Cronache Italiane

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Adesso che Lui è certo che non sarà mai processato per il resto della sua vita, che la gran parte degli italiani ha il cervello completamente cotto dalla tv e che Licio la sera va a dormire sghignazzando (ossia adesso che ci siamo assicurati il futuro addomesticando il presente), siamo pronti per la correzione di quegli errori di storia, iniziativa annunciata qualche mese fa, che ormai ci portiamo dietro da troppi decenni (ossia impossessarci anche del passato rendendolo aderente al pensiero corrente).

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Con la firma del Presidente della Repubblica, il Lodo Alfano, quello che stabilisce l’immunità per le alte cariche dello Stato, diventa legge. Di fatto, da oggi, il Cavaliere diventa inesistente per la legge italiana.
Non ho intenzione di soffermarmi sul beneficio che questo provvedimento potrà portare ad un singolo. Su questo ognuno di noi si è già fatta un’opinione personale e io ritengo di non avere nulla da aggiungere. Cercherò di condividere con voi un paio di osservazioni.

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Basta dire che la stragrande maggioranza, se non la quasi totalità, degli aspiranti docenti meridionali insegna al nord, per capire come le parole di Bossi possano presto trasformarsi in un boomerang per la scuola padana (oddio, ho parlato come Polito, che vergogna. Fortuna che mia madre non mi legge). I movimenti migratori di professori sono dovuti, da un lato, all’esubero di domande al Sud, perché, si sa, la professione è adatta al fancazzismo tipico meridionale, e, dall’altro, all’ottima offerta che viene dal Nord. Si va lì perché ci sono i posti, si possono fare punti e salire in graduatoria, si può sperare in un’immissione in ruolo, per poi magari un giorno chiedere un riavvicinamento, oppure no, boh, non è importante.

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Certo che per chi non viva a Napoli e dintorni è diventato un bel rebus. Un rebus mediatico, se volete, ma pur sempre un rebus.

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E’ la solita storia; dovremmo averlo imparato ormai, ma noi imperterriti continuiamo a cascarci. A Roma direbbero che “semo de coccio”. Per settimane siamo stati tutti impegnati a parlare dei (presunti) servigi sessuali che alcune piacenti signore hanno offerto all’attuale capo del governo; servigi di cui si parlerebbe in intercettazioni che nessuno ha mai visto né sentito. Pompini (chiamiamo le cose col loro nome, a rischio di essere brutali) grazie ai quali, secondo le malelingue, queste signore sarebbero poi state nominate ministro.
La cosa squallida non è tanto il fatto, reale o presunto che sia, in sé, ma che a mettere in circolazione queste storie sia stato (indirettamente, è ovvio) il diretto interessato, il fruitore stesso di tali discutibili prestazioni. Ma perché mai avrebbe fatto una cosa del genere? Perché sottoporsi, lui e le suddette signore, al linciaggio morale della piazza? Perché ridurre la sua immagine a quella di un vecchio porco capace di ogni bassezza?

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Non vi parlerò del dito di Bossi. Certe fesserie le lascio a chi di mestiere fa il disinformatore e con queste cose ci si guadagna la pagnotta. Io ho un lavoro vero.
Se c’è qualcuno in questo paese (e sembra che siano tanti) che, grazie a un dito e a una maglietta, ha permesso ad un gruppo di opportunisti di sedere al lauto banchetto del potere per trent’anni senza produrre alcun risultato operativo, dovrebbe fermarsi un attimo e riflettere.
Poi, se e quando verrà il momento, vedremo se oltre al dito sanno usare tutta la mano. Io poco ci credo. Vedremo. Io sto qua e aspetto.

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Non mi ricordo il nome del ministro Brunetta. L’ho cercato su tutti i giornali, ma non mi risulta. Quando si scrive di lui, tutti dicono solo il ministro Brunetta…Ma dico io, già è corto, ora gli togliete anche il nome, volete proprio farlo sparire?

Forse a volerlo togliere dalla scena politica italiana sono milioni di dipendenti pubblici, perché secondo lui sono loro la rovina dell’Italia. Potrebbero anche riuscirci se preso per il verso giusto. Per adesso è lui a tenere il coltello dalla parte del manico: ah, se gli si ritorcesse contro! Non lo dico io, ma i dipendenti pubblici. Io sono pensionato!

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La cronaca di ieri ci consegna una serie di notizie che hanno un certo livello di rappresentazione sui media italiani. E’ interessante valutare la funzione (dis)informativa della stampa esaminando l’esposizione che le varie redazioni hanno deciso di dare alle notizie. E qui viene il bello.

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