha raggiunto il mio cuore.</p>
<p><em>2000</em></p>
<blockquote><p><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/William_Butler_Yeats"  target="_blank"><strong>W. B. Yeats</strong></a></noindex> (<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://books.google.com/books?id=K7f1XAFs13QC&amp;pg=PA32&amp;dq=inauthor:William+inauthor:Butler+inauthor:Yeats+you+are+old&amp;ei=xgmrSeESnKoyl9vswAg"  target="_blank">We you are old</a></noindex>) Quanti amarono i tuoi momenti di grazia malinconica, | e la tua beltà, con falso o vero amore; | ma un uomo solo ha amato l&#8217;anima pellegrina che è in te | e le pene del tuo volto che muta.</p></blockquote>
<p><em><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/hns/sets/72157594399149548/"  target="_blank">Photos by Harol Strong</a></noindex></em></p>
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		<title>Non lo So</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Dolzan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell&#8217;approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell&#8217;approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l&#8217;anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari.<br />
<span id="more-12159"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12161 aligncenter" title="parassitacomp" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/02/parassitacomp.jpg" alt="parassitacomp" width="588" height="263" /></p>
<p>Si moriva da giovani, quei pochi a quarant&#8217;anni eran già vecchi, ma oggi che la relatività del tempo è a tutti nota, dovrebbe apparir chiaro che anche solo 100 anni fa, quando la vita scorreva liquida in un composto rado d&#8217;occasioni o diluito nei tempi, i giorni valevano il doppio e che quindi, alla meglio, non è cambiato niente sotto questo aspetto. Oggi 24 ore bastano a malapena per lavorare.<br />
Non lo so.<br />
Sono inebetito da questo tutto e da questo niente. Coltivo il mio talento necrofilo immergendomi e talvolta annegando nel passato-passatista. Non riesco a cavarmi dal cervello e dal cuore che questo raggiunto benessere, tutta questa tecnologia, prosciughi l&#8217;anima anziché nutrirla; perdipiù questa mia lagna è uguale al pianto del coccodrillo a panza piena.<br />
Nonostante ciò, ho la certezza che questo centinaio d&#8217;anni appena trascorso, &#8211; il XX secolo delle grandi rivoluzioni &#8211; sia stato un trabocchetto per la nostra società occidentale.</p>
<p>Con gli occhi al cielo i nostri nonni ammiravano i fuochi d&#8217;artificio progressisti quando in realtà i giochi eran già finiti e i nodi delle contraddizioni incastrati nel pettine dell&#8217; &#8217;800.<br />
Il XIX secolo ha segnato il picco di questa nostra giostra dell&#8217;intelligenza europea, ne ha tracciato i limiti e segnato i futuri confini. E&#8217; stata la fulminea parentesi nella storia dell&#8217;uomo che poteva farsi libero. Ogni colpo secco di ghigliottina in Francia è stato un passo avanti dell&#8217;uomo per l&#8217;uomo del mondo intero, così la morte decretata di Dio nella penna di scrittori e filosofi, il segno di matita degli artisti dentro e fuori dalle accademie e dalla società; l&#8217;affossamento della s/ragione illuminista in un chiavare sovrafollato e decadente che ha marcato nuovi territori del piacere e marchiato d&#8217;idiozia nevrotica la morale. Beati i vivi godenti a quei tempi! Nel giro di un cinquantennio al massimo, (dalla seconda metà dell&#8217; &#8217;800), tutto è rientrato nella subnormalità della tiritera s/faccendiera giornaliera, grazie alle carceri e ai manicomi declinati nelle più fantasiose forme.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-12162 aligncenter" title="alliadat2" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2009/02/alliadat2.jpg" alt="alliadat2" width="583" height="398" /></p>
<p>Oggi che sono qui e che scrivo, dopo svariati tentativi maldestri di ricucire il presente e il passato per conservare la memoria e renderla di nuovo agente attivo in questa stramaledetta società, ritorno senza coda al cucciolo che gioca con la propria coda&#8230; mi sento un Davide ingrassato che brandisce minaccioso la propria fionda contro un Golia infarcito di testate nucleari.<br />
E&#8217; la storia che si ripete &#8211; dico dentro di me &#8211; e penso per associazioni mentali a quell&#8217;unica lettura che mi tranquillizza per la sua onestà: al &#8220;Chuang-Tzu&#8221; di 4 secoli prima che il nostro Signore posasse il suo sacro culo sulla testa delle nostre anime per raddrizzarci i torti. Penso alla storiella popolare raccontata da questo eremita delle foreste: l&#8217;orgogliosa mantide religiosa alzò le sue zampette per frenare il carro, rimanendone spiaccicata.<br />
E così, con la mantide divido la medesima sorte: il pittore spiaccicato senza riscontri, fuor d&#8217;epoca e dal mondo senza nemmanco lo sputo di un vitalizio che non si negava allo sfortunato Van Gogh. Tritato dal carrozzone del benessere modaiolo, dogmatico, imputtanito.</p>
<p>Illustrazioni dell&#8217;autore tratte dal sito <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.paolodolzan.com/"  target="_blank">www.paolodolzan.com</a></noindex></p>
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		<title>Dei Delitti e del(le) Pene</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tenebra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto ci si accorge, nel nostro paese, che le donne vengono stuprate. Ogni giorno centinaia di donne subiscono violenza per le strade ma soprattutto tra le tranquille mura domestiche delle Famiglie, con la effe maiuscola, beatificate e santificate di qua e di là del Tevere. Ogni ora ci vengono proposte immagini e idee che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto ci si accorge, nel nostro paese, che le donne vengono stuprate.</p>
<p>Ogni giorno centinaia di <a href="http://www.mentecritica.net/quasi-pronto-ho-paura/leggere/oltre-le-righe/anna-m-caputano/9730/" >donne subiscono violenza</a> per le strade ma soprattutto tra le tranquille mura domestiche delle Famiglie, con la effe maiuscola, beatificate e santificate di qua e di là del Tevere.</p>
<p>Ogni ora ci vengono proposte immagini e idee che ci dicono che le donne sono oggetti e, come tali, possono essere usate.</p>
<p><img class="aligncenter" title="vergognosa pubblicità di dolce e gabbana" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dandg.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p><span id="more-11735"></span>Ogni minuto si rafforza la connotazione di genere (maschile) della nostra società, aumenta la misoginia e l&#8217;omofobia <a href="http://www.mentecritica.net/gay-e-vaticano-rispetto-non-principi/informazione/democrazia-e-diritti/daniela-tuscano/10230/" >benedetta dall&#8217;enclave papalina</a> che non vuole che siano condannati gli stati che imprigionano, torturano, uccidono gli omosessuali.</p>
