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	<title>MenteCritica &#187; Consumo CriticaMente</title>
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	<description>Non Esistono Questioni di Principio</description>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 06:00:42 +0000</pubDate>
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		<title>41 Gigawatt - Quinta Parte</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 11:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiamiamola Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[energia nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Completata la carrellata sulle tecnologie con cui nel nostro Paese già si produce energia elettrica, non potevo chiudere la rassegna senza parlare di un altro sistema con cui la si vorrebbe produrre nel medio termine. Parlo dell&#8217;energia elettrica derivabile dalle tanto discusse centrali nucleari.

7. Centrali nucleari.
Quando si parla di uranio e di centrali nucleari, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Completata la carrellata sulle tecnologie con cui nel nostro Paese già si produce energia elettrica, non potevo chiudere la rassegna senza parlare di un altro sistema con cui la si vorrebbe produrre nel medio termine. Parlo dell&#8217;energia elettrica derivabile dalle tanto discusse <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_nucleare" target="_blank">centrali nucleari</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-6454" title="cavolo1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/09/cavolo1.jpg" alt="" width="400" height="400" /></p>
<p><strong>7. Centrali nucleari.</strong></p>
<p>Quando si parla di uranio e di centrali nucleari, più che di trattare di tecnologia sembra di entrare in una disputa teologica dove nuclearisti e antinuclearisti si comportano come adoratori di divinità diverse e nemiche fra di loro. Su internet ci sono centinaia di siti che parlano di energia nucleare, non sempre con un approccio &#8220;neutrale&#8221;: qui ho cercato - nei limiti delle mie possibilità - di riportare solo gli elementi conoscitivi essenziali (senza pretendere di esaurire in poche righe una materia tanto complessa) lasciando a ciascuno l&#8217;onere e il piacere di formarsi, confermare o modificare le proprie opinioni.</p>
<p>(Ah, la foto della Hunziker (<strong>*</strong>) non c&#8217;entra niente, era solo per tirare un po&#8217; su&#8230; <a href="http://www.mentecritica.net/mentecritica-e-una-cagata-pazzesca/informazione/fully/5533/" target="_blank"><em>l&#8217;audience</em></a><em> </em>almeno di parte maschile.)</p>
<p><span id="more-5249"></span></p>
<p><em>- Che cos&#8217;è una reazione nucleare?</em></p>
<p>Una reazione nucleare è un tipo di trasformazione della materia che riguarda il <a title="Nucleo atomico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nucleo_atomico">nucleo</a> di un <a title="Atomo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atomo">atomo</a> di uno specifico elemento chimico, che viene convertito in un altro. La conversione avviene quando l&#8217;atomo perde o guadagna alcuni <a title="Protone" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Protone">protoni</a>, assorbendo o rilasciando in queste trasformazioni grandi quantità di energia. Questa conversione si può ottenere in due modi: per <strong>fusione</strong> o per <strong>fissione</strong>.</p>
<p>Sulla <strong>fusione</strong><em> </em>si basa il principio della<em> </em><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bomba_all'idrogeno" target="_blank">bomba H</a></strong>, (dove H sta per Idrogeno, non per Hunziker). Detta in soldoni, consiste nell’urto tra due nuclei atomici (tipicamente il Deuterio e il Tritio, due isotopi dell&#8217;Idrogeno) che dà luogo a uno &#8220;scombussolamento&#8221; della materia che si &#8220;fonde&#8221;, dando luogo ad enorme sviluppo di calore. Il fenomeno, nella sua forma controllata, è ancora in fase di sperimentazione e la prima centrale a fusione (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ITER" target="_blank">ITER</a>, un progetto USA-UE-Giappone-Russia-Cina) non dovrebbe vedere la luce prima del 2030-2035. Troppo in là per parlarne qui, ora.</p>
<p>Quelle di cui ci interessa parlare ora sono invece le <strong>centrali nucleari a fissione</strong>. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fissione_nucleare" target="_blank">Fissione</a> è un termine astruso per indicare una scissione, una separazione indotta da qualche agente esterno, un po&#8217; come succede quando in un tranquillo <em>menage</em> matrimoniale irrompe un/una amante.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5736 aligncenter" title="este_22174625_46380" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/este_22174625_46380.jpg" alt="" width="280" height="306" /></p>
<p>La fissione nucleare consiste nella disintegrazione del nucleo dell&#8217;atomo di alcuni particolari elementi, detti <em>fissili</em> (come l&#8217;isotopo 235 dell&#8217;Uranio), per mezzo di piccolissime particelle (neutroni) che lo colpiscono e lo spezzano in due nuclei piu&#8217; leggeri (Cripton e Bario) con qualche neutrone sparso in sovrappiù. La somma dei prodotti della fissione ha una massa piu&#8217; piccola di quella del nucleo originale: poiché, <a href="http://www.mentecritica.net/nulla-si-crea-e-nulla-si-distrugge/il-pianeta-che-ride/mc/4594/" target="_blank">come ben sapete</a>, &#8220;nulla si crea e nulla si distrugge&#8221; ciò significa che, durante il processo, una parte della materia si trasforma in qualcosa d&#8217;altro. Questo qualcosa è energia, e per circa la metà è di tipo termico, ossia &#8220;calore&#8221;. Ora non crediate che sia poco, questo calore: pensate che dalla fissione di un solo chilogrammo di uranio si produce il calore che può essere generato dalla combustione di alcune tonnellate di legna.<br />
Quei neutroni sparsi (ma sì, quelli che si liberano durante la fissione) si divertono, a loro volta, a colpire nuovi nuclei, e così via: si innesca una reazione a catena che deve però essere tenuta costantemente sotto controllo, altrimenti&#8230; BUM!!!. Per controllare la reazione, attenuandola o stoppandola quando occorre, si usano dei marchingegni che si interpongono come barriere tra questi neutroni liberi birichini e i gli altri nuclei che ne potrebbero essere colpiti.</p>
<p>Fin qui è chiaro? Ehm&#8230; mi sa di no: l&#8217;ho spiegato talmente da cani che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Fermi" target="_blank">il nostro caro Prof</a> si starà rivoltando nella tomba&#8230; Ma se anche non aveste capito nulla, niente paura, tutto quello che ho detto fin qui non è essenziale. E&#8217; invece essenziale che ricordiate tre cose.</p>
<p>La prima è che questa reazione si svolge nel <a href="http://www.fisicamente.net/index-495.htm" target="_blank">reattore nucleare</a>, ed è all&#8217;interno del suo nucleo (comunemente chiamato &#8220;nocciolo&#8221;) che si sprigiona questa enorme energia sotto forma di calore: e che ne facciamo? Lo usiamo per vaporizzare l&#8217;acqua contenuta nel &#8220;pentolone&#8221; dalle spesse pareti d&#8217;acciaio che circonda il nocciolo. Il vapore prodotto serve&#8230; (ma sì, avete indovinato!) a far girare le pale della solita turbina che a sua volta fa girare il solito alternatore che produce la solita corrente elettrica.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5737 aligncenter" title="image3" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/image3.jpg" alt="" width="400" height="392" /></p>
<p>La seconda cosa è che la reazione nucleare è in grado di autoalimentarsi (reazione a catena) e che quindi va tenuta sotto costante, attento e competente controllo. Vi sono vari gradi di avaria o malfunzionamento, dalle perdite di acqua di raffreddamento dal pentolone (ricorderete il caso recente della centrale di <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/ambiente/francia-blocco-centrale/francia-blocco-centrale/francia-blocco-centrale.html" target="_blank">Tricastin</a>), alla fusione del nocciolo non abbastanza raffreddato, fino all&#8217;esplosione quando non si riesce a controllare la reazione a catena. Come sappiamo, <a href="http://www.mentecritica.net/scelta-nucleare-italiana-dopo-22-anni-chernobyl-e-ancora-una-minaccia-per-tutto-il-continente-i-nuklearisti-dellultima-ora-lo-sanno/il-pianeta-che-ride/vortexmind/4428/" target="_blank">le conseguenze di serie avarie possono essere gravissime</a>.</p>
<p>La terza cosa da tenere presente è che il materiale che viene trattato è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radioattivit%C3%A0" target="_blank">radioattivo</a>, e quindi non è per niente igienico esserne contaminati, perché induce gravi malattie alle vie respiratorie, alla tiroide, alle ossa, ecc. Per di più, quando la reazione si è completata restano residui di lavorazione anch&#8217;essi radioattivi: le cosiddette &#8220;scorie&#8221;.</p>
<p><em>- La situazione in Italia e nel mondo.</em></p>
<p>E’ convinzione di molti, soprattutto dei più giovani, che l’Italia abbia scelto, tramite <a href="http://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/referendum_nucleare_1987.htm" target="_blank">i tre referendum del 1987</a>, di non convertirsi al nucleare. Non si sa - o si è dimenticato - che in Italia si produceva (eccome!) energia elettrica dal nucleare sin dal 1959, anno di costruzione del primo reattore di ricerca italiano costruito ad Ispra (VA) e lo si è fatto fino al 1986 con quattro centrali funzionanti (Latina, Caorso, Trino Vercellese, Garigliano) e una in costruzione (Montalto di Castro, poi convertita in termoelettrica con costi allucinanti). Anzi, nel 1966 l’Italia era il terzo produttore mondiale di energia elettrica derivata dal nucleare: sembra incredibile, eh?</p>
<p>Molto è cambiato da allora. Il reattore di Ispra era di “prima Generazione”, rientrava nella fase sperimentale. Il reattore di Chernobyl apparteneva invece alla cosiddetta “seconda Generazione”, più sicura di gran lunga della prima ma, come si è visto, non abbastanza da scongiurare un disastro che i più, peraltro, fanno risalire alle carenti condizioni di manutenzione e di protezione della centrale.</p>
<p>Sono oggi in esercizio nel mondo 439 reattori nucleari (di cui 218 in <a href="http://europa.tiscali.it/futuro/news/200207/17/nuclear.html" target="_blank">Europa</a> compresi i 68 negli ex stati satelliti dell&#8217;URSS) per una potenza installata di 372 GW. Essi coprono circa il 15% della produzione mondiale di energia elettrica. La maggiore capacità produttiva è negli USA con 98 GW, seguiti da Francia con 63 GW, Giappone 48 GW, Russia 22 GW. Per quanto attiene la percentuale di energia elettrica prodotta con centrali atomiche in Europa, è in testa la Francia con il 78%, seguita da Lituania 72%, Slovacchia 56%, Belgio 54%, Svezia 48%, Ucraina 47%, Bulgaria 42%, Slovenia 40%, Svizzera 40%, Repubblica Ceca 30%, Finlandia 29%, Germania 28%, Spagna 26%, Gran Bretagna 19%, Russia 16%, ecc. Il trend attuale vede in prima fila per la &#8220;rinascita&#8221; del nucleare (indovinate un po&#8217;?) Cina ed India.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-5738" title="camini" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/camini.jpg" alt="" width="500" height="377" /></p>
<p>La maggioranza del parco mondiale attuale è costituito da reattori della cosiddetta &#8220;seconda Generazione&#8221;, corrispondente alla tecnologia nucleare sviluppata negli anni 60-80. La &#8220;terza Generazione&#8221;, sviluppata negli anni 90, rappresenta lo stato dell’arte attuale, ovvero i reattori disponibili oggi sul mercato. La differenza più rilevante degli impianti nucleari di terza Generazione rispetto a quelli di seconda consiste nell’adozione di sistemi di sicurezza passiva (ossia che non richiedono il controllo attivo mediante meccanismi automatici oppure tramite l’intervento dell’operatore) per la gestione di eventuali malfunzionamenti del sistema. Inoltre i reattori di III Generazione, detti anche “evolutivi”, rappresentano un avanzamento rispetto alla II Generazione per essere caratterizzati da:<br />
- standardizzazione del progetto, con riduzione del costo e dei tempi di realizzazione;<br />
- semplificazione e maggior “robustezza” del reattore, che ne rende l’esercizio più semplice e quindi meno vulnerabile ai malfunzionamenti operativi;<br />
- vita operativa più lunga prima dello smantellamento (in gergo &#8220;<a href="http://www.nea.fr/html/rwm/reports/2004/nea5868-decom-italian.pdf" target="_blank">decommissioning</a>&#8220;), che può essere effettuato dopo 60 anni contro i 30-40 della generazione precedente;<br />
- riduzione del rischio di fusione del nocciolo;<br />
- riduzione dell’impatto ambientale a parità di energia prodotta;<br />
- migliore efficienza di combustione, con conseguente riduzione del volume dei rifiuti ad alta radioattività.</p>
<p>Tra 15-20 anni dovrebbe essere matura la transizione ai reattori di “quarta Generazione”: è un progetto che va avanti dal 1999 e che ha in programma la realizzazione di impianti che assicurino la sostenibilità ambientale, sempre più sicurezza ed un forte risparmio di gestione e d&#8217;impianto. E&#8217; un programma planetario che vede coinvolti direttamente grandi Stati come Argentina, Brasile, Canada, Francia, Giappone, Sudafrica, Corea del Sud e Inghilterra. In questo quadro geografico vanno inoltre incluse le centrali nucleari presenti in Svizzera, Germania e Slovenia.</p>
<p>Con tutto questo fermento viene perfino superfluo osservare che, qualora avvenisse un nuovo disastro nucleare in uno dei paesi vicini, <a href="http://www.geocities.com/energia_nucleare/nucleare/news_nucleare_pericolo_paesi_vicini.htm" target="_blank">l’Italia si troverebbe comunque ad affrontare gravi problemi ambientali e sanitari</a>. Sappiate che la Francia si alimenta grazie alle 59 centrali presenti sul suo territorio (e l&#8217;equivalente del prodotto di 8 di queste lo vende a noi italiani). Sono 17 invece le centrali presenti in Inghilterra e Germania. In Spagna sono 11, mentre 10 centrali sono presenti in Svezia, 7 in Belgio e 5 in Svizzera.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/suse_html_35c64607.png" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-5739 aligncenter" title="suse_html_35c64607" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/suse_html_35c64607-300x242.png" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>click per visione completa</em></p>
<p><em>- Vantaggi e svantaggi</em></p>
<p>Il rinnovato forte interesse per l’opzione elettronucleare deriva essenzialmente:<br />
- dalla sua sostanziale indipendenza dal costo della materia prima: il costo di approvvigionamento dell&#8217;uranio incide appena per il 5% sul costo totale; è invece assai impegnativo l’investimento iniziale sull’impianto e la spesa per il deposito delle scorie e per lo smantellamento finale;<br />
- dalla necessità di garantire una produzione elettrica priva di emissioni in atmosfera. L&#8217;energia ottenuta dal nucleare è di tipo &#8220;pulito&#8221;, sotto il profilo dei rilasci nocivi di CO2 in atmosfera (se si trascura l&#8217;inquinamento indiretto causato dal trasporto della materia prima).</p>
<p>Non si può parlare di un&#8217;energia &#8220;rinnovabile&#8221; perché il processo è alimentato da materiale (Uranio) presente in natura in quantità finita, seppure si possa stimare in circa 70 anni (così si esprime l&#8217;<a href="http://aspoitalia.blogspot.com/2007/11/aspo-italia-sullenergia-nucleare.html" target="_blank">ASPO</a>, ma c&#8217;è chi si spinge a calcolare che siano <a href="http://www.kensan.it/articoli/Energia_Nucleare.php" target="_blank">oltre 400 anni</a> e c&#8217;è pure <a href="http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/07/01/situazione-risorse-combustibili-nucleari/" target="_blank">chi prova a dimostrare</a> che è un falso problema) la durata dei giacimenti presenti soprattutto in Australia, Canada e Kazakhstan, <em>almeno al ritmo attuale della domanda</em>. Certo, se poi si sviluppassero<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reattore_ad_amplificazione_di_energia" target="_blank"> reattori che anziché l&#8217;Uranio utilizzano il Torio </a>(elemento molto più disponibile in natura e che darebbe meno problemi anche di scorie) allora la musica cambierebbe di parecchio; ma oggi in questo campo siamo ancora alla sperimentazione, nonostante le appassionate raccomandazioni di fisici del calibro di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8xrqu4GeU1c" target="_blank">Carlo Rubbia</a>.</p>
<p>Un altro grande pregio di questa tecnologia è la possibilità di ricavare molta energia da ciascun impianto centralizzato. La potenzialità tipica delle centrali nucleari è dell&#8217;ordine del Gigawatt, ed una centrale di questa taglia ha un &#8220;consumo di territorio&#8221; dello stesso ordine di grandezza di quello di una centrale termoelettrica di pari potenzialità: sta cioè in un&#8217;area quadrata di poco più di un chilometro di lato.</p>
<p>Di alcuni dei problemi di sicurezza che l&#8217;energia nucleare comporta abbiamo accennato: come ogni sistema nato dalla mente umana e gestito dall&#8217;uomo, anche il sistema nucleare presenta rischi di malfunzionamento: ancorché questi rischi, nelle centrali di tipo recente, siano molto diminuiti in termini probabilistici rispetto a quelli dei primi esemplari, tuttavia risultano elevati in termini di potenziali conseguenze dell&#8217;evento. Detto in parole povere, le centrali non si &#8220;rompono&#8221; così facilmente come poteva accadere trent&#8217;anni fa, ma quando si &#8220;rompono&#8221; allora sono guai grossi. Questo fatto comporta un rischio indiretto: le rende obiettivi &#8220;sensibili&#8221; per il sabotaggio, il che, in tempi di terrorismo, non è che ci renda allegri.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/mappa_nucleare.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-medium wp-image-5740" title="mappa_nucleare" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/mappa_nucleare-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>click per visione completa</em></p>
<p>Un altro problema spesso trascurato è che questi sistemi hanno una dannata sete di acqua di raffreddamento: forse qualcuno ricorderà che nella torrida estate del 2003 in Francia per la siccità si dovettero rallentare i reattori, si dovettero far spegnere i condizionatori d&#8217;aria e ci furono furiose polemiche.</p>
<p>C&#8217;è ancora un fattore che non fa vedere di buon occhio il nucleare: il parallelismo tra l&#8217;uso civile e quello militare di questa tecnologia. Dalla reazione nucleare si genera anche un po&#8217; di plutonio, che è un ottimo ingrediente per fabbricare bombe. E&#8217; questo un fattore (più geopolitico che tecnologico) che io non mi sento in grado di valutare appieno, specie nell&#8217;attuale momento storico, e che quindi lascio al vostro eventuale <a href="http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/08/problemi-del-nu.html" target="_blank">approfondimento</a>.</p>
<p>Ma forse il problema più sentito oggi è quello delle scorie, che sono <a href="http://www.zonanucleare.com/scienza/scorie_nucleari.htm" target="_blank">pericolose da maneggiare e difficili (dunque costose) da smaltire</a>. Con il termine di &#8220;scorie&#8221; si indica il combustibile esausto originatosi all’interno dei reattori nucleari nel corso dell’esercizio. Esse rappresentano un sottoinsieme dei rifiuti radioattivi, a loro volta suddivisibili in base al livello di attività in tre categorie: basso, medio ed alto. Oddio, non crediate che siano montagne di robaccia: una bella centrale da 1 GW produce in un anno appena 4 mc di scorie altamente radioattive (un volume pari a quello del vostro armadio quattrostagioni) e 100 mc di scorie mediamente radioattive (il volume di due belle camere da letto): solo che il loro impatto biologico è devastante e sono dure a morire (le prime restano attive per decine di migliaia di anni, le seconde per qualche secolo) quindi vanno trattate con un certo rispetto. Fino ad oggi le scorie sono state stoccate principalmente presso le centrali stesse, ma prima o poi bisognerà organizzare &#8220;discariche&#8221; idonee ed adeguatamente controllabili: sul pianeta ne esiste per ora solo una, in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yucca_Mountain" target="_blank">Nevada (USA)</a>, nata tra le polemiche dei locali e non ancora mai utilizzata se non per farci visite guidate.</p>
<p><em>Last but not least</em>, un ulteriore problema del nucleare in Italia è che siamo &#8230; <strong>italiani</strong>! Da noi l&#8217;effetto NIMBY (cioè &#8220;fate pure quel che a me serve, ma non vicino a me&#8221;) si esprime con particolare virulenza (vedi il problema discariche, inceneritori, TAV,&#8230;): l&#8217;installazione sul territorio troverebbe dunque fortissime resistenze da parte delle popolazioni locali. Inoltre, da noi sarebbe un problemone organizzare e gestire lo smaltimento delle scorie (prendi il problema monnezza e moltiplicalo per mille). Infine, ci sono i tempi biblici che noi italiani impieghiamo per la costruzione delle grandi opere: anche ammesso che la costruzione di una nuova centrale si decidesse domani mattina, occorrerebbero anni (chi dice almeno dieci, chi dice anche di più) per tirarci fuori il primo kWh.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5741 aligncenter" title="tralicci" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/tralicci.jpg" alt="" width="495" height="331" /></p>
<p>Bene, cari amici. Siamo arrivati alla fine di questa cavalcata tra i vari sistemi che consentono (o potrebbero consentire) al nostro Paese di produrre l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno.</p>
<p>Queste le puntate precedenti:<em><br />
</em><a href="http://www.mentecritica.net/pronto-41-gigawatt/il-pianeta-che-ride/fully/4388/" target="_blank">Prima parte - Introduzione</a><br />
<a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-seconda-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4404/" target="_blank">Seconda parte - Termoelettrico ed Idroelettriche</a><br />
<a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-terza-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4445/" target="_blank">Terza parte - Solare fotovoltaico e Termodinamico a concentrazione</a><br />
<a href="http://www.mentecritica.net/pronto-41-gigawatt-quarta-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4940/" target="_blank">Quarta parte - Eolico, Geotermico, Biomasse</a><br />
Nella prossima puntata - l&#8217;ultima della serie - metteremo a confronto i vari sistemi, ne vedremo i costi comparati e cercheremo di trarre qualche valutazione conclusiva.</p>
<p>(<strong>*</strong>) In realtà si tratta di un cavolo, non della Hunziker. Anche se entrambi non c&#8217;entrano niente, il cavolo, a quanto pare,  è meno provocatorio pur essendo nudo lo stesso. Vedi commenti.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Coltivare un orto di quindici metri quadrati</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 11:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

