Apprendendo dai media la vicenda di Unicredit Banca (perdite colossali in borsa) ma, più in generale, pensando al rischio fallimento di numerose banche internazionali mi viene in mente ciò che diceva buonanima di mio nonno.

Continua a leggere »
Stai scorrendo l'archivio per la categoria Chiamiamola Economia
Quando ho cominciato a sentire che le banche USA crollavano una dopo l’altra, ho compreso che forse la crisi, scatenata da una frenetica corsa al rischio e dai mutui senza garanzie, era più grave del previsto. Quando ho sentito che l’amministrazione statunitense stava per varare un piano da 700 miliardi di dollari per salvare Wall Street, la preoccupazione è diventata paura. Paura per il contribuente americano, paura per l’economia americana e per l’economia europea.

On Wall Street he and a few others—how many? —three hundred, four hundred, five hundred?—had become precisely that . . . Masters of the Universe. There was … no limit whatsoever!
Tom Wolfe, Il Falò delle VanitÃ

C’era una volta… le favole cominciano tutte così, per poi finire con … e vissero per sempre felici e contenti. Peccato che non ci sia nessuno felice e contento in questa storia, e se c’è se ne sta ben nascosto. Ma andiamo con ordine.
C’era una volta un villaggio in cui vivevano due giganti; non erano amici, si guardavano in cagnesco, se ne dicevano di tutti i colori, si sfidavano a chi aveva la casa più bella, ogni tanto si davano qualche schiaffone, ma senza mai esagerare. In fondo ognuno si faceva gli affari propri e dava fastidio come poteva ai rispettivi vicini di casa; vicini che, volenti o nolenti, ogni tanto diventavano la scusa per una scazzottata, e di solito ne pagavano le conseguenze. Il mondo, si sa, è dei prepotenti.
Nonostante tutto c’era un certo equilibrio, forse perché ognuno dei due, per far vedere quanto era bravo, cercava di far funzionare le cose nel suo quartiere. Quartieri che, per rendere più evidente il tutto, erano stati separati da un muro.

Dalle statistiche diffuse in questi giorni pare che, in Italia, ci sia crisi, e che si consumi molto, molto meno rispetto, non solo agli anni scorsi, ma addirittura rispetto ai mesi scorsi. In agosto (dicono alcune fonti), ben un 1% in meno rispetto a luglio, che su base annua, se il trend continuasse immutato, farebbe un bel 12%.

“Dal 9/9, il tuo profilo è rimodulato:+0,05 centesimi/sec.Attiva GRATIS TIM-50%LONG e dopo 2 min paghi la metà vs TIM.Info/recesso senza penale su TIM.IT o 119“. Si, scritto proprio così: ho riportato fedelmente anche la punteggiatura da Accademia della Crusca. A quanti di voi è arrivato questo “simpatico” messaggio della Tim? A molti immagino, tutti “fortunati” clienti della compagnia nazionale di telefonia come me.
Io, però, sono “doppiamente fortunata” in quanto anche cliente Vodafone.

Completata la carrellata sulle tecnologie con cui nel nostro Paese già si produce energia elettrica, non potevo chiudere la rassegna senza parlare di un altro sistema con cui la si vorrebbe produrre nel medio termine. Parlo dell’energia elettrica derivabile dalle tanto discusse centrali nucleari.

7. Centrali nucleari.
Quando si parla di uranio e di centrali nucleari, più che di trattare di tecnologia sembra di entrare in una disputa teologica dove nuclearisti e antinuclearisti si comportano come adoratori di divinità diverse e nemiche fra di loro. Su internet ci sono centinaia di siti che parlano di energia nucleare, non sempre con un approccio “neutrale”: qui ho cercato - nei limiti delle mie possibilità - di riportare solo gli elementi conoscitivi essenziali (senza pretendere di esaurire in poche righe una materia tanto complessa) lasciando a ciascuno l’onere e il piacere di formarsi, confermare o modificare le proprie opinioni.
(Ah, la foto della Hunziker (*) non c’entra niente, era solo per tirare un po’ su… l’audience almeno di parte maschile.)
Il federalismo fiscale è una dottrina economico-politica volta a instaurare una proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale del paese (i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni) e le imposte effettivamente utilizzate dall’area stessa.
Da cittadino italiano, dipendente statale, che annaspa per arrivare a fine mese, non riuscendovi perché oberato di bollette, balzelli, manovre, manovrine e manovrone mi gira in testa un’idea, per la verità già partorita da altri, ma comunque allettante.