<p>Ma ciò che è unico ed inimitabile è il nostro Presidente del Consiglio che fa battute su queste cose e dice che &#8220;&#8230;.è impossibile mettere accanto ad ogni bella donna un agente di polizia&#8230;&#8221; ( per quelle meno belle, evidentemente, l&#8217;aspetto fisico è una protezione sufficiente) , lo stesso che ha vinto le elezioni, solo pochi mesi fa, promettendo law and order e accusando la sinistra d&#8217;essere lassista se non connivente con i criminali.</p>
<p><img class="aligncenter" title="padanità by mentecritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/padanita.jpg" alt="" width="500" height="204" /></p>
<p>&#8211;§&#8211;</p>
<p>Il sito di questo autore è segnalato da MC come &#8220;<strong>un buon posto sul web</strong> <strong>secondo MC</strong>&#8220;. Se pensi che anche il tuo sito debba essere segnalato, faccelo sapere <a href="http://www.mentecritica.net/cosa-e-mentecritica/contatti/"  target="_blank"><strong>a questo link</strong></a>.  Proporsi non è peccato e noi saremo felici di leggerti.</p>
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		<title>Passeggeri della mia Vita Ovvero la Grande Depressione</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 08:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La depressione è una malattia subdola e di origine sconosciuta. Molti, anche inconsapevolmente, ne soffrono. Si acutizza in questo periodo di luci scintillanti, preparazioni frenetiche a feste e cenoni, regali da ricevere e da offrire. Il tutto con il cuore nero di angoscia. Sistemando la mansarda sono riemersi alcuni quaderni su cui appuntavo dei frammenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Depressione_(malattia)"  target="_blank">depressione</a></noindex> è una malattia subdola e di origine sconosciuta. Molti, anche inconsapevolmente, ne soffrono. Si acutizza in questo periodo di luci scintillanti, preparazioni frenetiche a feste e cenoni, regali da ricevere e da offrire. Il tutto con il cuore nero di angoscia.</p>
<p>Sistemando la mansarda sono riemersi alcuni quaderni su cui appuntavo dei frammenti di me. Li propongo qui con la speranza che possano diventare una di quelle ciambelle di salvataggio che miracolosamente si trovano in rete quando sembra che niente più possa aiutare. Una specie di messaggio lasciato nel mare immenso delle cose che solo colui al quale è veramente diretto saprà riconoscere. La depressione è un buio tunnel,  ma uscirne è possibile. Non posso certo fornire una soluzione unica e valida per tutti, una soluzione unica non esiste. La mia esperienza mi ha insegnato che il contatto con gli altri è fondamentale. Anche un contatto obliquo e perverso.</p>
<p><span id="more-10650"></span><em>*<br />
</em></p>
<p><em>Ho trascorso molto tempo della mia vita ad aspettare un autobus, un autobus spesso in ritardo perché intrappolato nel traffico impazzito della Città. Come tutti odio quell&#8217;attesa. In passato, però, mi capitava anche di aspettare un autobus inesistente, un autobus che non avrei mai preso. Quando mi sentivo solo e spaventato e non sapevo dove andare o cosa fare sceglievo una fermata per la quale transitavano parecchie linee. E me ne stavo lì.</em></p>
<p><em><img class="aligncenter size-full wp-image-11050" title="attesa" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/12/attesa.jpg" alt="attesa" width="500" height="704" /><br />
</em></p>
<p>Siedo e aspetto l&#8217;autobus. Un autobus che non prenderò.</p>
<p>Le persone salgono e scendono dai mezzi, si riversano come una cascata dalla porte aperte e scorrono come l&#8217;acqua di un torbido rigagnolo lungo il marciapiede. Alcuni risalgono in fretta la corrente. Insinuandosi e sgomitando per prendere un posto a sedere si scontrano con quelli che, in fretta, scendono scalpitando e maledicendo gli indecisi. Che sono i turisti abbagliati dalla maestosità del Colosseo, storditi dal traffico delle lamiere e da quel fluire ininterrotto di corpi. O sono gli anziani che lamentano la mancanza di rispetto rimpiangendo i bei tempi andati, esistiti forse solo nella loro memoria.</p>
<p>Capita &#8211; raramente &#8211; che gli autobus incolonnati arrivino pressoché contemporaneamente alla <em>mia </em>fermata. Ogni passeggero ha per definizione una destinazione ben precisa. Solo io non so cosa fare. Tutti se ne vanno, ognuno per la sua strada. Tutti sanno dove andare e cosa fare. Io resto qui.</p>
<p>Aspetto. Aspetto seduto su una panchina malmessa e scarabocchiata. Aspetto un autobus che non prenderò. Mi alzerò infine per procedere nella direzione opposta al flusso di veicoli e persone. Perché sono qui? Aspetto qualcosa o qualcuno e trovo conforto in questa solitaria moltitudine. Persone che vanno e che vengono.</p>
<p>Passeggeri della mia vita.</p>
<p><em>(2000)</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-11051" title="passengers_by_pajo89" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/12/passengers_by_pajo89.jpg" alt="passengers_by_pajo89" width="558" height="375" /></p>
<p><em>art by <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://jxdx.deviantart.com/art/Depression-48173194"  target="_blank">jxdx</a></noindex>, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://venomer.deviantart.com/art/Depression-70343639"  target="_blank">venomer</a></noindex>, <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://pajo89.deviantart.com/art/passengers-78608207"  target="_blank">pajo89</a></noindex><noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://jxdx.deviantart.com/art/Depression-48173194"  target="_blank"> </a></noindex><br />
</em></p>
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		<title>Vacanze Trevigiane (Treviso a Cattivo Gioco)</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vacanze-trevigiane/cuore-di-tenebra/caffe-nel-deserto/diabolicomarco/7647/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 08:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Strange Days]]></category>
		<category><![CDATA[Lega-Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere]]></category>
		<category><![CDATA[treviso]]></category>

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		<description><![CDATA[Non avevo idea di dove fosse Treviso, della sua storia. Di alcune città hai un&#8217;idea o un ricordo particolare anche se non ci sei mai stato. Non dico che certe convinzioni infondate abbiano un senso, però ci sono. Di Treviso niente. Un&#8217;impressione condivisa dalla maggior parte degli altri romani che ho consultato a proposito. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevo idea di dove fosse Treviso, della sua storia. Di alcune città hai un&#8217;idea o un ricordo particolare anche se non ci sei mai stato. Non dico che certe convinzioni infondate abbiano un senso, però ci sono. Di Treviso niente. Un&#8217;impressione condivisa dalla maggior parte degli altri romani che ho consultato a proposito. Da tutti quelli che erano con me, sicuramente.</p>