		<category><![CDATA[agricoltura-biologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Coltivare un orto di quindici metri quadrati, tre metri per cinque, sembra una sciocchezza. Lavorando con strumenti antichi e sconosciuti le mani, abituate al tocco confortevole di un mouse ergonomico, si intorpidiscono istantaneamente. La terra compatta è dura come pietra, la vanga penetra grazie alla forza inerte del peso del mio corpo da gigante. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Coltivare un orto di quindici metri quadrati, tre metri per cinque, sembra una sciocchezza. Lavorando con strumenti antichi e sconosciuti le mani, abituate al tocco confortevole di un mouse ergonomico, si intorpidiscono istantaneamente. La terra compatta è dura come pietra, la vanga penetra grazie alla forza inerte del peso del mio corpo da gigante. Il vantaggio si annulla nel momento in cui bisogna sollevare la zolla e rompere la fitta ragnatela di radici di una gramigna fintamente morta ma in realtà solo sopita. La zolla va frantumata, le radici non si spezzano facilmente mentre la schiena, privata del suo naturale supporto imbottito e foderato, scricchiola amaramente.</p>
<p style="text-align: right;"><img title="pomodori" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/pomodori.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-4193"></span></p>
<p>Le dita, abituate al rimbalzo morbido di una tastiera soft-touch, si illividiscono e compaiono in fretta le prime vesciche.<br />
Poi il lavoro sporco, veramente sporco. Il contenitore per il compostaggio è un universo brulicante di insetti e vermi. Sul fondo la massa è compatta. Avrei forse bisogno di un forcone. Di quelli che i contadini di un tempo forse mai esistito imbracciavano durante le rivolte romantiche. Ma ho solo un rastrello dai denti molli concepito per la crepuscolari foglie d&#8217;autunno con cui inutilmente raschio via solo lo strato superficiale.</p>
<p>Era in origine uno strato di erba tagliata, ora è un blocco viscoso e caldo. Lo scopro infilando in quell&#8217;ecatombe vegetale le mie mani opportunamente inguantate. Ridicoli guanti di lattice che rimandano ad una idea di igiene e sterilità lontana anni luce. Ridicoli guanti di lattice che si squarciano al contatto con il primo ramoscello secco. Un contatto diretto con una morte che non spaventa. Anche gli effluvi rilasciati da questo cumulo di materia organica in decomposizione non mi disturbano particolarmente. Nulla a che vedere con il tanfo prodotto da quella fetta di petto di pollo panato che, per non dover mangiare pur essendo stato costretto, lanciai sul mobile alto della camera dei miei genitori. L&#8217;odore di putrefazione della carne scatena un innato senso di protezione che urla &#8220;fuggi!&#8221;. Ma qui è diverso pur essendo lo stesso. La morte è un passaggio obbligato verso una nuova vita. <a href="http://www.mentecritica.net/nulla-si-crea-e-nulla-si-distrugge/il-pianeta-che-ride/mc/4594/">Nulla si crea, nulla si distrugge</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4775 aligncenter" title="verme-lombrico" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/verme-lombrico.jpg" alt="" width="500" height="276" /></p>
<p>Quest&#8217;anno le piccole mani di mia figlia hanno depositato nella loro dimora nove piante di pomodoro, tre di cetriolo, sei di fagiolini, quattro di zucchina. E poi erbe aromatiche, rucola, semi di insalata sparsi con gioia. Coltivare un orto, anche piccolo, è un impegno perché le piante sono vive e non puoi dimenticarti di loro, non puoi abbandonarle. Coltivare un orto permette di avere <a href="http://www.mentecritica.net/sono-per-lagricoltura-biologica-a-qualcuno-da-fastidio/consumo-criticamente/diabolicomarco/740/">prodotti biologici sicuri ed economici</a>.</p>
<p>Coltivare un orto permette di recuperare il gusto dei &#8220;sapori di una volta&#8221;. Sapori che non puoi comprare. Di vivere esperienze che, come dice la pubblicità, non hanno prezzo perché non possono essere comprate nemmeno con una mastercard. Mentre mangiavamo i frutti della nostra terra ho chiesto a mia figlia &#8220;sai da dove viene questa zucchina?&#8221;. Mi ha guardato stupita e mi ha indicato l&#8217;orto. Da lì, naturalmente. Penso a alle storie che mi hanno raccontato persone con una esperienza decennale in un asilo nido: molti <a href="http://www.mentecritica.net/tag/bambini/">bambini</a> non sanno da dove vengono le cose che mangiano, hanno una visione completamente distorta di questo aspetto che pure è così basilare. Per mia figlia che ha solo due anni non è così.</p>
<p>Tiro un sospiro di sollievo, per ora.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4776" title="74897576" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/super-ortaggi02.jpg" alt="" width="337" height="506" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Decidiamo Noi: Ecco il Sistema</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 08:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiamiamola Economia]]></category>

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		<category><![CDATA[Democrazia e Diritti]]></category>

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		<category><![CDATA[sciopero del consumo]]></category>

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		<description><![CDATA[Da cittadino italiano, dipendente statale, che annaspa per arrivare a fine mese, non riuscendovi perché  oberato di bollette, balzelli, manovre, manovrine e manovrone mi gira in testa un&#8217;idea, per la verità già partorita da altri, ma comunque allettante.


