Consumo CriticaMente

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Prima parte, Seconda parte, Terza parte

Proseguiamo nella rassegna delle principali tecnologie per produrre energia elettrica. Nelle precedenti puntate abbiamo cominciato ad esaminare le fonti rinnovabili (idroelettrico, solare), ora continuiamo con gli altri sistemi che utilizzano fonti rinnovabili: il vento (eolico), il calore terrestre (geotermico), le biomasse.

4. Eolico: quando l’energia nasce da un soffio di vento.

L’energia ottenuta con la tecnologia eolica nasce dal moto delle pale generato dal vento: l’asse di rotazione delle pale è anche l’asse della solita turbina che, collegata al solito alternatore, produce una corrente elettrica.

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Giusto per fare dispetto a Fully, stamattina leggendo il Corriere on line, ho accuratamente evitato le notizie più lette, anche perché sono uno snob asociale. Ho scoperto che i francesi hanno dichiarato guerra al cibo spazzatura, il che considerando che la loro cucina familiare non ha niente a che fare con quella della loro famosissima ristorazione, li mette contro il 90% di quello che mangiano.

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Nell’articolo precedente abbiamo parlato del principale sistema con cui in Italia si produce energia elettrica da fonti rinnovabili: quello che utilizza centrali idroelettriche, con cui produciamo circa 5,5 GW degli ormai famosi 41 GW di cui abbiamo bisogno. Da questo terzo articolo in poi passeremo in rassegna gli altri sistemi di produzione di energia elettrica attualmente utilizzati o comunque disponibili in Italia. Tenete presente che – tutti insieme – producono meno di due miseri GW dei 41 necessari: insomma una quisquilia. Questo dato la dice lunga sulle possibilità di sviluppo per l’utilizzo di queste fonti nell’immediato futuro.

3. Energia solare

Per produrre energia elettrica dall’irraggiamento solare conosciamo due sistemi: il fotovoltaico e il solare termodinamico. Pur avendo entrambi il Sole come fonte primaria, i due sistemi funzionano secondo principi totalmente diversi.

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C’era una volta l’economia italiana. Ed insieme all’economia italiana era inevitabile non citare le “3 F” o meglio i tre mercati trainanti: FOOD, FASHION, FURNITURE: alimentari, abbigliamento, arredamento.

La nuova F è quella che ci rende decisamente meno orgogliosi del tanto osannato Made in Italy, ma è l’unica che riesce a descrivere in modo rapido e coerente la disastrosa inflazione al 3,8%: FAILURE. Failure come Fallimento, senza troppe perifrasi.

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La volta scorsa abbiamo visto che 41 GW è il fabbisogno orario di potenza elettrica nel nostro Paese. Vedremo ora i sistemi e le tecnologie con cui la produciamo. Abbiamo anche detto che il 70% di questo fabbisogno (29 GW) viene coperto da centrali termoelettriche, e dunque è da queste che cominciamo il giro.

1. Centrali termoelettriche.

Come funzioni una centrale termoelettrica è presto detto: l’acqua contenuta in una caldaia si fa riscaldare usando un combustibile qualunque fino a che, a determinati valori di temperatura e pressione, si trasforma in vapore surriscaldato, cioè vapore portato ad una temperatura superiore a quella di vaporizzazione. Il vapore surriscaldato così prodotto viene immesso in una turbina e ne fa girare le pale (il principio è quello stesso dei mulini ad acqua). La rotazione delle pale è associata alla rotazione dell’albero di un alternatore, che genera corrente elettrica, un po’ come fa la dinamo della vostra bicicletta. All’uscita dalla turbina il vapore viene raffreddato, in modo da cambiare nuovamente di stato e trasformarsi di nuovo in acqua (condensazione). L’acqua che si ottiene in questo modo viene rimessa in circolo nella caldaia e si ricomincia da capo.

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La norma congela processi e la legge che conferisce l’immunità alla prime quattro cariche delle stato sembrano essere state concepite per salvare Silvio Berlusconi dal processo in cui viene indagato per corruzione, il processo in cui è coinvolto l’avvocato britannico David Mills. Mentre i media italiani ci hanno raccontato tutto e anche di più del matrimonio tra Briatore e la Gregoraci nulla ho mai sentito di questo Mills. Non parlo certo dei suoi problemi giudiziari e dei suoi rapporti professionali con il Cavaliere, ma di qualche notiziola rosa, di un po’ di gossip in stile tabloid britannico.
Rimango a bocca aperta quando degli amici appena giunti dall’Inghilterra mi dicono che Mills sia sposato con una signora che era nel governo Blair e che è stata costretta alle dimissioni in quanto “in conflitto di interessi”. Ma va!