<p style="center;"><img class="size-full wp-image-7684 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/vacanze-trevigiane-by-dm.jpg" alt="" width="399" height="304" /></p>
<p><span id="more-7647"></span></p>
<p>In una calda notte di settembre mi sono trovato a passeggiare per le strade semi deserte di una città ordinata e piacevole. Ho notato subito la pulizia delle strade e dei molti fiumi e canali che l&#8217;attraversano. Fino alla piazza centrale gli unici rumori erano prodotti da noi, branco di romani in cerca di un bar per brindare alla salute del nostro amico di una vita, scapolo per l&#8217;ultima notte.</p>
<p>Parcheggiamo a ridosso dell&#8217;area pedonale del centro davanti alla vetrina di un&#8217;armeria. La nostra attenzione è immediatamente focalizzata sul sogno di ogni giocatore di ruolo: uno spadone con l&#8217;elsa intarsiata e una lama di un metro e mezzo o forse più. Solo dopo noto un adesivo sul vetro. Una signora di mezza età con tailleur e capelli perfettamente phonati è ripresa nell&#8217;atto estrarre uno spray antiaggressione dalla sua borsetta.</p>
<p><img class="size-full wp-image-7656" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/treviso-di-notte-04.jpg" alt="foto di marcella bona" width="500" height="330" /></dt>
</dl>
<p style="text-align:center;"><small>foto di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/marcella_bona/sets/72157603994672074/"  target="_blank">marcella bona</a></noindex></small></p>
<p><em>Lo sceriffo e i saloon</em></p>
<p>Mentre ci incamminiamo verso la Piazza dei Signori mi ricordano che questa è la città di Gentilini o meglio la città che ha eletto come sindaco per due mandati Gentilini e che, quando non è più stato possibile rieleggerlo, l&#8217;ha nominato vice-sindaco o &#8220;prosindaco&#8221;. Cosa vuol dire me lo sono chiesto solo in seguito.<br />
Procediamo verso la Piazza dei Signori. Ci sono un paio di bar affollati e mondani. Proprio dietro alla torre una vineria dall&#8217;aspetto più invitante. Gli ombrelloni esterni erano già chiusi, come i tavoli e le sedie che già erano stati accatastati sotto i portici. Era da poco passata l&#8217;una e mezza.<br />
L&#8217;oste vorrebbe cacciarci ma un po&#8217; perché siamo una decina e son sempre soldi un po&#8217; perché siamo qui per una specie di addio al celibato ci serve e brindiamo, fuori, in piedi.<br />
Qualcuno ordina presto un altro giro. L&#8217;oste improvvisamente cambia di espressione al primo rintocco del campanile che segnava lo scoccare delle due. Se vogliamo qualcosa dobbiamo ordinarlo (e berlo) in fretta! Ce l&#8217;ha detto quasi bisbigliando come se chissà chi potesse sentirci. Avrebbe potuto benissimo essere una scena di qualche film horror di serie B: il suono delle campane indicava chiaramente che bisognava rintanarsi in casa e l&#8217;oste non voleva rischiare la pelle per colpa di una decina di forestieri. Stare fuori è pericoloso, lui glielo aveva detto! Se loro non volevano ascoltarlo pazienza, lui doveva mettersi in salvo. Gentilmente ma con fermezza ci requisisce i bicchieri e spegne le luci.<br />
<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.oggitreviso.it/node/9176" >Leggendo il giornale locale</a></noindex>, qualche giorno dopo, ho capito il perché di tanta fretta. Proprio il giorno successivo la polizia avrebbe effettuato controlli a tappeto su tutti i bar della piazza per verificare il rispetto delle regole. Alle due di notte, il sabato, la gente per bene sta a casa a dormire.</p>
<p style="center;"><img class="size-full wp-image-7658 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/treviso-di-notte-05.jpg" alt="foto di simonecasadei" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align:center;"><small>foto di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/simonecasadei/sets/72157600684360002/"  target="_blank">simonecasadei</a></noindex></small></p>
<p>Mentre passeggiavo sentivo crescere un senso di inquietudine. Proprio non riuscivo a capire il nesso tra la bellezza di alcuni scorci e <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Gentilini#Polemiche"  target="_blank">il marcio di certe affermazioni</a></noindex>. Perché è sicuramente sbagliato giudicare un&#8217;intera città in base alle azioni di una sola persona ma in questo caso sembra proprio che una fetta consistente degli abitanti di questa città si identifichi nel suo sceriffo.  Non riesco a credere che chi abita quelle piccole terrazze e quei giardini affacciati sui fiumi trasparenti possa coltivare fioriere gonfie di colori e allo stesso tempo un odio così bestiale nei confronti di tutto ciò che può essere definito &#8220;altro&#8221;.</p>
<p style="center;"><em>Pulizia etnico-avicol-cinofila </em></p>
<p>Dettaglio: lungo tutti i cornicioni dei lunghi aghi anti piccione. Sotto i portici delle reti. Ingenuamente penso che un piccione possa accorgersi del pericolo e che di fatto questi non siano che un deterrente. Evidentemente penso ad alta voce. Qualcuno mi riporta bruscamente alla realtà: &#8220;a&#8217; da&#8217; vedè come ce se &#8216;nfirzano certi. Uno spettacolo veramente macabro, ce stanno pure a Roma &#8216;sti cosi&#8230;&#8221;<br />
Ci sono, certamente. Ciò che mi colpisce qui è la metodicità, sono ovunque. Anche dove &#8211; mi sembra &#8211; un uccello non riuscirebbe a posarsi.</p>
<p style="center;"><img class="size-full wp-image-7652 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/treviso-cigno.jpg" alt="foto di occhichiusi" width="500" height="194" /></p>
<p style="text-align:center;"><small>foto di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/occhichiusi/sets/"  target="_blank">occhichiusi</a></noindex></small></p>
<p>Dal mezzo delle fronde di un salice che accarezza il pelo dell&#8217;acqua emerge uno splendido cigno bianco. &#8220;La madre di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.youtube.com/watch?v=_PAJS3iaTvw" title="sigla su YouTube"  target="_blank">Kyashan</a></noindex>&#8220;, dice qualcuno e mi viene da ridere. Poi leggo un cartello &#8220;Vietato nutrire cigni e colombi&#8221;. Perché mai? Cosa c&#8217;è di più bello, specie per un bambino? Mi raccontano altri aneddoti su Gentilini, su Gentilini e gli animali e mi rendo conto che la realtà supera ogni mia fantasia.</p>