Noi cittadini viviamo, nonostante la deprecata globalizzazione, un&#8217;incredibile solitudine che consente, in maniera assolutamente trasversale, a questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText"><span>Da cittadino italiano, dipendente statale, che annaspa per arrivare a fine mese, </span><span>non riuscendovi perché </span><span> oberato di bollette, balzelli, manovre, manovrine e manovrone mi gira in testa un&#8217;idea, per la verità già partorita da altri, ma comunque allettante.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6140 aligncenter" title="big" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/big.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p class="MsoBodyText"><span id="more-6101"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Noi cittadini viviamo, nonostante la deprecata globalizzazione, un&#8217;incredibile solitudine che consente, in maniera assolutamente trasversale, a questi nostri piccoli politici di sfruttarci e farci annaspare mentre il loro scialacquare ce li fa vedere su<span> </span>panfili da sogno veleggiare verso il loro benessere. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>I vari governi che ciclicamente si alternano hanno la sola capacità di aumentare le imposte - mezzo facile e poco costoso di autofinanziamento degli sprechi - senza prevedere alcuna seria politica che possa favorire realmente la concorrenza per un abbassamento dei prezzi. Senza contare che il raddoppio dei prezzi causato dall’avvento dell’euro ha ulteriormente portato benefici allo Stato poiché sono raddoppiati anche gli introiti derivanti dall’IVA.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Allora penso agli incredibili sacrifici che ci toccano per essere cittadini modello, capaci di pagare ogni balzello che menti contorte sono capaci di proporre, comunque<span> </span>consapevoli che viviamo in uno stato che potrebbe essere paragonato ad un genitore che nonostante guadagni 30 mila euro al mese non riesce a soddisfare i bisogni di due figli.<span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Basti pensare alle evidenti sperequazioni che esistono con esempi come la benzina, della quale circa l&#8217;85% dei proventi sono di tasse pulite che incamera lo Stato (i dazi sui carburanti si pagano prima).<span> </span>Su trenta milioni di veicoli circolanti in Italia, senza considerare gli stranieri che quotidianamente transitano sul territorio nazionale, non riesco neanche a quantificare l’introito giornaliero atteso, visto il numero enorme di zeri che sarebbe necessario.</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/caro-benzina.jpg" alt="" width="310" height="285" /></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Allora se noi cittadini riuscissimo ad avere una visione appena appena più ampia e globale del nostro ruolo potenziale come consumatori potremmo mettere in ginocchio chiunque, senza peraltro rinunciare a nulla.<span> </span>Parafrasando Vasco Rossi mi vien da dire “pensa se da domani davvero tutti quanti smettessimo, altro che crisi del dollaro, questa si che sarebbe la crisi del secolo”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se da domani tutti insieme decidessimo di non fare benzina solo presso uno di questi colossi (AGIP, ESSO, TAMOIL ecc); ancora, se tutti decidessimo di disdire il contratto TELECOM, i cui costi fissi mensili hanno raggiunto la modica cifra di circa 25 euro; se domani tutti evitassimo di fare la spesa presso una grande catena alimentare come<span> </span>Carrefour, Conad, Sma, Sidis, ecc. ecco che <span>potremmo essere noi a decidere l’andamento dei prezzi al ribasso riappropriandoci del danaro di cui veniamo depredati ad ogni occasione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>E tutto questo in modo del tutto indipendente dalle idee politiche e dagli schieramenti. Al solo scopo di far capire che noi esistiamo e siamo esseri pensanti.</span></span></p>
<p style="text-align: right;">Dal nostro lettore <em>Giovanni Antonio Palermo</em></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>41 Gigawatt - Quarta Parte</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/pronto-41-gigawatt-quarta-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4940/</link>
		<comments>http://www.mentecritica.net/pronto-41-gigawatt-quarta-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4940/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 08:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chiamiamola Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<category><![CDATA[Meccanica delle Cose]]></category>

		<category><![CDATA[biomasse]]></category>

		<category><![CDATA[energia]]></category>

		<category><![CDATA[eolico]]></category>

		<category><![CDATA[geotermico]]></category>

		<category><![CDATA[gigawatt]]></category>

		<category><![CDATA[turbina maglev]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima parte, Seconda parte, Terza parte
Proseguiamo nella rassegna delle principali tecnologie per produrre energia elettrica. Nelle precedenti puntate abbiamo cominciato ad esaminare le fonti rinnovabili (idroelettrico, solare), ora continuiamo con gli altri sistemi che utilizzano fonti rinnovabili: il vento (eolico), il calore terrestre (geotermico), le biomasse.
4. Eolico: quando l&#8217;energia nasce da un soffio di vento.

L&#8217;energia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="center;"><a href="http://www.mentecritica.net/pronto-41-gigawatt/il-pianeta-che-ride/fully/4388/" target="_blank">Prima parte</a>, <a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-seconda-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4404/" target="_blank">Seconda parte</a>, <a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-terza-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4445/" target="_blank">Terza parte</a></p>
<p>Proseguiamo nella rassegna delle principali tecnologie per produrre energia elettrica. Nelle precedenti puntate abbiamo cominciato ad esaminare le fonti rinnovabili (<a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-seconda-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4404/" target="_blank">idroelettrico</a>, <a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-terza-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4445/" target="_blank">solare</a>), ora continuiamo con gli altri sistemi che utilizzano fonti rinnovabili: il vento (eolico), il calore terrestre (geotermico), le biomasse.</p>
<p><strong>4. Eolico: quando l&#8217;energia nasce da un soffio di vento.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5325 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/eolico1.jpg" alt="" width="400" height="567" /></p>
<p>L&#8217;energia ottenuta con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_eolica" target="_blank">la tecnologia eolica</a> nasce dal moto delle pale generato dal vento: l&#8217;asse di rotazione delle pale è anche l&#8217;asse della solita turbina che, collegata al solito alternatore, produce una corrente elettrica.</p>
<p><span id="more-4940"></span></p>
<p>Questo tipo di energia è assolutamente pulito: se vogliamo proprio cercare il pelo nell&#8217;uovo l&#8217;unico inquinamento è di tipo acustico (più pale vicine che girano velocemente fanno un po&#8217; di casino). Si sfrutta una materia prima a costo zero (il vento) che ha purtroppo la sola controindicazione di essere &#8220;capricciosa&#8221;, in quanto irregolare sia sulla direzione che sulla velocità. Con le pale eoliche tradizionali il limite minimo per rendere produttiva un&#8217;installazione è di avere per almeno 100 giorni all&#8217;anno un vento che abbia velocità superiore a 4 m/s (tipica 12-15 m/s). In Italia queste condizioni si raggiungono abbastanza frequentemente sul crinale appenninico e nelle fasce costiere meridionali. I costi del sistema sono tra i più bassi in assoluto (grosso modo gli stessi dell&#8217;energia prodotta dalle centrali termoelettriche), l&#8217;installazione è semplicissima e veloce.</p>
<p>Il maggiore limite attuale di questo sistema è costituito dalla bassa produzione ottenibile da un singolo impianto: la tecnologia attuale consente di ricavare da una pala eolica di ottima efficienza non più di 2,5-3 MW di potenza oraria. E&#8217; per questo che per arrivare a produrre potenze significative (comparabili con quelle di una centrale termoelettrica o nucleare di media potenza, ossia 1 GW) occorrerebbero 330-400 pale, il che - come si può immediatamente comprendere - comporterebbe un impatto visivo non trascurabile, sia che l&#8217;installazione avvenga lungo un crinale, sia che avvenga in mare aperto (<em>off-shore</em>). Tenete presente che le turbine &#8220;terrestri&#8221; sono installate su sostegni alti 120-130 m da terra (quanto un grattacielo di 40 piani) ed il diametro della superficie rotante è dell&#8217;ordine di 70 m; quelle <em>off-shore</em> che si stanno utilizzando in Scozia e in Spagna sono ancora più imponenti (200 m di altezza per 100 di diametro).<br />
Attualmente il massimo utilizzo di questo sistema in Italia si trova in Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna dove si produce la maggior parte dei poco meno di 1,3 GW complessivamente installati nel nostro Paese.</p>
<p>La tecnologia che si basa sul vento sta rapidamente crescendo, spinta dal grande successo che sta incontrando nel mondo (dal 2001 al 2006 gli impianti sono quadruplicati). Così si stanno affacciando sul mercato turbine sempre più performanti e silenziose, dalle configurazioni diverse. Il vento viene utilizzato in molti modi, addirittura ci si sta dedicando alla produzione energetica con <a href="http://www.kitegen.com/pagine/tecnologia.html" target="_blank">qualcosa di simile agli aquiloni</a>. Ma, fra le tante proposte, l&#8217;evoluzione più significativa mi sembra quella delle turbine a levitazione magnetica (<a href="http://www.envirowarrior.com/maglev-wind-turbines/" target="_blank">maglev</a>), impianti eolici in grado di erogare potenze dell&#8217;ordine del GW ed anche di più.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5326 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/maglev1.jpg" alt="" width="499" height="409" /></p>
<p>Questa potrebbe essere la soluzione del futuro (non a caso il massimo interesse lo si ritrova in Cina) e sembrerebbe risolvere sia i limiti di scarsa potenza del singolo impianto, sia l&#8217;eccessivo impatto visivo e di ingombro territoriale. Staremo a vedere.</p>
<p><strong>5. Energia geotermica: il pianeta che&#8230; sbuffa<br />
</strong></p>
<p>Anche se se ne parla molto poco, in Italia esiste una produzione non trascurabile di energia elettrica per via <a href="Il principio di funzionamento di una centrale geotermica è alquanto semplice per linee logiche. Il flusso di vapore proveniente dal sottosuolo produce una forza tale da far muovere una turbina, l'energia meccanica della turbina viene infine trasformata in elettricità tramite un sistema alternatore." target="_blank">geotermica</a>. Dalle parti di Pisa, a <a href="http://www.siena-agriturismo.it/soffioni_di_larderello.htm" target="_blank">Larderello</a> per la precisione, esistono impianti che sfruttano i famosi &#8220;soffioni&#8221; (in inglese &#8220;geysers&#8221;) e producono circa 400 MW, un terzo del fabbisogno di energia elettrica della Toscana.</p>
<p>Quale è il principio? Saprete che più si scende verso il centro del pianeta, più aumenta la temperatura degli strati che attraversiamo: circa 3° centigradi ogni 100 m di profondità, quindi, a profondità particolarmente elevata (dell&#8217;ordine di alcuni kilometri) gli strati della crosta terrestre sono molto caldi. Le acque che raggiungono quella profondità si riscaldano fino ad essere vaporizzate; tali vapori, utilizzando le fenditure degli strati rocciosi createsi per gli assestamenti della superficie terrestre o in seguito ad eruzioni vulcaniche, salgono fino a livelli in cui possono essere utilizzati come fonte di calore per produrre energia elettrica. Attraverso trivellazioni il vapore viene portato in superficie e convogliato in tubazioni, chiamate vapordotti, mediante i quali il vapore viene indirizzato alla solita <a title="Turbina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Turbina">turbina</a>, che lo trasforma in energia elettrica attraverso il solito <a title="Alternatore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alternatore">alternatore</a>. Insomma, quel vapore che in una centrale termoelettrica viene prodotto bruciando gas, petrolio o carbone, in Toscana ce lo troviamo già bell&#8217;e pronto che sbocca dal sottosuolo (col suo tipico odorino di uova marce).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5327 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/979438-1_fotomedia-1.jpg" alt="" width="496" height="500" /></p>
<p>La geotermia è un <a href="http://www.geotermia.it/geotermia_cosa_e/index_it.htm" target="_blank">fenomeno geologico naturale</a> che fa la fortuna delle zone in cui è attivo. In Islanda, per esempio, ci producono tutta l&#8217;energia di cui hanno bisogno, così come a San Francisco dove si trova la regione col maggior &#8220;giacimento&#8221; del pianeta: 1,4 GW. <span style="line-through;">U</span>na bella fortuna, no?</p>
<p>I limiti di questo sistema sono legati alla sua localizzabilità: non sono poi tante le zone che si prestano (in Italia e altrove) ad un conveniente sfruttamento di questa risorsa naturale. Laddove ci si riesce, non è che il panorama di questi vapordotti sia fra quelli più ameni, come si può vedere dalla foto.</p>
<p><strong>6. Energia da biomasse: legna (e non solo) per corrente elettrica<br />
</strong></p>
<p>Con il termine di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Biomassa" target="_blank">&#8220;biomasse&#8221;</a> (o biocombustibili) si indicano vari materiali di origine biologica (non fossile), appositamente prodotti (riforestazione) o derivati come scarto di attività agricole, zootecniche ed industriali (ad esempio industria agroalimentare, della carta, del legno), utilizzati in apposite centrali per produrre energia elettrica. Quindi potremmo dire che questo sistema non è altro che una variante di quello che abbiamo già visto (centrali termoelettriche), solo che ciò che si brucia nel ciclo [ acqua &gt; vapore &gt; turbina &gt; alternatore &gt; corrente elettrica ] non sono combustibili fossili, bensì vegetali.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5328 aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/centrale-kr.jpg" alt="" width="200" height="200" /></p>
<p>I biocombustibili forniscono energia relativamente pulita: liberano nell&#8217;ambiente le sole quantità di carbonio che hanno assimilato le piante durante la loro formazione ed una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili. L&#8217;inquinamente prodotto viene in qualche modo compensato dalle opere di riforestazione, che permettono di recuperare terreni altrimenti abbandonati da destinare alla produzione di biomasse migliorando così - attraverso l&#8217;assorbimento dell&#8217;anidride carbonica da parte delle piante - la qualità dell&#8217;aria che respiriamo.</p>
<p>Il fatto che l&#8217;energia dalle biomasse si basi anche sugli scarti di produzione delle attività produttive è un ulteriore vantaggio in quanto il settore riutilizza e smaltisce rifiuti in modo ecologico. In Finlandia, ad esempio, gran parte degli scarti della lavorazione della carta e del legno sono destinati alle centrali termiche per produrre energia dalle biomasse, evitando in questo modo di dover stoccare gli scarti in discariche o pagare per il loro incenerimento. Per ridurre l&#8217;impatto ambientale è però necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani.</p>
<p>Il concetto di biomassa non va confuso con quello della termodistruzione dei rifiuti: le biomasse sono esclusivamente scarti di origine vegetale e non vanno confuse con i rifiuti delle attività umane.</p>
<p>I principali limiti delle biomasse sono costituite dalla stagionalità delle colture e soprattutto dal loro scarso potere calorifico (circa la metà del carbone): volendo ad esempio alimentare a biomasse la centrale termoelettrica di Porto Tolle (2,7 GW, attualmente alimentata a carbone) sarebbe necessario dedicare alla coltura delle biomasse una superficie maggiore dell&#8217;intera Pianura Padana.</p>
<p>Attualmente in Italia sono attivi 27 impianti di questo genere, per lo più collocati nelle fasce boschive di Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto, Emilia-Romagna, Calabria,&#8230; per una potenzialità complessiva di circa 260 MW. Le singole potenzialità sono dell&#8217;ordine di 2-20 MW. L&#8217;impianto più grande e moderno si trova a Strongoli, in Calabria (40 MW). Per saperne di più potete andare <a href="http://www.energymanager.net/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=29&amp;Itemid=47" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.quicalabria.it/attualita.asp?id_s=190&amp;search=2&amp;id_a=3703" target="_blank">qua.<br />
</a></p>
<p style="center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>Con questo articolo abbiamo completato l&#8217;esame delle tecnologie attualmente adottate in Italia per la produzione di energia elettrica. La prossima volta parleremo di un sistema parecchio controverso, non più utilizzato dal 1987 e di cui si discute tanto per il fatto che l&#8217;attuale governo intenderebbe reintrodurlo. Parlo - l&#8217;avrete capito - dell&#8217;energia elettrica prodotta da centrali nucleari. Spero che lo troverete interessante.</em></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Guerra ai Ciccioni: Anche i Francesi Sparano Cazzate</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 08:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