Berlusconi un giorno parla di Del Turco e dei magistrati, un altro ricorda il federalismo fiscale. Bossi un giorno ribadisce il federalismo fiscale con la riforma della giustizia, ed un altro giorno apre a Veltroni per il dialogo sul federalismo. Veltroni un giorno chiude con Di Pietro ed un altro strizza un occhio a Casini. Di Pietro un giorno chiede a Veltroni di scendere in piazza, ed un altro saluta con la mano sinistra Travaglio e Beppe Grillo.
Prima parte, Seconda parte, Terza parte
Proseguiamo nella rassegna delle principali tecnologie per produrre energia elettrica. Nelle precedenti puntate abbiamo cominciato ad esaminare le fonti rinnovabili (idroelettrico, solare), ora continuiamo con gli altri sistemi che utilizzano fonti rinnovabili: il vento (eolico), il calore terrestre (geotermico), le biomasse.
4. Eolico: quando l’energia nasce da un soffio di vento.

L’energia ottenuta con la tecnologia eolica nasce dal moto delle pale generato dal vento: l’asse di rotazione delle pale è anche l’asse della solita turbina che, collegata al solito alternatore, produce una corrente elettrica.
C’era una volta l’economia italiana. Ed insieme all’economia italiana era inevitabile non citare le “3 F” o meglio i tre mercati trainanti: FOOD, FASHION, FURNITURE: alimentari, abbigliamento, arredamento.
La nuova F è quella che ci rende decisamente meno orgogliosi del tanto osannato Made in Italy, ma è l’unica che riesce a descrivere in modo rapido e coerente la disastrosa inflazione al 3,8%: FAILURE. Failure come Fallimento, senza troppe perifrasi.

Questo mio avrebbe voluto intitolarsi: L’Asse Tremonti/Brunetta/Gelmini. Ovvero, la supernova che rischia di spazzare via il diritto allo studio degli italiani, mettendo in fuga gli ultimi cervelli nostrani verso paesi in odor di civiltà .
Ma era troppo lungo.
Il giorno 22.luglio.2008 è stato partorito il Lodo Alfano, dopo soli 25 giorni di gestazione e senza neanche un minuto di travaglio, esclusa quella piccola doglia di Piazza Navona dell’8 luglio scorso. Questo nuovo nato ha due grandi responsabilità : la prima è di aver vanificato la sostanza dell’art.3 della Costituzione, che riconosceva i cittadini tutti uguali dinanzi alla Legge; la seconda è aver offuscato a dovere un altro avvenimento in corso alla Camera in questi giorni: la fiducia al D.L.112/2008 perfettamente esposto su MC e finalizzato -tra le altre tragiche cose- allo stralcio occulto dell’ingombrante art.9 secondo cui la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

A chi mi segue da un po’ sarà chiaro che sono un “dietrologo”.
Nel senso che, seguendo da 10 anni il gioco del potere internazionale e nazionale, ormai sono giunto alla conclusione (provvisoria, come ogni conclusione, ma finora regge) che ogni iniziativa politica ha sempre ben più di un motivo e senz’altro più di uno scopo. Quindi può darsi che si scriva una legge per uno scopo dichiarato e che poi questa legge faccia dei danni enormi allo stato di diritto o all’economia, e il politico si trinceri dietro un “ma io l’ho fatta per questo e quest’altro motivo”. Come se non fosse sua responsabilità pensare alle conseguenze. Quelle imprevedibili no, nessuno pretende miracoli, ma almeno quelle prevedibili persino da me…
Il problema è che alcuni scopi e motivi si possono, anzi si debbono dire. Altri no, o il popolo bue potrebbe subodorare.
Persino noi italiani.
Guardiamo alla finanziaria (qui il testo completo)









Articoli Più Commentati dell'Ultimo Mese
108 commenti
87 commenti
82 commenti
80 commenti
79 commenti
78 commenti
75 commenti
73 commenti
68 commenti
67 commenti