<p>A quanto pare i cigni rappresenterebbero un grave problema per la città e sarebbe necessario <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/02/15/proposta-choc-di-gentilini-sterminiamo-questi-cigni.html"  target="_blank">sterminarli</a></noindex>. A colpi di fucile, mi hanno detto ma non ho trovato conferme scritte. Fossero stati veramente 700 in città come diceva lui avrei anche capito. Ma&#8230; a fucilate? (<noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://archiviostorico.corriere.it/2003/febbraio/03/Treviso_una_campagna_per_salvare_co_0_030203992.shtml"  target="_blank">secondo l&#8217;ENPA erano 350 lungo tutto il corso del fiume</a></noindex>, comunque).</p>
<p>Altro grande problema della città sono i cani. Gentilini non solo <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://tribunatreviso.repubblica.it/dettaglio/Gentilini-mette-al-bando-i-cani-stranieri/1470001?edizione=EdRegionale"  target="_blank">ha messo al bando i cani stranieri</a></noindex> (&#8220;<em>Dobbiamo dire no, invece a quei cani stranieri che non sono rispettosi dell&#8217;ecoflora nostrana e del nostro ambiente</em>&#8220;) ma ha condotto anche una feroce battaglia con i proprietari di cani che si ostinavano a volerli portare a passeggio per le &#8211; pulitissime &#8211; strade del centro. All&#8217;inizio ho continuato a ridere. Poi un velo di tristezza mi è calato addosso.  Ho continuato a guardare in silenzio il cigno-androide che si allontanava.</p>
<p style="center;"><img class="size-full wp-image-7655 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/treviso-di-notte-02.jpg" alt="foto di SerialK" width="500" height="333" /></p>
<p style="text-align:center;"><small>foto di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/serialk/sets/"  target="_blank">serialk</a></noindex></small></p>
<p style="center;"><em>Ordine e disciplina</em></p>
<p>Continuavo a non capire cosa ci fosse di &#8220;sbagliato&#8221; in quella città così piacevole e così, indubbiamente, ben amministrata. Mentre percorrevo quelle strade mi resi conto che il mio è un disagio personale. Provavo lo stesso imbarazzo di quando, da ragazzino, andavo a casa di alcuni amici i cui genitori tenevano candidi teli o rivestimenti di cellophane sulle poltrone e io ero costretto a sedere sul bordo con il terrore di sporcarli o sciuparli. Anche quando mi offrivano dolci o altre delizie non riuscivo a gustarmele, ero sempre in tensione. In particolare, in una di quelle case, c&#8217;erano così tanti soprammobili in cristallo che avevo anche paura di respirare. Non era un&#8217;esagerazione, evidentemente. In quel salotto le finestre erano sempre chiuse e i divani inaccessibili a noi ragazzi. Tutto era sempre perfettamente pulito e in ordine e l&#8217;aria irrespirabile. Sedevamo accanto al pianoforte su degli sgabelli costantemente monitorati dallo sguardo attento e severo di sua madre che mai e poi mai avrebbe permesso a noi &#8220;ragazzi&#8221; di godere della morbidezza di quei cuscini. A che serve avere tanto se non si può godere di nulla? Non era una casa ma un museo dove tutto è bello ma inaccessibile, dove c&#8217;è tutto ma non si può usare niente.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7681" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/10/treviso-di-notte00.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align:center;"><small>foto di <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://www.flickr.com/photos/11091921@N08/1708813084/"  target="_blank">bentegazza</a></noindex></small></p>
<p>In una piazza candida e illuminata a giorno girano lente le pale di un mulino. Seduto su una panchina alzo gli occhi e conto sei, sette, una decina di telecamere che scrutano ogni angolo, anche il più remoto. Inconsciamente scivolo fino al bordo della seduta e mentre sono lì, scomodo, verifico di non aver sciupato nulla.<br />
Bella Treviso, però adesso torniamo a casa.</p>
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		<title>La Forma del Cazzo</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 17:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saint</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
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		<description><![CDATA[Chiedo, il più umilmente possibile, scusa a J.L.B. Forse il modo migliore di mostrare il mio pentimento e la coscienza della pochezza di quanto scritto, sarebbe stato non pubblicarlo affatto e anzi distruggerlo, ma, da inane ed eterogeneo emulo degli sforzi del Menard, ho trovato difficile separarmi da questo stralcio faticosamente richiamato da uno degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em> Chiedo, il più umilmente possibile, scusa a J.L.B. Forse il modo migliore di mostrare il mio pentimento e la coscienza della pochezza di quanto scritto, sarebbe stato non pubblicarlo affatto e anzi distruggerlo, ma, da inane ed eterogeneo emulo degli sforzi del Menard, ho trovato difficile separarmi da questo stralcio faticosamente richiamato da uno degli scaffali della biblioteca di Babele, dove tra l&#8217;altro avrebbe continuato in ogni caso ad esistere; ed ho inoltre, dopo lunghe riflessioni, convenuto con me stesso che quanto segue è, comunque, solo il mediocre frutto di un’ispirazione di molto più nobile e ammirevole provenienza, frutto di cui io non ho colpa, se non forse quella di averlo sognato, troppo frettolosamente, e senza alcun metodo, in una sola notte.</em></p></blockquote>
<p><span id="more-3476"></span><br />
Avvenne pochi giorni dopo. Alla morte di Mizar mi ero chiuso in casa; la tristezza l’aveva sostituito come unica compagna nei momenti in cui più debole su me si faceva la presa, tuttavia salda, della multiforme e monotona apatia; ma per qualche ragione, a causa di qualche motivo insondabile, di qualche misterioso o da me incompreso ente che con maliziosa vaghezza s’ingegnava d’interferire con le acquisizioni dei miei sensi e della mia ragione ingenerandomi sensazioni con esse contrastanti, avevo come un latente e tuttavia persistente sentore che nulla fosse cambiato, che lui fosse ancora lì accanto, che stessimo vivendo ancora i giorni che sapevo essere per sempre passati, che tutto nella mia vita, nella nostra, fosse sempre uguale a se stesso, e uguale attorno a noi il mondo e la terra in cui abitavamo. Le notizie, le facce, i rumori che venivano fuori dal medium (da poco c’erano state nuove elezioni, o dovevano esserci a breve) mi consolavano e confermavano nella mia quasi convinzione.</p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/monstrorum1642.jpg" alt="monstrorum1642.jpg" /></p>