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		<description><![CDATA[Giusto per fare dispetto a Fully, stamattina leggendo il Corriere on line, ho accuratamente evitato le notizie più lette, anche perché sono uno snob asociale. Ho scoperto che i francesi hanno dichiarato guerra al cibo spazzatura, il che considerando che la loro cucina familiare non ha niente a che fare con quella della loro famosissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto per fare dispetto a Fully, stamattina leggendo il Corriere on line, ho accuratamente evitato l<a href="http://www.mentecritica.net/mentecritica-e-una-cagata-pazzesca/informazione/fully/5533/#comments" target="_blank">e notizie più lette</a>, anche perché sono uno snob asociale. Ho scoperto che i francesi hanno dichiarato guerra <a href="http://www.mentecritica.net/mentecritica-e-una-cagata-pazzesca/informazione/fully/5533/#comments" target="_blank">al cibo spazzatura</a>, il che considerando che la loro cucina familiare non ha niente a che fare con quella della loro famosissima ristorazione, li mette contro il 90% di quello che mangiano.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5562 aligncenter" title="fois" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/fois.jpg" alt="" width="350" height="350" /></p>
<p><span id="more-5549"></span>Infatti in Francia, a differenza dell&#8217;Italia, la sapienza culinaria non deriva dalle tradizioni popolari, ma dalla cultura cortigiana dei cuochi dei nobili e dei ricchi. Questo spiega la profusione di panne, creme, <em>canard</em> e <em>fois gras</em> che, secondo il mio personalissimo parere e quello <a href="http://www.westonaprice.org/traditional_diets/meddiet_it.html" target="_blank">più autorevole del dottor Keys</a>, soccombono nel confronto con le nostre minestre di legumi, olio d&#8217;oliva e insalate di varie verdure.</p>
<p>Eppure, a me, questa guerra contro i ciccioni, con tanto di minaccia di sospensione dell&#8217;assistenza sanitaria o supertasse sui cibi spazzatura, non convince e vi spiego perché.</p>
<p>In Francia, <a href="http://ec.europa.eu/health-eu/doc/alcoholineu_sum_it_en.pdf" target="_blank">come in tutta Europa</a>,  c&#8217;è un abbondante uso di alcol e si fuma liberamente. Anzi, il fumo nei locali pubblici francesi è stato proibito <a href="http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/divieto-fumo-francia/divieto-fumo-francia/divieto-fumo-francia.html" target="_blank">appena un anno fa</a>, in Olanda, ad esempio, si continua a fumare disgustosamente nei ristoranti. I danni derivanti dal fumo e dal consumo dell&#8217;alcol sono notevoli, sicuramente paragonabili a quelli derivanti dal sovrappeso e spesso si sommano a questa condizione. In più per alcol si muore anche a causa degli incidenti che derivano dalla guida in stato d&#8217;ubriachezza. Di alcol si può morire anche senza averne mai bevuto una goccia.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/philiph_morris_is_kraft.jpg" alt="" width="185" height="325" /></p>
<p>Diciamo che di fumo muoiono <a href="http://www.epicentro.iss.it/discussioni/fumo/fumo.asp" target="_blank">90.000 italiani all&#8217;anno</a>, di alcol tra le <a href="http://genova.repubblica.it/dettaglio/Allarme-alcol-tra-i-ragazzi-il-primo-bicchiere-a-12-anni/1393169" target="_blank">36.000 e le 42.000 persone all&#8217;anno</a> (solo tra i consumatori, ovviamente, le vittime della strada entrano in un altro conto visto che <a href="http://www.alcoldrogalegale.com/alcol%20in%20auto%20nemico%20numero1.htm" target="_blank">il 46% degli incidenti stradali è legato all&#8217;uso di alcol</a>). Di obesità si stimano <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/scienza_e_tecnologia/obesita-aumento/obesita-aumento/obesita-aumento.html" target="_blank">52.000 vittime all&#8217;anno</a>.</p>
<p>Insomma, a quanto pare ci si concentra solo nel combattere i grassoni. Fumatori e ubriaconi possono stare tranquilli, <strong>le lobby dell&#8217;alcol e del tabacco</strong> li proteggono dalle azioni dei governi.  Governi che spendono milioni per campagne sulla prevenzione dell&#8217;AIDS che, poverino, pur impegnandosi, <a href="http://www.ministerosalute.it/hiv/paginaInternaHiv.jsp?id=198&amp;menu=strumentieservizi" target="_blank">riesce a fare solo 200 vittime all&#8217;anno in Italia</a>,</p>
<p>E&#8217; evidente che la lobby delle merendine e della frittura non conta un cazzo.</p>
<p>Da quando non vedete una campagna contro l&#8217;uso di alcol o contro il fumo in televisione? Non vi sembra assurdo che l&#8217;alcol possa essere pubblicizzato in televisione e che lo stato venda sigarette?</p>
<p>Se l&#8217;argomento vi interessa, ho scritto un altro paio di cose al riguardo. A suo tempo anche i britannici dichiararono guerra alla ciccia rimanendo in pace con birra e sigarette. Allora la ministra Turco, in fregola di emulazione, pensò di dare battaglia anche in Italia, ma quelli erano i bei tempi della politica fatta con le liberalizzazioni dei taxi e le abolizioni dei costi di ricarica. Il pezzo <a href="http://liberoblog.libero.it/attualita/bl5500.phtml" target="_blank">è qui</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-5563 aligncenter" title="ballantines-2" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/08/ballantines-2.jpg" alt="" width="277" height="349" /></p>
<p>Il fumo mi ha portato via una persona carissima che è morta in maniera orribile. Io sono uscito dal fumo un paio d&#8217;anni fa. Per chi ha voglia e tempo di condividere questa mia vicenda personale, <a href="http://www.mentecritica.net/zio-t/consumo-criticamente/mc/3179/" target="_blank">il link è questo</a>.</p>
<p>Come al solito la regola è sempre la stessa. Essere custodi di se stessi e non delegare altri.</p>]]></content:encoded>
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		<title>41 Gigawatt - Terza Parte</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-terza-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4445/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 11:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