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Se avete già capito tutto dal titolo, saltate pure questo pezzo. Se invece il titolo vi sembrerà incomprensibile anche dopo che vi avrò aiutato dicendo che ha a che fare con l’energia elettrica, allora questo articolo (insieme a quelli che lo seguiranno) può essere d’aiuto proprio a quelli come voi, che di energia sapete poco e vi piacerebbe sapere appena un po’ di più, tanto per farsi un prima idea del problema energetico nel nostro Paese.

E’ a voi che rivolgo, per iniziare, una domanda facile facile: “Avete mai cambiato casa?”. Ed ora non chiedetemi: “E che c’azzecca?”: un po’ di pazienza e ci arriviamo. Se avete cambiato casa almeno una volta nella vita saprete che una delle prime cose che facciamo in una casa nuova è rivolgersi ad un ente fornitore per farci “allacciare la corrente”, e la prima domanda che ci viene rivolta è: “Caro signore, quale potenza vuole impegnare?”. Quasi tutti rispondono con un numeretto e una sigla: 3 kW (si legge chilowatt, questo già lo sapete, no? come pure che 3 kW sono pari a 3000 watt).

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Come descritto di seguito dall’autore, la Class Action italiana è frutto di un incidente di percorso del precedente governo ed è sostanzialmente una versione “annacquata” rispetto alla legge corrispondente americana. Ciò nonostante, il governo in carica ha pensato bene di rimandarne l’applicazione dal 29 giugno 2008 al 1 gennaio 2009dopo un percorso di revisione con le parti interessate“. Percorso che, probabilmente, porterà ad un ulteriore diluizione del provvedimento con buona pace degli interessi dei consumatori e a tutela di quelli di Confindustria che non ha mai gradito la legge. Siamo stati facili profeti. (N.d.R.)

L’ultima finanziaria varata dal fu governo Prodi ha visto passare per il rotto della cuffia un emendamento dei senatori Manzione e Bordon riguardante l’introduzione in Italia della cosiddetta “class action”.
Intendiamoci: è pressocché certo che l’unico vero scopo dei due affidabilissimi senatori fosse quello di far intrampolare il governo sui propri paradossi. Un errore di un senatore dell’opposizione ci ha invece regalato la “class action”. Ma tant’è. Del resto, è il dramma dell’elettore di centrosinistra: sperare sino all’ultimo nell’Alzheimer dell’opposizione.

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Il ministro della Giustizia Alfano sta per portare in Consiglio dei Ministri un provvedimento che tende a limitare l’uso delle intercettazioni telefoniche ed a sanzionare pesantemente i soggetti che le dispongano fuori da determinate fattispecie di indagini e non le custodiscano con la dovuta attenzione in modo da evitarne l’inappropriata divulgazione da parte dei media.
Non sto qui a ricordarne i passaggi: li trovate su tutti i giornali.
Questa delle intercettazioni è una storia che sta sfiorando i toni da cabaret. Si rincorrono ogni giorno proposte, rettifiche, indignazioni varie, salti in avanti, mezzi passi indietro, eccetera eccetera. In effetti è un cabaret con tanti cabarettisti, alcuni anche di memoria corta.

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Cambiamo Pianeta, un collaboratore di MC, ci racconta della sua esperienza con la macchina per il caffé “DolceGusto” di Nestlé. Dopo aver notato la quantità di spazzatura prodotta con questa macchina ha pensato di contattare il servizio clienti per porre un semplice quesito “che fine fanno le capsule? Si possono riciclare?”. Per due mesi ha atteso inutilmente una risposta giungendo all’amara conclusione che, probabilmente, si tratta di capsule monouso non recuperabili, quindi di spazzatura assolutamente nociva che, vista la frequenza con cui si consuma caffè nel nostro paese, avrà la spiacevole tendenza ad accumularsi esponenzialmente…devastando ambiente e salute. Fino a quando, un giorno…

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