<p>Da questo stato d’incertezza mi riscossi di colpo: il mercato dei sogni mi vendette quel giorno solo l’amara verità. Camminando lungo Via dell’epifania, all’altezza di quell’anonimo bar dai tavolini laccati che tutti avranno notato, mi accorsi che la pubblicità sul cartellone ai piedi del quale Mizar soleva fare i propri bisogni era cambiata: fu allora che acquisii senza dubbio residuo la nozione che il mondo come lo conosceva lui già non esisteva più, che già veniva dimenticato, che tutto, quasi con crudeltà, continuava incessantemente ad evolversi e cambiare. Unica cosa immutabile era appunto la persistenza del cambiamento, meccanismo che impregnava il mondo intero, a prescindere dalle notizie, dissonanti, che per una settimana mi avevano sommerso, e comunque sentivo in continuazione, di quello che avveniva in parlamento. Lì sembrava regnare l’immobilità. Lì dentro, unico punto sulla terra, un’effimera avrebbe continuato a volteggiare nell’aria per decenni, forse per secoli. Pochi, e io non sono tra quelli, conoscono bene quel luogo, e io ne lessi per la prima volta su di un vecchio volume che riposava negli scaffali di mio nonno. Volume che divenne mio alla sua morte, e da cui riporto un brano:</p>
<p>«<em>Il parlamento (che altri chiama l’Italia), si compone – o sembra comporsi (il significato di questo inciso si comprenderà meglio dopo) -, secondo i riscontri più accreditati, di due ambienti principali, o camere, e da diversi e disparati ambienti accessori funzionali alla vita di coloro che lo abitano. Secondo la maggior parte delle fonti antiche, la struttura del luogo non sarebbe unitaria, trovandosi le due camere principali in due luoghi distinti e separati. Questo dato, che per lungo tempo è sembrato acquisito e immodificabile, viene sottoposto però negli ultimi tempi ad una severa verifica da diverse teorie e scuole di pensiero più o meno innovative. Il dibattito, di cui ci apprestiamo a dare un breve resoconto, scaturisce dalla constatazione di alcuni dati di fatto, della cui totalità non si può dare qui conto, riguardanti le due camere: in entrambe vengono fatte le stesse discussioni sugli stessi argomenti e prese le stesse decisioni, avvengono gli stessi scontri, si usano gli stessi toni. Secondo i teorici del relativismo della cognizione parlamentare su base biologica, scuola di pensiero a dir la verità ormai in disarmo, una sola stanza, l’unica esistente, sarebbe percepita da ognuno in modo diverso in base alla predisposizione personale, con la prevalenza, tra la popolazione, di due pattern percettivi principali. </em></p>
<p><em>La difficoltà nello stabilire l’origine genetica dei pattern di percezione, nonché il loro numero preciso, e nel comprendere se i due principali fossero degli schemi singoli ovvero degli insiemi di schemi affini, ha portato in breve, insieme al rapido apparire sulla scena di altre scuole di pensiero, al declino dei relativisti. Per un limitato periodo si è assistito quindi all’egemonia di una nuova teoria, originata dall’intuizione e dal lavoro del prof. A. Mutadotto, secondo la quale la percezione della natura dell’unica camera cambierebbe effettivamente, ma in base, questa volta, alle frequenti fluttuazioni energetiche del medium elettromagnetico attraverso il quale, noi abitanti dello spazio esterno, acquisiamo notizia di ciò che lì dentro avviene e dell’esistenza stessa di tale luogo. Teoria interessante, forse troppo poco approfondita e verificata, postulava tra l’altro che senza l’esistenza del medium quasi tutti ignorerebbero persino l’esistenza stessa del parlamento, e che un’eventuale scomparsa di quello, o del parlamento dalle sue trasmissioni, porterebbe in breve tempo all’oblio quasi completo del luogo in questione da parte della maggior parte degli abitanti dello spazio esterno. I risvolti più interessanti della teoria erano però, forse, altri. Molti studiosi si spinsero ad affermare che in effetti per la maggior parte delle persone non c’era molta differenza tra la verità fattuale e ciò che veniva veicolato dal medium come tale, e che al limite il parlamento, o qualsiasi altra cosa quello veicolasse, avrebbe potuto essere anche solo una bugia, un imbroglio, una creazione aleatoria di qualche software appositamente adibito dai gestori del medium, non essere mai esistito o accaduto; e questo non avrebbe cambiato niente. </em></p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/box-0.gif" alt="box-0.gif" /></p>
<p><em>Su un piano più filosofico, di sicuro meno scientifico, quasi magico, si pone la teoria che attualmente riscontra più successo, che più delle altre, quantomeno, fa discutere e infiamma le menti, esposta da S. Avicefalo nel recente </em>Sulla natura della doppia illusione parlamentare<em>. Non rigettando completamente le argomentazioni di Mutadotto, specie sul ruolo deformante della realtà attribuito al medium, egli avanza ipotesi inquietanti, tacciate da molti di essere campate in aria e prive di riscontri scientifici, ma che danno la spiegazione ad oggi più affascinante di alcune peculiarità del fenomeno. Secondo Avicefalo esisterebbe una sola camera, mentre l’altra sarebbe il riflesso di quella stessa attraverso una sorta di specchio aereo ed impercettibile posto sul suo soffitto. La natura e l’origine di tale specchio sono il punto debole di questa teoria, poiché l’autore si limita a bofonchiare che esso è fatto di rabbia e d’incubo, e che si origina da un grumo denso di tali sentimenti che fluttua per l’aria. Se si riesce a tralasciare per un attimo questa questione, fondamentale, si legge sul tomo dell’Avicefalo che il riflesso di tale specchio non è fedele: riflette le stesse persone e gli stessi luoghi, ma traslati nel tempo. L’immagine che espelle è la proiezione futura di quella che fagocita. Questo spiegherebbe la differenza d’età, che molti testimoniano, tra gli occupanti delle due camere e, per sovvenuti e inevitabili decessi, quella di numero. Spiegherebbe altresì la comunanza di costumi e portamenti. </em></p>
<p><em>Il fatto che gli argomenti discussi nelle due camere, quella reale e quella apparente, o, meglio, quella presente e quella futura, siano uguali, sarebbe ulteriore prova dell’identità degli occupanti, e indice del fatto che gli argomenti di discussione siano destinati, per qualche motivo ancora oggetto d’indagine, ad essere sempre i medesimi, con l’unica variante di qualche permutazione di parole. Oscuro rimane anche, seppur l’Avicefalo l’ipotizzi collegato alla natura dello specchio, e forse proprio per quello, il processo di percezione di queste immagini (o dovremmo dire di quest’altra dimensione, di quest’altro tempo?) da parte di noi esterni. Si ipotizza qualche forma d’interferenza tra il campo energetico del medium e quello, comunque di natura diversa, dello specchio. Nonostante tutti questi passaggi oscuri, che forse necessitano solo di un po’ più di tempo e di studio per essere illuminati, quest’ultima teoria non risulta tanto incredibile se si considera per un attimo il carattere anch’esso magico, interlocutorio risulterebbe fin troppo eufemistico, di altri fenomeni che riguardano l’oggetto di questa breve e modesta dissertazione. Il fatto, ad esempio, che chi entri in parlamento, si dice, difficilmente riesca ad uscirne, nonostante molti disertino spesso la sala principale – o le sale? Il dubbio s’impone allo stato attuale delle speculazioni in merito – impegnati nell’estenuante ricerca di un pertugio dagli ambienti accessori verso l’esterno…</em>»</p>