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		<category><![CDATA[Meccanica delle Cose]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;articolo precedente abbiamo parlato del principale sistema con cui in Italia si produce energia elettrica da fonti rinnovabili: quello che utilizza centrali idroelettriche, con cui produciamo circa 5,5 GW degli ormai famosi 41 GW di cui abbiamo bisogno. Da questo terzo articolo in poi passeremo in rassegna gli altri sistemi di produzione di energia elettrica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-seconda-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4404/" target="_blank">Nell&#8217;articolo precedente</a> abbiamo parlato del principale sistema con cui in Italia si produce energia elettrica da fonti rinnovabili: quello che utilizza centrali idroelettriche, con cui produciamo circa 5,5 GW degli ormai famosi 41 GW di cui abbiamo bisogno. Da questo terzo articolo in poi passeremo in rassegna gli altri sistemi di produzione di energia elettrica attualmente utilizzati o comunque disponibili in Italia. Tenete presente che – tutti insieme – producono meno di due miseri GW dei 41 necessari: insomma una quisquilia. Questo dato la dice lunga sulle possibilità di sviluppo per l’utilizzo di queste fonti nell’immediato futuro.</p>
<p><strong>3. Energia solare</strong></p>
<p>Per produrre energia elettrica dall&#8217;irraggiamento solare conosciamo due sistemi: il fotovoltaico e il solare termodinamico. Pur avendo entrambi il Sole come fonte primaria, i due sistemi funzionano secondo principi totalmente diversi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4987" title="pannellootovoltaico" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/pannellootovoltaico.jpg" alt="" width="499" height="374" /></p>
<p><span id="more-4445"></span></p>
<p><strong>3.1 <span> </span>Fotovoltaico</strong></p>
<p>Quando un raggio di luce solare investe una particella di silicio in presenza di condizioni particolari si genera una differenza di potenziale e quindi una corrente elettrica (si chiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_fotoelettrico" target="_blank">effetto fotoelettrico</a>). Un tal Becquerel se ne accorse nella prima metà dell&#8217;Ottocento ma fu solo nel 1905 che l&#8217;umanità riuscì a spiegarne il perché ed a sfruttare il fenomeno grazie ad <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein" target="_blank">un impiegato dell&#8217;ufficio brevetti</a> abbastanza sveglio. A noi che non siamo altrettanto svegli basterà sapere che la tecnologia fotovoltaica consente la trasformazione <strong>diretta</strong> della luce solare in energia elettrica utilizzando materiali semiconduttori (silicio ma non solo). Punto e a capo.</p>
<p>Per produrre energia elettrica con questo sistema si utilizzano &#8220;celle&#8221; che vengono raggruppate l&#8217;una a fianco all&#8217;altra in pannelli piani. Il sistema venne dapprima sviluppato negli USA (Bell, 1955) e le prime celle vennero prodotte industrialmente dalla giapponese Sharp nei primi anni Sessanta.</p>
<p>Allo stato attuale della tecnologia, per ottenere 1 kW di potenza elettrica oraria (in realtà si dovrebbe parlare di kW di picco, lo dico per i soliti precisini) occorrono 7-10  mq di pannelli. Forse non tutti sanno che in Italia funziona da anni (1995) una delle più grandi centrali fotovoltaiche del mondo, l’impianto ENEL di Serre (vicino a Salerno). Si sviluppa su un&#8217;estensione di territorio pari a circa 5 ettari e mezzo, con una superficie di pannelli installati di 26.500 mq (cioè più di tre campi di calcio regolamentari) ed una potenza erogabile di 3,3 MW: ora che siete bravi a districarvi tra kW, MW, GW avrete già fatto il conto: è l’energia che serve a 1100 famiglie che installano i famosi 3 kW, diciamo 3000 persone. A Serre il campo fotovoltaico (ossia il complesso di tutti i pannelli) è suddiviso in dieci sottocampi di cui nove a pannelli fissi ed uno chiamato “ad inseguimento solare&#8221;: in questo, infatti, i pannelli variano automaticamente la propria inclinazione in modo da trovarsi sempre nella posizione ottimale per raccogliere il massimo di luce dal sole nell&#8217;arco della giornata.</p>
<p>Non ci vuole molto per capire che quello del &#8220;consumo di territorio” è uno dei problemi più seri per le centrali fotovoltaiche: il conto è presto fatto: per servire una città di medie dimensioni, diciamo 200.000 abitanti, composta da 70.000 famiglie, ciascuna col famoso fabbisogno di 3 kW occorrerebbe installare 210 MW di pannelli fotovoltaici per circa 1.600.000 mq, quanto 220 campi di calcio, con un consumo di territorio, tra annessi e connessi, circa doppio: diciamo 300 ettari. Non è poco.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4988" title="serre" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/serre.gif" alt="" width="397" height="284" /></p>
<p>Però il bello del fotovoltaico è che – proprio grazie alla trasformazione diretta “sole-corrente elettrica” - non c’è solo la possibilità di centralizzare la produzione e poi distribuirla (come avviene negli altri tipi di centrali): col fotovoltaico ciascuno può prodursi in casa l’energia elettrica di cui ha bisogno. Tenete presente questa caratteristica, perché ne riparleremo quando arriveremo alle conclusioni. Se pensiamo ad una palazzina di 20 appartamenti, ciascuno con una potenza installata di 3 kW, ecco che bastano 450 mq di pannelli ben soleggiati (per esempio la superficie della falda del tetto o delle facciate esposte a sud) per rendere autosufficiente il condominio. Pensate allora a quali potenzialità avrebbe, questa tecnologia, se implementata ad esempio su tutte le coperture di capannoni industriali, sulle facciate cieche di edifici civili o industriali, sulle pensiline delle stazioni di servizio,&#8230; Tanti modi di produrre energia senza &#8220;consumare&#8221; ulteriore territorio.</p>
<p>I pregi del fotovoltaico stanno nella sua relativa semplicità, nella modularità (ossia la possibilità di calibrare accuratamente l&#8217;installazione in funzione della quantità di energia che si vuole produrre), nell’assenza di emissioni dannose, di rumori e di scorie residue da smaltire (a parte i pannelli che però hanno una durata teorica di 80 anni ed una pratica di non meno di 25). I limiti sono costituiti dal costo delle celle ancora elevato (ma in diminuzione per effetto dell’utilizzo di nuovi materiali di sintesi invece del silicio), dal fatto che si utilizzano tecnologie proprietarie e quindi oligopoliste, dalla necessità di ampi spazi di installazione (ma abbiamo appena visto che questo non vale per le installazioni &#8220;puntuali&#8221;) e, naturalmente, dall&#8217;intermittenza di produzione legata al ciclo giornaliero-stagionale del sole ed ai capricci della meteorologia. A quest&#8217;ultimo limite si può però rimediare attraverso l&#8217;accumulo in apposite &#8220;batterie&#8221;.</p>
<p>In Italia per l&#8217;installazione del fotovoltaico sono concessi incentivi economici e la possibilità di vendere l&#8217;energia autoprodotta al gestore nazionale (c.d. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conto_energia" target="_blank">&#8220;conto energia&#8221;</a>): i costi d&#8217;impianto sono ancora abbastanza salati (6.000-10.000 € per kWp a seconda del tipo di celle, quindi 18-30.000 € per unità abitativa da 3 kW) ma la spesa iniziale si &#8220;ripaga&#8221; in 11-15 anni. In Europa è la Germania (3000 MWp installati) che guida la corsa al fotovoltaico. L&#8217;Italia con 58 MWp installati è al terzo posto, dopo la Spagna (118 MWp). Ce n&#8217;è di strada, da fare, ancora!</p>
<p>A chi volesse approfondire suggerisco di dare un&#8217;occhiata <a href="http://www.ambiente.regione.lombardia.it/webqa/dgri/bandofotovoltaico/guida_che.htm" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.futureenergy.it/images/futureenergy/documenti/rapporto_preliminare_cnes_solare_fotovoltaico.pdf" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.myenergy.it/fotovoltaico/fotovoltaico.aspx" target="_blank">qui</a></p>
<p><strong>3.2 S</strong><strong>olare termodinamico a concentrazione</strong></p>
<p>Mettiamo subito in chiaro una cosa: questo sistema non va confuso con quello utilizzato nei comuni <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pannello_solare" target="_blank">pannelli solari termici</a> che generano l&#8217;acqua calda a bassa temperatura per farvi la doccia. Il solare a concentrazione permette invece di produrre calore a media ed alta temperatura (fino a 600°) e ne rende possibile l&#8217;uso in applicazioni industriali per la generazione di elettricità.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/ambiente/solare/intesa-termodinamico/este_04172828_29030.jpg" alt="" width="280" height="290" /></p>
<p>Di solare termodinamico a concentrazione abbiamo parlato su MC poco tempo fa e <a href="http://www.mentecritica.net/energia-atomica-e-centrali-nucleari-rubbia-dice-cazzate-ma-solo-se-parla-in-italiano/il-pianeta-che-ride/fully/4241/" target="_blank">proprio lì</a> vi rimando per saperne di più. Qui ricorderò soltanto che il sistema si basa su una serie di specchi parabolici che concentrano la luce diretta del sole su un tubo ricevitore. Dentro il tubo scorre un fluido a base di sali che assorbe l&#8217;energia e la trasporta in un serbatoio di accumulo, necessario se si vuole supplire ai momenti di scarsa o nulla insolazione. L&#8217;accumulo è in contatto con uno scambiatore di calore che genera il solito vapore (proprio come si fa in una centrale termoelettrica) e questo viene utilizzato per muovere le solite turbine collegate ai soliti alternatori così da produrre la &#8230; solita corrente elettrica.</p>
<p>Il vantaggio, rispetto al fotovoltaico, è una produzione di energia ininterrotta, causa lo sfruttamento <strong>indiretto </strong>dell&#8217;energia solare. La tecnologia termodinamica permette infatti di produrre energia anche di notte o in caso di cattivo tempo, grazie a quel particolare fluido di cui si è detto sopra che, una volta riscaldato, mantiene la sua altissima temperatura per alcuni giorni anche senza essere in contatto con la sua fonte.</p>
<p>Il principale problema anche di questi impianti è il grosso &#8220;consumo di territorio&#8221;. Grosso sì, ma, a pensarci bene, non poi così tanto: secondo Carlo Rubbia – grande sostenitore di questa tecnologia - un ipotetico quadrato di specchi di 40.000 km² (200  km per ogni lato) basterebbe per alimentare tutto il pianeta: se pensate a quanto territorio non sfruttato esiste ancora sulla Terra (pensate ai grandi deserti d’Africa, Asia, America ed Oceania), non è poi granché. Sempre secondo Rubbia per alimentare un terzo dell&#8217;Italia (ora lo sapete: un terzo di 41 GW fa circa 14 GW, cioè 14 medie centrali termoelettriche o nucleari da un GW) basterebbe un’area vasta quanto quella racchiusa entro il grande raccordo anulare di Roma, che ha un diametro di circa 20 km. Insomma, il problema della disponibilità dello spazio potrebbe essere superato costruendo gli impianti solari nel Sud Italia, che oltre a godere di migliori condizioni di soleggiamento, dispone di molte più zone utilizzabili rispetto al Centro-Nord; in questa direzione sono stati già avviati alcuni progetti,<sup> </sup>in Sicilia (Priolo) e non solo.</p>
<p>E&#8217; tutto, per adesso. Alla prossima (sempre se vorrete).</p>]]></content:encoded>
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		<title>Italia - La Quarta F: &#8220;Failure&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 06:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CogitoergoVomito</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cazzotti]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta l&#8217;economia italiana. Ed insieme all&#8217;economia italiana era inevitabile non citare le &#8220;3 F&#8221; o meglio i tre mercati trainanti: FOOD, FASHION, FURNITURE: alimentari, abbigliamento, arredamento.
La nuova F è quella che ci rende decisamente meno orgogliosi del tanto osannato Made in Italy, ma è l&#8217;unica che riesce a descrivere in modo rapido e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta l&#8217;economia italiana. Ed insieme all&#8217;economia italiana era inevitabile non citare le <strong>&#8220;3 F&#8221;</strong> o meglio i tre mercati trainanti: FOOD, FASHION, FURNITURE: alimentari, abbigliamento, arredamento.</p>
<p>La nuova<strong> F </strong>è quella che<strong> </strong>ci rende decisamente meno orgogliosi del tanto osannato Made in Italy, ma è l&#8217;unica che riesce a descrivere in modo rapido e coerente la disastrosa <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/inflaistat-5/inflaistat-giugno/inflaistat-giugno.html">inflazione al 3,8%</a>: <strong>FAILURE.</strong> <em>Failure</em> come Fallimento, senza troppe perifrasi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/italia-s.gif" alt="" width="150" height="241" /></p>
<p><span id="more-4585"></span></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2008/07/14/modaedesign/037arreda.html">Analizzando la riflessione di Roberto Snaidero</a>, presidente uscente di Federlegno, è un problema di innovazione, ma soprattutto di globalizzazione, perchè <em>&#8220;globalizzazione vuol dire più consumatori, ma insieme maggiore competitività&#8221;,</em> e per le industrie del mobile e dell&#8217;arredamento dover competere con un&#8217;azienda come l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ikea">IKEA</a> è un po&#8217; come per l&#8217;Albinoleffe giocare con il Manchester United.</p>
<p>Gli Italiani, o meglio, i fautori del Made in Italy e i fans delle 3 F, dovrebbero iniziare a preoccuparsi del grande colosso svedese non solo per quanto riguarda l&#8217;arredamento<strong> </strong>(Furniture), ma anche per quanto riguarda i generi alimentari (Food).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
</strong><img class="alignnone size-full wp-image-4658" title="food_300x300" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/food_300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>Cosa ne sarà delle nostra amata sfogliatella alla napoletana, del caciucco alla livornese, dei cannoli siciliani, della mozzarella di bufala aversana, della polenta alla valdostana?</p>
<p>Provate ad entrare in uno dei qualsiasi megastore dell&#8217;IKEA, vi renderete subito conto dell&#8217;impero di <a href="http://www.forbes.com/lists/2006/10/BWQ7.html">Ingvar Kamprad</a>, 79 anni e quarto uomo più ricco del mondo. Questo geniale vecchietto svedese, che vive dando <a href="http://www.corriere.it/esteri/08_aprile_17/villetta_mister_ikea_5422e7aa-0c48-11dd-aecb-00144f486ba6.shtml">il buon esempio ai suoi clienti</a>, ha di sicuro il dono della lungimiranza. In un Paese come l&#8217;Italia con un potere d&#8217;acquisto ai minimi storici, una <a href="http://www.ikea.com/webapp/wcs/stores/servlet/IkeaNearYouView?storeId=6&amp;catalogId=11001&amp;langId=-19&amp;StoreName=sfm_new">bottega svedese</a> è una vera <em>manna dal cielo</em>, e se avete voglia di essere serviti e riveriti&#8230;. Prego! Accomodatevi pure al <a href="http://www.ikea.com/webapp/wcs/stores/servlet/IkeaNearYouView?storeId=6&amp;catalogId=11001&amp;langId=-19&amp;StoreName=localfood">ristorante svedese</a>!<em> </em></p>
<p>Quando la gente non avrà più bisogno dei <em>design</em> innovativi a poco prezzo, quando avrà le ragnatele nei portafogli, potrà dimenticarsi di tutto, tranne che di mangiare. Ed in tempi di crisi vige la legge del risparmio e la spunta sempre il miglior offerente.</p>
<p>L&#8217;IKEA ci sogna ma soprattutto ci immagina <a href="http://www.ikea.com/it/it/">così</a> :</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4657" title="kitchen_08_14_1_718x330" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/2008/07/kitchen_08_14_1_718x330.jpg" alt="" width="495" height="228" /></p>
<p>Una volta c&#8217;era la famiglia sempreverde del Mulino Bianco, oggi c&#8217;è quella tirchia ma serena dell&#8217;Ikea. Ecco perché l&#8217;Ikea, più che un&#8217;opportunità ed una risorsa per migliaia di nuovi lavoratori, è l&#8217;esempio più emblematico della quarta F, L&#8217;<em>Italian Failure</em>.</p>
<p>L&#8217;<em>Italian failure</em> passa per imprenditori italiani come Montezemolo e Della Valle che invece di riprendere ad investire nei mercati che per anni hanno trainato l&#8217;economia italiana, pensano a come <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/01_Gennaio/12/montezemolo.shtml">trainare ad Alta Velocità gli Italiani.</a> L&#8217;<em>Italian failure</em> passa per le <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/view/2881">13&#8242;000 aziende Italiane in Romania</a><a href="http://cogitoergovomito.blogspot.com/2008_06_01_archive.html">.</a> L&#8217;<em>Italian failure</em> passa per i famigerati <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/conti-pubblic-75/bankitalia-stime/bankitalia-stime.html">messaggi d&#8217;allarme di Bankitalia</a>, che non si capisce bene chi voglia redarguire. L&#8217;<em>Italian failure</em> passa per il mercato del falso, che fa <a href="http://blog.panorama.it/economia/2007/12/14/lindustria-del-falso-fa-piu-utili-del-traffico-di-droga/">più utili del traffico di droga</a>.</p>
<p>L&#8217;<em>Italian failure</em> passa per chi ancora ignora, per chi non se ne intende, per chi non capisce, ma intanto&#8230;.</p>
<p>&#8230;. si avvilisce!</p>]]></content:encoded>
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		<title>41 Gigawatt - Seconda parte</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 11:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La volta scorsa abbiamo visto che 41 GW è il fabbisogno orario di potenza elettrica nel nostro Paese. Vedremo ora i sistemi e le tecnologie con cui la produciamo. Abbiamo anche detto che il 70% di questo fabbisogno (29 GW) viene coperto da centrali termoelettriche, e dunque è da queste che cominciamo il giro.
1. Centrali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mentecritica.net/pronto-41-gigawatt/il-pianeta-che-ride/fully/4388/" target="_blank">La volta scorsa</a> abbiamo visto che 41 GW è il fabbisogno orario di potenza elettrica nel nostro Paese. Vedremo ora i sistemi e le tecnologie con cui la produciamo. Abbiamo anche detto che il 70% di questo fabbisogno (29 GW) viene coperto da centrali termoelettriche, e dunque è da queste che cominciamo il giro.</p>
<p><strong>1. Centrali termoelettriche.</strong></p>
<p>Come funzioni una <strong><a href="http://www.enel.it/visitacentralihtml/VisitaCentralihtml/termoelettrica/termoelettrica.asp" target="_blank">centrale termoelettrica</a> </strong>è presto detto: l&#8217;acqua contenuta in una caldaia si fa riscaldare usando un combustibile qualunque fino a che, a determinati valori di temperatura e pressione, si trasforma in vapore surriscaldato, cioè vapore portato ad una temperatura superiore a quella di vaporizzazione. Il vapore surriscaldato così prodotto viene immesso in una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Turbina_a_vapore" target="_blank">turbina</a> e ne fa girare le pale (il principio è quello stesso dei mulini ad acqua). La rotazione delle pale è associata alla rotazione dell&#8217;albero di un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alternatore" target="_blank">alternatore</a>, che genera corrente elettrica, un po&#8217; come fa la dinamo della vostra bicicletta. All&#8217;uscita dalla turbina il vapore viene raffreddato, in modo da cambiare nuovamente di stato e trasformarsi di nuovo in acqua (condensazione). <span style="#400080;">L’acqua che si ottiene in questo modo viene rimessa in         circolo nella caldaia e si ricomincia da capo. </span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4451" title="power_plant_actv_vercelli_italy_medium_tcm64-18306" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/power_plant_actv_vercelli_italy_medium_tcm64-18306.jpg" alt="" width="262" height="236" /></p>
<p><span id="more-4404"></span></p>
<p><span style="Arial;"><span style="large;"> </span></span></p>
<p><span style="#400080;">Il rendimento di una centrale termoelettrica di tipo tradizionale si aggira sul 38%. Come dire che, su 100 unità di energia messe in gioco, 62 servono a &#8220;far girare&#8221; il sistema e 38 rappresentano la quota utile, ossia l&#8217;energia elettrica che si produce. Un rendimento molto migliore (58%) </span>si ottiene nelle centrali a turbogas, il cui funzionamento è un po&#8217; più complicato e non sto qui a spiegarlo: ve lo dico solo perché poi non diciate in giro che non ve l&#8217;ho detto.</p>
<p>Per scaldare l&#8217;acqua c&#8217;è bisogno di un combustibile, che sia gas naturale, nafta, carbone o altro. Anche rifiuti, perché no? Noi in Italia non abbiamo giacimenti di petrolio, né immense riserve di gas o carbone; di monnezza invece ne avremmo in abbondanza, se solo riuscissimo a fare una raccolta differenziata seria (ma questa è un&#8217;altra storia). Quindi un primo aspetto negativo di queste centrali è che per farle funzionare dobbiamo importare i combustibili necessari a riscaldare l&#8217;acqua fino a trasformarla in vapore surriscaldato.</p>
<p><span style="#400080;">Il secondo aspetto negativo è l&#8217;inquinamento atmosferico che esse producono. Queste centrali sono tra le         più inquinanti, soprattutto se fanno uso di combustibili che contengono sostanze nocive,         come lo zolfo. Le meno inquinanti, che sono quelle alimentate a gas naturale, emettono comunque ogni giorno nell&#8217;atmosfera forti quantità di anidride         carbonica, e sono tra le maggiori responsabili di alcuni fenomeni negativi per l&#8217;ambiente         come l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_serra" target="_blank">effetto serra</a> (surriscaldamento del pianeta), <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pioggia_acida" target="_blank">le piogge         acide</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Smog" target="_blank">le polveri (smog)</a>.</span></p>
<p><strong>2. Centrali idroelettriche.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4452" title="satriano" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/satriano.jpg" alt="" width="499" height="374" /></p>
<p>Il secondo sistema di produzione di energia elettrica in Italia per quantità di energia prodotta è quello idroelettrico. Attualmente la produzione annua si attesta intorno a 50.000 GWh, pari al 14% dell&#8217;italico fabbisogno (che, vi ricordo, è pari a 360.000 GWh) per una potenza oraria di circa 5,5 GW dei famosi 41 GW del titolo.</p>
<p>Una <a href="http://www.enel.it/VisitaCentralihtml/VisitaCentralihtml/idroelettrica/idroelettrica.asp" target="_blank"><strong>centrale idroelettrica</strong></a> funziona sfruttando l&#8217;energia che una massa d&#8217;acqua, raccolta in un bacino, è in grado di fornire quando viene fatta cadere da una quota superiore ad una quota inferiore.<span style="#400080;"><span style="Comic Sans MS;"> </span></span>In genere viene creato un lago artificiale per mezzo dello sbarramento di una gola fluviale con una diga. Da questo bacino l&#8217;acqua viene convogliata in una <a title="Condotta" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Condotta#Condotta_forzata">condotta forzata</a> fino alla turbina, che muove l&#8217;alternatore e produce energia elettrica. L&#8217;acqua che ha attraversato la turbina viene poi scaricata nel fiume a valle dell&#8217;impianto. Questo è il principio di funzionamento delle centrali idroelettriche &#8220;a caduta&#8221;, di gran lunga le più importanti in termini di produzione e di investimento iniziale. Meno importante è il contributo che viene fornito dalle piccole centrali fluviali (principio del mulino ad acqua), che sfruttano semplicemente il flusso dei corsi d&#8217;acqua che le attraversano.</p>
<p>L&#8217;energia prodotta dalle centrali idroelettriche è tra le più pulite, perché non presenta emissioni né residui di lavorazione o scorie. E&#8217; di tipo rinnovabile in quanto, almeno in teoria, l&#8217;acqua può essere riutilizzata infinite volte per lo stesso scopo. In pratica, purtroppo, una parte della rinnovabilità è legata al permanere del volume annuo degli afflussi.</p>
<p>Problemi ambientali possono essere costituiti dal fatto che  le dighe bloccano il trasporto solido dei fiumi (sabbie e ghiaie) alterando l&#8217;equilibrio tra l&#8217;apporto solido e l&#8217;attività erosiva nel corso d&#8217;acqua a valle fino al mare dove, per il minore <span class="new">apporto solido</span> si assiste al fenomeno dell&#8217;erosione delle coste. Grandi bacini idroelettrici inoltre possono in alcuni casi avere impatti ambientali e socio-economici di diversa entità o gravità sulle zone circostanti (modifica del paesaggio e distruzione di habitat naturali, spostamenti di popolazione, perdita di aree agricole, ecc.). Va da sé che, perché una centrale idroelettrica possa considerarsi sicura, occorre che le imponenti opere che la accompagnano siano progettate bene, altrimenti sono <a href="http://www.vajont.net/" target="_blank">cavoli amari</a>.</p>
<p>Le centrali idroelettriche a caduta possono produrre energia per potenze di alcune centinaia di megawatt/h. L&#8217;efficienza è molto bassa, siamo circa al 3%, ma ciò nonostante il costo per  watt è ancora molto competitivo. Il vero problema è che ormai abbiamo praticamente saturato la possibilità di fare centrali idroelettriche, dal momento che abbiamo utilizzato la stragrande maggioranza dei corsi d&#8217;acqua di cui disponiamo. Tanto è vero che un tempo con questo sistema  semplice e pulito riuscivamo a garantire la maggior parte del nostro fabbisogno, ma da quando abbiamo cominciato ad avere &#8220;fame&#8221; di energia (dagli anni Sessanta in poi) abbiamo dovuto ricorrere alle centrali termoelettriche.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/tralicci3.jpg" alt="" width="490" height="368" /></p>
<p>Abbiamo visto per grandi linee i due principali sistemi di produzione di energia elettrica in Italia. Da soli coprono circa l&#8217;84% del fabbisogno lordo ed oltre il 95% dell&#8217;energia elettrica autoprodotta.</p>
<p>Scommetto che per ora ne avrete abbastanza. Nei prossimi articoli della serie passeremo in rassegna gli altri sistemi coi quali produciamo il restante 5% scarso dell&#8217;energia autoprodotta: solare, eolico, geotermico, biomasse. Gli appassionati di nucleare dovranno pazientare ancora un po&#8217;: visto che in Italia oggi non c&#8217;è (ma si vorrebbe reintrodurlo) ne parleremo per ultimo.</p>
<p>Vi state chiedendo dove andremo a parare? Beh, una volta completata la panoramica, proveremo insieme a tirare le somme e faremo &#8220;mentecriticamente&#8221; un gioco.</p>
<p>Quale gioco? Un po&#8217; di pazienza e lo scoprirete. Per adesso: alla prossima (sempre se vi va).</p>]]></content:encoded>
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		<title>Un po&#8217; di Gossip sul Caso Mills</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 11:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diabolicomarco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La norma congela processi e la legge che conferisce l&#8217;immunità alla prime quattro cariche delle stato sembrano essere state concepite per salvare Silvio Berlusconi dal processo in cui viene indagato per corruzione, il processo in cui è coinvolto l&#8217;avvocato britannico David Mills. Mentre i media italiani ci hanno raccontato tutto e anche di più del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La norma congela processi e la legge che conferisce l&#8217;immunità alla prime quattro cariche delle stato sembrano essere state concepite per salvare Silvio Berlusconi dal processo in cui viene indagato per corruzione, il processo in cui è coinvolto l&#8217;avvocato britannico David Mills. Mentre i media italiani ci hanno raccontato tutto e anche di più del <a href="http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/persone/nozze-2008/briatore-gregoraci/briatore-gregoraci.html">matrimonio tra Briatore e la Gregoraci</a> nulla ho mai sentito di questo Mills. Non parlo certo dei suoi problemi giudiziari e dei suoi rapporti professionali con il Cavaliere, ma di qualche notiziola rosa, di un po&#8217; di gossip in stile tabloid britannico.<br />
Rimango a bocca aperta quando degli amici appena giunti dall&#8217;Inghilterra mi dicono che Mills sia sposato con una signora che era nel governo Blair e che è stata costretta alle dimissioni in quanto &#8220;in conflitto di interessi&#8221;. Ma va!</p>
<p><span id="more-4442"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-4460" title="rowson512-tessa" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/rowson512-tessa.jpg" alt="" width="500" height="372" />In realtà le cose non stanno proprio così.<br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tessa_Jowell">Tessa Jowell</a>, parlamentare laburista che ha dichiarato che per Tony Blair &#8220;si getterebbe sotto un auto in corsa&#8221; guida il Ministero per le Olimpiadi creato nel 2005 in occasione dell&#8217;assegnazione dei giochi del 2012 a Londra. Lo guidava con Tony lo guida ora con Gordon (che non è Flash Gordon, ma Gordon Brown l&#8217;attuale primo ministro britannico). Tessa è stata anche ministro della Salute e segretario di Stato alla Cultura.</p>
<p>La signora Jowell, nata Tessa Jane Helen Douglas Palmer, ha mantenuto il cognome del primo marito anche dopo il divorzio e dopo il matrimonio con l&#8217;avvocato David Mills. Matrimonio celebrato nel 1979 e interrotto a seguito di quello che alcuni giornali inglesi hanno battezzato, con scarsa fantasia, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tessa_Jowell_financial_allegations">lo scandalo Jowellgate</a>.</p>
<p>A seguito delle indagini della magistratura italiana sulla presunta corruzione del marito da parte di Silvio Berlusconi un&#8217;inchiesta da parte del segretario di gabinetto ha indagato sul possibile conflitto di interessi tra le questioni legali del marito e il suo ruolo nel governo britannico. Conflitto di interessi? Per così poco? Altra stramberia inglese, come guidare dal lato sbagliato della strada o usare unità di misura illogiche.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4463" title="tessa-jowell" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/tessa-jowell.png" alt="" width="468" height="630" /></p>
<p><em>Il triangolo no</em></p>
<p>Dunque Tessa e David si sposano nel 1979 e tutto fila liscio fino a quando, a metà anni &#8216;90, David non inizia a lavorare per Silvio dal quale riceve <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article735172.ece">un &#8220;regalo&#8221; in cash pari a $600,000</a>.</p>
<p>David era già stato indagato per questioni di evasione fiscale e Tessa aveva dichiarato: &#8220;io e David abbiamo sempre mantenuto le nostre finanze separate&#8221;. Ma la separazione è stata completata dopo questo ennesimo problema. Il 4 marzo 2006, all&#8217;annuncio della <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/4773468.stm">loro separazione</a> per bocca di un di lui collega:</p>
<blockquote><p>Resta la speranza che la loro relazione possa essere ricostruita ma, allo stato attuale delle cose, hanno deciso di intraprendere un periodo di separazione</p></blockquote>
<p>Il Daily Mail titola &#8220;Quanto ancora reggerà Tessa?&#8221; Perché David <a href="http://www.guardian.co.uk/news/2006/mar/06/wrap.rostaylor" target="_blank">non le ha combinato solo questa</a>: ha acquistato e rivenduto della azioni di una catena di pub approfittando di informazioni riguardo di progetti di revisione delle licenze, ha provato ad ottenere l&#8217;autorizzazione ad esercitare la professione di avvocato a Dubai millantando appoggi governativi, lavorava per un team di formula 1mentre la moglie pensava di ridiscutere il bando sulla pubblicità di tabacco e sigarette o quando si scoprì che David cercava di vendere aerei a quei cattivoni degli iraniani (e per questo Tessa fu esclusa da ogni commissione sull&#8217;Iran).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4464" title="tessa-asleep" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/tessa-asleep.jpg" alt="" width="500" height="250" /></p>
<p><em>Io non c&#8217;ero e se c&#8217;ero dormivo<br />
</em></p>
<p>Tessa dichiara di non aver mai incontrato Silvio, di non essere mai stata coinvolta né professionalmente né politicamente né finanziariamente in questi affari.  Lo stesso Mills dichiara di aver incontrato Silvio solo una volta, el 1995.  Fatto quantomeno curioso visto che:</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Proprio lui (Mills ndr) ha rivelato agli inquirenti milanesi di aver organizzato per Silvio Berlusconi le offshore della &#8220;tesoreria occulta&#8221; Fininvest (il cosiddetto &#8220;group B&#8221;) e di aver creato le società che dovevano rimanere riservate «per destinare una parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio».<a href="http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2937" target="_blank">*</a></span></p></blockquote>
<p>Resta il fatto che la fine del rapporto ha risolto la maggior parte dei problemi di Tessa. Buon per lei, meno per i loro figli. Da come David <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy/1511137/Jowell-has-nothing-to-do-with-Italian-bribe-allegations%2C-insists-her-husband.html" target="_blank">si è speso per mantenere fuori la moglie</a> da questa storia si può sperare in un ricongiungimento. Magari in occasione della sospensione o abolizione per decreto del processo.</p>
<p>Anche Briatore (Briatore?) ha testimoniato al processo Mills (<a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/inchiesta-mediaset/briatore/briatore.html" target="_blank">accompagnamento coatto in tribunale</a>) dichiarando di non sapere nulla. Però, almeno, lui a Mills lo conosce.</p>
<blockquote><p>«Conosco Mills dalla fine degli anni &#8216;80          per l&#8217;attività che svolgeva per il team Benetton di Formula Uno», testimonia          Briatore il 14 aprile 2005, e quando «intorno al 1997 ho rivenduto il          mio 25% di azioni a Benetton, Mills si è occupato di questa transazione».          Poi Briatore, volendo «investire nella società SALT che gestisce autostrade          in Italia», si rivolse a Mills: «Gli chiesi di mettermi a disposizione          una società per fare questo investimento. Mills mi disse che lui aveva          una società che poteva andare bene. Era Struie. Io avevo capito che era          una di quelle società mai utilizzate, che molti professionisti tengono          a disposizione nel caso sorga la necessità di usarne una per fare affari.          Sono sicuro che Mills sottolineò che la società era vuota»&#8221;.</p></blockquote>
<p>Strano che David non sia stato invitato alle nozze. </p>
<p><em>Conclusioni?</em></p>
<p>Che noia. Ecco perché di queste cose non si parla mai, sono di una noia mortale. E poi, adesso, con il caldo estivo figuriamoci. Meglio parlare del capezzolo scappato fuori dall&#8217;abito bianco di Elisabetta (come se non li avesse mai visti nessuno i suoi capezzoli) in attesa delle nuove intriganti storie estive.<br />
Ricordo, ad esempio, il &#8220;<a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/08_Agosto/10/billionaire_bruce_willias.shtml">caso Bruce Willis</a>&#8221; della scorsa estate.<br />
Oppure le scandalose indiscrezioni sui <a href="http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/cronaca/vittorio-emanuele-4/gregoraci-accusa/gregoraci-accusa.html" target="_blank">bacini di Elisabetta e Sottile</a> di due anni fa.<br />
Non a caso si mormora che Silvio intenda bloccare la pubblicazione delle intercettazioni non tanto per le questioni giudiziarie quanto per delle presunte telefonate in cui si paventa una versione nostrana del caso Lewinsky in cui gli attori sono Silvio (supportato da una pasticchetta magica) e una ex-soubrette divenuta ministro. Quello che Dagospia ha prontamente e prosaicamente battezzato lo <a href="http://dagospia.excite.it/articolo_index_41721.html" target="_blank">GnoccaGate</a>. </p>
<p>In attesa di nuovi sviluppo mi concedo una breve vacanza. Io <a href="http://www.billionairelife.com/" target="_blank">entro</a>, venite anche voi?</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4465" title="gregoraci-faccia-al-muro" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/gregoraci-faccia-al-muro.jpg" alt="" width="500" height="570" /></p>
<p>Ps.</p>
<p>Se conosci l&#8217;inglese puoi leggere la <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/4757248.stm" target="_blank">lettera di Mills</a> in cui ammette di aver ricevuto un pagamento dal gruppo di Mr B.<br />
In italiano questo riassunto di <a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/02feb3/2155giuberlumills.htm" target="_blank">Osservatorio sulla legalità</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>41 Gigawatt</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 11:00:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se avete già capito tutto dal titolo, saltate pure questo pezzo. Se invece il titolo vi sembrerà incomprensibile anche dopo che vi avrò aiutato dicendo che ha a che fare con l&#8217;energia elettrica, allora questo articolo (insieme a quelli che lo seguiranno) può essere d&#8217;aiuto proprio a quelli come voi, che di energia sapete poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete già capito tutto dal titolo, saltate pure questo pezzo. Se invece il titolo vi sembrerà incomprensibile anche dopo che vi avrò aiutato dicendo che ha a che fare con l&#8217;energia elettrica, allora questo articolo (insieme a quelli che lo seguiranno) può essere d&#8217;aiuto proprio a quelli come voi, che di energia sapete poco e vi piacerebbe sapere appena un po&#8217; di più, tanto per farsi un prima idea del problema energetico nel nostro Paese.</p>
<p class="MsoNormal">E&#8217; a voi che rivolgo, per iniziare, una domanda facile facile: “Avete mai cambiato casa?”. Ed ora non chiedetemi: &#8220;E che c’azzecca?&#8221;: un po&#8217; di pazienza e ci arriviamo. Se avete cambiato casa almeno una volta nella vita saprete che una delle prime cose che facciamo in una casa nuova è rivolgersi ad un ente fornitore per farci “allacciare la corrente”, e la prima domanda che ci viene rivolta è: &#8220;Caro signore, quale potenza vuole impegnare?&#8221;. Quasi tutti rispondono con un numeretto e una sigla: 3 kW (si legge chilowatt, questo già lo sapete, no? come pure che 3 kW sono pari a 3000 watt).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4446 aligncenter" title="lampadina1" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/lampadina1.jpg" alt="" width="258" height="288" /></p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-4388"></span></p>
<p class="MsoNormal">Che cosa vuol dire &#8220;3 kW&#8221;? Che noi, o per esperienza diretta o perché ce l&#8217;ha suggerito il vicino di casa, riteniamo che richiedere di impegnare questa quantità di potenza elettrica sia sufficiente a coprire il nostro fabbisogno massimo di energia elettrica in un’ora. <a href="http://www.windoweb.it/guida/famiglia/elettrodomestici.htm" target="_blank">Il conto è presto fatto</a>: un frigorifero sempre acceso consuma in un’ora intorno ai 250 W, uno scaldabagno elettrico intorno ai 1200 W. Se con loro due in funzione accendiamo anche il nostro bel forno elettrico (2000 W) e lo teniamo acceso per un’ora ecco lì che richiediamo 3450 W e allora… TAC!… “salta” la corrente, perché abbiamo superato la potenza oraria massima che ci viene messa a disposizione dal fornitore.</p>
<p class="MsoNormal">Come tutti - ahimé - sappiamo, quello che il fornitore ci fa pagare sono<a href="http://www.mentecritica.net/enelenergia-il-mistero-buffo-della-tariffa-bioraria-tutte-le-informazioni-che-servono-per-decidere/consumo-criticamente/yy/2218" target="_blank"> i consumi</a>, che sono misurati in chilowattora (kWh). Una lampadina da 100 W consuma un decimo di una stufetta da 1000 W. Ma attenzione: se utilizziamo la stufetta per un&#8217;ora consumiamo solo 1 kWh (1 kW x 1h) , se lasciamo accesa la lampadina per 24 ore alla fine la lampadina avrà consumato ben 2,4 kWh (0,100 kW x 24h).</p>
<p class="MsoNormal">La mia bolletta del bimestre scorso diceva che in due mesi a casa mia si sono consumati 655 kWh (questo grazie anche a mia figlia che dimentica accese tutte le luci di casa). Accipicchia! Di questo passo consumerò quasi 4000 kWh in un anno! Molti di più di una famiglia media italiana, che ne consuma 2700. Mah, spero che almeno voi stiate più attenti di mia figlia, spegnate le luci inutili e cerchiate pure di spendere meno usando lampade a basso consumo&#8230;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4447 aligncenter" title="trasporto_energia_elettrica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/trasporto_energia_elettrica.jpg" alt="" width="400" height="293" /></p>