<p>«<em>… e non ultimi, nell’elenco delle magie, vengono i leghisti, abitanti del parlamento quasi mitologici, novelli minotauri, poiché in loro risiederebbe la doppia natura di secessionisti e di governanti di uno stato unitario.</em>»</p>
<p>Credo che la citazione basti, non vorrei dilungarmi troppo; e poi il leggere dei leghisti mi ha fatto ritornare in mente una storia che ebbe a raccontarmi, ero ancora giovine, sempre il mio nonnino. Un giorno, parlavamo del grottesco e del paradossale, mi racconto di aver visto, sul medium, un uomo che parlava, uno degli abitanti del parlamento.</p>
<p>Più che quello che diceva l’aveva attirato però la sua faccia, la sua espressione. Non perché fosse sgradevole alla vista o buffa &#8211; erano banalità a cui egli non prestava attenzione i capricci che la natura spargeva qua e là sui suoi figli &#8211; ma perché gli dava una strana sensazione. Era come se, ad un livello sottostante a quello della pelle, o forse in un’altra dimensione percettiva, quella faccia fosse diversa, nascondesse un segreto, avesse un’altra forma.</p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/pigsinthewind.jpg" alt="pigsinthewind.jpg" /></p>
<p>L’uomo criticava la legge elettorale (concetto sul quale risparmio un’altra citazione ancor più noiosa della precedente: vi basti sapere che serve a stabilire il meccanismo col quale si decidono gli abitanti del parlamento) a quel tempo vigente con toni aspri, enumerandone tutti i difetti e le brutture, utilizzando termini dalla valenza espressionistica che avrebbero fatto provare reale vergogna a chiunque ne fosse stato l’autore.</p>
<p>Mio nonno l’ascoltava, invero distrattamente, e continuava a scrutarlo, per carpirne il segreto, svelarne la vera natura, cogliere ciò che quella faccia voleva dirgli. A un certo punto l’oratore s’infervorò, il tono delle definizioni ingiuriose nei confronti della legge crebbe, finché in un infuocato accesso finale l’uomo, ormai quasi paonazzo, pronunciò il giudizio definitivo: “<em>E’ una porcata!</em>”.</p>
<p>Seguirono istanti di attonito silenzio; a chi avesse potuto scrutarli gli occhi del mio predecessore avrebbero mostrato, ammiccante dal fondo, la scintilla dell’intuizione; l’uomo riprese a parlare, lentamente, col sorriso monotono di prima, che acquisiva sfumature ora grottesche “<em>Ho giudicato la legge come se non fossi stato io a scriverla – disse &#8211; perché poteste biasimarla meglio. Ma sono io il suo autore. Al fine tutto è svelato. Adesso disprezzatemi!</em>” .</p>
<p>Che avesse detto questo veramente o no, che avesse forse semplicemente salutato i convitati e se ne fosse andato, non aveva invero importanza; mio nonno, aiutato dalla memoria, aveva sentito quelle parole. Le aveva sentite. Inequivocabili. E le aveva viste pronunciare. Come aveva visto la forma vera di quella faccia. L’aveva vista. Inequivocabile. La forma…</p>
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		<title>Funeral Party</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 18:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Siamo qui per una ragazza che vive grazie all&#8217;amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi. Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/funeral-party.jpg" alt="funeral-party.jpg" style="float: left; padding-right: 4px" />&#8220;Siamo qui per una ragazza che vive grazie all&#8217;amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi.<br />
Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo di quell&#8217;amore che si tiene dentro o di dolore. Poi ci sposteremo nella sala qui accanto dove ci terrà la festa che ciascuno di noi ha contribuito a suo modo a realizzare.<br />
Grazie.&#8221;<br />
<span id="more-2331"></span><br />
Il teatro dell&#8217;oratorio ospita uno spettacolo insolito oggi. Sul palco una ragazza dai lunghi capelli corvini accorda l&#8217;arpa. Una signora di mezza età entra nella sala con l&#8217;aria di chi sa di essere in ritardo. Ha in mano una torta  ancora calda di forno che si sparge nella sala un profumo di mele caramellate. &#8220;Di là di là&#8230;&#8221;  le sussurra un&#8217;altra indicandole la sala del catechismo nella quale è stata imbandita una lunga tavolata.<br />
I bambini giocano nel cortile interno. Qualcuno è riuscito ad intrufolarsi nella sala e a sgraffignare qualche pizzetta e dei dolci. Ora si dividono il bottino fraternamente.<br />
La musica dolce e malinconica inizia ad invadere l&#8217;area. Le lacrime mi riempiono gli occhi, non posso sbattere le palpebre che rotolerebbero giù. Le ricaccio dentro a fatica. E&#8217; un funerale laico. Senza bara. Senza le ceneri di un giovane corpo cremato qualche giorno prima. Senza fiori. Senza preti che parlano di una persona che non hanno mai conosciuto. Ma il dolore&#8230; quello c&#8217;è.<br />
Qui parlano i suoi amici, i suoi parenti, gli studenti dell&#8217;università per la terza età per la quale ha speso tante energie anche quando la malattia che l&#8217;aveva colpita gliene aveva lasciate ben poche.<br />
Parla il compagno di una vita. Che non riesce a trattenere le lacrime.  E se ne scusa. Perché questo deve essere un giorno di festa. Perché così lei avrebbe voluto.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/245-pink_posy.jpg" alt="245-pink_posy.jpg" /></p>
<p>Con il passare del tempo anche i più timidi vincono l&#8217;imbarazzo e si alzano. Per parlare di lei.<br />
Infine due ragazzi, giovanissimi, salgono sul palco con i loro flauti argentati tra le mani tremanti dall&#8217;emozione. Suonano l&#8217;inno alla gioia e altri brani. &#8220;Erano 3 anni che non suonava il flauto&#8221;, mi dirà la madre poi. &#8220;Diceva che non lo avrebbe mai più suonato. Ma ha voluto tornare a farlo. Per lei avrebbe voluto così&#8221;.</p>
<p>Non c&#8217;è più tempo. E non parlo del tempo che fugge, quello che <a href="http://www.mentecritica.net/sorella-morte/caffe-nel-deserto/lameduck/1912/" >Sorella Morte</a> amministra come solo lei sa.<br />
Il prete ha storto il naso quando ha sentito parlare di una celebrazione funebre nei locali della parrocchia, per una persona che ha rifiutato il funerale cattolico e la sepoltura in terra consacrata. Devo constatare che con un&#8217;<em>offerta</em> esentasse di poche centinaia di euro non si entra forse nella Casa del Signore, ma nella sua sacrestia sì.<br />