<p class="MsoNormal">Ma torniamo a noi. <a href="http://new.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/statistiche/dati_statistici/tabid/418/Default.aspx" target="_self">I dati forniti da Terna</a> (la SpA nata dall&#8217;ENEL che è il massimo ente italiano erogatore di energia elettrica) ci dicono che, sommando i consumi di energia elettrica di tutti noi italiani in un anno (che naturalmente non sono solo quelli delle famiglie, ma anche quelli dell’industria, dei trasporti ferroviari, ecc.) arriviamo a poco meno di 340.000.000.000 kWh: trecentoquaranta miliardi di chilowattora (dati riferiti al 2007). Per non farci spaventare troppo da cifre così lunghe, usiamo i multipli del chilowattora.</p>
<p class="MsoNormal">1 MWh (megawattora) corrisponde a 1000 kWh.</p>
<p class="MsoNormal">1 GWh (gigawattora) corrisponde a un milione di kWh (e anche a 1000 MWh).</p>
<p class="MsoNormal">Quindi si può dire che gli italiani consumano in un anno circa 340.000 GWh, ma bisogna garantirne un po&#8217; di più (diciamo 360.000) perché un po&#8217; di energia viene persa nella distribuzione. Rispetto al 2000 c&#8217;è stato un incremento di circa il 10%, e non è poco. Noto questo dato, è facile calcolare quant’è l’energia che dovrà essere resa disponibile in un’ora: basta dividere 360.000 GWh per il numero dei giorni dell’anno (365) e per il numero di ore della giornata (24). Non disturbatevi, il conto ve l&#8217;ho già fatto io e il risultato - indovinate un po&#8217;? - è proprio quello del titolo: <strong>41 Gigawatt </strong>(GW).</p>
<p class="MsoNormal">Ecco svelato l&#8217;arcano! Servono <strong>41 GW</strong> di potenza elettrica oraria complessiva a mandare avanti l&#8217;Italia. Naturalmente questo è un dato medio, perché esistono ore del giorno e periodi dell&#8217;anno in cui il consumo orario è più alto, altri in cui è più basso. Ma a noi basterà ricordare questa quantità (41 GW) per cercare di ragionare un po&#8217;, in un prossimo intervento, sul problema dell&#8217;approvvigionamento energetico nel nostro Paese.</p>
<p class="MsoNormal">Vi do solo una piccola anticipazione. Tra i vari sistemi - ce ne sono tanti, sapete? - si può fare una prima  grande distinzione: alcuni producono energia elettrica utilizzando materie prime “ad esaurimento” (carbone, gas, petrolio, uranio, ecc.), altri invece sfruttano fenomeni naturali di durata virtualmente illimitata, le cosiddette “fonti rinnovabili”, come l’acqua, il sole, il vento, i moti ondosi ed il vapore acqueo che scaturisce dalle viscere della Terra.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4448 aligncenter" title="capannone" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/capannone.gif" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Forse vi potrà interessare sapere in che misura contribuiscano le varie fonti. Ecco qui: il fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica (dati 2006) viene coperto per <strong>29 GW</strong> (70% del totale di 41 GW) mediante centrali termoelettriche che bruciano principalmente combustibili fossili (carbone, gas,…) in gran parte importati dall&#8217;estero. Altri <strong>6,5 GW </strong>(16%) vengono ottenuti da fonti rinnovabili, soprattutto da centrali idroelettriche. La rimanente parte (<strong>5,5 GW</strong>, pari al 14%) la importiamo: nel 2006 abbiamo acquistato oltre 50.000 GWh di energia elettrica prodotta per lo più da impianti nucleari in Svizzera, Francia, Slovenia, Austria e Grecia (fonte AEEG 2006). Negli ultimi dieci anni il bilancio energetico è sempre risultato negativo con una quota di energia importata pari al 14-15%.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Per ora è tutto. <a href="http://www.mentecritica.net/41-gigawatt-seconda-parte/il-pianeta-che-ride/fully/4404/" target="_blank">Alla prossima</a>, se l&#8217;argomento vi interessa&#8230;</p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche se è uno Zombie Innocuo, la &#8220;Class Action&#8221; all&#8217;Italiana fa Paura a Confindustria</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GG</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come descritto di seguito dall&#8217;autore, la Class Action italiana è frutto di un incidente di percorso del precedente governo ed è sostanzialmente una versione &#8220;annacquata&#8221; rispetto alla legge corrispondente americana. Ciò nonostante, il governo in carica ha pensato bene di rimandarne l&#8217;applicazione dal 29 giugno 2008 al 1 gennaio 2009 &#8220;dopo un percorso di revisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small>Come descritto di seguito dall&#8217;autore, la Class Action italiana è frutto di un incidente di percorso del precedente governo ed è sostanzialmente una versione &#8220;annacquata&#8221; rispetto alla legge corrispondente americana. Ciò nonostante, il governo in carica ha pensato bene di rimandarne l&#8217;applicazione dal 29 giugno 2008 <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/parmalat/class-action-slitta/class-action-slitta.html"><strong>al 1 gennaio 2009</strong></a> &#8220;<em>dopo un percorso di revisione con le parti interessate</em>&#8220;. Percorso che, probabilmente, porterà ad un ulteriore diluizione del provvedimento con buona pace degli interessi dei consumatori e a tutela di quelli di Confindustria che <a href="http://www.confindustria.it/comstampa2.nsf/All/2AFF8318DEEDF7B0C125739500303D51?openDocument&#038;MenuID=26E97DD4D8B19018C1256EFB00357A04">non ha mai gradito la legge</a>. <a href="http://www.mentecritica.net/cosa-e-la-class-action/consumo-criticamente/grobo/2099/">Siamo stati facili profeti</a>. (<strong><em>N.d.R</em>.</strong>)</small> </p>
<p>L’ultima finanziaria varata dal fu governo Prodi ha visto passare per il rotto della cuffia <a href="http://www.classaction.it/pdf/CLASS%20ACTION%20-%20EMENDAMENTO.pdf">un emendamento dei senatori Manzione e Bordon</a> riguardante l’introduzione in Italia della cosiddetta “class action”.<br />
Intendiamoci: è pressocché certo che l’unico vero scopo dei due affidabilissimi senatori <a href="http://www.mentecritica.net/cosa-e-la-class-action/consumo-criticamente/grobo/2099/" target="_blank">fosse quello di far intrampolare il governo sui propri paradossi</a>. Un errore di un senatore dell’opposizione ci ha invece regalato la “class action”. Ma tant’è. Del resto, è il dramma dell’elettore di centrosinistra: sperare sino all’ultimo nell’Alzheimer dell’opposizione.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img title="Sei su MenteCritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-class-action-0-060208.jpg" alt="Image by dM" /></p>
<p><span id="more-2920"></span><br />
La “class action”: lo spauracchio dei grandi gruppi multinazionali, la bomba atomica degli indifesi, l’anti-<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enron">Enron</a>, il contro-<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parmalat#Il_crack_Parmalat">Parmalat</a>. L’alito del proletariato zombie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_notte_dei_morti_viventi_%28film_1968%29">Romero</a> sul collo dei consiglieri di amministrazione di mezzo mondo.<br />
Da più pulpiti si è commentata la notizia, da un lato salutando con entusiasmo quella che è “una svolta decisiva verso una migliore tutela dei diritti dei consumatori e anche uno stimolo per le aziende ad operare nell&#8217;offerta di beni e servizi senza clausole vessatorie, senza pubblicità ingannevoli e all&#8217;insegna della qualità e della trasparenza” (Movimento consumatori); dall’altro stigmatizzando “un provvedimento che rappresenta una pesante minaccia per gli unici soggetti che possono assicurare la crescita economica” (Confindustria).<br />
Vediamo di capirci qualcosa.</p>
<p><strong>NEGLI USA</strong>.<br />
La c.d. “class action” statunitense è un istituto giuridico che prevede che uno o più soggetti (che si pongono come rappresentanti di una “classe” di individui lesi in un medesimo diritto) possano in via eccezionale promuovere un’azione civile per conto proprio e, nello stesso tempo, in rappresentanza di tutti i membri della stessa “classe” che si trovino in situazione analoga, in tutti i casi in cui una questione presenti elementi di fatto o diritto comuni a un numero di soggetti così grande da rendere impossibile la presenza di tutti gli interessati in un unico giudizio. Gli esempi sono molti, e in generale riguardano casi concreti in cui grandi imprese abbiano causato (anche al di fuori dell’attività commerciale in senso stretto) danni diffusi e consistenti ad una vasta platea di consumatori. La class action, oltre ad essere un indubbio strumento di giustizia per i consumatori, risponde a più che meritevoli esigenze di economia processuale (ossia: invece di fare mille cause per mille azionisti, o obbligazionisti, o consumatori, ne facciamo una collettiva).<br />
Il singolo cittadino, in sostanza, può recarsi dal giudice e farsi promotore di un’azione di “classe”: il giudice ha il compito di verificare l’ammissibilità di tale azione in base ai presupposti di cui sopra, nonché alla constatazione dell’effettivo vantaggio dell’azione collettiva - rispetto a quella individuale – per il singolo. Se il giudice ammette la domanda, la causa inizia e gli effetti del giudicato – se nessuno si oppone - si espandono automaticamente a tutta la “classe”, a prescindere dal consenso del singolo (una volta ammessa la domanda, cioè, si presume che la classe sia d’accordo): ogni consumatore può, tuttavia, tirarsi esplicitamente fuori dalla causa collettiva prima della sentenza (è il così detto “opt-out”).</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img title="Sei su MenteCritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-class-action-1-060208.jpg" alt="Image by dM" /></p>
<p><strong>L&#8217;EMENDAMENTO MANZIONE-BORDON</strong>.<br />
La “class action” Manzione-Bordon, invece,  è una cosa del tutto diversa.<br />
Esso ha emendato, oltre che la finanziaria, il <a href="http://www.codicedelconsumo.it/">codice del consumo del 2005</a>, il quale già prevedeva perlomeno la possibilità, per le associazioni dei consumatori, di promuovere azioni collettive meramente inibitorie nei confronti di atti e comportamenti lesivi dell’interesse dei consumatori, nonché di rimuoverne i relativi effetti. Non erano dunque previste azioni collettive risarcitorie né risolutorie.</p>
<p>Viene previsto che “le associazioni dei consumatori e degli utenti” facenti parte del CNCU (organo dello Stato, facente capo al Ministero delle Attività Produttive), “fermo restando il diritto del singolo cittadino di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti […] possono richiedere singolarmente o collettivamente al tribunale del luogo ove ha la residenza il convenuto, la condanna al risarcimento dei danni e la restituzione delle somme dovute direttamente ai singoli consumatori o utenti interessati, in conseguenza di atti illeciti commessi nell&#8217;ambito di rapporti giuridici relativi a contratti cosiddetti per adesione […] che all&#8217;utente non è dato contrattare e modificare, di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche commerciali illecite o di comportamenti anticoncorrenziali, messi in atto dalle società fornitrici di beni e servizi nazionali e locali, sempre che ledano i diritti di una pluralità di consumatori o di utenti”.</p>
<p>Rispetto alla “class action” degli zombie americani, dunque, qui si ha una legittimazione ad agire praticamente esclusiva delle associazioni dei consumatori, e, tra esse, soltanto di quelle facenti parte del CNCU. Il singolo cittadino, in quanto tale, può comunque esperire la sua domanda individuale, ma non potrà mai proporre azione collettiva a vantaggio di tutta la “classe”, né potrà farlo tramite comitati o associazioni non presenti nel CNUC (a meno che, secondo l’emendamento Manzione-Bordon, non vi sia autorizzazione tramite Decreto Ministeriale del Guardasigilli).</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img title="Sei su MenteCritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-class-action-2-060208.jpg" alt="Image by dM" /></p>
<p>Anche la procedura differisce molto da quella statunitense: una volta promossa l’azione collettiva, ed emessa una sentenza di condanna ai danni dell’impresa, con quest’ultima non viene immediatamente liquidato il risarcimento (o la restituzione dei prezzi) ai singoli consumatori, in base alla somma totale; la sentenza si limita a determinare i criteri in base ai quali deve essere fissata la misura dell&#8217;importo da liquidare in favore dei singoli consumatori o utenti. Il giudice, contestualmente alla condanna, dovrà istituire presso il Tribunale un’apposita Camera di Conciliazione per definire, “con verbale sottoscritto dalle parti e dal presidente, i modi, i termini e l&#8217;ammontare per soddisfare i singoli consumatori o utenti nella loro potenziale pretesa”. Se la conciliazione non dà buon esito, il singolo può proporre singola azione davanti al giudice. Insomma, un sistema macchinoso e molto poco ossequioso dei principi dell’economia processuale.</p>
<p>Senza contare che la legittimazione esclusiva delle associazioni facenti parte del CNCU delude di molto chi si aspettava una “class action” all’americana, che fosse strumento di tutela di tutti i consumatori, anche intesi singolarmente. Non serve aggiungere che all’enorme potere conferito alle associazioni è bene si affianchi anche un maggiore controllo pubblico in seno ad esse, dato che l’emendamento tace in merito a specifici criteri di ammissibilità dell’azione collettiva (legati, magari, al numero di associati effettivamente interessati all’azione); per questioni di onestà e chiarezza, molti elementi degli enti associativi dovranno a questo punto essere vagliati e controllati, e penso in particolare ai legami con la politica (che non sono, per quanto già se ne sa ora, affatto assenti). Il problema non è da sottovalutare, ove possa configurarsi il rischio che questa strana “class action”, da gentile concessione al popolo-zombie, possa diventare in realtà un mezzo alquanto pulito di regolamento di conti tra poteri forti: mettere in ginocchio un’impresa avversaria non sarà affatto difficile, dato che l’emendamento prevede – tra le altre cose – che, in caso di sconfitta giudiziaria anche parziale, l’impresa convenuta sostenga la totalità delle spese processuali (senza contare il “danno morale” e d’immagine immediatamente successivo alla chiamata in giudizio, che, a differenza di quanto accade negli Usa, non è sottoposta a particolari filtri). E lasciatemelo dire: che sia messa in ginocchio un’impresa inaffidabile e spregiudicata per opera dei consumatori mi sta benissimo; ma che le lotte di potere avvengano anche per mezzo di uno strumento che dovrebbe tutelare i contraenti deboli – e che per come è fatto si presta a gonfiare, tra l’altro, la già poco efficiente macchina giudiziaria – mi pare poco auspicabile.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img title="Sei su MenteCritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-class-action-3-060208.jpg" alt="Image by dM" /></p>
<p>Una legge seria sulla “class action” va fatta, su questo non ci piove. Questo emendamento è il primo passo (e, per come è stato fatto, non potrebbe essere di più), un primo passo anche solo simbolico e goffo verso una presa di coscienza definitiva su questioni non più eludibili. Perciò, non ci si può fermare qui. La neonata “class action” va rivista; altrimenti è solo un’arma nelle mani sbagliate. Altrimenti è uno zombie innocuo.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Al Cabaret delle Intercettazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 11:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fully</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il ministro della Giustizia Alfano sta per portare in Consiglio dei Ministri un provvedimento che tende a limitare l&#8217;uso delle intercettazioni telefoniche ed a sanzionare pesantemente i soggetti che le dispongano fuori da determinate fattispecie di indagini e non le custodiscano con la dovuta attenzione in modo da evitarne l&#8217;inappropriata divulgazione da parte dei media.
Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro della Giustizia Alfano sta per portare in Consiglio dei Ministri un provvedimento che tende a limitare l&#8217;uso delle intercettazioni telefoniche ed a sanzionare pesantemente i soggetti che le dispongano fuori da determinate fattispecie di indagini e non le custodiscano con la dovuta attenzione in modo da evitarne l&#8217;inappropriata divulgazione da parte dei media.<br />
Non sto qui a ricordarne i passaggi: li trovate su tutti i giornali.<br />
Questa delle intercettazioni è una storia che sta sfiorando i toni da cabaret. Si rincorrono ogni giorno proposte, rettifiche, indignazioni varie, salti in avanti, mezzi passi indietro, eccetera eccetera. In effetti è un cabaret con tanti cabarettisti, alcuni anche di memoria corta.</p>
<p style="text-align: right"><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/300px-reel-to-reel_recorder_tc-630.jpg" alt="" width="300" height="296" /></p>
<p><span id="more-4285"></span>Un <a href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=61735&amp;idCat=120">provvedimento di inasprimento delle sanzioni </a> per l&#8217;anomala divulgazione delle intercettazioni era già stato presentato dal governo Prodi ed era passato alla Camera. Sarebbe interessante sapere se allora Di Pietro lo abbia votato o no.<br />
Al punto 4 lettera b) del <a href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=45315">programma del PD</a> di Veltroni si prevedeva una &#8220;drastica&#8221; riduzione delle intercettazioni stesse, limitandole ai crimini di maggiore allarme sociale e con una maggiore responsabilizzazione del PM sulla conservazione e diffusione del materiale intercettato.<br />
Riporto integralmente il passaggio:<br />
<em><br />
b) Intercettazioni sì, violazione dei diritti individuali no<br />
Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche, informatiche e telematiche è essenziale <strong>al fine di contrastare la criminalità organizzata ed assicurare alla giustizia chi compie i delitti di maggiore allarme sociale, quali la pedofilia e la corruzione</strong>. Bisogna conciliare tali finalità con diritti fondamentali come quello all’informazione e quelli alla riservatezza e alla tutela della persona.<br />
Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali.<br />
<strong>E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali</strong>, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati.<br />
</em><br />
Sembra scritto da Berlusconi e Alfano (a parte forse l&#8217;inclusione della corruzione fra i fenomeni di allarme sociale <img src='http://www.mentecritica.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> )</p>
<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/telefono1.jpg" alt="telefono1.jpg" /></p>
<p>In effetti si è assistito negli ultimi anni a situazioni aberranti: se un&#8217;aspirante velina si proponeva telefonicamente per una gustosa prestazione sessuale a un indagato per un reato qualsiasi, il mese dopo si ritrovava sui giornali. Secondo me qualcosa bisogna fare.<br />
Nel merito del provvedimento, quello che mi rende perplesso è che, quando verranno pubblicate le prossime intercettazioni &#8220;vietate&#8221;, l&#8217;unico che pagherà davvero sarà il giornalista che firma il pezzo. Ve lo immaginate il CSM che indaga sul magistrato o un magistrato che indaga sul cancelliere responsabili della fuga di notizie? Io non ricordo di un solo procedimento &#8220;serio&#8221; contro coloro che in passato hanno violato il segreto istruttorio (a parte i casi - tutti politici - della Forleo e di De Magistris).<br />
E tutto questo a prescindere da ogni considerazione sul costo, che sembrerebbe essere non indifferente (c&#8217;è chi dice un terzo del bilancio del Ministero della Giustizia): in tempi in cui in Cancelleria manca il materiale di cancelleria.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>&#8220;Dolce gusto&#8221;&#8230; Colpo di scena!</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 04:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cambiamo Pianeta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumo CriticaMente]]></category>