Il tempo concesso però è di due ore. Tassative. Molte per un funerale cattolico da cui tutti non vedono l&#8217;ora di fuggire. Poche per un funeral party dove si mangia e si beve tutti insieme.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/213-pink_lily_posy.jpg" alt="213-pink_lily_posy.jpg" /></p>
<p>Un sabato di fine novembre. La luce bianca del sole di mezzogiorno che entra verticale nel cortile accanto alla chiesa illumina i bambini che giocano, le loro mani appiccicose di zucchero, i loro sorrisi al cioccolato. Sembra quasi che Dio, che non era stato invitato, abbia deciso comunque di esserci.<br />
E&#8217; stata una festa bellissima, proprio come lei aveva desiderato.</p>
<p>Come dei bambini ce ne stiamo sperduti e persi davanti all&#8217;ignoto. Con le luci della festa, con le risate, insieme, vinciamo la <a href="http://www.mentecritica.net/la-paura-del-buio/caffe-amaro/dellefragilicose/1467/" >Paura del Buio</a>.</p>
<p>Tornando a casa non posso che pensare: &#8220;Quando toccherà a me, vorrei che fosse così&#8221;.</p>
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		<title>Voglio Stare da Solo Insieme a Te</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; possibile vivere la propria vita tra la gente e con la gente ed essere allo stesso tempo soli? Le persone interagiscono continuamente tra di loro, si lavora insieme, si studia, si discute, si litiga, si compiono tutte quelle interazioni che comporta il vivere nella società. Tuttavia ognuno di noi porta con se un bagaglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; possibile vivere la propria vita tra la gente e con la gente ed essere allo stesso tempo soli? Le persone interagiscono continuamente tra di loro, si lavora insieme, si studia, si discute, si litiga, si compiono tutte quelle interazioni che comporta il vivere nella società.</p>
<p><span id="more-2135"></span>Tuttavia ognuno di noi porta con se un bagaglio di segreti, aspirazioni, invidie e sentimenti che difficilmente riesce a confidare ad un&#8217;altra persona, probabilmente per l&#8217;intimità di questi argomenti.</p>
<p>Mi chiedo come si fa a confidare queste cose ad una persona, che, per quanto vicina possa essere, non lo sarà mai così tanto da comprendere a pieno il nostro bagaglio emozionale, del resto non lo si può mica pretendere, ogni persona ha il suo carico di problemi e a sua volta è restia a condividere quelli che sono i suoi veri sentimenti.</p>
<p>Ma allora per quale motivo cerchiamo sempre di trovare delle persone con cui condividere questi aspetti della nostra personalità?</p>
<p>Per quale masochistico motivo siamo sempre alla ricerca di queste persone che consideriamo speciali, nonostante sappiamo bene che non ci sarà mai nessuno con cui poter condividere veramente il nostro vero io?</p>
<p>Possibile che questo comportamento sia una risposta alla solitudine delle persone?</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/solitudo.jpg" alt="solitudo.jpg" /></p>
<p>E&#8217; giusto nei nostri confronti e in quelli dei nostri compagni e amici accontentarsi di condividere il giusto e necessario al fine di garantire una lunga e proficua relazione? Come una sorta di tacito consenso a non rivelare rispettivamente il proprio vero volto, questa maschera pirandelliana  che scegliamo di mostrarci a vicenda,   magari per evitare di ferirci, di non mostrare troppo il fianco.</p>
<p>Abbiamo la paura di scoprire che la persone che consideriamo in un determinato modo, sono invece tutt&#8217;altro e quando lo scopriamo ci sentiamo feriti e amareggiati.</p>
<p>Ci sconsoliamo al solo pensiero che tutte le persone che conosciamo possano avere degli aspetti che non condividiamo, che queste persone che chiamiamo amici, fratelli, compagni, non siano le persone che crediamo, per poi rigettare subito il pensiero</p>
<p>Io credo che nonostante i nostri tentativi di condividere con il modo quello che siamo e che siamo diventati, alla fine non siamo altro che solitari che vagano per il mondo della vita attraversando folle di uno, nessuno e centomila persone altrettanto solitarie, e che ci abituiamo a portare queste maschere al punto di non sentirne più il peso, un piccolo sacrificio che facciamo per noi e per chi ci sta accanto.</p>
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		<title>Sorella Morte</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 08:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lameduck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre il Confine]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se magari te l’aspettavi perché c’era stato quell’episodio precedente, un cuore che si ferma per interminabili minuti e poi riprende per un miracolo e lo sai che i miracoli avvengono solo una volta nella vita, quando perdi qualcuno che ti è caro è sempre una sorpresa, una scossa di terremoto, uno squarcio nell’ordine naturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se magari te l’aspettavi perché c’era stato quell’episodio precedente, un cuore che si ferma per interminabili minuti e poi riprende per un miracolo e lo sai che i miracoli avvengono solo una volta nella vita, quando perdi qualcuno che ti è caro è sempre una sorpresa, una scossa di terremoto, uno squarcio nell’ordine naturale delle cose dove si affaccia chiassoso ed invadente il caos. E’ il non saper cosa fare adesso, la terra che ti manca sotto i piedi. Non può essere, ti ripeti. Ho capito male.<br />
<span id="more-1912"></span> Invece l’hai capito quando la dottoressina giovane giovane – potrebbe essere tua figlia, ti è venuta incontro con quell’espressione negli occhi che diceva “non ho potuto far nulla” e ha sussurrato “mi dispiace”.<br />
Questa volta i buoni miracolo sono terminati. Tu l’hai abbracciata perché dopo tutto l’hai vista fare tutto il possibile, quando è rimasta in ginocchio china per più di tre quarti d’ora su tua madre, cacciandole un tubo in gola, martellandole il petto ormai esausto, con te che reggevi una inutile e coreografica flebo. L’hai ringraziata per averci provato ad essere Dio invece che un semplice medico.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/albero.jpg" alt="albero.jpg" /></p>
<p>La botta personale l’hai ricevuta, ma tuo padre come reagirà? Cominci come al solito a preoccuparti più degli altri che di te stessa. E’ vecchio, sono stati assieme per cinquantanni, è diverso rimanere solo per un vecchio.<br />
Oh no, devi dirlo agli altri, ai parenti ed ai serpenti e sai già che nelle prossime ore sarà un disco rotto al telefono: “purtroppo devo darti una brutta notizia, questa volta se n’è andata davvero”. Ti stupirai di come tu rimarrai forte e lucida mentre i tuoi interlocutori scoppieranno a piangere al telefono. Tu sei forte, oppure ancora non te ne stai rendendo conto. Dicono che il peggio viene dopo qualche mese.</p>
<p>Sei privilegiata, potrai occuparti tu di tutto, nel settore li conosci tutti. Già, c’è da organizzare il funerale. Fai la telefonata: “sono io, sai la mamma…”, dall’altro lato una bestemmia, poi il conforto: &#8220;fai tutto tu, non ti preoccupare, pensa solo a mamma adesso&#8221;.  Sei esausta, per stasera ne sono successe abbastanza di cose. Riesci a dormire, nonostante tutto, con il tuo compagno che nel letto ti abbraccia ancora più forte del solito, senza parlare.</p>
<p>Ti risvegli e, certo, è successo davvero, non era un incubo. Non c’è tempo per la disperazione, il gioco si fa duro adesso. Entri nella sua camera dove tutto è rimasto congelato in un assurdo fermo immagine, con la pillola da prendere prima di andare a dormire ancora lì sul comodino. Devi scegliere gli abiti per vestirla e ti senti una ladra che rovista nel suo armadio. Ci vuole un cambio completo. Anche se è inverno scegli un bell’abito di seta. Sembra impossibile crederlo ma al funerale ci sarà, tra i parenti, chi noterà se il colore dell’abito si intona con le scarpe.</p>
<p>La tua amica l’ha vestita e pettinata e ti ha telefonato a fine turno chiedendoti se andava bene, perché se no tornava indietro con il treno per modificare qualunque cosa tu desiderassi.<br />
Ti solleva vederla così serena. Non avresti potuto rimanere con il ricordo di come l’hai vista ieri sera, con la sofferenza della vita che ancora appariva sul suo volto. Sono gli ultimi momenti che passi a fianco del suo corpo e cominci a sentirti mutilata. Ieri sera quando ti hanno detto che era morta hai pensato in un flash al cordone ombelicale, che ora è veramente tagliato per sempre. Oggi è una gamba che ti manca, un braccio. Lei è già in un&#8217;altra dimensione e devi solo abituarti a pensarla in forma diversa a sentirtela accanto comunque. Lei è lì in ogni caso, ed è più forte di prima. Siete soli te e lei e puoi piangere quanto ti pare. E’ domani che dovrai essere forte.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/fiore.jpg" alt="fiore.jpg" /></p>
<p>Una cosa è certa, non la lascerai sola. L’accompagnerai fino all’ultimo, rimarrai lì con lei quando conterai per 24 volte il suono dell’avvitatore, quando quel prete malandrino e anticonvenzionale ti farà leggere quel salmo così bello che si sente nei film americani, proprio accanto all’altare, anche se sei una peccatrice che non può ricevere la comunione.<br />
Andrai tu a prenderla quando sarà pronta la cassettina con le sue ceneri e la riporterai a casa.</p>
<p>La morte è burocrazia, lo sai: scartoffie, firme di parenti, fax, domande al Comune, moduli da compilare, marche da bollo. In questo caso, paradossalmente, tutta questa cartaccia ti ha aiutato a non pensare.<br />
Sorella morte ti ha fatto visita, ti ha messa alla prova, tu che la bazzichi tutti i giorni, e ha voluto vedere se eri tosta abbastanza come dicevi, se mantenevi il tuo professionale distacco. Tu l’hai guardata dritto negli occhi e le hai riso in faccia, anche se avevi il cuore spezzato.</p>
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		<title>Un Sogno Lungo una Vita</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 17:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caffè nel Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[sognatori]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[universo]]></category>

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		<description><![CDATA[I sogni sono la risposta della mente al grigiore della vita, c&#8217;è chi sogna mentre lavora, chi sogna mentre passeggia, c&#8217;è chi sogna con una foto tra le dita mentre una lacrima gli solca la guancia, c&#8217;è chi sogna mentre abbraccia un cuscino memore di tanti notti insonni e di tanti pianti soffocati nel silenzio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I sogni sono la risposta della mente al grigiore della vita, c&#8217;è chi sogna mentre lavora, chi sogna mentre passeggia, c&#8217;è chi sogna con una foto tra le dita mentre una lacrima gli solca la guancia, c&#8217;è chi sogna mentre abbraccia un cuscino memore di tanti notti insonni e di tanti pianti soffocati nel silenzio assordante della notte, quella notte immensa che guarda da lontano, e che ascolta impotente i nostri desideri.<br />
<span id="more-1561"></span> La funzione dei sogni è quella di permetterci di aspirare a qualcosa di diverso per noi, per i nostri cari o perché no qualcosa di più grande, ci permettono di non rassegnarci allo stato delle cose e di sperare in un futuro o in una realtà più affine al nostro modo di essere, di pensare.</p>
<p>Non sono credente, ma se è vero che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza è proprio questa abilità di sognare che ci rende simili a lui, quel tocco di divino che ci permette in qualche modo di creare interi universi dove le leggi che li controllano sono dettate dalla nostra volontà, realtà parallele dove siamo al tempo stesso registi e attori, dove possiamo permetterci di far girare il mondo intorno a noi o dove, in un ultimo estremo tentativo di creazione, possiamo sognare che l&#8217;universo, quello vero, non sia altro che il sogno effimero e infinitesimo della mente di Dio,  un tentativo di irrazionalizzare una realtà fin troppo razionale, fin troppo matematica tanto che nella sua linearità sfugge al nostro controllo. Ecco il sogno è quella zona franca dove ci rifuggiamo quando siamo travolti dagli eventi quotidiani, dalla routine.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/thedream-matisse.jpg" alt="thedream-matisse.jpg" /></p>
<p>I sogni, però, hanno la brutta tendenza a restare tali, difficilmente si avverano, spesso infatti restano una sorta di cuscino dove ci si culla a fine giornata al rientro dal lavoro, una sorta di coperta di Linus che ci protegge dalla quotidianità, perché questa difesa mentale dell&#8217;uomo e proprio quella che ci permette di <strong>vivere veramente</strong>, ci permette di non essere passivi di fronte alla vita di crearci degli obbiettivi, alcune culture hanno fatto del sogno la loro <noindex><a target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.mentecritica.net/goto/http://it.wikipedia.org/wiki/Solipsismo" >filosofia di vita</a></noindex> a marcare l&#8217;importanza di questa pratica spesso osteggiata.</p>
<p>Spesso quando si vedono quei ragazzi con la testa tra le nuvole e li forziamo quasi a cambiare atteggiamento, a restare con i piedi per terra mentre loro vorrebbero solo raccontarci i loro universi e, perché no, un aiuto a cercare di concretizzare i loro sogni magari indicandogli solo la strada giusta, perché il mondo appartiene ai sognatori e i loro sogni sono la linfa dell&#8217;universo.</p>
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