		<category><![CDATA[Il Pianeta che Ride]]></category>

		<category><![CDATA[consumo]]></category>

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		<description><![CDATA[Cambiamo Pianeta, un collaboratore di MC, ci racconta della sua esperienza con la macchina per il caffé &#8220;DolceGusto&#8221; di Nestlé. Dopo aver notato la quantità di spazzatura prodotta con questa macchina ha pensato di contattare il servizio clienti per porre un semplice quesito &#8220;che fine fanno le capsule? Si possono riciclare?&#8221;. Per due mesi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><a href="http://cambiamopianeta.wordpress.com/" target="_blank">Cambiamo Pianeta</a>, <a href="http://www.mentecritica.net/author/cambiamo-pianeta/" target="_blank">un collaboratore di MC</a>, ci racconta della sua esperienza con la macchina per il caffé &#8220;DolceGusto&#8221; di Nestlé. Dopo aver notato la quantità di spazzatura prodotta con questa macchina ha pensato di contattare il servizio clienti per porre un semplice quesito &#8220;che fine fanno le capsule? Si possono riciclare?&#8221;. Per due mesi ha atteso inutilmente una risposta giungendo all&#8217;amara conclusione che, probabilmente, <strong>si tratta di capsule monouso non recuperabili, quindi di spazzatura assolutamente nociva che, vista la frequenza con cui si consuma caffè nel nostro paese, avrà la spiacevole tendenza ad accumularsi esponenzialmente…devastando ambiente e salute</strong>. Fino a quando, un giorno&#8230; </small></p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: right"><img title="Sei su MenteCritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dm-dolcegusto-01.jpg" alt="Image selected by dM" /></p>
<p><span id="more-3551"></span><br />
Ciao a tutti…a conclusione della mini-saga sulle capsule &#8220;Dolce gusto&#8221; (i pezzi precedenti li trovate <a href="http://cambiamopianeta.wordpress.com/2008/01/18/dolce-gustocome-devastarci-comodamente/">qui</a> e <a href="http://cambiamopianeta.wordpress.com/2008/03/26/dolce-gustoamara-conclusione/">qui</a>) devo dirvi che incredibilmente l’improvvisa smentita da me auspicata è giunta. La gentilissima operatrice Nestlé con la quale avevo amabilmente conversato nella mia telefonata di metà Gennaio mi ha ricontattato…io ovviamente sono caduto dalle nuvole, visibilmente sorpreso da questa chiamata. Le ho confidato che ormai li davo per dispersi e che questo mi aveva provocato non poco sconforto, ma all’udire queste mie parole l’operatrice mi ha prontamente rincuorato dicendomi che la lunga latitanza è da imputarsi unicamente all’intenzione loro di fornirmi una informazione definitiva e completa…insomma, non mi hanno voluto contattare fino a che non avevano la sicurezza di rispondere in maniera esaustiva ai dubbi che avevo posto sul destino riservato alle capsule monouso. Questo chiaramente ha richiesto tempo, speso per effettuare le necessarie verifiche, per espletare le dovute ricerche.</p>
<p style="padding: 5px 0pt; text-align: center"><img title="Sei su MenteCritica" src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dm-dolcegusto-00.jpg" alt="Image selected by dM" /></p>
<p>Comunico a tutti voi che le capsule sono composte da un mix di Polipropilene (PP) e Polietilene Tereftalato (PET)…quindi assicurano che possono essere smaltite assieme ai rifiuti plastici…qui mi scuso con quanti leggono, poiché trovandomi al lavoro non ho potuto chiarire, per motivi di tempo, con l’interlocutrice come mai la mistura di polimeri non costituisse più un problema durante il processo di recupero, come inizialmente mi venne comunicato, o se invece il precedente dato era non corretto.</p>
<p>Piccola raccomandazione, prima di gettarle fr